mercoledì 15 gennaio 2020

C'era una volta in America (1984): Che hai fatto in tutti questi anni?

I vincenti si riconoscono alla partenza. Riconosci i vincenti e i brocchi e questa rubrica ormai è arrivata alla fine, l’ultimo capitolo di… Un mercoledì da Leone!
Lo abbiamo visto nel corso di questa rubrica e di molte di quelle monografiche dedicate ai registi da questa Bara, ogni autore ha un film che è la sua Chimera, la storia da raccontare che viene inseguita spesso per anni, il classico film della vita che spesso diventa un disastro al botteghino, oppure il punto più alto di una carriera, non credo ci sia un caso più emblematico di un film inseguito e fortemente voluto da un regista, come “C'era una volta in America” per Sergio Leone.

Leone aveva questo film in testa fin dall’altro “C’era una volta” (il West), l’idea di portare sul grande schermo il romanzo "Mano armata" (1952) di Harry Grey, era il grande sogno del maestro nel mezzo (per nostra fortuna) si è infilato Giù la testa e una serie di film come produttore, come Il mio nome è Nessuno e tutte le prime pellicole del suo protetto Carlo Verdone.

Quei bravi ragazzi. Nella versione di Sergio Leone però.
La gestazione del film richiese quasi dieci anni, passati a combattere per acquisire i diritti di sfruttamento del romanzo, dell’autobiografia di Harry Grey (nome d’arte dietro cui celava la sua identità il vero criminale Herschel Goldberg) e a curare i dettagli di un film che rende omaggio a tutti i film di genere Gangster, tenendo conto degli elementi che a Leone stanno più a cuore: il mito degli Stati Uniti d’America e il tempo, l’elemento chiave nell’ultimo capitolo della sua trilogia a tema. La sceneggiatura cresce diventando sempre più ricca di dettagli grazie al lavoro degli scrittori con cui Leone firma il film: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli e Franco Ferrini.

Tra le ispirazioni di Leone anche il romanzo di Jack London “Martin Eden” (che non a caso è il libro che Noodles legge quando è... Beh, in bagno) e i dipinti di Norman Rockwell che fanno da fondamentale ispirazione per rappresentare New York, nei quasi cinquant’anni lungo cui la storia si dipana e viene raccontata.

Ci voleva lo stesso romano di Trastevere, che ha raccontato il west agli Americani, a ricostruire in maniera così dettagliata la vecchia New York.
Quando nel 1982 Leone si mette effettivamente al lavoro sul film dopo la lunghissima pre produzione, può contare sul produttore Arnon Milchan, ma anche su una fama di regista ormai leggendario che gli permette di poter scegliere un cast di prima categoria per il suo lavoro più ambizioso. Ma state pure tranquilli che, malgrado l’interesse di De Niro che da anni gironzolava attorno alla possibilità di interpretare David "Noodles" Aaronson, sul set Leone non ha fatto sconti a nessuno, di fatto il regista Romano era in grado di recitare a memoria le parti di tutti i personaggi e dagli attori pretendeva solo il meglio (storia vera).

La girandola di nomi per i vari personaggi è da far girare la testa, oltre all’auto candidatura di Claudia Cardinale, scartata da Leone perché troppo famosa e (aggiungo io) anche troppo sexy per la giù sbarazzina Carol (ruolo assegnato alla bionda Tuesday Weld), De Niro prova a giocarsi la carta del suo amico Joe Pesci per il ruolo di Max, ma il vecchio Joe proprio non convinceva Leone che per la parte aveva altre idee, ecco perché Pesci è rimasto a bordo nel ruolo comunque chiave di Frankie Monaldi, lasciando campo libero a quella faccia da schiaffi di James Woods che arrivava dritto dal successo di Videodrome e nella stessa carriera, è riuscito a recitare con ben tre dei miei registi preferiti, sempre con ruoli iconici.

“Cronenberg, Leone e Carpenter. Poi chiedetevi perché Cassidy va pazzo per me?”
Per la parte di Deborah, invece, è stata presa in considerazione quasi qualunque bellezza di Hollywood, da Daryl Hannah che rifiutò per stare ugualmente a Manhattan, però a fare la sirena (storia vera) passando per Sigourney Weaver che, probabilmente, avrebbe sballato tutte le inquadrature a Leone, specialmente accanto al non proprio statuario Robert De Niro. La scelta alla fine ricadde sulla delicatezza di Elizabeth McGovern, semplicemente perfetta per il ruolo della donna angelicata desiderata dal protagonista (lo aveva capito anche Walter Hill, altro leoniano di ferro).

La faccia di uno che in questi anni, è andato a letto presto.
Considerando che “C'era una volta in America” copre un arco di tempo molto ampio, Leone accarezza l’idea di far interpretare i personaggi da adulti e da anziani a due attori diversi, ma poi giunge alla stessa conclusione di Martin Scorsese (con trentacinque anni d’anticipo) e opta per il trucco per invecchiare i suoi attori. Con risultati che possono essere considerati stranianti, solo se hai passato gli ultimi trentacinque anni non ad andare a letto presto, ma a vedere invecchiare De Niro sul grande schermo. Ogni elemento del film gioca a favore della visione di Leone, bisogna tenere conto del fatto che il punto di vista del racconto è sempre filtrato dai ricordi di Noodles, non credo sia un caso che durante la scena in cui l’anti-eroe di Leone, incontri nuovamente la sua Deborah, Elizabeth McGovern, mentre si toglie dal viso il trucco da Cleopatra nel camerino (nel finale di una scena che nella versione estesa risultava più lunga), quasi non sembra invecchiata di un giorno, aaah gli occhi dell’ammmore!

Infatti i ricordi in questo film sono fondamentali.
A proposito di attrici, Louise Fletcher accettò una piccola parte nella scena al cimitero solo per lavorare con Leone, e questo creò più di un imbarazzo al regista, quando si vide costretto a tagliare completamente la prova dell’attrice, per sforbiciare un film che con tutto il materiale girato, poteva arrivare facile a sei ore di durata. Affrontiamo l’elefante nella stanza, la durata di “C'era una volta in America”.

Per la sua uscita in sala negli Stati Uniti (vietato ai minori di 14 anni) il produttore troncò brutalmente buona parte del passato dei protagonisti, roba da niente, solo quasi tutta la parte da bambini, riducendo il film a 139 minuti malgrado gli strepiti di Leone (lo avranno sentito sbraitare fino a casa a Trastevere…), ma anche le lamentele di Treat Williams, il cui ruolo del sindacalista O'Donnell veniva drasticamente dimezzato, con una decisa spallata alla comprensione del film che, infatti, alla sua uscita nei cinema americani non andò bene per niente, ignorato anche da tutti i premi più importanti (storia vera).

"Tu hai detto niente premi, cosa vuol dire niente premi? In che senso?"
Solo per l’uscita Europea del film Leone ottenne il benestare per reintegrare buona parte del girato, facendo uscire in sala la versione che abbiamo visto tutti nelle numerose repliche televisive del film (la mia vecchia VHS da 229 minuti con etichetta a lato con titolo del film addirittura stampato, per rispetto reverenziale nei confronti dell’opera). L’edizione estesa del 2012 disponibile anche in Blu-Ray, presenta almeno quattro scene lunghe che rendono il film molto più completo e comprensibile (aveva ragione Treat Williams!), un grosso lavoro di restauro poiché queste scene sono state recuperate dalla pellicola originale per anni considerata ormai perduta e conservata solo grazie agli sforzi della famiglia Leone. Quindi, anche se sono cresciuto con il montaggio voluto da Leone, libero dalla censura visto che in Italia il film uscì nelle sale “per tutti” trattandosi del nuovo Sergio Leone (storia vera), consiglio a tutti la versione estesa, appena riuscite a tenervi 229 minuti liberi, tutto tempo ben speso davanti a questo Classido!


Sergio Leone che per dirigere questo film ha rinunciato (un po’ a malincuore) alla regia di “Il padrino” (1972), con “C'era una volta in America” ha ridefinito i canoni del genere Gangster, proprio come aveva fatto in precedenza per il Western, incorporando la storia nella sua poetica fatta di riflessione sull’America (e il suo cinema), ma anche sulla fine di un’era, l’ultimo capitolo della “trilogia del tempo” non può che essere il più malinconico e disincantato di tutti.

Non solo la storia copre un arco di tempo molto lungo, passando per alcuni momenti chiave della storia americana (il proibizionismo e la sua fine), ma è tutto raccontato al contrario, la trama comincia in media res, con moderni pistoleri alla ricerca di qualcuno, ma questa volta non si tratta dell’eroico Armonica pronto ad affrontarli, il protagonista Noodles si nasconde e cerca conforto per i suoi sensi di colpa nei fumi dell’Oppio, in una fuga impossibile dalle ombre del passato, nel retro di un teatro di ombre cinesi.

Because I got high, Because I got high (La da da da da da da)
Se il montaggio sonoro all’inizio di C’era una volta il West era curatissimo, quello iniziale di “C’era una volta in America” è addirittura espressivo, quasi un'anticipazione del modo in cui Leone, per tutto il film non farà che mescolare passato e presente, ricordi e azioni di Noodles a volte senza soluzione di continuità, ma sempre con enormi capacità narrative. Non c’è mai un momento nelle quasi quattro ore di film in cui non è chiaro in quale momento della storia ci troviamo e l’incessante squillare del telefono collega momenti accaduti nel passato recente del protagonista, giocando anche con le nostre attese.

Il cinema di Leone è immediato perché, malgrado la lunghezza infinita dei suoi film, non risulta mai verboso, i dialoghi diventano rarefatti, ma memorabili («Riconosci i vincenti e i brocchi. Chi avrebbe puntato su te?», «Io avrei puntato tutto su te», «Eh... e avresti perso») e un cinema che ti fa utilizzare tutti i sensi, stimola gli occhi e le orecchie grazie alle musiche di Ennio Morricone qui più suggestive che mai, anche perché parliamoci chiaro: niente più delle musica è in grado di farti viaggiare tra i ricordi e i personaggi di Leone hanno sempre un tema musicale che fa loro quasi da “memento mori” che sia un carillon, oppure il celebre Sean Sean. I personaggi tengono aperte le loro ferite, come faceva Armonica, il cui ruolo qui viene ereditato da Cockeye (la clamorosa faccia da schiaffi di William Forsythe) che con il suo flauto di Pan suona il tema musicale del film, proprio come faceva il pistolero di Bronson, solo che in alcuni momenti risulta allegro e spensierato come i protagonisti durante la loro infanzia tra le strade di New York, mentre nel corso del film diventa malinconico, anche tetro, una campana a morto che ricorda a Noodles gli sbagli di una vita.

Voi lo vedete così, ma questo è in grado di suonarvi Morricone come ridere.
Leone ci racconta il tempo che passa usando le armi del cinema per portare in scena il flusso dei ricordi (forse drogati) del suo antieroe, una delle mie scene preferite resta l’ellisse narrativa con cui Leone ci racconta in contemporanea la fuga e il ritorno a New York di Noodles, lo vediamo ancora negli anni ’30 comprare un biglietto di sola andata per Buffalo mentre guarda un murales dedicato a Coney Island, poi nella musica fa capolino un pezzo moderno, però malinconico e che, ovviamente, parla dei tempi andati (“Yesterday” dei Beatles) e il murales ora è cambiato come la faccia invecchiata di Noodles che era giovane un attimo fa ed ora è quella di un vecchio che non ha mai vissuto veramente, uno sconfitto nella New York del 1968, l’anno della rivoluzione destinata a fare tante promesse, ma a non cambiarle davvero niente come tutte le rivoluzioni di Leone.

Una delle più belle ellissi temporali mai viste al cinema.
Noodles vive di ricordi, quando Fat Joe (Larry Rapp) glielo chiede «Che hai fatto in tutti questi anni?», lui gli risponde laconico «Sono andato a letto presto», poi spiando in un buco nella parete come faceva da ragazzo, dà il via alla porzione del film dedicata alla gioventù dei protagonisti, un romanzo di formazione che è quasi un film nel film. Il lungo flashback comincia con le prove di ballo della giovane Deborah, interpretata da Jennifer Connelly allora bambina, scelta da Leone perché sapeva ballare e (a detta del regista) aveva un naso identico a quello di Elizabeth McGovern (storia vera). Se Claudia Cardinale è la più bella donna che si sia mai vista in un film, a volte mi sento più vecchio di Noodles, per aver spiato visto Jennifer Connelly crescere e invecchiare al cinema.

“A volte mi sembra di avere 90 anni e di averla vista crescere” (la Cit. è si Sergio, non Leone un altro amico mio)
Ogni tanto esce una nuova versione di IT e finiamo in tanti a lamentarci su come non sia identica al romanzo di Stephen King, beh, Leone è riuscito a raccontare un romanzo di formazione con attori giovani e vecchi (per altro molto somiglianti tra loro) come su carta è riuscito a fare solo King. Le avventure giovanili di Noodles, il suo primo incontro con Max e i loro primi passi da criminali di strada sono uno sguardo privo di morale, ma carico di amore per i protagonisti da parte di Leone, che questi personaggi li ha avuti tutti nella testa per un decennio prima di poterli raccontare su pellicola e farlo in questo modo così diretto e sincero.

Li vediamo in bagno, li vediamo perdere la verginità («La mia prima scopata me la paga un poliziotto e pure italiano!»), ma anche giocare a fare i Gangster, almeno finché il loro gioco non richiederà il suo tributo. Sono ragazzi di strada che sognano in grande, non è un caso se l’immagine simbolo del film siano loro cinque lungo le strade di Brooklyn, con il ponte di Manhattan alle spalle.

Beh, questo Sergio Leone aveva un occhio discreto, voi che dite?
Nelle quasi quattro ore del film i potenziali momenti preferiti sono tanti, uno dei miei è l’ennesima dimostrazione del talento di Leone di comunicare per immagini, quando uno dei ragazzi porta la charlotte rossa alla panna alla burrosa Peggy, perché sa che la ragazza in cambio... Beh, diciamo lo farà contento, ecco. Salvo poi finire lui a mangiarsela sulle scale, in attesa di Peggy, una scena quasi tenera in cui il personaggio cede ad un vizio di gola quasi infantile, un dolce con la panna, sacrificando il rito di passaggio nell’età adulta che, purtroppo per loro, arriverà nel modo peggiore, con Bugsy armato proprio nel vicolo con Manhattan sullo sfondo, mai così lontana.

Meglio della panna oggi, che i dispiaceri dell’età adulta domani.
Altro materiale da romanzo avrebbe detto Balzac, perché Noodles vive di ricordi belli e brutti, è tormentato dalle parole dell’amico morto tra le sue braccia («Sono inciampato») e anche i momenti più grotteschi della loro carriera criminale ci vengono raccontati quasi con un tono da commedia, come lo scambio dei neonati nella culla per dare una lezione al poliziotto Aiello, di nome e di fatto visto che personaggio e attore si chiamano nello stesso modo.

A proposito, ciao Danny, ci vediamo nei film.
Noodles paga il suo essere un giusto, uno che agisce spinto sempre dalla lealtà, badate bene, però, non un buono, perché nel cinema di Leone, anche IL buono è quello che ti abbandona nel deserto dopo tutte le volte che ti ha salvato la vita. Noodles è un personaggio sfaccettato che aveva bisogno anche della cattiveria che il vecchio (cioè il giovane, vabbè ci siamo capiti) Robert De Niro sapeva mettere nelle sue prove di recitazione, il vecchio, no cioè il giov… Oh al diavolo! Bob qui regala una prova dimessa con punte di aggressività sotto pelle, il suo Noodles è quello che nella stessa sera riesce a prenotare un intero locale per la sua Deborah, facendole una dichiarazione d’amore che sa di definitiva («Nessuno ti amerà come ti ho amata io»), salvo poi violentarla sui sedili posteriori dell’auto, in un momento di possesso ribadito con la forza, che è anche il punto più basso mai raggiunto dal personaggio che, scaricato a terra dalla macchina, resta solo con le sue colpe davanti al mare, come se fosse il bambino di “I 400 colpi” (1959) invecchiato e incattivito dalla vita.

Una sorta di Antoine, ma cresciuto e invecchiato con rabbia.
Sergio Leone scopre le carte della sua storia poco alla volta, seguendo il flusso dei ricordi del personaggio di De Niro, ed utilizza tutte le armi del cinema per farci arrivare alla stessa conclusione del protagonista. Noodles torna a New York ormai stanco di scappare e nel momento della rivelazione, non ci sono dialoghi, l’attore che interpretava Max da giovane, lo ritroviamo in un altro ruolo chiave, e basta davvero solo quello a comprendere la svolta chiave nel film. La versione estesa della pellicola (quella che ha fatto storcere il naso a Treat Williams) mette in chiaro i piani del misterioso senatore Bailey, l’uomo che ha invitato Noodles a tornare.

Il finale di “C’era una volta in America” è il più enigmatico mai portato in scena da Leone, una scelta che regala ancora più fascino alla pellicola, un vero trionfo del Cinema su tutto quanto, perché per un regista che ci ha abituato a duelli clamorosi ed epici, quello tra Noodles e Bailey è volutamente dimesso, il personaggio di De Niro ha capito tutto ormai da tempo, ma sceglie di continuare a credere alla sua storia (per questo malgrado tutto, continua a chiamare il suo interlocutore solo e soltanto Signor Bailey), anche perché quale altre alternative avrebbe? Cedere ed ammettere che la sua vita sia stata tutta un’enorme bugia solo per essere stato fedele al suo amico? Noodles sceglie la via più difficile: restare fedele a quell’amicizia malgrado tutto e così facendo fa vincere la finzione (quindi il cinema) su tutto il resto.

Per provare a dare valore ai ricordi, e ad una vita passata ad andare a letto presto.
Ecco perché l’ultima scena in strada, quella con il camion dei rifiuti è forse uno dei più grossi misteri cinematografici (ad Ovest di David Lynch) ancora irrisolti, Bailey fugge sul camion? Muore tritato dai rifiuti? Era una visione di Noodles? Nessuno degli attori coinvolti ha mai saputo dare una spiegazione definitiva, ma meglio così perché è lo stesso Leone a raccontarci il suo piano per bocca del suo personaggio, «È il tuo modo di vendicarti?» gli chiedono, «No. È solo il mio modo di vedere le cose» che poi è anche quello del suo regista.

Il gioco di specchi e di ricordi di “C’era una volta in America” finisce dove tutto è iniziato, nella fumeria d’oppio, io non sopporto quelle teorie da fan per cui tutti i film e le storie debbano risolversi come «È un sogno del protagonista!», scelta banale che copre tutto da “Grease” (1978) a Lost, il bello di questo capolavoro di Leone è il modo in cui riesce ogni volta ad invitarci ad entrare nella vita dei personaggi e poi delicatamente, ma in maniera netta, ci faccia distaccare da loro. Quando Noodles sceglie di credere alla sua storia, mette un sipario tra noi e lui, ben rappresentato dal velo che copre il sorriso finale di De Niro, la conclusione di un’opera d’arte che non deve per forza spiegare tutto, soprattutto non dopo aver già detto così tanto, ma va osservata, il sorriso della Gioconda, quello di Noodles, sempre di grande arte stiamo parlando.

Questo film dura come una visita al Louvre, ma termina comunque fissando un enigmatico sorriso.
Con “C’era una volta in America” cala il sipario su questa rubrica e sul cinema di Sergio Leone, il suo film sulla battaglia di Stalingrado non ha mai visto la luce, anche se il regista romano aveva già ricevuto i permessi dalla vecchia Unione Sovietica per girare, un progetto sfumato come nei sogni di Noodles che ci lascia con l’enorme talento di un regista che ha reso grande il Cinema e con un po’ di malinconia, proprio come quando arrivi ai titoli di coda di questo grande film. Da parte mia posso solo aggiungere che senza Leone, nella mia vita non ci sarebbe mai stata la passione per il Cinema e questo è il regalo più grande che potesse farmi, quindi grazie Maestro per i ricordi, le sparatorie, i primi piani e la dinamite (soprattutto la dinamite!). In tutti questi anni io non sono quasi mai andato al letto presto, ma non ho mai smesso di guardare film di Sergio Leone, questo è poco ma sicuro. 

62 commenti:

  1. Sai che ho realizzato adesso che Daniele Silvestri in Salirò si riferisce proprio a quella scena lì quando dice: "Congelerei, ma col sorriso che si allarga piano piano, come DeNiro, ma più indiano"...

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    1. Mi piacciono molto i testi che scrive Daniele Silvestri, ha una capacità quasi da cantante rap di usare un milione di parole, malgrado canti su una base musicale da musica pop. Dopo questa poi, sicuro che oggi in testa avrò un misto tra “Salirò” e il flauto di Pan di Morricone, uno strambo mix ;-) Cheers

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  2. Che sia giunto per me il momento di vedermi la versione estesa di questo capolavoro?

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    1. Dopo una vita passata a vedere e rivedere questo film nella versione classica, mi sono voluto vedere la versione estesa per questa rubrica. A differenza di operazioni simili (la versione estesa di “Shining” ad esempio) merita perché alcune parti cambiano anche in meglio, ad esempio è presente un lungo dialogo tra beh, il senatore Bailey e Treat Williams, in cui viene illustrata molto meglio la fretta nell’agire del senatore, si capisce anche nella versione normale, ma in quella estesa è ancora più chiaro.

      Mentre la guardavo ho pensato, però così Leone ha anticipato al pubblico il colpo di scena del film, poi mi sono detto no, perché tanto alla luce della scelta di Noodles nel “duello” finale, non cambia quando quel mistero viene svelato. Inoltre poi, di fatto la rivelazione arriva comunque nella scena precedente (quella con il giovane figlio di Deborah) che resta invariata in entrambe le versioni del film. Tutto questo per dire, che se una volta hai tempo e voglia di toglierti lo sfizio, è tempo ben speso ;-) Cheers!

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  3. Visto più volte e ogni volta lo adoro un po' di più. Un'epopea che é un capolavoro sotto tutti i punti di vista, con degli attori straordinari.

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    1. Non potrei essere più d'accordo, per altro ogni volta che lo rivedo m'incanta ;-) Cheers!

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  4. Very good Job Cassidy ������
    Ho rivisto il film ieri sera col il doppiaggio originale italiano e il ridoppiaggio dopo.

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    1. Ho grossa invidia per la quantità del tuo tempo libero, grazie! Cheers

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    2. Grazie mille, farai una rubrica su i doppiatori italiani bravi vs attori originali.
      Sarebbe bello no? XD.

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    3. Meglio lasciar l'argomento agli esperti di Doppiaggi Italioti ;-) Cheers

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  5. Complimenti per l'immenso lavoro sul film: Sergione sarebbe orgoglioso di te ;-)

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    1. Ti ringrazio di cuore, ci tenevo a questa rubrica ;-) Cheers!

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    2. Un enorme post per questo suo immenso (nonché, purtroppo, malinconicamente ultimo) film, e quindi non posso che unirmi parola per parola ai complimenti di Lucius (e sciogliamo pure l'enigma di Noodles, alla fine: lui sorride perché è d'accordo con noi, punto) ;-)

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    3. Ti ringrazio moltissimo grazie! Noodles sorride perché ha appena finito di vedere un capolavoro, di cui per altro è anche il protagonista ;-) Cheers!

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  6. L.A.C.R.I.M.E!

    La filmografia di Sergio non poteva concludersi in modo migliore, con un film estremamente crepuscolare che da davvero il senso che il tempo, quello della tricologia, si porti via la giovinezza e tutto il resto che rimane delle nostre vite.

    Pure io sento di condividere l'idea di essere invecchiato con questo film: Le prime visioni da pre-adolescente in cui mi immedesimavo completamente con quella banda di ragazzini (gli amici del quartiere, le biricchinate, la curiosità per le ragazze, e il sesso) poi le visoni dei 20 anni con l'epoca d'oro del proibizionismo e i suoi party che io identificavo con quelli al Covo qui a Bologna e al Plastic a Milano.

    Onestamente non ho fretta di invecchiare, ma sono curioso di sapere che effetto avranno le visioni di questo film quando dsarò verso la fine dei cinquantanni, quindi la stessa età di Noodles quando ritorna a New York, e scoprire se ci sarà ancora quell'elemento di identificazione. L'unica cosa di cui sono sicuro e che saranno sempre visoni accompagnate da quel tipo di gioia che solo in grande cinema è in grado di offrirti.

    Una piccola considerazione, sarà forse perché è più malinconico, meno edonista, e compiaciuto della violenza che mostra rispetto a gli altri capolavori del genere, ma hai notato che quando si parla dei grandi classici del cinema gangster si cita sempre (giustamente, eh) il padrino, scarface, quei bravi ragazzi, ma spesso ci si dimentica di questo film?

    WE ARE 138

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    1. PS pure io ho ancora una vecchia videocassetta uscita con l'espresso, hai qualche edizione dvd in particolare da consigliarmi?

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    2. Perché è il film che descrive la fine di un’era, se ci pensi anche “C’era una volta il West” non è il primo titolo che viene citato quando si parla di grandi western, di solito altri titoli hanno la precedenza, ma è quello che non manca mai nelle classifiche, e di solito lo si trova anche ai piani alti, proprio come “C’era una volta in America” per il suo genere ;-)

      Più vado avanti con gli anni più mi sembra di capirlo questo film, cioè è immediato, risulta un grande film da subito, ma è il quantitativo di dettagli che vengono colti con l’aumentare del nostro “chilometraggio” a renderlo grandissimo. Cheers!

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    3. Un discreto dedalo perché è stato stampato in un milione di formati diversi, inoltre sono più un cultore del contenuto che del contenitore (non sono uno di quei collezionisti che compra TUTTE le edizione del suo film del cuore, sono abbastanza uno scappato di casa da questo punto di vista). Il blu-ray con l’edizione estesa è molto bello, ma anche il vecchio dvd con la locandina che ho usato in testa al post è una buonissima edizione delle nostre vecchie vhs… We are 138! ;-) Cheers

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  7. Fantastico articolo. Me lo sono rivisto non troppo tempo fa e ogni volta è incredibile, ogni scena è una scena madre. Aggiungo una postilla: questo film è probabilmente la cosa più simile alla Recherche di Proust mai fatta al cinema. Se ne deve essere reso conto anche Leone visto che "Cosa hai fatto in tutti questi anni?" "Sono andato a letto presto" è IDENTICA all'incipit del capolavoro di Proust.

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    1. Ti credo sulla parola perché sono un cane e non conosco Proust se non per sentito dire (Bau! Bau!). Ti ringrazio molto, sono quasi quattro ore strapieno di ogni tipo di emozioni. Cheers!

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    2. Diciamo che è una lettura abbastanza impegnativa non solo per la lunghezza (e comunque in totale siamo sulle 3000 e passa pagine). Le due opere hanno abbastanza punti in comune per come trattano il tema del ricordo. Si può dire che Leone applica sul "cinema americano" (o meglio sull'idea mitica di cinema americano che si è fatto uno di trastevere) lo stesso trattamento che Proust ha adottato per il romanzo di inizio '900. Mi stupisco comunque di come tu riesca ad essere un estimatore di Leone e di Micheal Bay: faccio fatica a pensare due modi più diversi di fare cinema (anche se per me Bay è non-cinema da quanto mi irrita quel che vedo sullo schermo, ma quella è la mia opinione assolutamente personale :D).

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    3. Hai detto bene, l'idea che Leone si era fatto del cinema Americano guardandolo, proprio in sala al cinema. ti ringrazio per la spiegazione! ;-) Per il resto non ho mai fatto differenza tra cinema alto e basso, gli unici generi che esistono sono due: i film buoni e gli altri ;-) Ecco perché un giorno commento un cartone animato e il giorno dopo un Horror indipendente. Cheers!

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  8. Bella recensione Cassidy complimenti per il lavoro svolto in memoria del Grande Sergio Leone.
    È adesso che farai di rubrica?

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    1. Grazie capo molto gentile! Per ora terrò qualche venerdì (e mercoledì) libero per smaltire un po’ di post accumulati, ma sono già al lavoro sulla nuova rubrica tematica dedicata ad un regista (storia vera). Cheers

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    2. Okay Cassidy aspetterò presto, molto presto.

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  9. Trovo affascinante la forma narrativa, ma il contenuto... ho provato a vederlo 3 volte, ma non mi ha mai preso e l' ho sempre trovato noioso con i personaggi che non mi trasmettono alcuna empatia.
    Alla presentazione a Cannes alcuni giornalisti parlarono di eccessi di misoginia e di donna vista quasi solo come animale da monta. Non so sia proprio così, ma trovo, senza offesa, quello che succede durante la rapina piuttosto trash! Questione di gusti alla fine, ma è l' unico di Leone che non mi piace.

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    1. Si direi che è una questione molto personale, trovo che siano personaggi così sfaccettati che non riuscire ad immedesimarsi, diventa complicato almeno per me. Sulla questione misoginia, mi viene in mente Cheyenne che dice Jill di lasciarli fare, in caso di mano sul sedere, probabilmente oggi Leone si beccherebbe delle gran accuse, ma per dirla fuori dai denti secondo me fa parte del modo molto realistico di Leone di scrivere i personaggi. Qui Carol è al limite della ninfomania, infatti Noodles è critico (e ironico) quando si mette con Max, ma è anche un personaggio che evolve parecchio, poi Leone non ha mai tirato via la mano su certi dettagli, basta dire che “Giù la testa” iniziava con una pisciata in primissimo piano ;-) Cheers

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  10. Aha, mitico Leone ad aver fatto esordire Jennifer Connelly XD

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    1. Il suo ruolo qui è il motivo per cui ha poi recitato in “Phenomena” (ancora il mio Argento preferito), il resto direi che è storia ;-) Cheers

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    2. Si,anche il mio assieme a "Suspiria". Mi piacciono queste atmosfere tra fiaba ed horror.

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    3. Che sono quelle che a Darione riescono meglio, almeno secondo me. Cheers

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  11. Film grandioso, enorme e assolutamente meraviglioso. Musica da pelle d'oca e da occhio lucido (il meglio di Morricone?), interpreti e fotografia da studiare e da scriverci sopra libri (il sorriso finale di De Niro è una delle immagini più iconiche del cinema in assoluto). La regia di Leone è un tutt'uno col film. E dirai "Bella scoperta! Il regista serve a questo!". Ma qua si percepisce che il progetto gli stava particolarmente a cuore. Ogni dettaglio, ogni dialogo, ogni singolo frammento di questo spaccato di vita americana (messa giù da un italiano...) è un pezzo del suo cuore.

    Però, c'è un però. Non riesco a farmelo piacere. Non mi arriva proprio... E' uno di quei film che mi sono incaponito nel corso degli anni e per testardaggine l'ho rivisto più volte sia in versione normale che allungata. Ne percepisco ogni cosa scritta sopra e ne riconosco la grandezza assoluta, mi arriva "Leone" ma non mi arriva il "film". So che bestemmio in Chiesa ma è proprio una pellicola che non "mi piace" (passatemi il termine...). Lo trovo troppo perfetto, come chi sa di essere il migliore in campo, il più bravo in assoluto e si specchia su se stesso e gigioneggia senza andare dritto al sodo perdendosi in inutili orpelli. Il buon Sergio da lassù mi maledirebbe e magari mi darebbe pure un paio di scappellotti (o peggio me li farebbe dare da Brega!) ma ammetto onestamente che pur avendolo rivisto più e più volte non riesco ad appassionarmi come era capitato con altri suoi lavori. Limite mio eh... Ognuno ha i suoi scheletri o la sua kriptonite. Questo è il mio anche se conservo gelosamente il dvd (stessa edizione tua Capo!).

    Qualche tempo fa parlando con un amico amante di Leone, chiesi perché questo "C'era una volta" viene portato in palmo di mano mentre "I cancelli del cielo" fatto della stessa pasta viene spernacchiato da anni. Non seppe darmi risposta...

    Mi scuso con Cassidy e con gli altri ospiti. Saprò farmi perdonare... Una media gelata per tutti basta?

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    1. Non so se è il meglio di Morricone, ma credo che questa colonna sonora sia quella più in grado di farvi venire la pelle d’oca, a batterla in questa categoria solo quella di “C’era una volta il West”, almeno per me. Credo sia una questione di fama del regista e del film, Cimino è uno dei grandi dimenticati, ingiustamente a mio avviso. Per il resto non sei l’unico, è una questione più diffusa di quello che si crederebbe.

      Di mio mi sono trovato fin da bambino in empatia con i personaggi, ho rivisto il film con la mia Wing-Woman che non lo aveva mai visto, lei guarda sempre i film distrattamente poi si prende più bene di me. Nel finale riguardo alla storia di Noodles mi ha detto: «È una roba tristissima, finirà per sognarmela stanotte» non si capacitava della stronzaggine di Max (storia vera). Questo per dire che penso sia davvero soggettivo, ma credo che un minimo di “sudditanza psicologica” (passami il termine) di fronte al film, possa essere un fattore. Una media gelata va sempre bene ;-) Cheers

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    2. A me è capitato con altre pellicole, tipo il Padrino.

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    3. Anche quello gode della stessa fama. Però sono tre grandi film, io vado pazzo anche per il tanto bistrattato parte terza. Cheers

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  12. Condivido quello che scrivi, la cinematografia di Leone non poteva essere omaggiata meglio di così.

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    1. Troppo gentile amico mio, ci tenevo ad avere Leone ospite d'onore su questa sgangherata bara ;-) Cheers

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  13. Mi emoziono solo a leggerne, sentirne parlare, guardare le immagini, figuriamoci a guardarlo, cosa che ho fatto non so più quante volte. Quando la parola capolavoro non basta. Forse il mio film preferito insieme a Vertigo. Forse...

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    1. Ti faccio i miei complimenti per i tuoi ottimi gusti cinematografici ;-) Cheers

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  14. Dopo i western, il grande Leone si e' messo ad insegnare agli yankee pure come fare i gangster movie.
    Riuscendoci in pieno, ovviamente.
    E se l'impietoso scorrere del tempo non ci avesse messo lo zampino, lo avrebbe fatto pure coi film di guerra.
    Cominciamo col mio cruccio: la durata.
    Ma solo perche' non sono mai riuscito a registrarmelo dalla tv. Non c'erano vhs abbastanza capienti. Con la pubblicita', pur a ora tarda, ti durava un quarto di giornata.
    Ma i difetti finiscono li'.
    Quasi quattro ore di film che scorrono via lisce. Neanche mezzo secondo di tempi morti. Pazzesco.
    Un'opera elegiaca. Un'epopea che e' un affresco e al contempo un tributo a un'intera epoca. Fissandola su celluloide come e meglio di un dipinto, una diapositiva, una fotografia, una diapositiva.
    Talmente perfetta che la ritengo lo spin - off a qualunque altro film di genere.
    Questo film potrebbe essere il complemento ideale a Il Padrino, Gli Intoccabili, Carlito's Way, Scarface, Bronx...tutti quelli che vi possono venire in mente.
    Perche' racconta anche la parabola umana di un gruppo di criminali alle prese con la classica storia di formazione, ascesa, declino e caduta. Ma anche di una mente, di una vita criminale.
    Con l'esortazione a non superare mai certi limiti, oltre i quali non si torna piu' indietro.
    Noodles e' leale e sincero con chi ritiene degno. Nonostante abbia una propensione naturale alla violenza che lo condizionera' per sempre.
    Pochi ragazzini possono avere ilndangue freddo di accoltellare un adulto, fosse anche per vendetta.
    Un'approccio violento, anche col sesso.
    Perche' ritengo che lo stupro, nel suo caso, sia patologico.
    E cosa puo' fare uno che ha il destino segnato?
    Forse sapere quando fermarsi. A differenza di Max, fin troppo ambizioso.
    Un'esistenza al limite, le loro. Dove se ce la fai ad arrivare alla pensione, un giorno puo' presentarsi sempre la vita che ti chiede il conto e inizila a chiederti il perche' di certe scelte.
    E allora giu' di Maalox o di Lexotan.
    O di oppio. O la fai finita.
    Si, io propendo per il suicidio, alla fine.
    Noodles voleva trovarsi insieme ai suoi amici, da vecchio. Attorno a un tavolo a sorseggiare un bel Montenegr...scusate, ci stava.
    Invece non gli rimane che rimpiangere quelli che non ci sono piu'.
    E' gia' qualcosa, almeno finche' dura.
    Finche' non ammazzano pure lui.
    In ogni caso, nel bene e nel male...e' stato comunque un gran viaggio.
    Film epocale, che avrebbe meritato maggior fortuna e considerazione. E che anche in madrepatria ha avuto bisogno di molto tempo, per venire digerito.
    Forse volevano un altro western?
    Ma Leone lo aveva detto che il western tradizionale era scomparso. La motocicletta con Sean mica ce l'aveva messa per caso.
    Ma il western puo'essere cambiato nella forma, non nella sostanza.
    Metti le auto al posto dei cavalli, i gangsters al posto dei banditi, i quartieri al posto dei villaggi e gli sbirri al posto degli sceriffi.
    Non ha raccolto quel che sperava quando ha seminato, pero'.
    Per finire...esprimo il mio rammarico per un grandissimo che il destino ci ha portato via davvero troppo, troppo presto.
    E che come altri illustri tipo IL TONY o George Romero aveva ancora tanto da dire e da dare, per me.
    Arriverderci, maestro.

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    1. "Leningrado" avrebbe detto la sua anche per quanto riguarda i film storici, senza ombra di dubbio, resterà per sempre un film infranto, in compenso quelli che abbiamo avuto di film però, sono un bel consolarsi ;-) Cheers

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    2. Quasi dimenticavo...
      Ad avvalorare la tesi del suicidio ci sarebbe il fatto che vorrebbe che Noodles lo uccidesse in nome della loro amicizia, se non sbaglio.
      E Noodles, proprio in nome della loro amicizia...lo invita ad agire da uomo.
      Che la faccia finita da solo, se davvero vuole farlo.
      Oppure che impari a convivere coi rimorsi e coi rimpianti, almeno per il tempo che gli resta.
      Esattamente come sta facendo quello che un tempo era il suo migliore amico.

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    3. Il tutto raccontato in un gesto, Noodles che passa la pistola a Max dicendogli di fare da solo. Narrazione +10 ;-) Cheers

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  15. Ti accorgi di quanto è bella una rubbrica dalla velocita della luce con cui la leggi,complimenti. Volevo farti un paio di domande sul film,1)Sbaglio o il piano di Max oltre a fingersi morto prevedeva anche la morte di Noodles ? All'inizio del film se non erro lo cercano per ammazzarlo o sbaglio ? 2) Ma poi effettivamente Deborah e Max hanno fatto un figlio ? E che mi ricordo tipo che Max si era sposato con una riccona con cui aveva avuto un figlio, morta poi qualche tempo dopo,e lui con i soldi della riccona ha fatto fortuna. Vabbeh che l'unica soluzione è semplicemente di rivederlo lo so lo so. A proposito del sogno,mi ricordo che quando lo vidi l'ultima volta ne rimasi molto influenzato,avevo letto della teoria e poi visto il film,cosi me ne stavo li a cercare di capire,e ho capito che se fai cosi poi manco te lo godi il film,tipo che Max guarda i monitor di casa sua e io " eccola li la prova,le telecamere nascoste della villa dovrebbero essere fisse e non con le inquadrature che sembrano girate da un cameramen " e non parliamo delle auto d'epoca con gente che festeggia la fine del proibizionismo ..., è sbagliato lo so,la prossima volta vedro di godermelo senza tanti pensieri.

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    1. Ti ringrazio moltissimo anche perché finalmente posso rispondere alla domande per punti, come fanno i curatori della pagina della posta nei fumetti Marvel! ;-) 1) Assolutamente, vogliono farlo fuori perché ha spifferato 2) La dicono quella cosa, ma il figlio si vede eccome, Deborah lo presenta come il figlio, a mettere tutto in chiaro è il fatto che ad interpretarlo, è lo stesso attore che interpretava Max da giovane. Ti dico questa che non ho potuto usare nel post per non fare "spoiler" (anche se mi sembra assurdo per un film comunque datato e così noto): Intervistato sul destino del Senatore, James Woods ha più olte risposto «Ed io che £@&%o ne so?» (storia vera). Questo per dirti che la pistola fumane nessuno sa dove si trova, ed è meglio godersi il viaggio ;-) Cheers!

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    2. Ed'io che c.z.. ne so ahahahaha,delicatissimo(cit.) Non ho fatto in tempo a scrivere "godermelo senza pensieri" che subito dopo sono andato a cercarmi qualche intervista di Leone che parla del film,mi aspettavo risposte alla James Woods e invece...,nel sito www.linkiesta.it ce ne stà una interessantissima,basta googlare c'era una volta in america e la fine del mondo.

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    3. Woods è sempre stato così, non le ha mai mandate a dire ;-) Appena ho un po' di tempo avrò a cercarlo, grazie per la dritta! Cheers

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  16. Un film meraviglioso, il cinema di Leone è QUEL cinema: la sua capacità è soprattutto quella di essere epico, e in questo film raggiunge il suo apice. Il film, in ogni sua inquadratura, rimane impresso nella memoria collettiva. Quando, alla fine di 'The Irishman', de Niro pronuncia quella battuta, "che razza di uomo fa una telefonata come quella", ecco, la mia mente è andata all'istante a QUELLA telefonata, che cambierà per sempre il destino di Noodles e dei suoi amici. E credo che con me ci abbiano pensato in tanti, forse anche Martin e Robert. Un puro brivido di piacere cinefilo, questo è ciò che ho provato.

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    1. Non possono non averci pensato, ci abbiamo pensato un po’ tutti guardando “The Irishman”, figurati se non lo ha fatto uno studioso di cinema come zio Martino ;-) Cheers

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  17. Film che devo assolutamente rivedere poiché ne ho soltanto una visione tanti anni fa. Il ricordo tuttavia è di una storia che ti avvolge, atmosfere che ti catturano, e tu sei lì a vedere il film della vita di Noodles, fatto di tutti quei momenti che possono capitare nella vita di tutti noi.
    Il botta e risposta che fa da sottotitolo a questo articolo forse è tra i più indimenticabili del cinema, per quanto condensi significati in pochissime parole. Leone nei suoi film ci ha fatto apprezzare e imparare a memoria tante battute, spiritose ("Al mio mulo non piace la gente che ride.") oppure segnanti ("E la nostra società?" - "... Un'altra volta..."), ma qui ha chiuso alla grande, anche se forse il dialogo è preso pari pari dal romanzo...

    Infine grazie per questo viaggio tra i film di Sergio Leone. Una rubrica che hai curato con evidente passione, e che mi mancherà.

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    1. Davvero un film di ampio respiro, che va visto e rivisto nel tempo, mentre invecchiamo un po’ come il protagonista. Ti ringrazio molto, ci tenevo a questa rubrica, sono felice che sia piaciuta così tanto ;-) Cheers!

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  18. Solo un occhio discreto? Due occhi e due mani d'oro ;)

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    1. In effetti, anche l'altro occhio non era male ;-) Cheers

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  19. non so quanti registi possono vantare una parabola ascendente come Leone. Se poi consideriamo che la sua carriera è partita da un cult movie, il percorso è straordinario. Viene da pensare con un po' di rammarico che cosa sarebbe stato Leningrado...
    Comunque per me C'era una volta in America è il culmine gigantesco di uno dei registi più bravi di sempre.

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    1. Da regista in un sistema di film fatti con lo stampino a leggenda, visto carriere andare in direzioni peggiori in vita mia ;-) Cheers

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  20. Sublime, Cinema che trascende se stesso
    grazie Cassidy
    - Andrea

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  21. Io vidi molto avanti negli anni "C'era una volta in America", non ero un ragazzino perchè quando avevo 14 anni Leone per me era semrpe e solo il mio regista preferito di western (assieme a Ford e qualche altro). Credo ai aver avuto circa 19/20 anni quando lo vidi per la prima volta (quindi quasi 20 anni fa, come passa il tempo, lo sa anche Noodles). Ricordo perfettamente il giorno era il 27 Dicembre, stavo a casa da solo durante le vacanze natalizie, fuori ci stava la classica nebbia della Pianura Padana e davanti al mio televisore un paio di fette di pandoro e una bottiglia di coca-cola, pronte per affrontare la visione senza staccarmi dal divano. Ricordo perfettamente tutti questi dettagli perchè sono associati alla prima visione di un CAPOLAVORO ASSOLUTO, che credo tra l'altro di aver visto nel momento migliore della mia vita, quello in cui inizi a perdere alcune vecchie amicizie d'infanzia e a costruire la tua personalità adulta. Personalmente non credo che oggi ci sarebbe qualcuno capace di realizzare una simile opera cinematografica in Italia, ma anche all'estero. "C'era una volta in America" non è solamente la fine della carriera di un regista a cui non saremo mai abbastanza grati, ma anche la fine di un certo tipo di cinema "kolossal" realizzato perchè prima di ingraziarsi il pubblico e vendere pupazzetti c'è qualcuno che una storia ci tiene a raccontarla nel miglior modo possibile tramite il mezzo cinematografico. Qualcuno ha definito Leone l'ultimo grande regista Italiano, io non lo credo, dopo di lui ci sono stati Bertolucci e altri, ma di sicuro è stato l'ultimo Maestro del cinema italiano nonche uno dei grandi Maestri del cinema internazionale, pensare che questo è il suo film testamento mi mette sempre una enorme tristezza, ma ogni volta che lo vedo mi riempie sempre l'anima. Chi non ha mai visto questo film e magari scrive o parla di cinema, non so davvero come faccia, dato che ancora oggi è talmente immenso che trovo difficile non confrontarsi con esso.

    P.S.: la prima volta che girai per le strade di Dumbo fischiettavo il motivo del film e non so come dire ma mi sentivo a casa. Da un momento all'altro mi aspettavo di vedere i ragazzi passarmi davanti, ero quasi commosso e un mio amico mi chiese perchè, risposi: "io qui ci sono già stato, ma molto tempo fa".

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    1. Grazie per il commento, roba da brividi ;-) Per la serie, dove ti trovavi la prima volta che un evento storico è avvenuto, in questo caso, la prima volta che hai visto un capolavoro. Cheers!

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  22. Bellissimo post, mi hai emozionato tantissimo (e si vede che di questo regista ne sai a pacchi e lo tratti con il dovuto rispetto di un maestro di vita). Prima o poi dovrò recuperare tutto.

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    1. Ti ringrazio di cuore, ma la mia è solo enorme passione per il cinema di Leone. altamente consigliato, penso che ti piacerà molto. Cheers!

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