lunedì 9 dicembre 2019

The Irishman (2019): La leva criminale della classe '40 (Gangster Stars)

Martin Charles Scorsese, classe 1942. Robert Anthony De Niro Jr., 1943. Alfredo James Pacino, 1940. Joseph Frank Pesci, 1943. Harvey Keitel, 1939. Insieme accumulano uno sull’altro 388 anni, praticamente un’altra era, una andata che poteva essere omaggiata solo da questa combriccola di “bravi ragazzi”, quindi in alto i calici, perché siamo qui a celebrare la fine di un’epoca, tanto vale farlo all’irlandese.


388 anni. Portata discretamente direi.
Sapete cosa vorrei? Essere vecchio. Non per forza come uno dei signori qui sopra citati, ma anche solo di qualche anno in più, vorrei essere in un futuro remoto, alle prese con una rubrica dedicata a zio Martin Scorsese, in cui forte di Padre Tempo (il miglior giudice di sempre, anche in fatto di cinema) potrei archiviare tutta la faccenda con due righe tipo: "Quando “The Irishman” uscì in una manciata di sale cinematografiche e distribuito su scala mondiale sulla piattaforma di Netflix, ci furono alcune polemiche". Punto, a capo, sotto con il film. Invece niente, è ancora il 2019, quindi l’argomento va affrontato anche se non mi va.

Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster vedere “The Irishman”. Saranno almeno dieci anni che zio Martino insegue questo progetto, ma è stato soltanto grazie al finanziamento di Netflix che il film è potuto diventare realtà, quindi se la pellicola è stata al cinema per troppo poco tempo, non è certo colpa di Netflix, perché i film prima di poterli vedere (come e dove preferite) bisogna dirigerli e completarli, altrimenti ciccia.

Nel mezzo mettiamoci anche la “polemica” che ha visto Scorsese da una parte e i film della Marvel dall’altra. Con tutto che io queste crociate da tastiera le trovo utili come un paio di pantaloni con il fondo cucito, devo dire che TUTTI, ma proprio TUTTI si sono sentiti in dovere di dire la loro sulla faccenda, una Cambogia di cinefili colti, con la pipa e gli occhiali, che per dieci anni non sono riusciti a spiccicare una critica costruttiva contro i film della Marvel, che improvvisamente si sono sentiti legittimati dalla voce autorevole di Scorsese. I fanatici dei film della Distinta Concorrenza (che il più delle volte sono roba dimenticabile) che zitti in un angolo hanno seguito il tutto, come il compagno di banco che oggi doveva essere interrogato, ma la maestra si è scordata e ha mandato te alla lavagna lo stesso. Nel mucchio mettiamoci anche i giornalisti, in cerca di “click” facili, svelti a mettere il microfono sotto il naso di tutti i registi che palesemente non hanno nulla da sparire con i film di supereroi (tipo Ken Loach, eh dai su!) che, però, sono stati traditi dalle affermazioni di uno come Bong Joon-Ho (storia vera).

“La Bara Volante? Non è cinema, è un parco a tema. Ed ora vedi di svolazzare via”
Inoltre, sembra che il mondo abbia scoperto solo ora che i film di Martin Scorsese durano tutti attorno alle tre ore. Cioè, va bene spararsi una serie tv da dieci puntate da cinquanta minuti ciascuno, ma i 209 minuti di “The Irishman” sono troppi? Anche Silence durava un sacco, ma non ho sentito tutto questo gran casino alla sua uscita, eppure era un film bellissimo anche quello. Non ci capisco più niente, come mi giro non trovo nessuno quasi nessuno con cui sono d’accordo, mi sembrano tutti esagitati, questi giovani con le loro diavolerie moderne!

Davanti a tutti questi personaggi illustri che si prodigano ad alimentare l’inutile caciara, reagisco come i protagonisti di “The Irishman”, sarà il tempo a decidere, io al massimo posso continuare a fare il mio dovere, imbiancando case, scavando fosse per le mie bare, presentandomi alle riunioni in giacca e cravatta, tipo becchino. Ah! Quanto vorrei essere vecchio e antico in casi come questo!

I film di Martin Scorsese sono tutti lunghi, vero, eppure mai nella mia vita ne ho trovato uno che ho faticato a seguire, discorso che vale anche per “The Irishman”, perché per zio Martino vale quello che di lui una volta ha scritto Stephen King: gli altri raccontano storie, Martin Scorsese scrive romanzi.

"Fatece largo che passamo noi, sti giovanotti del '42"
Anche se nello specifico “The Irishman” è tratto da un saggio del 2004 intitolato “L'irlandese: Ho ucciso Jimmy Hoffa” (titolo originale “I heard you paint houses”) scritto da Charles Brandt e adattato per il grande schermo cinema Netflix oh, insomma, da Steven Zaillian, autore di uno dei miei film di zio Martino preferiti (“Gangs of New York” 2002), ma anche di tanta roba non proprio memorabile per lo Scott sbagliato.

Per raccontarci il romanzo sulla vita di Frank "The Irishman" Sheeran, zio Martino ha voluto i suoi amici, tutti, ecco perché Joe Pesci è di fatto stato richiamato in servizio dal suo ritiro, per impersonare Russell Bufalino e, se devo essere onesto, nel cast lui mi è sembrato il più impressionante di tutti.

Ma prima dell’inutile polemica con la Marvel, di Netflix contro la sala cinematografica e in generale di tutto il «Non è Cinema» che ci ha perseguitato in questi mesi, un fattore per me ha avuto un peso più degli altri, la famigerata tecnica di “De-aging” voluta da Scorsese che, per assurdo, viene proprio dai parchi a tema che zio Martino poco sopporta e ha fatto lievitare i costi del film alla bellezza di 160 milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti (fischia! Quanto avrebbe dovuto incassare se fosse uscito solo in sala? Meditate gente, meditate) necessari a ringiovanire i personaggi, ma soprattutto Robert De Niro, nei vari momenti della storia del suo personaggio.

“Sai che a ripensarci, quella storia del botox non era tanto male”
Parliamo di Robert De Niro, una delle facce più riconoscibili della storia dell’intera umanità, lo abbiamo visto giovane al cinema e diventare più vecchio che in “C’era una volta in America” (1984) nella realtà, quindi per me il risultato finale del costoso “De-aging” risulta strano, non strano alla Gemini Man per fortuna, ma straniante lo stesso. Nella scena ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, De Niro sembra un soldato uscito da un “Call of Duty” a caso, mentre in altri momenti è impossibile non notare che il volto sarà stato anche ringiovanito al computer, ma il corpo resta quello di uno nato nel 1943, nella scena del pestaggio (in tutti i sensi), dove vediamo Frank spaccare la mano ad uno per futili motivi, le movenze del personaggio a livello fisico restano quelle di un settantenne e, devo ammetterlo, per qualche minuto la magia del “De-aging” mi ha tirato fuori dalla magia del film, con il rischio di far sembrare Scorsese il nonno che si lamenta con il nipote perché non riesce ad usare lo Smart-Coso, cosa che in effetti un po’ è anche accaduta.

Call of Duty: Bob De Niro.
Questa scelta così moderna fa un po’ a cazzotti con una ricostruzione storica impeccabile che copre un periodo storico anche vasto, dagli anni ’60 agli ’80, automobili, vestiti, ambientazioni tutto riprodotto in maniera fedele. In un film che guarda al passato, forse sarebbe stato più logico far interpretare il giovane Frank ad un altro attore (anche se questo avrebbe limitato l’utilizzo in scena di De Niro), ma davanti all’affermazione di zio Martino, mi trovo nuovamente d’accordo con lui e capisco: Scorsese questo film voleva farlo con i suoi amici, infatti quando finalmente nel film Frank raggiunge l’età giusta per non aver più bisogno di queste diavolerie moderne, il film migliora nettamente.

Quando dico che Scorsese questo film lo ha voluto fare con tutti i suoi amici, intendo proprio tutti. A partire da De Niro (al suo nono film in coppia con zio Martino) passando per Pesci, Keitel e uno che, per assurdo, in un film di Scorsese non ci aveva lavorato mai, ma che qui non poteva mancare, perché solo lui poteva andare sopra le righe come faceva Jimmy Hoffa delle sue sparate pubbliche, sto parlando, ovviamente, di Al Pacino, ma penso fosse chiaro.

Sembra Al Pacino, ma in realtà è Silvio “Steven Van Zandt” Dante che fa l’imitazione di Al Pacino con il "De-agin" (cit. inutilmente articolata)
Attorno a loro Scorsese ha voluto anche gli altri suoi amici, Felix "Skinny Razor" DiTullio, Tony Pro e Robert F. Kennedy, hanno i volti di Bobby Cannavale, Stephen Graham e Jack Huston che erano uno più bravo dell’altro in “Boardwalk Empire”, serie prodotta e diretta (il primo episodio almeno) proprio da zio Martino, insomma: c'è aria di famiglia in questo film.

Dopo essere stato un Al Capone incredibile, Stephen Graham regala un altro personaggio mitico: Tony Pro.
I gangster di “The Irishman” non sono quelli per cui fare il criminale è anche meglio che fare il Presidente degli Stati Uniti di “Quei bravi ragazzi” (1990), no al massimo questi Irlandesi vivono la morte di uno di “loro” (JFK) come un momento drammatico. Sono la generazione precedente ai Ray Liotta di allora (qui grande assente, forse non a caso) per parlare in termini “Sopraneschi”, più che Tony, sono Corrado “Junior” Soprano, personaggio che forse per via degli occhiali, Joe Pesci qui mi ha ricordato molto. Ma poi mettici anche che ad un certo punto, a cantare in ottimo Italiano un pezzo che ricordava il titolo di un film di Scorsese («Al di là della vitaaaaaaaa!») mi sono visto spuntare il “mio” Steven Van Zandt, una comparsa che dalla comodità del divano di casa mia mi ha fatto urlare: «Little Steven!» (storia vera).

Suona la chitarra per Springsteen e recita per Scorsese. La noiosa vita di Little Steven.
Ma malgrado la presenza del chitarrista di Bruce Springsteen, il tono e il ritmo di “The Irishman” non è il Rock ‘N’ Roll di titoli come “Casinò” (1995), ad esempio. Quello che riesce sempre in maniera impeccabile a Scorsese oltre alla regia (qui davvero sono tre ore e mezza di lezioni su montaggio e movimenti di macchina da presa) è la narrazione, anche se il film in certi momenti si riduce ad alcuni vecchi che parlano, la storia resta più appassionate e facile da seguire della semplice esposizione dei fatti che sono parecchi, perché si passa dall’omicidio Kennedy a quello Hoffa, passando per la baia dei porci e tutti i legami della malavita con questi eventi chiave della storia americana.

Vi dicevo lassù che vorrei essere più vecchio di quanto sono per scrivere di un film così, ecco “The Irishman” in certi momenti mi guardava dicendomi «Che faccia tu fai. Sembro tanto vecchio a giovani occhi?», non l’ho trovato più potente del suo ideale successore più giovane “Quei bravi ragazzi” (1990), ma è uno dei quei film che fa a lungo valere il peso del suo passato, un po’ come The Mule, ma allungato a 209 minuti di durata. Perché riesce a portarsi dentro l’omaggio ad un’era ormai andata e un po’ come Scorsese con le nuove tecnologia, i suoi protagonisti non si adattano e ricordano ancora come funzionavano le cose ai loro tempi.

Who's got the brain of JFK? What's it mean to us now? (Cit.)
Ecco perché ogni personaggio che entra in scena ci viene presentato con una didascalia che riassume come morirà (male) in futuro, perché, in fondo, anche i nostri nonni facevano così: ti raccontavano quella vecchia storia dei tempi andati, ma solo dopo averti elencato come sono venuti a mancare tutti i protagonisti di allora. Ed ecco anche perché il viaggio in auto verso Detroit, diventa l’occasione per Frank e Russell di fare un viaggio indietro nei ricordi che sarebbe stato perfetto con qualche pezzo recente di Springsteen nell’autoradio.

Ecco, Springsteen, tra qualche giorno in sala uscirà “Western Stars” il suo esordio alla regia, ispirato al suo ultimo disco omonimo che non è il migliore che Bruce abbia mai composto, ma ha la forza dell’esperienza e degli anni dalla sua, soprattutto è il primo disco in cui Bruce si spoglia un po’ del mantello da Superman che fa concerti da tre ore di durata e fa invecchiare gli eroi proletari delle storie che canta che, malgrado tutto, continuano a correre come hanno sempre fatto.

“The Irishman” è il “Western Stars” di Martin Scorsese (a questo punto lo ribattezzo in amicizia Gangster Stars e non ci penso più) inizia a finisce con un piano sequenza tra i corridoi di una casa di riposo ed in mezzo troviamo tutti gli amici di un tempo di Scorsese, solo che non tutti possono avere come amici De Niro, Joe Pesci e Al Pacino, ma avendo proprio loro gli concede di riflettere sui personaggi che hanno interpretato per tutta la carriera, da cui per me spicca Joe Pesci, perché sembra davvero quello più sereno di tutti, insolitamente pacato rispetto a quanto siamo abituati a vederlo di solito.

Intanto, un’altra potenziale frase di culto, il vecchio Joe la porta a casa.
L’ultima mezz’ora di “The Irishman” va oltre il semplice film di gangsters che fanno le loro cose da criminali, è un film su un mondo che diventa sembra più piccolo, come riflesso nello specchietto retrovisore, in cui un grande dramma personale, viene minimizzato da Padre Tempo e De Niro, si ritrova a parlare con il nuovo che avanza (la Dayanara di Orange is the new black, per restare in casa Netflix ), una giovane infermiera che nemmeno sa chi fosse questo famigerato Jimmy Hoffa.

Perché il tempo questo fa: riduce in polvere (come Thanos!) le polemiche sterili su cosa sia o non sia Cinema oppure un parco a tema. Ed io (come dicevo lassù da qualche parte, nemmeno mi ricordo più, ero giovane quando ho iniziato a scrivere questo post) vorrei un giorno essere vecchio e stare ancora qui a parlare del nuovo film di zio Martino, ma per ora “The Irishman” sembra una presa di coscienza sul tempo che avanza («Non ti rendi conto di quanto scorra veloce il tempo, finché non ci arrivi»), Scorsese fa fare al cinema quello che Springsteen ha fatto in musica ai suoi ultimi personaggi: rendersi conto che il tempo è passato senza per forza lasciarsi andare alla malinconia, infatti la porta della stanza di Frank, resta aperta nel finale.

"Che hai fatto in tutti questi anni Bob?", "Sono andato a letto presto" (la cit. più facile del mondo)
Forse è vero che ora il Cinema è cambiato, la sala cinematografica ha perso la sua egemonia e la serie televisive sono diventate più vicine al Cinema, in un modo che ai tempi di Scorsese era impensabile. Come Frank, zio Martino non è d’accordo (e si è fatto sentire in tal senso!) e magari vorrebbe anche porvi rimedio, ma il rimedio migliore al momento è questo viaggio in auto tra i ricordi del Cinema come piaceva a lui, fatto con gli amici che lo hanno accompagnato negli anni, un film che sa di testamento (oh! Cent’anni di salute Martin!), ma soprattutto di buon cinema.

Forse un giorno, se sarò fortunato (ma dovrò esserlo molto!) arriverò ad essere vecchio come questi “Bravi ragazzi” (del ’40 o giù di lì) e “The Irishman” lo sentirò molto più vicino, per ora sono ben felice di aver fatto questo viaggio di tre ore o trent’anni che vale più di mille polemiche sterili che dopodomani saranno già state dimenticate. Però, oh, intanto senza l’opzione lingua originale di Netflix, io Joe Pesci che dice «Minchia!» in sala non so se lo avrei visto, voi fate almeno un favore a zio Martin, non guardatelo sullo smartphone questo film, ok? Fate i bravi ragazzi.

38 commenti:

  1. Film lungo, post ancora più lungo eh? Non è nelle mie priorità, ma prima o poi lo guarderò

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    1. Già di mio tendo ad essere prolisso, poi il film lo richiedeva, ma Scorsese ancora mi batte in termini di minutaggio, in ogni caso un’occhiata il film se la merita tutta ;-) Cheers

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  2. Ciao,
    Premetto che ancora non sono riuscito a vederlo tutto, però intanto per quello che ho visto concordo con te su due punti fondamentali:
    1. L'interpretazione di joe pesci è straordinaria
    2. La tecnica del de-aging è un boomerang proprio perché a un volto ringiovanito corrisponde un fisico goffo e invecchiato. In generale può funzionare ma va usata a piccole dose e non come idea portante di una messa in scena

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    1. Capisco perché Scorsese ha voluto usarla, per avere i suoi amici sul set, ma un attore giovane nei panni di Frank forse avrebbe funzionato meglio, almeno a mio modesto parere. Cheers!

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    2. Aggiungo un "altro problema", ovvero che, almeno nella versione italiana, la voce del personaggio anziano è pressoché identica a quella del giovane, e sembra davvero strano

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    3. Ho visto il film in lingua originale quindi mi fido del tuo giudizio. Bisogna dire che negli anni la voce non cambia, al massimo altri fattori che la fanno sembrare più da anziano (tipo i denti che se ne vanno per dirne una), quindi l’ideale sarebbe che il doppiatore usasse una parlata un pochino diversa tenendo conto dell’invecchiamento. Cheers!

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  3. Sulla tecnica del de-aging concordo,per il resto film straordinario,vero testamento di classe sopraffina.Che palle leggere nel web ogni volta come primo commento...è lungo.Cosa siete,bambini di 3 anni? Gli "sciò tivù" con i loro tempi hanno fatto più danni della grandine...

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    1. Posso dire una cosa poco popolare? Sembra che ogni volta gli utenti del web caschino tutti dal pero. Esce l’ultimo di Tarantino, polemiche perché i personaggi parlano troppo. Esce l’ultimo di Scorsese, polemiche perché è troppo lungo. Cioè ma gli altri film di Scorsese quanto duravano? Li avranno visti? Mi viene il dubbio di no.

      Le serie tv sono un formato che anche per minutaggio, può approfondire a volte anche più di un film (anche di più di tre ore). A patto di avere qualcosa da approfondire, di sicuro sto notando che tutti i film del 2019 che sto vedendo, vanno tutti abbondantemente sopra le due ore di durata, il che è in contro tendenza con la capacità di attenzione di una fetta di pubblico, che dopo 40 minuti inizia a scorrere Instagram. Secondo me non è colpa delle serie, non è colpa della Marvel, non è colpa di Scorsese che fa film troppo lunghi, so solamente che in queste cose il “colpevole” facile non esiste ;-) Cheers

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  4. Carabara, ti ringrazio di cuore perché il Bob che è andato a letto presto è tale e quale al mio papà ( 1936 ) persino nei dettagli come numero e colore dei capelli ed ora comincio a capire perché:
    1) una mia amica mi ha detto che ho lo sguardo di De Niro 2) Crepascola ha sempre pensato che il divo avesse sempre avuto lo sguardo di un vecchio, il che x lei non è un pregio, ma x me è la prova che è sempre stato consapevole di come le cose prima o poi arrivino lì e non ci sia gizmo che possa spianare le rughe, azzerare il contachilometri indianojonesico, cosa poi che non avrebbe senso perché dove + conta il tempo è passato ed il punto di vista è cambiato e la musica prima è troppo alta e poi non conta + perché tanto si è sordi ( quasi cit. ).
    Non ho visto Villa Arzilla ( scusa BVZA ) Irlandese perché sono troppo vecchio per film così lunghi. Lo ero anche quando avevo l'età di Travis B. e la zazzera scura. Scorsese è una delle ragioni x cui amo il cinema, ma spero che nei prossimi 50 anni torni a fare film che durino meno di due ore. Se si taglia qui e lì, anche Taxi Driver può essere raccontato nello stesso numero di minuti d Duel o di Dumbo. Diciamo che sforbiciamo Bert Brooks e che Palantine diventa una figura fantasmatica come un elefantino volante nei sogni. Una immagine su di un palloncino che svolazza per le avenues. E Wizard Boyle potrebbe essere una voce nella zucca di Travis Bi. Diciamo novanta minuti ? Chennepensi ? Potrei tornare in sala x un film così...ciao ciao

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    1. Sono io che ringrazio te per aver citato il contachilometri di Indy, che poi è tipo tra le citazioni che uso ad ogni piè sospinto (storia vera). De Niro è un fenotipo, ogni tanto si incontrano quei volti alla De Niro in giro, senza nemmeno bisogno del De-aging. Sono un fautore del film da 90 minuti, Scorsese invece no, ma Taxi Dumbo lo vedrei di sicuro! Cheers

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  5. Per me è il canto del cigno del geenre gangster americano.

    Anche perché avviene una cosa che non è mai avvenuta in un film di Scorsese, almeno quelli con protagonisti i malavitosi, ovvero il pentimento (o per meglio dire ravvedimento sulle proprie azioni) del personaggio principale.

    Nessuno in un film di Scorsese ha mai chiuso un film così: né Ace, né Henry, né Costello e neanche Jordan. Questo film come dici tu chiude un cerchio nel genere (e nella vita di Martin).

    Aggiungo comunque che se nel doppiaggio ci fossero stati Ferruccio e Manlio su i loro attori sarebbe stato ancora meglio. Nulla da togliere a De Sando e ad un sorprendente Leo Gullotta.

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    1. Anche perché dopo questo, cosa puoi raccontare ancora? Scorsese ha coperto tutte le fasi da quella selvaggia e giovanile di “Mean Streets” fino a quella anziana di questi Irlandesi. Il bello è come ha mostrato quel pentimento, quando Frank borbotta quel «Che uomo è uno che fa quella telefonata» e nessuno lo capisce perché passa come il delirio di un vecchio, ci sono abissi di malinconia infiniti. In effetti, però ora come ora non ti saprei dire, ho visto tutto in lingua originale, compresi i «Minchia» in Italiano di Joe Pesci ;-) Cheers

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  6. Anche se nessuno me lo ha chiesto, prima di dire la mia sul film, vorrei dire un paio di cose sulle polemiche che hanno accompagnato The Irishman.

    -Prodotto da Netflix con uscita limitata nelle sale:
    Negli states sono ormai un anni che le piattaforme streaming fanno la guerra tra di loro a chi ha i contenuti migliori (serie tv) Ho l'impressione che il terreno di battaglia si stia spostando sui film. Certo, Netflix è quello che scalpita di più per essere accreditato come un vero proprio studio, quindi mi preparerei all'idea che nei prossimi anni tantissimi dei nostri registi preferiti faranno film che staranno meno nei cinema a favore delle release siti. La cosa buona secondo me, e che tutti questi potenziali nuovi studi cinematografici (Hbo, Amazon, Apple) nel tentativo di guadagnare legittimità sotto il profilo Cinematografico, saranno ben disposti a dare carta bianca e budget degni di questo nome a registi che al momento non riescono a ottenere la setta cosa dai grandi studi. Naturalmente mi auguro che questo non metta in secondo piano l'esperienza della sala che trovo sempre importantissima.

    -Il film dura 3 ore e mezza: Quando ho finito la visione ho pensato che se fosse durato un'altra ora sarei stato solo felice per quanto mi è piaciuto.

    -La polemica Marvel: Partendo dal presupposto che a parte il primo Iron Man gli unici film Marvel che ho visto sono Deapool 1 e 2 e Guardiani della galassia e mi isno piaciuti tutti, ho l'impressione che la gente abbia tirato su questo casino perché è stato Scorsese, regista che tutti adorano, a fare questa uscita. Ragazzi, non succede niente se a uno dei vostri registi preferiti non piacciono i film della Marvel che piacciono a voi. Dopotutto a Keith Richard non piacevano i Black Sabbath; mi volete venire a dire adesso che per questo non possiamo più goderci Sticky fingers e Black Sabbath in base a con chi dei due siamo piu d'accordo?. io continuo a godermeli entrambi alla grande.

    Ok adesso parliamo del film; secondo me E' un capolavoro.
    Anche se pure io nella scena della mano rotta ho avuto un momento di straniamento, per il resto del film avevo la bocca aperta, e quel sentimento di gioia e malinconia che provo ogni volta che vedo un film che riesce e portare sullo schermo tutte le ragioni per cui provo un'amore incommensurabile per quella cosa chiamata cinema.
    Joe Pesci si è dimostrato un'altra volta un gigante, e tutti i "giovani" provenienti da Boardwalk Empire hanno dimostrato di essere i degni eredi della generazione Pacino, Deniro e co.
    La riflessione che il film ci offre sul tempo non è per nulla scontata. Cosa ne rimane di noi, e di tutto quello che abbiamo fatto quando passa il nostro tempo? Da questo punto di vista ho trovato l'ultima parte del film magistrale. Sarebbe stato facile rimettere insieme la vecchia banda e fare un film celebrativo sui tempi d'oro, ricalcando i film di gangster che hanno reso la Scorsese factory cosi famosa e celebrata. E invece no, Martin ci ha dato il film di gangster che forse neanche noi sapevamo di avere bisogno.

    Chiedo scusa per essere stato cosi lungo :)

    We are 138!


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    1. Nessuno te le avrà chieste, ma a me interessano ;-)
      Lo penso anche io, Netflix poi vorrebbe un Oscar, quello per “Roma” è sfumato, ma ancora scalciano. Considerando che le sale sono piene di film di tizi in calzamaglia (e qui Scorsese ha ragione da vendere, lo dico da lettore di fumetti, so quanto le super calzamaglie possano dilagare), anche io penso che la strada sarà quella. Cronenberg sta continuando a gironzolare intorno a Netflix, per ora però nulla di sicuro.

      La penso come te, anche sui Black Sabbath. Poi è il regista preferito di tutti zio Martin? Ok, allora perché si sono accorti ora che i suoi film durano tre ore? :-P

      L’ultima mezz’ora del film è la migliore, fa proprio salire di livello il film, e penso che con il passare degli anni lo apprezzerò anche di più questo film, non ti scusare, qui alla Bara Volante siamo pro-papari… We are 138! ;-) Cheers

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  7. Vecchietti terribili alla riscossa.
    Che avranno anche l'aspetto di vecchi umarelli, ma quando battono un pugno sul tavolo zittiscono ancora tutti.
    Il carisma non e' una cosa che perdi con l'eta'.
    Continuo a pensare che la polemica di Scorsese sia stata una roba montata ad arte. A maggior ragione, visto che un mese e mezzo dopo e' uscito questo. E visto che la casa di Topolino, a partire dall'anno venturo, avra' il suo canale in streaming.
    Che Disney e Netflix si odino e stiano combattendo una battaglia anche di colpi bassi se ne accorgerebbe pure un cieco. Tra tentativi di togliere di mezzo i pezzi migliori a suon di accuse varie al legarsi a doppio filo le esclusive.
    Che dire...io il mio Irishman ce lo avrei gia'. Si chiama Quei Bravi Ragazzi, appunto come hai fatto notare tu.
    Mannaggia, sto parlando come un vecchio.
    Se non fosse che adoro questi film - epopea, dove si racconta un pezzo di storia nota attraverso personaggi di contorno. Ma che di contorno, alla fine, non sono mica tanto.
    Senza contare che con un simile dream team, col vecchio Bob tornato finalmente ai massimi livelli, come si fa a fallire?
    C'e' solo un ma.
    E cioe' che Scorsese, alla pari di molti altri suoi illustri colleghi, sta facendo i conti con i suoi limiti di artista in quanto essere umano.
    E' inevitabile che il suo modo di fare film sia figlio della sua formazione cinematografica.
    Uno puo' fare film fino a cent'anni e oltre, se ce la fa. Ma non puo' reinventarsi a quell'eta'.
    Idem per Spielberg, o Cameron. E penso che tra trent'anni diranno lo stesso di Tarantino, se ancora fara' film.
    Sopravvissuto a Frozen 2, comunque.
    Un parere? Superfluo.
    I sequel de Gli Incredibili e di Ralph hanno avuto un senso, questo no.
    Ho visto il nuovo trailer di Sonic (non il vecchio, che era orripilante. Quei DENTI non li scordero' mai).
    Non mi voglio sbottonare, ma sembra che abbiano fatto il mezzo miracolo di renderlo almeno decente.

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    1. Non credo sia stata montata ad arte, penso che Scorsese abbia sollevato punti interessanti, come il monopolio delle sale, solo che poi la cassa di risonanza dei Social-Così come sempre, tira fuori il peggio dalla persone.

      Cameron ha sempre portato avanti la tecnologia cinematografica, lo ha fatto anche con il suo molto chiacchierato “Avatar”, solo che nessuno ha davvero girato film in 3D nativo, ma è sempre così con le innovazioni, costano e per diventare routine ci vuole tempo. Steven Spielberg è nato nel 1946, ma “Ready Player One” è uno dei suoi film più belli ed un gioiello già dimenticato in quest’epoca usa e getta, e mi pare che lì la tecnologia abbondi ;-)

      Scorsese nella sua polemica sollevata secondo me è stato sincero, ma brontolone. Anche Spielberg, Cronenberg e Gilliam hanno detto che non sono interessarsi ai super eroi, inoltre con la faccenda del de-aging, ha dichiarato di aver lasciato fare tutto ai tecnici, senza impelagarsi troppo. Strano, perché uno dei pochi film in 3D che aveva senso di vedere (insieme ad “Avatar”) era stato proprio il suo “Hugo Cabret” (2011).

      Insomma vedi? Come la giri e la rivolti questa storia, ha pro e contro anche tra i nomi coinvolti, come tutte le polemiche, grandi, piccole oppure da tastiera. Per fortuna i film restano nel tempo ;-) Cheers

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  8. Very good Job my friend Cassidy ����������

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  9. Per un film grande non occorre un post grande, occorre un grande post diceva il poeta. Il post potrà sembrare essere lungo, come il film, ma in entrambi i casi io non me ne sono accorto. Quindi: grande film e grande post.
    Segnalo lo speciale su Netflix in cui il quartetto italo-americano (Bob, Joe, Martin, AL) disquisisce a tavola sul film.

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    1. Un cinque alto di stima e un Bro-fist per la citazione alla mitica pubblicità! ;-) Visto subito dopo il film, la mia Wing-Woman mi voleva denunciare, un’altra mezz’ora di anziani che parlano!? (storia vera). In ogni caso sono i “contenuti speciali” che nei Blu-Ray moderni mancano. Cheers!

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  10. Se fai la rassegna di Marty fammi un fischio, mi troverai sempre piantata qui a commentare ti avviso xD

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    1. Lo so che passo per mitomane quando parlo di rubriche a tema, ma ho una serie di registi che mi piacciono (tra cui Scorsese) di cui mi piacerebbe scrivere, solo che riesco a coprire due registi l’anno, più veloce di così sarebbe un suicidio. Però non escludo niente, magari un giorno riuscirò ad arrivare anche fino alla rubrica su Scorsese, basta non avere fretta ;-) Cheers

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    2. ovviamente, quando cominci sai che mi troverai qui a commentare ;)

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  11. Tralascio volentierissimo la querelle tra Scorsese e la Marvel perché non mi pare il momento e il post giusto per analizzare la questione. Dico solo che un buon 80% delle opinioni che si leggono in giro sparano sentenze un po' a c@zzo prendendo le parti di Zio Martin o dei pigiamoni senza aver capito bene il nocciolo della questione. Ergo, lascio stare a prescindere prima di impantanarmi a mia volta.

    Arrivo a questo filmone. Purtroppo per i miei cronici limiti di tempo non riesco più a vedere questo genere di pellicole in un'unica soluzione e mi trovo costretto a frammentarle. C'è un utilissimo schemino che divide la pellicola in quattro macro-segmenti così da spezzarla per apprezzarla ugualmente come se fosse una serie tv da 4 puntate (si trova facile nel web). E così ho fatto. Oh, a mali estremi...

    Non è il capolavoro di Scorsese (per me la palma rimane e rimarrà per sempre a CASINO', tallonato dal molto sottovalutato SILENCE) ma è un filmone totale. Il "negativo" di "Quei Bravi Ragazzi". La tutto era spettacolo, bella vita, soldi,... Qua è l'esatto opposto: gente comune che lavora per la mafia e che non è così figa come ce l'hanno sempre mostrata. Film che è la chiusura perfetta del cerchio sulle varie età della mala americana quando, se si è rimasti in vita, bisogna fare i conti con ciò che si è seminato. In questo Scorsese (e un ritrovato De Niro che finalmente esce dallo scazzo in cui era piombato e mi ricorda perché è il mio preferito di sempre: la sola scena della telefonata vale i suoi ultimi 10 anni di carriera) sono magistrali. Loro e tutto il cast, da Pacino a Keitel passando per Pesci e Cannavale.

    Questione de-aging. Non è fatta benissimo e si vede troppo la differenza tra viso, movimenti e corpo. Siamo all'alba di questa tecnologia che può solo migliorare. Peccato perché questo effetto in questo film fa uscire un po' dalla magia che si era creata. Bisogna farci un po' l'occhio.

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    1. Tralasci Portillo, tralasci («Che fa? Mi da del tu?» cit.) Direi che non ho altro da aggiungere, De Niro mi è piaciuto, fa una prova dolente il giusto, però quello che mi ha stupito è Joe Pesci, straordinariamente quieto per le sue abitudini, incarna alla perfezione questi criminali che andavano alle riunioni di lavoro in giacca e cravatta. Cheers!

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  12. Non discuto la regia di Scorsese né la lunghezza, però... boh...
    Io per fortuna ricordavo "Hoffa: santo o mafioso?" (1992), scritto da David Mamet e diretto da De Vito, così sapevo chi era Hoffa; per fortuna ricordavo "F.I.S.T." (1978) con Stallone, così sapevo che i sindacati agli occhi della narrazione americana sono indistinguibili dalla mafia (infatti "syndacate" non distingue fra le due accezioni!); per fortuna ricordavo "Bronx" (1993) di De Niro e film similari dell'epoca, così avevo un'idea dell'educazione criminale che si fonde con il codice morale, eppure... "The Irishman" è stata una narrazione così caotica da un lato e così poco incisiva dall'altro che mi ha davvero deluso.
    Per 3/4 di film De Niro bofonchia, annuisce (ma a che?) borbotta, guarda spaesato come se non sapesse dove si trova, mentre AL Pacino fa Al Pacino e al pacineggia in giro, con Pesci che pesceggia. Sarà che le storie criminali proprio non mi piacciono, per esempio gli ultimi venti minuti li ho trovati toccanti, ma al di là di questo ho trovato Scorsese molto più interessato ai complotti complottosi - come quelli che hanno reso inguardabile "Il Padrino 3" - piuttosto che la voglia di raccontare davvero una fetta di storia criminale americana, come invece hanno fatto i film che ho citato prima, a mio parere molto meglio.
    C'è un effetto speciale che oltre a ringiovanire faccia sparire il vuoto negli occhi di De Niro? Ho capito che è il punto più basso della sua carriera, quando cioè è costretto ad accettare qualsiasi ruolo per necessità di soldi, ma un attore dovrebbe saper recitare anche al di là dei propri problemi personali: in fondo trent'anni fa era uno bravo :-P

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    1. Al Paciano che interpreta uno sopra le righe come Hoffa, come accumulare Dinamite. "F.I.S.T." era bello é molto sottovalutato come il film di De Vito, anche secondo me la parte dei complotti complottisti a volte sembra centrale, a volte no. Ad un certo punto ho pensato che fosse un modo voluto per rappresentare la memoria dei fatti degli anziani protagonisti, la parte più a fuoco é l'ultima, e non a caso risulta la migliore del film. De Niro non so, qui funziona ma rispetto a cosa ha fatto in passato, beh direi che non è a quel livello, che poi sia una buona prova, perché arriva da decenni di roba scarsa, non è un ragionamento che sento mio, ecco ;-) Cheers

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  13. Meno male che ci sono i vecchietti che spaccano i culi alla snowflake generation. Oscarone a Martino e alla Thelma Schonmaker solo per come hanno creato e montato questo gioiellino. Auguri di buon compleanno!

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    1. Ci starebbero entrambi i premi, regia e montaggio. Grazie cara! ;-) Cheers

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  14. Niente, l'ho visto in religioso silenzio, ritagliandomi un'intera serata apposta, ma non sono riuscita ad entrarci. L'ho immaginato per tutto il tempo diverso (nella narrazione, nel suo sviluppo), rimanendo delusa e soprattutto -e purtroppo- fredda a quello che vedevo.
    Sarà che l'omicidio Hoffa non lo conoscevo, sarà che mi sto guardando i Soprano (ci sono quasi!) e certe dinamiche mi sono sembrate troppo simili e meno d'impatto, ma questo Scorsese d'alta classe non ha saputo prendermi il cuore.

    [Un p.s. che non c'entra niente con Irishman ma almeno non vado indietro ai 57 canali (tanto Bruce me lo citi anche qui)]
    p.s.: Watchmen la serie a una che non sa niente di Watchmen, riuscirà a seguirla bene? Devo recuperarmi/sapere qualcosa? Perché tutti quelli che gridano al capolavoro magari lo fanno per niente, ma sono riusciti a mettermi curiosità.

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    1. Ho letto il tuo post, che non sono riuscito ancora a commentare, però avevo registrato la tua delusione. In effetti si è parlato molto di questi Irlandesi, e rispetto a "Casinò" di cui hai scritto, è sicuramente un punto di vista diverso. Ho la sensazione che con il tempo vorremmo più bene a questo film, intanto non vedo l'ora di leggerti alle prese con Tony Soprano e compagni, quella è una delle mie serie della vita ;-)

      I primi episodi sono chiari per chiunque, andando avanti i riferimenti al fumetto iniziano a spuntare e senza averlo letto sono impossibili da cogliere. Sono abbastanza avanti con la visione ma non so dirti di più perché non ho ancora visto tutte le puntate. Cheers!

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  15. Visto ieri. Vado per punti perché il film è il post meritano

    1) polemica di scorsese: temo che l'idea "Scorsese è il regista preferito di tutti" sia una bellissima aspirazione ma molto lontana dalla realtà. Se poi chiedi alle persone quali film hanno visto di Scorsese forse ti citano gangs of NY e poco altro. Io personalmente vedo casinò almeno 2 volte l'anno ed è come se fosse la prima volta
    2) Joe pesci è straordinario nel suo essere calmo, molto lontano dal ruolo in casinò dove è la testa calda
    3) ho trovato il film molto realistico e fa capire che i sicari della mafia americana non sono acrobati o killer raffinati ma uno come de Niro che quando fa fuori Hoffa viaggia per i 70
    4) mi è piaciuto come hanno ricostruito il contesto, i rapporti tra la mafia, Cuba, baia dei porci, ecc. Stona, a mio parere, l'attribuzione dell'omicidio jfk alla mafia. Su questo Stone ha detto tutto nel suo jfk. Per uccidere un presidente con il fucile e poi coprire tutto la mafia non è, per fortuna, attrezzata
    5) piccolo trivia: nel film de Niro incontra un certo David ferrie che è tra gli organizzatori della baia dei porci. Chi faceva lo stesso personaggio in jfk? Proprio Joe pesci.
    6) il de aging non mi ha convinto. La storia del pestaggio che hai descritto mi ha fatto la stessa impressione. Il de aging o la ricostruzione digitale può funzionare quando hai un personaggio semi statico come moff tarkin in rogue one. Qua sarebbe stato meglio prendere un altro attore per fare de Niro giovane
    7) cazzo al Pacino è perfetto per fare Hoffa e bisogna santificare giannini per il doppiaggio

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    1. Lo penso anche io che questa passione per Scorsese non sia poi così diffusa, vuoi vedere che noi trogloditi fanatici dei "Parchi a tema" conosciamo meglio i suoi film dei suoi fan? Non mi stupirei ;-) Si vero, Stone su quello aveva lavorato meglio, ma forse perché aveva un intero film dedicato. Cavolo è vero era Joe Pesci! Grande memoria bravo! Cheers

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  16. C'era una volta Scorsese & Friend. Nel senso positivo della frase, ovvio. Mi ha dato l'idea e l'emozione del film testamento di un gruppo di Grandi Amici e Artisti. Joe Pesci da Oscar alla carriera.

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    1. Joe Pesci misuratissimo, mi sono rivisto "Mamma, ho perso l'aereo" durante le feste di Natale (come abbiamo fatto credo, tutti) e pensavo alla sua prova qui, sembra il cugino (se non il nonno) maturo e cresciuto di quell'attore scoppiettante, ma efficace allo stesso modo. Cheers!

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  17. Praticamente Scorsese ha fatto il suo Avengers, riunendo criminali di altri film in un’unica pellicola! Il primo Avengers però, quello noioso e con alcuni effetti discutibili, non gli ultimi 2 che sono brillanti e ben fatti.
    Il film è godibile, non è noioso, però alla fine è la storia di uno che gli dicono di fare una cosa e lui la fa, piatto, senza mai un guizzo, un imprevisto, sia emotivo che narrativo. Alla fine il protagonista c’ha problemi con la famiglia, ma in 3 ore di film oltre alle occhiate della figlia l’argomento non viene toccato. La scena del pestaggio al fornaio, doveva essere quella? Ridicola e fuori contesto, però divertente, un nuovo stile di lotta, lo stile “nonno” lo useranno anche in john wick 10... certo a de niro non l’hanno aiutato quegli occhi da triglia digitale che gli hanno appioppato.
    Anche Joe pesci interpreta un personaggio immobile, mai un desiderio, mai un gesto, una motivazione per i suoi affetti...
    L’unico personaggio ”vivente” è Hoffa, si capisce che è vittima del suo carattere, si capisce che è andato “fuori”, si capisce che era carismatico...
    Poteva essere un bel film sulla 3ª età del crimine, su cosa succede a fine “carriera”, come ci si sente, un sentimento tipo “io stavo cor libanese!”
    Parlare di Oscar per questo film mi sembra ridicolo.

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    1. Gli Oscar non mi interessano minimamente, io ho trovato più di un guizzo, specialmente nel finale che spicca perché è decadente, ma anche quello con più emozioni. Sugli effetti speciali aveva ragione (ancora una volta) Bruce "The King" Campbell quando ha detto: Ci sono più effetti speciali qui che in un film della Marvel ;-) Cheers

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