giovedì 12 dicembre 2019

Unstoppable (2010): Corre, corre, corre la locomotiva

Intanto corre, corre, questa rubrica, sibila il vapore e sembra quasi cosa viva. E sembra dire ai cinefili curvi il fischio che si spande in aria: "Fratello, non temere, che corro tosto e robusto, trionfi Tony… Lo Scott giusto!".
Il problema di molto registi quando fanno il salto diventando anche produttori è che in alcuni casi perdono il loro buon modo di ragionare da registi: Sam Raimi ha un talento micidiale, ma quando produce film, bah... Vabbè. Quanto di davvero innovativo fatto da James Cameron è arrivato quando stava dietro la macchina da presa, il resto, invece... Uhmm. Tony Scott con la sua Scott Free fondata insieme al fratello (quello con le mire da filosofo) ha messo tutti insieme una lunga serie di titoli come produttore, tenendosene per sé qualcuno, sempre con lo stesso principio: "Ha funzionato? Rifacciamolo!".

“Unstoppable” sta a Pelham 123 un po’ come Top Gun sta a Giorni di Tuono (o viceversa). Si passa dai vagoni della metropolitana di New York ai vagoni di un treno in corsa lungo i binari della Pennsylvania, prendendo ispirazione da una storia vera (l'incidente ferroviario del CSX 8888 avvenuto nel maggio del 2001 in Ohio) alla quale Tony aggiunge il suo stile inimitabile e i muscoli del suo cinema.

I titoli di testa sono modesti, il resto del film proprio no.
La 20th Century Fox nel 2007 pensava di affidare la regia a Martin Campbell, la sceneggiatura che piace a tutti, invece, è quella scritta da Mark Bomback che in vita sua ha sfornato titoli solidi, roba di cui vergognarsi e un Die Hard che preferirei dimenticare, però la sceneggiatura piace tanto a Denzel Washington che provate a dire un po’ chi tira dentro come regista? Bravi, quello proletario di casa Scott e con questo Tony e Denzel arrivano a cinque film insieme, sono abbastanza sicuro che il loro sodalizio sarebbe continuato, se il destino non avesse voluto diversamente.

Tony ha la pensata di spostare la storia tra le montagne del Montana, poi, però, capisce che le pianure della Pennsylvania giocano a suo favore, infatti il triplo 777 senza controllo che minaccia di schiantarsi contro la città di Stanton nel film è un vero e proprio personaggio. Per prima cosa è l’unico treno di colore rosso fiammante (fateci caso), il numero che lo contraddistingue è quasi satirico, il triplo sette rappresenta il Jackpot alle macchinette, insomma il colpo di fortuna più difficile da ottenere, nel film, invece, è una letale combinazione di inettitudine, sfortuna e aggravanti casuali che tutte insieme generano una situazione che potrebbe terminare con una strage.

I'm going off the rails on a crazy train (Cit.)
Il treno è da sempre uno dei mezzi più amati dal cinema, Tony Scott si era già confrontato con un maestro come John Frankenheimer quando in Giorni di Tuono giocò (alle grande) con le macchine da corsa, nel suo mettersi a giocare con i trenini in stile Gomez Addams, Tony strizza l’occhio ad una pietra miliare come “Il Treno” (1964), scusate se è poco.

Quello che piace tanto alla settima arte dei treni è il fatto che procedano a velocità folli, ma soprattutto che lo facciano sui binari, perché il bufalo può scartare di lato (e cadere), ma la locomotiva ha la strada segnata, se mi è concesso parafrasare De Gregori. Personaggi dal destino segnato come il percorso dei binari, lanciati su treni senza controllo, ci sono davvero pochi soggetti più cinematografici di questo.

Tony controlla la distanza tra lui e il resto della concorrenza impegnata ad inseguirlo.
“Unstoppable” (forse più per volontà del suo sceneggiatore che del regista) è una storia che trasuda classico ad ogni minuto, personaggi dalla schiena dritta malgrado le sberle prese dalla vita, eroi Springsteeniani, con camice a quadri e, in qualche caso, gilet gialli che prima di diventare un simbolo di protesta francese, Tony Scott utilizza qui per identificare i novellini come Will, il personaggio di Chris Pine.

Will ha moglie, figlio e un’ordinanza restrittiva infilata giù per la gola alla storia a forza con l’imbuto, perché per funzionare il capotreno ha bisogno di un drammone familiare alle spalle e Mark Bomback pesca dal grande libro degli stereotipi cinematografici per appioppargliene uno. Inoltre, è l’ultimo arrivato, ha uno zio importante, è di bell’aspetto, perché, citando il poeta "nella fantasia l'immagine sua, gli eroi son tutti giovani e belli".

“Di un po’ Cassidy, ti stai proprio divertendo con questa storia di Guccini vero?”
L’esatto opposto (ma nemmeno poi tanto)? Il Frank Barnes di Denzel Washington che ha 28 anni di esperienza nella ferrovie, è uno che fa e di conseguenza sa come funzionano le cose. Proprio come per Pelham 123, la storia di questi due Tony Scott la racconta in corsa, mentre l’azione e gli eventi sono già cominciati, quindi scopriamo che le figlie di Denzel lavorano da Hooters (che s'intravede, ma per quello dritto di casa Scott è l’equivalente del negozio di lingerie di Nemico Pubblico), che gli manca poco alla pensione e che per approccio sembra l’opposto di Will, inoltre, sono uno bianco e l’altro nero, perché Tony Scott come ho sempre ribadito nel corso di tutta la rubrica, ha più di un punto in comune con Walter Hill.

La classe operaia va in paradiso al lavoro.
Gli altri personaggi si dividono i ruoli, distribuendo l’inettitudine in modo ecumenico, infatti per ogni operatore incapace abbiamo un direttore che tiene più conto di grafici e statistiche che altro, che prende ordini da un mega direttore galattico che pensa solo a quando potrebbero calare le azioni della società se il triplo 7 facesse una strage, il tutto mentre è impegnato in una difficilissima partita di golf. Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia pro… Ehm scusate, mi sono fatto un attimo prendere la mano.

L’imbranato che scatena il casino mettendo in crisi tutti i labili controlli di sicurezza è Randy il fratello di Earl (forse a Tony piaceva “My name is Earl” visto che ha fatto recitare almeno tre attori di quella serie).

“Notizia straordinaria, è tutta colpa di Randy, il fratello di Earl Hickey”
Nel mezzo quelli che gli ingranaggi gli fanno girare, quelli con le maniche tirare su che salvano la giornata, come il supervisore, un dritto che non solo azzecca tutte le previsioni, ma offre anche il consiglio sul freno moderabile a Denzel. Ma soprattutto una Rosario Dawson da urlo, che è la ciliegina sulla torta di questa bomba di film, perché riesce a rendere tridimensionale un personaggio altrimenti schematico. Guardatela: ogni volta che si appresta ad affrontare una decisione complicata fa la mossa di legarsi i capelli, nemmeno fosse la visiera del berretto girata di Lincoln Hawk, ma soprattutto inizia la sua giornata di lavoro portando le ciambelle ai colleghi ed è ancora nel parcheggio quando le danno la bella notizia del treno fuori controllo.

“Per una volta che voglio fare qualcosa di carino per i colleghi mannaggia a loro!”
Il treno: un mostro lungo un miglio pesante quanto un dinosauro, carico di carburante e schifezze chimiche altamente esplosive, un mostro strano che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano, con dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite. Perdonatemi gente, questo commento va così oggi, siamo a fine rubrica ed è un po’ come se fosse l’ultimo giorno di scuola, concedetemelo.

Tony Scott cosa fa? Annusa l’aria, si sistema il berretto (ex) rosso porta fortuna sulla testa, mastica il sigaro e riparte ancora una volta, con il vento in faccia, a dirigere un’altra corsa contro il tempo, l’ultima, con la consapevolezza di chi ha capito tutto della storia che ha per le mani, ma soprattutto che il suo estro visivo, può essere devastante come il triplo 7 lanciato a piena potenza. Però il macchinista del treno chiamato “Unstoppable” è lui e come Denzel sa benissimo cosa deve fare, infatti il risultato finale è uno dei suoi film migliori, un’uscita di scena grandiosa.

“Dovevano mettere uno specchietto retrovisore più grosso a questo coso”
Se nei suoi film dal 2000 in poi, la post produzione digitale ha fatto da padrone nel cinema di Tony Scott (con l’apice raggiunto con il casino fuori controllo di Domino), qui quello figo di casa Scott fa diminuire il numero di giri del suo montaggio, la saturazione delle immagini è sempre presente, così come la possibilità di rimettere mano alla palette cromatica filtrando tutti i colori della realtà, ma il risultato è dosato alla perfezione, quando deve correre “Unstoppable” lo fa a 130 chilometri all’ora, ma con un controllo invidiabile, ad una prima occhiata sembra la sua regia più classica e probabilmente lo è per davvero, ma non cambia il fatto che il film sia una bomba capace di tenerti inchiodato allo schermo per tutta la sua tiratissima durata.

“Unstoppable” ha il meglio di tutto il cinema dello Scott che non ci ha mai ammorbato con sequel inutili di Alien, pur essendo pieno di termini e nozioni tecniche come Allarme Rosso, non risulta mai pesante o difficile da capire. Come in Nemico Pubblico i punti di vista si moltiplicano (monitor, riprese giornalistiche girare per risultare realistiche, servizi televisivi) e come in Pelham 123 una cartina luminosa su un pannello gigante serve a scandire il tempo del disastro.

Dietro le lucine del disastro, davanti Rosario, che invece è sempre un bel vedere.
L’eroismo è buttato in faccia al pubblico, ma mai in modo sfacciato. Provate a pensare allo stesso soggetto in mano a Michael Bay (uno dei “discepoli” di Tony), sarebbe diventato un tripudio di arroganza e bandiere americane. Lo Scott giusto che malgrado il berretto da baseball americano non è, capisce che l’eroismo è alla base di una storia così, ma dev'essere coinvolgente non strangolare pubblico e trama. Frank e Will prima portano al sicuro il loro treno con troppi vagoni (in una delle cento scene spettacolari e adrenaliniche del film), poi si lanciano nell'inseguimento del 777 perché è la cosa giusta da fare, perché l’alternativa sarebbe guardare dall’altra parte, ma loro sono nel posto giusto al momento giusto, sono dei John McClane rassegnati («Peccato, non era male questo lavoro») con qualcosa da redimere e niente da perdere. La loro gara di coraggio contro il triplo 7 è una roba da pazzi, ma da pazzi con la testa sulle spalle, quindi di sicuro meglio di qualche burocrate per cui sacrificare lavoratori oppure limitare le perdite, è lo stesso: pura e fredda routine.

La routine di Tony Scott invece, prevede girare scene così. Brutto?
Tutto questo Tony Scott lo racconta senza rallentare il ritmo nemmeno per un dannato secondo, una storia di uomini che si comportano come tali, infatti non hanno bisogno di troppe parole per capirsi, infatti una scena notevole è un dialogo: Denzel dopo aver preso per il culo Chris Pine per il suo gilet giallo da recluta, gli dice di toglierselo quando quello si dimostra un tipo di valore. Un attestato di stima tra portatori sani di cromosoma Y che si riconoscono come pari grado.

Il sottotitolo italiano di rito che è stato aggiunto al film, non è mai stato così inutile, anche perché non c’è nulla di “fuori controllo” in questo film, non dal punto di vista della regia di Tony Scott, anzi è il titolo originale a dire tutto del film, “Unstoppable” perché il ritmo è impeccabile, tiratissimo e ti fa fare il tifo per i protagonisti ad ogni svolta positiva, oppure ti fa trattenere il fiato ogni volta che qualcosa va loro storto (spesso). Forse è il film che mette definitivamente in chiaro uno dei temi preferiti e ricorrenti nel cinema dello Scott giusto: la corsa contro il tempo qui è una partita a scacchi, fatta di mosse e contromosse, il tutto prima di arrivare a quella curva sopraelevata a forma di “S” prima di Stanton. Un film che abbraccia i temi classici, ma sembra diretto da uno che tutto sembra, tranne essere un signore nato nel 1944.

“A tre giorni dalla pensione… Aveva ragione Roger!”
Avete solo da scegliere il vostro momento preferito: la scena del deragliatore (per altro girata con un’unica ripresa, storia vera)? Oppure l’inseguimento tra treno e pick-up? Denzel che salta come l’uomo ragno da un vagone all’altro? “Unstoppable” è una serie di scene spericolate una via l'altra. Sembra l’ultima scena del treno di Ritorno al futuro Parte III, solo che lì era la scena madre, qui è tutto il film ad essere così! Dovessi scegliere un momento solo direi la chiusura al volo del gancio traino, con Chris Pine e Denzel che si scambiano un pollice alto, in mezzo ad una tempesta di grano che svolazza e sembra sostituire la nevicata di Runaway Train, mentre le musiche di Harry Gregson-Williams (alla settima e purtroppo ultima collaborazione con l’unico Scott che conta) fomentano, perfettamente in linea con il ritmo della pellicola.

Con “Unstoppable” Tony Scott non sacrifica niente della sua post produzione digitale o del suo montaggio frenetico, ma li mette al servizio di una trama classica dando a tutti una lezione di talento, non è un caso se il film è riuscito a guadagnarsi diversi estimatori anche tra i cinefili seri (quelli con la pipa e gli occhiali) che di solito preferivano l’altro fratello, questa macchina pulsante che sembra quasi una cosa viva ha fatto colpo su molti, anche se, bisogna dirlo, molti altri sono saliti dopo sul carro treno dei vincitori. Perché “Unstoppable” è l’ultima fermata di questa rubrica e, purtroppo, anche l’ultima in senso assoluto per Tony Scott.

Anche questa rubrica imbocca l’ultima curva (a 200 km e su due ruote)
La storia ci racconta come finì la corsa: la macchina deviata lungo una linea morta. Il 19 agosto del 2012 Tony Scott si getta dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles. Un gesto estremo, talmente inatteso che sconvolge tutti e che non ho intenzione di giudicare in alcun modo, ma che mi ha fatto pensare ad una cosa quando poco dopo il fratello di Tony, Ridley ha rotto il silenzio parlando pubblicamente del tumore cerebrale diagnosticato e tenuto segreto da quello giusto di casa. Quello che ho pensato nel 2012 è che Tony Scott fino all’ultimo abbia scelto di andarsene come ha vissuto e fatto cinema, alle sue condizioni, da uomo aggiungerei. Non puoi sapere cosa passi in testa ad un uomo in un momento così, romanticamente direi che ha scelto un’uscita di scena degna dei personaggi dei suoi film.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore del triplo 7, mentre fa correr via la macchina da presa che ci giunga un giorno ancora la notizia del talento di Tony Scott, come una cosa viva, lanciata a bomba contro tutto quel cinema piatto e di poco conto. Ed ora prima di concludere, l’ultimo schemino della Scottitudine!

C'è solo uno Scott, quello giusto!
Unstoppable (2010)
Se lo avesse diretto Ridley?
Verrebbe apprezzata la modernità di un cinema vivo e dinamico, messa al servizio di temi classici, in un film senza pause e senza soste. Ma, per una volta, anche molti degli estimatori di Ridley hanno apprezzato “Unstoppable”, quindi quella di questo treno è una galoppata trionfale.

Nel paragone diretto, resta comunque molto meglio di:
A parità di protagonisti americani fino al midollo per cui fare il tifo, la differenza di ritmo e coinvolgimento tra i due film è abissale. Poi vorrei vederlo Matt Damon fermare il triplo 7 con il nastro americano!

Risultato definitivo dopo l’ultimo primo Round:
Mi sono impegnato con tutto quello che avevo, per mettere in chiaro quando la presunta superiorità di un fratello su un altro, sia solo un cosa da cinefili con la puzza sotto il naso, che non ha alcun riscontro dove conta per davvero, ovvero nei film stessi. Quindi fatemi un favore, la prossima volta che qualcuno vi parlerà di Ridley, voi rispondetegli: «Ah sì! Il fratello di Tony, lo Scott giusto!».

24 commenti:

  1. E ci siamo arrivati.
    Ed infatti spero di essere il primo.
    Poche cose come il treno hanno saputo colpire l'immaginario, a livello di cinema.
    Come microcosmo umano di varia natura o allegoria della societa', con la sua suddivisione a classi e scomparti. Hictchcock ci ha costruito la carriera, facendone entrare uno in galleria e lasciando poco spazio all'immaginazione.
    Come generatore di suspence, con i suoi spazi stretti e rarefatti.
    Ci hanno costruito scene spettacolari. E tragiche, come farlo cascare da un ponte in Cassandra Crossing. Ma da' il meglio quando viene lanciato a tutta velocita', e travolge ogni cosa. Ma soprattutto...TI VIENE ADDOSSO.
    I Lumiere bros avevano gia' capito tutto. E per la scena da strizza usano un treno.
    Quello che attraversa la Siberia con a bordo il generale ne Il Dottor Zivago. In mezzo a tanto melo', una scena di un granitico che buca lo schermo.
    E poi c'e' A 30 SECONDI DALLA FINE.
    Un mostro. Dotato di vita e pensiero. E inarrestabile.
    La mano, Manny, non la perde. E' il treno che GLIELA MANGIA.
    GLIELA DIVORA, CAPITO?
    Non so se IL TONY fosse gia' al corrente delle sue gravi condizioni, al momento di fare questo film.
    Ma decide di rileggere a modo suo un vecchio classico.
    MOBY DICK.
    Abbiamo un leviatano composto da ferro e acciaio che minaccia di devastare tutto. E quindi...arrivano Achab e il fido Ismaele a bordo del loro Pequod, ad inseguirlo e a dargli la caccia. In mezzo a colletti bianchi che pensano di risolvere la situazione a colpi di briefing e grafici.
    Cazzo, sembra da me quando alle nove fanno la riunione (comodi, eh. Noi siamo li' da tre ore) tutti gli impiegati e responsabili colibri a scambiarsi pacche sulle spalle e strette di mano.
    Non cascateci. Non sanno neanche di cosa stanno parlando, e neanche di quali problemi vadano risolti.
    Perche' tanto l'unico metodo valido e' quello del bidone della spazzatura.
    Prendi i problemi, prendi le soluzioni, butti tutto dentro e mischi ad catzum. Poi pigli un problema a caso e gli applichi una soluzione a caso. Se va bene, ti pigli i meriti. Se va male...dai la colpa a qualcun altro. Questo finche' a noi operai che li' ci lavoriamo da una vita non ci girano, andiamo li' e gli diciamo la nostra.
    E si risolve tutto in cinque minuti.
    Ma non sia mai, eh. I cervelloni sono loro.
    Perche' Denzel e il suo apprendista ci insegnano che esiste un solo modo per risolvere una rogna di quelle belle grosse.
    Poche chiacchiere e MUOVERE IL CULO.
    Ancora una volta tra due veri uomini che si riconoscono tali non vi e' bisogno di tante parole.
    Siamo al capolinea, dunque.
    Avremmo tanto voluto seguirlo. Dovunque. Anche fino all' Inferno.
    Ma IL TONY ci ha fatto scendere tutti. E' salito sul tetto del treno, ci ha detto "Vivete anche per me!!" Ed e' ripartito.
    Per Avalon, come minimo. O per il Valhalla.
    E' ancora la' che viaggia, in piedi e a braccia aperte nella tormenta.
    Ha preferito affrontare la sua fine piuttosto che rassegnarsi ad una morte di paglia.
    Come un Samurai che fa Harakiri prima di venire sconfitto o ucciso.
    L'onore sara' suo per sempre.
    Se rinasco voglio andare a lavorare con la sua troupe, anche solo come attrezzista.
    Ciao, grandissimo.
    Riposa in pace.
    E corri libero.

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    1. Sei decisamente arrivato primo ;-) Non avevo pensato a “Moby Dick”, mancando la parte dell’ossessione dell’Achab di turno non ho collegato, ma forse è perché ero troppo impegnato a restare aggrappato ai braccioli della poltrona per pensarci. Tony Scott ha lasciato un vuoto artistico notevole, mi manca andare a vedere il nuovo Tony Scott (con Denzel), ora che i registi e autori sono sempre meno (e molti si stanno trasferendo su Netflix), manca uno solido e riconoscibili in temi e stile come lo Scott giusto. Mi sono divertito a riavere un Tony Scott alla settimana da rivedere ;-) Cheers

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    2. Si, hai ragione.
      E' un Achab un po' diverso, quello di Denzel. Non e' un vecchio pazzo con una gamba sola che manda la sua ciurma al macello per la sua fissa di vendetta.
      Ma migliore, sotto certi versi.
      E' un uomo che decide di fare qualcosa, o almeno provarci. Perche' gli altri si squagliano di paura.
      Ve lo immaginate Moby Dick che terrorizza un'intera costa, e Achab che dopo aver chiesto se qualcuno e' con lui, risponde "Lo sapevo. Vado io, perche' sono l'unico uomo qui dentro."
      Come Brody, Quint e Hooper.
      E' un cacciatore di squali, Denzel. Solo che sono bestie di metallo lanciate a velocita' assassina.
      E' una rilettura interessante. Un adattamento moderno di un classico, a dimostrazione che i principi su cui vengono creati sono universali e stanno al passo coi tempi.
      E' un uomo che sa quel che c'e' da fare, e lo fa.
      Non lo vedo un gran male, anche perche' l'unico modo che ha Netflix di contrastare i colossi (aka la Disney) e' di puntare tutto sul talento creativo per contrastare la differenza di mezzi e soldi. Anche se c'e' il rischio di tagliare i ponti col cinema.
      E' un peccato aver dato un film come The Irishman solo per tre giorni.
      Ma penso che una branchia dedicata al puro cinema la fara', prima o poi.

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    3. Poi a ben pensarci quello con l’ossessione (per la moglie) è Chris Pine, quindi ci sta.
      In queste mesetto ho visto più cinema vero su Netflix che beh, in un cinema vero ;-) Cheers

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  2. Lacrimoni per l'ultimo articolo sul TONY giusto e anche ripensando alla sua uscita di scena. E' strano ma ricordo perfettamente il giorno della sua morte, la notizia che una persona si era gettata da un ponte di Los Angeles, per poi scoprire qualche ora dopo che si trattava del nostro amico TONY!
    Mi è davvero dispiaciuto, nemmeno lo avessi conosciuto veramente, però aveva segnato così tanto la mia vita con le sue opere che sembrava destinato all'immortalità, invece trovarlo così fragile e umano e scoprire che soffriva anche di un male incurabile mi ha fatto venire una grande tristezza e anche un grande senso di vuoto che sapevo nessun regista avrebbe potuto colmare. D'altonde TONY era unico, geniale e spericolato come molta della sua filmografia, quindi, come dici giustamente Cass, ha scelto il modo di lasciarsi più consono a un vero uomo come lui.
    Parlando del film, mi è piaciuto molto, sembra quasi ci sia un passaggio di consegne tra Denzel e Chris Pine, sono entrambi molto bravi e sempre credibili sia nelle scene più tranquille che in quelle action. Si vede che non sono superuomini ma solo persone consapevoli del ruolo e delle responsabilità che hanno. Fanno le scelte più intelligenti, cercando nel contempo di riportare la pelle a casa, non sono come hanno trasformato John McLane che sembra aver perduto l'istinto di autoconservazione negli ultimi film, da quando ha fermato un aereo militare con un camion!!
    Chissà se il buon TONY ci guarda da lassù con il suo immancabile cappello e la giacchetta caki e se si fuma un buon sigaro mentre si fa una risata pensando a quanti vorrebbero imitare il suo stile ma non capiscono che era troppo avanti per tutti...

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    1. Una discreta secchiata di acqua gelata addosso. Non se lo aspettava nessuno, e comunque i commenti di sincero dispiacere sono arrivati anche da quelli che non sono mai andati pazzi per il suo cinema. Un uscita di scena coerente, e artistica con questo gran bel film ;-) Cheers

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  3. ottima recensione grazie.

    cercherò di recuperarlo.

    le cose che dici dello scott giusto io le ho pensato di mario monicelli.


    grazie e a presto


    rdm

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    1. Grazie capo. Sarà per quello che Monicelli è uno che ho sempre apprezzato molto? (storia vera). Cheers

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  4. Lacrime, lacrime, lacrime. L'ultimo film di Tony Scott, che come dici tu è forse il più classico ma è comunque una BOMBA. Io che sono cresciuto praticamente con tutti i suoi film, che ho forse tradito per una giovanile infatuazione di Bay terminata praticamente dopo Armageddon, mi sento un vuoto che ogni anno aumenta ed è relativo al thriller d'azione fatto con i controcazzi. E' vero che è sempre stato un regista di genere (ma direi che ne abbiamo avuti di illustri vedere alla voce Carpenter per capire cosa intendo), magari non ha mai avuto ambizioni autoriali, però anche il più grande dei suoi detrattori non può non ammettere che i film d'azione hanno perso uno dei primi della classe. "Unstoppable" l'ho visto un paio di volte e quando passa in TV e lo incrocio facendo zapping, automaticamente poggio il telecomando, ma la verità è che capita con qualunque film dello Sctt giusto che incrocio. Mi manca molto il suo cinema, che per molti non era un granchè, ma per me è sempre stato molto, forse tutto.

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    1. A partire da Carpenter in giù, mi rendo conto di apprezzare quei registi di genere che bilanciavano (o bilanciano) alla perfezione intrattenimento, aspirazioni autoriali e artistiche. Il classico film che “ti intrattiene ma ti fa anche pensare” per usare un orrenda frase fatta, che sembra facile, ma è l’equilibrio più difficile da raggiungere al cinema. Tony Scott faceva film così e li faceva alla grande, sono stati spesso ignorati ma il peso specifico del suo lavoro ha avuto molta influenza, se Bay non si fosse infognato nel dimostrare al mondo di averlo più grosso di tutti (il robot trasformabile) sarebbe stato più vicino a quello giusto di casa Scott, che ridendo e scherzando, ha avuto una bella influenza su tanti, anche di noi ;-) Cheers

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  5. Devo essere onesto, questo non l'ho ancora visto. Però arrivati alla conclusione ci tenevo a dirti che questa rubrica mi è piaciuta moltissimo, e in queste settimane l'ho usata come scusa per tornare a vedermi i miei film preferiti di Tony e godermi alcuni di quelli che non avevo ancora guardato.

    Sempre rispetto per Ridley, però Tony (lo Scott giusto) era uno di noi. Anche lui 138!


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    1. Faccio la previsione: ti piacerà ;-) Se riesco a convincere chiunque a vedere dei bei film ho ottenuto quello che volevo, molto felice che ti sia piaciuta ti ringrazio di cuore, Tony è uno di noi, rientra nella conta dei 138 ;-) Cheers!

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  6. scusate ma in mezzo a tutti sti occhi Lucidi la voliamo ( voliamo voliamo ) dire una cosa

    AMMAZZA CHE MOGLIE SORCA CHE CI AVEVA IL TONY!!!!!!!!!!!

    qui si pareggia perchè lo scott sbagliato si è orientalizzato per anni la mitologica Giannina Facio ( che ha popolato la mia adolescenza notturna)

    Buon Natale!!!!

    Geppo di Nichlin

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    1. Eh eh, veramente lo abbiamo pensato tutti della moglie del TONY, ma per rispetto abbiamo taciuto. Che dire, i due fratelli Scott, nonostante fossero inglesi (anzi, uno lo è ancora) erano dei bei "fuppini", come direbbe Diego Abatantuono d'annata!

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    2. Non sono uno da gossip, ma dopo mesi passati a leggere di tutto su Tony Scott sono incappato anche in quello. Pare che la futura signora Donna W. Scott (che compariva due secondi anche in “Deja Vu”), sia stata a lungo fidanzata con Jerry Bruckheimer, dopo la fine della loro storia è arrivato quello giusto di casa Scott, quelli in foto sono i pargoli (storia vera). Cheers!

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    3. Aggiungo solo due parole: Brigitte Nielsen.

      Micdrop ;-) Cheers

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  7. Un ciclo splendido e reso commovente dall'inevitabile conclusione: il treno della vita di Tony ha continuato il suo inarrestabile viaggio, in un modo che non avrebbe sfigurato in uno dei suoi film.
    Per questo a Tony e alla sua scelta mi piace dedicare l'ultima strofa di "Runaway Train" di Elton John ed Eric Clapton, legata anche al film in questione.

    I'm out of control and out of my hands
    I'm tearing like a demon through no man's land
    Trying to get a grip on my life again
    Nothing hits harder than a runaway train

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    1. Grazie mille doppiamente, anche per aver messo i titoli di coda musicali alla rubrica, con la scelta migliore possibile! ;-) Cheers

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  8. questo film non l'ho visto, lo recupererò

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    1. Molto consigliato, penso che ti piacerà ;-) Cheers

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  9. Una cosa è certa, la famiglia Scott di cinema ne capisce, infatti Luke figlio di Ridley ha già con Morgan dimostrato certe buone qualità ;)

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    1. I figli di Ridley, nipoti di Tony, erano sul set di Alien, e sono stati tenuti a battesimo registico da zio Tony . Sono stati scolarizzati bene ;-) Cheers

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  10. Il post non lo leggo nemmeno. Se citi guccini meriti l'applauso a prescindere

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