sabato 4 gennaio 2020

Dylan Dog no. 400: Il ritorno der monnezza

Sono un lettore molto saltuario di Dylan Dog, era il fumetto che leggevo andando dal barbiere, ma per diverse ragioni dal barbiere non vado più da vent’anni (storia vera). Quindi per commentare il famigerato numero 400 di Dylan Dog, ho chiesto il parere del più accanito lettore del personaggio che io conosca… Quinto Moro, il palco è tuo!

Prima di passare all’apocalisse facciamo un punto della situazione sulla serie, dopo 20 e passa anni di (dis)onorato servizio tra le fila dei lettori del buon vecchio Dylan. Io e Dylan siamo quasi coetanei e ci siamo incontrati che eravamo ancora giovani e brillanti.
Farò un po’ di giri di parole, anche a vanvera, tipo lamentele trasversali a com’è finita quella baracconata di Star Wars. Che non sembra ma c’entra. Se avete letto il numero 400, dentro c’è pure una battuta che m’ha fatto voler bene a Recchioni, sullo sfasamento generazionale tra chi chiama la saga Guerre Stellari e chi Star Wars. Peccato che quella frase lì sia uno dei tanti problemi della storia, ma ci torniamo.
In questa prima parte mi lamenterò come i vecchidimmerda che scuotono la testa davanti ai cantieri, perché non si fa così quella roba lì, non si scrivono così le storie e non si costruisce così il futuro di Dylan Dog. Se volete risparmiarvi il pugno agitato al cielo passate direttamente alla prossima tagline “E ora l’Apocalisse!”

“Groucho, dammi la pistola”, “Capo, sei tu l’uomo, perciò devi darmela tu. Ma fai piano, sai, è la prima volta” [POLITICAMENTE SCORRETTISSIMA SUPPONGO]
Tempo fa Cassidy ha commentato il numero 383, “Profondo nero”, che vedeva la collaborazione alla sceneggiatura di Dario Argento. Ad eccezione del plauso al sempre straordinario Roi ai disegni, non ho condiviso mezza riga di quanto scrisse Cass. Per me “Profondo nero” era monnezza allo stato puro, il punto più basso raggiunto dal supposto rilancio della serie (o meglio, supposta), uno dei peggiori numeri degli ultimi anni, che non erano proprio stati ricchi di successi.

Nel decennio post “Numero 200” mi sono sforzato di dare chance, ripetute e forse ingiustificate alla serie passata sotto la guida di Roberto Recchioni, che avevo conosciuto agli albori di “John Doe”. Recchioni è alla guida dal 2013-2014 e il cambio di rotta ha dato risultati modesti, ma sarebbe più corretto dire che il cambio di rotta non c’è mai stato davvero. La cosa migliore uscita dal nuovo corso non è neanche voluta: quella Saga del Pianeta dei Morti con un Dylan invecchiato in un mondo zombificato, che era riuscita a creare una piccola mitologia che giocava col passato e col futuro. Ho sempre avuto l’impressione che quella mini saga sia stata un successo casuale, piovuto dal cielo, anche perché sbocciata fuori dalla serie regolare dove invece la qualità delle storie e l’appeal dei personaggi (non solo Dylan), non era migliorato rispetto al limbo di alti e bassi in cui viaggiava.
Ma come ha reagito la direzione recchioniana alla produzione di sceneggiature sempre meno brillanti? Moltiplicando l’offerta: più libroni Maxi (pardon, Old Boy), più Color Fest e albi a colori in generale, più cross-over (Morgan Lost, Dampyr, Mister No, persino Nathan Never e Batman). Come se produrre più storie fosse la soluzione per cercare di beccarne una giusta ogni tanto, tipo il sorprendente terzo cross-over “Dylan Dog & Martin Mystère: L’abisso del male”, un bel fumettone nato però dalla penna dei mysteriani Recagno e Castelli.

Tipo un monito di sventura sul Necronomicom
Profondo nero è stata la pietra tombale che mi ha spinto ad ignorare la serie regolare fino al 400. C’è stato circa un anno di preparazione per il “Ciclo della Cometa” che doveva mettere le basi per lo sconvolgimento di Dyd e segnare una nuova partenza. Ora, io mi aspettavo che il 400 desse un senso alla meteora, ma così non è stato. Sembra anzi che il 399 sia stato la pietra tombale su Dylan come lo conosciamo e il 400 un meta-delirio nostalgico.
Le storie della cometa le ho sfogliate e leggiucchiate, senza che nessuna mi abbia davvero convinto a portare un albo a casa. Apro parentesi per quella cifra di numeri blisterati coi “Tarocchi di Dylan Dog”: chissenefrega! Dopo essermi sorbito troppi albi deludenti, col cavolo che mi fidavo a prenderne uno blisterato senza poterlo sfogliare. Datemi storie, i tarocchi vendeteli nelle bustine Panini. Questa manovra dei tarocchi, con Dyd impacchettato come non s’era mai visto mi ha ulteriormente indispettito.
Il 399, che ho praticamente letto rannicchiato in un angolo del supermercato senza portarmelo a casa, mi ha dato una pessima sensazione sullo stato della serie, con quei twist da triplo salto carpiato che mi fanno venire l’orticaria. Spoileroni: Dylan si sposa con una gnocca sconosciuta, poi no aspettate, si sposa con Groucho, che poi muore, e Dylan che non vendica Groucho per non dare soddisfazione a John Ghost, però poi cambia idea… ma cazzo questo è davvero Star Wars Disney episodio Dylan!
John Ghost, che doveva essere il nuovo villain in pianta stabile, non solo non mi ha mai convinto, ma non mi ha mai fatto né caldo né freddo. E proprio nel 399 arrivava a toccare il fondo della sua pochezza.

John Ghost mostra fieramente di aver rotto le palle
Quello che Recchioni ha fatto col 400 replica quello stesso sistema di citazionismo sterile cui sembra destinato ogni brand di successo con un grande pubblico, di cui magari vorrebbe pure sbarazzarsi ma non può perché da quel pubblico dipende la sua sopravvivenza. Il 400 è un impasto di carne macinata e macilenta in bilico tra Rian Johnson e J.J. Abrams. Scusa Robbé, non penso ti potessi offendere peggio di così.
Oh, io non lo invidio il povero Robbbberto. È matematico che quando stai a gestire un brand con una grossa fandom come ti giri pesti una merda. Però Robbé, noi stiamo qua ad aspettare da un paio d’anni e tu te ne vieni fuori con #400: L’Ascesa di Recchiolker, mi butti in scena Kurtz-Palpatine e allora ho ragione d’incazzarmi.

Coi tempi che corrono avrei una paura fottuta a presentare un titolo così pericolosamente profetico.
Nel numero 400, il fatto che si cerchi la vecchia iconografia rimarca l’incapacità di voler imporre quei personaggi che Recchioni e Co. vorrebbero in primo piano. Se davvero mi volevi dare Ghost come villain e Rania come nuova fiamma, sfancula Xabaras e Morgana una volta per tutte: ci piacevano come complesso edipico sclaviano, ma hanno già dato tutto, e proprio la Saga del Pianeta dei Morti ha spremuto l’ultima goccia da quei cadaveri. Gli omaggi mi vanno bene nelle storie fuori collana, ma se si raddoppia io lascio.
Se vuoi fare la tua storia coi tuoi personaggi, non devi ributtarmi (ributtantemente) nella mischia le vecchie glorie. Specie quando tiri fuori una Morgana nuda alta cinquanta metri e me la liquidi così dopo due pagine. Non le fai distruggere una città? Non mi trasformi Dylan e Morgana gigante in un “Arrietty” di Miyazaki in salsa horror? E allora che me ingigantisci a fare?
Il mascherone di Xabaras sulla grotta… ancora? Il galeone… ancora? Ma dillo che non vuoi mollare, che sei tu il fottuto nostalgico. Non incolpare me lettore se aspetto che TU ti liberi dai tuoi fantasmi. Guardami negli occhi Recchioncello: sono un dylandoghiano anni ’90, ti ho dato credito per le palle grosse di John Doe, e ho comprato anche troppi albi nella gestione del tuo (poco) lustro di governo a Craven Road: vuoi fare la tua roba con Dylan? Falla Giuda Ballerino! Non rivendermi la solita vecchia roba. Non me lo racconti tu il passato. Se vuoi insegnarmi il nuovo gira la lavagna e SCRIVI. Vuoi andare avanti o no? Certo che no, se quando mi fai il “rivoluzionario” Dylan Dog e Batman poi mi ributti nella mischia Xabaras e le storiella già vista sulla custodia del clarinetto assassino. Ma che è, seriamente? Siamo a cotanto riciclo?


Mi sembra di stare in un mondo in cui le formule remakofile in salsa Disney escono dalle fottute pareti e soffocano ogni arte sotto uno strato incrostato di omologazione tossico-citazionistica, politically correct e strizzatine d’occhio degne d’un ossessivo compulsivo con la congiuntivite. 
Il numero 400 di Dyd è l’apice di questa brutta malattia, quasi come la nuova trilogia di Star Wars: uno smaronamento infarcito di situazioni riproposte all’esasperazione, frasi trite e ritrite da tutti i media della cultura pop, film, serie, cartoni animati, letteratura colta, poesia, altre storie della serie. Un bordello in cui noi siamo le puttane e dobbiamo prenderci quello che ci danno, abituandoci allo squallore mentre da poveri illusi pensiamo ci sia dietro un po’ d’amore.

Caro Dylan, siamo decisamente in alto mare.
Come per “Profondo nero” anche qui l’abisso è profondo e nerissimo, coi disegni del grande Angelo Stano a farci vedere quant’è bello, oh, quant’è bello il funerale di quello zombi del nostro Dylan. Coi paginoni disegnati magnificamente e ben colorati, con la rinuncia alle canoniche 6 vignette del bonellide, forse a presagire una deriva verso il fumetto americanoide coi disegnoni giganti e poco testo.

Recchioni e compagni di merende, che certo non sono stupidi, lo sanno che per tenere a galla la baracca devono continuare a puntare sui disegnatori di massimo talento, da Roi a Freghieri, al meno prolifico ma inossidabile Stano. Ma si sa che il guaio non sono certo i disegni, ma le sceneggiature.
Nel 400, Recchioni si è idealmente sfogato contro tutti, i lettori e forse pure gli sceneggiatori, di certo con l’icona ingombrante ombra di Tiziano Sclavi, richiamato (forzatamente?) a scrivere qualche storia per arginare una disaffezione generale, nella speranza di vendere qualche copia in più con lo strillo in copertina “Scritto da Tiziano Sclavi”. Strilli in copertina che non gradisco.
Peccato che Recchioncello abbia trasformato questa specie di complesso d’inferiorità in una roba caotica affogata nella banalità di un mare di citazioni sterili: sembra di leggere la sua lista della spesa. Tra l’altro, era buona creanza nei vecchi Dyd mettere un bell'asterisco quando si faceva una citazione. Ma in questo caso avremmo avuto più didascalie con gli asterischi che balloons.


Allerta spoilerone: Sclavi diventa il Colonnello Kurtz di Apocalypse Now, un gigante da uccidere perché il nuovo Dylan possa nascere, e R.R. gioca con la sua stessa ripetizione, con uno Stano stufo di disegnare sempre le solite cose, come fosse condannato a farlo. Mi pare di vederci tutta la frustrazione di Robbé che cerca di arrabattarsi tra l’anima vecchia e quella nuova, tra una schiera di aficionados rompicoglioni (come il sottoscritto), nuovi lettori (?) e meccaniche di un mercato al ribasso, con le edicole (braccio armato della Bonelli nei decenni passati) che muoiono come mosche sotto il DDT dei media moderni.
A leggere questo 400 sembra di stare rimasticando una gomma che qualcuno ha attaccato sotto il banco delle scuole medie vent’anni fa, ma nel frattempo la gomma s’è indurita e non ha più sapore, le è rimasto il colore, quello sì. Ma è dura e non sa più di niente. Non c’è una storia, né un senso poetico nonostante le ampie citazioni colte, né un vero senso d’avventura.

Metafumetto puro. Robbé con le mani legate al cospetto del gigante Tiz. Paura eh?
La trovata in sé, di questo macello del vecchio da uccidere perché il giovane viva non mi sarebbe neanche dispiaciuta. È la filosofia del buon vecchio Hartigan di Sin City “la morte del vecchio per la vita della ragazza, uno scambio equo”. Salvo il fatto che in questo numero sembri più Kylo Ren aka Rian Johnson che se la prende con Luke Skywalker e tutto il fandom della Trilogia Classica: “è ora che ciò che è vecchio muoia”. Ed ecco che il cadavere puzza un po’ di più. 
Ok, il 400 è un metafumetto, ma se metà è fumetto l’altra metà è me…ro spreco di belle tavole, gagliardissime ma prive di uno straccio di sceneggiatura. Ammazzare l’icona Sclavi non è lesa maestà, ma non ha senso dopo anni in cui la serie arranca e si spera che Lui scriva una nuova storia, così da poterci mettere lo strillo in copertina. E non se ne può più delle storie “meta”, ché Sclavi fu il maestro sin dagli albori con Morgana, ma negli ultimi anni di meta-storie nella serie regolare se ne sono già viste. Una “Graphic horror novel” basta e avanza nel giro di qualche anno, altrimenti il continuo bucare il muro tra fumetto e realtà diventa privo di sorpresa e stupore, così come i ripetuti sguardi indietro ai cliché di Dylan, criticati all’interno di questa o quella storia, facendone materiale di discussione autoreferenziale.

“Lo sapevo. Ormai non vado più da nessuna parte.”
Il vero guaio di Dyd è che le sue storie non mi lasciano niente da troppo tempo, faticano anche solo ad intrattenermi. È facile criticare certo, ma c’è da rivendicarne il diritto se si è dato credito a questo tentativo di rilancio che dura da anni e non ha dato i frutti sperati (almeno per me, da lettore).
I numeri “celebrativi” avevano avuto senso sino al 200, con storie importanti nella storyline dei personaggi, mentre i successivi si sono rivelati stanche riproposizioni di una mitologia priva di nuovi spunti. Già il 300 fu una rimasticazione senz’anima. Il 400 è la dimostrazione di come la serie abbia marciato sulle ossa del suo passato, incapace di costruire nuovi pilastri (im)portanti. E non promette niente di nuovo né di buono.

“Finalmente ho compiuto la mia trasformazione”, “Gna!”, “Mettendo la barbetta a Dylan nessuno penserà che ho preso il suo posto! Dalla doppia N di Nathan Never alla doppia D di Dylan Dog, D.D. è giunta la doppia R di Roberto Recchioni!”, “Gna?”, “Certo che al pubblico piacerò, sono figo come John Doe, mica come quel salsicciotto di Sclavi!”
Non sono tanto importanti le “formule” e i grandi progetti, quanto gli albi singoli, anche una tantum, con belle storie da leggere. Bei personaggi, buoni o cattivi, che ti lascino qualcosa, capaci di farti affezionare anche nello spazio di poche pagine, o prenderti a calci nello stomaco facendoti sentire una merda per l’orrore del mondo che ti circonda, e che sai di vivere tutti i giorni. Ma qui si va avanti a promettere un “dopo”, sempre ammesso…


P.S.
Mille grazie a Quinto Moro per aver recensito questo fumetto!
Vi invito tutti a passare a scoprire qualcuno dei suoi lavori, che potete trovate QUI.

54 commenti:

  1. Da quando DD non è più di Tiziano Sclavi non ho più letto nulla. Ma non per pregiudizio. Non mi è più capitato di acquistare uno di quei volumi raccolta dei quali ne ho parecchi. Cambio di vita, di tempi, di abitudini. Ma continuo a leggere recensioni negative su Recchioni, per cui mi sa che non ho perso niente.
    Ps. Non ho nemmeno visto quel brutto film...

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    1. Oh, non riapriamo brutte ferite parlando di quel film, che fu una cosa mai digerita da molti fan.
      Io ho abbandonato e ripreso Dyd più volte, il cambio di vita tempi ecc. capita a tutti, ma recuperavo sempre.
      Sono arrivate tante buone storie anche senza Sclavi, ma qualcosa si è perso per strada e ormai sembra ci sia rimasto poco. Dispiace, perchè non è che si goda a vedere uno dei fumetti italiani più importanti finire così.

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  2. Mai stata lettrice di DD ma a 'sto giro il suono delle vesti strappate dei fan è giunto persino a me... Ho parecchi amici lettori o ex lettori inviperiti come bisce...

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    1. C'è uno zoccolo più duro inviperito da tempo con la nuova gestione. Non mi considero uno di quelli, ma il cambio al vertice c'è stato già da 5-6 anni, io gli ho dato delle chance e non vedo miglioramenti. Tentativi? Tanti, e magari anche questo andrebbe apprezzato, ma il risultato...

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  3. Bentornato, Cass!!
    E auguri.
    Dunque, metto le mani avanti. Ormai chi tocca Recchioni bestemmia la Madonna.
    Chemmifrega, andro' all' inferno.
    La Bonelli sta cercando disperatamente di darsi un'ammodernata. Ma tra il dire e il fare...tipo Morgan Lost. E'inutile farmi una realta' alternativa se poi non me la sfrutti neanche.
    DD fu una rivoluzione, ai tempi. Con un protagonista che aveva una vita sessuale (vivace, pure) e tanto splatter. Non a caso ha dato vita ad un sacco di riuscite emulazioni (tipo l'omonima rivista).
    Dopo un inizio un po' incerto, a partire da Anna Never in poi ha sfornato una paccata di storie una piu' bella dell'altra.
    E poco importa che scopiazzasse a mano bassa. E' un vecchio vizio della Bonelli.
    Poi si e' evoluto. E ha iniziato ad usare l'horror come metafora per mostrare e criticare la societa'.
    Ma...ora? Dopo il numero 200, cosa ne e' stato di Dylan?
    Chi, cosa vuol essere veramente?
    Tra cross - over assurdi e meta - referenzialita' da quattro soldi (non basta farla. Devi essere CAPACE DI FARLA) non si capisce piu' niente.
    Stanno mandando alla malora tutto quel che di buono hanno costruito, trasformando DD in un fumettone insulso che deve vendere e basta, non importa cosa contenga.
    Almwno Tex e' identico a se' stesso da oltre mezzo secolo, sai cosa aspettarti.
    Ma fare come nei comics...cioe' arrivare a far avvitare un universo narrativo su se' stesso ed infilarci dentro di tutto al punto di snaturarlo, pur di farlo sopravvivere...non e' la strada giusta.
    Non dico di chiuderlo. Probabilmente ai lettori odierni piacera' anche.
    Io mi tengo il vecchio Dylan.
    Tanto non e' a me che guarda, il mercato.
    Xabaras (ma anche il dottor Hicks, o Lord Cherryll) avra' anche dato tutto, sicuramente. Ma Ghost non vale neanche un quarto, di quelli.
    Un'ultima riflessione.
    Stanno dando tutto in mano a Recchioni, li' alla Bonelli. Ma...siamo sicuri sia stata una buona idea?
    Meh.

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    1. Ghost per quanto mi riguarda è stato un buco nell'acqua, per paradosso dico che ci si doveva puntare di più e mandare Xabaras in soffitta per sempre giusto per evitare di rovinare un personaggio iconico, e far rivaleggiare quello nuovo con un gigante il cui fascino non può essere battuto.

      Il mondo editoriale è cambiato brutalmente, la società idem, e ci sarebbero tanti discorsi da fare sul mercato del fumetto italiano. Non credo sia tutta colpa di Recchioni, è arrivato a crisi in corso (era arrivato per quello), ora però la crisi porta anche le sue responsabilità.

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    2. Grazie capo, la riapertura ufficiale del sepolc... Ehm della Bara è il 7 gennaio, ma intanto possiamo goderci questo regalo di Quinto Moro ;-) Recchioni ha un'impostazione molto americana strutturava i suoi fumetti in "stagioni" prima che le serie tv sdoganassero qui da noi il formato. il suo "John Doe" era tanta roba così come "Orfani", almeno la prima stagione, poi mi sono un po' perso i seguiti. Personalmente ho apprezzato sia il 399 che il 400, ma probabilmente perché io sono il lettore saltuario a cui Recchioni si rivolge, la mega battaglia del numero 399 è qualcosa più da fumetto americano, infatti Quinto Moro lamenta giustamente la classica impostazione Bonelli (tanti dialoghi). Si spera che ora che ha davvero (forse...) spazzato via il vecchio, possa scrivere le SUE storie di Dylan Dog, a questo punto le chiacchiere stanno a zero. Cheers!

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    3. Non so, ragazzi.
      A me Recchioni continua a non convincere.
      E mi riferisco pure a Orfani e John Doe, che in teoria dovrebbero rappresentare i punti di forza della sua produzione.
      Forse sono io che non capisco il suo stile, tutto qui.
      Di sicuro fara' presa sui lettori di oggi, ma a me non prende proprio.
      Guarda Orfani, ad esempio.
      A me, nei primi episodi, vedere il tizio che li addestrava che sembrava l'allenatore di Mila e Shiro, oppure il ragazzino che veniva sottoposto ad esperimenti e gli veniva un braccio come quello del Tyrant di Resident Evil...
      Non so. A me hanno dato persino fastidio.
      Mi sa di insipido, di sterile.
      Guardate DD, ad esempio. Non vi nascondo che le storie che apprezzavo di piu' erano quelle speciali per i vari almanacchi, ultimamente.
      Come dicevamo, in un fumetto l'ambientazione e i personaggi possono sopperire ad una trama con delle lacune. Ma in genere i disegni da soli non bastano.
      Alle volte Recchioni punta tutto sui disegni per indorare il niente, a mio giudizio.
      Monolith ne e' il perfetto esempio. Disegnato da Dio.Ma la trama e' davvero un'inezia.
      E i personaggi odiosi.
      Poi, come giustamente dite...il discorso e' complesso.
      Credo che risalga anche dalla formazione culturale di un autore.
      Prendendo l'esempio di Legs Weaver, che hanno citato...persino con opere di stampo piu' leggero ci si ispirava ad autori come Dick, Gibson, Asimov. O gli Urania.
      Ma gli autori di oggi da dove prendono spunto?
      Da Mass Effect?
      Dai videogames? Siamo seri, dai.
      E lo dico da videogiocatori.
      Scusate se ho divagato.
      Tornando a prima...non so, Recchioni non riesco proprio a farmelo andare giu'.
      E dire che che ci ho provato.
      Ma...niente.

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    4. La Bonelli ha sempre usato mosse post moderne, basta dire che le spalle degli eroi sono spesso personaggi famosi (Groucho per Dylan Dog, Poe per Magico Vento). Recchioni vive é muore sul post modernismo, in "Orfani" ma anche nel post Quinto Moro lo ha ben sottolineato. Il problema del postmodernismo è che bisogna saperlo dosare, e ultimamente é scappato di mano, le citazioni e le strizzare d'occhio al passato, sono più importanti della storia stessa (ogni riferimento a fatti, cose o all'ultimo Guerre Stellari é puramente voluto). Cheers!

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  4. Che poi, parlando della Bonelli, io forse sono uno dei pochi che ha apprezzato la serie Legs, che era tutta una serie di citazioni del mondo sci-fi e non solo. La sua chiusura mi era dispiaciuta molto. Chissà che non torni?

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    1. Stanno riportando in vita di tutto, da Magico Vento a Mister No. Legs era una rilettura in chiave più comica della fantascienza rispetto al ben più serioso Nathan Never, infatti quando le vendite calarono e cercarono di rendere più serio il personaggio, chiuse i battenti.
      Non lo escluderei, la Bonelli è indietro sui personaggi femminili, forse i tempi sono maturi per una nuova Legs. Chissà.

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    2. Mi ricordo ancora gli editoriali di quel 2005 (anno della chiusura), dove molto diplomaticamente si pretendeva di far credere che ormai Legs avesse detto tutto quello che aveva da dire... quando il problema principale -secondo il mio opinabilissimo parere- consisteva nell'aver scelto, anche per una sopraggiunta questione di coerenza editoriale non più rimandabile, di farla di nuovo "parlare" con il serio linguaggio della serie principale alla quale lei comunque continuava ad appartenere e che, presto o tardi, sarebbe tornata a reclamarla: con una guerra contro le stazioni orbitanti in corso (la saga di Atlantide e quella dei Venerabili, a livello catastrofico e in termini di perdita di vite umane, erano senz'altro state di portata più ridotta) nell'universo narrativo di Nathan, e cioè il medesimo suo, quanto senso avrebbe avuto continuare a portare avanti una Legs umoristica e ostentatamente ottimista? Io, da lettore fedele di entrambe le testate, approvai la svolta, perché se non altro potevo provare a capirne le ragioni, ma per lettori e lettrici della sola Legs questo probabilmente non aveva significato nient'altro che il trovarsi di fronte a un personaggio ormai irriconoscibile e indegno di continuare ad essere acquistato (fermo restando che la formula leggera e quasi parodistica sempre più di rado raggiungeva la freschezza degli esordi)...
      Tornando a Dylan Dog (non ho ancora letto il 400) che posso sinteticamente dire, a qualche anno di distanza dall'inizio del nuovo corso? Recchioni con la propria gestione avrà evitato la prematura chiusura della testata, d'accordo, ma di risultati davvero memorabili (non dico davvero buoni, che di quelli ce ne sono anche stati qua e là, vedi l'esordio del rilancio con "Spazio profondo": dico proprio memorabili, alla Sclavi, sapiente uso del citazionismo compreso) io ancora non ne ho visti... Rimanendo nel binomio Rrobe/Bonelli, ammetto di essermi divertito molto di più con Orfani e relative serie a seguire, nonostante il livello altalenante e il discutibile finale.

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  5. Personalmente, Dylan Dog non mi è mai piaciuto molto: da ragazzino lo leggevo perché era un fumetto horror, talvolta disegnato bene, ma è sempre stato un fumetto banalotto, scopiazzone (minigame: ogni numero ha almeno una scopiazzatura spacciata per citazione. Trovale tutte!) e pure un bel po' moralista.
    Poi trovavi quasi sempre la stessa struttura: top model trascina Dylan in un caso ai confini della realtà, i due vanno a letto insieme, mostro, Groucho tira la pistola a Dylan (lui non ha posto belle tasche) poi il mostro non è un mostro, alla Scooby-Doo, ma il mostro esce all'ultima tavola.
    Un deja vu continuo, tra formule e "citazioni", si salva ben poco. De gustibus.

    Nella gestione Recchioni, dal.poco che ho letto, si sono tentati dei timidi tentatividi svecchiare le storie, ma sono davvero troppo timidi - e non puoi modernizzare un fumetto vecchio saccheggiando idee strausate, come il circo inquietante o la gente che non muore perché la morte è in vacanza.

    Alla fine, la "nuova" gestione ha scontentato sia chi si era rotto della solita minestra, sia chi voleva sempre proprio quella minestra e sperare di salvare tutto con la faccia tosta sui social e arruolando disegnatori divini per storie fiacche è come aspettarsi il grand guignol dai Piccoli Brividi di Stine.
    Non serve il quinto senso e mezzo per capire che o spingi di più sul nuovo (una buona trama orizzontale, unita alle classiche verticali, potrebbe essere una soluzione, ma da come mi hanno raccontato la cometa, non ci siamo ancora) o ti dai completamente all'accanimento terapeutico e mandi Dylan a scopare in giro a caso, mentre Groucho spara freddure e lancia pistole e il mostro delle leggende urbane si rivela un pazzo mascherato a cui fare la predica.

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    1. A mio parere, Dylan "moralista" ci è diventato solo nella seconda metà della sua vita editoriale, nel tentativo di emulare le riflessioni (spesso profonde) degli esordi. Credo si avverta quando un autore sente un tema e ne parla, rispetto a quando ce lo ficca dentro perché rientra in una logica editoriale.

      La faccenda del citazionismo va vista da due punti diversi: Sclavi non copiava, rubava letteralmente, piegava una trama o una storia di qualcun altro al mondo che lui voleva creare, e alle cose che voleva comunicare. Nonostante questo aveva uno stile visionario. Attingeva a piene mani dalla letteratura horror ed era un valore aggiunto, non un limite.

      Col tempo tutto questo è diventato un citazionismo molto più canonico, sino a risultare fine a se stesso, e questo n. 400 ne è il culmine, la dimostrazione peggiore.

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  6. Grande recensione.
    Grazie.
    Ho lasciato Dylan tempo fa, ben prima di questo "nuovo avvento", ma posso cogliere quanto basta per sapere che è stato meglio così. Sulla cresta dell'onda.

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    1. Grazie, anche se avrei preferito recensire qualcosa di bello…

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  7. Dunque...a prescindere che condivido molte (la maggior parte delle cose che hai scritto) secondo me la vera domanda da farsi sarebbe come mai di tutte le serie lanciate dalla Bonelli negli ultimi dieci\dodici anni il solo "DragoNero" sia riuscito a superare la sfida delle vendite e lo scoglio delle edicole. A Recchioni riconosco il merito di aver creato ottime storie in passato ed un paio di buoni personaggi ("Ucciderò di Nuovo Billy the Kid"; la prima stagione di John Doe etc etc)e ritengo non sia facile per niente trattare un personaggio storico del fumetto italiano come DyD col perenne rischio di scontentare qualcuno concordo però con la tua analisi che le ultime storie "dylaniate" non abbiano saputo nè essere coerenti col passato nè siano riuscite ad essere così coraggiose dal voler perlomeno provare a battere nuove strade.Forse questo avverrà adesso, non so....
    Vedere e leggere numeri come il 399 o il 400 mi fa aumentare la stima verso persone come Burattini o Boselli tanto per dirne due che, rispettivamente, su "Zagor" e "Dampyr" continuano a scrivere storie apprezzabili (certo con pochi scossoni ) ma totalmente rispettose dei personaggi ed in grado di farsi leggere.
    Anni fa quando "Martin Mystere" passò alla bimestralità qualcuno ne chiese i motivi ad Alfredo Castelli, il quale rispose con la massima sincerità possibile che se fosse dipeso da lui avrebbe preferito scrivere e far uscire al massimo una sola storia di Martin Mystere all'anno sul modello degli album francesi dal momento che-sempre secondo Castelli- il suo personaggio aveva detto quasi tutto quello che aveva da dire ma che la bimestralità voluta dalla CE era comunque un buon compromesso perchè avrebbe permesso agli autori di realizzare certamente meno avventure di MM ma di maggiore qualità.
    Un abbraccio a tutti, anche a Recchioni che spero di riuscire ad intervistare per il mio blog prima o poi.

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    1. Hai fatto l'esempio perfetto: Zio Marty per sopravvivere è diventato bimestrale, e io auspicavo che anche dalle parti di Dylan si dessero una calmata, almeno con le storie fuori serie. Era evidente che non si riusciva più a creare materiale interessante con così tanta offerta. Ma invece di correre ai ripari sulla qualità, sono andati nella direzione opposta: produciamo più roba sperando di venderne di più. Mettiamo Dylan ovunque, in giro per altre storie e altre serie.
      Ma io lettore, reagisco comprando meno, cercando quel poco che può convincermi. Oh, se lo fanno vuol dire che i numeri gli daranno in qualche modo ragione.

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    2. Nick spero di poter leggere un giorno la tua intervista a RRobe ;-) Cheers

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    3. Se è un'intervista di persona invita qualcuno. Abbiamo da parte una cassa di materiali invenduti del 1986, foulard, ombrelli e plettri di chitarra dall'epoca degli Uccisori :-D (i plettri sono uno dei pochi strumenti mai diventati armi assassine in Dyd, sarebbe la volta buona)

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  8. Bellissima recensione, io stavo preparando la mia ma posso solo andarmi a nascondere :D Comunque a me l'albo è piaciuto, tiè!

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    1. Se devo dirla tutta anche a me il no. 400 è piaciuto, ma io sono un lettore saltuario, forse il target di riferimento per Rrobe (una sorta...), però leggendo Quinto Moro è chiaro che i difetti ci sono, l'uso estemporaneo di Morgana ad esempio. Inoltre penso sia ora per Recchioni di iniziare davvero con la sua versione del personaggio, bisogna dire che per ora, è riuscito a rendere "Dylan Dog" di nuovo un personaggio alla moda, se mi passi il termine. Cheers!

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    2. Ci stanno i pareri opposti, anzi mi piace leggerli. Soprattutto mi piacciono i pareri dei lettori "nuovi", che del personaggio magari non conoscono tutto il passato, l'hanno conosciuto di recente e lo stanno seguendo anche soddisfatti.

      Però Cassidy, come hai fatto a reggere quel citazionismo ad cazzum?
      Va bé, lo so che tu leggi moooolti più fumetti di me. Io quando ne leggo uno voglio che abbia i controcazzi. Anche perché la mia lamentela generica è tutta qui: il tempo e l'impegno. Il tempo e "l'impegno" di sedermi a leggere un fumetto. Dylan oggi è poverissimo di testo, fila via e finisce subito. E' un albo a rapido consumo. Le vecchie storie avevano molto più testo, più dialoghi, la storia si sviluppava più densamente.
      Forse la differenza è tutta qui. Venendo da quel tipo di storie, non digerisco storie più veloci e superficiali. Non in Dylan Dog. La serialità Marvel o DC ha altre regole, meno pagine, diversa struttura narrativa. I fumettari come te lo vedono diversamente.
      Magari il problema siamo proprio noi, affezionati a quel tipo di fumetto all'italiana.

      Dyd è l'unico personaggio che ho seguito per più decenni, perciò il mio rapporto è diverso. Ci sta che leggendo un albo ogni tanto si abbia una percezione diversa. Magari è a quello che punta oggi la Bonelli, un pubblico più eterogeneo, e sarà per quello che schiaffano il personaggio qua e là (e non sono certo contrario ai crossover, se fatti bene).
      Però avevo apprezzato la fase Bonelli delle "miniserie" coi vari Demian, Volto Nascosto, Brad Barron. Personaggi che avevano una loro anima solida e il loro perché, nascevano per raccontare una storia e avevano una direzione che durava per quel tot di numeri. Direzione che Dylan non sembra più mantenere neanche per brevi periodi.

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    3. Il citazionismo è esagerato, ma quando si fa una storia metafumettistica si rischia di diventare narcisi, cosa che Recchioni é, anche abbastanza. Ho colto gli intenti, voler "uccidere" i maestri e andare avanti. Solo che io del ciclo della cometa ho letto due numeri, non mi sono sorbito tutto il conto alla rovescia. Inoltre é chiaro che Recchioni stia cercando di svecchiare la Bonelli, ma il formato Bonelliano non è il comic book americano che ha meno pagine e anche più grandi, più adatte a disegni con meno dialoghi. Ma non credo sia nemmeno questo il problema, una storia molto dialogata può essere comunque valida, per ora Recchioni ha cercato solo di tirare dentro quanti più nuovi lettori basta dire che é saltata la collaborazione con il rapper Salmo, che sarà anche appassionato di horror (da quanto so su di lui, non molto per la verità) ma sarebbe stato l'equivalente del doppiaggio Vip per le edizioni Italioti dei nostri film. Ora Recchioni é spalle al muro, deve firmare la sua versione del personaggio, ma é significativo che la prossima mini (Dylan Dog 666, di sei numeri) sia ispirata ancora a Tiziano Sclavi, visto che pare utilizzare almeno un personaggio di "Della morte dell'amore". Cheers!

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  9. Iniziai a leggerlo a 6-7 anni (classe 1985) nelle estati dove trovavi ceste piene di DYD da cui attingere… tesori, successivamente negli anni, per chi colleziona fumetti (inziai nel 90 col Corrierino dei piccoli e Tiramolla) da quell'età in poi non smisi più. Appassionato di mostri, DYD era all'epoca il santo Graal. Sinceramente adoravo il citazionismo che permeava ogni numero, sapevo che quel determinato nemico era Freddy Krueger per esempio (Mana Cerace) un crudele Joker alla Bolland\Moore (Grin la iena) o che una determinata storia era un po' una strizzatONA d'occhio a quel dato film talvolta di serie B.. una "chicca" in più tutto questo, che mi portava a leggere questo o quel numero, in quella data giornata in spiaggia. Un amore dicevo, diventato routine verso il 2000.... Da quel punto in poi, mi accorsi che qualcosa non andava… Dylan era sempre Dylan, le storie erano ok, alcune fantastiche, altre un po' meno, ma sentivo già che forse era davvero meglio lasciar finire il tutto con il 100.... continuai però perchè dopo tanti anni un matrimonio può diventare routine è vero, ma l'amore deve esserci sempre (se mi passate la metafora)… Mi aveva regalato anni di orrore e numeri che ancora oggi sono fiero di rileggere costantemente ( il brivido, nel finale degli "uccisori", o la lacrima con Ghor che muore, scappa sempre), quindi che cosa avevo da lamentarmi? Così continuai, non sempre arrivando puntuale all'appuntamento come una volta, ma recuperando poco dopo.. Passano gli anni, si arriva al decennio appena passato.. E haimè lo spettro del "qualcosa non funziona più" è sempre nell'aria… Ma come si fa a abbandonare tutto? Allora pur di non far soffrire il bambino (interiore), stiam insieme ancora un pò.. arrivando a anni recenti: appuntamenti saltati stavolta raramente venivano recuperati, noia, cambiamenti per nulla necessari e a tratti squallidi.. ma si guardava sempre ai tempi felici, e si leggevano cose vecchie, per cui in un certo senso non si era mai spento nulla del tutto…. ma con anni di vuoto sono arrivato qualche tempo fa dicevo a questo traguardo del 400. I tarocchi (i gadget un po' mi comprano ancora, e si fanno comprare) mi convinsero ad iniziarlo questo ciclo della meteora (che immaginavo sarebbe stata una boiata immensa, non vedendo praticamente quasi alcun collegamento di numero in numero, come invece DOVREBBE essere, se non mini disgrazie e personaggi di cui non si sentiva minimamente il bisogno come tutto il resto (faccio parte di quella parte di pubblico che Recchioni lo vorrebbe a spaccar rocce in una miniera, senza canarino possibilmente perché quello è il suo posto.) MA continuai, numero dopo numero ad illudermi ch sarebbe stato qualcosa di grande, O bhe… meglio del 300 almeno (che paragonato al 400 ora mi sembra il caso editoriale del secolo..) Schifai prepotentemente il 399, sicuro non avessero avuto alcuna idea ma sperando una soluzione, un qualcosa che appunto, non c'è stato. Solo metafumetto, che è l'ultima cosa che vorrei leggere. Ma che me ne frega a me di Recchia che si lamenta di quanto è tedioso disegnare.. dammi una TRAMA da seguire, non Sclavi che dovrebbe esser Brando e invece sembra Benny Hill disegnato da Rob Leyfield,.. Dylan funzionava proprio perché la formula, per quanto ripetitiva, partiva da una scopiazzatura per poi comunicare molto altro. Esempio lampante? "Vampiri". Questo era, Dylan Dog. Era, appunto perché per me si ferma qui… Ringrazio Recchia per avermi liberato da quella triste prigionia che era leggere DYD negli ultimi anni, senza rancori (se non qualche soldo che vorrei indietro) io e il signor DAILAN, possiamo lasciarci in amicizia, sperando nel meglio… Che da quel che vedo sarà un "Dellamorte 2.0" nelle più rosee e utopistiche aspettative.. Che ovviamente, saranno ampiamente deluse. Dylan è finito, e come direbbe Marv sulla sedia elettrica di BaSIN City "ed era pure ora, ve lo dico io..."

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    1. Cattivissimo. Giustamente. Sacrosantemente cattivissimo.
      Dylan non abita più qui.

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  10. Non mi sono mai piaciuti i fumetti della Bonelli. Non nel senso che li ritenga cagate, ma nel senso che non appagano me. Tuttavia li conosco ed ho un'idea abbastanza chiara dei personaggi da essere stato in grado di seguire l'articolo e che dire? Sul citazionismo io posso dire che c'è sempre pesantemente stato: è una delle ragioni per le quali da adolescente non mi hanno mai appassionato ma anzi, mi hanno lasciato perplesso. Tra l'altro all'epoca volevo diventare un disegnatore di fumetti, ma leggendo Nathan Never e Dylan Dog che mi avevano prestato il messaggio che mi arrivava dagli artisti coinvolti era "cazzo, vorrei tanto disegnare/scrivere cose come queste, ma qua non me lo permettono e non posso fare altro che infilarcele dentro come citazioni ad ogni tre per due". Questo mi fece prendere una decisione che per alcuni suonerà stupida mentre per altri forse coraggiosa: piuttosto che lavorare così allora meglio lasciare perdere ed è quello che feci, appendendo le matite al chiodo (anche se oggi un bel robottone al volo ve lo so ancora disegnare).
    Se già prima consideravo così la Bonelli, non oso immaginare come sia degenerata la situazione se adesso anche gli appassionati sono arrivati a pensarlo.

    "Un bordello in cui noi siamo le puttane e dobbiamo prenderci quello che ci danno, abituandoci allo squallore mentre da poveri illusi pensiamo ci sia dietro un po’ d’amore." Ecco, su questa frase mi scatta un grosso applauso perchè è un concetto che pur con parole diverse io vado ripetendo da anni.
    E'come quando ho bastonato quel filmaccio di Ready Player One, sul quale ho scritto "Le citazioni ci stanno ma se usate una tantum, perché sono cose che equivalgono ad una strizzata d'occhio, ma una sola; non puoi basarci su un'intera opera perché allora non è più una strizzata d'occhio: diventa un tic nervoso."

    Mi dispiace per gli appassionati di Dylan Dog: avete il mio supporto morale.

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    1. Secondo me esiste anche un modo per inserire le citazioni, e reinterpretarle, ad esempio "Ready Player One" per me è già uno di quei film dove le citazioni hanno senso di esistere, il suo esatto opposto (in negativo) è l'uso che ne fa GIEI GIEI Abrams nei suoi film, ma per maggiori dettagli ho un post intero sul film di Spielberg più dettagliato. Cheers!

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  11. Il primo "Dylan Dog" che ho letto risale al 1988 e fu amore a prima vista: da lì fino all'incirca al 1992 o 1993 in pratica sono stato un seguace del Culto di Dylan (quando ancora si pronunciava Dàilan) e mio padre, che lo leggeva insieme a me, storceva la bocca: ma che so' 'ste stupidaggini?
    Veloce salto in avanti, mio padre a quasi settant'anni "scopre" Dylan Dog e impazzisce per lui, divorandone numero dopo numero e sparandosi l'INTERA serie regolare, con speciali e fuori collana annessi. Io ho letto forse 50 numeri, all'epoca, più speciali, ma lui se n'è sparati 400 in forse un paio d'anni.
    Così l'altro giorno lo vado a trovare e gli chiedo: ma insomma, 'sta cometa... è arrivata? E com'è andata? Mio padre, 72 anni, probabilmente il fan più vecchio di Dylan Dog, così commenta: «Che cazzata!»

    Da parecchio tempo mio padre è rimasto profondamente deluso dalla serie regolare e le sue stranezze, infatti aspetta con ansia l'uscita di "Oldboy", lo special tri(o quadri?)mestrale in cui ritrova il caro vecchio Dylan che tanto gli piace: gli attuali "voli pindarici" (parole sue) proprio non gli garbano.
    Dubito che i settantenni siano il pubblico di riferimento del personaggio, ma è anche vero che i "giovani d'oggi" non mi sembrano così appassionati di fumetti come le generazioni precedenti.

    Se Mister No e Legs Weaver ci hanno insegnato qualcosa, è che fare esperimenti narrativi per salvare una testata non serve a niente: vuol solo dire che la testata è già morta. Chiudila, fai piangere qualcuno, poi dopo qualche anno la riapri - come Mister No - lasciando intatti tutti i problemi che l'hanno fatta chiudere, e vai avanti.
    Così come Nick Raider non aveva più senso quando ormai il poliziesco all'americana non lo voleva più nessuno, in TV, mi chiedo: Dylan Dog ha senso oggi? L'horror-splatter che l'ha generato oggi non mi sembra così amato dal pubblico, com'era allora...

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    1. "I giovani d'oggi", così a naso mi sembrano invece più appassionati ai fumetti dei "giovani di ieri". Io sono cresciuto nel deserto di appassionati, nel senso che per tutta l'adolescenza non avevo praticamente nessun compagno di scuola che li leggesse. Oggi i cinecomic al cinema hanno aperto un mondo, la nerditudine è stata sdoganata, i manga sono distribuiti non più solo nelle fumetterie ma nei supermercati, cosa impensabile quand'ero ragazzino.
      Oggi il fumetto italiano ha molta più concorrenza, e produce molte più serie rispetto agli anni '90, quindi il pubblico si divide tra le varie testate, non è che uno può leggerli tutti.

      Il discorso sull'horror splatter è verissimo, quando Dylan è nato erano gli anni d'oro delle saghe di Freddy, Jason, Pinhead ecc. ma Dylan ha smesso di essere splatter da tanto, e anche quella è una parziale perdita di identità.

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    2. Il signor Etruscus lapidario, un anno di conto alla rovescia etichettato in un nano seconod! :-D Cheers

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  12. Allora ..ho letto la tua recensione appena Cassidy l’ha pubblicata e ho tremato perché alla fine mi ha confermato i motivi per cui DYD è ormai più o meno da cinque anni che sta perdendo smalto ..per me ha cominciato anche prima.
    Io ti dico che mi son fermato al 345 numero pubblicato nel maggio del 2015.
    Ero stanco di leggere ormai da diversi anni storie noiose accompagnate il più delle volte da disegni assai mediocri.
    Che dirti : per me non esiste il DYD di Sclavi o il DYD post Bloch ..per me l’indagatore dell’incubo era un buon fumetto horror che ha brillato di un meritato successo proprio negli anni che piaceva a me.
    Poi qualcosa è andato storto e non so dirti cosa.
    È pure vero ..che aldilà di alti e bassi ( più bassi mi sembra di leggere da quello che scrivi e questo rafforza la mia convinzione che ho fatto bene a non comprare più numeri dal 2015 ..) DYD ha continuato ad essere sotto i riflettori più di tanti eroi altri eroi Bonelliani , non penso che Tex abbia lo stesso merchandising ed interesse che negli anni è girato attorno a DYD , solo per farti un nome .
    Alla fine di tutto , essendo a digiuno di fumetti, lascia DYD per tuffarmi su diverse serie Marvel che adesso hanno finito il loro ciclo, ed essendo predisposto a ritornare a leggere l’Old boy o come si chiama adesso faccio tesoro della tua rece ma voglio “amare” di più quella di Fperale di Cen’tanni ecc..da vecchio lettore che mi pare si ponga in maniera più positiva sullo stesso n.400!
    Però ti ripeto son d’accordo in linea di massima con quello che scrivi..riguardo il declino delle storie negli anni .
    Adesso son tutto emozionato per il 401 , un nuovo inizio ..speriamo in meglio.
    Già il fatto che non ci sia più Groucho ( speriamo per sempre) è da orgasmo.😀

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    1. Per come lo stavano usando, Groucho era del tutto superfluo, stesso dicasi per Bloch. Avevano due personaggi e non sapevano più che farci. Quindi cos'hanno pensato? Di liquidarli. Meglio dell'accanimento terapeutico, ma a questo punto varrà anche per Dylan.
      All'inizio Groucho era un compagno d'avventure, una spalla non solo comica.

      Tex non avrà lo stesso merchandising di Dyd ma continua ad essere il più venduto di casa Bonelli, anche se nel corso di 30 ha praticamente dimezzato i suoi lettori, Tex è calato regolarmente, senza "tonfi" esagerati com'è successo a Dylan, che nello stesso periodo è crollato del 75%
      Non leggo Tex perciò non posso giudicare l'attuale qualità delle storie, ma vedendo i dati sul calo regolare ma senza drammi, vale la teoria della faccenda anagrafica dei sui vecchi lettori storici che… beh, muoiono.
      Considerato che è il fumetto più vecchio di tutti (1948) io lo considero ancora un miracolo editoriale, anzi, surreale.

      Dylan Dog, nel 2014 dopo circa 20 anni di vita editoriale aveva dimezzato le vendite, proprio dal 2014 che è il periodo di arrivo di Recchioni, le vendite si sono ulteriormente dimezzate. Dalle 240.000 del '91 alle 64.000 del 2018
      Qua ci sono un po' di dati:
      https://www.giornalepop.it/quante-copie-vendono-i-fumetti/
      http://mondofumetti.blogspot.com/

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    2. Penso che Tex e Zagor vivano in una sorta di "sospensione temporanea", un po' come Topolino.
      Sempre uguali a se'stessi, ma e' proprio in questo la chiave della loro sopravvivenza.
      Vivono in una sorta di limbo, con una formula ormai consolidata e fine a se' stessa.
      Ma proprio per questo efficace.
      Cambiare anche solo una virgola sarebbe un disastro editoriale.
      Al massimo ci si concede qualche escursione fuori porta. Tipo la serie TEX WILLER con le sue avventure giovanili di fuorilegge, che ho apprezzato parecchio. O gli albi fuori collana tipo quelli giganti (favolosi quelli di Magnus e Kubert), o le graphic novel come quella di Serpieri (Druuna, e ho detto tutto).
      Pienamente d'accordo.
      Groucho e Bloch non erano affatto superficiali, almeno all'inizio. Il primo era una sorta di grillo parlante, di coscienza critica per un protagonista tutt'altro che infallibile.
      Ed il vecchio ispettore...quante volte gli ha salvato la pelle e le chiappe al nostro Old Boy, specie quando le sue indagini arrivavano troppo in alto o diventavano troppo scomode?
      Erano due personaggi funzionali al contesto, e quindi utili.
      Se poi non hanno saputo che farci...lo ritengo l'ennesima riprova sulle dubbie capacita' di chi avrebbe dovuto rilanciare il fumetto.
      Tex e Zagor sono versatili proprio perche' possono affrontare delle imprese anche da soli. Ma Dylan...non e' in grado di reggere per conto suo.
      Piu' che mai ha bisogno di comprimari all'altezza.
      E invece hanno voluto andare in direzione opposta.
      Ribadisco: siamo sicuri di averlo affidato nelle mani giuste?
      Io continuo ad avere dubbi.

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    3. Invece a volte penso che anche per Dylan Dog sarebbe possibile, anche lui ha una dimensione "sospesa nel tempo" forse anche ben più caratteristica di quella di Tex. Sarebbe carino capire dove sono finite le storie del personaggio annunciate, quelle firmate dagli autori, lo speciale su Groucho di Ortolani, oppure la storia di Dylan Dog di Giacomo Bevilacqua. Secondo me Recchioni si sta tenendo tutto nel taschino, per potersi giocare gli assi dopo. Cheers

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    4. In un certo senso lo era, Cass.
      Un tempo, almeno.
      La Londra intesa come luogo in cui confluivano mostri, fantasmi e creature di ogni genere.
      Sembrava davvero la porta su altri mondi.
      Forse l'errore e' stato proprio volerlo rendere moderno.
      Scelta naturale, visto che il personaggio stesso e' una critica alla societa' con tutti i suoi difetti e le sue ipocrisie.
      Ma nel passaggio credo sia andato perso qualcosa.
      E quindi occorrerebbe fare un passo indietro.
      O forse hai ragione tu, Cass.
      E' il passo indietro che di solito si fa prima di compierne tre avanti, quello a cui stiamo assistendo.
      Ma ho i miei dubbi.
      Recchioni sta tirando troppo la corda.
      Il meglio deve ancora venire, dici?
      Dipende se glielo lasciano fare.
      Dipende se le famose frecce nel suo arco ce le ha davvero.
      Sempre ammesso che abbia ancora l'arco.
      Sempre ammesso che ce le abbia mai avute.
      Si torna sempre li', alla fine.
      Ha mai avuto veramente qualcosa da proporre, questo autore?
      Stiamo a vedere.
      Sarei lieto di venire smentito.
      Anche perche' vedere DD finire cosi', dopo tutto quel che ha dato al fumetto nostrano...e' triste.

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    5. Da quello che ho letto, Zagor è praticamente morto, vende pochissimo, forse la tengono aperta più per una questione affettiva.
      Sulla "modernità" di Dylan avrei qualcosa da ridire. Come l'avrebbero reso moderno? Mettendoci dentro gli smartphone?
      Sul tenersi tutto in serbo… ehm, per chi? Dopo che hai perso un'altra metà dei tuoi lettori, è molto più difficile recuperarli. O vorranno "premiare" chi si è bevuto questi anni di declino dandogli veramente qualcosa.? Ci credo poco.

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    6. Si, ho idea di si.
      Forse pensano che basti buttarci dentro gli smartphone e i social per renderlo al passo coi tempi.
      Cosa che odio, tra l'altro.
      Fosse per me, ne farei volentieri a meno.
      A dare fastidio e' proprio questo. L'eterno senso di incompiuto di questa nuova gestione.
      Sempre in attesa della svolta.
      Che tra l'altro non arriva mai.
      Ma ripeto: mi piacerebbe venire smentito.
      Pero' anch'io lo ritengo poco probabile.
      Stiamo a vedere. Sempre ammesso che Recchioni abbia davvero qualcosa da offrire.
      Io ne dubito.

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  13. Si ...non c’è da fare i salti mortali dall’entusiasmo nemmeno per Tex da quello che scrivi.
    Sinceramente dopo DYD della Bonelli ho seguito qualche serie auto conclusiva che ho trovato abbastanza carina: Brad Barron e Lukas ad esempio.
    Staremo a vedere.
    Grazie per la risposta e i link

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    1. Brad Barron mi piacque un sacco, insieme a Volto Nascosto credo sia stata una delle migliori serie autoconclusive. In quel periodo (circa 2006) credo fosse una reazione della Bonelli alla crisi del mercato. Non so come sia andata in termini economici, ma vennero fuori alcune cose molto valide.

      Mi sono letto anche una lunga intervista ad Antonio Serra, uno dei papà di Nathan Never, in cui parla della crisi editoriale (pure NN ormai è in crisi nera). Non condivido una parte delle cose che dice, tipo indicando i videogiochi tra i "responsabili" della crisi del fumetto. Cosa a mio parere fuori fuoco: ero in incallito lettore di fumetti proprio negli anni in cui ero un incallito videogiocatore, e in cui sono diventato un incallito cinefilo, ed ho iniziato ad essere un lettore di libri.

      Le passioni si muovono, per chi ne ha, attraverso i media. La passione per uno non esclude quella per un altro.

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    2. No, chiaramente non si escludono, ma non penso si possa paragonare l'esplosione del videogioco dei '90 con quella dei decenni seguenti. Soprattutto a causa di Internet e del suo appeal fra i giovanissimi

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  14. Che Recchioni fosse un èo' un rincoglionito si capiva da "Romero ha avuto una intuizione degna di un genio nel reinventare la figura del non-morto, rendendola perfetta e versatile metafora di molti brutti aspetti della nostra società e icona persistente del nostro immaginario. Ma i suoi (enormi) meriti si fermano qui, perché il suo talento registico è sempre stato a dir poco mediocre, come i film successivi a Dawn of the Dead dimostrano ampiamente." http://www.bestmovie.it/news/zombi-vs-dawn-of-the-dead-roberto-recchioni-confronta-le-due-versioni-del-film-romero/567234/ Prima di dare a Romero di "mediocre" starei molto molto attento. Tra l'altro tra i film successivi mi pare ci siano tra gli altri "Creepshow", la prosecuzione della saga zombesca (tutti film eccezionali) e Monkey shines, non certo robetta. E prima aveva girato "la città verrà distrutta all'alba", "la stagione della strega".

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    1. Non avevo mai letto questo suo parare, ma ora ho bisogno di un farmaco anti-vomito, è anche peggio della sua affermazione su “Sandman”. Cheers!

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    2. Ecco.
      Avete presente Josh Trank?
      Non posso fare a meno di pensare che siano sulla stessa lunghezza d'onda, su certe cose...

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    3. Ma poi "dimostrano ampiamente" come se fosse ovvio. A me l'unica cosa ovvia mi pare che alla veneranda età di 67 anni abbia messo la pietra tombale metacinematografica sul genere "found footage", proprio da registi mediocri...

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    4. Josh Trank? Quello che ha commentato il suo film stroncandolo per guadagnare punti simpatia? Beh ci può stare come paragone ;-) Cheers

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    5. Dimostrano ampiamente 'sta miiii...aaaao ;-) Ha firmato uno dei pochi "found footage" logico che ha messo fine a questa tecnica abusata e ha firmato "Land" un film che attaccava ferocemente la politica estera america, ancora attuale oggi (si, proprio oggi, anno 2020), l'unica cosa che Romero ha dimostrano ampiamente è di essere stato un genio e un grande regista. Cheers

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  15. Si son d’accordo con te.
    Magari il problema è legato all’eta’.
    Io c’ho 50 anni ..è vero che le passioni non hanno età ma a mio avviso ..le passioni devono seguire l’eta.
    Cioè quei fumetti/ film ( videogiochi non saprei , non lo sono mai stato un appassionato) longevi devono crescere con chi li legge.
    Avere un occhio per i nuovi lettori e i loro gusti ma non tradire le aspettative di chi è uno zoccolo duro di quella serie da quando l’ha vista nascere.
    Tutto è in movimento e si deve rinnovare ..ma io mi chiedo se qualcosa ha funzionato per tanti anni ....sperimenta nuove cose finché vuoi su sta cosa ma non tradirne la sua essenza.
    Se DYD è un horror ...continua su questa strada.
    Segui l’evoluzione dell’horror nei vari campi: cinema , letteratura e qualsiasi altra forma mediatica e adeguati se non trovi riscontri positivi , torna sui tuoi passi ma gestisci la cosa in maniera intelligente.
    Brad Barron è stata una serie che ha funzionato ( per me) perché sceneggiata e disegnata bene.
    Ho letto commenti più su di chi osanna Tex e Zagor.
    E li paragona a Topolino , come formula vincente .
    Non sono il mio genere di fumetto...almeno non è quella la formula che ricerco io in un fumetto.
    Non è che poi si abbiano delle storie abbastanza scontate.
    A sto punto preferisco i flop di DYD.
    È pure vero che lo schema resta sempre quello ...per i fumetti di Bonelli ..boh?
    Io preferisco di gran lunga il fumetto supereroistico americano .
    Ciao

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  16. Descrivi una cosa tale e quale a certo metateatro che ho visto, du palle senza rimedio. Poi, belle immagini e trama/regia pessimi? Non è una affezione di molto cinema contemporaneo? Mah, io ho molto amato Dylan Dog. Quando era creatura di Sclavi, ma di quello Sclavi, non quello di dopo, e di pochi altri autori capaci di usarlo (e di usare Groucho); poi, tra storie banalissime, un indebolimento fortissimo della critica politica (si fosse o no d'accordo) in moralismo d'accatto politicamente corretto o non so che e, come dire, atmosfere emo, nessun orrore... Ho mollato. Tra i punti più bassi la doppietta Xabaras/In nome del padre, un abominio. E ho trovato un altro fumetto horror da amare, Hellblazer, esclusivamente versione Jamie Delano. Mi pare di capire, tra sbirciate e questa recensione (anche la tua letta a rovescio Cassidy, concordo con Moro) che si andati anche in peggio. Fare qualcosa di nuovo, eh bisognerebbe abbandonare il "brand", che ha dato quello che poteva, o metterlo in mano ad autori che abbiano possano trovare nuovi temi e modi di dirli, se è possibile, ma credo manca l'interesse per la prima cosa e l'atmosfera per la seconda. E comunque libri, serie, fumetti, dovrebbero avere una vita, o cicli vitali, comunque non trasformarsi, appunto, in zombie. "Ammazzare" il Buddh...Sclavi: come ho già detto, secondo me è sacrosanto evitare l'idolatria, ma il rapporto con i buoni predecessori deve essere di rinnovamento, senza nè mummificarli nè disprezzarli; qui mi pare si facciano entrambe le cose. Contemporaneamente. Comunque, i rinnovamenti bonelliani sono sempre così: anni fa quello di Nathan Never, guerra tra Terra e colonie, morti, niente più come prima... non so se il "cambiamento" ha retto un numero, si è tornati subito all'atmosfera precedente ma più loffia. Su Recchioni, io penso che sia il Grant Morrison nostrano. Dato quello che penso di Morrison, questo non è un complimento. Ho letto tempo fa un commento, su cravenroad7, che vorrei riportare perchè mi pare perfetto "Si tratta di un autore come ce ne sono tanti, che doveva crescere e invece sta regredendo in una cafonaggine autofaga e che senz'altro non si merita non dico il successo che sta avendo [...] ma il ruolo di catalizzatore di emozioni.". Oh a me pare azzeccata.

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    1. "Tra i punti più bassi la doppietta Xabaras/In nome del padre, un abominio"
      Eh, mi tocchi il nervo scoperto. Fu una di quelle mazzate che mi hanno fatto capire che non c'era rimasta molta speranza. Correva l'anno 2006, e i problemi narrativi e editoriali di Dyd sono tutti lì, e sono rimasti gli stessi nei 13-14 anni successivi. Direi che questo la dice lunga. Anzi, dice tutto.

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  17. E' un guaio tipico di molti autori contemporanei.
    Come posso dirlo senza risultare offensivo?
    Forse che hanno le idee, questo si.
    E magari pure buone.
    Ma avere un'idea non significa automaticamente riuscire a metterla giu'.
    Chiunque, e dico chiunque, puo' avere l'idea per il romanzo del secolo.
    Ma da qui a farne un libro ne corre.
    Un po' come la formula della relativita'.
    A chiunque puo' venire in mente. Ma poi tradurla in linguaggio matematico e' un altro paio di maniche.
    Molti autori hanno le idee, dicevamo.
    Ma poi non sanno costruire personaggi, storie, archi narrativi.
    Peccato che siano talmente presi dalla propria visione da non capire cosa vada bene e cosa no.
    E sono talmente pieni di se' che se ti azzardi a fare una critica montano su tutte le furie. Dicendo che tanto chi li critica non capisce nulla, e vuole solo la morte del loro talento e dell'arte in generale.
    Per loro l'arte, il cinema, il fumetto, la musica...non sono che un'idea.
    E intorno a questa idea modellano tutto il loro universo, per poi cascarci dentro e non uscirne piu'.

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    1. Sono d'accordo. Ma finchè un autore più o meno bravo gestisce e segue la sua idea è una cosa. Le cose cambiano quando quell'idea conquista un pubblico molto vasto, e altri autori, più o meno bravi, entrano in quel brand.
      C'è un'infinità di esempi, nel cinema, nelle serie tv, i romanzi e i fumetti non fanno eccezione.
      Il successo commerciale iniziale catalizza l'attenzione, costruisce un pubblico. Pubblico che nel corso del tempo quasi inevitabilmente dovrà scontrarsi con la realtà di una storia che ha già detto tutto, di un autore che abbandona il suo personaggio, di nuovi autori che devono correre dietro al genio da cui tutto ebbe inizio.
      E alla fine non se ne esce.
      Ci sono serie tv e saghe al cinema che cambiano autori, pure il cast. Saghe di libri iniziate da un romanziere e proseguite da altri. Gruppi musicali in cui cambiano le formazioni, lo stile, i testi.

      Il Maestro Yoda, nella sua immensa saggezza diede una risposta a tutto questo:
      "E' l'andare delle cose… e anche della Forza…"

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    2. Sono d'accordo con entrambi. Credo che la situazione autoriale, che Redferne descriva perfettamente, sia anche abbinata allo stato e alle prassi dell'industria dell'intrattenimento, con marketing che definisce i contenuti, tempi di profitto da società quotata e così via. Non penso sia solo una questione di cambio di autori, "Omero" e Sofocle hanno entrambi scritto versioni belle ed interessanti di Odisseo, come le varie interpretazioni di Dracula (Stoker, Murnau, Fisher, Herzog). Penso che lo stato di coe prevalente non sia solo dovuto a "l'andare della Forza", che pure c'è, ma anche ai processi in corso, come dire, socio-economici, quindi anche dell'immaginario?

      P.S. Cassidy, com'è che il sito non mi fa fare più il giochino abbina-immagini per assicurarsi che non sono un robot, mi ci ero affezionato.

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    3. Io sono un fan dei "processi socio-economici", per quanto noioso possa sembrare, definiscono i mutamenti del mondo, e il modo in cui noi percepiamo le diverse forme d'arte (che sono sempre influenzate dalla realtà).
      E' quello che intendo per "Andare delle cose", cambiano i tempi, cambiamo noi. Poche cose non cambiano. Quando si scrivono delle opere bisogna tirare le somme tra ciò che cambia e ciò che fa sempre parte dell'immaginario e dei problemi della società.
      L'immaginario cambia, ma ci sono temi fuori dal tempo.
      Oggi più che mai vorrei un Kubrick (o uno Sclavi per restare in tema) quarantenni o giù di lì, per vedere come interpreterebbero il presente attraverso la loro arte.

      P.S. il sistema di sicurezza con le immagini può dipendere dal browser che stai usando, o dall'avere un account Google o Blogspot

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