mercoledì 18 dicembre 2019

Giù la testa (1971): C'era una volta la dinamite

Quando ero giovane credevo in tre cose: il Marxismo, il potere redentore del cinema e la dinamite. Oggi credo solo nella dinamite. Questa affermazione di Sergio Leone è l’argomento del giorno, bentornati a… Un mercoledì da Leone!
Qual è il vostro film preferito di Sergio Leone? Sì, così inizio, spietato come Sentenza, pistola alla testa, cappio al collo, dinamite («Miccia corta..» cit.) accesa: fuori un titolo! Il mio è “Giù la testa”.
Sì, sì, lo so, vi ho fatto una testa così su come abbia scoperto il Cinema, quello vero, con Il buono, il brutto, il cattivo, ma questo non cambia di una virgola il discorso, senza l’ultimo capitolo della “trilogia del dollaro” probabilmente ora avrei un blog sull’allevamento di criceti da combattimento o che so io. Ma se puntiamo proprio al cuore come ci ha insegnato Ramòn io non ho nessun dubbio, alla fatidica domanda sul Leone preferito, io rispondo di getto “Giù la testa” e non mi pento, anche se qui da noi in uno strano Paese a forma di scarpa, questo è stato il film del grande maestro che ha incassato meno (solo, si fa per dire, due miliardi di vecchie Lire) e ancora oggi forse è più amato all’estero che qui, anche perché, beh, questo film Leone non lo voleva proprio dirigere.

Sul set di C'era una volta il West, il fidato Sergio (Donati) iniziò a parlare a Sergio (Leone) di una storia riguardante la rivoluzione messicana, un tema al passo con i tempi, visto che il 1968 aveva acceso la miccia per una rivolta culturale che stava scuotendo tutto il mondo, anche l’Italia. Urca se interessava l’argomento a Leone, se C'era una volta il West era l’occasione per decostruire il mito della frontiera raccontandone l’ultimo malinconico capitolo, questo nuovo soggetto poteva fare lo stesso per il fascino della rivoluzione e poi era l’occasione per Leone per rispondere a quella critica italiana che lo voleva di destra a tutti i costi, visto il pessimismo dei suoi film e il fatto che per decenni la critica cinematografica sia sempre stata pronta a dare addosso a tutti quelli che fossero anche solo minimamente legati al genere di quel reazionario di John “Il Duca” Wayne. Ma se ci pensate non è cambiato niente, succede ancora oggi a Clint Eastwood, viviamo in uno strambo Paese a forma di scarpa, dove tutti dicono di stare più a sinistra di te, anche se di veramente di sinistra, non accade più nulla.

Una citazione iniziale di un certo peso…
… e i titoli di testa, che arrivano solo a fine film.
Ora, sarebbe bellissimo potervi raccontare di una reazione di Leone in stile Mario Brega in “Un sacco bello” (1980), però Sergio questo film ha provato a farlo dirigere a chiunque, convinto di restare a bordo solo come produttore, il primo della sua lista era Peter Bogdanovich che secondo lui avrebbe potuto avere lo stile giusto per la storia, ma niente da fare tra i due non scatta la chimica, quindi Leone propone ai dirigenti della United Artists, uno che di Western se ne intende parecchio, Sam Peckinpah (non proprio la pizza con i fichi) che, se ci pensate, sarebbe stato perfetto per “Giù la testa” visti i tanti punti di contatto con le sue pellicole.

"Appena vi do il segnale... Famo er botto"
Ma si sa, il vecchio “Bloody Sam” è un deviante che amava il cinema e la bottiglia allo stesso modo, la United Artists non vuole correre rischi, quindi Leone si gioca il jolly «Giancà pensace te!». Giancarlo Santi, l’affidabile e collaudato regista della seconda unità dei film di Leone, per ben dieci giorni è stato il regista di “Duck, you sucker”, titolo per il mercato americano, una mediazione anche quella, perché Leone avrebbe voluto tradurre quasi letteralmente il glorioso ammonimento «Giù la testa, coglione» con “Duck, you asshole” (storia vera), ma con un titolo così col cavolo che esci nei cinema americani, ecco perché da quella parte della grande pozzanghera nota come oceano Atlantico, il film è noto anche come “A fistful of dynamite” un titolo che oggi definiremmo acchiappa click, ma per dirla alla Leone, forse paraculo mi sembra la definizione migliore. Più azzeccato quello francese da questo punto di vista, “C'era una volta la rivoluzione” che è molto più in linea con l’atmosfera del film.

Dinamite! Dinamite! Dinamite! (Cit.)
Quindi “Giù la testa” il più bel film della filmografia di Giancarlo Santi, ehm no. Perché a quel punto inizia la girandola degli attori e qui la United Artists fa ancora valere il peso politico, il personaggio di John "Sean" Mallory sarà anche stato scritto con in testa Jason "Cheyenne" Robards, ma la casa di produzione vuole un nome più grosso e dopo averlo desiderato fin dai tempi di Per un pugno di dollari, finalmente Leone può aggiungere alla sua collezione un altro dei Magnifici Sette, James Coburn che accettò di recitare ad un compenso più basso, dopo che Henry Fonda gli disse che Leone era il più grande regista da cui era stato diretto in carriera (storia vera).

Ironico, perché Fonda si era convinto a lavorare con Leone, su consiglio di Eli Wallach che gli aveva detto più o meno la stessa cosa, infatti proprio il caro vecchio (e brutto) Tuco avrebbe dovuto interpretare Juan Miranda, anzi esisteva già un accordo, ma niente da fare, anche qui la United Artists preferì sfruttare la popolarità di Rod Steiger, fresco fresco del suo Oscar per “La calda notte dell'ispettore Tibbs” (1967). Le scuse di un contrito Leone, sono servite a poco, Eli Wallach ci è rimasto malissimo lo stesso (storia vera).

Rod Steiger ha due espressioni: con il cappello bucato e senza.
A questo punto ci siamo, no? Abbiamo James Coburn e Rod Steiger così chi ci mette i soldi è felice, Giancà! Vai! Eh, no niente, perché ora i due grandi attori non possono mica farsi dirigere dal primo che passa, quei due vogliono Sergio Leone e malgrado le storie tese sul set con Steiger (che prima lo voleva, ma poi parlava durante le riprese, rovinando l’audio in presa diretta dei Western all’italiana, per somma gioia di Leone che voleva farlo saltare in aria con il tritolo) questa è la storia di come “Giù la testa” alla fine, lo ha diretto per davvero Sergio Leone. Posso aggiungere anche "per fortuna"? Tanto ormai mi sono schierato con questo film, più di Juan e John con i ribelli messicani.

Sergio Leone è del popolo, e dal popolo arrivano i suoi protagonisti.
“Giù la testa” è il film più politico mai diretto da Leone, è perfettamente calato nel periodo storico in cui è uscito, perché cavalca in pieno i sentimenti di disillusione per una rivoluzione che doveva cambiare tutto e invece ha lasciato strascichi anche violenti. Eppure, allo stesso tempo è anche un film grandioso perché ancora attualissimo, perfetto nel suo inquadrare le differenze tra i signori che comandano e i peones che la rivoluzione la combattono sul serio e ne pagano le conseguenze più dolorose, quelli che sanno leggere i libri, contro quelli che non sanno leggere i libri dell’incazzato, qualunquista, ma ineccepibile discorso che fa Juan nel film, quello che termina con John che lancia nel fango il suo libro sul patriottismo.

Se Il buono, il brutto, il cattivo è un film d’avventura puro, una caccia al tesoro con il passo del grande Cinema, “Giù la testa” è politica con il passo del Cinema migliore, la citazione iniziale di Mao Zedong non poteva essere più chiara. Orgogliosamente proletario, ma anche disilluso e cinico nel suo togliere tutta la poesia al sogno romantico di una rivoluzione che ci farà tutti vivere alla grande. C’era una volta la rivoluzione ci dice Leone, ormai possiamo credere solo alla dinamite e, infatti, ogni volta si arriva a fine film storditi come dopo un’esplosione, anche se malgrado la roboante citazione iniziale al maestro, in questo Classido trovo ancora tanto di quel potere del cinema che spesso ha la stessa forza della dinamite.


L’inizio di “Giù la testa” è micidiale, un treno pieno una carrozza piena di signori, da un passaggio al povero e spiantato Juan (Rod Steiger) che sale a bordo scalzo e grattandosi il culo, perfetto per essere deriso dai riccastri a bordo che sembrano tutti volutamente stereotipi: il prete, lo Yankee spavaldo con il sigaro, la signora bene in parti uguali schifata e attratta. Leone usa i primi piani e ci dà dentro con i primissimi sulle loro bocche che mangiano cibo voraci e avidi e allo stesso tempo vomitano crudeltà razziste su queste bestie che vivono in promiscuità, una lievissima critica alla classe borghese, che sembra divorare e sputare il proletario Juan.

La rivoluzione sa di rivalsa, quella di Juan era tutta una recita e insieme alla sua infinita collezione di figli (il mio preferito resta il piccoletto in fissa col voler ammazzare tutti, un mito!), i signori finiscono chiappe al vento tra i maiali (quindi indistinguibili) e Juan vince una carrozza nuova fiammante, ma il meglio arriva in motoretta rombante, e voi ora vi beccate il flashback sul giovane Cassidy nei suoi anni d’infanzia.

"Fate i bravi lì dietro, sta per cominciare il flashback su Cassidy, non sentite la musica di sottofondo?"
Sergio Leone ha reso epiche le entrare in scena dei suoi personaggi, ma quella di James Coburn in questo film per me è speciale, quando arriva sulla sua motoretta sul fischio della colonna sonora di Morricone, sembra un marziano (o un Marxista?) caduto sulla Terra, Juan gli buca la gomma, lui scende, calmissimo, sistema il cavalletto e le falde dello spolverino, parte il tamburo in sottofondo, primo piano su quegli occhialoni da aviatore e il fazzoletto (ovviamente rosso) sulla bocca, para ra wam wam! Se lo toglie solo per sfoggiare i baffoni e i dentoni di James Coburn che ancora più quieto di Fonzie dice «fammi accendere» e poi fa un buco nel tetto della carrozza con la dinamite e ci regala una “frase maschia” che diventa subito il titolo del film.

Una faccia da schiaffi, dietro ad un paio di occhiali da moto (e dei baffi a manubrio)
Carico di dinamite e nitroglicerina, “Mezza botta” come lo chiama Juan è una visione, anzi lui ha proprio una visione: quello è l’uomo che lo porterà alla terra promessa, la scritta d’oro che compare sopra Coburn “Banco Nacional de Mesa Verde” ha qualcosa delle visioni a sfondo Biblico di Fantozzi, tutta la prova dell’umorismo di cui Leone era capace, anche restando sempre così incredibilmente epico.

Tanto lo so che nella testa in questo momento, sentite risuonare solo questa.
Ma il flashback sul giovane Cassidy? Ci arriviamo, perché Juan sogna da tutta una vita di rapinare Mesa Verde, una banca che dai suoi ricordi infantili sogna ancora tutta fatta d’oro («…anche le sputacchiere sono d’oro») e “Acqua santa” lì, appena sceso dalla motoretta gli serve. Ma l’uomo che si presenta prima come Sean e poi come John arriva da un Paese che la rivoluzione la conosce bene (l’Irlanda) e guardando il film con mio padre da bambino la prima volta, quando spunta quella bandiera verde dalla roba si John, io mi sono chiesto cosa fosse, chi era era questo personaggio misterioso? Il signor Cassidy Senior, che il film già allora lo aveva visto quel centinaio di volte (io lo avrei recuperato presto consumando la vhs) mi risponde placido: «È un terrorista dell’IRA».

Non mi serve sapere altro, sfiga! Pochi giorni dopo a scuola la maestra si gioca la fatidica domanda: Qual è il vostro film preferito di Sergio Leone? Cosa volete fare da grandi? Ed io con ancora questo film negli occhi cosa rispondo secondo voi? "Il terrorista dell’IRA (storia vera)". La maestra si è leggerissimamente (e giustamente) preoccupata riguardo all’educazione a casa Cassidy, ma cosa dovevo rispondere? L’avete vista quella scena? Per me uno che arriva in moto nel deserto, figo come la neve a Natale, carico di dinamite e rilassato come i pistoleri sicuri di loro, è il meglio della vita! Se andare in giro per il Messico rombando e facendo esplodere sassi voleva dire essere un terrorista dell’IRA, io quello voglio fare, voglio essere un terrorista dell’IRA! Anche se forse è meglio se smetto di scrivere “terrorista”, prima che mi oscurino per sempre la Bara.

Tema scolastico: Il lavoro che vorrei fare da grande. Svolgimento…
“Giù la testa” è il “Buddy movie” definitivo, Juan e John hanno lo stesso nome (per altro Sean, è l’equivalente irlandese di John, storia vera), ma sono opposti nei modi: uno è rozzo e proletario, l’altro è colto e istruito. I loro siparietti sono meravigliosi anche se i passaggi televisivi spesso sfumavano l’audio cercavando di limare qualche volgarità («Purtroppo avevi ragione tu, averlo nel culo fa male») ed i protagonisti sono accumunati da un destino inesorabile: entrambi hanno una rivoluzione che li lascerà a fine film cambiati profondamente.

La rivoluzione di John è quella irlandese e dopo il mio bislacco tentativo di arruolamento tra le fila dell’IRA, mi rendo conto che tutta la mia passione per la storia, la cultura e la birra di quell’isola, è solo l’onda lunga dell’influenza di Leone sulla mia vita. Qui Sergio scopre le carte sul personaggio poco alla volta, una versione espansa e ancora più epica dei flashback sul passato di Armonica, ed ecco perché innamorarsi del cinema di Leone da bambino era facilissimo, libero dalla sovrastrutture dell’età adulta, quella che t’insegna che dichiararti un membro dell’IRA ecco, magari anche no, cosa resta? La capacità di narratore di Leone, che pensava ai film partendo dalla immagini e non dalle parole, ecco perché il cinema del grande Sergio non è mai verboso, ma è sempre limpido ed istintivo, in combinazione con le musiche di Ennio Morricone poi, è qualcosa che ti arriva dritto al cuore.

"Ultime parole?" , "Ramòn era più delicato".
Il famoso Sean Sean Sean del coro è stata un'idea della signora Carla Leone, in alternativa al solito wa wa (storia vera), ma per ammissione del Maestro Morricone, è un caso se il coro pare invocare il nome del personaggio. Sarà, ma non credo ci sia mai stato un momento nella storia del Cinema, in cui le musiche e le immagini si siano sposate meglio di così. “Giù la testa” è la mia colonna sonora di Morricone preferita perché insieme al brillante e centellinato uso dei flashback, racconta la storia di un personaggio portandoci di peso nei suoi ricordi che possono essere anche dolorosi, perché la malinconia di fondo di tutta la “trilogia del tempo”, in questo capitolo morde a tradimento, i ricordi brutti possono tornare a perseguitarti anche nei momenti peggiori, come nella scena della fucilazione sotto la pioggia, una delle più artistiche ed emotive mai dirette da Leone, ispirata al guardo di Francisco Goya “I disastri della guerra” (storia vera).

La narrazione per immagini di Leone è geniale perché piano piano, grazie ai flashback fa compiere agli spettatori lo stesso percorso emotivo di John, è impossibile non patteggiare per lui proprio come è impossibile non voler bene al rozzo Juan, anche lui impegnato nello stesso identico percorso. Lui che sognava solo di essere come il più grande bandito del mondo Pancho Villa, ripulendo Mesa Verde ed invece proprio come lui «…è finito a merda», perché la banca ora è usata come prigione politica e quel posto dove nei suoi ricordi tutto era fatto di oro, ora non esiste più, viva Miranda! Sì, però che cacchio, eh!

“Non prendertela con me, è Cassidy che ti sta facendo rivivere il trauma con la rubrica”
Leone riflette sulla rivoluzione e sui sogni di gloria della politica su vari livelli, ad esempio il dottor Villega di uno splendido Romolo Valli, è il cervello della rivoluzione, quello che di fatto la combatte al sicuro al caldo negli scantinati, ma che anche lui dovrà ridimensionare la forza dei suoi ideali davanti ai metodi brutali di una realtà che avanza come una forza e con metodi e aspetto di estrema destra. Se Leone ci ha sempre regalato cattivi anche perfidi ma con un etica, Günther Reza (il volto scavato di Antoine Saint-John) non ha il dramma di Indio ne la silhouette elegante di Sentenza, è il male come lo potrebbe intendere solo un disilluso elettore di sinistra, infatti sembra un nazista.

Di tanti cattivi dipinti da Leone, questo è il più infame di tutti.
La tradizione vuole che i capitoli di mezzo di una trilogia, siano sempre quelli più drammatici, valeva per Per qualche dollaro in più e succede lo stesso per “Giù la testa”: le lunghe carrellate sulle fucilazioni mettono in chiaro che Mesa Verde non è mai stata così lontana dai sogni di gloria di Juan e Rod Steiger sarà stato anche un chiacchierone sul set, ma il suo faccione rubicondo passa dalla gioia assoluta all’inizio del film, allo sconforto più totale nei momenti tragici. Il tema delle vendetta è ricorrente nei personaggi leoniani e in “Giù la testa” Juan percorre un arco narrativo completo davanti ai nostri occhi a differenza del Colonello o Armonica che volevano vendetta per torti raccontati solo in scene flashback. La particolarità di questo personaggio è che da spettatori ci troviamo a seguirlo anche dopo la sua vendetta, quando quello che gli resta è solo il suo compare John e il sogno di qualche altra “Mesa Verde” in giro per l'America. Quel suo malinconico «E adesso io?» nel finale, è un po’ il nostro, visto che questi personaggi siamo costretti a salutarli sui titoli di coda, ma soprattutto quello di chi della rivoluzione, ha visto e subito solo le parti meno gloriose.

Per essere uno che ha smesso cinicamente di credere nel Marxismo e nel potere redentore del cinema, questa cosetta della settima arte a Leone riesce benino e nel finale (proprio come John) si affida al suo ultimo baluardo, la dinamite e... Beh, i treni, l’altra grande passione del regista. Non mancano mai i treni nei film di Leone e nella “trilogia del tempo” hanno sempre un ruolo chiave, se in C’era una volta il West rappresentavano la fine di un’era, qui rappresentano la fine degli ideali.

L’unica certezza che ci resta: La dinamite!
Quanti ex Brigadisti Rossi si sono riconosciuti in John? Quanti peones come voi e me (più me che voi) hanno smesso di credere in “quelli che leggono i libri”? Francesco Guccini ha composto quel capolavoro che è “La locomotiva” nel 1972, chissà se quando ha scritto di quel treno, con dentro un potere tremendo (…La stessa forza della dinamite) aveva visto “Giù la testa”? Lui almeno non ha terrorizzato la maestra dichiarando la propria affiliazione alle fila dell’IRA.

“Giù la testa” è il mio Leone preferito perché è epico, divertente, figo, ma anche malinconico, disilluso e cinico, come chi ha imparato che la distinzione tra buoni e cattivi non è netta come quella tra il rosso e il nero, ma soprattutto è cinema, allo stato puro e nel pieno della sua deflagrante potenza, abbiamo perso il Messico, l’Irlanda e gli ideali, ci resta solo la dinamite e perciò fino a mercoledì prossimo… Giù la testa, coglione (cit.).

P.S. Vi ricordo il post su questo film di la Fabbrica dei sogni, e vi pongo una domanda: Chi vuole un post su “Giù la testa” scritto da Quinto Moro?

37 commenti:

  1. Capolavoro assoluto, la frase giù la testa coglione è assolutamente mitica ^_^

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    1. Trovo tutto di questo film assolutamente mitico, sto ancora aspettando il giorno di poter usare quella frase, in modo logico, in una frase di senso compiuto durante una delle mie giornate ;-) Cheers

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  2. caro cassidy credo alla storia con la maestra e mi sento di dire che ti è andata di culo!!

    tanto per stare in tema politica ti potevi trovare a bibbiano in un batti baleno!

    qyuesto è un grande film e ( citando l'almanacco del west della bonelli editore) fa parte del sotto genere tortilla western di cui era maestro sergio corbucci.

    in questo caso leone arrivò secondo

    a quando la rrecensione del capolavoro assoluto "Vamos a matar Comapenros"


    Grazie

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    1. Oggi questa caSSata avrebbe avuto come minimo eco sui Social-Cosi con cori di «I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!». Eppure non farei cambio con nessuna colorata (ed edulcorata) Peppa Pig moderna, i passaggi adulti dei film di Leone (penso anche a “C’era una volta in America”) sono sinceri e formativi. Prima o poi vedrai comparire qui sopra anche “Vamos a matar Companeros” è ancora uno dei miei spaghetti-tortilla-western preferiti ;-) Cheers!

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  3. Sarà vera la faccenda narrata nei libri di storia (del cinema) ? Probabilmente sì. Coburn parlò con Leone, che gli spiegò 'Non c'è problema, ti dirige Giancarlo, lavora con me da anni, è sempre con me, è come se dirigessi io il film'. 'Bene', rispose Coburn 'Allora facciamo una cosa: ti mando mio cugino a recitare al posto mio. Sta sempre con me, mi assiste in tutto, mi aiuta a preparare le battute, è come se fossi io a recitare'.
    E Leone dovette abbozzare.
    Un po' si vede, però, che non era il film che voleva fare. A mio avviso, specialmente nel montaggio, ci sono pause troppo lunghe anche per lo stile di Sergio.
    Curiosità: questo film era particolarmente odiato dalla vecchia guardia della sinistra italiana. All'università, anno 1987, corso monografico su Visconti, il professore arrivò a lezione imbufalito perché Leone la sera prima, ospite in una trasmissione TV, aveva osato dire che Visconti 'lo annoiava'. Il prof prese a modello negativo proprio 'Giù la testa', ringhiando 'se quella è arte, e Visconti no, allora vi saluto'. Da lì capii che non mi avrebbero insegnato molto sul cinema che piaceva a me...

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    1. La conoscevo anche io, ma non sono riuscito a trovare conferme che andassero oltre il sentito dire e le voci di corridoio, quindi grazie per averlo citato, sta alla perfezione nella mistica di “Giù la testa” ;-)
      Guarda sarà anche vero che la scena iniziale di Juan è lunghissima, però funziona talmente bene che non cambierei nulla, si potrebbe anche criticare il fatto che i flashback di John siano un po’ troppo invasivi, per quelli di Indio, di Armonica e di Noodles (in arrivo prossimamente su questa Bara), Leone è riuscito ad inserirli in maniera più armoniosa, però io non me la sento di criticarli proprio. John è un personaggio legato al suo passato (e nei film di Leone i personaggi legati al passato, spesso non hanno futuro) quindi ogni dettaglio del presente, lo riporta con la mente in Irlanda, quindi ai fini puramente narrativi, secondo me il fatto che i flashback siano così vistosi, è anche meglio.

      Grazie per la curiosità, è il tipo di storia che preferisco, tra l’altro confermi quello che più o meno sappiamo tutti, i film Western non sono mai stati ben visti, specialmente da molta critica Italiana di sinistra, ho citato Eastwood come esempio, il suo “Broncho Billy” ai tempi qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa fu demolito perché considerato un trionfo di patriottismo americano (il tendone da circo fatto con le bandiere americane), salvo ignorare che quella bandiere nel film erano cucite da pazienti di un ospedale psichiatrico e gli intenti di Eastwood erano tutto, tranne che patriottici. Ma non è cambiato molto negli anni, ci sarà un motivo se viviamo in uno strambo Paese (a forma di scarpa) no? ;-) Cheers

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    2. “Broncho Billy”, già, un'altra vittima illustre della nostra "impegnata" critica formata da presunti intellettuali di sinistra duri e puri, gli stessi che non amavano Leone per il suo aver osato parlare di rivoluzione senza mitizzarla (e senza mitizzarne gli ormai disillusi protagonisti, tanto che persino John/Coburn arriva ad essere stanco di giudicare e condannare i compagni che tradiscono cedendo alle torture, anche nel caso di chi comunque compirà l'estremo sacrificio per espiare come il dottor Villega/Valli) quando loro si limitavano comodamente a parlarne nei salotti buoni, mentre Sergione nostro si sporcava le mani di persona e ce la raccontava -senza retoriche ipocrisie- per voce e per le gesta di John e Juan. E quei critici si permettevano pure di trovare sdolcinato quel Sean Sean Sean del coro... della serie non aver capito nulla di un grande film e andarne fieri, a testa alta. Ecco, a proposito, un "Giù la testa, coglione!" nei confronti di lorsignori ci sarebbe stato bene assai ;-)
      P.S. Parlando di marziani, oltre a sembrare un marxista/marziano caduto sulla terra James Coburn aveva in effetti al suo fianco nei flashback uno che gli alieni se li mangiava a colazione (e, guarda caso, le loro tute erano rosse: marxisti interstellari? ;-) ): l'amico fraterno con cui divideva tutto è infatti il compianto David Warbeck, che nei panni di uno dei vari comandanti Skydiver abbatteva UFO nell'omonima serie dei mitici coniugi Anderson ;-)

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    3. Il bello di questo film è proprio la sua disillusione nei confronti del mito della rivoluzione, il personaggio di Romolo Valli é realistico e sfaccettato, pensa che influenza se ancora oggi un film di tale potenza (esplosiva) é ancora così maltrattato. Hai ragione é proprio lui, ecco quella é una serie che dovrei ripassare. Cheers!

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  4. AH AH AH AH AH !!!!!

    questo aneddoto mi mancava!!!!!!!!! GRANDE

    effettivamente un film girato da Giancarlo Santi e interpretato da Peppino Coburn probabilmente non lo vedevo.

    per inciso mai visto un film di Visconti.

    rdm

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    1. Diciamo che sarebbe stato un pochino meno sexy, se mi passo il termine ;-)
      “Il gattopardo” riassume ancora l’Italia (e gli Italiani) di oggi molto bene, i film fanno visti senza distinzione, almeno io faccio così. Cheers!

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    2. Eh, aneddoti a bizzeffe... io invece di Visconti mi cibai tutto il ciclo monografico, proiettato nell'aula magna alla Sapienza. La proiezionista era la figlia (e assistente) del prof di Critica del Cinema che ce l'aveva con Leone. Durante 'La terra trema' una bella studentessa di lingue si sedette vicino a me, facemmo amicizia, ovviamente lei cedette dopo una mezz'ora di dialoghi in siciliano stretto. Dovevo seguirla, ma rimasi lì, da cinefilo incallito.. che fesso.
      Un'altra proiezione fu 'L'innocente'. Per dirti del grado di attenzione di noi studenti: a metà del terzo rullo iniziai a guardarmi intorno stupefatto, ma nessuno sembrava mostrare una pur minima reazione, anzi, c'era ancora chi continuava distrattamente a prendere appunti. La proiezionista aveva invertito l'ordine degli ultimi due rulli, e non se n'era accorto nessuno!

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    3. In pratica la tua personale versione della Charlotte rossa con panna, per citare un altro film di Leone. Lo stavano seguendo bene quel film, ricorda un po’ quello che è accaduto l’ultima volta che hanno passato in tv “I cancelli del cielo” di Cimino. Cheers!

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    4. Sai che non ne ho idea? I cancelli del cielo l'ho recuperato su timvision, gran film!

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    5. Lo hanno passato mi pare su La7 forse due anni fa al più tardi, con una parte invertita nel secondo tempo (storia vera). Mi sa che hai fatto bene a vederlo lì ;-) Cheers

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  5. La foto di Coburn con la giacca aperta mi ha rimembrato il poster di Machete 🙄

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    1. “Machete” di Rodriguez, che ha diretto anche “C’era una volta in Messico”, i gradi di separazione sono anche meno dei soliti sei. Robertino parla (tanto) e magari non fa sempre seguire i fatti alle parole, ma che sia uno che ama i registi giusti (Leone, Carpenter, McTiernan) è sicuro come la morte e le tasse ;-) Cheers

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  6. la frase giù la testa coglione la dicevano i soldati italiani in trincea nella prima guerra mondiale

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  7. Grande come sempre!
    Non il mio film preferito di Leone, ma comunque un altro capolavoro.

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    1. Grazie capo ;-) Io ne vado pazzo, quando il film “minore” (concetto che con Leone è molto ma molto relativo) di un regista è il tuo preferito, vuol dire che quel regista vale qualcosina. Cheers!

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  8. Uh, sai che pur conoscendo bene il titolo non ricordo molto il film? Hai ragione, viene molto meno citato dai critici bravi (quelli con occhiali e pipa, cit.) e mi sa essere passato meno in TV rispetto agli altri. Se non ci fosse la bara volante... :-P

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    1. Si decisamente è quello che passa meno in tv, anzi facciamo anche quasi mai, evidentemente è “troppo politico” (espressione cara a questo strambo Paese a forma di scarpa), però voglio troppo bene a questo titolo, è uno dei miei film della vita proprio ;-) Cheers

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  9. Eh, si.
    La contestazione tirava, ai tempi. Pure al cinema.
    Ed infatti, nonostante lafrangia degli intellettuali lo snobbasse questo film ebbe un notevole seguito, tra la militanza.
    Ma Leone, vuoi perche' avendo un bel po' di anni in piu' sul groppone, forse intuendo come sarebbe andata a finire da padre severo ma attento li aveva voluti mettere in guardia. Tramite il burbero Coburn.
    MICCIA CORTA e' ben piu' di una frase ad effetto. E' una LEZIONE DI VITA.
    E come tutte le cose fatte con intelligenza non fu capita. O la capirono a rovescio.
    Vale a dire di tenere il profilo basso, e di non fare mai il passo piu' lungo della gamba. Tipo alzare tragicamente il livello dello scontro con le istituzioni a suon di attentati e cadaveri. E fornendo cosi' agli avversari l'opportunita' di ottenere carta bianca e fare piazza pulita di CHIUNQUE. Anche di chi voleva solo maggior equita' e giustizia sociale, non certo di dichiarare guerra allo stato.
    E poi che vivere e combattere in nome di qualcosa che si ha dentro la propria testa puo' essere molto pericoloso. Occorre stare svegli, o almeno non perdere il contatto con la realta'. Altrimenti la realta' stessa ci buttera' giu' dal letto con una bella secchiata d'acqua gelida, prima o poi.
    Ma soprattutto...quando sta per scoppiare la bomba...tieni GIU' LA TESTA, COGLIONE!!
    Hai ragione. L'inizio e' micidiale. Ma per un motivo in particolare.
    LA MOTOCICLETTA. ,gente.
    Per uno cresciuto a cavalli, diligenze e treni e' uno shock. Una roba eretica. Pura blasfemia.
    Sean Mallory e' un alieno precipitato sulla Terra.
    Ma Leone e' avanti. La frontiera non c'e' piu'. Tocca andarsela a cercare, sperando di trovare qualche strascico e sperando sia avanzato ancora qualcosa.
    Ma dove tutti non fanno altro che proporre western in salsa tex - mex, Leone introduce LA MODERNITA'.
    LE MACCHINE.
    Oh, gente...da li' a due anni sarebbe scoppiata la prima guerra mondiale. Rendiamoci conto.
    Un film malinconico, crepuscolare. E persino onirico e surreale, in certi frangenti. Con i protagonisti che avrebbero tanto voluto vivere nel west, e che muoiono di nostalgia al solo pensarci. Sempre ammesso che il west che immaginano loro sia mai esistito.
    Le musiche di Morricone sono meravigliose. "Sean" non riesco mai a sentirla per intero senza commuovermi.
    Devo levarla prima di rischiare figure da fesso in mezzo alla gente.
    Non so perche'. Ti tocca dentro, davvero.
    Leone incide la parola FINE su di un'era, con una gigantesca esplosione.
    E infatti da li' in poi cambia, sul serio.
    Senza cambiare nulla, perche' il western non morira' mai.
    La frontiera non esiste piu'. Ma la sua anima vive.

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    1. La storia di John passa attraverso due frasi, ad inizio film è in fuga da alla rivoluzione e non vuol più saperne nulla (tanto che lo dice anche a Juan), nel finale invece dice «Tra il mestiere di ladro e quello di rivoluzionario, io scelgo quello che conosco meglio» confermandosi un personaggio legato per sempre al passato, infatti quella colonna sonora quello deve fare, portati nel passato di Sean, per quello è la migliore tra le colonne sonore del Maestro Morricone. Ma poi che belli sono i Western con la tecnologia odierna? Come quando in “I professionisti” (1966) Lee Marvin usa la colt automatica, quella che di solito vedi in mano ai poliziotti nei film ambientati nel presente ;-) Cheers!

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    2. Vero. Erano sicuramente armi non diffuse e difficili da reperire, e spesso nei film facevano specie le reazioni da parte della gente e degli altri pistoleri.
      Che non intuivano la validita' di quelle armi tanto innovative e le bollavano come "diavolerie".
      Ricordo un caso simile in Durango, letto mesi addietro.
      Ad un certo punto al protagonista sforacchiavano una mano. Che per sua sfortuna era quella con cui lavorava.
      Ha dovuto quindi imparare a sparare con l'altra, ma ovviamente non era la stessa cosa.
      Per sopperire all'handicap ha fatto recuperare da un rinomato armaiolo proprio una pistola automatica.
      Inutile dire che l'uso di un'arma cosi' singolare ha finito per giovare parecchio alla sua fama di gunman, gia' di per se' notevole.

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    3. Ottimo esempio, ora non ricordo che cavolo di film fosse, ma era un western (di sere B, se non proprio Z) in cui un viaggiatore del tempo vinceva tutti i duelli usando un revolver (tipo Magnum) con cui sparava più velocemente perché non aveva bisogno di tirare il cane prima. Mi è venuto in mente leggendoti, chissà che film sarà stata, l'ho visto milioni di anni fa. Cheers!

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  10. Finalmente ci siamo arrivati! Come avevo scritto in ogni singolo commento di questa rubrica, Giù la testa è il mio Leone preferito.

    Ho visto questo film per la prima volta quando avevo 13 anni, e proprio come te, alla fine della prima visone ero pronto per arruolarmi nell'IRA. Guardiamo la cosa nel contesto: sono stato cresciuto da due genitori che avevano preso parte al 77 (mia madre qua a Bologna, dove è stato parecchio radicale) quindi cresciuto con l'idea che rivoltarsi contro l'ordine costituito fosse cosa buona e giusta.
    Poi, mettiamoci dentro come la mia età abbia avuto un ruolo nel processo di immedesimazione con questo film: Sean era un'eroe a cavallo di una moto (io stavo aspettando di compiere 14 per comprarmi il motorino), e se l'epica della trilogia del dollaro faceva appeal al piccolo cinefilo in erba, che a 10 anni cominciava a volere qualcosa di differente da Young Guns (altro film che ho adorato), La carica rivoluzionaria di Giù la testa con la sua ribellione romantica parlava un sacco a l'adolescente che si stava facendo strada entro di me, quello che un'anno più tardi avrebbe passato le notti a scuola durante l'occupazione, e fatto fuga per andare alle manifestazioni. Come potevo non amare questa pellicola?

    Dal punto di vista Cinematografico poi, questo film ha tutto: Umorismo, azione da cazzo durissimo, emozioni e romanticismo, e la più bella colonna sonora western di Ennio Morricone.
    Sono sicuro che Eli avrebbe fatto un gran lavoro, ma Rod Steiger con quel fisico grassoccio, e i suoi occhi dalla capacità espressiva cosi vasta, hanno reso Quan un personaggio impossibile da non amare. Sulla performance di Corbun dico solo una cosa: Persino meglio di quella in Pat Garret e Billy the Kid!

    Piccola nota personale: Il giorno dopo che Morricone vinse la l'oscar per la colonna sonora di Heightful Eight, mi presentati in sala prove dai miei compagni di gruppo (tutti americani per cui la loro unica nozione di Spaghetti western era Tarantino), gli feci sentire la title track di Giù la testa e annunciai che la settimana seguente avremmo aperto il nostro concerto da headliner con quella traccia. Quando mi chesero "Why?" la mia risposta fu "Because Morricone is the best human being that ever walked this earth." Non avevo bisogno di aggiungere altro.

    Forse Sergio non credeva più nel potere redentore del cinema, ma io grazie lui, e a film come questo ci credo eccome!


    We are 138!

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    1. Ci tenevo ad averlo ancora all’interno del 2019, la rubrica sforerà nel 2020, ma questo post volevo averlo, e prima o poi arriverò anche con i due “Young guns” ;-) Ma senza ombra di dubbio, vado pazzo per “Pat Garret e Billy the Kid” ma non si batte, il suo John per me è il suo personaggio migliore in carriera. Quando leggo il nome Rod Steiger io penso a Juan, anche se è un attore che ho apprezzato in molti altri film, nemmeno il grande Eli Wallach avrebbe potuto fare meglio.

      Non potevi concludere commento in modo migliore, ora dovresti anche mettermi il link a quella traccia musicale come regalo anticipato di Natale però… We are 138! ;-) Cheers

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  11. Very good �� Cassidy ��

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  12. STORIA DI UN VOLO CANCELLATO

    Quando è iniziata la mia collaborazione col Cass, avevo desiderato di poter scrivere un giorno di questo film. Sapevo che ci sarebbe stato presto o tardi uno speciale, ma non immaginavo che "Giù la testa" fosse il preferito anche del nostro Cass. In effetti, come mi è capitato di leggere e sentire in previsione di questo commento, sono molti a indicarlo all'apice delle preferenze Leoniane, con mia sorpresa, forse per l'idea che sia stato il meno ricco al botteghino, e quello che pochi ti nominano.
    Io poi tendo a trovare (non è che la cerco, ce la vedo) la politica in ogni film che vedo, pure nella monnezza, nei più caciaroni e improbabili recessi della storia del cinema. Perchè in un modo o nell'altro i film raccontano sempre un pezzetto di società, riflettono un'epoca coi loro temi e personaggi. E questo è sì il più politico film di Leone, e lo è nella maniera più brillante possibile, per uno che con la Trilogia del Dollaro ha fatto ruotare le sue storie intorno ad una caccia alla grana, qui prende il mito della rapina in banca e lo trasforma in politica, con un ribaltamento poderoso (che su Cass, l'allerta spoiler ci voleva, per chi non l'avesse mai visto!.

    Stavo scrivendo un commentone lungo ma mi riservo di tenere gli appunti per occasioni future, perchè certo non vorremmo parlare solo una volta di questo film, non su una bara che vuol volare alto.

    p.s. al racconto del tuo ricordo d'infanzia, aspirante terrorista dell'IRA, sono scoppiato a ridere. Anch'io ho il mio ricordo legato a questo film, ma certo non così divertente.

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    1. Il volo è solo rimandato, questa Bara aspetta te, le tue storie di guerra sul film e la tua analisi, non vedo l'ora ;-) Cheers!

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  13. Un blog sull’allevamento di criceti da combattimento lo vorrei vedere! Chissà che post entusiasmanti. :P

    A mio padre (grande culture dei film western) piacciono più i film di John “Il Duca” Wayne che quelli di Leone, quindi quel poco di western che so è sempre dipeso dal suo giudizio (anche se poi il rispetto al tuo vecchio, Silver Senior non è riuscito ad far appassionare a questo genere il sottoscritto). Grazie ai tuoi post lo sto rivalutando molto, se mi capita di beccarlo in tv lo guarderò ben volentieri.

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    1. IL Criceto Volante, in cui volanti, sono i suoi calci, inizio ad andare a registrare il nome ;-) MI hai fatto un gran complimento, fammi sapere cosa ne pensi del film e un cenno del capo di rispetto anche al signor Silver Senior, per i suoi ottimi gusti ;-) Cheers!

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  14. Qui purtroppo passo, perché l'ho iniziato a vedere tre volte, ma non sono mai riuscito ad arrivare alla prima mezz'ora. Non sono entrato in empatia coi personaggi, la vicenda mi sembrava poco western. Prima o poi colmerò questa lacuna, come fatto di recente con la saga di "Die Hard".

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    1. L'inizio penso sia il più flemmatico mai diretto da Leone, se la gioca con "C'era una volta il West", ma sono sicuro che quando supererai l'inizio ti piacerà ;-) Cheers

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  15. Per me questo film è il più cervellotico di Leone, a mio parere.

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