mercoledì 8 gennaio 2020

Il mio nome è Nessuno (1973): Presto invecchiano gli uomini nelle disavventure

Il destino spesso lo s'incontra proprio sulla strada presa per evitarlo. Invece, a volte, sulla propria strada s'incontra un nessuno che vi dà il benvenuto al capito (non tanto) a sorpresa della rubrica… Un mercoledì da Leone!
Come avete abbondantemente intuitolo dai capitoli precedenti della rubrica, la mia frequentazione con il cinema di Sergio Leone è iniziata in giovanissima età, quando non avevo ancora sviluppato la mia attuale (e pallosa) propensione a fare la punta ai chiodi di ogni pellicola, ma proprio come mi piace fare ancora oggi, li guardavo tutti senza soluzione di continuità, dividendoli solo tra quelli che mi piacevano e... Vabbè, gli altri. Anche se poi i film di Leone mi piacciono tutti senza riserve.

Nella mia testa “Il mio nome è Nessuno” è un film di Sergio Leone nel senso che lo alternavo agli altri suoi classici guardandolo a ripetizione, l’unica particolarità era che questo era quello strambo della cucciolata, quello più caciarone (nel senso migliore del termine) con protagonista Trinità, una di quelle facce amiche del cinema dell’infanzia, perché con il buon Mario Girotti Terence Hill e il suo compare (qui assente) Carlo Pedersoli Bud Spencer, alla fine ci siamo cresciuti tutti.

Zio Terence Hill, uno che ha fatto da balia ad almeno un paio di generazioni di spettatori.
Quello che nella mia testa faceva di questo film uno di quelli di Sergio Leone erano le musiche del Maestro Morricone e la presenza di “Quello di c’era una volta il West” (più celebre con il nome di Fonda, Henry. Potreste averne sentito parlare). Quando successivamente ho iniziato a prendere il vizio (tutt’ora ancora in vigore) di leggere tutti i nomi nei titoli di testa e spesso anche di coda del film, ho rimesso tutto nella giusta prospettiva, ma di puro istinto, non avevo sbagliato di tanto.

L’idea iniziale di Leone era bellicosa: un adattamento dell’Odissea, utilizzando personaggi e ambientazioni western, considerando la mia passione per Omero, sarebbe stato tipo il mio film preferito di sempre. Ma Leone aveva ancora in testa il romanzo “Mano armata” da adattare e dopo aver tentato invano di sbolognare la regia di Giù la testa a Sam Peckinpah (tenetemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) di dirigere un altro western non aveva nessuna intenzione. Ma la lunga pre produzione del suo prossimo (e purtroppo ultimo) film, ha avuto un altro effetto, quello di lasciare campo libero al ruolo di produttore, con cui Sergio Leone, per sua stessa ammissione, si è divertito parecchio.

“Un genio, due compari, un pollo” (1975) sempre con Terence Hill, “Il gatto” (1977) di Luigi Comencini, il tostissimo “Il giocattolo” (1979) fino ad arrivare ai film del suo protetto Carlo Verdone, una lunga fase che, però, è iniziata proprio con “Il mio nome è Nessuno” che si porta dentro i segni di quell’idea iniziale su un’Odissea western ed è stato affidato nella mani giuste, quelle di Tonino Valerii.

Vabbè, se non c'è nessuno allora me ne vado, potevate dirlo.
Ora, lo abbiamo visto in parte anche in questa rubrica, lo Spaghetti Western esisteva già quando Leone ne ha scolpito nella roccia i canoni per sempre con Per un pugno didollari, dopo aver trascinato a forza questo genere così specifico, dritto attraverso la porta principale del Grande Cinema con un paio di titoli clamorosi, l’unica strada ancora da battere per il genere, era quella della commedia, molto ben rappresentata dai due Trinità di Enzo Barboni, interpretati proprio da Terence Hill.

A ben guardare, senza i siparietti comici esilaranti tra Biondo e Tuco, non avremmo mai avuto Trinità e Bambino, quindi tutto torna, Terence Hill rappresenta il filone comico, mentre il regista Tonino Valerii (che aveva già firmato un classico come “I giorni dell'ira”, 1967) è l’uomo scelto da Leone per garantire la continuità del suo stile. Due mondi che si uniscono rappresentanti anche nel film, da un lato abbiamo il giovane e scanzonato pistolero Nessuno (Hill) che sogna di far diventare grande, grandissimo il suo eroe dell’infanzia, il vecchio pistolero Jack Beauregard, una leggenda del vecchio West interpretata da una leggenda del cinema come Henry Fonda. Sì, quello di C’era una volta il West.

Un mito nella parte di un mito: Henry Fonda.
Non sono riuscito a trovare riscontri, quindi questa prendetela come una mia teoria: dopo una vita passata ad idolatrare Fonda sul grande schermo, Leone ha avuto la possibilità di dirigerlo una sola volta. I due sono rimasti in ottimi rapporti, tanto che come abbiamo visto, Fonda ha caldamente consigliato a James Coburn di lavorare con Leone definendolo il miglior regista che lo abbia mai diretto (storia vera). Secondo me, a Leone era rimasto sul gozzo l’aver reso Fonda un cattivo sul grande schermo, quindi Jack Beauregard è il modo in cui il grande regista romano ha provato a riallinearsi i Chakra.

Ma, poi, secondo voi, un regista maniaco dei dettagli come Leone, avrebbe potuto davvero lasciare tutto in mano a Tonino Valerii che diligentemente qui dirige seguendo lo stile Leoniano come un bravo scolaro? Ma figuriamoci! Mettiamola così, non è finita come tra Tobe Hooper e Spielberg per Poltergeist, però Leone per almeno un paio di scene si è rivolto al suo collaboratore dicendogli: «Tonì, questa la giro io, scansate».

“Scusi, sa a che ora parte il treno?”, “Il treno parte quando lo dice Sergio”
Per assurdo (ma nemmeno poi tanto), le scene girate da Leone, pare su insistenza dello stesso Terence Hill, non sono state quelle più epiche e di ampio respiro. No, quelle in questo film ci sono, ma è chiaro che siano state tutte girate da Valerii con la precisa intenzione di essere più Leoniano possibile, le due scene girate di pugno da Leone sono state quelle più comiche e leggere, lo spettacolare duello alcolico con i bicchieri («Fortuna maiala!». «Fortuna merda!». «Fortuna...», «Che non ce l'aveva con te») e quella dell’orinatoio, una scena muta, solo con qualche fischio, che finisce con Nessuno che si porta via il treno, la grande passione di Leone.

Ora ho capito perché si chiama “Shot”.
“Il mio nome è nessuno” è un film dall’equilibrio perfetto, è leggero e scanzonato, fa ridere di gusto anche grazie a dialoghi memorabili, ma allo stesso tempo sembra quasi un C’era una volta il West in misura minore, che con molta più propensione alla leggerezza, riesce comunque perfettamente ad omaggiare la fine di un’era, quella del west, dei duelli e della frontiera selvaggia, ben rappresentata dal vecchio pistolero Jack Beauregard.

Se Ulisse riusciva a fregare quel cecato di Polifemo con il vecchio trucco di farsi chiamare semplicemente nessuno, il film rende onore a questa trovata in ogni modo possibile. I giochi di parole e le battute sul non-nome del protagonista (a suo modo un pistolero senza nome) si sprecano dall’inizio alla fine del film («C'è qualcuno di più veloce di lui?», «Nessuno») e l’entrata in scena del protagonista non poteva essere più coerente di così: se Ulisse ha passato una vita in mare aperto per cercare di tornare nella sua Itaca, Nessuno quando lo incontriamo, spunta fuori dalla pozza d’acqua e proprio all’acqua consegnerà il suo eroe Jack Beauregard nel finale.

Il vincitore di Find the fish.
Nessuno è uno di noi, è cresciuto con i grandi eroi del west(ern) come Henry Fonda e sogna di trasformare il suo eroe in un mito, è impossibile non simpatizzare per i suoi intenti così condivisibili (perché sono gli stessi del cinefilo appassionato) e i suoi modi scanzonati di liberarsi dei casini e dei guai («Beato chi divide col prossimo i pesi della vita!») che lo rendono una continuazione ideale di quello di Trinità, quasi un terzo capitolo apocrifo, in quello che è a tutti gli effetti anche un Leone apocrifo.

Per rendere Jack Beauregard una leggenda, Nessuno deve prima di tutto guadagnarsi la sua fiducia («Pensaci, andresti su tutti i libri di storia!», «Così tu saresti tra quelli che leggono e io tra quelli che muoiono») e fargli affrontare una sfida epica: Beauregard da solo, contro i centocinquanta cavalieri del mucchio selvaggio, un esercito che spara e cavalca come se fossero mille, ma l’impresa non è certo facilissima, anche perché Jack non condivide i sogni di gloria del suo ammiratore («Allora prima diventa qualcuno così ci andiamo in due e li accerchiamo»).

"Circondarli lo escludo" (Cit.)
Come avrete intuito dal mio continuo citarli, i dialoghi di “Il mio nome è Nessuno” sono tra i miei preferiti, penso che ve li potrei citare tutti a memoria (sì, anche la storiella dell’uccellino nella merda, compresa di “Pio Pio Pio!”), ma due in particolare sono diventati parte della mia parlata quotidiana, quelle che io chiamo citazioni involontarie che, a ben guardarle, (o ascoltarle) descrivono in pieno le due anime di questo film. Da una parte il vecchio, serio e disilluso Jack Beauregard con la sua bellissima «A volte il tempo non fa dei saggi, ma solo dei vecchi» dall’altra, invece, la leggerezza di Nessuno che mi ha regalato la frase che ripeto da sempre quando svuoto una pentola facendo scarpetta (una delle gioie della vita): «Mamita! Questa è già pulita!» che lo so, non è la citazione corretta, ma la rima finale è la versione di casa Cassidy della frase (storia vera).

Scene che potete ritrovare identiche ad ora di cena a casa Cassidy.
“Il mio nome è Nessuno” è in perfetto e costante equilibrio tra momenti leggeri riuscitissimi e scene epiche da film Western di Sergio Leone, dentro si trovano tante caratteristiche del suo cinema, come la malinconia per un’era che finisce e il tempo che passa, l’elegia al West e ai suoi eroi, ma anche i treni, i duelli e le tombe, su cui avevo un’icona da chiudere, lo faccio subito.

Nella scena del cimitero, è visibile su una delle lapidi il nome di Sam Peckinpah. Leone che voleva affidargli la regia di Giù la testa, ha in qualche modo deciso di onorarlo in questo modo e per uno con un umorismo piuttosto macabro come quello di Leone è il modo perfetto. Sapete quelli che stanno in fissa con quelle roba cimiteriali che fanno ridere solo loro, no? Tipo la Bara volante e quelle robe lì. Ma chi di tomba ferisce di tomba perisce, il più celebre allievo di Leone, Clint Eastwood, nel suo “Lo straniero senza nome” (1973) tra i nomi sulle lapidi, ha inserito sia il nostro Sergio che Don Siegel.

"Peckinpah… Ma che cos'è una parola indiana o che altro?” (quasi-cit.)
“Il mio nome è Nessuno” in 112 minuti riesce a passare senza soluzione di continuità tra momenti in puro stile Trinità, come il duello alcolico bicchiere colpito al volo, a citazioni al cinema “alto”, la scena degli specchi sembra un omaggio a “La signora di Shanghai” (1947) di Orson Welles. Questa atmosfera giocosa e rilassata, ha influenzato un po’ tutti e in un film così profondamente leoniano, le musiche hanno, ovviamente, un ruolo fondamentale. Il Maestro Morricone risponde presente con una delle sue colonne sonore più caratteristiche e mi sia concesso il termine: sbracate.

Il tema principale che sottolinea l’entrata in scena di Nessuno nel film, è una ballata che non ha nulla da invidiare al tema musicale di Trinità. Il riuscito miscuglio di cultura alta a basse nello stesso film trova il Maestro prontissimo, infatti nella scena del pupazzo-tira-schiaffi, Morricone cita la classica “Oh, che bel castello” (…Marcondirondirondello), mentre per il tema musicale del Mucchio Selvaggio (altra strizzata d’occhio al cinema di “Bloody” Sam Peckinpah) si punta direttamente alla cavalcata delle Valchirie di Wagner e ci tengo a sottolinearlo PRIMA che “Apocalypse Now” la rendesse mitica nel 1979 e se proprio devo dirla tutta, “Il Mucchio selvaggio” è ancora oggi uno dei miei pezzi di Morricone preferiti (storia vera).

Fan fact: Hans Zimmer ha ripreso il tema di "Il mucchio selvaggio" per la colonna sonora di "Rango" (2011).
Lo scontro tra Jack e il mucchio selvaggio è un’antologia di trovate Leoniane, abbiamo un treno, abbiamo la dinamite, ma anche l’ossessione e la cura per i dettagli che diventano fondamentali («Luccichi come la porta di un bordello»), per altro tra i centocinquanta del mucchio selvaggio, molti restano facce indistinguibili nella massa, ma almeno un paio sono nomi di tutto rispetto: il capo del gruppo è il papà di Juliette, Geoffrey Lewis, mentre impossibile da riconoscere, ma presente, sappiate che tra quel mucchio di diavoli scatenati, uno di loro è il mio amico John Landis (storia vera).

Nessuno John Landis è stato ferito nella realizzazione di questa scena.
Ovviamente, anche qui non può mancare un grande duello finale, delineato in chiave più ironica rispetto al solito. La scena del fotografo che chiede a Nessuno di spostarsi per ottenere la foto più epica (senza poi riuscirci) è un gran modo per smontare le attese infinite dei duelli di Leone.

“Questa città non è abbastanza grande per un nessuno come te”
Ma il vero finale sono i saluti: Jack che rappresenta il vecchio West, quello della leggenda (e dei film) e Nessuno, il nuovo che avanza che un giorno, forse, troverà a sua volta un nessuno che cercherà di farlo entrare nei libri di storia. Perché a volte chi ti mette nei libri di storia, non lo fa per il tuo male e chi ti toglie dai libri di stori… No, forse ho fatto un po’ di confusione, vabbè ci siamo capiti, no?

Prossima settimana, capolinea per questa rubrica, fatemi gli auguri perché ne avrò bisogno, non vedo l’ora di fare come Fievel e sbarcare in America.

46 commenti:

  1. Alla fine ho sempre avuto l'impressione che Terence interpretasse lo stesso personaggio nei Trinità, in questo e in Un Genio Due Compari Un Pollo.
    E la cosa non mi urtava per niente, eh... anzi.

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    1. Anche un po’ più di un’impressione, però ci sta, in fondo anche Clint Eastwood faceva lo stesso personaggio nella trilogia del dollaro ;-) Cheers

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  2. E io che mi stavo gia' preparando il commento per C'era una volta in America, mannaggia...
    No, scherzi a parte sono contento che tu ce lo abbia messo, Cass.
    Perche' lo considero un film Leoniano al ciento po' ciento (e shcusa se pallo rushtico).
    Che dire...se non che lo visto e rivisto fino a fondere il vhs, come tutti gli altri.
    Un film memorabile, soprattutto per la gestazione che ha avuto. Un mirabile esempio di quando si parte per realizzare una cosa e si finisce per farne un'altra. Migliore.
    Leggevo tempo fa che Valerii odiava Trinita'. Non sopportava la deriva umorostica che aveva dato al filone western. Lui e tutte le imitazioni che erano sorte dopo, come da italica tradizione.
    Probabilmente lo considerava un affronto, vista la venerazione che nutriva per il maestro Sergio.
    Inoltre, aveva degli screzi con Enzo Barboni in arte E. B. Clucher, con cui aveva collaborato.
    Pare che lo trattasse malissimo, e che gli combinasse scherzi di cattivo gusto.
    Inizialmente Jack doveva sconfiggere Nessuno. Con quest'ultimo che ne usciva umiliato e ammetteva la sua inferiorita'. Da qui il titolo.
    Ma poi ha cambiato idea. E mi piace pensare che vi sia stata la mano del grande Leone, dietro al suo ripensamento.
    Abbiamo quindi Nessuno (o meglio Trinita') che rappresenta il nuovo filone degli spaghetti western. Che e' cresciuto nel mito di Kack, che invece impersona il vecchio genere.
    Potrebbe ucciderlo quando vuole, perche' ormai e' piu' abile di lui. Inoltre, Beauregard e' vecchio e stanco. Come Wild Bill Hickock negli ultimi anni di vita.
    Lo temono per la fama. Ma non ha piu' la mira, i riflessi e la velocita'di un tempo.
    Nessuno potrebbe farlo fuori, ma lo rispetta troppo. Ne riconosce la superiorita' e la grandezza. E allora...organizza il finale col botto, dando vita ad un ideale passaggio di consegne.
    Perche' Beauregard e' stato un grande, ma ormai ha fatto il suo tempo.
    E Jack? Accetta di buon grado. A patto che...
    "A patto che tu faccia rimanere qualcosa dei nostri tempi. Di quello che ci spingeva ad affrontarci faccia a faccia, sotto il sole. Senza inganni ne' tranelli. E anche se lo farai col consueto tono da burla che ti contraddistingue...io e gli altri che non ci sono piu' te ne saremo grati lo stesso."
    Jack e' l'ultimo di una gloriosa stirpe. Con lui si chiude un'era. Ma lo spirito di quell'epoca sopravvive.
    Ha mutato aspetto e forma, ma continua ad esistere.
    Uomini e basta, come diceva Jack.
    Ne servirebbero molti di piu', anche nel mondo reale.

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    1. Ci tengo al capitolo a sorpresa della rubrica, e questo film è un pezzettone di cuore, quindi tieni i commenti nel cassetto, solo per altri sette giorni ;-)
      Bisogna anche dire che Leone con il suo ego smisurato era un produttore parecchio invasivo (ha preso a sberle Carlo Verdone per aver modificato un primo piano in uno dei suoi film, storia vera) quindi ha fatto valere tutto il suo peso politico, non sempre nel modo più tenero. In ogni caso mi piace tantissimo il paragone con Wild Bill Hickock, “Il mio nome è Nessuno” è la versione favolistica del film di Walter Hill, se l’attentatore (chiamiamolo così) non fosse stato un vigliaccio che sparava alle spalle durante una partita a poker. Cheers!

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    2. Bellissimo commento Redferne!

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    3. Concordo, voglio Red autore di un post sulla Bara! ;-) Cheers

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    4. +1 per un post "a tema libero" di Redferne

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    5. Mitico quando Jack per affrontare il mucchio selvaggio si mette gli occhiali! Lol

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    6. L'amico Redferne è davvero una persona colta e preparata e meriterebbe davvero uno spazio (o una rubrica) periodica. In più ha quella capacità di parlare il linguaggio delle persone della strada, diretto e sintetico come un pugno nello stomaco, anzi aggiungo in basso o in alto?
      Leggendovi mi rendo conto di essere un semplice fruitore superficiale del medium cinematografico e rispetto moltissimo chi come Cass riesce a cogliere il valore di opere d'arte e anche a riportarlo in maniera semplice e avvincente. Per fortuna esistono i blog per approfondire le nostre passioni!! Il mio problema è che sono rimasto tamarro dentro, a dispetto degli anni, mi esalto ancora come un ragazzino per Kenshiro che spara i suoi cento pugni in un videogioco!

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  3. See, il mito di Kack, proprio.
    Scusate gli errori, boys.

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  4. In un'intervista Tonino Valeri ha detto che l'ispirazione per il personaggio di Nessuno era Peter Pan, il bambino che non vuole crescere e non vuole rinunciare ai suoi sogni. Effettivamente, dopo averlo rivisto pochissimo tempo fa, è proprio così! Da bambino era il mio western preferito, e anche ora ogni volta non riesco a resistergli... I dialoghi sono strepitosi, sia quelli umoristici che quelli più seri. Un giorno dobbiamo fare una cena a base di fagioli e parlare solo come con citazioni dei protagonisti dei Western :D

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    1. Come interpretazione ci sta tutto, perché è proprio l’approccio leggero che ha Nessuno alla vita e al suo eroe, mi piaceva seguire la traccia di Ulisse mi sono limitato purtroppo solo a quella. Film della vita sicuramente, uno di quelli che mette subito allegria che potrà sembrare poco ma non lo è affatto. Per la mangiata contami, ma prendiamo tanto pane, perché la scarpetta sarà obbligatoria ;-) Cheers

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  5. Non ho visto molto di Sergio Leone e questo é uno dei western che ho visto solo perché c'era Terence Hill. Mi piace, nulla da dire, ma ho seri problemi col cinema western, il che mi blocca un po' dal recuperare tutta la filmografia di Leone...

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    1. Diciamo che questo è un ottimo modo per approcciarsi, perché sta a metà tra la commedia in stile Trinità, e l’epica dei film di Leone. Se hai visto questo dovresti provare a vedere “Il buono, il brutto, il cattivo”, quello penso che ti piacerebbe molto. Cheers!

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    2. A tutti quelli che mi dicono di avere un problema col western dico di guardare quelli di Sergio Leone. Perché io ero esattamente come te. Il western all'americana lo digerisco poco o niente, quello di Sergio è tutt'altra roba.
      Vado contro il consiglio di Cass, "Il buono il brutto il cattivo" va visto per secondo o terzo, anche per la durata di 3 ore.
      Se vuoi iniziare con Leone inizia da "Giù la testa", che non è proprio un western. Poi magari "Per qualche dollaro in più", e allora sarai pronto per tutto il resto.

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    3. "Per un pugno di dollari" è il più breve, quindi quello aiuta, ma Quinto Moro dice bene, i western di Leone sono un'altra roba, roba molto buona aggiungerei ;-) Cheers

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    4. Tra i western americani c' è da citare "Veracruz" che anticipa un pò il tono da spaghetti western.

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    5. Hai detto niente, poi con Bob Aldrich con me sfondi una porta aperta ;-) Cheers

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  6. Semplicemente indimenticabile, un film davvero bellissimo, con un Terence Hill praticamente perfetto ;)

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    1. Lo penso anche io, Terence Hill qui è proprio la faccia giusta per il personaggio. Cheers!

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    2. E per com'è diventato oggi (Un Don Matteo qualsiasi, che rispetto ai suoi ruoli mitici è proprio un signor Nessuno) sarebbe lui ad aver bisogno di un Henry Fonda/Jack Beauregard che lo spronasse ad uscire da quella ormai logora scena scena alla grande: un Terence rinsavito, da solo, con camicia sdrucita e colt e cinturone contro tutto quell'esercito di produttori/soggettisti/sceneggiatori che l'hanno ingabbiato per anni e anni in ruoli clericali... peccato che, oltre al grande Henry, nemmeno Leone e Valerii siano più fra noi per poter dirigere questo meta-cinematografico sequel de "Il mio nome è Nessuno", che avrebbe magari potuto intitolarsi "Torno ad essere Qualcuno" ;-)
      Film con enormi protagonisti e assai ben girato, tornando seri. Ed anche ben recensito, ovviamente ;-)

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    3. Credo che la rinascita del Terence sia stata tentata con IlMio Nome È Thomas ma non ho avuto il coraggio di vederlo

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    4. Ti ringrazio soprattutto per l’idea, sarebbe un colpo di genio che credo il nostro attuale cinema non possa permettersi, a meno che Gabriele Mainetti non ci stia leggendo e non voglia cogliere la palla al balzo. Per altro ho informazioni di primissima mano, da persone che hanno lavorato con lui sul set della popolare serie clericale, e tutti confermano il fatto che Terence Hill non solo è un professionista impeccabile, ma anche una delle persone più posate ed educate in circolazione (storia vera). Cheers!

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    5. “Il mio nome è Thomas” me lo sono perso, a tempo perso magari proverò a dargli un’occhiata, così per sfizio. Cheers

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    6. Aveva fatto pure una serie western qualche anno fa per Canale 5, ma pare non abbia avuto successo.

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  7. Carabara, immagino che ti sarà capitato di riflettere sul fatto che la storia di Ulisse non è - in ultima analisi - tanto la vicenda di un tizio che fa di tutto per tornare a casa come un Griffin Dunne scorsesiano quanto il suo esatto simmetrico e cioè una serie di pretesti per non rivedere la sposa, la casa in un attacco di peterpanico. So che stai pensando, birichino, e cioè che è il motivo di fondo di Finestra sul Cortile e scorre in sottofondo in parecchi altri film di Hitch. Sono d'accordo con te, naturalmente, e temo sarà sempre un tema attuale considerato il numero inverecondo di adulti che non accettano le responsabilità che esser maturi porta seco. Pfui. Potrei andare avanti per ore, ma ieri in casella ho trovato due Topolino con le prime due puntare di una storia di Double Duck e sto ancora finendo di leggere un volumetto coi fumetti degli Angry Birds ed il tempo è tiranno...ciao ciao

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    1. In effetti sono due facce della stessa medaglia, ci sarebbe un analisi psicologica da fare ma non sono attrezzato a livello di neuroni, piuttosto, me lo presti Angry Birds quando hai finito di leggerlo? ;-) Cheers

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  8. Eh, boh, cosa devo dire? Quando te l'ho chiesto, nel post precedente, sapevo che ce l'avevi già in canna... ti ho reso facile esaudire il mio desiderio! ;-)
    Questo è il primo film che mi viene in mente quando qualcuno mi chiede qual è il mio film preferito. Una cosa di pancia, senza pensarci, un amore che mi accompagna da quando ero frugoletto. Come te, conosco a memoria buona parte dei dialoghi di questo film, eppure ogni volta che li risento ho sempre lo stesso brivido. E il tema musicale si divide con la colonna sonora di Mortal Kombat e la sigla della seconda serie di Kenshiro (Tough Boy) il privilegio di essere uno dei motivetti che canticchio e/o fischietto quando sono sovrappensiero. Solo amore.

    Certo che pensando a una versione dell'odissea in chiave western diretta da Leone... mamma mia.
    Abbiamo avuto "Il ritorno di Ringo" che ha provato a fare qualcosa del genere, e in effetti non era male.

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    1. Vinci il premio: Lettore della settimana! Il più facile da accontentare ;-) “Tough Boy” compare in tutte le mie compilation, tutte. Così, ci tenevo a fartelo sapere. In effetti “Il ritorno di Ringo" si avvicina, però Leone avrebbe portato tutto ad un altro livello! Pensa che aveva in canna anche un film sulla falsariga di “Via col Vento” (per via dell’incendio di Atlanta) in canna, con Mickey Rourke tra i protagonisti (storia vera). Cheers!

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  9. Ammetto che da ragazzino non mi piaceva perché lo consideravo proprio un finto Trinità e "mi puzzava". E poi non c'era Bud... L'ho riscoperto tardi e da allora me lo sono goduto sempre alla grandissima. Mi sa che l'avevo pure registrato in un non frequentissimo passaggio tv.

    Concordo sulla tua teoria che a Leona dava fastidio aver trasformato Fonda in cattivo e ha voluto omaggiarlo con questa pellicola che lo rende leggendario.

    E ora mi metto comodo, mi prendo i pop corn e attendo mercoledì prossimo. Mi sa che ci sarà da divertirsi...

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    1. Invece a me piaceva di più perché c’era aria di Leone in giro ;-) Siamo in pura zona teorica, ma secondo me qualcosa voleva restituire al suo attore preferito. Il post è pronto, oggi ho messo le foto, domani didascalia e poi ci siamo. Cheers!

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  10. La mia conoscenza "spaghettosa" è molto carente, mio padre non li amava quindi ho conosciuto più classici americani che "rivistazioni" italiane. Sai che non ricordo nemmeno se questo l'ho mai visto? Temo addirittura che durante la mia infatuazione infantile per Bud&Terence lo abbia considerato alla stregua di quei film con il solo Terence Hill, che giudicavo malissimo. (A parte "Poliziotto superpiù" che illuminò i miei occhietti!)
    Recentemente, per il mio viaggio nel cinema di Kinski, mi è toccato vedere "Due compari, un pollo" o un qualcosa del genere, e onestamente lo confondevo con questo, tanto per dirti come sto :-P

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    1. Un'altra cosa che ci accomuna, padre poco propensi allo spaghetti western (Leone escluso), infatti sono tutti titoli che ho recuperato dopo, ed in effetti "Un genio, due compari, un pollo" lo ricorda anche per il ruolo di Hill. In ogni caso vero, i film "solisti" di Bud e Terence erano sempre strani, anche se alcuni erano enormi, tipo "Poliziotto superpiù" oppure "uno sceriffo extraterrestre" ;-) Cheers

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    2. Pure a mio padre piacevano più quelli americani Leone escluso appunto XD.

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    3. Vedo un'impronta paterna comune per tutti ;-) Cheers

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  11. Tanta roba questa recensione! Papà adorava i western quindi da piccolo me ne sono sparati parecchi pure io e la TV italiana prediligeva i Trinità e Giù la testa, per quanto mi ricordi io... di questo ho ricordi confusi che le tue parole mi hanno aiutato a rimettere un po' in sesto! Grazie!

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    1. Felice di essere stato d'aiuto, e grazie mille ;-) In ogni caso ottimi titoli cavolo, ti sei scelto il meglio! Cheers

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  12. Leone era un genio assoluto della cinematografia, nonché una carogna assoluta sul lavoro, non dimentichiamocelo. Questo film non riscosse molto successo ai tempi (eufemismo), fu bocciato da critica e pubblico, e Leone anni dopo ebbe a dichiarare 'lo affidai al mio assistente di allora, ma era giovane e poco esperto, e diede troppo spazio al lato buffonesco'. In realtà Tonino Valerii era un gran professionista e una gran persona, l'ho conosciuto in occasione di una cena (lo intervistammo poi, ma ahimé, credo che sia andato tutto perduto nel web, quando il nostro sito clipscorner.net chiuse i battenti) dopo la proiezione di un suo film, 'i giorni dell'ira', quando intervistammo anche Giuliano Gemma. Ecco, ci sono dei film che danno la misura della bravura di Tonino più di questo. Ma torniamo a bomba.
    Leone era andato a vedere i film di Trinità, e non si capacitava di come si potesse ridere con quella roba. Però decise, da uomo d'affari, di sfruttare il filone, ma ma modo suo. Nelle sue intenzioni, il personaggio di Nessuno doveva essere un buffone manifestamente inferiore a Jack Beuregard, che rappresentava il western vero, epico, che piaceva a Sergio. Tonino Valerii però lo interpretò a modo suo, forse troppo, dando spazio al lato picaresco della storia e rendendola troppo diseguale. Oggi accettiamo un film così più facilmente (specie dopo la cura Marvel, you know what I mean) ma ai tempi fu giudicato né carne né pesce.
    Leone dichiarò pure che "le scene più belle del film, quelle che il pubblico ricorda, le ho girate io". Tonino fu avvisato: non fargliele girare, se gli fai fare anche un solo ciak poi dirà di essere lui il regista del film... ma Sergio era il producer e Tonino disse sì. Pare che tutto quello che fece Leone fu dire 'Azione' alla scena del treno citata qui nel pezzo, e stop.

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    1. Da quello che sapevo Valerii aveva anche Terence Hill che spingeva per farsi dirigere da Leone, che era un produttore super invasivo e un personaggio che non conosceva le mezze misure, Carlo Verdone raccontava che per aver eliminato un primo piano voluto da Leone in “Un sacco bello” (1980) si becco dal suo mentore uno schiaffone a meno aperta in sala di montaggio (storia vera). Trattare Tonino Valerii come l’ultimo degli ultimi mi pare largamente ingiusto, ma proprio tanto, grazie per aver condiviso la tua preziosa testimonianza di primissima mano ;-) Cheers!

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    2. Di nulla, se sei interessato alla figura di Tonino Valerii e al suo cinema, ho un saggio in pdf di Roberto Curti molto interessante, scritto con la collaborazione di Tonino che fornì vari aneddoti sulla sua storia cinematografica.

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    3. Grazie per avermelo detto, ti va di mandarmelo? Trovi la mail nei contatti nella colonna a lato ;-) Cheers

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  13. Filmone che in effetti è sempre stato bistrattato dalla critica. Epocale JB vs MS. "Sui libri di storia!", "Sui libri di storia"... boom, boom e musica. XD
    Divertentissima la scommessa del saloon e poi la scena in quella specie di luna park ante-litteram. O quando incontra il nano gradasso.
    In effetti nettamente il migliore di Terence solista. Poi per me c' è il mitico e già citato "Poliziotto superpiú" e sul podio "Renegade". Gli altri non mi hanno fatto impazzire. "...E poi lo chiamarono il magnifico" simpatico, ma niente di memorabile, "Un genio, due compari, un pollo" un pò troppo disorganico (ho pure letto che venne trafugato assieme a "Salò" e "Casanova" prima della loro uscita O_O), "Mister miliardo"... boh, "La bandera" interessante, ma piú che altro per lui, Hackman e Von Sydow... quello in cui faceva l' avvocato non l' ho mai visto, carino "Don Camillo"... in effetti Bud ha piú ruoli memorabili. Comunque sempre mitica anche la serie di "Lucky Luke"!
    Interessante quest' attività produttiva di Leone all' epoca, insolita da noi per un regista (quasi uno Spielberg nostrano XD). "Il gatto" è un gioielllino. La Melato e Tognazzi una coppia comica memorabile!

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    1. Parli con uno che vedeva "Lucky Luke" a ripetizione, pensa che solo da poco ho scoperto trattarsi di una manciata di episodi, da quanto lo replicavano ai tempi, pensavo fossero mille puntate ;-) Cheers

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    2. Tutti gabbati dal numero di repliche ;-) Cheers

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