martedì 24 dicembre 2019

La storia infinita (1984): Ma questa è un'altra storia...

Qui alla Bara Volante abbiamo delle tradizioni da portare avanti, una di quelle più sentite è l’appuntamento del 24 dicembre che quest’anno si gioca un titolo con cui siamo cresciuti in tanti e che ha lasciato i suoi bei traumi segni, ad esempio sulla lunghezza dei miei post... Delle storie infinite.

La scelta del titolo di quest’anno è stata resa ancora più semplice dal quarantennale del romanzo originale scritto da Michael Ende nel 1979, un libro a cui sono molto legato e che io… Non ho mai letto! Non ve l’aspettavate, eh? Anche se, a dirla tutta, non è andata proprio così, ci arriviamo, altrimenti che post infinito sarebbe, no?

Parliamoci chiaro: ho amato tantissimo “Momo” (1973) di Ende, anzi, mi sembra strano che nessuno l’abbia mai preso in considerazione per un adattamento cinematografico con attori. Cioè nemmeno troppo strano alla luce di com’è andata con il film di oggi, lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo.

Il libro era quasi identico a quello del film, una roba meta che non vi dico!
Ho letto “Momo” alle elementari, uno di quei libri assegnati dalla maestra che di solito vengono presi come compiti da svolgere, solo che era così bello che me lo sono tritato in poco tempo. Vista la, chiamiamola “risposta di pubblico” da parte della classe, la signora maestra decise di tentare il colpo grosso: leggerci “La storia infinita” durante le pause merenda pomeridiane, un’ora al giorno, tutti i giorni, mentre noi ingollavamo succhi di frutta Derby direttamente dal loro comodo brick con cannuccia flessibile. Il finale degli anni ’80 al loro meglio, insomma.

Libro affascinante questo “La storia infinita”, per contenuto, ovviamente, ma anche per contenitore, essendo cresciuto (per mia fortuna) in una casa di avidi lettori, ho sempre guardato ai libri con occhio di riguardo, ma quello della maestra era una bomba: oltre all’Auryn (disegnato) sulla copertina, aveva le pagine di due colori diversi, rossiccio per la parte fantastica con protagonista Atreyu, verdino per quella terreste con Bastian. Cioè: è un libro, però ha due colori! La mia mente di bambino esplode per eccesso di figoseria.

Il problema è che i buoni propositi della signora maestra si sono schiantati di faccia tra il numero di merende pomeridiane, contro quello di pagine del romanzo, quindi per me “La storia infinita” è rimasta davvero una storia senza fine, un giorno potrei svegliarmi di nuovo con il succhino della Derby in mano in un aula di scuola di fine anni ’80. Oddio la pubertà di nuovo? No, eh!?

“L’uomo sopravvissuto a due pubertà potremo farti un sacco di esperimenti siiiiientifici”
Di sicuramente infinite ci sono stante anche il numero di volte in cui ho visto e rivisto questo film durante la mia piccolezza, da più grandicello e anche da ormai pesto e logoro come ora. “La storia infinita” di Wolfgang Petersen è un film invecchiato, tutto sommato bene, bisogna dirlo, che va sotto con perdite solo nel confronto con il romanzo, perché non hanno mai terminato di leggermelo (ed io di mio molto stranamente, non ho ancora colmato la lacuna), ma come tutte le volte in cui mi trovo davanti a qualcosa che non conosco, mi metto a fare i compiti e lo so anche io che il film copre quasi solo la prima parte del libro, che sarebbe un po’ come spacciare “La compagnia dell’anello” per tutto “Il signore degli anelli”, cosa che, ora che ci penso, nella storia del cinema è anche quasi accaduta.

Eppure, non c'è niente da fare: “La storia infinita” malgrado i suoi momenti spesso ben più che naif è un film che si è scolpito a fuoco nell’immaginario collettivo, ha permesso a tanti psicologi infantili di comprarsi la Ferrari e ancora oggi è amatissimo. Non è il miglior adattamento possibile del romanzo di Ende, ma è un titolo irripetibile con tutte le carte in regola per essere il Classido di Natale della Bara Volante!


Le riprese si sono svolte durante il 1983 con la conclusione ufficiale il primo novembre di quell’anno, Wolfgang Petersen arrivava da un classico dei film per fissati con i sottomarini come me, “U-Boot 96” (1981) con Sutter Kane nel cast. Un bel salto mortale passare da sottocoperta a sotto le coperte con il capolavoro di Ende, ma tutto procede a gonfie vele, lo scrittore è coinvolto nel progetto e malgrado le tante creature fantastiche presenti nella sua storia, la produzione pare avere il cuore dal lato giusto e il portafoglio dallo stesso lato. Infatti, per decenni “La storia infinita” con i suoi 27 milioni di fogli verdi con sopra stampate le facce dei presidenti dei co-produttori americani, è rimasto al primo posto della classifica dei film tedeschi più costosi di sempre, scalzato in epoca recente solo da quella cagat… Ehm, da “Cloud Atlas” (2012) costato la bellezza di 128 milioni. Sapete che vi dico? Il vecchio Wolfy ha strizzato i centesimi facendone un uso molto migliore, ascoltate un cretino, che lo sono da tanto tempo, ho esperienza.

Con i suoi quasi cento milioni portati a casa nei botteghini di tutto il mondo, Michael Ende sarà stato molto felice del successo della sua storia (infinita) al cinema, ecco, più o meno, facciamo anche molto meno, ma soprattutto chiudiamo quell’icona lasciata aperta lassù.

“Cassidy quando scrive le premesse è molto più lento di me”
Come detto, il film prende in considerazione quasi esclusivamente la prima parte del romanzo, facendo alcune modifiche che Ende non ha gradito fin dal primo momento, ma quando lo scrittore ha cercato di intervenire, ormai era troppo tardi, la fase di produzione del film era troppo avanzata. Le sue parole sul film? Pacate e misurate oserei dire: «...auguro la peste ai produttori. M'hanno ignorato. Quello che mi hanno fatto è una zozzura a livello umano, un tradimento a quello artistico». A parte il fatto che sogno il giorno di poter anche io usare l’espressione “auguro la peste” in una frase di senso compiuto (ma anche no, sto bene così), però ecco, se non abbiamo mai visto un film tratto da “Momo” ora sapete il perché, visto che Ende ha anche perso la causa legale intentata per far togliere il suo nome dai crediti del film (storia vera), insomma: cornuto e mazziato.

Resta il fatto che il film di Wolfgang Petersen è una storia a misura di bambino che a 35 anni dalla sua uscita, ha ancora tutto per riportarti in un momento etereo sospeso nel tempo e tra le nuvole, i suoi effetti speciali ormai fuori moda (in entrambi i possibili significati del termine, positivo e negativo) lo rendono ancora così sognante per i più piccoli e retrò per gli ex piccoli, una rassicurante coperta di Linus in cui avvolgersi per tornare a leggere le pagine di questa storia.

Solo da adulto capisci che tutto il film ruota intorno l'elaborazione di un lutto. Giusto perché non era già abbastanza carico di temi tosti, eh no.
Le musiche di Giorgio Moroder, lanciate nella stratosfera dal singolo cantato da Limahl (… Is the answer to a never ending storyyyyyyyyy ah ahh ahhh) hanno fatto del film un pezzo notevole della cultura popolare, in un momento in cui si fa di tutto per portare avanti un’immagine malinconica degli anni ’80 che li ha resi plastificati, edulcorati ed intrappolati nella grafite della memoria come Han Solo, io ci terrei a dire una cosa che mi sta molto a cuore: volete fare i nostalgici in stile Stranger Things canticchiano a tutti polmoni la canzone del film? Ok, prima dovete avere le palle di farvi i capelli come Limahl nel video! Troppo facile prendersi solo il meglio degli anni ’80, anche le capigliature vi dovete portare a casa.

“La storia infinita” non ha l’ironia brillante del suo cugino alla lontana La storia fantastica, ma dietro alla sua facciata di favola in puro stile anni ’80 piena di creature fantastiche, è una storia (infinita) con i denti e nessuna paura di usarli. Il caro vecchio Wolfgang Petersen era un regista di film rivolti ad un pubblico adulto, il suo successivo (e a mio avviso bellissimo) “Il mio nemico” (1985) riprendeva in chiave fantastica un classico come “Duello nel Pacifico” (1968), inserendo momenti che oggi farebbero urlare le signore Lovejoy di questo mondo, il parto del rettiloide alieno Louis Gossett Jr. è qualcosa che un film moderno non potrebbe permettersi, senza strepiti di «I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!».

Forever Jung (Cit.)
No, “La storia infinita” ti piazza sulla nuca dei clamorosi coppini formativi e il nostro Wolfy Petersen è un po’ come quello zio buono che ti raccontava le favole, però aveva le mani pesanti!

Questo film è una storia tutta raccontata ad altezza bambino, a partire dal suo protagonista Bastian (Barret Oliver, che avremmo visto l’anno dopo alle prese con un robot in “D.A.R.Y.L.”) che non è certo uno di quei bambini fighi degli anni ’80 con la cameretta piena di poster, i Walkie talkie e la BMX (veeeeeero Stranger Coso?), ma è uno del tutto normale, persino il Fred Savage di La storia fantastica aveva più lussi di Bastian che è proprio uno di noi, a partire dalla capigliatura da sfigato imposta dall’alto (i genitori), qui con quella scodella in testa sembra Jim Carrey in “Scemo & più scemo” (1997).

"Pensavo che le montagne rocciose fossero un po' piu rocciose" (Cit.)
L’unico lusso di Bastian è avere Gerald McRaney come papà (famoso per la serie tv “Simon & Simon”. Credo interpretasse Simon) che durante il pasto più importante della giornata, a colazione gli serve una razione di cereali e realismo. "Basta con tutto questo fantasticare, tua madre mica è morta lasciandoti orfano perché possa sprecare le tue giornate e pensare agli Unicorni e ai folletti". Ora capisco perché Gerald McRaney è finito a recitare in “Agli ordini papà”, telefilm che guardavamo forse in ventidue.

Simon ordina (prima di John McClane)
Bastian ha la sfiga dentro, infatti è il sacco da allenamento preferito dei bulletti scolastici. Nelle uniche scene girate in Canada del film (il resto tutto negli studi di Monaco di Baviera più una scena in spiaggia girata in Spagna) il poveretto finisce nel bidone dell’umido per sfuggire ai suoi aguzzini, roba che a confronto rifugiarsi del negozio di libri di un vecchio bibliotecario che sembra Pacciani è un miglioramento della sua normale routine quotidiana.

Il simpatico libraio, poco avvezzo al concetto capitalista per cui se hai un negozio, dovresti vendere e incassare se vuoi evitare di fallire, lo caccia quando Bastian dimostra interesse per quel librone intitolato “La storia infinita” che "non è affatto un libro come gli altri, leggendo per un po’ puoi essere chi vuoi, in base alla scelta delle ture letture puoi diventare Il capitano Nemo, Re Artù, oppure personaggi davvero importanti tipo che so... Chiara Ferragni, ma una volta chiuso il libro è tutto finito. Questo libro, invece, è speciale, ma tu non puoi leggerlo, sparisci". Poi chiedetevi perché Bastian, avido lettore, ha pensato bene di rubarlo prenderlo in prestito.

Vi dico solo che per Wolfgang Petersen, il tenero librario che ti spalanca le porte della fantasia ha questa faccia qui.
“La storia infinita” è un film a misura di bambino perché da qui in poi, gli adulti (ben rappresentati dai due soggettoni sopra descritti) scompaiono dalla storia, nessuno si pone più il problema di che fine abbia fatto Bastian, probabilmente nemmeno quando lo vedranno ricomparire a cavallo di un Fortunadrago a fine film. Perché queste sono domande che uno si pone guardando il film da adulto, a “La storia infinita” importa portare in scena la capacità di perdersi dentro ad un libro, magari anche per sempre e questo, bisogna dirlo, gli riesce davvero alla grande.

Wolfgang Petersen ci porta dritti dentro la storia che Bastian sta leggendo, anche grazie a degli effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola che hanno retto abbastanza bene la prova del tempo, ok la lumaca da corsa e il pipistrello rimbambito mostrano qualche ruga, ma il Mordiroccia è un animatronico fantastico anche per via di quella sua parlata lenta, come quando parla del nulla che dilaga, dilaaaaaaga.

Sei scemo o mangi i sassi mordiroccia?
Il Nulla sta inghiottendo il reame di Fantàsia, minacciando la vita di tutti i suoi abitanti. Come le polveri sottili a Torino, solo che noi abbiamo Chiara Appendino e loro l’Imperatrice bambina (Tami Stronach). Mi sa che a loro è andata meglio.

Per cercare di fare qualcosa ci vuole un eroe che armato dell’Auryn (il medaglione che rende il suo possessore il campione dell’Imperatrice), salvi il reame dalla distruzione eterna. Arnold Schwarzenegger nel 1984 era impegnato con un altro genere di Fantasy, quindi va bene anche il cacciatore del bufalo purpureo (del Cairo) il grande Atreyu. Oddio grande, farà un metro e cinquanta se va bene, perché Atreyu sarà pure un cacciatore che levati, ma è ragazzetto. Cosa vi dicevo di quella storia del film a misura di bambino?

"Arnold si scusa ma non è potuto venire, in compenso ci siamo noi qui"
Atreyu, interpretato da Noah Hathaway (attore voluto fortemente da Petersen che oggi fa il tatuatore, vende moto custom e ha avuto parecchi casini di salute per via degli sport estremi praticati, storia vera) è diventato un’icona per almeno un paio di generazioni, esiste un gruppo Rock con il suo nome e anche... Vabbè, anche altre iniziative politiche che preferirei continuare ad ignorare. Sta di fatto che come un vero eroe parte al galoppo del suo fedele cavallo Artax! Cosa può andare storto? Atreyu, il suo cavallo bianco Artax, Limahl che canta Never Ending Storyyyyyyyyy. Ecco, le paludi della tristezza e qui sento già la nuca che diventa rossa sotto i colpi di zio Petersen.

La scena di Artax e delle paludi della tristezza è uno di quei traumi infantili che sbatacchia l’indice sulla spalla di momenti del tipo mamma di Bambi morta dicendo «Levati, ma levati proprio». Lo sguardo del cavallo mentre sprofonda, le urla disperate di Atreyu che lo invoca, io non voglio farvi rivivere il trauma, ma ci siamo cresciuti tutti, è stato un momento formativo e probabilmente anche la miglior metafora mai vista al cinema di come la depressione ti possa trascinare a fondo. Un cinema Spartano, non perché realizzato con pochi mezzi, ma perché dopo questa scena hai la pelle più spessa e puoi sopravvivere a quasi tutto. Da bambino non ti chiedi come mai un cavallo debba farsi cogliere dalla tristezza, non ti poni nemmeno il problema di capire come mai dopo il lutto, Atreyu in lacrime a sua volta non cominci a sprofondare (sei ancora distrutto dal trauma per porti certi quesiti), ma è l’età adulta che arriva in soccorso come Falkor a salvarci tutti. Sono trent’anni che mi chiedo: perché Artax era depresso, cosa ha da essere depresso un cavallo mi chiedo!? Poi ho capito: Artax di cognome fa Horseman. Di cui ci resta il ricordo di tante sedute dallo psicologo e un nipote alla lontana di nome BoJack.

"Dannazione smettila di pensare a quella maledetta Horsin' Around!"
“La storia Infinita” si gioca un sacco di creature bellissime, come Morla l'essere millenario che starnutisce come un Brachiosauro di Jurassic Park ed è più apatico di un dipendente pubblico il lunedì mattina. Oppure, la spassosa coppia di gnometti che si prendono cura di Atreyu, con lei che prepara zuppe e punturoni ricostituenti e lui che sta in fissa con i suoi “esperimenti siiiiiientiiiiificiiiiii”.

Ma staremmo qui a parlare dell’aria fritta se non fosse per lui, il Deus ex Machina vivente, metà cane, metà drago cinese, tutto figo: Falkor il fortunadrago! Con quella sua parlata rilassata e sbadigliosa, come il vostro amico a cui piacciono tanto le canzoni di Bob Marley e le scaglie da rettile che fanno tanto Donatella Rettore, Falkor diventa il mezzo di trasporto dei sogni per ogni bambino cresciuto negli anni ’80, un modello che è rimasto in voga per un trentennio, come il primo modello del maggiolone Volkswagen, per capirci, visto che per vedere un drago altrettanto riuscito, abbiamo dovuto aspettare Sdentato, la Furia Buia di “Dragon Trainer” (2010).

Se volete farvi un giro a Monaco, nel museo del film potete anche cavalcare un Fortunadrago (storia vera)
“La storia infinita” è un continuo alternarsi di momenti e personaggi memorabili, a passaggi della storia formativi e anche vagamente spaventosi, vogliamo parlare della coppia di sfinge poppute sul Freudiano andante? Capaci di disintegrare con lo sguardo un cavaliere in armatura, se chi le affronta non crede abbastanza in se stesso. Quante volte nella vostra vita adulta vi siete trovati ad attraversare analoghe sfingi senza nemmeno la vocetta stridula di Engywook ad urlarvi «Devi credere in te stesso!».

Il Nulla che avanza ben rappresentato dal suo Araldo, il lupo animatronico con due espressioni (entrambe senza cappello) Gmork, ha il lupo delle favole mentre i momenti per cui vorresti profondare come Artax si sprecano, il più sottovalutato è il Mordiroccia che s'interroga sulla forza delle sue grandi mani che, comunque, non gli hanno permesso di salvare i suoi amici. Gli psicologi infantili, invece, per anni quelle stesse mani se le sono fregate pensando ai soldi portati a casa. “La storia infinita” è un inno alla Fantàsia, no scusate, volevo dire fantasia, a cui non bisogna rinunciare perché qualche volta può salvarti la pelle anche nella vita reale. Ma, soprattutto, è il miglior modo possibile per rendere omaggio magari non al libro di Ende che non ha mai sbollito l’incazzatura, ma ai libri e alle meraviglie della lettura in generale.

La reazione di Michael Ende all'uscita del film.
L’Imperatrice lo dice chiaramente, regalando a tanti di noi il loro primo incontro con la meta-narrazione, Bastian legge la storia di Atreyu, ma qualcun altro è in apprensione e sta seguendo la storia di Bastian, un gioco a scatole cinema che con massima semplicità dice all’Inception di Nolan «MUTO!», minacciandolo anche con cinque dita di violenza sul coppino.

Il Nulla avanza man mano che Bastian procede nella lettura, chi ama godersi il piacere della lettura sa quanto possa essere drammatico dover abbandonare una storia e dei personaggi che abbiamo molto amato, ogni “mondo” contenuto in un libro arriva alla sua fine quando chiudiamo le pagine per l’ultima volta. Ma le storie che abbiamo amato, sono quelle che ti seguono nella vita reale anche fuori dalla pagine, ecco perché alla fine Bastian dà una lezione ai suoi bulli svolazzando sul dorso di Falkon, il tutto ben prima che Daenerys Targaryen lo rendesse dannatamente abituale.

"...'Nto u culu a Stranger Things!"
Il vero Nulla che avanza non è solo la mancanza di fantasia, ma sta dentro tutti i «Io leggo solo un libro l’anno» (e magari nemmeno quello) di questo mondo, ma questa è un'altra storia... Quindi a Natale, regalate libri e riguardatevi “La storia infinita”… Buona Natale a tutti!

82 commenti:

  1. Grande film, ma l'accostamento che fai con La Storia Fantastica è frutto di quel titolo italiano che non c'entra nulla con l'originale The Princess Bride, bieca manovra dei distributori italiani che realizzano anche un poster identico a quello del film di Petersen. Ne ho parlato da me di entrambi circa sei mesi fa.
    Ma a parte ciò, sono due grandi film. E anch'io ricordo un libro in biblioteca con quella copertina che riportava il disegno dell'Aurin, ma i due colori delle pagine no. Ma potrebbe essere la mia memoria che fa cilecca.

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    1. Non ne ho scritto? Allora devo averlo fatto di sicuro nel post di La storia fantastica però bisogna dire che entrambe le storie, infinita e fantastica, iniziano con un ragazzino e un libro, solo che in uno strambo Paese a forma di scarpa (dove si legge poco) il legame è stato appena appena sottolineato, appena ho un minuto passerò a leggere il tuo post ;-) Temevo anche io un buco nella mia memoria, ma ho verificato, esistono edizione del libro così a due colori. Cheers!

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    2. Si sull' altro post hai parlato delle strane similitudini... ma non l'avevo ancora letto. Buon Natale!!!

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    3. Figurati, ecco perché non mi sono ripetuto, non voglia fare (troppo) il nonno Simpson... Auguri! ;-) Cheers

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  2. Film iconico, incantevole, magico. Se mi chiedessero di riassumere il cinema degli anni Ottanta in tre film, direi "La storia infinita", "Ritorno al futuro", "Grosso guaio a Chinatown". Gusti personali, s'intende, ma credo non proprio di nicchia.

    Non ho mai neppure visto il libro con dentro il romanzo omonimo, tuttavia, ho il DVD del film in una edizione particolare, con custodia metallica piuttosto difficile da recuperare.
    Perché Atreyu non sprofonda come Artax? Mi posi la domanda, e secondo me è perché lui ha l'Auryn al collo (e non l'Aulin nello stomaco, spero!). Quindi la regola vorrebbe che attraversare le Paludi della Tristezza metta depressione, non è Artax a fare il cavallo depresso per partito preso.
    La canzone di Limahl è bella, ma io le preferisco "Bastian's happy flight" di Klaus Doldinger, quanto meno perché utilizzata come sottofondo al sommario di "Alla ricerca dell'arca" (assieme a "Giochi senza frontiere" e all'originale "Corrida" con Corrado, il meglio che sia mai stato passato sulle televisioni italiane).

    Molto meno bello il secondo film della saga, tanto che ho rinunciato a vedere il terzo.

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    1. Direi che compongono un'ottima trilogia, anche perché venivano (e ancora oggi) replicati in tv molto spesso ;-) Ah allora non è una roba adolescenziale, tipo una fase EMO per Artax :-P Ho visto anche i seguiti, ma mi ricordo solo qualcosa del secondo, una volta di queste dovrei ripassare. Cheers!

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  3. Sono abbastanza stagionato da averlo visto al cinema da bambino e ricordare bene l'esperienza.
    Ho letto il libro fra le medie e le superiori, consigliatomi e prestatomi dall'insegnante in pensione (sempre un'insegnante di mezzo anche nel mio caso... coincidenze? XD) che mi faceva ripetizioni di matematica.
    Riguardo il film, come dicevo l'ho visto al cinema ed all'epoca avevo dei cavalli. Sapevo che un cavallo poteva deprimersi e quindi ne ho visto uno crepare sul grande schermo. Non mi ha traumatizzato a vita e nemmeno mandato dallo psicologo, ma mi ha fatto apprezzare di più che i miei cavalli fossero vivi e che lo rimanessero XD
    Riguardo al libro, mi ricordo la mia perplessità di quando vedevo la parte raccontata nel film arrivare mano a mano al termine, pur avendo ancora un pacco di pagine rimanenti prima della conclusione del libro. Non sapevo ci fosse altro ma onestamente non ebbi una bella sorpresa: se ti può consolare, la seconda parte del libro è quella coperta dalla Storia Infinita 2 e che ricorderò sempre come una palla colossale (a differenza della prima parte). Insomma, da bambino se potresti anche non esserti perso molto a non averlo terminato.

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    1. Ah, dimenticavo "Il mio Nemico" concordo che sia un gran filmone.

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    2. I cavalli sono belli sani e vivi, questo film ogni volta ci ricorda questa lezione ;-) Infatti io del secondo film ricordo alcune scene (anche se sono sicuro di averlo visto più e più volte) eppure la sensazione «Che du palle...» è abbastanza forte. Una volta vorrei togliermi il ghiribizzo di leggermi il romanzo, ma mi hai dato ottimi spunti grazie mille ;-) Cheers!

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    3. "Il mio Nemico" potrebbe spuntare, è roba da Bara Volante e a questo proposito, ti do il benvenuto da queste parti, ho dato una veloce occhiata al tuo blog, ci leggeremo ancora sicuro ;-) Cheers

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    4. Grandissimo film, "Il mio nemico" e ciò porta ancora a sottolineare come sia davvero naufragata la carriera di Dennis Quaid, considerando quanti bei film ha fatto, per dirne uno "Salto nel buio", davvero altro caposaldo della sci-fi / commedia / quellochevipare degli anni '80. Parlando sempre di Petersen non si possono dimenticare Nel centro del mirino con il grande Clint e Prova schiacciante con Tom Berenger e Greta Scacchi che ai tempi aveva un suo perché. Prova schiacciante è uno dei miei film preferiti, pur non essendo un capolavoro.

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    5. Voglio bene anche a roba come "Virus letale" (1995) e "Air Force One" (1997), per il resto quel film è una delle ragioni per cui Joe Dante è uno dei miei preferiti di sempre, il vecchio Dennis lo ricorderò per sempre per una frase: «La macchina Tuck Pendelton, zero difetti» (cit.). Cheers!

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    6. Io lo ricordo anche per la frase:"Se ci giochi è normale, non se ci parli!", ovviamente saprai già a cosa mi riferisco.

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    7. Certo anche quella parecchio memorabile ;-) Cheers

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    8. Salto nel Buio altro filmone di quando ero bambino :D
      La mia frase di quel film (anche se è parte di un discorso) "...poi mi sono ubriacato, ho vomitato e sono caduto dentro ad un tombino mentre ti riaccompagnavo a casa" Il tutto detto col tono sognante di chi narra del primo appuntamento (ed era poi esattamente quello XD)

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    9. Me la ricordo ed infatti il modo in cui era recitata (e doppia a) faceva morire dal ridere ;-) Cheers

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  4. Gran post!
    La storia infinita è il secondo film che ricordo di aver visto al cinema (il primo è Gli Aristogatti, ma doveva essere una qualche proiezione speciale perché non sono così vecchio), e ti lascio immaginare! Maledetto cavallo! Me lo ricordo ancora adesso come se fosse ieri, anche dove ero seduto!
    Ho letto il libro molti anni dopo, ho trovato in biblioteca proprio la versione che dici tu, se non sbaglio dell'84 o giù di lì, con l'aurin inciso nella copertina di similpelle. Il libro è entrato immediatamente nella mia top 5 dei libri più belli che ho mai letto, anzi, se mi chiedessi IL libro più bello probabilmente sarebbe proprio questo, e di conseguenza mi sono poi reso conto di quanto il film fosse in effetti inadeguato.
    Ma non importa, perché il film ha comunque fatto parte della mia infanzia e mi ha lasciato ricordi indelebili... brutti però! Maledetto cavallo!

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    1. Ho letto il libro solo qualche anno fa e mi sono reso conto che ad essere inadeguato è il II! Non centra quasi niente! o-O Anche con la fine del I! Già da piccolo non mi piaceva tanto poi.

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    2. Era sicuramente una proiezione speciale, io sono certo di aver visto "Red e Toby" al cinema, ma non alla sua uscita, non ero nato ;-) Pensa che io ho esordito al cinema con "L'attimo fuggente", diciamo che ci piace il pericolo ecco :-P Lo ricordavo bene il libro, ma mi fa molto piacere che tu lo abbia nella tua collezione, la prova della sua esistenza! Poi la pensiamo uguale, il film magari non è un buon adattamento, ma è un film che si è costruito il suo mito, il che a volte basta. Cheers!

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    3. Mi dovrò fare un regalo e comprarmi il libro a questo punto, per togliermi il dubbio ;-) Cheers

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  5. Il trauma della palude viene superato solo dalla visione de La Storia Infinita 3!

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    1. Sono certo di averlo visto, ma ricordo solo dei momenti scemissimi di quel film, dovrei ripassare, però forse potrebbe essere peggio del trauma di Artax ;-) Cheers

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    2. Praticamente sarebbe come spezzarsi un dito per non pensare più al male della caviglia che ti sei slogato XD

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    3. Allora mi tengo la caviglia, le dita servono per scrivere ;-) Cheers

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    4. Beh, di mio posso dirti che La Storia Infinita 3 fa sembrare il precedente un autentico capolavoro ("sembrare" però è ingiusto in questo caso: rispetto a una cosa come il 3 il 2 E' un autentico capolavoro!) ;-)
      Tornando al primo e inimitabile capostipite che vidi al cinema in quel lontanissimo dicembre dell'84, credo che ancora oggi la condizione necessaria (non indispensabile, solo necessaria) per apprezzarlo in pieno sia relegare l'opera originale di Ende in un angolino della propria mente per l'intera durata della visione: la questione della fedeltà al testo può avere il giusto peso "prima" o "dopo", semmai, ma NON "durante" il film...
      Uno dei motivi principali per cui sono particolarmente legato a questo film, poi, sta proprio nel reparto tecnico: il direttore degli effetti speciali visivi è infatti lo stesso Brian Johnson di quella mia mitica serie di gioventù che è stata Spazio 1999 (poi si sarebbe distinto anche in Alien e l'Impero colpisce ancora, certo, come del resto aveva già fatto -non accreditato- in 2001: Odissea nello spazio)... insomma, è il caso di dire che provo affetto per l'effetto ;-)

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    5. Mi state facendo venire voglia di ripassare anche gli altri capitoli, anche solo per provare a ricordarmi perché non li ricordo, ma forse questa è già la risposta ;-) Secondo me bisognerebbe sempre staccare opera originale dal suo adattamento cinematografico, per vedere se il secondo regge sulle sue gambe, questo potrebbe essere uno di quei casi. Brian Johnson non si discute, ha messo le mani a tanti dei nostri film e serie tv (Thunderbirds!) preferite. Cheers!

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    6. Mamma mia! Ricordo che era un teen movie con diatribe tra fratello e sorella nonché bulletti capitanati... da Jack Black! Che ovviamente non conoscevo ai tempi. XD Ed il protagonista era lo stesso di "Free willy"! Probabimmente per motivi di diritti hanno usato pupazzi diversi e meno accattivanti.
      Riguardo il confronto libro-film l' unica cosa che non ho apprezzato è l' aver tolto la terza prova. Chissà perché visto che a differenza di altre cose non aveva limiti tecnici. Aha, e non aver approfondito le motivazioni di Gmork.
      Comunque sono riusciti a creare pupazzi espressivi degni della Henson e mi fa piacere che sia una delle produzioni europee in grado di competere con quelle hollywoodiane assieme a "Il nome sella rosa" ed "Highlander".

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    7. Gmork io l'ho sempre percepito come il braccio armato del Nulla, un po' come Darth Maul per l'Imperatore in Star Wars. Cheers

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  6. Diciamo che non è tra i miei preferiti, ma è un film davvero bello, con una colonna sonora strepitosa ;)

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    1. Quanto darei per potermi ancora pettinare come Lihmal nel video della canzone, ovvero con i petardi!!

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    2. Dimostra i suoi anni, ma per molti passaggi ha retto benissimo alla prova del tempo, poi la componente affettiva/generazionale conta, inutile negarlo ;-) Cheers

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    3. Guarda Daniele, considerando il risultato della pettinatura di Lihmal forse meglio così, tutti hanno malinconia degli anni '80, ma le capigliature? Quelle tutti vogliono dimenticarle ;-) Cheers

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    4. Concordo, bisogna pur trovare qualcosa di negativo negli anni '80!! Diciamo che almeno abbiamo la certezza che non si possano più riproporre certe aberrazioni tricologiche!!

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    5. Non tutta la calvizie viene per nuocere ;-) Cheers

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    6. La calvizie, se non ti uccide, ti rende più forte, effetto "Mastrolindo"!

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    7. Ahaaha questa è bellissima :-D Cheers

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  7. Scusa Cass, non voglio fare il pignolo, ma non ho capito se stai scherzando quando dici che Gerard McRaney si chiama Simon o è un refuso e volevi dire che si chiamava Rick (quello fighetto era il fratello A.J.).
    Comunque è un film visto al cinema e rivisto tante volte. La prima cosa che ricordo quando lo vidi era proprio: ma quello è Rick Simon! Poi, però capii che faceva la parte del padre burbero e che non poteva essere lo stesso personaggio (da bambini ti capita di pensare che lo stesso attore interpreti lo stesso personaggio in tutti i film!! O, almeno, a me capitava, sarò stato strano io, vabbé, lasciamo perdere, lo sono ancora).
    In ogni caso altre due cose mi colpirono, vedendolo: quanto fosse carina l'imperatrice e il "momento Atreyu" che altri hanno così chiamato, forse uno dei più tristi della mia giovine carriera di tele(e cinema)dipendente (ora sono dipendente e basta ah ah).
    Atreyu era una specie di, chiedo scusa per la terminologia, "porno"bimbo, nel senso che era veramente il figo per eccellenza: era bello, sicuro di sé, forte, generoso, ecc. ecc. e ovviamente quello che uno sfigato nerd occhialuto come il sottoscritto non avrebbe mai potuto essere... Bastian, da questo punto di vista, gioca facile con l'identificazione emotiva ed empatica dello spettatore.
    Per il resto il libro bicolore lo avevo comprato anche io e devo avercelo ancora da qualche parte. Lo presi, ovviamente, dopo aver visto il film ma ricordo che non mi aveva deluso, anzi, se non ricordo male poi è stato preso come spunto di riferimento proprio per la Storia Infinita 2, quello del 1990, che però era un pò una boiata (se non ricordo male)...

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    1. Gerald McRaney recitava in "Simon & Simon" era una battuta, magari mi è venuta male, perché entrambi si chiamavano Simon, di cognome però. Infatti era molto più facile immedesimarsi con la sfiga di Bastian, anche se l'ambizione era di essere sicuri e tosti come Atreyu. Cheers!

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    2. Vedi, avevi fatto la battuta e l'ho colta solo parzialmente.
      Chiedo venia, effetto delle feste, sono troppo buono!!
      Scherzo, ovviamente.
      Hai ragione, il problema è che la sfiga di Bastian ha continuato a inseguirmi negli anni, un pò come il nulla della storia infinita...

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    3. Figurati ;-) Si ma quello un po' per tutti se può consolarti. Cheers!

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  8. Tu pensa che da piccolo lo avevamo visto al cinema con la scuola.
    A quei tempi si che sapevano come formare le nuove generazioni...
    Ancora sono indeciso se farlo vedere a mia figlia oppure no.
    Beh, se non e' questo Natale e' il prossimo. Ma prima o poi glielo faro' vedere.
    Forse sbaglio, ma sono SICURISSIMO che abbiano fatto il film di Momo.
    Non quello di animazione del nostro Enzo D' Alo', ma proprio un film con attori.
    Me lo devo essere beccato una sera su Rai Uno moltissimi anni fa, e tra l'altro era pure carino.
    Quindi Ende era pure lui una sorta di ibrido tra Alan Moore e Frank Miller, che si incapperava a morte a prescindere e solo per il fatto che osavi trarre un film da un suo libro. E che se commettevi l'errore di accettare la sua collaborazione andava un bestia se facevi una virgola diversa da come voleva lui, e che iniziava a metterti i bastoni tra le ruote in tutte le maniere.
    Buon Natale a te e famiglia, Cass!

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    1. Altro che educazione Siberiana ;-) Ricordo il film d'animazione, se esiste anche un film con attori su "Momo" mi manca, anche se a questo punto sono curioso! Con la differenza che Ende sapeva che avebbero adattato solo una parte del suo libro, quindi direi più vicino a Frank Miller, attratto e schifato dal mondo del cinema. Tanti auguri anche a te capo! Cheers

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    2. Mi sono permesso di fare una ricerchina pure io.
      Anche perche' volevo essere sicuro di non essermelo immaginato.
      Si, hanno fatto un film su Momo.
      E' del 1986.
      E vedendo le immagini...si, e' proprio quello che ho visto io.
      E' una co - produzione italo - tedesca, quindi il budget rispetto a La Storia Infinita e' stato sicuramente piu' ridotto.
      Ma non era male, almeno a quel che mi ricordo.
      Tra gli interpreti segnalo Ahmin Mueller - Stahl, Mario Adorf, e i grandissimi Leopoldo Trieste e Ninetto Davoli.
      Buon Natale, di nuovo.

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    3. Ops, dimenticavo la cosa piu' importante.
      Sembra che questo, stranamente, a Ende sia piaciuto.
      Forse perche' non ci si erano messi in mezzo gli yankees...

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    4. Cast con nomi noti, dovrò provare a cercarlo anche io. Cheers!

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    5. Sembra una di quelle situazioni tipo Stephen King che ama la miniserie degli anni '90 (e "Doctor Sleep") ma non la versione di Kubrick della sua storia. Cheers!

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    6. Si, ne scoprii l' esistenza su una nostra enciclopedia e l' ho visto qualche anno fa su youtube.
      Carino come il film del 2002, ma non ho capito perché in nessuno dei 2 casi si parli bene del "potere" di Momo, quello di ascoltare bene le persone! Boh!

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  9. Il libro lo lessi nel lontano Capodanno 1999-2000, in una vacanza con la mia ex-morosa. Era un regalo di Natale di un amico che non sapeva cosa regalarci... Bevuto tutto d'un fiato il primo giorno di spiaggia! Lo lasciai assieme ad altri tomi (tra cui "Dune" di Herbert...) in quelle biblioteche da mare dove puoi prendere e lasciare un libro. Ne presi in prestito un paio giusto per tappare gli ultimi giorni ma ne lasciai giù credo 4 o 5. Storia vera! Sarei però bugiardo se dicessi che mi ricordo qualcosa del romanzo di Ende... Molto, troppo, forte il richiamo del libro che fagocita ogni cosa che riguarda la controparte cartacea.

    La pellicola l'ho vista, stravista e rivista. La prima volta a casa di un compagno di classe in VHS, l'ultima qualche anno fa in un suo passaggio tv. Lo trovo ancora in perfetto equilibrio tra "sogno" e "incubo", perfetta sintesi tra quelle parti dove da ragazzino ci gasavamo a mille sognando di cavalcare Falkor e ci intirsitivamo abbestia (finendo in analisi) con la morte di Artax nelle Paludi della Tristezza. Film così non credo possano più essere realizzati.

    Nota a margine: con la piccola sto riscoprendo i classici Disney. Sarà perché non sono propriamente un fan di Zio Walt, molti non li avevo mai visti in età adulta. Certo che sono uno peggio dell'altro! Morte, bullismo, schiavitù, sfruttamento minorile, cattiveria e epiteti pesanti contro ragazzine e bambini. Senza contare il tabagismo e l'alcolismo iper-diffuso. Metà del "classici" sono da censura secca! In confronto questo "La Storia Infinita" è roba da Montessori.

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    1. Perché credi che la Disney stia rifacendo i suoi classici? Proprio per epurare i vecchi film di queste trovate rese politicamente scorrette dal tempo (storia vera). Te lo dice uno che ieri sera ha rivisto "Alice nel Paese delle meraviglie" la scena delle ostrichette é degna dell'educazione siberiana della nostra infanzia ;-) Cheers

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    2. Vuoi ridere? La mia nanerottola è nel suo periodo di "fissa" con "Alice nel paese...". Le piace da matti anche se, ovviamente, lo capisce poco. Quando c'è il racconto de "Il Tricheco e il Carpentiere" si alza in piedi sul divano, fa la faccia severa e urla "No ostrichette! Non andate che vi mangiano!". Il resto del film lo guarda con il peluche dello Stregatto sulle ginocchia e lo accarezza tipo Blofeld di 007...

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    3. La giovane Portillo é in linea per un ottimo futuro da cinefilo come si deve ;-) Cheers

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  10. Ammetto con dolore, purtroppo mai amato, nemmeno da piccolo...

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    1. Davvero? Strano, pensavo fosse u o di quei film universali, ma sono felice di conoscere uno fuori dal coro ;-) Cheers

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  11. Io ho trovato la prima edizione in una libreria d'usato e me la sono portata subito a casa, e la conservo ancora.
    Petersen è stato furbissimo a scegliere la prima parte del romanzo per il suo film, perché la seconda è molto più pesante e prolissa, e probabilmente meno iconica, infatti il tentativo becero fatto nel secondo film è testimonianza di ciò.
    Quantunque è intrigantissima, perché toglie quella patina di predestinazione e rende l'idea che il potere, anche nelle fiabe, può corrompere anche l'anima più pia.
    Che dire, post splendido, per un film altrettanto splendido, per quel che mi riguarda.
    Quanto ho sognato l'Auryn!

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    1. Petersen ha fatto un lavoro da uomo di cinema che Ende, comprensibilmente legato al suo libro non poteva né voleva comprendere. Ti ringrazio molto un Auryn farebbe molto comodo ;-) Cheers

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  12. Questo sì che è il vero film di Natale! ^_^
    Ricordo ancora sulla Guida TV il modo curioso con cui decisero di presentare il film, cioè riportando una frase del romanziere che diceva qualcosa tipo "Il regista ha totalmente stravolto il mio libro". Che a pensarci è un modo strano di promuovere un film :-D
    Ovviamente l'ho amato, così come ho amato le foto su "Topolino" - in un periodo in cui trovare foto a colori tratte da film era tutt'altro che facile - la musica e tutto il resto. Quando sul finire degli anni Ottanta iniziarono ad uscire dei CD Audio che raccoglievano le migliori canzoni da film ("Film Parade", che conservo ancora), indovina quale canzone è stata la prima del primo volume??? Esatto! ^_^
    P.S.
    "Momo" (1986) di Johannes Schaaf uscì con una pessima locandina italiana e non ho mai voluto neanche leggerne la trama: mi stava antipatico a pelle! Non so quanti l'abbiano visto sul serio...
    P.P.S.
    Oddio, Gerald McRaney che fa il padre del protagonista proprio non lo ricordavo: quell'uomo ha fatto un miliardo di ruoli :-D Ah, e ci sono anch'io fra i 22 che hanno visto "Agli ordini, papà", e ho insistito fino alla fine! Era insalvabile, ma Italia1 mi aveva fatto il lavaggio del cervello (credo che la pubblicizzarono con mille spot al giorno per più di un mese prima dell'uscita!) e DOVEVO vederla!

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    1. Quest'anno ho voluto giocarmi un super classico ;-) Strano modo davvero, ma ogni forma di pubblicità è ben accetta (forse). Ottimo inizio per una collezione di CD! Ho fatto una ricerca veloce su "Momo" ed in effetti sembra una roba fatta a tirar via,ma indagherò meglio. Su Italia1 lo passavano a rotazione costante, ma era una scemenza che azzecca a una battuta ogni tre o quattro puntate, ma erano davvero altri tempi ;-) Cheers!

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    2. Boh! A me piace tutt' ora, ancje se un pò ripetitivo. Scemenza che porta qualche messaggio interessante.

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  13. Uno dei film mitici degli anni ottanta, però secondo me il libro è anche meglio, se lo becco me lo compro

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    1. Infatti non potevo non averlo qui alla Bara Volante ;-) Cheers!

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  14. Post bellissimo e divertentissimo, mi hai fatto ritornare in mente un sacco di cose di questo film. E' un sacco che non lo vedo ed è tempo che lo rifaccia.
    Atreyu ha fatto innamorare un sacco di ragazzine! :D
    Il libraio in effetti non è che invogli molto a rimanere lì.. ha un'espressione inquietante. Ma d'altronde con tutti i soggetti con cui Bastian aveva a che fare era il meno.
    Anche io non ho mai letto il libro però ce lo aveva una mia amica e questa storia del metà rosso e metà blu in effetti aveva sconvolto anche me.
    Però questo fatto che la tua maestra non ha terminato la lettura...secondo me dovresti presentarti da lei, dopo tutti questi anni, col tomo in mano e dirle: "Allora? La finiamo sta storia?"
    Auguri!

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    1. Grazie cara gentilissima, Atreyu era già "l'uomo che non deve chiedere mai" ancora prima di avere l'età per farsi la barba ;-) In effetti sarebbe ora di finirla 'sta storia infinita cara signora maestra! ;-) Cheers

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  15. Ame l'unica cosa che fece paura del film erano le sfingi : cioè , pensare d attraversarle , e anche solo sfiorato dal dubbio, carbonizzato in u istante , mi inquietava assai.
    Ho letto il libro e devo dire che è molto fedele alla prima parte libro ( a parte Bastian che nel libr era un bimbo grassoccio e bruttino, trasformato in belloccio e che fece arrabbiare Ende ).
    E lì si conclude perché la seconda era infilmabile, almeno con gli effetti di allora.
    Curioso invece come cambino i tempi : all' epoca, Ende scriveva un libro che metteva all' indice la mancanza di fantasia rispetto alla grigia realtà, mentre oggi è l'esatto contrario : siamo sommersi di fantasia e mondi immaginari e virtuali , e si teme che i giovani odierni ( e no solo ) si perdano in essi isolandosi dalla realtà ( come in Ready Player One ).
    Insomma, dal lato del messaggio , libro e film sono diventati obsoleti

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    1. Sono spaventose per quello che rappresentano, una vera sfida. Che poi è quello che viene da criticare a molti film moderno (non "Ready Player One" lui è fantastico), essere così legati a vecchi modelli da non saper parlare del presente, quanto il nostro presente, purtroppo o per fortuna, ne avrebbe di spunti. Cheers!

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    2. Già! Ah, ah! Però decisamente attuale perché come "La storia fantastica" rifletteva sulla mancanza di fantasia e sui videgiochi che sovrastano la lettura.

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    3. Quella delle sfingi... che scena suggestiva! Ecco, quello secondo me è stato un cambiamento giusto
      perché a livello visivo sarebbe stato noioso. Ed ora che ci penso hanno un pò fuso la prima prova con la terza.
      Quando Mordiroccia parla dei suoi amici? Davvero toccante!
      Mia mamma ci aveva registrato anche il 2 dopo, ma due volte mi erano bastate XS. Finito il primo spegnevo tutto. XD

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  16. Very good Job Cassidy ������

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  17. la battuta sulla appendino è frnomenale. bravo

    auguri

    rdm

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    1. Una dei miei bersagli del cuore, grazie amico mio tanti auguri! Cheers

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  18. Ho sempre preferito la Fantastica all'infinita, ma è comunque un classicone che porto nel cuore.

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    1. Quella Fantastica è stata un po' messa in ombra, ma restano due enormi classici, voglio bene ad entrambi ;-) Cheers

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  19. E che cavolo aspetti a finirlo a leggerlo? La seconda parte della Storia infinita è altrettanto bella della prima. Mo vengo a casa tua e con la stessa espressione acida del libraio ti costringo a rileggerlo! :P

    Comunque Ende non aveva grossi motivi per odiare questo film, ci sono stati vari adattamenti dei suoi romanzi molto peggiori di questo (ma cose da bruciare il televisore per purgarsi da tale bruttezza).

    La storia infinita è un inno alla fantasia e al potere della letteratura. Il tema del "nulla" l'ho sempre trovato attualissimo e molto reale. Qualche tempo fa ho letto la notizia che molti genitori americani fanno leggere le fiabe per i loro figli ai vari assistenti vocali. Se lasciamo alle macchine il potere della fantasia, cosa ci farà crescere nella fantasia?

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    1. Ma che ne so! Prometto di recuperare la lacuna, quello e "Jurrasic Park" (di cui ho letto solo il primo capitolo) saranno tra le mie letture del 2020! Assurdo, penso che sia ancora la forza del film, sottolineare la potenza della letteratura, ma soprattutto della lettura e della fantasia su tutto, un messaggio quanto mai attuale. Cheers!

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  20. E' veramente un film che colpisce un bambino e che, continua a colpire poi. Al cuore, Ramon. Con immagini che restano. E poi il mio primo molto amato cane era uguale a Falkor/Fùcur. Poi, un film coraggioso, alcune delle cose che fanno adesso sono gradevoli e hanno anche idee; ma è la paura che li frega. Pensano troppo-sempre ai bambini (ma quali bambini, poi manco venissero fuori con lo stampino). Però se ti viene voglia riprendi il libro; è veramente un capolavoro, una fantasia e una densità di contenuti così coinvolgente è rara; non è solo un'inno alla fantasia, il Nulla uccide la fantasia e la trasforma in inganni, illusioni che convincono, confondono apparenza e realtà negli esseri umani, un'immaginazione piegata: suona familare, eh? Mito tecnicizzato avrebbe detto Jesi. Apprezzo il film ma capisco cosa deve aver provato Ende vedendo il proprio libro ridotto così (al confronto, eh; avercene così. Oh già che ci sei, se non lo hai fatto dai una botta a Fafhrd e al Gray Mouser; Leiber merita).

    Oh, visto che non ti seguo da un po' lascio tra oggi e domani qualche commento, chè hai fatto Leone in mia assenza e non resisto; non pretendo certo che tu mi risponda, sono post vecchi.

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    1. IL fatto che il Fortunadrago somigli ad un grosso cagnone (che ama essere grattato dietro l'orecchio) è stata una delle beh, fortune del personaggio ;-) Fafhrd e il Gray Mouser li conosco per l'adattamento a fumetti del lavoro di Leiber fatto da Mike Mignola, ma penso proprio che leggerò tutto, non mi pongo limiti, non sono uno che alimenta il nulla ;-) Vai tranquillo i post non scappano, e poi mi fa piacere rispondere per condividere punti di vista. Cheers!

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  21. Lo vidi al cinema, credo 3 o 4 volte. Questo solo per dire quanto ci andai sotto. E infatti mi feci comprare il libro, che a questo punto ti consiglio di leggere, perché 1) è molto bello, 2) è uno dei classici dell'infanzia che rileggo di tanto in tanto anche da adulta. E per finire, dopo l'essere andata così sotto con Ende, leggendo la tua recensione mi è tornata in mente una cosa (che ho controllato per sicurezza); di Momo è stato fatto il film nell'86!

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    1. L'ho scoperto proprio grazie ai commenti qui sopra, ma da quanto ho capito forse meglio tenersi il ricordo del libro. Però seguirò il tuo consiglio, mi leggerò "La storia infinita" non posso restare ancora con questa lacuna ;-) Cheers!

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    2. Fallo! Anche se forse sono un po' di parte, a questo punto. Il mio nick ti dovrebbe dire quanto sono affezionata al libro, visto che è quello di un personaggio importante che spunta fuori nella famosa seconda parte. :D

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    3. Sarà fatto, tempo di finire l’ultimo King e mi lancerò ;-) Cheers!

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