lunedì 25 novembre 2019

The Nightingale (2019): L'uccellino in gabbia, canta per rabbia

Jennifer Kent è assorta alla cronache perché il suo Babadook è stato uno dei quegli horror indipendenti ad arrivare anche nelle nostre sale, per fortuna, aggiungo. Il suo nuovo lavoro “The Nightingale” è assorto alla cronaca invece per via di un [INSERIRE-QUI-ESPRESSIONE-A-PIACIMENTO] che si è messo ad urlare insulti sessisti dopo la proiezione del film, al festival del cinema di Venezia (storia vera, purtroppo). Evidentemente aveva capito in pieno il messaggio del film.

Sorvolando sulla questione che ha avuto già fin troppo visibilità (due sane sberle date bene ogni tanto…), ero pronto ad un film grondante sangue, qualcosa con la bava alla bocca dalla rabbia, invece “The Nightingale” colpisce duro quando deve farlo, ma al netto di qualche lungaggine (136 minuti che in certi passaggi volano ed in altri non procedono) e di alcune imperfezioni qua è la, è un film piuttosto quieto, però capace di mordere forte senza fare sconti.

Con un'austerità generale che per certi versi mi ha fatto un po’ pensare a The VVitch, Jennifer Kent ci porta tutti nell’Australia del 1825, un posto dove vivono ex detenuti scacciati dalla vecchia Albione, Aborigeni locali e Inglesi, la maggior parte dei quali maschi, bianchi e simpatici quanto sotto la scarpa senti fare SPATACIAC da una cosa marrone che sembra Nutella, ma non lo è.

Un inizio austero, ma comunque migliore delle mazzate in arrivo.
La vita di Clare (Aisling Franciosi, padre italiano, mamma irlandese, nata a Dublino e di conseguenza con l’accento più bello del pianeta) è tutta in salita per via delle umili condizioni di deportata, ma alleviata da una bimba e un marito amorevole. Peccato per il tenente Hawkins (Sam Claflin) comandante del forte presso cui alloggia Clare e suo aguzzino numero uno.

Hawkins costringe la donna a cantare canzoni tradizionali (l’usignolo del titolo) davanti ai soldati, in una scena che a me a ricordato quasi l’equivalente di “Orizzonti di gloria” (1957), ma nel film di Kubrick la musica muoveva a compassione i soldati, qui, invece, le sevizie di Clare peggiorano quando Hawkins in una scena impietosa la violenta. Così... Pronti via, giusto perché io le scene di stupro le patisco come poche altre cose. Ed è solo l’inizio perché il tentativo di rialzare la testa di Clare verrà punito brutalmente dai soldati, con la Kent che non tira via la mano al momento di maltrattare la sua protagonista (e noi spettatori).

Magari la strizzata d'occhio a Kubrick l’ho vista solo io, però lo ricorda.
In cerca di vendetta Clare parte sulle piste di Hawkins e del suo viscido secondo Ruse (Damon Herriman) con l’aiuto non proprio volontario, ma ben pagato di Billy (Baykali Ganambarr, se la gioca per comprimario dell’anno in un film) Aborigeno con nessuna intenzione di infilarsi nei casini («Qui se vedono un tipo nero, sparano al tipo nero!») che gli farà da guida.

Inizia come un dramma in costume “The Nightingale” per poi calare la maschera, quello che ci troviamo di fronte è un western ambientato in Australia, che sfrutta la situazione di partenza da “Rape & Revenge” per mettere alla berlina la società descritta come maschilista e razzista, pronta a giustificare chi pratica soprusi sui più deboli.

“Sono il più nero in questo film, e la regista viene dagli horror. Sento puzza di guai!”
Diventa subito chiaro che dopo il successo planetario di Babadook, Jennifer Kent qui decida di giocarsi la carta del film della vita, quello molto sentito, proprio come la scelta di girare tutto in un rigoroso e opprimente 4:3, con le sue due bande laterali nere che sembrano messe lì per costringerci a guardare e per stritolare i protagonisti all’interno della storia. Una scelta sensata, logica e anche molto efficace, ma che può essere erroneamente interpretata come un vezzo da grande autrice, più che altro da quelli che, poi, vanno ai festival per urlare insulti.

Oltre alla ricostruzione di un periodo storico e di un luogo che non è stato certo una passeggiata nei campi fioriti, la parte che ho preferito di più di “The Nightingale” è il rapporto tra Claire e Billy, non vorrei passare per quello fissato con Walter Hill (anche se…), però i due opposti per sesso e colore della pelle, diventano protagonisti di un “buddy movie” che è il cuore di tutto il film, uno strano incontro tra 48 Ore e Dead Man.

Quando Claire capisce che Billy è l’unico che può aiutarla, lei per prima non nasconde un certo sospetto («Un nero? Finirò in pentola»), da parte sua Billy la vede solo come un’altra Inglese bianca pronta a trattarlo malissimo dandogli solo ordini. Davanti al fuoco durante il loro viaggio arriveranno al confronto: MAI dare dell’Inglese ad una Irlandese, specialmente una piuttosto incazzata come Claire che proprio agli odiati Inglesi deve tutte le sue sfortune.

"Non c'è mai Carabina Quigley quando hai bisogno di lui. Mi toccherà fare da sola"
I due personaggi, proprio come la madre e il bambino di Babadook, non risultano subito simpatici, anzi, però trovano il modo di conquistare lo spettatore, quindi balza ancora di più agli occhi il fatto che gli Inglesi siano tutti abbastanza monodimensionali, nello stesso film Jennifer Kent tratteggia due personaggi così riusciti, solo per opporli a dei cattivi che sono perfidi senza possibilità di appello.

Prendiamo, ad esempio, il personaggio interpretato da Sam Claflin, ve lo ricordate il colonello inglese Jason Isaacs di “Il Patriota” (2000)? Era un cattivo talmente feroce, talmente didascalico e spietato, da lasciarti credere che nelle scene non inquadrato, quelle non presenti nel film, passasse il tempo che so... A mangiare carne di neonato, oppure a giocare a squash usando dei pulcini al posto delle palle. Ecco, l’Hawkins di Sam Claflin sembra suo figlio espatriato in Australia e per quanto io voglia bene al film con Mel Gibson, stiamo sempre parlando di un film di Roland Emmerich, non proprio il più raffinato creatore di personaggi, universalmente ricordati per le loro sfaccettature, ecco.

Il figlio segreto di Jason Isaacs, ha la stessa innata simpatia di papà.
Chiaro che Jennifer Kent qui sia parecchio con il coltello tra i denti, chi detiene il potere è un maschio bianco e nemmeno uno di quelli bravi, anzi, ti fa proprio pensare che la categoria nemmeno esista. Una chiara presa di posizione che si traduce in un western che non fa sconti, in cui chi deve vendicarsi, deve usare gli stessi identici modi dei suoi aguzzini, perché non ha nessun’altra possibilità, la scena con il calcio del fucile in questo senso parla chiarissimo.

Jennifer Kent utilizza gli incubi che perseguitano la protagonista per dare pennellate horror al suo film, ma la parte migliore per me resta Billy: dimesso, sconfitto, uno che vorrebbe passare inosservato in un Paese dove essere un Aborigeno vuol dire portarsi a casa dei guai. Ma che è anche il suo Paese, il suo arco narrativo lo vedrà diventare molto coinvolto dagli eventi fino a riprendersi le sue origini, e la sua vera identità di Mangana, il merlo nero. Un personaggio lui sì sfaccettato e davvero molto riuscito, forse il più memorabile di tutta la pellicola.

A mani basse, il personaggio che buca lo schermo più di tutti.
Per essere un film che s'intitola “l’usignolo”, le canzoni e la musica hanno un ruolo, in certi momenti anche troppo (in un paio di momenti ho pensato: cantano? Ancora!?), però è una scelta del tutto sensata, è con una canzone che Claire ringhia il suo odio in faccia ai suoi nemici ed è sempre con una canzone che un’Irlandese e un Aborigeno si confrontano per scoprirsi poi non così diversi. Quindi, ci sta che nel finale sia una canzone tipica irlandese a permettere ai protagonisti di esprimere loro stessi.

Se Babadook era un horror che poteva piacere a tutti (anche a chi normalmente non guarda film dell’orrore), “The Nightingale” abbraccia diversi generi, è imperfetto, ma anche piuttosto incazzato, insomma: se quello che avete letto qui sopra potrebbe fare al caso vostro buttatevi, questo strambo “Walkabout” (1971) ha dei numeri, non molti, ma li ha.

26 commenti:

  1. Per me invece dopo un'ottima prima parte, cala vertiginosamente. Cattivi monodimensionali e una risoluzione del conflitto che ho trovato ridicola :/

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    1. Che proceda a strappi quello è poco ma sicuro, sul cattivo monodimensionale (l’ho paragonato ad un personaggio di Emmerich, non proprio uno noto per i suoi protagonisti cesellati) penso di essere entrato nell’ottica del messaggio “Maschio bianco = IL MALE” e quindi è stato più facile accettarlo. Per altro mi ricordi che dovrei anche passare a leggere il tuo parere, ora che ho pubblicato posso iniziare a leggere i vari commenti ;-) Cheers!

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  2. Insomma è sia un buddy movie per la coppia assortita, sia un western, sia uno storico, sia soprattutto un rape & revenge (almeno all'inizio).
    Ah, sì, anche musicale.
    Penso anche io che la regista abbia voluto realizzare qualcosa che andasse oltre l'opera precedente, se è come dici, provare a fare il salto di qualità. Semmai dovesse capitarmi lo vedrò, ma non me lo andrò a cercare. All'usignolo preferisco il cardellino, che sta per uscire :)

    Moz-

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    1. Tanta roba dentro eh? Il film punta abbastanza in alto, un po’ pretenzioso certo, ma non da meritarsi insulti a scena aperta in sala, la scelta del 4:3 parla chiaro. Sta diventando un post ornitologico, per altro non deve uscire anche “Birds of prey”? ;-) Cheers

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    2. Eh, e siamo fan degli uccelli? XD

      Moz-

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    3. E Alfred Hitchcock... MUTO! ;-) Cheers

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  3. Babadook mi aveva sorpreso proprio per il tipo di soluzione che proponeva.
    Non sempre i propri demoni vanno uccisi o distrutti. Oppure non sempre e' fattibile. Allora, e' gia' un buon passo accettarli e conviverci. A patto di tenerli sotto controllo.
    Potrebbe anche essere base per ricostruire un rapporto famigliare che si credeva definitivamente compromesso.
    Mi piace il modo in cui ha raffigurato l' Australia. Vale a dire il bagno penale del piu' grande impero del mondo (see...il piu' odiato, forse).
    Ancora peggio che la sua versione oltre Atlantico formato gigante. Visto che, per quanto grande, resta circondata dalle acque. E quindi e' piu' facilmente controllabile.
    Srnza contare che e' agli antipodi, quindi l'occhio di sua maesta' non ci arriva. Sempre che gli interessi arrivare.
    Ma, giusto per curiosita'...le bordate di fischi per cosa arrivano, stavolta?
    Perche' svilisce la donna o perche' ritengono che una non abbia il diritto di vendicarsi, dato che molti ancora pensano che il reato in questione sia roba da poco? O perche' dipinge gli uomini come maniaci?
    No perche' ormai, quando tocchi l'argomento...come fai, sbagli.
    Oh, andiamo...e' solo un film.
    L'altro giorno parlavo della signora Cynthia Rothrock.
    Ve la ricordate? Aveva una mobilita' articolare che era impressionante. Tirava calci da angolazioni che erano da FANTASCIENZA.
    Nei suoi film i suoi personaggi venivano picchiati a sangue, subivano abusi e finivano pure uccisi.
    Senza contare che, a parte pochissime eccezioni, essendo donna non poteva assolutamente sconfiggere il boss finale. Quello era compito del coprotagonista maschile.
    Eppure...se n'e' mai lamentata?
    Era la prima a dirlo.
    "Quante storie...erano solo film!!"

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    1. Il west è stato un fottuto massacro, l’Australia una colonia penale, l’equivalente della New York Carpenteriana però realistica, ci sta che il film non sia una carezza ;-)
      Penso che la critica fosse per boh? Eccesso di posizione femminista? Non mi interessa, nel momento in cui il tuo disappunto lo manifesti così, dovresti perdere in automatico il diritto di esprimerlo. Ora voglio “The Nightingale con Cynthia Rothrock: The revenge of Cynthia ;-) Cheers!

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  4. Ci sto. Se parte il Kickstarter lp finanzio.
    Anche perche' ai tempi, poveretta, aveva le mani legate. Le sue protagoniste finivano rapite, picchiate, legate o peggio. E nemmeno potevano ridargliele indietro!
    Al massimo picchiavano i pesci piccoli.
    Adesso puo' farlo!
    Voglio la versione della Asylum dove scassa il mazzo a tutti gli inglesi!!
    Lei e Karen Sheperd erano due miti.
    Tra l'altro l'ho seguita anche quando collaborava con Budo International, prima che chiudesse.
    Ha avuto una figlia (anch'essa praticante) e aveva aperto un Dojo specializzato anche nel fitness e nello stretching.
    Oltre che una grande artista (nel suo genere)mi ha sempre dato l'idea di una gran bella persona.

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    1. Erano riusciti ad infilarla come capo delle "Mercenarie" (2014), ruolo piccolo e ad honorem, proprio per l'Asylum, quindi vedi che non ci siamo andati tanto lontani ;-) Cheers

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  5. Un amico era là quando hanno urlato della putt@na alla Kent. Diciamo che c'è stato molto rumore per nulla perché la notizia è stata parecchio pompata dalla stampa... A parte sta nota, l'amico mi aveva recensito il film più o meno come te. Cioè un mix di parecchi generi che si perde un po' in corso d'opera non sapendo bene che strada imboccare. I due protagonisti sono ben definiti e caratterizzati ma è tutto il film che al contrario di "Babadook" non è perfettamente a fuoco.

    Ovviamente lo vedrò ma a differenza del lavoro precedente me lo guarderò con calma.

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    1. "Babadock" aveva le idee chiarissime questo sa di "film della vita" (il progetto sentito che arriva dopo la consacrazione), ha dei numeri, però si perde anche un po' per l'Australia. Per il resto è il pregio ma anche il difetto della nostra epoca, le notizie arrivano, tutte, alcune ingigantite oltre misura. Cheers!

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  6. Ora voglio un film con l'autrice che insegue l'idiota che ha gridato in sala! :-D

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    1. Ahaha dove si firma per un film così? :-D Cheers!

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  7. Non vedo l'ora.
    La violenza non tollera che si spacchi il capello in quattro... al massimo si possono spaccare in quattro i crani, dopo averli scalpati.

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    1. Siamo contro la violenza sulle donne, ma a favore della violenza (immaginaria) nei film si! Quella è sempre gradita ;-)

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  8. Che poi, al di là dell'idiozia del gesto, sarebbe "interessante" (le virgolette sono pure poche, ma giusto per dare l'idea), capire perché se ne sia uscito così: gli faceva schifo semplicemente il film, era rimasto inorridito dalla troppa violenza, aveva fumato un po' di crack? Cioè uno come se ne esce così?
    A parte questo, l'Aborigeno Billy vince su tutto.

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    1. Billy miglior non protagonista. Spero nel crack, anche perché non sopporto chi si sente in dovere di commentare ad alta voce a fine film, figuriamoci ad un festival dove ci si aspetta di trovare gente del mestiere e grandi appassionati. Di cinema non di crack. Cheers!

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    2. Ma anche di crack secondo me :)

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    3. Sicuro, il crack è sottovalutato ;-) Cheers

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  9. Questo lo devo ancora vedere, mi interessa moltissimo. Ripasso a leggerti per bene quando sarò riuscito a recuperarlo...

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    1. Vai tranquillo, sono curioso del tuo parere sul film ;-) Cheers

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  10. È stato il mio Leone di caffè a quella edizione di Venezia, forte, di pancia, difficile da digerire e da dimenticare. Insomma, strano ma vero, mi ha stregato.

    E sì, ero anch'io in sala al momento di quell'urlo, ma ancora frastornata dalla visione e con applausi che si facevano sentire, ho capito cosa si era urlato solo da twitter. Pensa te...

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    1. Uno di quei film che mentre lo guardi pensi «Ok questa trovata non è tanto di mio gradimento…» eppure stringi stringi alla fine t’incanta malgrado i calci sui denti che sa dare, non è tutto perfetto ma devo dire che mi ha preso.

      Come al solito questo tipo di uscite infelici fanno più notizia, e ovviamente vengono amplificate del megafono dei Social-Così, gioie e dolori dell’Internet. Cheers!

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  11. Piaciuto molto, mi ha perfino commosso.
    Peccato per il viavai del finale, evitabile, che lo rovina un po' sul più bello. Lei straordinaria.

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    1. Non è tutto perfetto (anzi), però oh alla fine ti prende questo film. Lei ha una “cazzimma” notevole, non ho ancora capito come si pronuncia il suo nome, ma è brava sul serio ;-) Cheers

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