venerdì 22 novembre 2019

Domino (2005): Storia vera (più o meno)

L’effetto domino è incontrollabile, può filare tutto liscio oppure rivelarsi un disastro, come lanciare una monetina: testa sei il fratello da compatire, croce sei… Lo Scott giusto!
Ci sono vite che sembrano già appartenere al cinema, come quella di Domino Harvey, nata a Londra nell’agosto del 1969 dalla modella Paulene Stone e da papà, l’attore Laurence Harvey, magari lo ricordate accanto al Duca John Wayne in “La battaglia di Alamo” (1960), oppure nel classico di Frankenheimer “Va' e uccidi” (1962) che quello giusto della famiglia Scott, filologicamente cita, nel film sulla figlia di Laurence.

Il cinema era nel destino di Domino fin dal suo nome, ispirato alla Bond Girl di “Agente 007 - Thunderball” (1965), ma la ragazza non è mai stata avvezza a scelte facili, malgrado la classe sociale a scuola ha collezionato una serie di nasi (di compagne) rotti. Ma anche la successiva carriera di modella a Londra, non faceva proprio per lei. No, Domino ha preferito trasferirsi a Los Angeles... Per fare l’attrice? Ma figurati! Domino Harvey, dopo un periodo (si dice) nel corpo dei vigili del fuoco, alcuni buchi di sceneggiatura e la risposta ad un annunco del suo futuro mentore Ed Moseby, finisce a fare la cacciatrice di taglie (storia vera).

Figlia d'arte, nome da Bond Girl, gambe da modella e “cazzimma” da cacciatrice di taglia: Domino Harvey.
Normale che la vita di una così, per essere raccontata al cinema, avesse bisogno di un altro personaggione all’altezza di Domino ed è qui che entra in gioco quello giusto della famiglia Scott. Nel 1994 facendo colazione una mattina, Tony finisce a leggere su un giornale l’articolo di Sacha Gervasi intitolato “My gun for hire: Why a movie star's rebel daughter turned into a bounty hunter” e si mette in testa che lui questa Domino deve conoscerla in tutti i modi.

Il gancio giusto è Peter Morton, co-fondatore della catena di ristornati Hard Rock Caffè, amico di Tony e allora fidanzato di Paulene Stone, mamma di Domino, i gradi di separazione sono un po’ meno dei canonici sei, ma resta il fatto che due gatti senza collare come Tony Scott e Domino Harvey diventano amici, anzi, per ammissione della signora Stone, lo Scott giusto era una specie di figura paterna per la cacciatrice di taglie (storia vera).

“Ti nomino Scott ad honorem!”
Il primo tentativo di portare la vita da film di Domino sul grande schermo lo fa la 20th Century Fox, che, poi, però rinuncia vendendo i diritti alla New Line Cinema. Scott, invece, non convinto della prima bozza di sceneggiatura, fa riscrivere tutto a Roger Avary, l’ex migliore amico di uno che deve la carriera proprio al nostro Tony, Quentin Tarantino. Ma anche le proposte di Avary non piacciono e qui la monetina lanciata in aria gira su se stessa: testa o croce? Tony Scott legge la sceneggiatura del film “Southland Tales” (2006) e decide che l’uomo che l’ha scritta, Richard Kelly è quello che ci vuole per il suo film su Domino. La metà sbagliata della moneta.

Voi ve lo ricordate che atroce disastro era “Southland Tales”? Dopo il film della vita (“Donnie Darko” 2001) Kelly ha avuto carta bianca e il risultato è stato quell’incidente in galleria, la prima clamorosa prova del fatto che a Riccardino Kelly, “Donnie Darko” è uscito fuori così anche grazie ad una discreta botta di culo. Sì, perché Kelly è lo stesso che è riuscito a prendere un racconto semplice ed avvincente scritto da un genio come Richard Matheson, le cui premesse erano: esiste una scatola, se premi il pulsante al suo interno questa ti ricopre di soldi, ma da qualche parte nel mondo qualcuno muore, tu cosa fai? Trasformandola in un delirio senza senso con di mezzo alieni e cospirazioni come in un discorso a ruota libera di un terrapiattista ubriaco (indistinguibile da uno sobrio).

I titoli di testa del film sono così lisergici che vanno mostrati per bene.
“Domino” inizia con la voce della vera Domino Harvey che pronuncia le parole «Testa vivi, croce sei morto» e con la frase sullo schermo che fa bella mostra di sé: "Basato su una storia vera" (più o meno). Non credo di aver mai visto un film più onesto di così nel dichiarare tutte le sue intenzioni. Lo avevo visto al cinema alla sua uscita, come quasi tutti i film di Tony Scott che per me erano un appuntamento fisso imperdibile, dal 2005 non ho più sentito il bisogno di rivederlo, almeno fino a questa rubrica e dopo aver ripassato posso dirvelo: non è migliorato rispetto a come lo ricordate, è ancora all’altezza della sua (brutta) fama, ma anche migliore di quanto la sua (brutta) fama lascerebbe intendere, davvero un film che come un altro Harvey, lancia costantemente la monetina per prendere le decisioni, certe volte gli va di lusso, in molti altri momenti proprio no.

Lo abbiamo visto anche nel corso di questa rubrica, Tony Scott è sempre stato un regista con la tendenza a ripetere quello che nella sua carriera ha funzionato (faccio il solito esempio Top Gun e Giorni di tuono che rende molto bene l’idea). Richard Kelly, però, è uno Shane Black oppure un Quentin Tarantino solo nella sua mente e la trama di “Domino” risulta inutilmente pasticciata a confusionaria, tutta la faccenda delle First Lady (una strizzata d’occhio ironica a Point Break) occupa un’enorme porzione della storia, ma di confessarvi che mi risulta tutto chiaro anche alla seconda visione del film, proprio non ci riesco.

Queste sono dedicate a Lucius e alla sua rubrica sui Nunchaku.
Mi sembra piuttosto evidente che Tony Scott abbia un occhio amorevole per la sua protagonista e ci tenga a raccontare questa storia così incredibile nel suo film, ma alcuni passaggi della trama sono macchinosi e il ritmo ne risente e per questo “Domino” risulta un film frustrante, perché dentro ha un sacco di idee dannatamente buone! Ma andiamo per gradi, parliamo prima della regia.

Se lo avesse diretto in un altro momento della sua carriera, probabilmente “Domino” sarebbe stato un film diverso, ma il Tony Scott del 2005 aveva in testa di girare un grande finale nella magnifica location della torre dello Stratosphere a Las Vegas, fin dai tempi di Beat the Devil, più che altro è il regista che ha trasformato Man on fire in un film esageratamente bello, anche grazie alla sua tecnica di regia: nove macchine da presa utilizzate in contemporanea, mescolando tutto il girato insieme durante la post produzione digitale, il tutto con una palette cromatica dai colori acidissimi. Se i due titoli appena citati, erano un attacco frontale alle cornee degli spettatori, “Domino” è un assalto alla baionetta.

Immaginate una cosa così, ma per circa 127 minuti.
In Man on fire la regia di Tony Scott diventava sincopata per sottolineare gli stati mentali alterali (dall’alcool) di John Creasy, in “Domino” Scott deve aver pensato che tutta la vita dei cacciatori di taglie protagonisti era uno stato di alterazione mentale, questo spiega perché il film è tutto virato verso una fotografia giallastro arancione da fare male agli occhi, roba che quando i protagonisti si perdono nel deserto sotto effetto di Mescalina, almeno hai una spiegazione del perché tutto risulti così acido.

L’altra monetina lanciata in aria e caduta in terra dal lato sbagliato per me è il casting, cioè di suo non ha nulla di male, è l’ennesima orgia di facce note, perché in un film di Tony Scott TUTTI volevano recitare, ma il vero problema è che attorno ai tre cacciatori di taglie, si muovono un’infinità di personaggi dal minutaggio anche infinitesimale (tipo Mena Suvari) che spesso hanno più cose da dire dei tre protagonisti, qualche esempio?

“Posso recitare anche io in un film dello Scott giusto?”, “Certo Lucy sei sempre la benvenuta”
Lucy Liu deve assistere alla testimonianza della protagonista, un ruolo che avrei potuto interpretare anche io per il suo peso all’interno della storia. Christopher Walken gigioneggia felice divorandosi intere scene (la sua frase «Sembra la notte dei morti viventi!» è di culto, nel suo essere quasi totalmente fuori luogo) Jacqueline Bisset, Macy Gray e Delroy Lindo sono poco più di volti nella folla, mentre Mo'Nique è anche molto brava, se non fosse che le tocca recitare in tutti i momenti (volutamente) da “Facciapalmo” del film, lasciatemi l’icona aperta su questo punto, più avanti ci torniamo.

“Sono arrivato a tre film di Tony Scott. Denzel vediamo se riesci a fare di meglio”
Per quello che riguarda il casting, i tre protagonisti mi hanno sempre lasciato con diversi dubbi, il dettaglio più interessante di Choco (il personaggio interpretato da Édgar Ramírez) è il fatto che parli per tutto il tempo in spagnolo, giustificandosi con il fatto che a Los Angeles tutti dovrebbero farlo. Il problema che in troppi momenti viene colto da quello che io chiamo “effetto Chewbacca”, ovvero quando tutto il resto del cast di Guerre Stellari, risponde ai rutti dello Wookie come se avesse appena citato una frase di Mark Twain, cosa che Chewbacca potrebbe fare senza problemi, Choco non lo so.

Il personaggio di Ed Moseby interpretato da Mickey Rourke, è stato ampliato in fase di sceneggiatura, per convincere il vecchio Mickey ad accettare la parte, Tony Scott voleva recitare ancora con lui dopo Man on fire (storia vera). In alcuni momenti risulta carismatico, in altri dovrebbe stemperare con l’ironia senza riuscirci poi molto (la sindrome del colon irritabile, bah) e in certi momenti allunga il brodo parlando di quella volta che si è sparato in un piede per via di alcune “Pene d'amor perduto”, anche se io parlerei più di “Alluce d’amore perduto”.

“Era un alluce molto bello, gli volevo bene avevamo un sacco di ricordi”
Il problema più grosso di tutto il film per me resta il lancio di monetina di nome Keira “Clavicole” Knightley e, malgrado l’impegno, qui davvero il verdetto della moneta è un “Croce” senza possibilità di appello. C’è stato un momento in cui la mia amica Clavicole era in tutti i film, basta dire che “Domino” era il quarto dei suoi film in uscita nell’anno 2005. Capisco perché piacesse così tanto, capisco, ma non condivido, a costo di beccarmi un'accusa di sessismo, ve la dico fuori dai denti: a me queste ragazzine con corpo da ragazzino lasciano indifferente. Inoltre, Keira (forse per via delle mille mila pubblicità di profumi costosi che le fanno fare) si è fatta la fama di dama di gran classe, ma l’avete mai sentita rilasciare un’intervista? Io quando parlo uso un sacco di parolacce, anche troppe, ma a confronto di Clavicole sembro un'educanda!

“Tu sei un educanda f&%$uto ba&ç%rdo pe%&o di m&%$£@” 
Quindi, se da un lato la monetina di Keira dice “maschiaccio”, dall’altra non lo è abbastanza per risultare una cacciatrice di taglie credibile, non basta nemmeno la scena con i Nunchaku a renderla più tosta, per non parlare della Lap Dance, in cui Tony deve sudare sette camice per far credere al pubblico che Keira abbia anche qualcosa da far ballare oltre alle clavicole.

Iniziate a familiarizzare con il concetto di “culista”, nel corso della rubrica tornerà di moda.
Troppo cattivo? Scusate, ma non è colpa mia se i due film universalmente riconosciuti come più scarsi, nella filmografia di due dei miei preferiti di sempre, abbiano proprio Clavicole come protagonista. Inoltre, la fotografia ultra saturata di Tony Scott è impietosa, in un paio di scene la peluria sul viso della Knightley è così in bella vista che diventa impossibile non notarla, forse era un tentativo di farla passare per maschiaccio? Bah, chi lo sa, ma le immagini patinate dello Scott giusto non perdonano nessuno.

Tutto da buttare? No, perché quando la monetina di “Domino” fa un altro mezzo giro in aria, il film mette in chiaro che se Richard Kelly sapesse come mettere in ordine le sue idee (SPOILER: non sa come farlo) e riuscisse a stare concentrato per più di dieci minuti alla volta, a questa storia le cosette da dire non mancano e Tony Scott è pronto a dirigerle.

“Questa non è la giostra dei pirati dei Caraibi, facciamo sul serio, ti voglio pronta ok?”
Per raccontare Domino Harvey, la cui incredibile vita sembra una pazzesca storia, Tony Scott rimbalza costantemente tra realtà e finzione, se accettiamo il fatto che la realtà preveda la figlia ribelle di un attore che per un po’ ha fatto la modella, ma con molto più successo la cacciatrice di taglie, la finzione come dev'essere? Ancora più esagerata giusto? Ed è proprio così che Tony Scott la racconta, fatemi chiudere quell’icona lasciata aperta lassù da qualche parte.

Christopher Walken risponde presente perché è il direttore di un canale televisivo dedito alla TV spazzatura talmente sopra le righe da poter essere vero, nel continuo cortocircuito tra realtà e finzione, Tony Scott punta il dito e ci racconta una puntata del Jerry Springer show (una roba che al confronto Barbara D’urso sembra subito Piero e Alberto Angela messi insieme) che sembra un girone dell’inferno.

Ma forse il colpo di genio più brillante è affidare a due ex famosi usciti da “Beverly Hills 90210” la possibilità di interpretare loro stessi in modo ironico. Un perfetto contraltare dei protagonisti che di riflesso, sembrano subito più “veri” di Brian Austin Green e di Ian Ziering che, grazie allo Scott giusto, faceva il suo primo passo verso lo sdoganamento, ma trattandosi comunque del divo di Sharknado, volete dirmi che il nostro Tony non ci aveva visto giusto?

"Mickey lui diventerà famoso con gli squali volanti", "Cioè io ero un divo, sono andato a fare un po' di boxe e mi sono rovinato la carriera, e lui diventa famoso con degli squali che volano?!”
In un film dove realtà, critica alla realtà, le balle raccontate dalla protagonista a Lucy Liu e quello che vediamo si mescolano continuamente grazie alla nove macchine da presa di Tony Scott, per far capire al pubblico stordito da pesci rossi che fanno le boccacce e una fotografia acidissima, l’unico modo è utilizzare un Totem umano che faccia proprio capire che i protagonisti hanno toccato il fondo, Tom Waits in versione predicatore qui è perfetto, perché è uno che le storie normalmente le canta (piuttosto bene per altro) e al cinema ogni sua comparsata non passa mai inosservata, nemmeno nell’enorme gioco di specchi di “Domino”.

I love you Tony and I always will / Ever Since you put me in this frame (quasi-cit.)
La scena finale sembra Tony Scott che dice a tutti (Richard Kelly per primo): "Levati ragazzino, che ora papà deve lavorare". Un finale tiratissimo che è la solita enorme sparatoria a cui lo Scott giusto tiene tanto per concludere molti dei suoi film, solo che si sviluppa in tutte le direzioni, in lunghezza lungo i corridoi, in altezza nella tromba dell’ascensore che precipita e anche in tondo, visto che attorno allo Stratosphere volteggia anche un elicottero.

Nel proprio stile dinamico e muscolare di regia, Tony Scott porta in scena le parole della protagonista, «C'è una conclusione sola a tutte le storie. Cadiamo tutti», anche la stessa Domino Harvey, quella vera (o presunta tale), che ha bazzicato parecchio il set del film e compare anche nell’ultima scena fumando una sigaretta mentre dietro di lei, lo Scott giusto fa esplodere cose a caso (figata!). Lei il film finito non ha mai potuto vederlo, l’ultima rotazione della sua monetina ha avuto come responso croce, overdose alla fine di una lunga dipendenza. Il più delle volte i film finiscono in modo più glorioso delle vita.

Questa rubrica, invece, ha ancora delle cartucce da sparare, ci rivediamo qui tra sette giorni, tutto uguale come in un Déjà Vu, ma prima, il consueto schemino della “Scottitudine”.

“Quello st$&%zo di Ridley un paio di occhiali così fighi non me li avrebbe mai fatti indossare”
Domino (2005)
Se lo avesse diretto Ridley?
Si parlerebbe del modo anticonvenzionale di approcciarsi alla classica “biopic” cinematografica, ma anche del coraggio e della sensibilità necessaria per raccontare di un personaggio così vicino al regista. Ma lo ha diretto Tony, quindi è una roba acida che serve a far lavorare “Clavicole”.

Nel paragone diretto, resta comunque molto meglio di:
“Un'ottima annata” (2006)
Ah! Era dall’inizio della rubrica che aspettavo il momento di giocarmi questa carta! Il mio sport preferito è andare dai fan di Ridley urlando loro «Un'ottima annata!», solo per vedere come si portano le manine all’altezza del cuore sofferenti. Valgono anche mosse sordide tipo «Questa per gli Champignon è stata… Un'ottima annata!». Manine al cuore, faccia sofferente. Mamma mia quanto mi diverto!

Risultato parziale dopo il tredicesimo Round:
Se devi sbagliare fallo con stile e se a testa o croce perdi, almeno fallo per qualcosa che ti sta davvero a cuore, tanto hai comunque sempre il 50% di possibilità. Una lezione offerta da Tony, lo Scott giusto!

28 commenti:

  1. otiima recensione grazie-

    anchio lo vidi al cinema ma poi basta grazie.

    mi ricordo solo la scena finale dove si vede la vera domino harwey. rip

    buon week end

    rdm

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    1. Quel finale sul grande schermo fa la sua porca figura, ma il film procede un po’ a strappi perché Kelly come al solito ha fatto una macedonia. Poi è facile puntare il dito sulla palette cromatica di Tony, però preferisco una “biopic” così a tanta altra roba più anonima. Cheers!

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  2. Carabara, sei davvero un birichino, ma non posso, almeno questa volta, mostrare il gatto che hai infilato nel sacco. Anni fa, un tizio che chiameremo Mister Hicks, potente portatore d'acqua di uno studio di Cinelandia USA, si era invaghito di una attrice che chiameremo Clavicola e che Crepascola chiama "Preoccupato ?" perché sporge la scucchia come i personaggi di Francesco Salvi. MH aveva chiesto ad una agenzia in cui al tempo lavoravo dopo aver smesso di occuparmi di taglie e cauzioni di seguire Clavicola Preoccupato ovunque nel mondo. Non ti dico la mia sorpresa quando ti ho visto scortarla fuori da La Parolaccia a Roma e fare colaz con lei sulla terrazza di un locale con vista sui vaporetti e gondole ( a propos ero su quell'elicottero che ronzava intorno a voi e le riprese che ho fatto hanno qualcosa di Spy Game ). Microfoni ambientali, amico mio. Ricordi quando hai detto a ClaPre che non eri " mai riuscito a vedere per intero Domino " e che ormai avevi contratto " una dipendenza dal video Das Modell dei Rammstein " al punto tale che avresti potuto millantare di aver visto il film " deducendo plot e mood direttamente dai frame pescati nel video di Till e soci ".
    Volevi far colpo, ma Clavicola non ha gradito. Se lo avessi chiesto a me, ti avrei messo in guardia. Hicks ha imparato a memoria Orgoglio e Pregiudizio in klingon ed elfico per impressionarla quando
    " per caso " è incappato nella diva spigolosa al meeting dei cosplayers di Monnezza Milian ed è riuscito solo a spremerle un sorrisetto acido. So goes life. Ciao ciao

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    1. ?????????????????????????????????????????

      NON HO CAPITO UNA PAROLA.

      MA PARLI IN CODICE?

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    2. Magari. Se Tony fosse ancora in giro, mi assumerebbe come consulente per uno dei suoi film su complotti e spie.

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    3. Per Cronenberg “scucchiaiava” veramente alla Salvi ;-) Direi che sei “Inside Man” come Denzel citando Caparezza (e il preferito del Tony, Denzel non il Capa). In effetti se dovessi portarmi qualcuno a controllare gli angoli ciechi a “La Parolaccia” a Roma, vorrei Clavicole a guardarmi le spalle, tirando giù l’intonaco a colpi di parole forti tipo “birichino”.

      Sei sulla strada giusta, perché quello giusto di casa Scott ha sempre dichiarato di apprezzare i videoclip dei Nine Inches Nails (storia vera) di cui i Rammstein sono i cugini teutonici. Ma ne approfitto di essere stato Papa-papa-paparazzato (quasi-cit.) per fare una confessione: io pensavo fosse Natalie Portman! Lo giuro signor giudice! Me ne sono reso conto solo quando ha aperto bocca facendo venir giù l’intonaco! ;-) Cheers

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    4. Mi devo preoccupare perché parlo il “Crepascolese”? No dai non credo, magari è anche una cosa che fa curriculum ;-) Cheers

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    5. Based on the screenplay by Crepuscolo. Directed by Tony Scott. Music by Rammstein. Dove si firma? ;-) Cheers

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  3. Discorso difficile, stavolta.
    Visto di sicuro. Ma dove, come e quando non ricordo.
    Questo per far capire l'impatto che ha avuto sul sottoscritto.
    ZERO, o giu' di li'.
    Anche i grandi sbagliano.
    Bearzot e Lippi ti hanno portato a casa un mondiale quando non ci sperava nessuno. E che gli si vuol dare una colpa se quattro anni dopo te ne fanno uno da schifo?
    Dopo MAN ON FIRE avevo come il sentore che IL TONY non avrebbe potuto arrivare mai piu' a simili livelli.
    Per fortuna mi sbagliavo. Ma su una cosa no.
    Ci vuole tempo.
    Non cosi' presto. Non subito, almeno.
    Sinceramente non capisco cosa volesse fare di preciso.
    Fare Tarantino pur sapendo che non e' roba per lui. E che poteva farlo quando Tarantino non era ancora Tarantino.
    Una sorta di Assassini Nati spruzzato con Edtv e The Truman Show. Peccato che le tre robe da cui pesca, prese da sole, funzionano meglio del pastrocchio che si e' venuto a creare qui.
    Pero' hai ragione, Cass.
    Girato oggi, con la saturazione da reality che abbiamo, verrebbe fuori una critica feroce contro certe emittenti che trasudano programmi spazzatura. Ai tempi c'era giusto il Grande Fratello e basta, credo.
    Ed anche la questione docu - film.
    Dopo Bronson sarebbe stato diverso. E a proposito, non e' che Refn visto che si parla di colori dai contrasti forti e violenti, abbia cop...
    Bocca taci.
    E comunque devi avere come attore un tizio con le palle e un talento fuori dal comube, che ti tiene in piedi la baracca (ciao, Tom!!).
    E qui chi abbiamo.
    Keira Knightly.
    No, ripetiamolo.
    KEIRA KNIGHTLY.
    Non e' essere misogini o sessisti. Qui c'entra l'abilita' interpretativa e recitativa. E mi si perdoni la volgarita'.
    Ad un certo punto a questo stuzzicadenti si sono messi in testa di farla diventare l'attrice del momento.
    Si, del momento di andarsene fuori dal cinema.
    Keira, a recitare...e' una cagna maledetta (TM). E in piu' ha la faccia da cazzo.
    Una che fa il paio giusto con un'altra da me odiatissima: Kate Mara.
    Quella di House of Cards e del disastroso remake dei Fantastici Quattro.
    Stessa espressione arcigna da stronza stitica che non siede sulla tazza da almeno un mese.
    Insomma...come dicevo, anche i grandi cannano. Ma quando lo fanno, lo fanno sempre con stile e col cuore dalla parte giusta.
    Come IL TONY.

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    1. Che poi sulla carta Clavicole sarebbe stata anche perfetta, il problema è che nelle scene dove deve fare la scazzata funziona alla grande, dove deve fare la duro, uhm, meno bene. Solo che Domino Harvey era talmente una rarità che per imitarla (forse) buttarsi su una più sconosciuta, a proposito di “Mare”, Rooney Mara nel “Millenium” diretta da David Fincher, bah siamo nel campo del fanta-cinema tanto ;-)

      Non credo che Tony volesse imitare nessuno, al massimo l’errore grosso è stato fidarsi di quel pasticcione di Richard Kelly, uno che quando riesce a restare concentrato, tira fuori anche buone idee, ma sembra un bambino iperattivo con il disturbo dell’attenzione, infatti i suoi film sono spesso delle fagiolate strapiene di tanta roba di troppo, tipo “Southland tales”, se ci ripenso a quello mi torna il mal di testa! Cheers

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    2. Tra l'altro sembra proprio che il termine DOMINO porti jazza, cinematograficamente parlando.
      Basti vedere il film di De Palma, uscito quest'anno. Una mezza vaccata totalmente trascurabile.
      Ho colto comunque l'occasione per saperne di piu' sul conto della VERA (e buonanima, ma mica tanto) Domino Harvey.
      Mh. Vuoi un parere schietto, Cass?
      Questa roba PUZZA.
      Vedi le Pagine Gialle alla voce CAZZARI SENZA RITEGNO.
      Ok, la professione di cacciatore di taglie esiste, con tanto di licenza. Anche se non e' cosi' diffuso come si crede.
      Ma questa ha fatto la bounty hunter come Gheddafi jr. ha fatto il calciatore di Serie A, mi sa.
      Ha fatto un corso non meglio precisato (sul genere DIVENTA CACCIATORE DI TAGLIE IN DUE SETTIMANE! METODO GARANTITO!! Per me le hanno ciulato i soldi), e a parte quello la signorina e' balzata agli onori della cronaca per i ripetuti arresti e guai con la polizia per via di risse, spaccio e detenzione di droghe.
      Una riccastra figlia di papa' piena di soldi fino alle orecchie che ad un certo punto, complice l'abuso di sostanze illecite, ha finito per autoconvincersi delle fesserie che raccontava in giro. Ecco come la vedo io.
      Mi ricorda il caso di Frank Dux, a cui si e' ispirato Van Damme per Bloodsport - Senza Esclusione di Colpi.
      Dux sosteneva di aver fatto la legione straniera, di aver fatto la spia per i servizi segreti francesi, di aver imparato il Ninjutsu da uno degli ultimi Ninja esistenti, di aver imparato il Dim Mak, il tocco della morte...e di aver partecipato a numerosi tornei clandestini. Tra cui il Kumite, che avrebbe pure vinto.
      Anni dopo si scopri' che non era vero niente. Che si era inventato tutto, come il piu' classico dei pallonari.
      Boh. Continuo a pensare che IL TONY avesse preso una bella cantonata, quella volta.
      Poi si rifece alla grande, eh.

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    3. La storia è fumosa e con svariati buchi di sceneggiatura, però i due sono diventati amici. In ogni caso vale la regole di John Ford, tra la realtà e la leggenda, racconta la leggenda. Al cinema funziona così, anche per Frank Dux ;-) Cheers

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  4. Anch'io credo di averlo visto un paio di volte, per dargli una possibilità, ma ci ho rinunciato. E sì che il tema della cacciatrice di taglie è intrigante, ma reso così... anche no!
    Keira è tanto caruccia ma davvero una scelta sbagliatissima: il mistero è perché non l'abbia inserita ancora nel mio speciale sui nunchaku :-D

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    1. La trama ha troppo roba che la appesantisce, e poi niente, Clavicole ha in curriculum due film considerati brutti di due registi che stimo molto. Sono almeno due di troppo per quello che mi riguarda. Però almeno forse sono riuscito a contribuire allo speciale sui nunchaku ;-) Cheers!

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  5. Eddai, Un'ottima annata non era così male (in verità ne ho un ricordo piuttosto vago pur avendo impegnato i miei twopence per vederlo al cinema). Ricordo però la delusione dei fan, convinti di andare a vedere Massimo Decimo Meridio e ritrovatisi con una commediola franciosa fatta per pagare le ferie in Provenza alla troupe...
    E comunque: qualunquefilm con Russell Crowe è meglio di qualunquefilm con Scucchia Knightley. Non è questione (solo) di ormoni: lei è davvero una cagna maledetta... Se penso ad Anna Karenina in versione 2 espressioni: 'messo sorrisetto ironico' 'mezzo sorrisetto imbronciato' mi sanguinano ancora gli occhi...

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    1. AHAHAHA :-D
      No dai vabbè adesso tornando seri, bisogna dire che un’ottima annata è una frizzante commedia dai toni pacati e da BUAHAHAHAH! No niente, non riesco, è più forte di me, è come una di quelle battute che fa sempre ridere anche se l’hai già sentita cento volte :-)

      Clavicole è un buco nero, quando sfoggia quel sorriso dove si vedono solo i denti brrr sembra un piranha. Era sopportabile in "Non lasciarmi" (2010) e non faceva danni in "The Imitation Game" (2014), capisco perché uno al passo con i tempi e con passato nella pubblicità come Tony l’abbia voluta, sulla carta poteva essere una buona Domino Harvey, ma niente, poi penso a lei con il doppio mitra in mitra e mi viene da sorridere, non come “Un’ottima annata” quello è uno spasso proprio. Un’ottima annata! Ah! Fan di Ridley che si portano le manine al cuore, un classico! :-D Cheers

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  6. El Diablo - Pur con tutti i difetti che avete elencato il film l'ho rivisto anche più volte all'epoca e ne ho un simpatico ricordo, anche per la cazzonaggine dei 2 di Beverly Hills. Hola!

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    1. Hola Diablo! L’era della tv spazzatura pesante doveva ancora arrivare, ma Tony aveva capito, aveva anche capito “Sharknado” ;-) Cheers

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  7. Caspita. Non sapevo che si basasse su qualcuno realmente esistito. Magari lo recupero così per curiosità

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    1. Nemmeno una di quelle storie semplici da raccontare, la vita di Domino é stato già roba che sembrava uscita da un film. Cheers!

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  8. Interessante l'aura, lo stile, meravigliosa lei, ma il film lascia a desiderare, decisamente mi aspettavo di meglio.

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    1. Siamo nella parte bassa della Tony-classifica, sempre riconoscibile ma qui in coppia con uno sceneggiatore che non ho mai gradito. Cheers!

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  9. Ma io un film che si chiama Un'Ottima Annata con quella trama lì non lo guardo nemmeno se a dirigerlo c'è Dio in persona. Se poi ci mettiamo Ridley Scott che una ne azzecca e cento no... lo salto a priori, quindi mi sono salvata. Domino, a parte questo, però, fa talmente cagare, che non ci sono scuse per giustificarlo.

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    1. Ha una pessima fama, una buona metà (che deriva dalla sceneggiatura) è tutta meritata, ma resta meno peggio di quello che uno si potrebbe aspettare, anche se è tra i meno riusciti dello Scott giusto, anche per un casting sbagliatissimo. In ogni caso preferisco questo mezzo casino fatto per una motivazione sentita, che una commediola da niente fatta per farsi pagare il tour enogastronomico a regista e cast ;-) Cheers!

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  10. Ma io l'ho visto, non andavo per fama e davvero l'ho trovato uno dei film più brutti che abbia mai visto :) L'altro lo trovo brutto senza nemmeno averlo visto, invece.

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    1. Ci trovo dentro ancora delle cose anche valide, dovessi pensare ai film peggiori mai visti, questo non mi sfiora nemmeno la mente, anche per il fatto che per lo meno é onesto, mi urtano più i titoli particolarmente paraculi ;-) Cheers

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  11. Un film completamente sbarellato, restituisce perfettamente l'idea di una vita sotto droghe e sul filo del rasoio con il suo impianto stilistico, peccato però che tutte quelle immagini bruciate, sovraesposte, sottoesposte, rallentate e velocizzate, ad un certo punto scappano dal controllo di Tony e rendono pesante la visione. Certo è anche vero che l'unica cosa interesante di questo film è proprio il suo impianto visivo, ma la noia e la stanchezza non mollano durante la visione.

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    1. Questo è come “Man on fire” ma con un mattone appoggiato sull’acceleratore. Peccato che la trama sia spesso un pastrocchio inutilmente complicato, dove quella di “Man on fire” era dritta e lineare, ma soprattutto ti faceva patteggiare per i personaggi. Non è un caso se dopo questo film, lo Scott giusto ha alzato un po’ il piede dall’acceleratore, un po’ eh ;-) Cheers

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