venerdì 31 gennaio 2020

L'isola perduta (1996): Quattro zampe buono, due registi cattivo

In attesa dell’uscita di “Color out of space” continuo questa mini rassegna dedicata a Richard Stanley, con un film che da tempo avrei voluto ospitare su questa Bara, forse proprio dal 1996, quando incredulo in una sala semi vuota, mi ritrovai davanti questo… Coso. Non so altro come definirlo.

Una film pazzesco che ha lasciato i suoi segni su tutti i coinvolti e anche sul sottoscritto, solo dopo aver visto “L'isola perduta” ho avuto modo di scoprire che (anche se non accreditato) dietro a questo film c’era la stessa mano del genietto che aveva diretto grandi film come Hardware e Dust Devil. A mia volta sono un po’ andato alla ricerca dell’isola del dottor Moreau, quello che ho trovato è una delle storie di produzione più assurde di tutti i tempi, quindi quello che state per andare a leggere è il frutto di quella visione in sala da qualche parte nel 1996, ma soprattutto delle preziosissime informazioni contenute in un documentario che consiglio a tutti, "Lost Soul: The Doomed Journey of Richard Stanley’s Island of Dr. Moreau" (2014) diretto da David Gregory. Vi consiglio anche il post di Nanni Cobretti da cui ho scoperto anni fa l'esistenza del documentario, quindi senza perdere altro tempo cominciamo, vi consiglio di mettervi comodi, non sarà una cosa breve.

Per quando siete stufi di un documentario sugli animali e preferite un documentario pieno di uomini-animali.
Lo abbiamo visto con Dust Devil, Richard Stanley è un regista che vive in maniera viscerale il suo lavoro, per lui un film è una visione da inseguire, un’opera d’arte su cui deve avere il totale controllo e dopo essere riuscito con enorme fatica (e ingenti perdite) ad esorcizzare il “Diavolo della sabbia” dei suoi incubi, il regista con il cappello aveva un altro grande sogno, portare sul grande schermo il libro "L'isola del dottor Moreau" (1895) di H. G. Wells che aveva letto da bambino e lo aveva profondamente colpito.

Per Richard è quasi una missione, la storia ha parecchio in comune con il passato del suo celebre bisnonno, l’esploratore Sir Henry Morton Stanley che pare ispirò Conrad per il personaggio di Kurtz in “Cuore di tenebra” (storia vera). Il romanzo di H. G. Wells era già stato portato al cinema diverse volte, ma Stanley ha piani bellicosi, il regista è seriamente intenzionato a mostrare momenti lisergici e anche una scena di accoppiamento e successivo parto, tra un umano e una delle ibridi (ibridesse? Oh, insomma, un ibrido femmina) umano/animale del dottor Moreau. Roba forte che, stranamente, ottiene il via libera dalla New Line Cinema, casa di produzione specializzata in Horror che ancora non aveva fatto il botto, perché Peter Jackson e i suoi Hobbit sarebbero arrivati solo nel 2001, quindi sotto con “L’isola perduta” (titolo italiano piuttosto anonimo) che, a suo modo, il botto lo ha fatto, ma di natura del tutto diversa.

Alcuni dei bozzetti preparatori del film che lasciano intuire le ottime idee di Stanley.
Stanley vorrebbe il faccione butterato e la sicurezza di Jürgen Prochnow per il ruolo del dottor Moreau, ma alla New Line entra il colpaccio, sembra che Marlon Brando sia interessato al film, BOOM! Davanti a quello che forse è il più grande attore vivente, tutti si dimenticano del povero Jürgen e la New Line puntando al bersaglio grosso, cerca anche di estromettere Stanley, in favore di un altro regista, uno di cui potreste aver sentito qualche volta: Roman Polanski (storia vera). Stanley la prende benissimo, per prima cosa s’incazza come una faina, poi cerca di ritrovare la pace interiore parlando con il suo sciamano di fiducia (chi di noi non ne ha uno?) che gli consiglia di parlare con Marlon Brando. Il regista mette le corna per terra e ottiene dalla New Line due ore da solo con il divo, cosa si siano detti non lo sa davvero nessuno, ma il nipote dell’uomo che ha ispirato il personaggio di Kurtz e l’attore che invece Kurtz lo ha interpretato al cinema, trovano del terreno comune su cui lavorare. Brando è entusiasta e vuole essere diretto a tutti i costi da Stanley, cascasse il cielo se così non sarà. Ed è a questo punto che il cielo comincia a cascare per davvero.

Il maestro Stan Winston che per questo film ha dato davvero il meglio.
Con Brando a bordo “L’isola perduta” diventa il titolo più caldo in circolazione, quello in cui tutti vogliono lavorare, Stanley che ha le idee chiarissime coinvolge Stan Winston, il suo genio sarà prezioso per creare i tanti ibridi umano-animale che popolano la storia, in compenso, gli attori vengono attratti come calamite, solo per poter avere l’occasione di recitare accanto al grande Marlon. Lo specialista in mostri Ron Perlman accetta il ruolo del cieco custode della legge, mentre Marco Hofschneider firma per il ruolo della creatura a cui Moreau insegnerà il concetto di arte.

Il mitico Ron Ron, già cornuto ben prima di Hellboy.
Per il ruolo del protagonista, il naufrago Edward Douglas, si può puntare altissimo e Bruce Willis sembra molto interessato, mentre per il viscido Montgomery, Stanley è ben felice di aver James Woods nel ruolo. Solo che a questo punto la New Line si lascia ingolosire, se possiamo avere tutti, ma proprio tutti tutti, perché non anche il divo del momento? Val Kilmer arrivava da due successi come Heat e Batman Forever. Che grande idea contattare quello che vanta una fama di gran rompi palle sul set, avevamo bisogno di lui!

Il destino svolta in favore dei piani della New Line, Perchè come ammette Stanley nel documentario, malgrado abbiano divorziato nel 1998, Bruce Willis era già bello impelagato con il divorzio da Demi Moore, quindi rinuncia al ruolo lasciando campo libero a Val Kilmer nel ruolo di protagonista. Ora, la New Line ha i nomi grossi da mettere in cartellone e il “Fattore V” entra subito in azione, il buon vecchio Val tiene fede alla sua fama di cagacazzo divo è chiede una riduzione dei giorni di lavoro sul set di un buon 40%. Pur di tenerlo a bordo l’unico modo è affidargli il ruolo di Montgomery sacrificando James Woods che, essendo uno che non le manda a dire, si sarà incazzato due righe, ma James credimi, hai schivato una bella pallottola!

Tra i tanti nomi, mettete anche la leggendaria Barbara Steele, scelta da Stanley per il ruolo della moglie di Moreau e malamente tagliata (extra: una scimmia!)
A questo punto, per il ruolo del protagonista si assume il primo che passa, qualcuno che non rompa tanto i maroni e costi poco, tipo Rob Morrow, ma il suicidio della venticinquenne Cheyenne, figlia di Marlon Brando, fa cadere il divo in una dolorosa depressione e mette in dubbio la sua presenza nel film. Inoltre, Stanley riceve la notizia che l’anziano Sciamano che gli ha sempre fatto da guida spirituale si è gravemente ammalato, per il regista è il momento chiave, quello in cui capisce che più forte dell’odio è l’amore, più forte dell’amore è ad esempio Mike Tyson (cit.) e più forte di Mike Tyson, solo la sfiga.

Con la presenza di Brando in forse, Stanley passa i giorni sul set australiano facendo fronte ad una pioggia battente inarrestabile che rallenta le riprese e quando finalmente gli mandano un attore, quello che scende dalla scaletta dell’aereo è un acidissimo Val Kilmer che anni dopo si è giustificato dicendo che era di cattivo umore, per aver scoperto dalla tv locale che sua moglie Joanne Whalley aveva chiesto il divorzio. Nei pochi giorni che passano insieme Richard Stanley avrà dato piena ragione alla signora, perché Kilmer contesta ogni idea del regista al limite del bullismo verbale e fisico (si parla anche di un mozzicone di sigaretta spento in faccia ad uno dei componenti della crew).

Richard che lancia anatemi contro Kilmer, direttamente dal documentario.
Con Stanley già nel mirino della New Line, arriva il definitivo casus belli quando Rob Morrow, fiaccato dal clima ostile (in tutti i sensi per la pioggia e per Val Kilmer) telefona a Rob Shaye, direttore della New Line implorando di stracciare il suo contratto a di farlo andare via. Shaye accetta, ma a questo punto licenzia anche Stanley, accusandolo di non essere stato in grado di controllare Kilmer. Che il regista, per altro, nemmeno voleva. Se fino a questo punto la storia vi sembra strana, tranquilli, ora diventa davvero folle!

Stanley viene isolato. Capito no? Perché sono su… Ok la smetto!
La comunicazione dell’avvenuto licenziamento a Stanely arriva come a Martin McFly, via Fax (storia vera). Il regista dà di matto e straccia tutti gli appunti di lavorazione e quando viene allontanato e accompagnato all’aeroporto, fa la cosa che gli riesce meglio dopo dirigere: scompare. Alla notizia del licenziamento di Stanley, l’attrice Fairuza Balk indignata abbandona il set su una limousine a noleggio, attraversa mezzo deserto fermamente convinta a lasciare l’Australia e il film, quando il suo agente riesce finalmente a convincerla a più miti consigli, evitando così che oltre l’isola, a perdersi fosse anche la protagonista femminile.

Anche le Fairuze nel loro piccolo si incazzano.
Quando il budget già si aggirava intorno ai 70 milioni di fogli verdi con sopra altrettanti ritratti di presidenti defunti, causati dai continui ritardi, la New Line pensa bene di affidarsi ad un professionista solido, uno senza troppi grilli da artista per la testa, una leggenda vivente come John Frankenheimer. Allungate un braccio, se vi viene più comodo una gamba. Ora ammirate la lunghezza del vostro arto. Fatto? Bene, sappiate che la filmografia di Frankenheimer è lunga così ed è piena di capolavori, solo che in quel periodo non se la passava proprio benissimo, usciva da una lunga storia d’amore con la bottiglia e cercava del lavoro per tornare nel giro giusto. La New Line gli offre il classico contratto capestro da tre titoli, due dei quali sarebbero diventati “Ronin” (1998) e “Trappola criminale” (2000), la clausola, però, era chiara: concludere le riprese di “The Island of Dr. Moreau”. Missione che Frankenheimer è fermamente deciso a portare a termine, costi quel che costi.

“Dimenticatevi quel fricchettone di Stanley, ora comando io!”
Frankenheimer è uno della vecchia scuola, in carriera le ha già viste tutte e ha un piglio da comandante che non somiglia per nulla a quello di un artista ben poco propenso a reggere la pressione dei produttori come Richard Stanley, quindi pensa bene di fermare la produzione per due settimane, il poco tempo che il suo sceneggiatore di fiducia Ron Hutchinson ha avuto per sistemare questo casino e tirare fuori una storia. Nel frattempo, David Thewlis viene assunto come protagonista, a distanza di anni ha dichiarato che l’esperienza sul set è stata così stressante, che ancora oggi non ha mai voluto vedere il film nemmeno nelle repliche televisive (storia vera), anche perché tra le cose più normali accadute, pare che al suo primo giorno in Australia, Marlon Brando gli abbia detto: «Fuggi da qui figliolo, questo è un film maledetto» (storia vera). Ah, già Marlon, sì, perché alla fine è arrivato anche lui ed è ora che la follia può iniziare per davvero!

David Thewlis riassume la sua esperienza sul set.
L’arrivo di Brando sul set autraliano, dev'essere stato paragonabile all’entrata a corte di Luigi XIV di Francia, con quasi tutti in rigorosa venerazione del divo che, però, avendo legato così tanto con Stanley, questo Frankecoso qui, non faceva proprio per lui e come da sua abitudine per molti degli ultimi film della sua filmografia, pensa bene di non imparare nessuna delle battute del copione, ammettendo candidamente ai colleghi di non averlo nemmeno letto (storia vera). Per questo ci si arrangia con un piccolo auricolare per suggerire a Brando le battute, ecco suggerire, perché Brando tanto, decide che il Dottor Moreau (e di conseguenza il film) sarà tutta improvvisazione pura.

Richard Stanley in tutto questo, dove sarà scomparso? Occhio che più avanti lo scopriremo.
Nel documentario David Thewlis è quello che parla più chiaro di tutti, secondo lui sul set tutti avevano la propria idea su che direzione dare al film, ma tanto a fare il bello e il cattivo tempo era Marlon Brando che ritardava sempre più l’uscita dalla suo roulotte climatizzata adibita a camerino, lasciando tutti, comprese le comparse con pesante costume da animale fuori al caldo, in eterna attesa. L’unico filo rosso che accumunava tutti i presenti sul set era semplice: a tutti stava sulle palle quella diva isterica di Val Kilmer. I rapporti tra il vecchio Val e John Frankenheimer sono così tesi che pare che dopo l’ultimo Ciak il regista abbia urlato «Ora portate quel bastardo fuori dal mio set!» (storia vera).

Ma poi secondo voi una diva isterica come Kilmer poteva non mettersi in competizione con Marlon Brando? Eh, no figurati! Infatti, Val fa partire la gara. Quello sta nel suo camerino un’ora? Io ci starò due! Solo che quando finalmente convinto di avere tutti che pendono dalle sue labbra, decide di uscire fuori un vergognoso ritardo, nessuno se lo fila comunque, perché tanto Brando è ancora in camerino e non accenna a manifestarsi.

“Ma come ancora nel camerino? Dovrebbero aspettare tutti me!”
Quando, poi, Brando grazia il popola con la sua presenza, forse è ancora peggio, perché l’attore ha delle idee tutte sue sul personaggio, ad esempio il Dottor Moreau ha sempre caldo, posso avere un secchio pieno di ghiaccio da indossare come copricapo? E, quindi, via a sbattersi a cercare un secchio, da riempire di buchi sul fondo per assecondare le richieste di Brando che, però, non accennano a terminare o a diventare meno bizzarre.

L’assurda corona dell’imperatore Brando, monarca assoluto del film.
È di Marlon l’idea di conciarsi come una grottesca parodia del Papa con diversi strati di crema solare addosso (sembro io quando vado al mare), ma la richiesta più assurda in assoluto, è quella di avere per forza Nelson de la Rosa al suo fianco. Uno degli uomini più bassi del mondo, 71 cm di altezza e tutti di pura stronzaggine, perché de la Rosa appena arrivato, inizia a comportarsi come un divo dispettoso Val Kilmer, ne fa le spese Marco Hofschneider che nel documentario racconta di quella volta che lo ha incontrato nell’ascensore dell’Hotel e al suo «Buongiorno», de la Rosa ha risposto con un sonoro pugno nella palle al poveretto (storia vera).

Il racconto di Hofschneider, che ho dovuto mettere in pausa per ridere (storia vera).
Ma la ciliegina su questa torta di follia non può essere che la presenza di Richard Stanley, un'aurea che continuava ad aleggiare sul set. Sì, perché il regista non aveva per niente lasciato l’Australia, il maestro delle sparizioni afflitto da un totale crollo emotivo per aver perso la sua opera, non si dava pace, lui doveva a tutti i costi vedere cosa stavano facendo al suo film e grazie all’incontro casuale con alcuni membri dello Staff, Stanley è riuscito davvero ad infiltrarsi sul set da cui era stato cacciato e non è una voce di corridoio. Per non farsi riconoscere Richard Stanley ha indossato uno dei costumi da Uomo-Cane ed è finito nel montaggio definitivo del film! (storia vera).

Alcuni set hanno dei cani come registi, altri dei registi vestiti da cane.
Alla sua uscita, ovviamente, “L’isola perduta” incassa noccioline e risate, di quella visione in sala io ricordo che da un generico film sulla cattiveria umana, ad imprimersi nella mia memoria sono state poche cose, tra cui il “Mini-Me” che compariva accanto a Brando conciato esattamente come lui, un affaretto che senza fare nulla di spaventoso, risultava grottescamente assurdo (il sorrisetto che fa quando tende la mano al protagonista… Brrrr!). Mi sembrava così strano perché non riuscivo a capire come lo avessero realizzato, mai avrei potuto pensare che sotto quel trucco ci fosse un essere umano di 71 cm di altezza.

Ci tengo a sottolineare che il primo “Austin Powers” è uscito solo nel 1997.
Sapete qual'è la cosa davvero incredibile di tutta questa storia che rivedendolo “L’isola perduta” non è nemmeno così terribile, nel senso che non è un disastro quanto la sua storia produttiva lascerebbe intendere, ma è soltanto un film con una voce narrante che sottolinea l’ovvio (inserita per tentare di dare un senso a questo casino) che trasmette un certo senso di malsano, ma poi finisce frettolosamente, accampando un generico messaggio che tra gli animali che camminano a quattro zampe e quelli che camminano a due, la seconda categoria è quella più pericolosa e cattiva.

Un film molto classico nello sviluppo con poche scene davvero fuori luogo (l’attacco dei topastri mutanti in brutta CGI potevano tranquillamente tagliarlo) dove è chiarissimo il rigore della regia di John Frankenheimer, ma volendo s'intravedono anche alcune delle idee sovversive di Richard Stanley in una convivenza impossibile, ma tutto sommato pacifica. Se non fosse per la sua folle storia produttiva e i bei costumi di Stan Winston, sarebbe solo uno di quei filmetti che ogni tanto vengono replicati in tv nel tentativo disperato di racimolare qualche soldino dopo il clamoroso tonfo al botteghino.

Lo riconoscete Mark Dacascos sotto il trucco? Difficile vero?
Ma è inutile girarci attorno, il fatto che a distanza di anni io mi ricordassi così bene di Nelson de la Rosa è la prova che la parte migliore del film, sono le assurde idee di Marlon Brando. Quello che buca lo schermo è proprio il suo dottor Moreau, una grottesca imitazione di essere umano che si atteggia a divinità e padre per le sue creature, ma non si pone nessuno problema a fulminarle e ucciderle senza pietà come una Dio da vecchio testamento. La sua mole fisica accanto al piccolo de la Rosa lo fa sembrare come Kingpin disegnato da Bill Sienkiewicz trasformato in carne e cinema. Tutto il film è basato sull’attesa del dottore (aspettano Moreau) e quando sparisce dalla storia, nessuno gli tiene più testa, nemmeno Val Kilmer che in una scena per motivi di copione (se mai ne fosse esistito uno) gli fa il verso imitandolo, ma senza riuscirci per davvero perché tu sarai pure Val Kilmer, ma quello è Marlon Brando, l’uomo che si è fatto strapagare per interpretare il papà di Superman e poi ha fatto causa alla produzione, quello che ha comprato un atollo privato e mandato una nativa americana a ritirare il suo Oscar per protesta. Pensate solo che razza di film sarebbe stato se due visionari e uomini di Cinema come Stanley e Brando, avessero potuto collaborare in piena libertà.

Uguale a me, quando mi metto la crema solare per stare in spiaggia.
La cosa che trovo più incredibile, però, di un film pieno di storie assurde è il suo lascito, dopo questo film Richard Stanley ha applicato la sua arte di scomparire per 24 anni di fila. Ritirato da qualche parte nel mondo, si è manifestato (anche la ToHorror Film Festival) solo per qualche sporadico documentario da lui diretto, circa cinque anni fa ha annunciato di essere al lavoro su “Color out of space” che arriverà su questa Bare tra poco. Ma la vera notizia per me resta la nuova accoppiata, sì, perché il film ispirato al racconto di H.P. Lovecraft sarà diretto da Stanley, l’artista con il cappello che mal sopporta le pressioni della produzione e che ha dovuto gestire divi dispotici su set impossibili, ma sarà recitato da Nicolas Cage, quello che al momento è la personalità più strabordante e sopra le righe di Hollywood, uno che a storie personali strambe potrebbe cancellare dalla mappa Val Kilmer per puntare a rivaleggiare proprio con Brando.

Non ci sono dubbi, Lovecraft, Richard Stanley, Nicolas Cage, il secondo film più atteso del 2020 contro “Color out of space” può solo arrivare quarto!

30 commenti:

  1. Gli ho riservato un posto d'onore in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/

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    1. Senza sapere nulla del suo travaglia produttivo, alla fine quello che resta è un film lineare, con punte abbastanza malsane e un gigante come Brando. “Jimmy Bobo” piace un sacco anche a me, fa schifo solo il titolo italiano, mentre “Battaglia per la terra” prima o poi vorrei farsi su un post, anche lì, altra storia produttiva niente male ;-) Grazie per il link! Cheers

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    2. Grazie a te per la risposta! :)

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    3. Figurati, ho aggiunto il tuo blog tra le letture, quindi ci leggeremo che sia da te oppure da me ;-) Cheers!

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  2. Bello lavorare così in armonia😂😂😂 e i risultati si vedono. Nel senso che il documentario probabilmente è molto meglio del film.

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    1. Ho visto il film alla sua uscita Italiana, in un cinema di periferia mezzo vuoto, attratto dai nomi famosi in cartellone (unico indizio per altro), mi è andato abbastanza sottopelle per quella sua vaga aria malsana e negli anni continuavo a leggere di cose assurde, non potevano essere tutte vere, infatti il documentario è una meraviglia, lo metto insieme a “Jodorowsky's Dune” tra i migliori, batte nettamente anche quello sul Superman di Tim Burton, perché alla fine “L’isola perduta” esiste davvero ;-) Cheers!

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    2. Di questo tipo di documentari ti consiglio Dangerous Days, la lavorazione di Blade Runner, un paio d'ore di retroscena interessantissimi sul capolavoro dello Scott che non ti va giù

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    3. Credo di averlo visto, ho il cofanettone su “Blade Runner” e mi pare (ma appena arriverà a casa prometto di verificare) mi pare ci sia proprio quel documentario. Cheers

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  3. Io questo film al cinema lo saltai, ma appena la vhs fece capolino in videoteca lo noleggiai subito. Devo ammettere che "L'isola perduta" volevo vederlo armato di tutte le buone intenzioni, poi quando Cecchi Gori lo distribui in un periodo di deserto nelle sale, mi si accese il campanello d'allarme (figuriamoci se un buon film con tale cast non meritasse una finestra migliore, doveva esserci qualcosa sotto) e risparmiai il biglietto. Oddio una volta visto non è che il campanello fosse poi molto sbagliato. Se da un lato nella mia testa credevo di trovarmi di fornte ad un certo film, dall'altro ogni attesa e speranza fu illusa. Certo è un film di mestiere, ma ciò non toglie che sia mediocre quando non del tutto brutto. Occasione veramente sprecata.

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    1. Ci andai per puro caso, me lo trovai in sala pensando: «Perché no», alla fine è una cosa da raccontare ;-) Un film di mestiere dici bene, ma poteva essere qualcosa di davvero grosso, l’alleanza tra Stanley e Brando avrebbe fatto scintille. Cheers!

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  4. Carabara, non ci crederai, ma la prima volta che da bimbo vidi il Kingpin di John Romita sr pensai a Brando. Ero convinto che il divo fosse il modello per Fisk - nulla di strano perché Jack Palance è stato la ispirazione del Dracula di Coppola e del Frank Castle di Romita e Andru e Paul Newman dello Hal Jordan di Gil Kane - e continuo a pensarlo, anche se mi pare che Romita sr non ne abbia mai parlato. Naturalmente nel 1967 Marlon non era ancora così pingue - pensa a La Caccia del 1966 - eppure le labbra, il naso breve e l'espressione di remota disamina delle umane intraprese quale potrebbe avere un entomologo alieno davanti ad un trilobite nell'ambra ( Aldo Biscardi - Pagine Sparse ndr ) del mobster sono le stesse del Kurtz di Coppola. Pazzesco. Romita sr visionario.
    Ho molto apprezzato il tuo post. Non credo vedrò mai il film, ma immagino che Terry G. penserebbe che esistono lavorazioni più tormentate del suo tentativo reiterato nel tempo di tradurre Cervantes.
    Mi unisco a te - true believer - nel fare il tifo per Cage che è probabilmente picchiato nella zucca quanto Brando e che stimo da quando voleva così tanto un bimbo da prenderne uno in prestito dalla famiglia Arizona. Ciao ciao

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    1. Romita sr più avanti di tutti, quello sempre ;-) Specialmente la forma del naso è alla Brando, evidentemente il personaggio richiedeva un attore di peso (ah-ah) e di grande talento, Vincent D’Onofrio è un ottimo modo per accontentarsi, altro che papà di Superman, Kingpin avrebbe dovuto essere ;-) Sogno una sera al pub con Terry G e Richard, avrebbero molto da condividere quei due, per il resto confermo, questo mondo appartiene a Nick Cage e noi siamo tutti suoi ospiti ;-) Cheers

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  5. Ecco, ci siamo arrivati.
    La soluzione a uno dei piu' grandi misteri del cinema.
    Dopo aver visto due filmoni come Hardware e Demoniaca, ero li' a chiedermi come mai al buon Stanley non avessero ancora dato una possibilita' nel cinema che conta.
    Poi scopro la storia di questo film e mi rendo conto che la possibilita' l'ha avuta. E se l'e' giocata malissimo, al di la' di tutto.
    Stanley ha la sua visione, oltre che un talento cristallino. Che mal si sposa con produttori, distributori e decine di yes - men che gli stanno al soldo.
    Tra sfighe di tutti i tipi deve fare i conti coi pezzi grossi a cui non garba perche' e' troppo strano, e due divissimi che fanno a gara di stronzaggine. Ma che entrano in competizione seria, proprio.
    Ora, Marlon Brando lo puoi giustificare. Anche se fino ad un certo punto.
    E' una leggenda, che gli vuoi dire ad uno cosi'?
    Anche se esiste una cosa chiamata professionalita', e dovrebbe valere per tutti, nessuno escluso.
    Tra l'altro a Stanley se l'era pure preso in simpatia. E nel film ha alcune trovate, tra le tante assurde, che sono dei colpi di genio che verranno riprese da altri.
    Di fatto ha inventato il Mini - Me. E uno stuolo di nanerottoli gialli col monocolo.
    Niente mi toglie dalla testa che i Minions siamo nati li'.
    Chi non ha attenuanti e' Kilmer. Che firma il contratto, e tanto per cambiare se ne pente un secondo dopo.
    E sul set da del suo peggio, con dei comportamenti orribili.
    Ed infatti da li' a poco non ci sara' piu' un cane, disposto a farlo lavorare.
    Fuori Stanley pigliano Frankenheimer, che al di la' di tutto e' una garanzia. Uno di quei registi che oltre ad avere un curriculum che levati, tornano utili quando hai un soggetto da realizzare a tutti i costi e non sai a chi affidare.
    Tipo Kerschner, quello che ha avuto la botta di fondo di girare il piu' bel Guerre Stellari della storia del cinema.
    Alla fine tutto regge sull'istrionica prova di Brando, che oscura tutto il resto.
    Notare che, col senno di poi, tutti i suoi ruoli (compreso Kurtz. Soprattutto Kurtz) al giorno d'oggi appaiono come l'impietosa autoparodia di se' stesso.
    Peccato, con Stanley sarebbe venuto ben diverso.
    Continuo a preferirgli il vecchio film con Burt Lancaster.
    E cosi' finisce il sodalizio tra Stanley e Hollywood. Ancora prima di iniziare.
    Li' due cose non perdonano. I fallimenti e i colpi di testa.
    Bene, e ora sono pronto per vedere il buon Richard prendersi la sua rivincita su tutti.
    Soggetto di Lovecraft, basso profilo e budget, e forse totale liberta' creativa. Piu' un tipo che ormai e' ridotto a un MEME vivente.
    Con Cage la vedo brutta. Ma se scatta la simpatia tra reietti...
    Forza ragazzi.
    Fategli un culo cosi'.

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    1. Le condizioni erano le peggiori possibili, la New Line sognava in grande, troppo grande ;-)
      Vero! Brando/Gru e i suoi Minion, era davvero avanti il colonello Kurtz! Cage non ha una buona compagnia stampa (inoltre è pazzo, cosa che non aiuta) ma per me è l’ultimo degli attori alla Brando, divi che si concedevano quando volevano loro e mantenevano la distanza, trovo assurdo chi dice che Cage è “poco espressivo”, ma mi sono già prodigato a difenderlo su queste Bare tante volte, sono sicuro avrà modo di parlare ancora per il prossimo film di Stanley, che sarà una sorta di “rivincita dei Nerd” ;-) Cheers!

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    2. Mah, io lo spero.
      In effetti anche il Nick ha un bel conto in sospeso, con certa critica.
      Me l'immagino, il dialogo tra lui e Richard.
      "Senta. Mr. Cage, il mio amico sciamano mi ha detto che io devo fare questo film con lei, altrimenti l'equilibrio e l'armonia universale ne risentiranno con maremoti ed eruzioni vulcaniche, e..."
      "ASCOLTAMI BENE, FIGLIO DI P#####A!! NON SO CHI C###O TI ABBIA DATO IL MIO NOME MA ORA SEI F#####O, CHIARO!! SONO A BORDO!! E FARO' IL TUO C###O DI FILM!!
      "S-si, ma era quello che io vol.."
      "E NON ACCETTO DISCUSSIONI, O TI ROMPO IL C##O!!"
      Fantastico. Sul serio: se quei due trovano l'intesa pigliano a scarpate in bocca tutti, quest'anno.
      Se viene fuori una roba come con Miller e l'ultimo Mad Max...
      Un vecchio che fa una roba trita e ritrita.
      Se. Li stanno ancora raschiando dall'asfalto.
      E dagli. Io questa storia dell'inespressivo non la capisco.
      Cage, Sly, Willis, Schwarzie, JCVD non e' che non sanno recitare.
      Se gli dici cosa devono fare e gli dai un minimo di tempo te lo fanno.
      Fanno quello che il ruolo che devono interpretare richiede, punto.
      Molti non credevano che Sly fosse cosi' bravo, con Rocky Balboa.
      Ma Copland l'avete visto, gente?
      E FIST? E Quella Sporca Ultima Notte?
      Per non parlare di quello che Arnoldone ha fatto per interpretare il T-800 nel primo film...
      Se questo non e' essere veri attori, non so cosa lo sia.
      Nick, in VIA DA LAS VEGAS, ha dimostrato eccome di saper recitare.
      E forse e' stato proprio quel film, ad incasinargli la vita.
      Sembra che quando c'e' di mezzo quella cavolo di statuina, tu non possa piu' sprecarti coi filmetti da poco.
      Uno come Cage era il primo a sapere che non poteva durare a lungo. E che si deve pur lavorare, nonostante tutto.
      Motivi ALIMENTARI, gente. Una volta si diceva cosi'.
      Va dove lo cercano.
      Che non sia finalmente questa, l'occasione di rilancio.
      Forza, ragazzi.
      Fategli un mazzo cosi', a certa gente che di cinema non capisce nulla e che credono di sapere tutto loro.
      Io non vedo l'ora.

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    3. Conservati per quanto sarà il momento, però dico solo una cosa, Lovecraft racconta di orrori (e colori) così assurdi che non possono essere descritti, Richard Stanley prende il racconto più "visivo" di H.P. e decide di portarlo al cinema senza scuse, quel colore dovrai mostrarlo, e si porta dietro Nick Cage. In ogni caso arriverà qualcosa di grosso ;-) Cheers

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    4. Buongiorno cari, dopo una giornata di m. mi fa piacere leggere i vostri articoli / commenti.
      Che dire, il film l'Isola perduta ho rischiato seriamente di vederlo una notte d'estate del 1996, peraltro se non ricordo male, non fu pubblicizzato per nulla, ricordo solo che la locandina si manifestò nella località di mare che frequentavo allora (e che è molto conosciuta per un certo Festival che si tiene in questo periodo) per poi sparire dopo massimo due settimane di programmazione. Comunque posso sempre rimediare e dargli un'occhiata.
      Come ho dato un'occhiata al trailer del nuovo film di Richard Stanley. La prima parola che mi viene in mente è "inquietante", sia per l'atmosfera sia per Nick Cage che mi sembre più stralunato (e pure imbolsito) del solito. Gli effetti speciali, soprattutto quelli che si vedono alla fine, mi sembrano un pò artigianali, però, conoscendo l'estro di Stanley, mi ispira abbastanza... Vedremo cosa ne uscirà fuori.
      Per il resto concordo con Red: gli artisti citati se ne fregano del metodo Stanislavskji e di cavolate simili... Sono persone come noi che hanno scelto di recitare e portano a casa la pagnotta, mettendoci tutta la loro arte. Questo li rende dei grandi, non perché abbiano chissà quali capacità attoriali ma perché ce la mettono tutta per dare spessore a dei personaggi che spesso hanno la profondità della cartapesta... E' un pò quello che facciamo tutti noi al lavoro ogni maledetto giorno: facciamo andare avanti le cose, cercando di farle al meglio, spesso sbagliando, però con la dedizione di chi deve portare a casa la pagnotta per sé e per la propria prole... Buona serata

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    5. Sul prossimo film di Stanley ne parleremo, spero a breve, per il resto "L'isola perduta" è stato mandato in sala alla disperata, sicuramente in un periodo estivo, e non come adesso dove comunque i film in sala ci sono anche d'estate. Cheers!

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  6. Splendida la storia della produzione: cioè terribile per chi l'ha vissuta ma splendida per noi leggerla :-P
    Non ne sapevo nulla quando ho visto il film al suo arrivo su Tele+1, spernacchiandolo sonoramente. Se non ricordomale all'epoca Mediaset tirò fuori qualche vecchia versione del Dottore che mi piacque di più...
    Non saprei dire cosa non mi è piaciuto, il film lo dimenticavo già mentre lo vedevo, e non c'era alcun motivo per interessarsene oltre. Molto più ghiotta la storia che hai raccontato e ora cercherò il documentario che citi ;-)

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    1. Il documentario è bellissimo, di sicuro meglio del film ;-) Però la storia del dottore trovo abbia qualcosa di malsano che inevitabilmente attira, a Stanley però, ha attirato solo sfighe poveretto. Cheers!

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  7. Mi ricordo una puntata dei Simpson che citava L'isola del dottor Moreau, ma questo film proprio non l'ho mai visto ;)

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    1. Quando vieni citato dai Simpson, vuol dire che sei arrivato ;-) Cheers

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  8. Anche per me il primo incontro con la storia è stato con la parodia simpsoniana con Homer tricheco, da allora però nient'altro, anche se prima o poi leggerò il romanzo.
    Cioè il nano gli ha dato sul serio un pugno alle palle così aggratis? Alla faccia...Uno dei Dietro le quinte più assurdi della storia.
    Chissà se Kilmer ha fatto il diavolo a quattro anche in Spiriti nelle tenebre quello stesso anno...

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    1. Ti giuro, il modo in cui Marco Hofschneider lo racconta nel documentario rende tutto da ridere qualcosa che non faceva ridere per nulla. Bella domanda, prima o poi dovrò affrontare anche i leoni, voglio molto bene a quel film ;-) Cheers

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  9. Sono d'accordo con te Cassidy, con tutti però della situazione:
    - Però sarebbe stato meglio se diretto da Stanley (anche se pure Polanski avrebbe fatto un buon lavoro con questo materiale)
    -Però se ci fosse stata Barbara Steele (la seconda donna più bella del mondo) sai che goduria...
    - Però avere James Wood e Bruce Willis sarebbe stato il top
    - però, però, però....
    Alla fine il film non è uscito cosi male. Certo, non hanno ne reinventato la ruota, ne toccato i punti salienti dell romanzo (tipo l'uomo che regredisce a bestia) ma almeno il film si fa guardare.
    Certo il fatto che il documentario sulla realizzazione sia meglio del film stesso non gli fa molto onore, ma noi non ci formalizziamo.
    Ps ma che mito è Marco Hofschneider? Nel documentario le storie più fighe le racconta tutte lui

    We are 138!

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    1. Il gioco dei "Se fosse..." con i film è divertente, ma non è matematico, Brando qui è la parte migliore del film, ma non era nemmeno nei piani originali di Stanley, quindi è un gioco spassoso si, ma a somma zero. Di sicuro sarebbe stato un film forte, ed io ora spero che Riccardino riesca davvero a fare la serie tv su Moreau. Marco Hofschneider è il numero uno assoluto, si vede che per lui il set di questo film è stata un'esperienza allucinante... We are 138! ;-) Cheers

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  10. Sono molto curioso sul film tratto da "Color out of space", in fondo si tratta "solo" di uno dei migliori racconti mai creati da Lovecraft. Anche se paradossalmente Cage potrebbe l'unico adatto ad interpretare il ruolo di protagonista.

    P.S. Anch'io devo aggirarmi come Marlon Brando per andare al mare, solo che dopo 15 minuti di sole mi brucio lo stesso.

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    1. Ti do una dritta in anteprima visto che siamo tra di noi: Filmone.
      Adattamento ottimo del racconto di Lovecraft di Nicola in gran spolvero. Basta ho già parlato troppo ;-) Cheers!

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  11. Arrivo lunghissimo. Questo film lo vidi (mi pare...) al cinema e poi mai più. Ricordo due cose: la Balk-pantera e tutte le matte trovate di quel monumento di Brando. Segno che furono così strambe ma così strambe che fecero il giro e diventarono geniali.

    Da quando lessi il post del buon Nanni di là mi frulla in testa una cosa che mi accingo ad esporre sperando di ottere un risposta. Hai per le mani un regista giovane, con idee molto avanti per i tempi e una visione d'insieme innovativa e particolare. Non ha un carattere facile, vive il suo lavoro "di pancia" ma è a suo modo un potenziale "crack" per il cinema. Non si sa come la produzione riesce a portarsi a casa la più stella di sempre di Hollywood. Un Brando che, anche se appannato e a fine carriera, può vendere da solo qualunque film cui partecipa. Marlon firma e mette il suo strabordante talento in una produzione sulla carta di serie B. Per chissà quali congiunzioni astrali il giovane regista e la Star si fiutano e si piacciono tanto che Brando decide di mettersi al servizio totale del regista lanciando pure un ultimatum alla produzione "Avrete me solo se il film lo farà Stanley". (Tralascio per comodità la zappa sui piedi che si sono dati con Val Kilmer).

    Ora, considerando ciò, perché c@zzo la produzione ha voluto tarpare la ali al pazzo Stanley. Lasciagli fare il suo film e molla. Ha una visione personale dell'Isola del Dottor Moreau? E lasciaglielo fare! Leggendo i due post (il tuo e quello di Nanni), guardando il documentario e qualche bozzetto si intravede un potenziale capolavoro dai doppi-tripli piani di lettura. Peccato sia finita così e che a conti fatti il prodotto finale è un filmetto banalotto dove idee e talento sono stati buttati nel cesso.

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    1. Te la riporto da questa parte della barricata: se il problema fosse proprio la zappa sui piedi? Nel senso che Kilmer potrebbe essere la “pistola fumante”.

      Non ti è mai capitato di lavorare in un posto dove le persone sanno fare e si gestiscono tutto sommato tra di loro, ma dall’alto cadono delle direttive che, come chiamarle, diciamo del cazzo ecco? ;-) Se si sei fortunato e ti mando il CV, ma in generale credo che più o meno tanti posti di lavoro abbiamo lo stesso problema, anche se non tutti hanno film che vanno in sala come prodotto finale alla fine della catena di montaggio ;-)

      D’altra parte la storia del cinema è piena di titoli in cui a parità di condizioni critiche, sono usciti fuori titoli incredibili perché tutto ha semplicemente funzionato, ci fosse una formula matematica vedremmo solo capolavori. Cheers!

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