venerdì 8 novembre 2019

Spy Game (2001): I tre giorni del Tony

Chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù e quando muore va in un posto dove non è concesso vedere i film di Tony… Lo Scott giusto!
Non so voi, ma io tendo ad essere un tipo un po’ abitudinario, uno di quelli "se non è rotto non provare ad aggiustarlo". Se trovo un ristorante che mi piace ci torno, un modello di scarpe comode ne compro più paia, robe così. Non ho avuto la fortuna di conoscere Tony Scott, ma dall’andamento del suo cinema, sembra che anche lui fosse un po’ così.

Top Gun funziona? Facciamone un altro con le auto da corsa. Affidarsi ad una grande sceneggiatura funziona? Facciamolo ancora. Di sicuro a quello giusto e proletario della famiglia Scott piacevano i thriller di spionaggio degli anni ’70, con Nemico Pubblico ha preso “La conversazione” (1974) di Francis Ford Coppola portandola nel nuovo millennio, ha funzionato? Facciamolo ancora.

Un po’ di immagini prese dai titoli di testa, come da tradizione della rubrica.
Il modello di riferimento, questa volta, diventa “I tre giorni del Condor” (1975) diretto da Sydney Pollack ed interpretato dal suo attore feticcio, Robert Redford. Ma giochiamo per un momento al giochino dei sei gradi di separazione. Tony Scott vorrebbe lavorare con Robert Ford Rossa e chiudere il cerchio con il film di Pollack, primo grado. Redford ha diretto Brad Pitt in “In mezzo scorre il fiume” (1992) e da allora sono in buoni rapporti, oltre a sembrare padre e figlio, secondo grado. Anche Scott ha diretto Brad Pitt in Una vita al massimo, lo avrebbe voluto anche in Allarme Rosso e i due sono in cerca di un soggetto per tornare a lavorare insieme, terzo grado. Insomma: non ci si arriva nemmeno a sei gradi di separazione, perché tanto la sceneggiatura di “Spy Game” scritta da Michael Frost Beckner e David Arata mette tutti d’accordo.

Ora, “I tre giorni del Condor” è un capolavoro per diverse ragioni – non ultima la scena in cui Roberto Ford Rossa torna in ufficio e trova tutti i colleghi morti. Quanto vorrei capitasse anche a me, ma con la mia fortuna, sarei tra i cadaveri – tra cui il bel romanzo da cui era tratto a fare da solida base, “I sei giorni del Condor” di James Grady. Se volete sapere che fine abbiano fatto i tre giorni mancanti, chiedete al Condor.

Call of duty: Tony Scott edition.
Il lavoro di Michael Frost Beckner (quello del classico “One Shot One Kill” con Tom Berenger e dei suoi infiniti seguiti. Questo spiega perché Brad Pitt in questo film faccia il cecchino ) e David Arata non ha la stessa solidità del romanzo di Grady. La storia si prende tutti i suoi 126 minuti per arrivare ad un finale molto coinvolgente, ma il minutaggio si avverte tutto e la coppia composta da “papà” Robert e il suo quasi identico figliolo Brad, anche se ha tutto per mandare in sala almeno due (se non tre) generazioni di spettatrici, pur facendo un ottimo lavoro non si traduce in un duello di talento come quello messo su da Denzel e Gene. Poco male, la storia ha altri intenti e anche il suo regista, perché Tony Scott qui dirige con il coltello tra i denti.

...con il coltello tra i denti, però in pantaloncini (il caldo è una brutta bestia)
Nella primissima scena, Tom Bishop (Brad Pitt) si finge prima dottore e poi morto per infiltrarsi in una prigione cinese, distribuendo gomme da masticare per coprire il suo passaggio e completare la missione, ma beccato diventa l’agnello da sacrificare per l’agenzia. La CIA ha intenzione di negare ogni coinvolgimento lasciando Bishop al suo destino, dettaglio che a Nathan Muir (Roberto Ford Rossa) non va tanto giù, lui Bishop lo ha selezionato ed addestrato per essere il suo sostituto, la sua versione 2.0, lo ha reso lui la spia che è oggi e anche se dopo trent’anni di lavoro alla CIA sta per andare finalmente in pensione a godersi le Bahamas, quest’ultima porcata non la vuole assecondare. Inizia operazione “cena fuori”, una missione ombra per recuperare Bishop, approvata e sostenuta dalla CIA, senza che la CIA ne sappia nulla.

“Perché Tony ha fatto indossare il berretto da Baseball a tutti tranne che a te?”, “Quando arriverai alla mia età ti spiegherò il segreto”
In Nemico Pubblico, lo Scott giusto prendeva Gene Hackman facendolo idealmente tornare ad interpretare la versione anziana del suo personaggio di “La conversazione” e nel frattempo dava una bella spallata alla regia e alla post produzione digitale, concentrandosi sulla messa in scena al fulmicotone qui, lo fa un’altra volta. Nathan Muir potrebbe essere il protagonista di “I tre giorni del Condor” dopo una vita passata alla CIA, uno talmente affidabile che in un trionfo dell’analogico sul digitale, anche gli alti vertici preferiscono consultare i suoi vecchi archivi cartacei e sentire il racconto degli eventi dalla sua testimonianza, piuttosto che metterci ore per avere le stesse informazioni dal computer. Una forzatura della trama? Forse, ma quanti colleghi avete al lavoro che piuttosto di farselo da soli, vengono da voi a chiedervelo perché sanno di poter dormire tra due guanciali? Poi chiedetevi perché mi piace tanto il film di Sydney Pollack.

“Spy Game”, attraverso il racconto di Muir sull’agente Bishop, si divide così in tre tronconi netti e distinti: arruolamento, addestramento ed ideale passaggio di consegne con il nuovo agente. Ognuno di questi ambientato in tre momenti storici diversi e su tre fronti belli caldi.

S'inizia in Vietnam nel 1975, con Brad Pitt giovane cecchino con “Mullet” alla Don Johnson per sembrare più giovane e Robert Redford con basettone, occhiali da sole e berretto da baseball (la divisa ufficiale dei personaggi di Tony Scott) illuminato da fotografia color seppia, per mascherare qualche ruga di Roberto e far pensare alle vecchie foto del ‘Nam.

“Una volta mi sono trovato in una situazione così con un altro biondo di nome Paul. Non è finita benissimo”
Alternando momenti in cui Muir parla al suo pubblico, raccontando un po’ alla “Rashomon” (1950) la sua versione dei fatti, si passa alla Germania ancora divisa dal muro, in cui Muir comincia ufficialmente ad insegnare a Bishop tutto quello che sa del lavoro della spia, da trucchi semplici come portarsi sempre dietro gomme da masticare, coltellino svizzero e un sorriso, oppure cosette più complicate del tipo: conosci qualcuno in quel palazzo? No? Bene, voglio vederti affacciato ad una di quelle finestre entro cinque minuti. Che può sembrare una trovata hollywoodiana, ma in realtà fa parte dell’addestramento base degli agenti del Mossad (storia vera).

L’ultima parte è quella, forse, più difficile da mandare giù, perché coinvolge i sentimenti di Bishop che perde la testa per Catherine McCormack (che aveva già fatto lo stesso effetto a William Wallace, nel 1995 in “Braveheart”), un massacro emotivo per tutti i personaggi e parte del pubblico che si svolge in uno dei posti più martoriati del pianeta: la Beirut degli anni ’80.

William Wallace per questa qui ha fatto un macello, quindi non sottovalutatela.
“Spy Game” è un film parlato, anzi è tutto basato sui dialoghi, sui dialoghi e sui trucchi di Muir, uno che il sistema lo conosce dal suo interno e se Allarme Rosso metteva in dubbio le procedure, “Spy Game” conferma che se sai come funziona il gioco, puoi trovare le lacune per infilarti. Muir è uno di quelli che fa, quindi sa come si fanno le cose, infatti riesce a farla letteralmente sotto il naso dei capi della CIA, organizzando con trucchi da spia, contatti coltivati in anni di esperienza e trovate orgogliosamente analogiche (lo scambio delle tue scansioni satellitari), una missione per salvare il suo protetto e sostituto. Se in tutto questo volete vederci la vecchia Hollywood di Robert Redford che si garantisce la pensione preservando la carriera del suo ideale sostituto Brad Pitt, siete liberi di farlo, io preferisco concentrarmi sul lavoro dello Scott giusto.

"No, io sono tuo padre", "Devi fare la voce più roca e respirare a fatica, così non sembri Darth Vader"
Per assurdo, Tony nelle scene d’azione sembra alzare il piede dal pedale, l’inseguimento in auto tra i vicoli di Beirut, ad esempio, è ottimo, ma quasi “normale” rispetto al resto del film e al netto del fatto che proprio nella porzione ambientata a Beirut, quello giusto della famiglia Scott dirige l’esplosione di un palazzo in maniera colossale, non solo perché l’esplosione in sé resta notevole da vedere sul grande schermo, ma perché è un momento drammatico di cui la storia ha bisogno e Tony le concede il massimo risalto.

Quello che è veramente fulminante di “Spy Game” è il modo di girare le scene all’aperto di Tony Scott: primo piano, stacco, inquadratura sull’auto di Redford che prosegue lungo un ponte, stacco, inquadratura sul palazzo della CIA, tutto così. Se Muir è orgogliosamente analogico nel fare il suo lavoro, Tony Scott ha abbracciato l’era digitale (e in particolare la post produzione) in pieno considerate la lunghezza media delle inquadrature di questo film, è attorno ai 2,7 secondi di media, per darvi un modello di confronto, Michael Bay (che sta a Tony come Bishop a Muir) è accusato di far venire a tutti l’epilessia quando attesta le sue inquadrature sulle media di 3 secondi.

Dicono che guardo solo film con le esplosioni, visto? Stanno seduti e parlano.
“Spy Game” è un film meno frenetico di Nemico Pubblico, perché nelle scene d’interni si prende il suo tempo per dare spazio al racconto di Robert Redford, oppure alla storia d’amore con Catherine McCormack, ma dal punto di vista della regia è un attacco frontale alle sinapsi dello spettatore. La scena in Germania (dove Muir e Bishop dialogano sul tetto di un palazzo), di fatto è un dialogo normalissimo che la Universal, per risparmiare, avrebbe voluto girare in interni, Tony insistette inutilmente per avere un elicottero a noleggio pur di girarla all’aperto, alla fine l’elicottero se lo è pagato di tasca sua (storia vera), ma ditemi che non è la scena migliore di tutto il film, anzi, forse è la scena simbolo di “Spy Game”.

L’urgenza della storia, la corsa contro il tempo per organizzare l’operazione “cena fuori” con ogni mezzo (anche distraendo i finanziatori cinesi durante la trattativa, facendo guardare loro un episodio di “Baywatch”) è resa alla grande dalla regia dello Scott giusto, anche se un film che va al triplo della velocità di Nemico Pubblico, sembra procedere due volte più lento, perché non hai un protagonista che scappa e si arrampica sui balconi di un Hotel, ma persone sedute intorno ad un tavolo a parlare di qualcuno che è chiuso in una prigione, il massimo della staticità possibile, insomma.

Una foto per le lettrici della Bara Volante (tutte e quattro)
Insieme ai berretti da baseball, gli occhiali da sole (cosa fa Robert Redford a missione completata? Inforca i Ray-Ban con un primissimo piano sugli occhi) e l’estetica curata ottenuta grazie ad un talento sopraffino, l’altro grande filo rosso che lega tutti i film di quello giusto della famiglia Scott resta la corsa contro il tempo, anzi nei titoli dal 2000 in poi è quasi impossibile non notarlo. La sfortuna è stata che un film che parla di spie e un po’ critica la CIA, sia uscito negli Stati Uniti nel novembre del 2001, un momento storico in cui l’aria era parecchio pesante e parlare male degli U.S.A.! U.S.A.! U.S.A.! Non era popolarissimo, anche perché il film è andato bene, ma non benissimo (140 milioni raccolti nel mondo, al netto di 115 spesi per realizzarlo), un po’ come accaduto a “Black Hawk Down” (2001) il film diretto dal fratello di Tony che ha in comune anche la dedica finale alla memoria di Elizabeth Jean Scott, mamma Scott venuta a mancare proprio quell’anno.

Insomma: “Spy Game” è un gioiellino di tecnica a cui voglio più bene di testa che di pancia, anche se l’ultima scena è fantastica, l’ennesima conferma del talento di narratore di Tony, la conclusione di operazione “cena fuori” è capace di coinvolgere anche l’ultimo degli spettaori distratti. Inoltre, ancora una volta, quello giusto di casa Scott ha saputo guardare un po’ più avanti nel futuro, passano gli anni e Brad Pitt si sta progressivamente trasformando in Robert Redford, Tony è stato il primo a mettere in chiaro la “parentela”. A proposito di parenti, adesso arriva l’ormai tradizionale schemino della “Scottitudine”, mentre la prossima settimana arriva un'altra bomba firmata dal nostro Tony, ma se fossi in voi resterei nei paraggi tra oggi e domani, potrebbero esserci tante altre cosette firmate dallo Scott giusto di vostro interesse. Consideratevi avvisati!

“Certo che puoi venire a cena anche tu Cassidy. Porta il gelato, al pistacchio per me grazie”
Spy Game (2001)
Se lo avesse diretto Ridley?
Molti starebbero con il dito puntato a sottolineare ogni grande inquadratura ed ogni impeccabile stacco di montaggio, inoltre ci toccherebbe sorbirci un pippone sulla continuità generazionale tra Roberto Ford Rossa e Brad Pitt, invece lo ha diretto Tony, quindi lo si ricorda quasi solo per i due “biondi”.

Nel paragone diretto, resta comunque molto meglio di:
Nessuna verità (2008)
La coppia Redford/Pitt batte in risultati e attrattiva per il pubblico quella composta da un DiCaprio scatenato e un Russell Crowe sottotono. Sulla regia non entro nemmeno nel merito, piuttosto qualcuno si ricorda di cosa parla “Nessuna verità”? Qualcuno di quelli che sono riusciti a rimanere svegli durante il film intendo. Almeno uno dei due, niente?

Risultato parziale dopo l’undicesimo Round:
Tony va a giocare nel campo da gioco del fratello con un film sulla carta più suo e non solo gioca meglio, ma vince anche, succede quando sei lo Scott giusto!

24 commenti:

  1. Ecco, di questo ho visto giusto qualche spezzone qua e la'.
    Ed ora diventa un altro da recuperare il prima possibile.
    Intanto ieri mi e' arrivato Nemico Pubblico, cosi' me lo sparo la prossima settimana.
    Film volutamente sottotono, ma d'altra parte non e' un action. Anche se qualche scena spaccatutto non manca.
    E' un film di SPIONAGGIO.
    Quanti anni e' che non sentivo piu' questo termine?
    Una volta esisteva il genere apposito. Leggevi le guide tv e trovavi FILM - SPIONAGGIO.
    Un po' come il protagonista. Uno dei due, almeno.
    Vecchio, analogico, desueto. Ma che ha tutti gli agganci giusti, sa a chi deve andare a rompere i coglioni e conosce tutti i trucchi.
    Inutile girarci attorno: nessuno sa fare il mestiere come lui.
    In certi campi...conta L' ESPERIENZA. Quella che ti fai dopo trenta, quarant'anni che operi.
    Un po' come il vecchio elettricista in fabbrica da me, o il mio vecchio compagno di RSU (che riposi in pace).
    Il primo e' in pensione, ma quando scoppiano i casini belli grossi lo richiamano al volo, visto che ha dato la disponibilita'. E il secondo...quando parlava lui, l'amministrazione lo stava a sentire. A te non ti si filavano proprio. Se aprivi bocca dicevano che era il condizionatore a fare rumore.
    Insomma...non sempre per liberare uno si puo' ricorrere all'irruzione di un commando armato. Se poi ci sono di mezzo la situazione politica internazionale, ed equilobri delicatissimi...occorre la diplomazia.
    Occorrono trattative, scambi di favori, persino ricatti. E bisogna sedersi attorno ad un tavolo.
    Specie a Beirut, che a quei tempi (ma anche pra:) era l'equivalente di Berlino o Istanbul ai tempi della guerra fredda. Vi confluivano spie da ogni parte del globo. Su due cittadini uno era una spia.
    Forse all'uscita lo hanno mal digerito proprio per i postumi dell'11 Settembre. Ma visto che di PORCATE si tratta...allora ci sta. Perche' quella e' stata la peggior porcata degli ultimi vent'anni, con tutto quello che e' venuto dietro.
    Agli yankee da' fastidio sentirselo dire? Peggio per loro. Ma prima o poi dovranno fare i conti. Peccato che quando uno glielo presenta, il conto, ci finisce di mezzo sempre gente innocente.
    Comunque e'curioso. Redford ha sempre fatto drammoni e film di denuncia (Brubaker), poi ad un certo punto si e' buttato sull'azione. Soprattutto a fine carriera. Magari voleva solo dimostrare che poteva farli pure lui.
    Ma sostanzialmente non esiste attore piu' democratico di lui. Ma diresti che ad un certo punto ha preso una piega quasi repubblicana.
    Il TONY non lo ritengo progressista, tutt'altro. Perche' qui ti fa vedere cosa succede quando un conservatore decide di criticare l'operato di un governo composto dal suo stesso schieramento.
    E cioe' che quando tutti i lecchini, gli incapaci e i raccomandati falliscono (e quando scoppiano i casini grossi non possono che fallire, perche' non sono all'altezza) devi chiamare la vecchia guardia.
    Gente che ne sa. Gente con le palle.
    Come il nostro TONY.
    Alle volte penso che se dovessi andare in pellegrinaggio sulla sua tomba mi raccatterebbero la mattina dopo seduto davanti e sbronzo fradicio, sotto una pioggia a catinelle mentre gli urlo CAZZO!! MA PERCHE' HAI DOVUTO MORIRE, EH?
    Molto Hallenbeck - style. Davvero.

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    1. “Nemico Pubblico” e “Spy Game” sono i due film più politici dello Scott giusto, proprio perché chiaramente ispirati a quel cinema di spionaggio degli anni ’70 che purtroppo è andato (come gli anni ’70), due film quasi da Democratico, per uno che comunque ha fatto due film sulla marina americana (“Top Gun” e “Allarme Rosso”) che non hanno proprio l’aria di film Democratici, anche se il secondo… vabbè in ogni caso la posizione politica dei registi mi interessa pochissimo, mi sta a cuore il loro cinema, infatti li apprezzo tutti per questo motivo ;-)

      Resta il fatto che lo Scott giusto manca, anche perché sfornava una serie di film (sto pensando ai suoi titoli dal 2000 in poi) che facevano genere a se, prima che l’era delle super calzamaglie monopolizzasse tutto. Cheers!

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    2. "E' un film di SPIONAGGIO.
      Quanti anni e' che non sentivo piu' questo termine?
      Una volta esisteva il genere apposito. Leggevi le guide tv e trovavi FILM - SPIONAGGIO."

      Eh, eh! Vero! Comunque da noi, forse per la coppia, andò bene.

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    3. Se penso alle categori che assegna Netflix ai film sul suo catalogo mi viene da ridere. Gli ultimi film di Tony ad esclusione di uno, facevano numeri più che dignitosi, senza spaccare botteghini. Cheers!

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    4. Ciao Cass (e Red),
      film molto intenso, quasi "intimista" per il nostro TONY ma mi piace assai, molto più di Nemico Pubblico, se posso permettermi. Soprattutto il rapporto tra Rob e Mini-Rob (un Pitt più ispirato del solito) mi piace tanto, c'è quel senso di rispetto reciproco, quell'affetto senza essere melenso, quella sintonia che si ha tra persone simili anche se lontane per età ed estrazione (ma in questo caso bisognerebbe dire estradizione, eh eh). E' un pò il rapporto che ho cercato nella vita avendo perso il papà quando ero ragazzo (scusate il momento autobiografico triste): una figura che mi facesse da mentore e mi insegnasse a stare al mondo e lo facesse senza doppi fini ma solo perché in me vedeva un pò del sé stesso giovane, per la voglia di trasmettere qualcosa di buono a un futuro uomo. Inutile dire che ora sono già passato dall'altra parte, avendo un piccolo Brovidino da crescere.
      Inoltre mi preme sottolineare come anche qui la fotografia sia particolare, polverosa, volutamente scura ma sempre riconoscibile come facente parte della filmografia del nostro TONY.
      Robert Redford giganteggia come sempre, un vero "mostro" di bravura e ancora con le sembianze di un bel signore anziano. Sarà poi questa parte (insieme a quella ne I Tre giorni del Condor) a influenzare la sua presenza in Avengers come Alexander Pierce.

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    5. Tutta quella fatica per concludere la carriera con "Old Man & the Gun" e poi due secondi in "Endgame" e i piani saltano, sfiga! Roberto Ford-Rossa intensissimo, Pitt vive di riflesso, mentre il Tony parla di amicizia maschile e rapporti padre/figlio senza scadere mai nel banale, brutto? ;-) Cheers

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    6. Non per dare patenti politiche ma Redford è sempre stato sia nei film che nella vita reale un democratico schieratissimo. Persino in un film dove interpreta un generale (the castle un gioiellino che vi consiglio) è democratico. D'altronde in uno dei suoi ultimi film copre il ruolo di un membro dei weather underground gruppo politico di estrema sinistra negli usa

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    7. Aggiungo solo Amen, grazie per la precisazione Doom2099. In "Winter Soldier" metà della svolta era proprio che da Roberto Ford Rossa, un personaggio così non te lo saresti mai aspettato, di fatto lui è quello che Clint Eastwood è per lo schieramento opposto. Cheers!

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  2. Altro film che non ricordavo fosse di Tony: questa è per me la rubrica della vergogna :-(
    "Se volete sapere che fine abbiano fatto i tre giorni mancanti, chiedete al Condor" ahahaha sono moruto! :-P Me lo sono sempre chiesto, ma non ho il coraggio di andare dal condor...

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    1. Tu immagina il giovane Cassidy, tutto in fotta dopo aver visto il capolavoro di Sidney Pollack, andare in biblioteca a chiedere “I tre giorni del Condor”, il tipo della biblioteca mi disse «Sei giorni» ed io «Tre giorni», ci ho messo un po’ a capire (storia vera). Una roba tipo «Chi gioca in prima base?», «Chi», «Chi gioca in prima base?» ;-) Cheers

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  3. E niente, per un attimo ho pensato parlassi de 'I signori della truffa' (titolo ripescato da Wikipedia) che ricordo mi piacque assai assai...
    Mi dispiace, la verità è che metà dei film dello Scott giusto lì ho pure visti a suo tempo, ma me ne ricordassi uno... Ok, in Top gun ci sono gli aerei, Giorni di tuono la stessa cosa con le auto, Revenge c'ha Costner che si fa la moglie di Quinn.... Per il resto vuoto totale...
    Mi spiace, tolto L'ultimo Boy scout (probabilmente più per merito di Shane Black) continuo a fare il tifo per l'altro Scott...
    (Mmmmmh, nel caso mi togliersi il saluto è stato un piacere leggerti Cass! ;)

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    1. Pensa che potrei dirti lo stesso di film come "American Gangster" e "Nessuna verità", per non parlare di "1492 - La conquista del paradiso" (Gérard Depardieu come Fievel, sbarca in america, il resto nebbia). "L'ultimo Boy scout" è il più grande film della storia del cinema anche per via della regia di Tony Scott, se lo avesse diretto lo stesso Shane Black (che ha esordito come regista dopo) non sarebbe stato lo stesso. Il senso di tutta la rubrica è proprio che magari uno può sentirsi più vicino a questo, oppure all'altro fratello, ma la differenza percepita tra i due non è mai esistita davvero. Poi personalmente trovo più film brutti (ma brutti proprio) nella filmografia dello Scott sbagliato ;-) Figurati, non ti toglierei mai il saluto, ma prima di risponderti ho letto il tuo commento due volte, facendo "no" con la testa (storia vera) :-P Cheers!

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    2. 1492... tra i kolossal più dimenticati!

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    3. Senza ombra di dubbio. Visto almeno tre volte e nemmeno io lo ricordo (storia vera). Cheers

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  4. Apprezzo l'esercizio zen che ti è costato rispondermi!
    Dai che alla prossima recensione de la_qualunque di Moore ci troveremo d'accordo (non ho commentato V perché a) non avevo davvero nulla da aggiungere b) mi luccicavano un po' gli occhi...

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    1. Mille grazie di cuore, ho un po' di roba a fumetti a cui dedicarmi, ma ho già il prossimo Moore da commentare sul comodino, non vedo l'ora! Cheers

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  5. Avevo la vhs, l'avrò visto una quindicina di anni fa, e credo una sola volta ma me lo ricordo praticamente tutto, qualcosa vorrà dire. E hai segnato un punto, perché Nessuna Verità lo vidi al cinema ma non me n'è rimasta traccia.
    Il dittico Pitt-Redford è ottimo, anche se è Redford il vero protagonista. Diciamo che questi sono i suoi tre giorni da condor mancanti :-)

    Io non ho mai voluto dare addosso a Ridley, ma verso Tony ho sempre avuto un affetto particolare, anche perché non ricordo uno dei suoi film che mi abbia deluso (forse Domino, anzi senza forse). Il fatto che nella parte finale della carriera collaborasse sempre con Denzel Washington mi ha tenuto la stima ancora più in alto.
    Spy game forse è il suo film più "maturo".

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    1. Nemmeno io, almeno fino a "Covenant" e alle sue assurde scelte da grande autore. Tony è sempre stato considerato quello proletario, ma per me era un appuntamento fisso il suo nuovo film ogni due o tre anni, specialmente quelli con Denzel. Con "Spy Game" è andato a prendersi una trama che ti aspetteresti dal fratello (ma lui si è preso "Black Hawk Down", quindi pari e patta, perché i due fratelli collaboravano scambiandosi anche gli attori, è solo il pubblico che li ha voluto separati ed etichettati) e per me ha fatto anche meglio. Ci sono film che zoppicano (magari anche molto) firmati da Tony, ma proprio brutti no, in questo secondo trovo più film brutti nella filmografia di Ridley. Cheers!

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  6. Uno dei miei film preferiti: rivisto qualche mese fa su Sky e lo ricordavo a memoria pezzo dopo pezzo.

    Non l'ho mai visto in originale, ma in italiano il doppiatore di Redford ha fatto faville nel coinvolgere il pubblico già a partire dai suoi cambi di tono o di enfasi: in un film così parlato, è un elemento essenziale!

    Nathan

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    1. Un film estremamente parlato, e anche statico, a cui Tony Scott e Robert Ford Rossa regalano il primo la dinamicità il secondo il carisma necessario per intortare tutti con le parole, resta un gran titolo, molto sottovalutato. Cheers!

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  7. Spy game è un film da camera (nel senso di ambiente chiuso, stanza) con una tensione che va in crescendo con il procedere della storia fino al climax finale; o almeno questo sarebbe stato in mano ad un qualsiasi altro regista che avrebbe diretto il film con mestiere. Tony Scott, invece, ha pensato bene di trasformare questa pellicola in un film da camera (intesa come macchina da presa) usando riprese aeree, primi piani, campi lunghi e montando il tutto in modo da ricreare un mosaico in cui i pezzi trovano il loro posto con lo scorrere del tempo. Il tempo: è lui il terzo protagonista nascosto che deve condividere la scena con Redford e Pitt; mentre tra i due non nasce una gara di bravura ma, piuttosto, si completano vicendevolmente in un rapporto docente/discente il tempo scorre inesorabile ed è proprio la comparsa sullo schermo dello scandire delle ore che ce lo ricorda. Il tempo è qualcosa che non basta mai e proprio in questo film tale concetto viene ribadito. E' tutta una corsa contro il tempo quella che mette in atto Robert Redford per salvare la vita a Brad Pitt; con gli inganni tipici di un navigato uomo della CIA esperto in questioni internazionali, Redford inscena, depista, ricostruisce quasi come fosse uno dei personaggi di Rashomon; ma è solo uno dei punti di vista, è una ricostruzione parziale di quella che è la realtà, in verità piena di sfaccettatture che possono essere colte solo osservando le cose da molteplici angolazioni, una ricostruzione non falsa, alla Kaiser Soze per intenderci, ma una ricostruzione che serva ad accomodare le cose per salvare una vita guadagnando tempo.
    Spy game è uscito in un momento storicamente infelice, era veramente difficile parlar male della CIA e portare alla luce complotti e trame spionistiche personali a causa di quel maledetto 11 settembre, ma Scott non calca la mano eccessivamente su questo aspetto; piuttosto lancia qualche velata critica per puntare dritto al bersaglio grosso. Forse un pò manicheo nel definire i personaggi, a parte Pitt e Redford, tutti gli altri sono appena abbozzati ma abbastanza mestierante da mettere in scena un robusto dramma che spiazza e costringe lo spettatore a mantenere alta l'attenzione proprio per il modo in cui è costruito.
    Nizortace

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    1. Sono totalmente d’accordo, Tony è sempre stato visto con un po’ di pregiudizio ed entrambi i fratelli nello stesso anno, hanno firmato due film critici sul loro Paese (d’adozione), ma la qualità con cui lo Scott giusto ha raccontato questa storia sul tempo (che scorre e che manca sempre) è micidiale, fino a fine carriera ha trattato lo stesso tempo della corsa contro il tempo, ma usando il meglio della tecnologia, molto più rivolto al futuro di tanti altri colleghi più giovani, questo bisognerebbe riconoscerlo perché è stato il suo lascito, ha preparato il cinema del futuro come Redford che si prende cura di Pitt in questo film. Cheers!

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  8. Adoro gli spy movie, adoro i protagonisti e adoro Spy Game, soprattutto la sequenza sul tetto che non sapevo essere autofinanziata da Tony Scott (lo Scott giusto). Mi è venuta voglia di rivederlo!

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    1. La scena chiave, quella simbolo del film, lo Scott giusto da grande uomo di cinema lo aveva capito, film sottovaluta, anche troppo ;-) Cheers

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