mercoledì 20 novembre 2019

Per un pugno di dollari (1964): Al cuore Sergio!

Quando un uomo con una bara volante incontra un uomo con il fucile, quello con la bara volante è un uomo morto. Vediamo se è vero, bentornati al nuovo capitolo di… Un mercoledì da Leone!
Che cos'è un film italiano? Per molti un film italiano, è uno di quelli dove due personaggi parlano dei loro problemi esistenziali per un’ora nel tinello di casa ed uno dei due personaggi è Margherita Buy. Per me, invece, un film italiano è “Per un pugno di dollari” e non ne faccio una questione di genere cinematografico, ma proprio di condizioni, premesse e risultato finale. Solo gli Italiani potevano sfornare “Per un pugno di dollari” e farlo così, di tutte le affermazioni fatte su questa pellicola leggendaria, la mia preferita resta quella del suo regista, Sergio Leone che con schiettezza (ammettiamolo, molto italiana) di questo film è arrivato a dire: «L’avemo fatto con la fame!»

Nel 1963 Sergio Leone era al lavoro su un altro peplum dopo Il colosso di Rodi, intitolato “Le aquile di Roma”, a sua detta, una specie di I magnifici sette ambientato nell’antica Roma. In quel periodo la popolarità dei “sandaloni” era in calo, a Cinecittà venivano già prodotti innumerevoli Western, ma Leone, pur amandoli, era scettico nel fare il salto da un genere all’altro, gli unici soldi che aveva visto in carriera erano arrivati per il lavoro come aiuto regista in “Sodoma e Gomorra” (1962), quindi non c’era tanto da scherzare.

"...Prepara tre casse. Ma una falla volante"
Qui i fatti e la leggenda si mescolano, perché dopo l’enorme successo di “Per un pugno di dollari” tutti hanno voluto dire la loro sulla genesi del film, quindi è stata una specie di gara in cui l’ultimo che arriva, paga il conto, almeno fino al momento in cui non sono arrivati gli avvocati giapponesi (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) al che nessuno sapeva più niente e le versioni delle persone coinvolte erano tutti contraddittorie. Tipico italiano, insomma.

Pare che Enzo Barboni abbia visto nel cinema Arlecchino di Roma La sfida del Samurai, salvo partire come un razzo a fine film dritto in braccio a Sergio Leone, lui quel film di Kurosawa lo doveva vedere per forza, perché gli sarebbe piaciuto molto. Leone segue il consiglio, il film va a vederlo il giorno dopo con la moglie Carla, ne rimane folgorato come qualunque persona sana di mente davanti al genio di Kurosawa.

A quel punto Leone consiglia il film a tutti, in particolare a Duccio Tessari e Fernando Di Leo che scriveranno con lui la sceneggiatura, o almeno parte di essa, perché nel grande polverone legale sollevato dal successo del film, Di Leo ha affermato che Leone ha scritto tutto da solo in poco meno di cinque giorni e non è difficile da credere, perché possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma “Per un pugno di dollari” è un plagio fatto e finito. La celebre massima di Pablo Picasso qui torna buona: «L'artista mediocre copia, il genio ruba!» e Leone qui a rubato come se non ci fosse un domani, come se nessuno lo stesse guardando perché tanto... Chi lo vedrà mai un film fatto con la fame?

“A proposito de magnà, laggiù ci sta un posticino dove fanno dei filetti di baccalà che sono la fine del mondo”
Eppure, il genio di Kurosawa era quello che serviva a Leone per fare il salto di qualità, per trovare la sua voce e diventare da onesto mestierante capace di gestire attori e maestranze in lavori come Il colosso di Rodi, al genietto che ha rivoluzionato (se non proprio inventato) un intero genere cinematografico. Come i disegnatori di fumetti che prima di sviluppare un loro stile personale scimmiottano, tante volte in maniera palese, i loro modelli di riferimento. Su come lo abbia fatto, però, resta lo stile tipico italiano: un enorme casino da cui non si sa bene come, qualche volta può uscire fuori qualcosa di fantastico, questa è decisamente una di quelle volte.

Per girare il film viene coinvolta la produzione della Jolly Film, ma è Leone che dopo aver lanciato il cuore oltre l’ostacolo, mette insieme i fondi trovando co-produttori spagnoli e tedeschi, questo spiega perché Marisol è interpretata dalla popolarissima attrice tedesca Marianne Koch. Armato di un pugno di dollari Lire l’unico imperativo è tenere bassi i costi, questo spiega perché la banda di gatti senza collare capitanata da Leone finisce nel deserto poco fuori Madrid a girare, il piano è quello di sfruttare costumi e set già pronti per il film sulla quale la Jolly puntava per davvero, "Le pistole non discutono" (1964) diretto da Mario Caiano, uno di quei titoli che sono diventati una nota a piè di pagina nel libro della storia del Cinema.

“Ah Clint, come niente sigaro? E che lasciamo a casa il protagonista?” (storia vera)
La sceneggiatura buttata giù di getto da Leone con ancora le immagini del film di Kurosawa nelle pupille, prende il titolo di “Il magnifico straniero” un titolo pretenzioso che verrà modificato all’ultimo con un ben più adatto (anche considerate le condizioni produttive) in “Per un pugno di dollari” (storia vera). Ma prima di partire per il deserto spagnolo, Leone riceve un'ultima dritta: ascoltarsi la colonna sonora di un altro film della Jolly, “Duello nel Texas” (1963) composta da un tale che si faceva Leo Nichols, ma che quando andava alle elementari con Leone, la maestra durante l’appello chiamava solamente Morricone, Ennio. Potreste averne sentito parlare come del più grande compositore per il cinema vivente.

Dove nasce la mia mania per i titoli di testa? Dai film di Leone, i suoi erano arte.
Quindi, nella mia testa (matta) m'immagino Leo Nichols e Bob Robertson (nome d’arte di Leone, scelto in onore del padre Roberto Roberti e per altro la prima “firma” con cui ho conosciuto Quinto Moro, storia vera in entrambi i casi) partire alla volta della Spagna canticchiando «We can fight! We can fight!». Cosa manca? Beh, robetta: a chi lo facciamo recitare questo film? Anche qui, realtà e leggenda si mescolano in uno stato di confusione permanente che solo gli Italiani possono generare.

Trovo romanticissima l’idea di Leone che cerca di far avere la sceneggiatura del suo film al suo mito Henry Fonda e poi a due dei Magnifici, James Coburn e Charles Bronson. Anche se riportata da più fonti trovo improbabile che una produzione tanto spiantata, potesse davvero ambire a tali nomi, ma essendo con il tempo tutti quanti finiti a recitare per Leone, un po’ di romanticismo lo comprendo, anche se trovo ben più sensato il fatto che il rifiuto di Rory Calhoun, protagonista di Il Colosso di Rodi, abbia lasciato Leone con un palmo di naso e senza un protagonista. Per trovare il giusto candidato, qui davvero è intervenuto un fattore tutto italiano che in uno strambo Paese a forma di scarpa definiremmo: una gran botta di culo.

Se questo non è uno dei primi piani più leggendari della storia del cinema, mi mangio il cappello.
Visto che la voce del casting aperto si era sparsa, Claudia Sartori, dipendente dell'agenzia William Morris di Roma, fece arrivare alla Jolly Film una copia di un episodio di “Rawhide” (qui da noi più noto come “Gli uomini della prateria”) in cui recitava un lungagnone che poteva andare bene a Leone. Sergio vede quel tipo e pensa che con quella sua aria pigra e addormentata sarebbe perfetto e poi con un pugno di dollari (15.000 per la nuda cronaca) possiamo convincerlo, anche perché il biondo era alla ricerca di altri ruoli fuori dal piccolo schermo. Ogni viaggio comincia con un primo passo e questo è il primo della leggenda di Clint Eastwood che, però, gli stivali indossati dal suo personaggio, deve portarseli da casa, come buona uscita da “Rawhide” (storia vera).

Il set è una discreta Babele, Eastwood non parla Italiano, Leone non parla Inglese e per parlarsi hanno bisogno di uno che faccia da traduttore, in compenso, il regista sbraita ordini in romanesco a gente che si chiama Richard Stuyvesant Mario Brega, il direttore della fotografia Jack Dalmas Massimo Dallamano e lo scenografo Charles Simons Carlo Simi. Insomma: manca uno che si faccia chiamare Cassidy e il circo poi sarebbe al completo.

“Ma poi che nome de merda è Cassidy? Si chiamasse almeno Bob Robertson, quello è un nome!”
Gian Maria Volonté che arrivava del teatro a Leone piaceva il giusto, troppo manieristico per i suoi gusti, però con quella faccia lì, che fai non te lo porti nel deserto? Mi immagino che grandi chiacchierate avrebbe potuto fare lui, militante di estrema sinistra, con Clint Eastwood, repubblicano convinto fino al midollo che, infatti, lasciava che questi Italiani casinisti litigassero gesticolando sul set tra di loro, fino al momento di girare, il resto del tempo lo passava arrotolando il suo 1,93, sul retro di una vecchia Fiat 500 scassata, dove si sparava dei gran sonnellini (storia vera).

“Cassidy, prova a fare la battuta su i quattro elefanti nella 500 e ti becchi una pallottola”
Che poi ‘sto Eastwood, a Leone non è che dicesse poi tutto questo granché, sì, aveva il piglio e la faccia giusta, ma mancava un po’ di carattere secondo il regista romano (chi? Eastwood? L’epitome del duro mancava di carattere? Oh mammasaura!) per questo Leone lo costringeva a recitare con un mezzo sigaro puzzolente in bocca, per la gioia di Eastwood, non fumatore convinto. Ma di tutta la montagna di parole scritte negli anni su questo film, quella che riassume il rapporto tra i due resta la monumentale affermazione di Leone, una specie di sfottò tra amici: «Clint Eastwood mi piace perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello». Ed ora se volete scusarmi, siccome averla finalmente potuta citare anche io in maniera ufficiale all’interno del suo contesto adeguato, è uno dei più grandi traguardi della mia vita di cinefilo e Blogger, vado un secondo ad esultare sparando in aria con i revolver come se fossi Yosemite Sam, qui i presenti attorno mi guarderanno strano, ma è un momento che va festeggiato.

“Quel vecchio pazzo di Cassidy, guarda come fa andare quelle pistole” (didascalia che andrebbe letta con questa voce nella testa) 
L’uscita nelle sale di “Per un pugno di dollari” è uno spartiacque, le sale cinematografiche italiane vengono prese letteralmente d’assalto, in qualche caso bisogna chiamare le forze dell’ordine per ristabilire l’ordine (storia vera) il piccolo film girato con la fame inizia a macinare soldi arrivando fino nel Paese del Sol Levante, laggiù sono sempre andati pazzi per i film italiani e guardavano con interesse al nascente fenomeno degli “Spaghetti Western” ed è a questo punto che io chiudo l’icona lasciata aperta lassù, come in un vecchio film con Michael Keaton, arrivano i Giapponesi e si portano dietro gli avvocati.

Akira Kurosawa fa giustamente causa a Leone per plagio e gli Italiani rispondono all’Italiana, avete presente la lucetta “Panic!” di “L’aereo più pazzo del mondo” (1980)? Si accende ed è il panico vero. Leone era convinto che la Jolly Film avesse acquistato i diritti di sfruttamento del film di Kurosawa, poi, però, cambia idea e su consiglio probabilmente dei legali, si gioca la carta della comune fonte d’ispirazione, il racconto “Piombo e sangue” (1929) di Dashiell Hammett (che sarebbe stato d’ispirazione anche per Ancora Vivo di Walter Hill, su questo vi consiglio il preziosissimo post di Lucius, uno dei miei preferiti di sempre direttamente dalla pagine del Zinefilo), ma anche un po’ della commedia di Carlo Goldoni “Arlecchino servitore di due padroni”, per tentare di dare radici italiane al suo film. Non ci crede nessuno, è un plagio fatto e finito, Kurosawa vince la causa, la Toho casa di produzione giapponese del film originale, si porta a casa una gran pacca di soldi e diritti sul remake non autorizzato, ma è una multa per eccesso di velocità, la leggenda di Sergio Leone era nata.

Che poi magari si somigliano un po’, non sono proprio uguali…
Nei quasi sessant’anni di storia di questa pellicola, tanti hanno dedicato due righe etichettando il film come “liberamente ispirato da”, ma non facciamo gli Italiani che s'impettiscono per le loro cose mettendo la testa sotto la sabbia, nel confronto diretto con La sfida del Samurai, il film di Leone va sotto bevendo dall’idrante, tra i due titoli intercorre la differenza che c’è tra il genio e l’ammiratore entusiasta armato di per l’appunto, un pugno di dollari. Quando il vecchio spiega a Toshirō Mifune la situazione del villaggio diviso tra due clan, Kurosawa sceglie una soluzione visiva, l’anziano sposta due pannelli e come spettatori, insieme al samurai Sanjuro, possiamo sbirciare la condizione del villaggio. Leone, invece, più modestamente e da buon Italiano, sceglie una soluzione “parlata”, Eastwood sale le scale e dall’alto («Le cose viste dall’alto fanno meno paura») gli viene raccontato cosa accade nel paesino di San Miguel. Su questo dettaglio vi consiglio il pezzo di Roberto Recchioni che ha illustrato il tutto con dovizia di dettagli.

…no vabbè, scherzavo Akira! Hai sempre ragione tu.
Eppure, “Per un pugno di dollari” era la scintilla di cui Leone aveva bisogno, l’ispirazione sarà anche arrivata tutta da Kurosawa, ma è con questo film che il regista romano trova il suo stile che andrà migliorando nettamente di titolo in titolo, ogni capitolo della “trilogia del Dollaro” è migliore di quello precedente, ma “Per un pugno di dollari” crea il modello, porta sporcizia, polvere, sudore, facce brutte ed epica in un genere neonato, marchiandone a fuoco l’estetica e le caratteristiche, tutti lo ricordano come il primo Spaghetti Western, vorrei ricordarlo anche come un Classido!


Per me “Per un pugno di dollari” è la quinta essenza del film italiano, perché ne conserva tutto lo spirito, i lati migliori e peggiori, sarà pure nato da un furto, ma rappresenta l’arte di arrangiarsi tipica di questo strambo Paese a forma di scarpa e dei suoi abitanti. Una caratteristiche portata da Leone agli Spaghetti Western sono gli (anti) eroi che li popolano, l’uomo senza nome (per comodità ribattezzato Joe) di Clint Eastwood è tutto tranne che il vostro eroe in scintillante armatura, ha un cappello bucato, un poncho lurido, la barba lunga e se può tirare su due soldi non si tira indietro davanti a niente. Ha tutte le caratteristiche del cattivo (e del Sanjuro originale), ma filtrate dall’italica sensibilità, un po’ furbetta, un po’ sorniona che ci ha fatti tutti amare ed odiare nel mondo, per questo film barrate pure la prima opzione.

Raccontarvi il film sarebbe inutile, ogni suo dettaglio è leggendario, di fatto, Leone ricalca tale e quale la trama di La sfida del Samurai, declinando tutto in salsa Texmex e portando elementi italiani alla storia. L’energumeno che pesta l’uomo senza nome qui è interpretato dalle mani pesanti (che possono essere fero, ma anche piuma) di Mario Brega e se Sanjuro doveva vedersela con un avversario armato meglio, qui accade lo stesso, la pistola di Clint Eastwood contro il fucile di Gian Maria Volonté.

Ladies and gentlemen, the Ramones Ramón (quasi-cit.)
Quello che rende davvero italiano questo Western (il re di tutti i generi cinematografici, quello più americano di tutti) è proprio la parlata, i dialoghi, il chiacchiericcio italico che ci contraddistingue, più voi che me, io fuori da questo blog sono monosillabico alla Eastwood. Dove Kurosawa creava il mito usando il cinema, Leone arriva allo stesso livello di leggenda usando le parole e i dialoghi che sono tanti e tutti mitici, un'abitudine che il regista romano però avrebbe affinato a meraviglia nei film successivi.

I personaggi qui hanno lo spirito burbero e satirico dello stesso Leone («Il governo messicano da una parte, il governo americano dall'altra e io in mezzo. Troppo pericoloso») altri, invece, sono quasi dei tormentoni e sicuramente lo sono diventati con il tempo, lo sappiamo tutti cosa succede quando un uomo con la pistola, incontra un uomo con il fucile. Ma se proprio dovesse citare il mio dialogo preferito, quello che è diventato una delle mie “citazioni involontarie” nella parlata di tutti i giorni, quando qualcuno ti fa un torto ancora sbraito «Al cuore Ramón, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore!».

“Mi piace come lo dici Cassidy, continua a ripeterlo, però mettiti più verso il centro, bravo. Sta fermo così” 
Quello che interessa a Sergio Leone sul serio è lo stile, ormai è normale nell’era del cinefilo su Internet, descrivere il talento di un attore in base al numero di facce e faccette che quello sa fare (ecco perché Johnny Depp piace a così tanti), la famosa e famigerata “espressività”. Sarà... Ma io che sono cresciuto a pane e Sergio Leone ho sempre trovato più valore in un primo piano potente, dove la faccia si valuta se ha il cappello oppure se è senza, ma comunica, cavolo se comunica!

Leone ti fa sentire addosso la polvere del deserto, la puzza del cuoio delle selle, il caldo del sole e anche se alcune soluzioni sono girate a tirar via (l’effetto notte, in alcuni momenti fa tenerezza) da quelle facce tira fuori l’oro. Ramón è un cattivo che amiamo odiare, Gian Maria Volonté non va sopra le righe no, se le mangia le righe! Quando mitraglia i soldati messicani sembra il diavolo il persona che si diverte a fare il suo lavoro, dev'essere talmente malvagio da far passare per buono anche uno straccione con la faccia da schiaffi come il pistolero di Clint Eastwood, che con il suo modo caratteristico di strizzare gli occhi, sembra fatto dal sarto per i primi e i primissimi piani del cinema di Leone.

Qui in una delle sue espressioni più riuscite (quella con il cappello).
Il loro scontro finale è talmente leggendario da aver influenzato la cultura popolare in maniera indelebile (ricordate Ritorno al futuro parte II, ma anche parte III?), le sparatorie sono rapide come i colpi di Katana dei Samurai di Kurosawa e l’epica è tutta sulle spalle delle note di Ennio Morricone che prende in prestito il deguello di Un dollaro d’onore e ci aggiunge un fischio (molto all’Italiana anche questo), voi prendere la scena in cui Eastwood si esercita a sparare prima dello scontro finale, una roba del tutto normale, ma con le musiche di Morricone sotto, tutto prende un respiro più ampio, enorme, il cinema dei grandi spazi, dei primi piani assoluti e delle rughe dei volti che sembrano il Grand Canyon, non poteva trovare un compositore e della facce migliori. Niente male per un mezzo furto organizzato da quattro spiantati con la fame nella pancia e la voglia di cinema nel cuore.

"Forse non siete ancora pronti per l'anti proiettile sotto il poncho... ma ai vostri figli piacerà"
La miccia è accesa, il primo capitolo della trilogia del Dollaro è andato, il bello è che i prossimi, sono anche meglio! Ci vediamo qui mercoledì prossimo per un nuovo capitolo ed ora se volete scusarmi, me ne vado cavalcando verso l’orizzonte: We can fight! We can fight!

Intanto vi ricordo lo speciale su Leone di della Fabbrica dei sogni.

64 commenti:

  1. La battuta del film italiano con Margherita Buy vale 92 minuti di applausi😂😂😂

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    1. Prima o poi Margherita un posto sulla Bara doveva trovarlo, era l’occasione giusta e non ho potuto resistere dal prendere posizione ;-) Cheers

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  2. Noi, liceali del '64, l'abbiamo visto tutti in una settimana. La conseguenza fu che nella parodia dell'Iliade pubblicata sul giornalino del Righi è Achille a dire ai Troiani "Avete fatto male a ridere, il mio mulo potrebbe offendersi!"

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    1. L’epica, quella vera ;-) Resta un monumento a tutti quei momenti (cinematografici e non) in cui qualcuno ride di un personaggio, e poi improvvisamente non ha più niente per cui ridere. Cheers!

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  3. Carabara, molti anni fa lessi in un giallo di Nero Wolfe su di una epidemia di plagi letterari che il poeta elisabettiano Ben Jonson avrebbe affermato che un artista, se può ruba qualcosa. Se fosse vero, Pablo Pic avrebbe plagiato la massima, rendendo vero il senso di quanto andava affermando. Un corto circuito di quelli che mi accompagnano nelle mie notti insonni mentre tento e ritento di dare un senso allo script di una produzione indipendente per un film che deve costare come un tavolo e due sedie da tinello alla IKEA.
    Siccome il tuo cuore ramonico è al posto giusto, condivido volentieri lo spunto assolutamente originale sul quale sto lavorando tutte le sere dopo il crepuscolo.
    Woody Lint è un aspirante attore nel mezzo del cammin di sua vita che sopravvive interpretando il personaggio di Woody il Cowboy clown alle feste dei bimbi, ma nella sua zucca matta è uno stand up comedian di successo in tour nelle colonie extra mondo col suo pard Buzz Will, un astronauta messicano sopra le righe. Lint tenta in tutti i modi di dimenticare un passato di vessazioni domestiche - la mamma, Sora Brega Braga, lo costringeva a vedere sandaloni tutto il dì - ed arriva a vivere in una complicata fantasia in cui è un vigilante tassista armato di Magnum che finisce per interessare un talk show del pomeriggio di quelli in cui le luci piallano le rughe della conduttrice e della realtà stessa come noi la conosciamo.
    Forse troppo originale per non destabilizzare il pubblico post moderno, ma mi sono detto gettiamo l'anima oltre l'ostacolo e per una volta facciamo la storia! ciao ciao

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    1. Quindi il vecchio Pablo in quanto genio stava già rubando anche la citazione, roba che “Inception” levati, ma levati proprio. Lo trovo un soggetto originalissimo e quasi meta cinematografico, no il pubblico post moderno di oggi ne uscirebbe sconvolto, a meno che tu non riesca a renderlo uno di quei film sforna-meme che piacciono oggi. Tipo avere Danny Trejo nel ruolo del pard aiuterebbe parecchio in tal senso. Cheers!

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  4. Tralasciando le squallide beghe legali (UN PASTICCIACCIO BRUTTO, per dirla alla Gadda. Che non ha fatto certo onore a gente stimatissima)...
    Cosa posso dire, senza apparire indeguato?
    Cosa posso dire di un film iconico, seminale, che da solo ha gettato spunti per i decenni a venire e per miriadi di epigoni, anche non ne necessariamente dello stesso genere?
    Tipo i polizieschi. Da sempre ribadisco che i migliori polizieschi sono western travestiti.
    Parliamo allora dell'inizio del rapporto fruttuoso col grande Ennio Morricone, le cui musiche (QUELLE MUSICHE) sono PATRIMONIO NAZIONALE?
    Parliamo dell'altrettanto grande Clint, che di fatto ha dato vita alla figura dello STRANIERO SENZA NOME, e che grazie a questo ha fatto fortuna in madrepatria con western, polizieschi e thriller stupendi quanto trucidissimi? Come IMPICCALO PIU' IN ALTO o IL TEXANO DAGLI OCCHI DI GHIACCIO? Per non parlare di Dirty Harry...
    Parliamo allora del canovaccio.
    Tizio finisce in paesino sperduto, lavora per il cattivo e fa il doppio gioco. Poi lo scoprono e lo riducono in fin di vita. Tizio si riprende e si vendica, massacrandoli tutti.
    Semplice. Elementare. Da Carte di Propp, proprio (a - ah!!). Eppure, funziona alla grandissima. Da sempre. Anche tra trent'anni. E anche lui tema stra - abusato.
    Hai ragione sacrosanta, Cass.
    Solo NOI ITALIANI potevamo farlo. Metterci a dare lezioni su come fare film su un'epoca che qui da noi...non c'e' mai stata. A tizi che quell'epoca l'hanno vissuta, e che quando hanno inuziato a girarci sopra pellicole...ancora ne era vivo il ricordo.
    Incredibile. Per noi abituati a John Wayne, Gary Cooper, Alan Ladd, Burt Lancaster e poi Hawks, Ford e Peckinpah (lui un po' meno, dopo. Credo che Leone lo abbia ispirato a dovere), questo genere e' stato un fulmine a ciel sereno.
    Noi abbiamo dimostrato di capire come stavano davvero le cose a quei tempi ed in quei posti.
    Ben poca epica. E molto sangue versato da cani randagi che vagavano in un mondo brutto, sporco e violento.
    Ecco. LA VIOLENZA.
    Inutile negarlo: i film di Leone sono intrisi di un quantitativo ragguardevole di violenza. Quasi ai limiti del sadismo. Le scene di torture e pestaggi sono davvero brutali. Ed anche qui, lezioncina ben appresa da gente come Corbucci, Lenzi e Fulci.
    E poi...la mia parte preferita.
    Il BLUFF.
    Lo scontro finale e' gia' deciso, il protagonista gioca con le carte truccate. Solo che il cattivo non lo sa, e si frega da solo.
    Tema ripreso spessissimo anche da Araki, per Jojo. Che guarda caso e' pure lui fan sfegatato di Leone.
    "Se quando bari nessuno ti becca...nessuno puo' lamentarsi mentre bari!"diceva Jotaro Kujo, il Jojo della terza serie.
    Anche questa cosa tornera' parecchio, nei suoi film.
    Memorabile. E siamo solo all'inizio.
    Buona giornata, Cass!!

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    1. Un pasticciaccio gestito parecchio all’Italiana, in cui però Kurosawa tutti i torni non aveva ecco ;-) Direi che il cinema di Eastwood (regista) si è diplomato al liceo classico Sergio Leone e laureato all’Università Don Siegel, da uno ha preso le basi dall’altro l’essenzialità. I polizieschi sono spesso western, ho sfiorato questo tema in uno dei prossimo post del mercoledì che arriveranno, quindi sono totalmente d’accordo con te ;-)

      Il ribelle Peckinpah ha avuto il suo bel peso, il western è il genere con cui tutti i registi americani prima o poi si ritrovano a fare i conti (magari in altre forme meno “pure”, sto pensando a quanto sia un western anche “Lo Squalo” di Spielberg), eppure resta un genere che si presta anche al punto di vista europeo, qui invece sto pensando a “Preacher”, il nord Irlandese (Leoniano) Garth Ennis e un romano di Trastevere come Leone, hanno detto la loro sull’America, anche meglio di certi americani.

      Corbucci ci ha dato dentro anche di più, il suo “Django” è ancora più tosto nelle violenze, la storia poi è un archetipo narrativo con cui si sono cimentati tanti (anche Walter Hill), ancora sogno una versione fantascientifica di “Yojimbo” ;-) Cheers!

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    2. Guarda, Cass...
      Film non credo.
      Fumetti...direi che la cosa che si avvicina di piu' e' RONIN di Miller. Ma credo che li' siamo gia' a posto.
      Potrebbero fare il film...
      Di games c'era FIRST SAMURAI, una volta. Adesso ci sarebbe KATANA ZERO, che se non sbaglio si trova pure su PC.

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    3. “Ronin” è stato un altro di quei casi di autore che guarda ad oriente e porta qui da noi qualcosa di quello stile, vorrei rileggerlo è tra i volumi della mia collezione, tempo di abbassare un po’ la pila sul comodino di cose da leggere e poi magari mi ci ributto, una rinfrescata mi farà bene. Cheers!

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    4. Aggiungo pure che Leone e tutti i suoi epigoni hanno ispirato una miriade di bede'(le baind - dessinee', i fumetti di origine francese e belga, almeno di sponda vallone) ad ambientazione western
      Tipo DURANGO, che ho appena finito di leggere.
      Li' l'autore omaggia (anzi, plagia bonariamente, diciamo cosi'. Proprio per quel gusto di scimmiottare ed imitare i grandi che lo hanno appassionato e divertito) gli spaghetti western con le vignette che presentano tagli e inquadrature in tutto e per tutto simili a quelle dei film a cui si ispira.

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    5. Bravo Cass, bisogna rispolverare questi Classidy, soprattutto per le nuove generazioni.
      Quando lo vidi per la prima volta, dovevo avere otto o nove anni, rimasi veramente folgorato, come se mi avessero finalmente aperto gli occhi, fino ad allora riempiti di (troppi) cartoni animati e filmetti della Disney. La cosa che sinceramente mi colpì subito e che si nota un pò in tutte le inquadrature è la povertà di mezzi che traspare, sin dai titoli, la vera "fame" che è una componente costante di tutta la produzione.
      Però se si va oltre si vede che il film è veramente "essenziale" ma nell'accezione positiva, tutto è veramente didascalico ma estremamente funzionale e assolutamente parte di un ingranaggio perfetto, dove musica, immagini e (pochi) dialoghi si incastrano in maniera sublime. Sicuramente la fonte di ispirazione gioca un ruolo importante ma poi l'esecuzione all'italiana è superiore alla semplice somma delle parti, si aggiunge veramente un qualcosa che manca all'opera di Kurosawa, bella quanto si vuole ma "fredda". Forse è proprio l'epica di Leone, qui ancora seminale ma già che veniva fuori da tutti i fotogrammi e che, secondo il mio modesto parere, è stata anche assimilata dal buon Clint che magari non è mai stato un attore fenomenale ma ha sempre avuto la capacità (e l'umiltà) di mettersi al servizio del regista di turno e di carpire la sua visione. Poi pensiamo anche al fatto che il buon Clint, quando ha girato il film, non era più un ragazzino, aveva già 33 anni, quindi magari era un attore alle esperienza cinematografiche ma era già un uomo fatto e finito. Comunque grande film che dovrebbe essere proposto nelle scuole (e non solo in quelle di Cinema).

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    6. Lo conosco, ma non ho mai avuto modo di leggerlo. Hai fatto bene a citarlo perché l’impatto culturale di Leone è stato immenso e in tutti i campi. Cheers!

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    7. Leone ha tirato fuori il western da una storia, quella di Kurosawa, che lo era già molto, non trovo “L a sfida del samurai” freddo, però “Per un pugno di dollari” con le sue trovate anche più ruspanti è più di facile accesso, anche per via del colore che comunque il suo ruolo lo ha. Clint ha iniziato la carriera quando altri pensano di smettere, sarà per quello che a 90 è ancora lì a montare film durante gli incendi? ;-) Cheers

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    8. Ancora una cosa.
      Di chiara matrice leoniana e' anche la serie animata SAM IL RAGAZZO DEL WEST.
      Lo si nota nella violenza e nei tratti distintivi dei personaggi, alcuni dotati di una bastardaggine addirittura fuori parametro (i fratelli Wingate, tutori controvoglia del protagonista. Che lo crescono a suon di botte a colazione e cinghiate a merenda. Tre emeriti figli di puttana, uno peggio dell'altro. Quando vengono uccisi ho GODUTO.Sul serio).
      Ma non solo. Questa serie va oltre, specie quando Osamu (Sam) incontra suo padre. Che e' un maestro di Ju Jitsu e gli insegna alcune tecniche.
      NON Judo. Il Judo non era ancora stato codificato. Ma esistevano alcuni Ryu (scuole) di Ju Jitsu specializzati nelle prese, nella lotta, nelle proiezioni e nelle leve articolari. Da cui poi Jigoro Kano avrebbe estrapolato la sua arte.
      Praticamente questo cartone e' KUNG FU come lo avrebbe voluto il grande Bruce Lee.
      Ehi, Quentin...se sei in ascolto, VOGLIO IL FILM DI SAM IL RAGAZZO DEL WEST.
      Dai, tanto lo sappiamo che sei fanatico degli anime. Basti vedere le magliette che indossi e che fai indossare ai tuoi personaggi...
      Voglio il film!!

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    9. Lo ricordo, ma mente leggevo la tua descrizione pensavo alle somiglianze con Kung Fu. In ogni caso a Tarantino è stato notificato il mandato ufficiale della Bara Volante di tenersi ad almeno 100 metri di distanza da qualunque cosa legata a Bruce Lee ,-) Cheers

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    10. Hai ragione, lo ricordo bene, anche la sigla che era cantata da Riccardo Zara, se non ricordo male. Era talmente crudo che oggi non potrebbero trasmetterlo se non a tarde ore!! Era anche il periodo in cui si avevano diversi videogiochi arcade e relative conversioni per home computer ad ambientazione Western, tipo Gunsmoke o quello che dovevi sparare a cosa veniva fuori da tre porte, di un saloon. Buona giornata

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    11. Mi auto-correggo, canzone cantata dal grande Nico Fidenco!! Comunque quando scrivevo il primo commento ripensavo proprio a Sam il ragazzo del West (quindi hanno copiato Leone che ha copiato Kurosawa, il cerchio si chiude!).

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    12. Ma tra oriente e occidente é sempre stato così, sto pensando a Walter Hill, Melville, John Woo. Cheers!

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    13. Ciao Cass, piccola nota a margine, su Ign italiano un certo Doc prende palesemente ispirazione dal tuo articolo per una digressione più ampia dell'influenza di Kurosawa. Buona giornata

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    14. Ho intravisto (mattinata difficile) che è stato condiviso sui social un pezzo sull’importanza di Kurosawa, appena ho un attimo lo leggerò, anche se ora che mi hai detto chi è l’autore, ecco magari continuo con il mio romanzo, è un bel romanzo sai? ;-) Cheers

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  5. Io credo che se Leone non avesse fatto questo "remake", Kurosawa in Italia non l'avremmo conosciuto almeno fino all'avvento di internet; ciò detto, il primo capitolo della trilogia del dollaro ha in sè il germe di tutta la tematica che in seguito il regista romano affinerà nel corso della carriera; silenzi, primi piani, dialoghi dosati con il bilancino, campi lunghi, il tutto sorretto da colonne sonore strepitose e recitazioni memorabili.
    La cura dei dettagli è venuta con il passare del tempo quando le produzioni sono divenute via via più ricche, mentre l'arte italiana d'arrangiarsi ha raggiunto il suo culmine trasformando l'artigianato in capolavoro.
    Guardare un film di Sergio Leone è un'esperienza mistica, i suoi film sono film di uomini, sono storie che in mano ad un qualsiasi altro regista risulterebbero banali e qui si vede la sua immensa maestria.
    Io credo che, una volta tanto, abbiamo battuto gli americani sul loro stesso terreno di gioco: abbiamo importato il western, lo abbiamo reso italiano e lo abbiamo restituito a loro "spiegandogli" comè che si fa: non è un assalto alla diligenza fatto dai cattivi pellerossa, è una sfida contro il caldo, contro la bramosia dell'essere umano, contro gli istinti più primordiali.
    I campi lunghi del Grand Canyon sono sostituiti con i primissimi piani, con le riprese sulle mani penzolanti accanto alla fondina, con la musica in crescendo che da sottofondo diviene protagonista; io credo che perfino Akira Kurosawa, sebbene le sue fossero richieste legittime, intimamente debba essersi sentirsi onorato di aver dato i natali (cinematograficamente parlando) ad un titano come Sergio Leone.
    Nella trilogia del dollaro il mio preferito resta il terzo, quello con la struttura più complessa e labrintica che si arrischia di entrare anche nella storia degli Stati Uniti, tratteggiandola come se fosse una questione di libertà ma che sotto sotto nasconde una sola cosa: l'avidità umana che non si arresta di fronte a niente e nessuno.
    Gioco d'astuzia per salvare la pelle e portare a casa un pò di pane comprato con un pugno di dollari.
    Nizortace

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    1. Lo penso anche io, d’altra parte le “cover” sono spesso più famose dei pezzi originali, se non altro fanno arrivare i pezzi originali al grande pubblico, come accaduto in questo caso.
      Leone per me è immediato, perché era un regista che partiva dalle immagini per raccontare, quasi mai dalla parola, per questo Lee Van Cleef venne convinto (confrontandosi con Eastwood) a recitare per questo strambo Italiano, non erano le sceneggiatura la forza, ma lo stile e il modo con cui Leone la portava sullo schermo.

      “Per un pugno di dollari” è ancora il film in cui Leone è legato alla parola, là dove Kurosawa mostrava, ma procedendo con la trilogia, Leone farà della narrazione per immagini arte pura, anche grazie a quella maniacale cura per i dettagli. Sul resto siamo sulla stessa pagina, come dicevo nel commento qui sopra, un Italiano ha mostrato agli americani come poteva essere (anche sporco e polveroso) il loro genere simbolo.

      Di sicuro Kurosawa dopo era contento, dichiarò di aver portato a casa più soldi con la vittoria nella causa che con il suo “Yojimbo” (storia vera). Il terzo è arte pure, lo spaghetti-western definitivo portato al suo massimo, con quello penso che la distanza tra Leone e Kurosawa si sia quasi azzerata, ne parleremo ;-) Cheers!

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    1. Grazie, troppo buono, tutto merito di Leone, Eastwood, Morricone, Volontè e Kurosawa, come si diceva mercoledì scorso, sono un nano clandestino sulle spalle dei giganti. Cheers!

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    2. Beh, ma visto il modo appassionato e dettagliato con cui affronti il lavoro di questi giganti (un Volontè, qui, davvero superbo), un po' di meritato merito te lo vorrai prendere pure tu o no? ;-)

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  7. Ottimo pezzo, bella sopratutto l'introduzione (con battuta sulla Buy fantastica). Un film importante e ancora oggi incredibile.

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    1. Mille grazie, Margherita è sempre nel mio cuore :-P Fondamentale, non solo è uno di quei titoli formativi che prima o poi un cinefilo in vita sua deve conoscere, ma ha fatto davvero storia. Cheers!

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  8. El Diablo - Classicone! Però ammetto che della trilogia è quello che ho visto meno volte. Devo rispolverarlo. Complimenti anche per per le rubriche sul cornetto e sullo Scott giusto ovviamente! Hola!

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    1. Grazie Diablo gentilissimo! Ti confesso che anche per me è quello che ho visto di meno (che vuol dire solo beh, cento o duecento volte) anche a mio padre il signor Cassidy senior preferiva i prossimi Leone, ma cambia poco il risultato finale ;-) Sono contento perché avevo promesso una seconda metà di 2019 con Rambo, il Cornetto e una roba grossa che era questa rubrica del mercoledì, per ora sono in linea, mi dispiace solo che per lo Scott giusto, ho da scrivere l’ultimo post della rubrica, sempre un momento topico! Cheers

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  9. Madò. Che roba.
    Non ho niente da aggiungere che non sia già stato detto e ridetto.
    Parlando di Gian Maria Volontè, l'hai visto Faccia a Faccia? Film spettacolare secondo me, con un ribaltamento di prospettiva lento e perfetto, e sostenuto alla grande da quelle due facce di tolla di Volonté e Thomas Milian, uno dei film che consiglio sempre quando si parla di spaghetti western "oltre a Leone".

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    1. Sollima dopo Leone e Corbucci è uno dei Sergio che preferisco ;-) Volontè pazzesco come attore secondo me, e Milian non era da meno davvero il tipo di faccia di tolla che faceva grande il cinema. Ci sono tanti film con quei due che apprezzo molto, figurati insieme. Cheers!

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  10. "Prepara tre casse. Ma una falla volante": basta, chiudete tutto, oggi non c'è più spazio per altro! :-D
    Parlare di questo film era ardito per chiunque, ma a bordo di una bara volante Cassidy svetta senza tema! Grazie per i link e complimenti per aver saputo raccontare il mito con cuore ma anche cervello, senza scadere nei "giudizi da bar" pur dando a Joe quel che è di Joe ;-)

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    1. Adesso sappiamo chi è il falegname, la bara volante – anno uno :-D
      Figurati e grazie a te, in questi mercoledì ci sarà da sudare ma me la sento, è da fare e poi ti dirò, mi manda da sempre ai matti leggere di questo film, anche da penne molto autorevoli, e trovare la canonica riga con dentro scritto «Ispirato a “La sfida del samurai” di Kurosawa», no, non è ispirato, “Ancora Vivo” di Hill è ispirato, questo è proprio uguale! ;-)

      Leone lo ha scritto e successivamente diretto, con le immagini di Kurosawa ancora negli occhi, è chiaro, lo avrà fatto in buonissima fede e con il cuore gonfio d’amore, ma far finta di nulla non ha senso. Inoltre sempre le penne autorevoli di cui sopra, cercano troppo spesso di passarci ogni film Italiano come rivoluzionario e geniale, per uno che è stato rivoluzionario sul serio, diciamolo, ma senza fare gli Italiani al bar come succede fin troppo spesso ;-) Cheers!

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  11. Senza Eastwood non sarebbe stata assolutamente la stessa cosa, senza lui questo film sarebbe stato probabilmente niente ;)

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    1. Già! Ogni tassello era fondamentale.

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    2. Senza ombra di dubbio, ci voleva quel suo modo di strizzare gli occhi e la sua presenza scenica per un personaggio così. Cheers!

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    3. Per altro, con tutto il rispetto per le Tarantole di Jack Arnold, questo è idealmente il suo esordio, quello vero ;-) Cheers

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  12. Io anni fa lessi che il ruolo da protagonista era stato offerto anche a sua maestà del peplum Steve Reeves, per rimanere in tema. Come hai detto, vai ormai a capire dove finisce la realtà e comincia la leggenda.
    Comunque assieme a 007 e gli horror della Hammer ha datto una forte spallata al cinema americano.
    Sapevo che era ispirato al capolavoro di Kurosawa, ma quando ho visto quest' ultimo sono rimasto basito! "Ma è quasi uguale!!!" mi sono detto! O-O
    Mifune vinse la coppa Volpi ho letto. Un attore ormai sempre meno ricordato purtroppo! Ho visto anche il seguito, bello pure quello. Per fortuna "Per qualche dollaro in più" non è uguale a quello. Sarebbe stato troppo! XD

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    1. No guarda è un casino, per ogni dettaglio chiave dei film di Leone, ci sono almeno tre dichiarazioni ufficiali di altrettante persone coinvolte, senza contare poi quelle ufficiose. Lo trovo molto Italiano, la vittoria ha molti papà ;-)

      Togli anche il quasi ;-) Toshiro Mifune è uno dei miei attori preferiti, Eastwood se la gioca a livello di presenza scenica. Si esatto, diciamo che Leone ha avuto trovato in Kurosawa il modo per esprimere la su voce, già dal film successivo inizierà ad usarla, lo vedremo mercoledì prossimo. Cheers!

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    2. "Lo trovo molto Italiano, la vittoria ha molti papà ;-)"

      Ah, ah! Vero! Lol

      "già dal film successivo inizierà ad usarla"

      Si, dimostrerà che non è stato un colpo fortunato aiutato da Kurosawa!

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    3. Illuminato sulla via di Kurosawa, sarà anche stato un plagio, ma ha permesso a Leone di trovare la sua voce (chiamiamola così), avercene ci voci così ;-) Cheers

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  13. Pensa tu che casino c'è dietro questo gioiello di film.
    Non che Kurosawa non fosse stato già saccheggiato, ma addirittura sfangarsela con la questione della comune fonte di ispirazione è stata geniale ahaha!
    Ma io non credo che Leone non sapesse dei diritti mai acquisiti :p

    Moz-

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    1. Secondo un campana, Leone aveva chiesto conferma alla Jolly film dell’acquisto dei diritti, che potrebbe anche essere stata una conversazione accaduta davvero, ma poi è stato il panico, per tirare fuori una spiegazione è successo di tutto. Inoltre il taglio netto tra Leone e la Jolly film, fa capire che al vecchio Sergio sono girate parecchio.

      Ti suggerisco il post di Lucius che è fondamentale in tal senso, il bello è che questa fonte d’ispirazione comune, il romanzo “Piombo e sangue”, non somiglia per davvero a nessuno dei tre film che dicono di essersi ispirati, una storia incredibile ;-) Cheers!

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  14. Arrivo fuori tempo massimo ma ci sono. Non ho nulla da aggiungere al pezzone di oggi che probabilmente deterrà a lungo il record di "storia vera".
    Film che, nonostante sia un plagio totale, ha a sua volta ispirato mezzo cinema a venire. Ricapitolando: trama copiata, protagonista raccattato alla buona, antagonista che non piaceva al regista, budget di due Lire o poco più, regista alle prime armi. Risultato? Abbiamo fatto venire giù tutto. Con tutto il rispetto per il Maestro Kurosawa, lui non ci sarebbe mai riuscito.

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    1. Pensa che un paio li ho anche cancellati per non infilarne uno ad ogni paragrafo (storia ver... Ok la smetto!). IL meno curato Kurosawa degli esordi era comunque in in "ordine" cinematograficamente di questo film, eppure cosa gli dici? Leggendario non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente. Cheers!

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  15. Qui inizia la leggenda. Qui nascono spaghetti western (che daranno, oltre alla trilogia del dollaro, anche cosette tipo "Il mio nome è nessuno", "Il grande Silenzio", "La resa dei conti") e Clint Eastwood (non solo Callaghan, ma anche "Gunny", "Gli spietati", "Mystic river", "Changeling", "Gran Torino", ...).
    Non ho mai visto "La sfida dei samurai", di quel genere mi è bastato vedere le imprese di Itto Ogami, ma ho sempre creduto in una buona fede da parte di Leone; poi si sa che quando entrano in scena gli avvocati, tutto si fa pur di mescolare la verità in mezzo a tante menzogne, pur di limitare i danni.

    "Per un pugno di dollari" lo ricordo spacciato per "prima visione" nel corso di un lunedì televisivo di Rai Uno, chissà se era davvero il suo primo passaggio in tv, dato che parliamo tranquillamente di anni Ottanta inoltrati; di certo avevo già visto i due film successivi.
    Ci vuole poco per immergersi nel film, complici la colonna sonora, le famose scene lente introduttive di Leone, frasi secche tra il memorabile e l'epico: "Vuoi diventare ricco? Allora sei arrivato nel posto adatto... se sarai furbo!", "Prepara tre casse... Volevo dire quattro casse.", "Al mio mulo non piace la gente che ride."
    E nonostante questo film sia un gioiellino sempre gradevole da rivedere, come hai detto il meglio deve ancora arrivare!

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    1. Magari qualcuno dei lettori della Bara potrà illuminarci sui passaggi televisivi di questo film. Questo film l’ho sempre visto in cassetta registrata dalla tv e nei vari passaggi, l’ho visto anche al cinema, la pellicola arrivava da una collezione privata, e su un proiettore di nuova generazione (complice un proiezionista a cui secondo me mancava un po’ di esperienza) durante i primi minuti saltava sempre, provocando un mezzo infarto al proprietario della pellicola in sala (storia vera). Superati i problemi tecnici, questo film sul grande schermo sta proprio bene ;-)

      Leone ha aggiunto i dialoghi mitici che mancavano al film di Kurosawa, che invece raccontava molto più per immagini, una cosa che il buon Sergio avrebbe imparato a fare (alla grande!) meglio nei suoi film successivi. Cheers!

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  16. Un ottimissimo lavoro ������ Cassidy.
    Very good, aspetto con attesa le tue recensioni su i prossimi due film della trilogia del dollaro e anche quella della trilogia del tempo.

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    1. Grazie capo. Ti ricordo quando parlavamo di un post su questo film? Eccolo ;-) Gli altri sono tutti in arrivo, sono ad un buon punto sia con i post già pronti, che con i film già rivisti. Per la serie, ogni scusa è buona. Cheers!

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  17. Sono d'accordo con te, è un film che rappresenta l'arte tutta italiana di creare ottime cose arrangiandosi con quello che si ha disposizione. Personalmente non l'ho mai visto intero, ma bisogna dargli il merito di essere diventato enormemente iconico, anche per chi come me lo conosce solo per le scene di Ritorno al Futuro.

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    1. Noi Italiani siamo molto creativi, anche un po’ matti bisogna dirlo ;-) Il più delle volte ci arrangiamo facendo un casino, a volte da quel casino escono grandi cose. Bob Zemeckis è un altro cresciuto a pane e Sergio Leone, hai presente l’inquadratura sulla Hill Valley del 1885 all’inizio di “Ritorno al futuro parte III”? Un dolly a salire (con la gru) identico a come Leone inquadrava la cittadina, all’arrivo di Claudia Cardinale in “C’era una volta il West”. Zemeckis secondo me è sottovalutato perché gira con grande eleganza e in pochi gli riconoscono questo talento, ma ha imparato dai maestri giusti ;-) Cheers

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  18. Ciao! (sì a volte ritornano!) mi erano mancati questi tuoi pezzi in cui riesci a raccontarci un film come se l'avessi fatto tu ;)
    Comunque proprio in questi giorni dicevo che dovrei avvicinarmi al genere Western, ma non sapevo da dove cominciare... Mi basterà cominciare leggendo i tuoi articoli!
    Già di questo e della causa con kurosawa non sapevo nulla 🙈

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    1. Per tutti i fossili mamma saura per il potere di Greyskull! Guarda un po’ chi si rivede, un gran piacere rileggerti :-D Mille grazie come sempre, per un po’ di mercoledì avrai tutti i western che vuoi, proverò (indegnamente) a fare da Virgilio ;-) Cheers!

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    2. seguirò (altrochè indegnamente!) e magari cercherò di vedere anche qualche film, che sono fatti per essere visti ;)

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    3. non riesco poi a capire più niente, tipo la ragione per cui se pubblico un commento da pc mi viene questo profilo invece da telefono quell'altro (aghh)

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    4. Il primo, questo, dura anche poco, quindi é un recupero facile facile. Cheers!

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    5. Sei affetta da personalità multipla, oppure sul browser che usi sul telefono, hai ancora il log in attivo con questo profilo. Cheers!

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  19. Devo vederlo, certo Sergio Leone era un grande, non approfondirlo è una cosa da pazzi, è un regista da conoscere punto

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    1. Gli altri sono migliori, ma i film di Leone sono tutti mitici, mitici per davvero ;-) Cheers

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  20. È una storia che avrò sentito raccontare e letto mille volte, ma nella versione di Cassidy acquista una sua originalità e si fa leggere come se fosse la prima...
    Forse non è vero che non c'è più niente da dire su certi film... dipende anche da COME lo dici!!
    Vincenzo

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    1. Non bisogna avere paura dei classici, anzi penso che vadano studiati per capire cosa li ha resi grandi, senza timori referenziali. Per il resto, questo entra di diritto tra i cinque migliori commenti che ho mai ricevuto, ne avevo molto bisogno, grazie davvero di cuore, come direbbe Ràmon ;-) Cheers!

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  21. Assolitamente azzeccato il commento qui su di L'ultimo spettacolo.
    Mi sento solo di aggiungere che non solo avevo letto la didascalia del vecchio con la voce sua, ma quando ho aperto il video di Anacleto m'hai fatto fare una bella risata

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    1. Inchini e riverenze, mille grazie davvero! :-D
      Mi fa morire il fatto che Joseph Egger qui e nel film successivo "parli" con la voce di Anacleto, è una di quelle cose che mi manda in tilt facendomi ridere un sacco ;-) Cheers

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