sabato 23 novembre 2019

Superman - Anno uno di Frank Miller John Romita Jr. (2019): Superare un trauma

Lucca Comics, anno 2008.
Il vostro amichevole Cassidy di quartiere è in prima linea per la conferenza di John Romita Junior. Giornata memorabile, riesco anche a fargli una domanda (stupidissima, dannata emozione). Un pazzo gli chiede qualcosa sulla miniserie “World War Hulk” e la barriera linguistica si infrange sulla pronuncia di "Hulk" (all’Italiana) contro "HALK" (all’Americana), insomma giornatona.

Voi non mi vedete, ma io sto indicando un mio orecchio e scrivendo con la mano rimasta.
Con queste orecchie! Io ho sentito dire a John Romita Junior quel giorno, che gli piaceva disegnare Devil, il Punitore e che l’Uomo Ragno, era il suo personaggio preferito, con queste orecchie! Mentre invece Superman no, perché a sua detta era un personaggio stupido (storia vera). Con queste orecchie l’ho sentito! Con questi occhi l’ho visto! Ora scusate, poso entrambe le mani sulla tastiera altrimenti questo post lo finirò a Natale.

I bei tempi in cui Romita era uno dei nostri, e Batman lo disegnava solo in roba mitica come "Punisher/Batman" del 1995.
2013.
Dopo anni in cui la Marvel gli ha tirato il collo facendogli disegnare maxi saghe inutili e tavole piene di personaggi (una delle cose che a Jr. Jr. riescono peggio), l’uomo simbolo dello stile di disegno della Marvel, figlio di cotanto padre, firma in esclusiva per la Distinta Concorrenza. Si sente un boato, qualcuno crede sia l’eco della distruzione di Krypton, invece è il mio cuore che va in pezzi.

La DC Comics gira il coltello nella piaga, Romita Junior diventa il nuovo disegnatore di Superman, le sua tavole sono talmente potenti che aggiungono addirittura un nuovo super potere ad Azzurrone pur di far esprimere Romita al meglio. Ma io non lo so, parlo per sentito dire, mai avuto il coraggio nemmeno di sfogliargli quegli albi. Nichilismo. Fastidio. Delusione.

Ho fatto incubi così, ma di solito mi svegliavo urlando. Perché non sta suonando la sveglia, perché non SUONA!!
Come si può descrivere il passaggio di John Romita Junior alla Distinta Concorrenza? Non si può, non ha precedenti, è come se domani i Boston Celtics mettessero sotto contratto Larry Bird Junior (che non mi risulta esistere) e dopo anni di vittorie, quello vada a giocare ai Los Angeles Lakers. Oppure è come se Steven Spielberg dopo TRE bellissimi Indiana Jones, decidesse di dirigerne un quarto orrendo, quelle cose che non succederanno mai capite? Almeno i film di Indiana Jones sono sempre tre, tre… TRE!

Dopo anni in cui ho deciso che dovevo prendermi una pausa dai fumetti scritti da Frank Miller - ogni riferimento a fatti, cose, oppure “Holy Terror” è puramente voluto – mi sono detto che i traumi vanno affrontati, e se posso leggere nuovi fumetti di Miller, posso addirittura affrontare questo “Superman - Anno uno”, scritto da Miller e disegnato da Romita Jr.

Appena uscito anche in Italia il primo dei tre volumi, che raccolgono la storia, “Superman - Year one” è l’ennesima rilettura delle origini di “Big Blue”. Una storia da considerarsi fuori dal canone, ma in linea con le altre serie di Frank Miller. É più semplice di quello che sembra, ve lo spiego, avete presente il Superman al soldo del presidente di Il ritorno del cavaliere oscuro e del suo seguito? Bene queste sono le origini di quella versione del personaggio. Visto? Era facile.

“Dura ancora molto questa premessa Cassidy?”
Quindi siamo di fronte ad una storia che completa la visione di Miller sui personaggi simbolo della Distinta Concorrenza, un fumetto che l’autore sognava dai tempi di Batman - Anno uno, e che rimette insieme il team creativo che ci ha regalato una delle mie storie di Daredevil preferite di sempre “L’uomo senza paura” - prima o poi arriverà su queste Bare, abbiate fede – insomma, non proprio la pizza con i fichi. Ho diviso il post in tre ideali capitoli, siete liberi di leggerlo tutto oppure di concentrarvi solo sul “libro” che più vi interessa ovviamente nei singoli capitoli ci sono delle anticipazioni sulla trama, per le riflessioni invece, ci vediamo alla fine del post.

LIBRO UNO

Bisogna dire che il “Libro uno” dell’opera, più che “Superman - Anno uno” sembra un “Superman - Anno zero”, visto che siamo proprio alle origini del personaggio. Si parte dalla distruzione di Krypton in una scena fortemente debitrice della monumentale sequenza iniziale del film di Richard Donner. Le frasi lapidarie di Miller e i disegni di Romita Junior reggono tranquillamente il confronto, almeno fino al momento in cui il piccolo Kal-El viene depositato nella sua capsula, e Romita pensa bene di disegnarlo con una buffa bandana blu in testa, lasciatemi l’icona aperta su questo punto, più avanti ci torniamo.
A Richard Donner piace questo elemento.
Il primo libro prosegue con la crescita sulla terra del piccolo Clark Kent, qui la prosa di Miller funziona nel descrivere i super sensi del ragazzo, esattamente come un tempo descriveva gli odori e i suoni che Daredevil poteva avvertire. Le scene bucoliche di Clark, che gioca a Baseball con il padre Jonathan Kent, facendo attenzione a dosare la sua forza per non perforargli il torace con un lancio sono puro Miller al 100%, un momento tenero misto a didascalie ciniche, il vecchio Frank non si smentisce mai.

Anche a scuola Clark deve imparare a gestire la sua forza, ed è qui che il primo libro inizia a scricchiolare, vi ero debitore di un’icona sui disegni di Romita Junior, la chiudiamo subito. Parliamoci chiaro, mi sono frantumato le cornee ammirando le tavole di Romita Junior, vado pazzo per il suo tratto ma ci sono delle cose che davvero non gli riescono bene: le tavole con tanti super eroi in costume (veeeeeeeero dirigenti della Marvel?), i volti, che il più delle volte non sono così curati oppure differenti uno dall’altro, e le proporzioni dei bambini. La prima parte di “Superman - Anno uno” per ovvie ragioni, ha bambini ed adolescenti come protagonisti, e i limiti di Romita si vedono tutti.
“Basso e con la bandana, siamo sicuri tu non venga da Arcore?”
Non solo i ragazzini protagonisti non conservano le stesse proporzioni (anche di pagina in pagina), ma troppo spesso sembrano strani umani in corpi troppi piccoli, oppure affetti da nanismo, un dettaglio che ti tira proprio fuori dalla storia. Al resto purtroppo ci pensa Miller, classe 1957 che qui si ritrova a scrivere una storia con adolescenti protagonisti, senza averne alcuna familiarità.
Ragazzini con la testa gigante (e le Converse come i personaggi di Sin City)
Il ragazzetto Goth mette alla prova le voci sui poteri di Clark Kent, cercando di trapassargli la mano con una penna (che ovviamente va in un milione di pezzi). Io è un po’ che a scuola non ci vado più. Ma quanti ragazzini Goth ci sono nelle scuole americane nell’anno 2019? Fosse il 1989 potrei capirlo ma oggi? Sta di fatto che quando Clark Kent e la fotografa in erba Lana Lang, organizzano di portare delle foto compromettenti alla polizia, che serviranno a inchiodare per sempre i bulli che terrorizzano il liceo di Smallville, secondo voi chi sarà il traditore che andrà a fare la spia? Bravi proprio il ragazzetto gotico con i piercing e la roba strana appesa alla faccia. Anche qui, il vecchio Frank Miller non si smentisce mai, che sia Efialte lo Spartano deforme, oppure un ragazzetto che ha ascoltato troppo i Cure, per Miller l’ideale delle perfezione fisica e morale va sempre di pari passo.
Love Pen tear us apart (quasi-cit.)
Quando Clark usa i suoi poteri, per salvare Lana dall’inevitabile ripercussione dei bulli poi, le sue azioni restano senza conseguenze, forse perché l’albo sta per arrivare alle ultime pagine e Miller non ha più voglia di perdere altro tempo con queste bambinate. Strano visto che la storia dovrebbe parlarci anche di come Clark impara a gestire i suoi poteri con giudizio, se invece era un modo per lasciare delle ombre sulla sua versione del personaggio, più che punti oscuri ci ho visto parecchia frettolosità e anche la volontà di Miller di giocarsi la sua ultima carta.

"Da grande farò il pompiere Navy Seals!"
Ovvero Clark che lascia la scuola per arruolarsi nella marina militare (Maverick scansati, sta per arrivare uno che vola più veloce di te), anche se la scena finale in cui Clark legge la dedica di Lana a notevole distanza, mentre è sul bus che lo porterà verso la sua nuova vita militare, è un finale quasi romantico per un duro come Miller. Non ho ben capito perché la signora Kent solo a questo punto della storia debba decidere di tirare fuori il celebre (ma mostrato pochissimo) costume di Superman, da infilare a tradimento nello zaino del figlio, forse non aveva la solita sciarpa di lana da regalargli.

LIBRO DUE

Il secondo libro inizia con la scena del taglio dei capelli, molto alla “Full Metal Jacket” (1988) malgrado i capelli di Clark, piuttosto robusti da accorciare. Per diventare un Navy Seals il ragazzone di campagna lavora duro, cioè fa finta di lavorare duro, anche qui deve trattenersi per non far fare brutta figura a tutto il suo plotone, mentre Miller ci dà dentro con le sue solite staffilate fatte a forma di prosa che parlano di onore, dando fondo a tutte le sue fantasia da elettore di destra.

Ma Clark è distratto, perché gli allenamenti non lo impensieriscono e il suo (super) sguardo è rivolto verso il mare, anzi, verso le sirene che nuotano sott’acqua. Sarà una metafora del fatto che durante la vita militare le donne sono una Chimera? No no, ci sono proprio le sirene all’largo dell’oceano!
Una sbarbina non la voglio perché / Solo il fucile porterò con me.
Lo sa anche il sergente istruttore di Clark che una volta ne ha intravista una durante un’immersione rimanendone folgorato, dando così la motivazione che mancava al nostro futuro Azzurrone per esplorare le profondità oceaniche. Tanto se può respirare nello spazio, farlo sott'acqua non è un problema, ed è proprio qui che incontra Daryl Hannah Lori, una delle figlie di Poseidone, e con tanto di immancabile posa Cristologica, Clark aiuta a ricostruire la devastata città di Atlantide. Dopo aver visto un mondo distrutto, non può restare con le mani in mano davanti ad un altro a pezzi, non so come gli sia venuto a Miller di ficcare le sirene in una storia di Navy Seals, ma la frase ad effetto è abbastanza cazzuta, da convincermi a voler capire dove andrà a parare la storia.

Aiutiamoli a casa loro! (ok la smetto, che qui arrivare a “Io sono Giorgia Frank” è un attimo)
Ora io dubito che dei cadetti dei Navy Seals, per quanto preparati, verrebbero mai mandati a gestire una pericolosa situazione in mare aperto, con pirati (evidentemente mussulmani nell’aspetto, Miller? Miller, non un altro “Holy Terror” eh?) e degli ostaggi in pericolo, ma nessuno è più vicino di loro per intervenire e qui Clark, che non si era fatto il minimo problema a spezzare braccia e gambe ai bulletti a scuola, non vuole far fuori i terroristi, quindi pur di non uccidere nessuno tiene tra le mani una granata evitando una strage, ma anche rivelando i suoi poteri.

L’esercito appena scopre di avere un soldato indistruttibile come reagisce? Lo caccia dalla marina (ma perché?!?) con disonore sì, ma con il rispetto dei suoi compagni guadagnato sul campo. “Semper Fortis” lo salutano tutti, mentre il suo sergente ha capito, questo ragazzo non deve dare fuoco al mondo, il mondo è già in fiamme, lui dovrà spegnere l’incendio. Dannato Miller, puoi scrivere le peggio menate ma ti salvi sempre con una frase ad effetto.

In fondo al mar, In fondo al mar / Senza Kryptonite la vita è sempre dolce così.
A questo punto Clark è libero di indossare il costume che sua madre gli aveva nascosto nello zaino (e che veste perfetto con la sua taglia da adulto, anche se quando è partito era un bambino, eh vabbè) e tornare sotto sotto il mare, dove non ci sono più nemici (solo crostacei amici). La bella sirena Lori lo attende ma suo padre gelosissimo non vuole un immigrato clandestino come genero, quindi chiude i porti? No, gli scatena addosso il Kraken, ed è qui che dopo quasi due libri interi, i disegni di John Romita Junior iniziano ad avere un senso.

Liberate il Kraken! (era una vita che sognavo di dirlo)
Perché il figliolo di cotanto padre, non se la caverà a disegnare i ragazzini e le scene di massa, ma quando ha un solo personaggio con cui riempire la tavole, è ancora uno dei migliori disegnatori in circolazione. La lotta “nel ventre della bestia” prima con il Kraken, e poi con la madre del Kraken (uguale, ma grande il doppio) permette a Superman e a Romita di scatenarsi in tutta la loro potenza. Il sospetto alla fine del secondo libro è che Miller, si sia messo in testa di fare qualcosa tipo le dodici fatiche di Asterix Ercole Superman, il che sarebbe perfettamente nelle sue corde considerando i trascorsi creativi dell'autore, e forse sarebbe meglio per le matita di Romita.

LIBRO TRE

Il terzo libro è quello con più eventi di tutti gli altri messi insieme, e forse anche quello che mi è piaciuto di meno. Lois Lane con un sottomarino (probabilmente prestato da James Cameron) entra in scena alla ricerca di questo fantomatico eroe di cui qualcuno parla, Il nostro Azzurrone la salva perché è abbastanza chiaro che una che per mestiere scrive articoli, non sia proprio abilissima a pilotare un sottomarino.

“Ho una tastiera, sono una giornalista”, “Ho un pigiama, sono Superman”
Sulla terra ferma Big Blue spazza via un gruppo di militari venuti a catturarlo ma senza ferirli, a quel punto il prossimo passo è per forza quello di andare a Metropolis, dove il nostro Azzurrone può far crescere il suo mito e permettere a Romita Junior di disegnare un po’ di tavole con Superman nel pieno della sua potenza, impegnato a salvare degli innocenti.

Nessuno disegna la pioggia come Romita Jr.
Trattandosi di un boy scout però, Big Blue finisce subito tra le spire di Lex Luthor, politico locale ben intenzionato a sfruttare la popolarità dell’eroe per la sua campagna politica. Un modo piuttosto frettoloso di Miller di farci vedere i semi dell’eroe che un giorno diventerà il cagnolino del presidente degli Stati Uniti d’America.

Ovviamente Luthor è in combutta con il Joker (che compare in ben due vignette, due!), insieme per organizzare un piano dinamitardo con cui accusare un certo pipistrello di Gotham, un tipo tosto dai modi rudi che potrebbe diventare un problema per Luthor, meglio eliminarlo subito scagliandogli addosso una divinità in pigiama proveniente da Krypton.

Ancora tu (ma non dovevamo vederci più).
Qui Miller si cita addosso come suo solito, non solo Batman utilizza ancora l’espressione «Infondere terrore. La parte migliore del lavoro» che è il marchio di fabbrica di Miller sul personaggio, ma lo scontro tra Batman e Superman non può che ricordare quello di Il ritorno del cavaliere oscuro, peccato che sia statico da morire, ma soprattutto… Brevissimo!

“Smettetela”, “Minchia Gal Gadot!”, “Oh cacchio Lynda Carter!”
Già perché dal nulla arriva Wonder Woman ad interrompere la litigata tra bambini, facendo confessare Luthor legato con il suo lazo. Se vi sembrava frettolosa l’entrata in scena di Gal Gadot in Batman v Superman, Miller è riuscito a fare di meglio.

Il tutto si risolve con Wonder Woman con l’ormone già scalciante, che da Superman riesce ad ottenere giusto un bacetto (sulla fronte), perché Azzurrone dopo aver sentito parlare della città di Kandor, vola nello spazio pronto ad affrontare Brainiac. Un finale che definire anti climatico sarebbe riduttivo, e che serve fondamentalmente a ricongiungersi con le trame del terzo capitolo del cavaliere oscuro, ovvero “Razza suprema” (a breve su queste Bare).

Non al primo appuntamento. Almeno portalo a cena fuori prima, o al cinema magari.
In conclusione
“Superman - Anno uno” non farà la storia come il suo quasi omonimo dedicato a Batman, se siete proprio interessati ad avere tutti i fumetti di Miller, in particolare quelli legati al filone del suo cavaliere oscuro, potrebbe interessarvi, ma non me la sento di consigliarlo nemmeno a chi come me, fosse più attratto dai disegni di Romita Junior, che mostra il suo vero talento solo a tratti.

Purtroppo nei paragoni diretti “Superman - Anno uno” che in tutto ricorda “Daredevil - l’uomo senza paura”, non ha la stessa efficacia, risulta comunque una storia troppo legata ad altri lavori di Miller per essere una lettura interessante anche per i nuovi lettori. Una cosa di buono però l’ha fatta, mi ha permesso di superare il mio trauma di vedere John Romita Junior disegnare Superman, ora potrò dire che con questi occhi, questi!! Ho visto davvero di tutto.

Intanto vi ricordo il Super-speciale della Bara Volante!

20 commenti:

  1. Aspetto il post su L' UOMO SENZA PAURA, avendolo letto.
    Nel frattempo...mi consiglieresti qualche bella storia su Superman che possa leggere anche un ignorantone in materia come il sottoscritto?
    Diciamo che il campo dove me la cavo meno peggio e' la Marvel. Della DC so poco o niente.
    Pensavo a qualche storia fruibile a se', senza necessariamente conoscere tutti i retroscena.
    Anche se Superman non l'ho mai digerito piu' di tanto.
    Troppo perfettino, troppo precisino.
    Andiamo...a chi puo' piacere Superman?
    A noi ci piace Batman, ci piace.
    E infatti le uniche storie dove ho letto di Superman avevano Batman come protagonista.
    Per lo stesso motivo per cui adoravo Devil.
    Quel che sanno fare, lo sanno fare solo grazie al duro allenamento.
    Due mortali in due mondi popolati da Dei. Per questo li trovo affascinanti.

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    1. Sarà per quello che sono i personaggi che a Miller vengono meglio? ;-) Avrei dovuto scrivere "L'uomo senza paura" prima, ma ho avuto un po' di casini e alla fine ho dato priorità a questo post, ma arriverà stanne certo. A costo di essere banale, ti consiglio il Superman di Alan Moore perché va al cuore del personaggio, e non è facile scriverne una bella storia quando hai per le mani una specie di divinità. Cheers!

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    2. Thanks.
      Lo recuperero'!

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    3. De nada, sono qui per questo ;-) Cheers

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    4. Per un lettore occasionale, io ti consiglio All Star Superman di Morrison. Non è il mio Superman preferito ma è una storia a sé, per tutti e scritta coi controcoglioni 😉

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    5. Ecco quella manca anche a me, con tutto che la coppia Grant Morrison e Frank Quitely mi piace molto di solito, rimedierò ;-) Cheers!

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  2. Tre sono gli Indiana Jones come tre sono i Guerre Stellari (perché Star Wars è un'altra cosa).
    D'altronde 3 è il numero perfetto

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  3. Io sono curioso del potere aggiuntivo di superman conferitogli dopo la cura romita: quell'icona non l'hai chiusa :p

    Nathan

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    1. Era relativa ai disegni di Romita, ma il potere aggiuntivo, da quanto ho capito (non ho letto la serie regolare scritta da Geoff Johns) si chiama "Super-flare" trovi tutto qui. Cheers!

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  4. A me non piaceva per niente sul Superman New 52, pareva che un esattore gli avesse preso a mazzate la mano con cui disegna, magari per debiti di gioco. Non c'entrava nulla col Romita Jr. che mi aveva fatto innamorare sulle pagine dell'Uomo Ragno (il mio secondo disegnatore preferito del Ragno, subito dopo Bagley). O forse era sempre lui ma inadatto per l'Azzurrone.
    Qui l'ho trovato decisamente migliorato anche se, come hai fatto notare anche tu, i capoccioni dei bambini (nani?) sono stati la prima cosa brutta che mi è saltata all'occhio. Dici bene alla fine, alterna la sua vera bravura a momenti di amnesia.

    Il bambino venuto da Arcore è davvero raccapricciante! 😱😂

    Non posso aggiungere nulla sulla storia perché ho letto solo le prime 20 pagine circa del primo numero. Troppe didascalie che mi hanno annoiato presto. Prima o poi lo riprenderò in mano. Più poi che prima!


    p.s. su un post di Lucius ho scoperto che sei esperto di Daredevil. Urge una tua consulenza qui da me (ovviamente se ti va e quando hai tempo, si parla del Devil di Bendis 😉).

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    1. Bagley resta il mio ragno disegnatore del cuore, Jr. Jr. arriva dopo, cinque alto! ;-) Ho letto solo questo fumetto disegnato da lui, ma ho visto alcune tavole e davvero sembrava inseguito dai creditori, lavori degni delle sue ultime frettolose tavole alla Marvel (tipo AVX). Sono un lettore del Diavolo Rosso da boh, il 1995 o giù di lì, è uno dei miei preferiti, ci vediamo dalle tue parti ;-) Cheers!

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  5. Oddio, sto ancora ridendo all'immagine di tu che scrivi con una mano sola e con l'altra ti indichi l'orecchio! :-D
    Comunque questo post è palesemente un fake: dài, si vede benissimo che sei tu che hai disegnato le tavole che presenti, mi rifiuto di credere che John Romita jr... aspetta che lo ridico, John Romita jr... No, non un tizio con lo stesso nome, proprio John Romita jr., abbia disegnato uno gnomo sul granaio più immotivatamente lungo e falliforme del mondo, un giovane Superman paraplegico e Wonder Woman con chissà quale malattia che la costringe a pose inadatte alla vita umana. Vero che sei stato tu, VERO????
    Coi nomi dei fumetti americani non mi ci sono mai preso, ma di sicuro quando da ragazzo compravo "Il Punitore" in edicola e aveva quei disegni che oggi so essere di John Romita jr. il sangue circolava meglio nelle vene. Quando poi ai testi c'era pure Chuck Dixon, allora sì che ci scattava la lacrimuccia di contentezza.
    Ecco perché non credo che i disegni mostrati siano di Romita jr.... vero? VERO????

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    1. Non dirlo a nessuno, ma ho inserito il Punitore del vero Romita Junior all'inizio per distrarre, poi il resto è stato fatto tutto da me, con una mano sola, con l'altra mi stavo indicando l'orecchio ;-) Ancora oggi ogni tanto mi sfoglio le tavole del Punitore di Dixon solo per rifarmi gli occhi (storia vera) bei tempi davvero, bei tempi andati purtroppo. Cheers!

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  6. Carabara, tante zucche tante pareri, of course, ma mi permetto di condividere una riflessione su personaggi come Kal-El e Bruce Wayne. Supes è un americano del New Deal nato per errore molto lontano. Salva il gattino dall'albero ed impedisce a Luthor di lanciare la California in mare e non mente mai perché sono le cose giuste da fare e farle è + semplice che non farle e dopo ci si sente meglio. Qualcosa del genere muove il Mickey Mouse di Gottfredson ed il Topolino di Scarpa. Difficile da scrivere ed infatti anche autori rodati pescano in circostanze accessorie come il fatto che sia un alieno di un pianeta che non è più che non vuole la tragedia di ripeta, ma si tratta di mestiere e di moventi trasparenti e non brillanti. Il senso del concept e che chiunque può essere Kal-El, anche il tizio cogli occhialoni, goffo e timido. Bats è al contrario semplice nella definizione: un bimbo traumatizzato che pretende i malvagi provino la paura che ha provato quella notte in quel vicolo. Nel team-up con Castle di cui riproduci un fotogramma, Joker riflette sul fatto che a Bats deve essere successo qualcosa di traumatico da bambino e questo spiega tutti i suoi gadgets /giocattoli.
    Se fossi riammesso alla corte di Mamma DC - secondo me la combo di Swamp Thing e la Piccola Bottega degli Orrori era una buona idea - sceglierei le nuove leve tra quelli che propongono storie interessanti di Supes.

    Sono un fan di JRJR da tanto e mi spiace che Mamma DC abbia bocciato il suo " naso italiano " per Supes e spero che possa tornare a lavorare su cose stilizzate e senza tanto spandex. Uno Starbrand per il 21 secolo. Qualcosa come la storia di un minatore figlio di minatori che non vede altro orizzonte ed è incavolato con i prez USA prima di Trump perché lo hanno trattato come fosse un drone stealth e che diventa il ricettacolo di una istruzione in codice sepolta da qualche parte in profondità da millenni e che lo guida in un viaggio negli stati mentali del multiverso . Miniserie di dodici. Ciao ciao

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    1. Vero, ma peno che la visione di Miller del personaggio qui abbia influito molto, parliamo di quello che diventerà il cane da guardia del presidente («Il presidente di che?» cit.) salvo poi “addolcirsi” nel seguiti del Cavaliere Oscuro, però concordo in pieno, resta un personaggio moooooolto complicato da scrivere. Starbrand firmato dal Jr.Jr. dei tempi migliori, tanta bella roba, ma mi sarei accontentato di vederlo disegnare Doc Strange, la serie che voleva fare lui, prima di divorziare definitivamente da mamma Marvel (storia vera). Ironia della sorte, poco dopo Stefano Strano è assorto alla notorietà anche grazie al film, e la serie solista su di lui è arrivata davvero, ma Romita Junior ormai era già su Krypton. Cheers!

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  7. Strana ( ahahah ) coincidenza: negli anni ottanta poco prima di esordire su DD, FM avrebbe dovuto disegnare Doc Strange. Sugli albi del tempo erano state pubblicate pure immagini promozionali da cui si evinceva che la Casa delle Idee credesse molto nel talento del giovane cartoonist. Poi FM fu dirottato su Scavezzacollo che all'inizio voleva scrivere come una commedia ( ! ) 15 anni prima del ciclo di Karl Kesel e 30 anni prima di quello di Waid. So goes life.

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    1. Miller uno molto avvezzo alla commedia ;-) Per fortuna si è ricordato di Spirit di Will Eisner. Cheers!

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  8. Good Job ������ Cassidy.

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