lunedì 2 dicembre 2019

The Shield (2002-2008): Sbirro cattivo e sbirro ancora più cattivo

Da bambino ho avuto la fortuna di passare del tempo in Canada, proprio sul confine con Detroit, un'esperienza che per uno cresciuto guardando Robocop definirei formativa. Come ogni bravo bimbo teledipendente (vizio che non ho mai perso) guardavo la tv che, poi, era stessa dei vicini di casa Yankee.

Uno dei programmi che sfracellò il mio cervellino era senza ombra di dubbio “Cops”, un classico del preserale dei palinsesti americani, noi abbiamo “Blob” oppure “Striscia la notizia” (in base ai gusti e all’orientamento politico) loro le grezze registrazioni delle irruzioni in casa degli sbirri, impegnati ad ammanettare dei galantuomini che ogni tanto resistevano all’arresto, spesso scappavano il più delle volte rispondevano a colpi di sonori “BIIIIIIP” a coprire le numerose parolacce che emergevano tra il chiacchiereccio in slang inglese di cui allora capivo poco o niente.

A mente fredda (e adulta), una roba reazionaria da morire, perché i colpevoli erano sempre neri e ispanici dei quartieri poveri che vivevano in catapecchie, non capitava mai di vedere gli sbirri sfondare la porta di qualche cattivo e sbattere faccia a terra qualche riccone incravattato, colpevole di aver rubato miliardi facendo fallire qualche grossa azienda, quello mai. Ma cosa ci volete fare, avevo dieci anni e non potevo resistere ad una roba che iniziava con una sigla cazzuta degli Inner Circle che cantavano: Bad boys, bad boys / Whatcha gonna do / Whatcha gonna do, when they come for you.


Per vedere qualcosa in grado di spaccarmi il cervello come “Cops”, ho dovuto aspettare il 2002 e la serie creata da Shawn Ryan intitolata “The Shield”, un caposaldo della cattiveria televisiva che ha fatto la storia del piccolo schermo e troppo spesso non viene ricordata come merita. Qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, andava in onda in seconda serata su Italia 1 ad un orario che mi tornava comodo, tornavo dall’allenamento di basket giusto in tempo per questa cura di bastardaggine, poi hanno cambiato l’orario e ciao, ho perso quel mastino di Vic Mackey per sempre.

Almeno fino a qualche tempo fa quando con la mia Wing-Woman ci siamo tritati le sette stagioni di “The Shield” nell’ordine giusto, facendo la solita scoperta: avevo visto molti meno degli 88 episodi che compongono le sette stagioni della serie, ma quelli più bastardi sì, tipo il caso dello stupratore che costringe le sue vittime a telefonare ai compagni durante la violenza, tutta roba che non manca a questa serie che non avrà gli Inner Circle, ma si difende benissimo con una sigla che per me urlerà sempre fortissimo una parola che suona tipo «PARMIGIANA!» quando attacca la tostissima "Just Another Day" di Vivian Romero.


“The Shield” è il serial poliziesco che insieme al “cugino” e coetaneo – quel capolavoro di “The Wire” di cui prima o poi dovrò decidermi a commentare come merita – ha cambiato per sempre le serie poliziesche del piccolo schermo, spostando un po’ avanti il limite della cattiveria sul piccolo schermo, se oggi viviamo nell’età dell’oro della serie tv, un po’ lo dobbiamo anche alla squadra d’assalto di Vic Mackey.

La squadra d’assalto che ha demolito il piccolo schermo.
L’ispirazione a Shawn Ryan arriva dal brutale pestaggio di Rodney King, ma soprattutto dallo scandalo Rampart, un grave caso di corruzione interno alla polizia di Los Angeles che ha preso il nome dal quartiere del famigerato distretto. La serie, brutta sporca e cattiva, era proprio quello che il canale FX stava cercando per fare il botto, nato come il contenitore delle repliche dei prodotti targati 20th Century Fox (immaginatevi il nostro Cielo rispetto a Sky), il canale gratuito voleva qualcosa di forte per rilanciarsi, complice anche un’arrogantissima frase di lancio: «Come l’HBO, ma gratis». Il successo di “The Shield” ha generato la serie stretta partente “Sons of anarchy” e ancora oggi sforna le varie American Horror Story, quindi tutto sommato la strategia ha pagato i suoi dividendi.

“The Shield” è ambientata del distretto di Farmington e segue le vicende di quattro detective una “Strike team”, la squadra d’assalto assemblea per rispondere con forza alla criminalità Los Angelina, una gang di sbirri con carta (quasi) bianca per portare a casa arresti e risultati con ogni modo possibile, uno scudo dato dal distintivo (così abbiamo anche spiegato il titolo) che Vic Mackey non si farà nessun problema ad usare, anzi abusare.

“Hai il diritto di rimanere in silenzio, ma se vorrai violarlo, farò risparmiare un po’ di soldi ai contribuenti”
La squadra d’assalto è composta dal fedelissimo Ronnie Gardocki (David Rees Snell) di fatto quello con i baffi del gruppo (finché non li taglierà perdendo anche la sua ultima caratteristica chiave), ma anche da Curtis "Lem" Lemansky (Kenny Johnson) grande e grosso, ma l’anima candida del gruppo, quello che più di tutti soffre delle malefatte eseguite il più delle volte a fin di bene del gruppo. Una menzione speciale la merita Shane Vendrell, interpretato dai denti e la faccia da folle di Walton Goggins, semplicemente il più grande attore mai emerso da una serie televisiva, partito da qui per conquistare il mondo.

Shane è l’altra personalità forte del gruppo, finché tutto fila liscio, il compare perfetto per Vic Mackey, ma quando la cacca arriverà a colpire il ventilatore (come direbbero gli Americani, ma usando un’altra parola) sarà il loro scontro degno di Caino e Abele a tenere banco e a dare una direzione forte alla serie.

Troppo grande per una tv così piccola: Walton Goggins!
Di poliziotti ruvidi in tv ne abbiamo visti tanti, a partire dalla combinazione cravatta su camiciotto a maniche corte di Andy Sipowicz di “NYPD Blue”. Con la differenza che il personaggio interpretato da Dennis Franz poteva risultare rozzo, ma sempre ligio nel far rispettare la legge, Vic Mackey, invece, ha alzato l’asticella diventando un personaggio mitico, ma ancora più controverso e per questo interessante.

Lui è il “frontman” della squadra d’assalto e di conseguenza della serie, un uomo con un fortissimo senso della famiglia (che sia quella biologica oppure quella lavorativa), per lui i componenti della squadra d’assalto sono fratelli al fronte, più forte della sua fedeltà alle famiglie che si è costruito, solo la sua volontà di giustizia ed occhio, non ho detto legge, perché per Vic conta solo “giusto” e “sbagliato” la legge che sta nel mezzo e che dovrebbe garantire la differenza, per lui è spesso raggirabile, il fine giustifica i mezzi, almeno fino a quando smette di farlo.

Have no fear, Vic is here!
La bellezza di “The Shield” è tutta qui, la compattezza con cui per sette stagioni non ha mai mollato un colpo, senza mai fare un passo indietro proprio come il suo protagonista (e se avete in testa il finale di stagione e la scena finale, sapete di che parlo). “The Wire” ad ogni stagione cambiava punto di vista e ambientazione restando fedele a se stessa, “The Shield”, invece, ha fatto il percorso opposto tenendo tutti uniti negli intenti come Vic Mackey provava a tenere insieme le sue famiglie.

I suoi intenti questa serie li ha sparati dritti in faccia al pubblico a partire dal pilot della serie, quando David Aceveda (Benito Martinez) tenta di infiltrare uno dei suoi nella squadra d’assalto per smascherare le attività illecite di Vic, lui lo uccide senza pietà facendo passare il tutto come un’irruzione finita male, perché fin dal primo episodio dev'essere chiaro che lui è fatto di un’altra pasta, per citare le sue parole: «Il poliziotto buono e quello cattivo non ci sono oggi, io sono un tipo di poliziotto diverso».

Genitori Poliziotti in blue jeans.
Attraverso un loschissimo sistema di favori, di soldi portati via agli spacciatori e riciclati in buona parte per essere usati proprio contro le gang, dalla loro “tana” la squadra d’assalto è un club a cui non si accede, in cui tutto viene gestito come al fronte e, per certi versi, il distretto di Farmington proprio questo sembra: un fortino di frontiera ricavato da una vecchia chiesa sconsacrata.

Il fatto che al figlio di Vic venga diagnosticato l’autismo potrebbe sembrare una piccola giustificazione alle sue azioni, un po’ come Walter White all’inizio di Breaking Bad mette via soldi per pagare le costose cure mediche, ma se per il professore di chimica era più che altro una scusa per giustificare il suo ego, Vic ci crede davvero ed è monolitico nel perseguire i criminali e i suoi fini personali, capite da voi che un personaggio così, senza l’attore giusto avrebbe fatto crollare tutta la struttura della serie. Per fortuna, Shawn Ryan ha potuto contare su Michael Chiklis, uno che per un po’ dopo la fine di questa serie, sembrava destinato ad un luminoso futuro, invece, se va bene, lo ritroviamo a capo di un’altra squadra d’assalto in qualche episodio di Gotham, la maledizione degli attori legati per sempre ad un ruolo.

Pensare che Ryan non lo voleva nemmeno Michael Chiklis per questa parte... Sì, perché l’attore era famoso per uno sbirro televisivo molto diverso da Vic Mackey, il bonario commissario Scali dell’omonima serie. Ma pur di avere il ruolo Chiklis si rasò a zero quei quattro peli che aveva sulla testa e dopo aver perso venti chili, era pronto per la parte.

Da commissario Scali a Vic Mackey: Clark Kent toglieva gli occhiali, Michael Chiklis invece i capelli.
L’arroganza spavalda del personaggio sta tutta nel modo in cui Michael Chiklis per sette stagioni va in giro con la giacca di pelle nel caldo di Los Angeles, armato di magliette aderenti a sfoggiare un fisico che non ha, un bulldog incazzato che si è scolpito a forza un ruolo tra i più grandi antieroi del piccolo schermo. Un “Cattivo tenente” in grado di conquistarsi i favori del pubblico, per la sua capacità di uscire sempre da tutte le situazioni spinose, mosso da un senso di giustizia e fedeltà tutto suo.

Paradossalmente impossibile da odiare, malgrado i modi deprecabili, un dettaglio che è diventato chiarissimo nella quinta stagione, quando ad indagare su di lui arriverà uno sbirro ligio al dovere e incorruttibile, interpretato da Forest Whitaker, che non solo non riuscirà a giocare allo stesso gioco (sporco) di Vic, ma nel giro di due episodi riesce a guadagnarsi tutto l’odio del pubblico, pur essendo il buono della situazione. Capite che tutto questo non aiuta uno come me, con un’insana passione per i cattivi dell’immaginario.

Whitaker sa essere bonario, ma qui vorrete mettergli le mani addosso.
“The Shield” è stata innovativa sotto molti punti di vista, la regia con macchina da presa ballerina, una regia quasi in stile “Guerrilla” per sottolineare il realismo degli eventi che andava mano nella mano con la violenza dei contenuti e i dialoghi farciti di parolacce. Un attacco frontale ai serial polizieschi anche nella struttura che rinuncia quasi completamente al “caso della settimana” da risolvere, in favore di una trama orizzontale più lunga in cui sono i personaggi e i loro archi narrativi a restare maggiormente impressi.

Zoom e macchina da presa ballerina, stile da guerriglia, degno della regia di alcuni vecchi western.
Ci sono un’infinità di serie in cui i personaggio di contorno vengono dimenticati, mentre in “The Shield” anche quelli secondari sono così curati da restare impressi a fuoco nella mente dello spettatore, la coppia di detective Holland "Dutch" Wagenbach (Jay Karnes) e Claudette Wyms (CCH Pounder) altrove sarebbero stati i protagonisti di una serie tutta loro.

Ma anche il bastardissimo David Aceveda (Benito Martinez) con le sue ambizioni politiche diventa un personaggio incredibile, di fatto è il perfetto opposto di Vic Mackey nell’abbigliamento e nei modi. Se Vic si destreggia tra spacciatori, prostitute e membri delle gang, Aceveda fa lo stesso tra politici e ali papaveri, uno sbirro ligio al dovere che finirà trascinato a fondo anche lui nel modo peggiore, non voglio rovinare la visione a nessuno, ma nella bellissima terza stagione, l’episodio cinque (3x05 - “Mum”) resterà per sempre uno dei più tosti colpi di scena mai visti sul piccolo schermo, una roba per stomaci forti degna dei momenti più cattivi di Oz.

Giacca di pelle contro giacca e cravatta: Eterni rivali.
Eppure, ogni personaggio è curato alla grande, “The Shield” resta un corpo unico scritto molto bene, in grado di tenere il pubblico incollato fino alla fine, più Vic e la squadra d’assalto si affannano a nascondere i loro loschi traffici sotto il tappeto, più quelli torneranno a tormentarli, costringendoli a spingersi sempre più oltre i loro limiti – e i limiti della legge – per non perdere tutto. La trama del “treno dei soldi” degli Armeni che caratterizza la seconda stagione, diventa di fatto la colonna vertebrale su cui si regge tutta la serie ed è grazie ad evoluzione logiche, sensate, ben scritte e ben recitate dei personaggio, che “The Shield” procede monolitica fino al suo avvincente finale, lasciando per strada morti anche illustri, ma sempre con Vic Mackey che come un mastino, non molla mai l’osso su quello che per lui conta davvero: legge, famiglia e compagni.

Dopo sette stagioni li chiamerete amici.
Proprio l’eterna spada di Damocle, sempre sospesa sulle teste dei protagonisti è un elemento chiave della serie, da spettatori lo sappiamo che le loro malefatte (a fin di bene quanto volete, ma sempre criminali) non sono destinate a durare, le parole di Shane Vendrell nella prima stagione suonano come una campana a morto per i protagonisti («Siamo dinosauri Vic e puoi scommetterci, il meteorite sta per arrivare»), se la serie dura sette stagioni è sicuramente per la qualità degli episodi, ma a volte sembra che possa eccedere, solo grazie alla capacità di cadere sempre in piedi e alla forza di volontà di quel mastino di Vic Mackey.

Tra le influenze a lungo termine al mondo delle serie televisive, aggiungente anche l’arrivo nella quarta stagione della nuova “capitana” Monica Rawling interpretata da Glenn Close. Oggi è normale vedere grandi attori lavorare sul piccolo schermo, nei primi anni 2000 lo era un po’ meno, una tendenza che questa serie ha contribuito ad invertire e se chiedete a me, la Rawling resta uno dei migliori personaggi mai interpretati da Glenn Close nella sua carriera.

Una voleva farsi una pelliccia di Dalmata, l’altro una giacca di pelle di criminale.
Un contributo fondamentale arriva anche da molti degli sceneggiatori che ci hanno lavorato, Glen Mazzara prima di ereditare i Camminamorti da Frank Darabont – che qui dirige anche un episodio (6x06 - “Exiled”) – si è fatto le ossa qui, così come Kurt Sutter, il papà di “Sons of Anarchy” che, oltre a scrivere parecchi episodi, si è ritagliato un ruolo da attore, nei panni di un pazzoide, figurati con quella faccia chi poteva interpretare? Lo scienziato?

La gavetta del buon vecchio Dirty Kurty Sutter.
Insomma: “The Shield” è un caposaldo del piccolo schermo, ricordato troppo poco e forse non come meriterebbe davvero, se la conoscete molto probabilmente ne andate pazzi, per tutti gli altri, sapete cosa fare.

32 commenti:

  1. Michael si è pure nascosto sotto il mascherone di Ben Grimm in quei due "capolavori" dei Fantastici 4 (che io comunque guardo volentieri per Jessica Alba, da buongustaio)

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    1. Bella questa battuta, Bobby ������

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    2. Il buon Michael avrebbe potuto andare ovunque dopo la fine di questa serie, ha scelto forse l’unico cinecomics impossibile da rivalutare. Che poi sulla carta, con gli occhi azzurri e l’aria da duro, poteva essere un Ben Grimm perfetto, ma la “Plasticosa” non si poteva guardare, un po’ come quel film, un enorme deragliamento in tangenziale ;-) Cheers

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    3. Per me tutto quel film (e buona parte del seguito) si riduce a Jessica Alba impegnata in scenette tipo «Ooops! Mi sono diventati invisibili i vestiti» per distrarre dai momenti imbarazzanti del film, un’arma di distrazione di massa in pratica ;-) Cheers

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    4. In realtà la scenetta mi sembra di ricordare che lei,non ancora con la padronanza dei poteri, diventava invisibile e, per non far vedere dei vestiti che se ne andavano in giro da soli se li toglieva. Il problema si verificava poco dopo in quanto lei tornava visibile, ma senza più nulla addosso😀

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    5. Si, va proprio come l’hai descritta tu. Ma io di quel film voglio immaginare il regista Story sul set, che davanti all’ennesima menata della trama, oppure di fronte ad un altro effetto speciale pezzente parte con: «Jessica? Tesoro, senti abbiamo bisogno di un’altra scena in cui torni visibile senza vestito, qui bisogna distrarre il pubblico» ;-) Cheers!

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  2. Very good Job ������ Cassidy.

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  3. bella serie . ma non così bella da indurmi a sbattermi nel cercarla.

    in televisione non era facile seguirla per problemi di palinsesto.

    viste molte puntate ma non tutte- visto per caso il finale.

    grazie


    rdm

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    1. Su Italia 1 è stata spostata varie volte, poi non si capiva mai quando davano un episodio oppure due. La trovi nel boxset di Sky Atlantic, e vista in ordine è ancora meglio che spezzettata come su Italia 1. Cheers!

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  4. Carabara, confesso di non aver visto + di un paio di frame di qualche episodio della serie ed al tempo non capivo perché Vic e gli altri non lavorassero sull' Eli-velivolo e perché i cattivi non avessero un cestino da apicultori sulla zucca o tute verdi e gialle, ma pazienza.
    Segnalo solo il mio rimpianto per il fatto che la nostra tv non potrà mai avere serie come questa - nemmeno un Hill Street Blues da cui tutto iniziò - perché, secondo Carlo Lucarelli, il Ministero degli Interni non fornirà mai gratis divise ed auto ad una produzione che apparecchi tavole ripiene di pulotti corrotti o violenti o borderline. Peccato perché vedrei bene nel ruolo di Vic il nostrano Zingaretti nel senso di Nick e non del celeberrimo Montalbano che non ha + da tempo le stimmate del cattivo ( aveva persino fatto un cravattaro anni fa in un film che lo fece salutare da certa critica come il nuovo Brando ndr ). In attesa che lo Zinga Due si renda disponibile per il ruolo - potrebbe succedere presto, considerati chiari di luna dell'attuale Maggioranza - ti lascio con una indiscrezione non confermata: Michael Chiklis starebbe per interpretare la storia di un attore senza successo che ha prestato la sua coccia lustra ed i muscoli da camallo alla popolare icona di un detergente e sbrocca quando è sostituito con un attore + giovane e prestante per finire a formare un team di ex stars come il primo Capitan Findus. Un po' Joker Phoenix un po' Mystery Men, ma le notte sono sette. Se e quando uscirà, attenderò la tua rece di Master Clean and the League of hasbeens. Ciao ciao

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    1. L’assenza di, aspetta che li conto, sei puntini, a rendere tutto un acronimo cambia. Per assurdo un altro eroe dei telefilm di Italia 1 come David Hasselhoff, lui davvero aveva fatto il pilota di una serie così (storia vera).

      Considerando quanto mi piaceva “Mystery Men” potrebbe già essere il mio cinecomics preferito! Meglio di vedere Michael Chiklis nei panni della “Plasticosa” oppure in quelli di Executioner in “Gotham”. Cheers!

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  5. La mia serie preferita di sempre. Un capolavoro di scrittura. Compatta, solida, senza mai una puntata sprecata. Mi sa che me la rivedo.

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    1. Una bomba, e non se ne parla mia abbastanza secondo me. Compatta è la parola giusta, procede monolitica come i suoi protagonisti, non cala mai di livello e non ha episodi oppure momenti di troppo. Complimenti per il buongusto ;-) Cheers!

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  6. Me lo sto guardando ora.
    Bellissimo, nonostante nelle prime stagioni (a livello registico, non di sceneggiatura) il peso degli anni si senta.
    Una serie dove il bene si confonda continuamente con il male, il senso di giustizia spesso degenera in voglia di fascismo. Sono alla quinta , con un viscidissimo forest whitaker e non vedo l'ora di finirla.
    Ma perché la quarta, con Glenn Close capitano tosto è gagliardo, è così vituperata?
    Comunque ora e sempre: ACEVADA INFAME, PER TE SOLO LAME!

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    1. Un po’ per il formato forse, ma la regia in stile quasi “guerrilla” (oppure vecchio western) secondo me aiuta moltissimo, e rende una serie subito riconoscibile anche dopo mezzo fotogramma. Penso sia proprio il bello di “The Shield”, ti fa sempre riflettere su concetti come giustizia e legge, che troppo spesso sono sulla bocca di persone che fanno beh, di tutta l’erba un fascio. La riflessione che ne viene fuori non è affatto banale, oh a me la quarta stagione piace un sacco poi ;-)

      Aceveda è una merda, eppure anche lui compie un arco narrativo per cui ad un certo punto, si patteggia anche per lui, o almeno lo si comprende, è il bello di tutti questi personaggio così sfaccettami e mai banali. Cheers!

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  7. Uno dei capolavori della TV: non si discute!
    L'ho conosciuto alla terza stagione e sono seguiti quattro anni di caccia selvaggia su Italia1: una stagione è stata trasmessa addirittura "a sorpresa", cambiando ogni settimana giorno, ora e numero di episodi! Questa settimana un episodio in prima serata del giovedì, la prossima settimana due episodi nella notte di venerdì.
    Per fortuna c'erano i pirati sempre informati e molto più professionali di Italia1, così ho potuto segurie la serie in ordine si dall'inizio.
    Close e Whitaker hanno portato oro, ma davvero la serie ha cambiato per sempre le regole in TV: quando mai una stagione di un qualsiasi telefilm citava cose successe nelle stagioni precedenti? Quando mai c'era bisogno di un riassunto perché dovevi ricordarti ad ogni episodio i crimmini commessi nelle stagioni precedenti!
    Uno dei tanti pregi di "Sons of Anarchy" è di aver chiamato l'intero cast di "The Shield" a fare piccoli ruoli, con Vic nell'ultimo minuto dell'ultima puntata... a chiudere tutto.

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    1. Lo penso anche io, se viviamo nell’età dell’oro della serie tv, è anche grazie a “The Shield”.
      Vero! Era impossibile seguirlo, le scritte in sovra impressione ti informavano sul prossimo episodio, ma in tanto mi ero perso un sacco di puntate. Esatto, la storia prosegue compatta senza bisogno di riassuntoni. Quando ho visto Vic in “Sons of Anarchy” è stato per me il momento più esaltante del finale (storia vera). Cheers!

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  8. COOOSA?!
    ERA IL COMMISSARIO SCALI?!
    Tra l'altro mi piaceva molto, quella serie.
    Non ci credo.
    E' davvero irriconoscibile.
    Serie che ho visto a sprazzi, qua e la'.
    Quando non avevo niente di meglio da vedere.
    Dovro' decidermi a colmare la lacuna, prima o poi.
    Del resto gli episodi a random che ho visto mi avevano gia' favorevolmente colpito per la durezza dei personaggi.
    Aspetto comunque il post su quel capolavoro di NYPD BLUE.
    Rivisto MAN ON FIRE, comunque.
    Capolavoro.
    Credo che qualunque padre di famiglia degno di questo nome farebbe quello che ha fatto Creasy, pur di riavere indietro la sua bambina.
    Ma la scena memorabile e' proprio quella a cui non avevo fatto caso, ai tempi.
    Quando la madre di Pita chiede a Creasy "Ma cosa intende fare?"
    E nel momento stesso in cui Denzel da' LA RISPOSTA, avviene uno stacco e cambia musica.
    Il momento INTERRUTTORE.
    "Li uccidero' tutti."
    Stacco.
    "Dal primo all'ultimo. Da chi ci ha guadagnato a chi ne e' coinvolto"
    Cambio.
    "E chiunque si mettera' sulla mia strada."
    Capolavoro.

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    1. Ora che lo sai, non potrai più pensare ad altro ;-) Sono molto felice che ti sa piaciuto “Man on fire” ora spero di averti consigliato anche una serie tv dello stesso livello da recuperare. Cheers!

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    2. Ricordo molto bene il Commissario Scali, lo guardavo con mia nonna su Canale 5 quando ero disoccupato e inoltre ricordo anche la trasformazione "brucewillistica" di Chiklis per aderire al personaggio di Vic (espressioni facciali comprese). Diciamo che ha fatto come Rocky Balboa in Rocky IV, si è messo sullo specchio la foto di Bruce Willis in Codice Mercury, in questo caso non per sfidarlo ma per emularlo,cercando di imitarne il più possibile la faccia da schiaffi e l'atteggiamento. E devo dire che c'è riuscito alla grande, ma molto merito va anche alla moglie che lo aveva messo sotto per permettergli di vincere la parte (probabilmente gli aveva intimato astinenza duratura se non l'avesse spuntata).
      Purtroppo anche io vedevo la serie in tv quando veniva programmata in tarda serata, poi però mi sono perso quando hanno cominciato la solita programmazione pazza e ho smesso di seguirla come avrei voluto, anche se l'ho sempre trovata davvero ben realizzata.
      Le dinamiche famigliari sono sviluppate benissimo e Walton Goggins è un mito, tanto che l'ho apprezzato tantissimo anche in Justified, altra serie pazzesca, forse allo stesso livello di intensità di questo The Shield, che consiglio a tutti di vedere, Raylan Givens è un altro personaggio borderline che merita rispetto e attenzione, d'altronde è tratto dai libri di Elmore Leonard e già questo è un bel biglietto da visita.

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    3. Arriverà un giorno in cui riuscirò a vedere "Justified" io lo sono, ne sono sicuro ;-) NOn lo vedo così alla Bruce Willis, il muso da Bulldog di Bruce è inimitabile, nel senso che solo lui riesce a farlo così, però Chiklis ha tirato fuori la "cazzimma" giusta ;-) Cheers

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  9. Questa è una di quelle serie dai più definita "capolavoro" che mi manca in toto. Mentre "Oz", "I Soprano", "The Wire", sua Maestà "Breaking Bad" , "Lost",... Di riffa o di raffa sono riuscito a portarle a casa per intero (per il quasi sempre dimenticato "The Wire" ho dovuto affidarmi all'etere per recuperare due stagioni intere... Non me ne sono mai pentito!), questo "The Shield" non l'ho mai coperto. Anzi, rilancio: non credo di aver mai visto manco un episodio!

    E' una di quelle lacune che prima o poi mi toccherà affrontare, ma non ora che non c'ho manco il tempo di tagliarmi i capelli! (in questo momento sono un incrocio tra i primi Beatles, Maga Magò e il Piccolo Lord. Mi faccio schifo da solo!).

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    1. Lord zio Lennòn. Perché scappa la serie? Appena hai tempo ti rasi la testa come Vic Mackey e recuperi, così risolvi due problemi in uno ;-) Cheers!

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  10. Tra le mie serie preferite di sempre.
    Ma prima di commentare The Shield, di cui sto risentendo la sigla messa da te, parlo di un'altra sigla, quella di Cops. È ancora quella, se guardi DMax.
    Ok, torniamo a The Shield: lo conobbi con una anteprima settembrina su Tv Sorrisi e Canzoni.
    Sin dalla sinossi (come suona bene: sindallasinossi) mi colpì e lo amai. Lo vidi su Italia 1 e poi come dici cambiarono orario ma sticazzi, lo vedevo anche su AXN.
    Insomma, visto tutto, amato tutto. Ha anticipato di gran lunga Breaking Bad che può solo succhiarglielo.
    Regia, storie, tutto fa paura. Finale coi controcazzi, anche per la canzone.

    Moz-

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    1. Lo danno su Dmax? Ok la mia vita sociale già labile é finita ;-) Anche secondo me ha anticipato parecchia roba di BB, questa serie però non ha la stessa popolarità, ma meglio così, chi la conosce ne va pazzo ;-) Cheers!

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    2. Sì, fino a un anno fa lo davano. Con la sigla bad boys XD
      Vero: non ha la stessa popolarità ma solo perché uscita quando le serie tv stavano per esplodere come fenomeno di costume.

      Moz-

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    3. Questione di tempismo, “The Shield” è arrivato prima dell’era in cui la popolarità delle serie, si misurava in termini di “meme” generati su Internet. Come qualità però da ancora gli schiaffi a tanta roba molto in voga oggi. Cheers!

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  11. Mi hai fatto tornare in mente un'altra serie cult, quell'Hill Street Giorno e Notte andato in onda negli anni 80, che a mio parere è stata la serie che ha ispirato in seguito i vari NYPD, Chicago PD, The Shield e compagnia. A quando una rece sul capitano Furillo?
    Bob

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    1. In effetti è da ieri quando è stata nominata he ci penso, la guardavo perché me la ricordo, fa idealmente coppia con “Hunter”, che mi piaceva molto ;-) Cheers

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  12. Una serie davvero memorabile, anche per via dei salti mortali che eravamo costretti a fare per riuscire a seguire tutti gli episodi (ma ne valeva la pena)...
    Pesco a caso un momento che, come altri mille che costellano The Shield, serve a non farci dimenticare che razza di sbirro al di là del bene e del male sia il caposquadra Vic Mackey: poco prima di cambiare a pallettoni i connotati a un cadavere (perché l'ennesimo lavoro sporco di cui Vic si è fatto carico richiede che la faccia sia irriconoscibile) lo "rassicura" sarcasticamente con un "Tranquillo, non sentirai niente" ;-)
    Grande e durissima serie, dal degno finale del tutto in linea con un protagonista che mai e poi mai potrà essere costretto da nessuno ad essere un semplice poliziotto da scrivania... ;-)

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    1. Sul serio salti mortali, spesso fastidiose e lentissime scritte in sovra impressione (… appuntamento con il doppio episodio dio The Shield venerd… 40 minuti per leggere tutto) erano l’unico modo per capire qualcosa della programmazione. Gran scena quella, così come il finale, che ti fa dire: «No Vic, no no, no no n… SI!» ;-) Cheers

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