mercoledì 11 dicembre 2019

C'era una volta il West (1968): Ma qui i treni fermano?

Sapete solo suonare o sapete anche sparare? Spero sappiate fare entrambe le cose, perché torneranno utili nel nuovo capitolo di… Un mercoledì da Leone!
Se i primi capitoli della “trilogia del dollaro” di Leone sono stati un enorme successo commerciale, Il buono, il brutto, il cattivo resta un punto d’arrivo, il western che conoscono tutti, anche quelli che non l’hanno mai visto. L’occasione perfetta per il regista per chiudere con il genere e passare ad altro, ad esempio adattare per il grande schermo quel romanzo che gli piaceva tanto "Mano armata" (1952) di Harry Grey, la storia di un criminale durante l’era del Proibizionismo, un progetto che a Leone sta molto a cuore e che lo vede impegnato nel raccogliere informazioni sulla New York degli anni ’30, disegnando bozzetti, spulciando libri, con la maniacale cura per il dettaglio che ha reso grande il cinema di Leone.

Ma la cura richiede tempo, mentre il successo reclama Sergio subito, ora. La United Artist che aveva distribuito e finanziato Il buono, il brutto, il cattivo scalpita e ancora di più Kirk Douglas, da sempre sensibile al talento dei grandi registi (fu lui a volere il giovane Kubrick per il suo “Spartacus” 1960), pronto a fare carte false pur di essere diretto da Leone. Ma Sergio? Niente, no guardate, va bene così, come se avessi accettato. Almeno fino al giorno in cui la Paramount Pictures non decise di colpirlo proprio negli affetti, un grosso budget e soprattutto Henry Fonda nel cast (storia vera). Capite? Henry Fonda! L’eroe americano dei film per eccellenza, uno dei preferiti di John Ford, l’attore che Leone inseguiva fin da Per un pugno di dollari. Andiamo a fare questo Western, dajè!

Anche i titoli di testa si muovono con il passo della pellicola...
…Infatti il titolo, arriva solo a fine film.
A Natale del 1966 Sergio si mette al lavoro sulla sceneggiatura e lo fa con due collaboratori di un certo talento, il primo è un regista, i cui primi film “La commare secca” (1962) e “Prima della rivoluzione” (1964), non erano proprio andati fortissimo al botteghino, un tale di nome Bernardo Bertolucci, potreste averlo sentito nominare. Ad organizzare l’incontro tra i due ci pensa un altro romano DOC, famosa penna di Paese Sera, proiezionista a tempo perso e futuro maestro del cinema Horror, Dario Argento.

Ora, se ho capito una cosa di Leone grazie a questa rubrica, è il fatto che al vecchio Sergio piacesse interrogare i futuri talenti riguardo al loro parare sui suoi film, un banco di prova che Carlo Verdone ha superato beccandosi ripetutamente del burino per la sua preferenza verso Per qualche dollaro in più. Bertolucci, invece, pare essersela cavata con un colpo di culo, di culo di cavallo per la precisione, perché secondo il futuro regista di “Novecento” (1976), nei western nessuno inquadrava diciamo il lato meno nobile dei cavalli, un tocco di realismo che al cinema mostravano solo Leone e John Ford. Ma lasciatemi dire che più che la riflessione sul lato B degli equini, deve aver fatto colpo il paragone con Ford, idolo cinematografico incontrastato di Leone.

"Chi ne ha diretti quattro di western, ci mette poco a fare cinque" (quasi-cit.)
Questo strambo “Triello” di autori inizia la collaborazione in lunghe sedute creative, a casa di Sergio Leone, in cui lui e Bertolucci diciamo, spaziavano sulla storia, facendo voli pindarici attorno all’evocativo titolo scelto da Sergio, “C'era una volta il West”, mentre Dario Argento si occupava del lavoro più pragmatico, quello di dare forma ad una storia che stava leggermente scappando di mano, pare che la prima bozza di sceneggiatura fosse una romanzo di più di trecento pagine (storia vera).

Anche perché per tra la cura dei dettagli di Leone e la sua mania di “mimare” intere sequenze del film già pronte nella sua testa, le cose stavano andando un po’ per le lunghe, perché poi quei tre si divertivano proprio, pare che Bertolucci galvanizzato dall’entusiasmo di Leone, si fosse procurato anche cappello e pistola, da far roteare facendo le mosse da pistolero (storia vera). A me sembra di vederlo Bertolucci che come Marty McFly fa il Clint Eastwood davanti allo specchio, Leone che si esalta e Dario Argento che pensa: «Horror, al massimo gialli all’italiana, ma dopo questa basta Western!».

"Stai parlando con me Tannen?" (Cit.)
Ma con i suoi due collaboratori illustri partiti per coltivare le rispettive carriere cinematografiche, Leone la sceneggiatura la completa con il fidato Sergio Donati, tenuto a lungo in panchina, ma richiamato a smussare gli angoli e a lavorare sui dialoghi del film che sono rarefatti, però tutti particolarmente notevoli bisogna dirlo.

A proposito di vecchie conoscenze, Leone ci prova a chiamare ancora una volta il vecchio Clint per proporgli il ruolo di Armonica, ma Eastwood questa volta passa la mano, concentrato sulla sua rinata carriera negli Stati Uniti lascia campo libero e quindi Leone cambia idea anche su Eli Wallach che avrebbe voluto nel ruolo di Cheyenne, prima di realizzare che il pubblico lo avrebbe visto solo come “Il brutto” Tuco. No, è il momento di staccare con il passato, la “trilogia del dollaro” è andata, sotto con un western diverso che sarebbe stato ricordato (oltre che come un capolavoro) per essere il primo capitolo della “trilogia del tempo”.

Quello sfizio di avere qualcuno dei Magnifici sette in uno dei suoi film, Leone vuole proprio toglierselo e con i soldi della Paramount può farlo, ma non James Coburn, non ancora almeno (per lui dovremmo aspettare tutti altri sette giorni e il prossimo capitolo di questa rubrica) perché l’uomo con i dentoni voleva davvero troppi soldi (storia vera), ma per Charles Bronson non ci sono problemi, Leone vuole la sua faccia (di Bronson) dietro l’armonica di... Beh, Armonica. Il ruolo è in cassaforte, oltre a diventare uno dei personaggi più iconici della storia del cinema, resta una di quelle prestazioni in grado di zittire le polemiche, sì, perché andiamo, un Americano di origini polacche che interpreta un Messicano? Sono sicuro che nel 1968 nessuno ha utilizzato l’anglicismo “whitewashing”, ma sono anche sicuro che dopo l’uscita del film, nessuno abbia davvero avuto il coraggio di lamentarsi, una delle facce più mitologiche della storia del cinema, quella di Charles Bronson, capace di comunicare senza cambiare mai (ma proprio MAI!) al servizio del regista che dai primi e primissimi piani, tirava fuori grande cinema, una collaborazione nata in paradiso.

Troppi, che giudicano un attore solo sulla base della sua espressività (vera o presunta). Io, che cresco guardando film di Charles Bronson.
Per la parte di Cheyenne è arrivato Jason Robards e per la precisione è arrivato ubriaco al colloquio con Leone (storia vera), il regista non l’ha proprio presa benissimo (m'immagino una serie infinita di improperi in romanesco, roba da far passare la ciucca al volo), ma dopo l’inizio difficile le cose sono andate meglio, perché, ancora una volta, il regista capace di scolpire volti memorabili sul grande schermo, dal muso lungo di Robards ha tirato fuori un personaggio straordinariamente malinconico, forse il più umano dei quattro protagonisti di questo lungo dramma (165 minuti nella versione cinematografica, dieci in più nella “Director’s cut”) sulla fine di un’Era e del tempo che se ne va.

“C'era una volta il West” ha un’unità d’intenti monolitica, la durata notevole è all’altezza dell’opera, perché, comunque, per visitare gli Uffizzi o il Louvre ci vuole del tempo e qui si parla proprio di questo, del tempo che scivola via e dei tempi che cambiano. La trama di suo non è così articolata, di fatto ruota tutta intorno a quattro personaggi che, però, sono degli archetipi narrativi in grado di farsi carico di tutto quello che rappresentano, ma è il modo in cui la storia viene raccontata e i personaggi presentati a rendere il film epico, emozionante, malinconico e da oggi, un Classido!


Più che un film di genere western, “C'era una volta il West” è un film sul Western, per la prima volta Leone non gira tutto nel deserto spagnolo, ma ha la possibilità (e la precisa volontà) di andare a girare il suo film definitivo sulla mitologia della frontiera, nei luoghi dove quella mitologia è stata costruita, sudata e combattuta e poi raccontata al cinema da maestri come John Ford e Howard Hanks. Pare che Sergio Leone durante i sopralluoghi, abbia ammorbato il suo direttore della fotografia Tonino Delli Colli, spiegandogli esattamente quali film erano stati girati nella Monument Valley, quali specifiche scene e dove John Ford avesse piazzato la macchina da presa, ve li immaginate due Italiani nella Monument Valley, «Tonì viè qua! Stava qui John Ford vedi, ha messo il cavalletto qui, in questo punto» (storia vera). Infatti, la lunghissima scena sul carretto guidato dal vecchio matto («I treni fermano?») e Jill al suo fianco, è l’enorme omaggio di uno dei più maestri di cinema di sempre, al cinema Western stesso. Scusate se è poco.

Come raccontare il western agli americani, giocando a casa loro.
Quattro personaggi compongono questo film e la prima decostruzione grossa verso i canoni del cinema western deriva dal fatto che la protagonista è una donna. La bella Jill che si lascia indietro il suo passato per raggiungere il nuovo marito McBain, in un posto dal nome tenero come Sweetwater è da dove parte la trama, una storia che abbraccia in pieno tutti gli archetipi narrativi con la volontà di renderli più grandiosi ed epici che mai, ma allo stesso tempo sporca volutamente il foglio, gioca con le aspettative del pubblico e dilata i tempi, infatti se di solito dico che i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, per “C’era una volta il West” bisogna estendere il minutaggio ad undici minuti, tredici se vogliamo sentire il primo dialogo («E Frank?», «Frank non è venuto»).

Come cantava Tom Petty: L'attesa è la parte più difficile.
La sequenza d’apertura è molto simile a quella di “Mezzogiorno di fuoco” (1952) in cui tre criminali (di cui uno interpretato guarda caso da Lee Van Cleef) aspettano il loro capo di nome Frank, solo che qui i tre loschi figuri questa volta aspettano colui che si rivelerà essere l’eroe della storia, l’uomo con l’Armonica (Charles Bronson) anche se il suo treno, si farà attendere parecchio. Undici minuti che Leone racconta con i cigolii in lontananza, con gocce d’acqua che cadono ritmiche sulla tesa di un cappello, un lavoro minuzioso di montaggio sonoro che crea l’attesa che sarà rotta dalla musica di Morricone prima e dagli spari dopo. Visto film iniziare peggio in vita mia, ve lo garantisco.

Avete presente il discorso dei tre spolverini e delle tre pallottole no?
Il Maestro Morricone qui si supera, l’importanza della musica dei film andrebbe studiata solo portando “C’era una volta il West” come esempio, basta dire che ogni personaggio ha il suo tema musicale che serve ad introdurlo in scena (se non proprio quando non se lo suonano da soli, come fa Armonica) ed è spesso nominativo, infatti la colonna sonora è ricca di pezzi intitolati “Armonica”, “Frank”, “Cheyenne” e soprattutto “Jill” che, se volete saperlo, è anche il pezzo che John Carpenter ha voluto al posto della classica parata nuziale, il giorno in cui ha sposato Adrienne Barbeau (storia vera).

Sulle musiche di “C’era una volta il West” si potrebbe scrivere un romanzo non un post, se gli intenti di Leone sono quelli di cercare l’epica, Morricone risponde presente facendo emergere ancora di più la malinconia già presente nella storia, ci sono cento esempi di grandezza che potrei elencare, mi sforzo e ne scelgo solo uno, il modo in cui il tema musicale s'interrompe di colpo, lasciandoti in sospeso anche il respiro, proprio in quel momento lì, quello che arriva dopo la frase «Quando toccherà a te prega che sia uno che sa dove sparare», così ho detto tutto senza rovinare la visione di questo capolavoro a quei due che ancora non lo avessero mai visto.

Più in fissa con il caffè di George Clooney.
Ma oltre al capolavoro con Gary Cooper e Grace Kelly, Leone semina omaggi e citazioni a tanti altri grandissimi film che hanno reso il Western il genere che sta al cinema come il Rock alla musica. Cheyenne rischia la galera a Yuma («Dopo i primi vent'anni ti piacerà, vedrai») in riferimento a “Quel treno per Yuma” (1957), i nomi McBain e Sweetwater arrivano da “I comanceros” (1961), mentre la lunga scena del funerale è ripresa inquadratura per inquadratura da “Il cavaliere della valle solitaria” (1953) e si vede perché qui la regia di Leone usa molto più stacchi di montaggio, rispetto alle abitudini del regista romano.

In questo enorme gioco di citazioni che omaggiano l’iconografia (creandone altra) e alterano le aspettative del pubblico, il colpo di genio di Leone è proprio quello più sentito, come Ramòn si colpisce al cuore da solo, perché finalmente ha Henry Fonda e in nome della totale riuscita del suo film, gli chiede il sacrificio massimo, quello di interpretare il cattivo.

Non c'è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo.
Fonda non era proprio entusiasta all’idea, tanto che si presentò il primo giorno di riprese con la barba lunga e delle lenti a contatto colorate, per mascherare il celebre blu dei suoi occhi (storia vera). Leone non volle sentire ragioni, i suoi occhi azzurri sono perfetti per lo sguardo del perfido Frank, la sua entrata in scena è fatta apposta per spiazzare il pubblico, gli uomini in spolverino che arrivano alla fattoria dei McBain sono ripresi di spalle, Leone ci ha dato il tempo di affezionarci a tutti i rossi figli di McBain solo per vederli trucidati senza pietà da questi uomini misteriosi e nel momento di svelare l’identità del loro capo, Leone quell’inquadratura a girare che termina con un primo piano su Henry Fonda si vede proprio che se la gode, non solo perché è l’entrata in scena del suo attore preferito, nel suo film, ma è anche il momento in cui tutti realizzeranno che il buono cinematografico per eccellenza, qui è uno spietato assassino di bambini («che facciamo Frank?», «Ora che hai detto il mio nome?» BANG!).

Di tanti primi piani diretti, questo è quello a cui Leone forse teneva di più.
Che, poi, tecnicamente non è stata nemmeno la prima scena in cui Leone ha diretto Fonda, la prima scena in assoluto è stata quella di sesso con Jill, per capirci quella con la macchina da presa che passa da verticale ad orizzontale, una delle più “acrobatiche” mai pensate da Sergio. Scena che ha previsto la presenza sul set, della signora Fonda venuta giù a sorvegliare il marito, perché va bene la fiducia, va bene che sono tutti attori professionisti impegnati a girare un film, però quell’Italiana lì è una tentazione non da poco, quindi meglio esserci (storia vera). Quando pensate ad un grande attore al massimo della sua professionalità, ricordatevi del vecchio Henry Fonda, con un Italiano maniaco dei dettagli che lo vuole malvagio, gli occhi laser della moglie a perforargli il collo, a doversi pure ricordare tutte le battute con gli occhioni (e tutto il resto) di Claudia Cardinale ad una spanna. In pratica un eroe… Oh Claudia! Fermi tutti, che io questo paragrafo aspetto di scriverlo da tutta una vita (storia vera).

Si, è stato anche pagato per girare questa scena. Ma il vecchio Henry si è sudato ogni centesimo.
In un film dove il treno ha un ruolo (anche metaforico) chiave, l’arrivo del treno non può essere qualcosa di secondario, tra i mille talenti di Leone, è impossibile non citare la sua capacità di regalare agli attori grandissime entrate in scena, ecco, quella di Claudia Cardinale è storica. Per il ruolo della bella e risoluta Jill, Leone sapeva benissimo che era necessaria qualcuna in grado di bucare lo schermo, per due minuti ha pensato anche a Sophia Loren, ma posso essere brutalmente onesto? Chissene della Loren, quel ruolo era per pochissime e per una sola in particolare: Claudia Cardinale.

La scena del suo arrivo in treno è una lunga attesa, vediamo sfilare i passeggeri anonimi uno via l’altro e quasi viene voglia di fare «oooooohhh!» aspettando il momento di vederla spuntare, quando finalmente fa capolino, con occhioni, cappello e il vestito nero di cui ci aveva già parlato McBain è inutile girarci attorno: non è una bella donna che scende dal treno, è la più bella donna che si sia mai vista in un film. Non accetto alternative, anche perché non esistono, considerate blindata la classifica.

La più bella donna che si sia mai vista in un film. La seconda classificata contro Claudia, arriva quarta.
Il cinema americano, specialmente quello contemporaneo, è malato di malinconia, si barrica dietro parole come “post-moderno”, ma non fa altro che riflettersi nel suo passato, riportandolo a galla tronfiamente come a dirci «Ti ricordi? Ci siamo divertiti, vero?». “C’era una volta il West” è una lezione cinematografica, l’ennesima nella carriera di Sergio Leone che mette in chiaro quanto di buono possa esserci nella malinconia, perché è chiaro che ti devi ricordare i vecchi tempi andati in cui eri felice per essere malinconico (l’avete visto Inside Out vero?), ma non basta fermarsi al primo strato per risultare malinconici per davvero.

I personaggi e la storia di “C’era una volta il West”, fin dal suo titolo così favolistico sono malinconici e reagiscono in maniera diversa a tale sentimento. Jill è arrivata nel West sperando in un futuro migliore e si trova proprietaria di una fattoria in cui si può giusto coltivare la sabbia in mezzo al deserto, la sua malinconia è quella di chi ha messo in gioco tutto e deve ricostruire tutto nuovamente da capo.

A sinistra, dolly a salire sulla cittadina. A destra, Il secondo omaggio di Bob Zemeckis a Leone.
Gli uomini che ronzano attorno a Jill, sono malinconici in modo diverso uno dall’altro, Cheyenne sarà pure rozzo (con i suoi «Fai finta di niente» e i vari «Almeno lo fai buono il caffè?»), ma è quello che vorrebbe, ma non può, quasi romantico a suo modo («Io, invece, resterei, se potessi»).

Armonica è la malinconia di chi tiene aperte le proprie ferite (l’armonica, suonata come una deguello, una campana a morto), uno che un giorno o l’altro a Sweetwater potrebbe anche tornarci, ma ha vissuto solo per le vendetta ed è venuto solo per quella, un uomo in missione che Bronson recita snocciolando nomi di persone uccise da Frank, ma senza cambiare mai faccia, perché un personaggio così rappresenta il West dei duelli e delle vendette, quello rassegnato al tramonto della sua Era.

Quindi, se due archetipi narrativi così (il buono Armonica e il cattivo Frank) devono sfidarsi, il loro scontro finale dev'essere quello definitivo, il più epico mai visto al cinema che, infatti, arriva a coronare la mezz’ora finale di “C’era una volta il West” che è roba davvero degna degli Uffizzi o del Louvre.

Se non fosse già di suo una gran scena, la musica la rende ancora più epica.
Capisco perché ho perso la testa per il cinema di Leone da bambino, perché il suo modo di narrare per immagini non è mai verboso, racconta una storia nel modo più istintivo (e cinematografico) possibile, è impossibile restare indifferenti davanti ai flashback a campo lunghissimo su uno sfocato Henry Fonda che impiega tutto il film per arrivare fino a noi spettatori e quando lo fa, la musica di Morricone tuona a livelli tipo tamburi del Valhalla e basta una frase («Suona qualcosa a tuo fratello») per dare il via ad un’altra inquadratura (ad allontanarsi questa volta) che spiega tutte le ragioni della vendetta alla base della storia. Cinema puro al suo meglio!

Tipo la visita oculistica quando vi chiedono di leggere l’ultima riga in piccolo, ma con un finale decisamente più epico.
I film della “trilogia del dollaro” sono film più istintivi in cui è facile rimanere affascinanti dalle figure iconiche dei protagonisti, “C’era una volta il West” è carico di quella malinconia che forse si capisce più con un po’ di rughe sul volto, di anni sul groppone, di chilometri negli stivali. Un film talmente grande da lasciare senza fiato subito e da conquistarti ogni volta di più ad ogni visione, perché ci va un certo vissuto per sentirlo più vicino, infatti è quello che mi suscita più ricordi di tutti, a partire dal “titolo” di questo post, una delle “citazioni involontarie” di casa Cassidy.

La malinconia di un'epoca che finisce e ben riassunta dai treni, una vera ossessione per Leone e fondamentali qui. Forse, anche per questo il personaggio di Morton (Gabriele Ferzetti) funziona così bene, perché si porta dentro un po’ di malinconia anche lui che, in fondo, ha la strada (e il destino) segnata come la sua amata ferrovia. Ci sono tutte queste sfumature di malinconia in “C’era una volta il West”, scandite dalla regia di Leone, dalle musiche di Morricone, dal suono dell’armonica e dal fischio del treno che porta il progresso e, per dirla alla Guccini, è un mito di progresso scagliato sopra il continente (americano). Al suo passaggio qualcuno riuscirà ad adattarsi, altri verranno spazzati via perché eroi al tramonto di una frontiera esplorata per intero proprio sui titoli di coda di questo capolavoro. Perché “La conquista del West” l’avrà anche iniziata John Ford, con il suo film del 1962, ma a portarla a termine ci ha pensato un Italiano di Trastevere, con il fischio del treno nell’anno della rivoluzione, il 1968.

La vera conquista del West (almeno al cinema).
A proposito di rivoluzione, tra sette giorni ne abbiamo un paio da affrontare, ci vediamo tutti al Banco Nacional de Mesa Verde! Intanto vi ricordo il post di la Fabbrica dei sogni su questo film.

82 commenti:

  1. Anche Vasco apprezza la Cardinale. Lo dice chiaramente in Vabe Se Proprio Te Lo Devo Dire... canzone giurassica del Vasco

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    1. La canzone non penso di averla mai sentita, ma potrebbe essere l'unica occasione in cui sono d'accordo con Vasco Rossi ;-) Cheers

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    2. Ti consiglio di ascoltarla perché è il primissimo Vasco, cabarettistico, divertentissimo e non ancora rockstar con pretese filosofiche e trascinatore di folle oceaniche

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    3. Visto che siamo in argomento, penso che quello fosse il suo periodo migliore, per quel poco che conosco, ma non ho approfondito perché non mi è simpatico e quando il pubblico diventa oceanico, diventa variegato, non sempre in modo per forza positivo. Ma questo vale per tutti i gruppi musicali. Cheers!

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  2. barzelletta che papà geppo senior ( no non sono sono figlio di vasco rossi!) mi raccontava negli anni 70.

    Siamo a Messa al momento della Comunione: il Reverendo dà l'ostia e recita la formula "il corpo di Cristo il corpo di Cristo il corpo di Cristo........"

    arriva Claudia Cardinale e il Reverendo "Cristo! Che Corpo!!!"

    Buon Natale a Tutti


    Geppo da Nichelino

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    1. Papà Geppo Senior con il tipo di umorismo in grado di farmi ridere da solo come un cretino per tutta la giornata ;-) Cheers!

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  3. grazie cassy sei un amico, grandissimo film, adoro Sergio Leone lo sai, e questo film è un capolavoro

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    1. Figurati grazie a te, ci ho messo un po’ ma sto aggiungendo i vari link. Su questo film poi, ho terminato gli aggettivi superlativi positivi ;-) Cheers

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  4. Very good Job Cassidy ��������

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  5. come ho avuto modo di dirti questo è il film di leone che mi piace di meno.

    lo vidi mille anni fa con mio padre ed il commento di entrambi quando fonda sputa fu : questo non sa sputare.

    bisogna anche dire che io non ho mai visto un film di john ford e non vado matto per i western classici ma davvero " c'era una volta il west " è troppo lungo ma sopratttutt troppo lento.

    sicuro che rimarremmo amici ti saluto e ti ringrazio

    rdm


    ps : la barzelletta la conoscevo anchio e anchio la consocevo con claudia cardinale

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    1. Fonda era troppo signore per sputare, Leone lo ha portato fuori dalla sua zona di sicurezza cinematografica. Si vero, dura un sacco, ma personalmente divido la lentezza in vari livelli, l’unica che mi “urta” è quella in cui accade nulla, qui invece succede tantissimo. Poi vabbè sono cresciuto con i film di Leone, quindi il concetto stesso di film lento mi è abbastanza alieno, nel senso che è del tutto normale che una pellicola si prenda i suoi tempi per essere raccontata ;-) Cheers!

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    2. Che poi bisognerebbe vedere cosa si intende per western classico? Peccato su Ford. Non sai che ti sei perso. Fai sempre in tempo a rimediare. XD

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    3. Lo penso anche io, Ford è un altro che al pari di Kurosawa è stato Maestro per i Maestri di cinema, quindi non parliamo dell'ultimo arrivato, ma del cinema al suo meglio. Cheers

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  6. come non conosci se proprio te lo devo dire di vasco..... è un super classico

    rimediamo
    Va beh, se proprio te lo devo dire
    Non è che tu mi faccia poi impazzire
    Dio, ci resisto, se non ci sei non muoio
    Non penso solo a te tutte le sere
    E anche se non telefoni riesco a dormire
    Va beh, se proprio te lo devo dire
    Le calze nere non mi fanno morire
    Eh, sarò strano
    Ma se non le hai non muoio
    E poi ti prego non esagerare
    Se fai l'amore non ti devi sforzare di urlare
    Va beh, se proprio te lo devo dire
    Fisicamente non sei fatta male
    Ma non esageriamo, eh
    Non sei la Cardinale
    E non sopporto che lo fai notare
    Con quel tuo modo, ti prego, di camminare
    Ma sì se proprio te lo devo dire
    Non mi dispiace che tu vada a sciare
    No, si, con gli amici, ho capito
    No, non sono geloso
    Eh, perché mi fido è naturale
    Ah, ma allora vuoi litigare, eh
    Tu…


    storia vera . le poche volte ( mille è poco?) che una donna mi ha dato il blu io nella mia testa canticchiavo
    ".......ma non esagerare .........non sei la cardinale!!!!!..........."

    geppo

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    1. Grazie per l’aggiornamento ma confermo, il Rossi nazionale non fa proprio per me ;-) Cheers!

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  7. Ottimo lavorone Cassidy ������
    P.s. quando recensionrai c'era un volta in America, recensionrai la versione estesa?

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    1. Gracias! ;-) Arriverà a gennaio il post, lascio la rubrica aperta fino a dopo le feste. Penso proprio di sì, ho il Blu Ray della versione estate che mi aspetta, e francamente non vedo l’ora di rivedermi il film. Cheers!

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  8. Carabara, Henry Fonda è sempre stato un enimma x il cinefilo che pretendevo di essere perché attraversava cose come Il Ladro di Hitch in tv una sera ed il giorno dopo un mio compagno di scuola era furibondo col regista ( " non è possibile che i testimoni scambino quel tizio x il ladro ! " ) mentre io riflettevo sul mistero di un attore x cui less is more era pure troppo. Era una delle " tre facce oneste della America " in un ciclo con Peck e Tracy. Ha prodotto ed interpretato La Parola ai Giurati e forse in quel suo allontanarsi alla fine dopo che fatto cambiare idea ad altri undici uomini angry fuori come forse era nel segreto della sua anima era il suo mistero. Amici attori dicono che avesse un insospettabile sense of humour.
    Credo che nel film di Leone corrispondesse alla idea del regista - una idea che probabilmente Leone avrebbe negato con pudore - di un malinconico Principio Primo, una particella fantasma che ha iniziato lo spettacolo, ora lo guarda, ne comprende le derive ed i limiti e si commuove di fronte alla forza della vita ( impersonata dallo storpio Ferzetti che soffre anche solo per rimettersi in piedi ). Sto banalizzando, lo so, e considera che cose così sono state dette molto male in altri film - ricordo un Peter O'Toole scienziato vonnegutiano in una pellicola con Cage che medita su di un Dio che non deve essere sereno e felice - ma resta il fatto che western era sinonimo di cinema x gli eroi di Leone come Ford e che cinema implica anche etimologicamente il movimento ovvero la vita.
    Ciao ciao

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    1. Davvero la faccia onesta del cinema Americano, “La parola ai giurati” è un esempio per tutti quelli che vorrebbero scrivere, dirigere e recitare nel cinema, Henry Fonda è il mattatore assoluto di quel film, non certo roba per pochi. Essere umano più unico che raro che per fortuna ha sparso figli e figlie in giro, generando personaggi degni di cotanto padre.

      Leone gli ha regalato un personaggio che è negativo, ma per certi versi impossibile da odiare completamente, cioè era più facile per il pubblico odiare Ramòn oppure l’Indio, Frank per quanto cattivo ha qualcosa attorno, forse l’occhio benevolo di Leone che dirigeva finalmente il suo attore preferito. Cheers!

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  9. Grazie per il tuo splendido articolo! Davvero un filmone, quegli undici minuti iniziali li ho stampati in mente sin da ragazzino visto che per qualche ragione questo film la TV italiana lo mandava un giorno sì e l'altro pure.

    E Claudia Cardinale... incommentabile, era davvero splendida!

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    1. Doppia C resta imprendibile, una volta ma sarà stato tipo cinque anni fa, ho sentito Di Caprio (uno che è stato “scolarizzato” da Scorsese, che sui set gli passava i titoli dei film giusti da vedere, storia vera) definire Claudia Cardinale quasi come ho fatto io qui, ho pensato: Leo uno di noi ;-) Per il resto mille grazie capo, gentilissimo! Cheers

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  10. Eh... bei tempi. 1. Sergio aveva la partitura musicale scritta da Ennio, e in fase di montaggio, sulla sequenza de titoli di testa, non era convinto, così lavorò di sottrazione, lasciando alla fine solo quei fantastici rumori di scena. Quando Morricone vide il montato, sorrise e disse "Sergio, ma lo sai che questa è la musica più bella che abbia mai scritto?"
    2. Anni dopo, arrivarono gli americani (una produzione di fanboy) che si affacciarono dalle nostre parti a Roma, chiedendo il master di quella scena, trovavano il sonoro fantastico (e avevano ragione). Ci rimasero malissimo quando alla produzione gli dissero che avevano buttato tutto.
    3. Sempre la scena dei titoli di testa: non tutto il film, ovviamente, fu girato negli USA. Le scene iniziali alla stazione furono girate in Spagna. L'attore Al Mulock, già comparso ne 'il buono, il brutto e il cattivo', quello che si scrocchia le dita aspettando Armonica, si uccise dopo aver girato alcune scene, con indosso il costume. Praticamente Claudio Mancini, il produttore esecutivo e braccio destro di Leone, se lo vide passare davanti alla finestra dell'hotel mentre cadeva. Lui e l'altro executive, americano, corsero giù a vedere che era successo. Mulock era ormai morto, e Claudio sentì una voce bassa bisbigliare alle sue spalle "Claudio, recupera il costume. Ci serve il costume". Era Sergio, ovviamente.
    4. Durante il montaggio della sequenza, per tutto il tempo, Leone continuò ad imprecare perché gli mancava sempre qualche inquadratura: "Ma quello stronzo (Mulock) non poteva buttarsi due giorni dopo?".
    Un film epico sotto ogni aspetto, dalla produzione al risultato finale. "Larger than life", dicono gli americani, e dicono bene: questo era Leone, questo era il suo Cinema.

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    1. Che belle queste storie di vita (anche se in questo caso sarebbe meglio dire di morte) sul set! Mi dispiace per il poveretto, però pensare a Leone che imprecava perché il tizio si era ucciso prima della fine delle riprese mi fa davvero sorridere, anche se si capisce che era davvero un pò burbero, d'altronde il suo obiettivo era quello di finire il film, tutto il resto era "di contorno".

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    2. Grazie marcopac, il post era già bello pieno quindi non ho potuto inserire anche queste storie di produzione, grazie per averlo fatto tu, su questo film si potrebbe scrivere un libro non un post ;-) Fa tutto parte del carattere di Leone, generoso ma taccagno, simpatico ma burbero, per me resta bellissima la storia in cui una volta, ha pensato bene di portare Carlo Verdone in un cimitero, per chiedergli quale loculo fosse migliore, gli piaceva uno diciamo occupato da un inquilino ma esposto al sole, Verdone scaramantico, Sergio ma perché parli di queste cose? Sta di fatto che ora è sepolto lì, non si sa dove sia finito il precedente occupante del loculo (storia vera). Cheers!

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    3. Tipico Sergio Leone, e se la storia lo fa emergere come con qualche problema di tatto, beh credo che i grandi registi siano quasi tutti così. Cheers

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  11. A quanto pare lo si intuiva che sarebbe stato il suo ultimo western.
    In senso stretto, intendo. Perche' una formula consolidata come il western e' flessibile, si adatta e puo' sopravvivere sotto molte forme diverse.
    Ma il genere ormai e' inflazionato da mille cloni scadenti, e Leone stesso a questo gioco al massacro non ci si vuole prestare. E ora di cambiare.
    Ma prima...la' dove tutti ormai copiano pedissequamente e malamente il suo stile, lui stupisce con un ultimo colpo di coda.
    Dopo aver reinterpretato i western erocani alla sua maniera, e forse in modo persino piu' efficace, Leone non dimentica i grandi che lo hanno ispirato. E forse vuol chiedergli pure scusa.
    Perche' era un signore, di un'umilta' straordinaria.
    Omaggia i piu' grandi con quello che e' un autentico atto d'amore.
    E' il film piu' "americano", di Leone.
    Nello stile, nelle ambientazioni, nell'ampio respiro.
    Con quei magnifici paesaggi naturali che solo in America puoi trovare.
    Ci abita davvero il Grande Spirito, laggiu'.
    Come sempre, la scelta degli interpreti e' perfetta.
    Se Clint era scolpito nella pietra, Bronson ha una faccia che pare tagliata col coltello. Se non fosse che ha gia' un curriculum che levati. E comunque...anche a lui gli portera' fortuna. Gli fara' da trampolino quando poi si dara' al poliziesco violento, dando vita al suo personaggio piu' famoso con derivazioni annesse (tipo CANDIDATO ALL' OBITORIO e altri).
    Robards e' strepitoso, con Cheyenne.
    Siamo sinceri: con questo personaggio Leone si leva un sassolino dalla scarpa.
    E'un furfante, e' chiaro. E nemmeno si vergogna di esserlo. Ma a suo modo e' piu' onesto e sincero di tanti altri farabutti che dietro ad un vestito e a modi eleganti combina in un giorno piu' porcherie di quante ne faccia lui in un mese.
    Tipo la societa' delle ferrovie, appunto.
    La Cardinale...che dire. E'...
    E'...
    E'. No, lo dico.
    E' BELLISSIMA. Troppo per noi comuni mortali.
    E veniamo a Fonda. Ha fatto violenza a se' stesso, per interpretare Frank.
    Ma resta uno dei cattivi memorabili del cinema di genere.
    Con quegli occhi di ghiaccio che si ritrova, uniti alla ghigna da stronzo (chiedo perdono, maestro. Lo so. Apostrofarla in tal modo e' LESA MAESTA') che ha messo su apposta per l'occasione sono efficacissimi.
    Ma guardate le sue espressioni.
    E' un sadico puro, gode nell'uccidere e seviziare la gente. Eppure...
    Tra lui ed Armonica c'e' un rapporto strano. Sono GUNMEN entrambi, nella sostanza. Si sono sfidati a duello, e arrivano persino a collaborare nel corso della vicenda. Con Jill che s'incazza da morire.
    E' da sola, pensava di aver trovato un paladino pronto a difenderla.
    Ma Armonica non e' li' per lei. Non gli frega nulla, di lei. A lui importa solo la vendetta.
    Tutto deve portare allo scontro finale, e nessuno si deve mettere in mezzo.
    Quando un pistolero incontra un altro suo simile, non puo' resistere alla tentazione di affrontarlo.
    Comunque...la frontiera ormai non esiste piu'. Tocca andarsela a cercare.
    Capolavoro.
    E grandissimo pezzo come sempre, Cass.
    Complimenti.

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    1. Ehm, scusassero...comunicazione di servizio.
      A scanso di equivoci EROCANI e' AMERICANI.
      Volevo dire WESTERN AMERICANI.

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    2. Hai detto una cosa giustissima, caro Red, il grande Leone omaggia gli amerigani con grande prova di umilté (per dirlo alla Arrig Sacchi) e nel farlo riesce anche nell'intento di superare gli stessi, sempre con l'inconfondibile stile che lo contraddistingue. Forse la differenza tra questi immensi e immortali registi del passato e quelli che si "credono" tali dei nostri giorni è proprio la grande umiltà che li contraddistingueva e la capacità di omaggiare i colleghi, cosa che oggi si è persa nella ricerca di differenziare il più possibile il proprio stile da quello altrui.

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    3. Cheyenne è uno dei personaggi più belli di tutta la filmografia di Leone.
      Rappresenta le idiosincrasie dell’America e il punto di vista dell’uomo comune, somiglia a Tuco con la malinconia al posto della simpatia. Uno di quei personaggi talmente ben scritto e recitato, ma poter somigliare ad una persona reale. Grazie mille, sono felice che ti sia piaciuto ;-) Cheers!

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    4. Si capiva che era un refuso Red, figurati tranquillo. Cheers!

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    5. In realtà Daniele il cinema ma americano contemporaneo è più citazionista e post moderno che mai. Solo che Leone citava in maniera non è smaccata, ma lo faceva per rielaborare. Oggi tanti gongolano, citano sfacciatamente e ci danno giù di gomito per farlo notare. In pochi rielaborano, Tarantino anche se il suo cinema viene percepito come "caccia alla citazione" perché ne è pieno. Quello più rispettoso dei classici, capace di renderli nuovi classici é Wright secondo me. Cheers!

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    6. Su un certo cinema moderno amerigano ti posso dare ragione, caro Cass, ma a mio avviso non è tanto citazionismo spicciolo quanto copia spudorata, spesso per mascherare mancanze di idee e coprire buchi nella trama. Così fanno il compitino e si sentono pure dei grandi artisti per aver rievocato i classici (parlo dei registi moderni citazionisti). Come dici giustamente Leone omaggiava con massimo rispetto e umiltà, rielaborando e adattando il tutto al suo stile unico. Su Wright sono perfettamente d'accordo, però c'è da dire che è britannico, quindi ha tutta un'altra sensibilità!!

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    7. Sto pensando a "IT - Capitolo 2" che infila a forza una citazione a "La Cosa" di Carpenter, in effetti il tuo discorso fila ;-) Cheers

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  12. Grande articolo, grande film. Ho citato la meravigliosa sequenza di apertura in un capitolo del mio romanzo "Chaveyo", giusto per farti capire quanto lo amo.

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    1. Mitico, ecco questa è una vera prova d'amore ;-) Grazie mille, molto felice che sia piaciuto ad un appassionato come te. Cheers!

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  13. La malinconia è la mia cifra personale, quindi colgo esattamente il sapore del film, anche se, come scrivi giustamente, bisogna essere più grandicelli per poterla afferrare e assaporare, quando di è "gagni" non si riescono ancora a cogliere queste sfumature. Che dire, era il western preferito di mio papà, me lo faceva vedere ogni volta che lo riproponevano in TV, anche se ricordo che non ha avuto tantissimi passaggi televisivi... Mi è sempre piaciuto ma per quanto Bronson riempa lo schermo, senza parlare di Fonda, ho sempre avuto l'impressione che il grande Clint avrebbe dovuto far parte della baracca e il fatto che non ci fosse l'ho sempre vissuta come una mancanza importante. Discorso Cardinale: mio padre diceva che era la donna più bella al mondo, a me non sembrava, ai tempi, poi ho visto delle foto in cui mostrava tutto il suo splendore e devo ammettere che aveva poche rivali, forse l'unica degna era la Bardot.
    In ogni caso la tua rubrica oltre a farmi tornare la malinconia per i vecchi tempi e i vecchi western mi ha fatto venire voglia di rivederli tutti!! Tra l'altro mi sembra che anche in Silverado ci sia un omaggio a Leone, sempre riferito alle località, ma devo rivederlo...

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    1. Credo che anche "Pronti a morire" con tutta la vicenda tra la Stone ed Hackman con tanto di flashback simile si sia ispirato alla pellicola di Leone.

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    2. Beh Sam Raimi è un altro che non scherza a livello di citazioni, oltre che essere un gran bel regista!! Anche se preferisco l'altro film che condivide il titolo originale "The quick and the dead", quello con Sam Elliott, un altro attore "macho" che starebbe bene sulla Bara Volante, forse qualcuno lo ricorda come mentore di Patrick Swaize nel Duro del Roadhouse.

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    3. Se spingo qualcuno a vedere (oppure rivedere) un bel film vuol dire che ho fatto il mio dovere, grazie! "Silverado" ricordo di sì, ma vorrei verificare, per il resto questo è il Western paterno per eccellenza, e poi CC meglio di BB, ormai sono schierato ;-) Cheers

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    4. Quello di Sam Raimi sicuramente, per altro é uno dei miei Western del cuore, ma Raimi per me è il geniettto troppo dato per scontato. Cheers!

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    5. A proposito di Sam Elliot, proprio oggi ho visto che é uscito in home video qui da noi lo sfizioso "The man Who kills Hitler and the the Bigfoot" con il titolo, tradotto bene!! Evento! Gioiamo! :-D Cheers

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    6. La cosa ironica sulla "Trilogia del tempo" (e su tutti gli altri film ottimamente recensiti da Cassidy) è non avere il tempo materiale da dedicare a rivederseli tutti... Ma devo pensare quadrimensionalmente, prima o poi Doc Emmett Brown inventerà la macchina del tempo, così potrò tornare indietro e rivedermeli tutti direttamente al cinema!

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    7. Ecco quella sarebbe molto utile a volte, a patto di non comprare almanacchi ;-) Cheers

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  14. ho letto da più parti che Leone avrebbe voluto girare l'inizio con Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef, come per rimarcare il passaggio temporale e la fine di un'epoca. Eastwood (a detta dell'agente era ormai troppo famoso per morire subito) ha secondo me fatto una sciocchezza a rifiutare, una simile parte avrebbe accresciuto senz'altro il suo mito.
    Se Marilyn Monroe è il non plus ultra della sensualità e Audrey Hepburn la quintessenza della grazia, Claudia Cardinale è la sublime combinazione fra le due cose. (è forse nel film Nell'anno del Signore che raggiunge il massimo)

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    1. p.s. - per visitare gli Uffizi o il Louvre ci vuole del tempo - è la risposta giusta da dare a chi si lamenta della lunghezza di un film

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    2. Si era il piano originale di Leone, e ci sarebbe stata come scelta, ma ho apprezzato il taglio netto, perché Bronson e Fonda sono perfetti, non riuscire a pensare ad un altro Armonica. “Nell’anno del Signore” Claudietta era una meraviglia, ma Leone qui trova il modo di farla brillare ancora di più. Cheers!

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    3. Non so bene come mi sia uscita fuori, ma quando l’ho scritta ho pensato «Me cojoni!» e ho deciso di tenerla ;-) Cheers

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    4. Mi sono spiegato male, Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef avrebbero dovuto fare la parte iniziale del film, avrebbero dovuto cioè impersonare i tre pistoleri che aspettano il treno (al posto di Jack Elam, Woody Strode e Al Mulock per intenderci). Sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta.

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    5. Ah ok scusami, ho capito male io oggi sono fuso giornata di delirio. Si lo penso anche io, ma anche così mi piace, a livello simbolico sarebbe stato il massimo. Cheers

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    6. E' verissimo Mercuzio, Eastwood rifiutò perché "la star non può morire dopo 10 minuti di film", e non aveva tutti i torti. Leone aveva un preciso simbolismo in testa, la morte del western e della sua epoca, e anche dello spaghetti-western, simboleggiata attraverso quella scena, ma è vero che avrebbe potuto anche essere la morte del film(immagino gli spettatori delusi che dopo quella scena si alzano e se ne vanno), quindi meglio così.

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    7. Non so come l’avrei presa da bambino a veder morire il pistolero senza nome, quindi di, è andata bene così ;-) Cheers

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    8. Sì, non possiamo certo lamentarci del fatto che alla fine abbiano scelto dei sostituti ;-) Sostituti di un certo livello, per nostra fortuna: penso solo a Jack Elam che imprigiona la mosca nella canna della pistola, forse vedendo metaforicamente in quell'insetto (e, in caso, sbagliandosi di grosso) un intrappolato Bronson/Armonica...
      Ottimo post su quel grande monumento cinematografico al crepuscolo del western che è "C'era una volta il West"! Crepuscolare, sì, perché qua Leone il western se lo vuole simbolicamente e materialmente lasciare alle spalle: rifacendosi allo stile dello scambio di battute fra la splendida Claudia e il granitico Charles si potrebbe dire che, anziché salvare la vita al genere, lo sta (in tutta consapevolezza) lasciando uccidere ;-)

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    9. Crepuscolare è l’aggettivo che con il western non manca mai, come i cappelli a tesa larga, però davvero qui siamo al crepuscolo di un’era, i personaggi nel cinema di Leone – specialmente nella sua seconda trilogia, quella del tempo – si dividono sempre tra chi riesce ad adattarsi ai nuovi tempi (Jill, in parte Juan nel prossimo capitolo) e chi invece vive nel passato (Armonica, John/Sean). Per il resto ti ringrazio molto, gentilissimo! ;-) Cheers

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  15. Lo vidi la prima volta 20 anni fa e rimasi abbastanza deluso. Lo trovai piuttosto noioso con un Fonda più irritante che inquietante e Charles Bronson che svettava su tutti. "Aha, però! C' è giustiziere della notte senza baffi!". XD Sarà che era un film diverso dal più avventuroso e divertente "Il buono, il brutto e il cattivo".

    ", “C’era una volta il West” è carico di quella malinconia che forse si capisce più con un po’ di rughe sul volto, di anni sul groppone, di chilometri negli stivali. Un film talmente grande da lasciare senza fiato subito e da conquistarti ogni volta di più ad ogni visione, perché ci va un certo vissuto per sentirlo più vicino"

    Ed in effetti rivedendolo di recente l' ho decisamente apprezzato per tutti i motivi elencati sopra.

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    1. Sono sicuro che rivedendolo lo apprezzerai ancora di più, certi film hanno bisogno di chilometraggio, questo è uno di quelli ;-) Cheers

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  16. Esco dal coro e faccio outing. Non sono un estimatore della "Trilogia del tempo" (salvo in toto il secondo, quello di mercoledì prossimo). Dei due "C'era una volta..." ne riconosco la grandezza e gli intenti. Di questo in particolare, come dici benissimo tu, è un film SUL western e non un western vero e proprio, con una storia esilissima al servizio di personaggi mitologici come Armonica. Il tutto però mi lascia parecchio freddino. Tutto tranne le musiche di Morricone e... Claudia Cardinale. La donna più bella mai apparsa in uno schermo cinematografico. Cinque altissimo Capo!

    (del secondo "C'era una volta..." avremmo tempo di parlarne).

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    1. Sapevo di trovarti al tuo posto su Claudietta, cinque alto! Ti dico anche che questo film un giorno lo amerai, Padre Tempo e Sergio Leone alla fine trionfano sempre, e per altro lavoravano in coppia ;-) Cheers

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    2. Il bello è che nei film di Leone ci sono pochissimi personaggi femminili, ma con Jill e Deborah ne ha creati due memorabili.

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    3. Diciamo che ha recuperato alla grandissima ;-) Cheers

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  17. Con questo film, Leone, ha composto una bellissima elegia per un mondo che non esiste più e che non può tornare; il tempo avanza inesorabilmente e anche la tecnologia (rappresentata dalla locomotiva) avanza senza sosta, senza guardare dietro, al punto da cui proveniamo.
    Film amaro che rimpiange i tempi andati, la cui storia è meno strutturata rispetto ai meccanismi ad incastro della precedente pellicola, ma molto più profondo.
    A costo di ripetere cose dette da altri (e ripetermi) affermo che Sergio Leone sapeva benissimo come e cosa mostrare, come mettere in scena la vicenda, cosa chiedere agli attori a sua disposizione.
    Uno sguardo di uno qualsiasi dei suoi attori vale molto più di mille parole; magari ce ne fossero di più film come questi, film che si prendono i loro tempi raccontando, non annacquando.
    Sicuramente la durata del film non gioca a suo favore ma, giusto per dire la mia sulla polemica Scorsese vs Marvel, mettete a confronto questo film con l'ultimo capitolo degli Avengers: Leone racconta, ci fa appassionare, tratteggia e dipinge; gli Avengers spaccano, fracassano, stordiscono e ti lasciano con la sensazione di un déjà vu che nulla ha raccontato (insomma: Avengers noiosissimo, C'era una volta nel west bellissimo).
    Il cinema deve saper intercettare i gusti del pubblico, per carità, ma si può coniugare la qualità con la quantità (ed i film di Sergio Leone spaccavano i botteghini, erano dei blockbuster ante litteram, ma usiamo l'italiano e diciamo dei campioni d'incasso).
    C'era una volta il west ha insegnato ancora una volta agli americani a guardarsi indietro, a capire come si fa un film western, ed una volta in più mette in scena degli uomini che vivono in un mondo ben definito e con delle motivazioni.
    Come Bubka, Sergio Leone ha alzato l'asticella sempre più in alto ogni volta che un suo film è uscito, non si è adagiato, ha (forse) anche avuto paura del tempo che avanza ma ha mostrato sempre coraggio nelle sue scelte.
    Ed ha amato un mondo che c'era ed ora non esiste più.
    Nizortace

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    1. Spielberg ha detto che i film di super eroi sono i western contemporanei, il genere popolare, però molti sembrano gli spaghetti western, prima dell'arrivo di Leone. Sarebbe bello vedere gli equivalenti Leoniani moderni, con gli archetipi dei super eroi, sembra assurdo ma si può fare. Comunque hai fatto l'esempio giusto, davvero Bunka, ha alzato l'asticella e ancora oggi, tantissimi registi stanno provando ad arrivare fino lassù. Cheers!

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    2. Mi considero un leoniano di ferro, ma non vedo il nesso nel confrontare i western di Leone ai cinecomic degli Avengers. Chi è cresciuto guardando i film Marvel potrebbe tranquillamente dire che C'era una volta il West è noioso.
      La differenza è tutta qui: a Leone bastava un film per raccontare un'intera epopea, ai Marvel Studios servono 10-20 film e una programmazione a tavolino attraverso gli anni. E' una differenza che traccia un abisso certo, ma credo sia sbagliato misurare certi capolavori senza tempo coi film Marvel (in generale, i film non andrebbero mai confrontati attraverso epoche, autori e generi diversi). Lo facciamo solo perché è un gioco indotto dagli incassi stratosferici, e perchè va di moda.
      Sono altri mondi. Altri generi. Altri intenti. E due tipi di epica lontanissimi tra loro, che funzionano in modi abissalmente diversi.

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    3. Esatto, è cambiato il linguaggio nel frattempo. Inoltre io che sono uno pane e salame la faccio più semplice: da bambino ho iniziato ad amare il Cinema con i pistoleri di Leone. I bambini di oggi probabilmente per loro, Iron Man sarà quello che Clint è stato per me. Io non ci vedo tutto questo dramma, della grandezza storica del cinema di Leone io allora non ci capivo niente, ma se il risultato è persone che si innamorano della settima arte, chissene se il tuo personaggio di riferimento ha l’armatura oppure due espressioni (con il cappello e senza). Cheers

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  18. Ormai i grandi classici te li mangi a colazione :-P
    Grandioso post e mi fai morire ad immaginare Sergio e i suoi collaboratori intenti a scrivere o dirigere: dovrebbero fare un film su quello :-P

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    1. Non capita due volte la possibile di scrivere di Leone, quindi ora o mai più ;-) Eheh sul serio leggo le varie storie di produzione, e con Leone di mezzo basta raccontarle, non serve nemmeno doverle infiocchettare troppo, sono già clamorose così ;-) Cheers!

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  19. Il classico dei classici per chi ama il western, un capolavoro ;)

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    1. Il western dei western quasi, davvero un capolavoro ;-) Cheers

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  20. Se mai esistesse un film perfetto, questo è IL film perfetto.
    Fantastico Cassidy,
    Grazie

    - Andrea

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    1. Grazie a te Andrea, beh direi che siamo da quelle parti ;-) Cheers

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  21. Ottima recensione Cassidy complimenti ��
    P.s. farai un giorno il confronto con versione cinematografica europea e quella estesa de C'era una volta in America?

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    1. Gracias! ;-) Vediamo cosa verrà fuori dal post, penso che avrò parecchi argomenti, però magari un paragrafo sulle differenze ci potrebbe scappare fuori. Cheers

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    2. Daje.
      P.s. c'è anche la versione per il mercato Nord America

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    3. Si, infatti le edizioni in blu ray sono abbastanza un dedalo. Cheers!

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  22. Cass, te lo dico in romanesco: te vojamo 'bbene perché se sente quanno 'cce metti er core.

    Potrei dire che "oh, questo è il mio preferito di Leone" per quasi tutti i suoi film, tranne uno o due. "C'era una volta il west" penso sia stato l'ultimo dei suoi che sono riuscito a vedere, ed ero un po' scettico a pelle, perché boh, non c'era Clint né Van Cleef, me lo immaginavo meno entusiasmante. Quando lo vidi decisi istantaneamente che era il mio western preferito, di tutti i tempi, forevva. E mi ci è voluto tempo a capire perché: perché non era più lo spaghetti western, era IL western. Punto. E a me, prima (e anche dopo) Leone, il western non interessava, non mi piaceva. Se oggi do una chance a un western è solo grazie a Leone.

    Quando penso di rivederlo non mi metto mai il problema del "oh, dura tre ore, fammi preparare psicologicamente". No, chissenefrega. Già la scena del treno che dura una vita, stranamente mi gasa ad ogni fottutissima inquadratura.
    Armonica è il mio eroe western definitivo. Da bambino Charles Bronson per me era una leggenda, pur avendo visto solo alcuni dei suoi film, il suo nome era il più altisonante mai pronunciato C-H-A-R-L-E-S-B-R-O-N-S-O-N. Metteva soggezione. Se qualcuno mi scocciava potevo guardarlo negli occhi e dirgli: "ehy tu: Charles Bronson!" e quello se la faceva sotto.
    I primi piani su Charles sono tra i più significativi che Leone abbia mai fatto, e lui se ne intendeva di primi piani…
    Il duello finale non è epico e "pompato" come il Triello, ma ha una carica emotiva che esplode tutta in una volta.

    Sull'aver girato tutto - finalmente - nel vero west americano, direi che Sergio se l'è sudato come un grande traguardo. Perché quando Gore Verbinski ha girato Lone Ranger in quegli scenari lì, un po' mi sono detto "ma davvero hanno permesso a questo qui di entrare in quel luogo sacro?"

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    1. Siamo i due meno romani del pianeta, ma certe cose richiedono il romanesco. Grazie di cuore Bro ;-)

      Ha tutto per essere il Western definitivo, anzi molto probabilmente lo è, perché ha quel passo e quelle intenzioni, e non esiste un solo film a cui ho dovuto “prepararmi psicologicamente” per via della lunghezza, cose che fortificano se cresci con Leone. Anche perché tutti i fotogrammi sono al loro posto. Bronson era figo in tutto, anche nel nome hai ragione ;-)

      Gore Verbinski è uno come noi alla fine, cresciuto a pane e Sergio Leone, tu più di tutti sai quanto sia stato travagliato il mio rapporto con “Verbinskifo” ci ho fatto pace con “Rango” dove guarda caso faceva omaggi giganti al genere western e al pistolero senza nome di Leone, in una scena bellissima. In uno dei “Pirati delle giostre” omaggiava il carillon di “Per qualche dollaro in più”, quindi capisco perché abbia voluto fare “Lone Ranger” in quel modo, ammazzandosi forse per sempre la carriera. Diciamo che sul terreno di Leone, io è il mio (ex) arci nemico “Verbinskifo” ci siamo trovati. Cheers

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  23. Comincio col dire che è un bene che Clint Eastwood non abbia accettato il ruolo di Armonica, perché per certi personaggi Charles Bronson è perfetto, cito giusto qualche western tipo "L'ultimo Apache", "Chato" e "Valdez il mezzosangue"... Armonica sembra cucito sulla sua faccia.

    Poi Claudia Cardinale. La più bella donna mai vista in un film? Forse, di certo la sua Jill è meravigliosa, per come affronta gli eventi, per come i suoi sguardi buchino lo schermo più di una pallottola in un western girato in 3D. Per me l'eroina del film è lei, Armonica cerca solo vendetta, e la otterrà per entrambi.

    Henry Fonda è, con Paul Newman, un attore per il quale non ho mai stravisto. Forse questo mi fa piacere di più il suo Frank che, tuttavia, perde il confronto coi suoi colleghi predecessori.

    Infine, tra i personaggi maschili, a ogni visione quello che guadagna sempre più punti è il Cheyenne di Jason Robards, sarà perché è un buono senza essere uno stinco di santo (e quindi un personaggio più normale degli altri troppo stereotipati), o sarà perché porta una ventata di equilibrato umorismo.

    Se il film precedente è una successione di scene madri, questo è un susseguirsi di scene con una loro suspense, rendendolo il western che più mi immerge nella sua atmosfera.

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    1. Anche secondo me Bronson è il perfetto Armonica, Clint non lo so, lo vedo bene in versione vendicatore in altri film tipo “Lo straniero senza nome”, un tipo di personaggio diverso da Armonica.
      Jill è l’assoluta protagonista, ed è anche quella che si adatta ai cambiamenti, a differenza di Armonica, legato al passato e ai ricordi, questo è un punto fermo della poetica di Leone.

      Una volta era più della scuola Redford, ma Paolo Uomonuovo ha interpretato alcuni dei miei personaggi preferiti, per Fonda invece, bisogna ver visto tanti John Ford, allora diventa LA faccia nota a cui aggrapparsi tipo coperta di Linus. Cheyenne è il barometro del film, quello che media tra tutti i personaggi e fa da collante, e poi è quello con le battute più spassose, quella sulle migliaia/miliardi, i dollari di Giuda, la sua fissa per il caffè buono ;-) Cheers!

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  24. Appena sentito che c'è una mostra a Roma sul grande regista, intitolata "C'era una volta Leone". Fino al 20 marzo se non ho capito male. 👋

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    1. Mi hanno scritto ieri per dirmi la stessa cosa. I lettori della Bara Volante non si limitano ad organizzare il palinsesto di Italia 1 ;-) Scherzi a parte, ci sta tutto, Leone dovrebbe stare in un museo, parafrasando Indy. Cheers

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  25. Grandissimo Sergio, un maestro che arrivò ad eguagliare (o superare) coloro dai quali prese ispirazione. E alla svelta prende un posto nell'olimpo dei western, diventando lui stesso fonte di ispirazione: Colizzi e Barboni attingono a piene mani dai personaggi della trilogia e da Armonica e Cheyenne quando lavorano con Bud e Terence.
    Lo so sono andato fuori tema, ma pensando ai dialoghi di Cheyenne, sempre con una battuta tagliente e la pistola rovente il collegamento con Terence Hill mi è venuto immediato.

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    1. Assolutamente sì, da mastierante nella catena produttiva dei “sandaloni” a maestro del cinema. Cheyenne è un personaggio bellissimo, ha le battute più divertenti di tutto il film, un po’ il fratello maggiore dei vari Trinità hai ragione. Cheers!

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