giovedì 21 novembre 2019

5 è il numero perfetto (2019): Ma non era sei il numero perfetto?

Ripetete dopo di me: Mi piacciono i F-U-M-E-T-T-I. Visto? Si può dire? Si può anche scrivere, forse me lo faccio tatuare, fumetti, i fumetti sono belli, li ho sempre letti, e prima di imparare a leggerli da bambino, guardavo i disegni.

Ve l’ho già raccontato, me li portavo al campetto da basket, nello zaino con i libri di scuola, mi riempiono la casa e si accumulano da leggere sul comodino, alcuni sono dei graphic novel (o delle graphic novel? Altro “annoso” problema), ma sempre di fumetti si parla, perché malgrado quello che può dire Toni Servillo, sono tutti F-U-M-E-T-T-I.

Graphic Novel è un formato, ci sono storie pensate per essere presentate in un volume unico, altre invece ristampato così, ma di fatto come dice Alan Moore il formato graphic novel è solo un fumetto più costoso, con cui i fumetti potevano essere venduti anche in libreria. Volete maggiori dettagli? Omniverso ha riassunto la questione in modo definitivo.

Se la spiegazione di Ominverso non bastasse, ci penserò io a trovare tutti questi fumettari della domenica.
Non voglio sottolineare l’uscita infelice di Toni Servillo, ma resta un caso emblematico di come l’espressione "graphic novel", in uno strambo Paese a forma di scarpa, venga ancora utilizzata anche da lettori che non vogliono sentirsi dire: «Alla tua età leggi ancora i fumetti?».

Si potrebbe fare un enorme discorso su come i fumetti vengano ancora intesi da molto pubblico, ma quello che mi sta più a cuore è il punto divista dei lettori, quelli che dovrebbero essere consapevoli che oggi, anno di grazia 2019, non ci sono motivi per vergognarsi di leggere fumetti. Il film del momento Joker riassume le sue origini nel titolo, il più grosso incasso della storia del cinema, è una roba legata ai fumetti, eppure niente, il cinema ha ancora un fascino così magnetico, per cui molti lettori di fumetti, hanno ancora bisogno che sia un film a legittimare il loro intrattenimento, a certificarlo come qualcosa di adulto e molto intelligente.

“Non stavi per caso usando il termine Graphic Novel a caso, veeeeero?” 
Di mio sono giunto ad una semplice conclusione, sono un drogato di storie. Se qualcuno sa raccontarmi una bella storia avrà la mia attenzione. Il formato mi interessa poco, film di serie A oppure di serie Z, fumetto, romanzo, cortometraggio, serie tv, ogni media ha le sue caratteristiche e posso apprezzare tanto sia i film di Martin Scorsese che i fumetti della Marvel, tanto per non trattare un tema caldo, scappato drammaticamente di mano, per via dei pregiudizi e del tifo di stampo calcistico, di troppi cinefili o presunti tali.

Quindi si, “5 è il numero perfetto” è tratto da una graphic novel, perché nel 2002 è stato pubblicato in un unico formato dalla Coconino Press, ed è anche l’esordio come sceneggiatore e regista cinematografico del suo autore, il fumettista Igort. Ma resta comunque un film di gangster con pennellate di noir e pensate un po’, parecchi omaggi ai fumetti più popolari, perché Igort a differenza di tanti lettori non si vergogna di amare i fumetti.

Toh guarda! Un fumetto! (visto? si può dire)
Peppino Lo Cicero (Toni Servillo) è un guappo, sicario della camorra che ha sempre seguito le regole, ma le cose stanno per cambiare ora che suo figlio Nino (Lorenzo Lancellotti), per seguire le orme paterne è stato ucciso. Con l’aiuto del compare di sempre Totò o' Macellaio (Carlo Buccirosso) darà il via ad una guerra che non te la sogni neppure, cioè, una cosa alla Rambo ma con più accento Napoletano e scene d’azione più impacciate, lasciatemi l’icona aperta più avanti ci torniamo.

Igort fa un buon lavoro, inizia con dei titoli di testa quasi in stile Saul Bass che strizzano subito l’occhio alle origini fumettistiche della storia, la voce narrante di Peppino invece abbraccia subito l’atmosfera da noir del film. In 100 minuti di durata la pellicola è divisa in (ovviamente) cinque capitoli dai titoli più disparati, ognuno presentato con una piccola animazione e per tutto il tempo, non ho potuto fare a meno di pensare ad una cosa: Sin City.

Anche Frank Miller per il suo esordio da regista (con l’aiuto di Robert Rodriguez) ha scelto di portare sul grande schermo un suo fumetto, non sto dicendo che “5 è il numero perfetto” sia una specie di italico Sin City, ma il naso posticcio indossato da Toni Servillo continuava a farmi pensare a quello del Marv di Mickey Rourke.

La vita è anche questione di naso.
Igort non si dimentica certo da dove è arrivato, infatti i passaggi più interessanti di “5 è il numero perfetto” ruotano quasi tutti attorno ai fumetti, nel flashback in cui papà Peppino, parla con il figlio della sua passione per i super eroi americani (rappresentati dall’immaginario fumetto dell’Uomo Gatto, che penso fosse il super eroe con il potere di indovinare le canzoni al volo). Papà da buon criminale, impartisce una lezione al figlio su quanto sia importante l’equilibrio tra buoni e cattivi.

Ancora migliore è lo scambio di battute con uno dei suoi compari, appassionato invece dei classici personaggi “neri” Italiani come Diabolik, Satanik e Kriminal, che sono delinquenti, e in quanto tali non sono tenuti a rispettare le regole, per questo fortissimi, e per di più circondati da belle donne, perché come direbbero nel film: Gli americani non hanno capito ‘nu cazz!

"Di Graphic Novel un altra volta, ti sfido" (quasi-cit.)
Film bellissimo? Eh magari! Il personaggio di Valeria Golino è fuori posto in maniera imbarazzante, in una storia così, una donna ci sarebbe stata come la panna sul babà, ma la sua Rita è poco più che carta da parati. Ma avevo un’icona lasciata aperta lassù da chiudere, quindi lo faccio subito.

La sparatoria, a tratti anche in soggettiva del terzo capitolo, non è tutta pesche e crema, per prima cosa bisogna digerire Toni Servillo e Carlo Buccirosso (che per tutto il tempo ha la faccia di chi non capisce, ma si adegua) appoggiati schiena e schiena, a sparare con un revolver in ogni mano, come se fossero usciti da una scena di “Desperado” (1995) di Rodriguez, quando al massimo sembrano una versione taroccata di John Woo, insomma volenterosi ma non proprio convincentissimi, mettiamola così.

Napoli, non proprio come Hong Kong (la faccia di chi ci prova di Buccirosso)
Va meglio con lo scontro e scambio di ostaggi finale sul tetto, che arriva a cavallo dei capitoli quattro e cinque, un “climax” anticipato che però viene inevitabilmente rovinato dalla presenza stessa della voce narrante. Anche la svolta finale, per quanto valida (e beffarda) risulta fin troppo parlata e spiegata per essere efficace sul serio, a Igort manca un po’ di esperienza nel gestire il passaggio da carta a grande schermo, anche se viene da pensare che magari con una storia scritta apposta per il cinema, potrebbe andare meglio.

Ora, io sono cresciuto con Sergio Leone quindi sono ancora convinto che il numero perfetto sia il sei, come i colpi nel tamburo della pistola di Clint Eastwood, quindi fare cinque su sei è un buon risultato, ma con margini di miglioramento, più o meno come Igort al cinema.

36 commenti:

  1. Sai che ci credevo in questo progetto? Avevo delle belle speranze sia per la presenza di Servillo che reputo una garanzia, sia perché un noir in salsa napoletana tratto da un fumetto aveva tutte le carte in mano per fare cappotto. Sopratutto in questo periodo dove i fumetti al cinema vanno via come il pane e dopo la lezione che abbiamo dato a molti con "Lo chiamavano Jeeg Robot".

    Ovviamente appena possibile lo vedrò ma già sapendo che non è quel gioiellino che speravo.

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    1. "Lo chiamavano Jeeg Robot" aveva un altro tiro e risultava più coinvolgente, ma Igort ha un ottimo occhio, è portato per la regia (d’altra parte come disegnatore ha esperienza), gli manca un po’ il ritmo per girare un film ma è un esordio di buon livello. Certo non aveva bisogno della caduta di stile di Servillo, che nel film e bravo ma dovrebbe leggere più fumetti ;-) Cheers

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  2. Sulle graphic novel avrebbe da dire la sua pure Martin Kellermam, l'autore di Rocky (le strisce).
    Lo si nota quando il protagonista, anch'egli disegnatore,si vede rifiutare il suo fumetto con l'editore che fa:
    "'Sta roba andava bene anni fa. Oggi va di moda roba come le graphic novel. Vignette grosse come una pagina, pochi testi...che meno c'e' da leggere, meglio e'. Tu portami venti pagine in cui non succede nulla e poi ne riparliamo."
    Piu' o meno la penso uguale. Con la scusa del prodotto "alto", spesso difettano di sostanza.
    Parere mio, eh. E poi si scherza.
    Ma capisco cosa intendi. All'inizio, a parte poche eccezioni, schifavo qualunque cosa non fosse nipponica. Poi, rimasto orfano di manga decenti, mi sono rivolto ai comics.
    Oggi come oggi cerco roba che MI PIACCIA, indipendentemente dalla provenienza. O che si tratti di film, libri, fumetti, telefilm o videogiochi.
    Cerco LA QUALITA', come direbbe Pirsig.
    Il guaio con film come questi e' che il piu' delle volte si e' ancora fermi al lodevole tentativo.
    Non ci si crede abbastanza, specie se si esce dai binari. Che di solito conducono alle classiche commedie in stile Raifiction.
    Igort e' ancora agli inizi. Se ce l'ha fatta Zampaglione...
    Alle volte invidio i francesi. Loro non si vergognano di provarci, almeno.
    Film come LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, VELOCE COME IL VENTO o THE NEST hanno dimostrato che un altro cinema e' possibile.
    Basta provarci, come detto prima. E rassegnarsi a qualche tentativo fallito.

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    1. Poi aggiungi anche il problema Italico di coloro che vogliono usare parole in Inglese per forza, avendo solo un’idea abbozzata del loro significato. Siamo l’unico Paese in cui ha attecchito questa scemenza per cui graphic novel voglia dire fumetti di qualità, e di conseguenza il resto sia cacca, che ribadisco è un’idiozia nata perché qualcuno ama riempirsi la bocca con termini in inglese usati a sproposito. Infatti il mio amato formato delle strisce a fumetti, sta passando sotto silenzio, per fortuna oserei dire, viste le condizioni ;-)

      Igort ha un occhio buono, meglio questo dell’esordio di Zampaglione (che non mi ha mai convinto in pieno, anzi). A proposito di cercare la qualità, hai elencato tre titoli azzeccati, credo di non aver mai visto così tanto film Italiani contemporanei come negli ultimi, dimostrazione che il cinema di genere sta un pochino tornando, piano, lentamente, ma qualcosa si muove. Cheers!

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    2. Aggiungo IL PRIMO RE, all'idea che un altro cinema è possibile anche nel nostro stivale pieno di sassolini.

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    3. Concordo e aggiungo l’angolo della promozione riguardo a il primo Re. Cheers!

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    4. Oh, bella.
      Questa si che e' una sorpresa.
      E dire che non gli davo mezza lira. Lo recuperero'.
      Thanks, boys!!

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    5. Penso sia uno dei titoli più fighi tra quelli italiani visti di recente, ma non ha bisogno nemmeno della precisazione sulla nazionalità, é un bel film e basta ;-) Cheers

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  3. Quante cose ben scritte e nuove. Ho molto da conoscere ed imparare qui. Complimenti Cassidy.
    E comunque dalle mie parti il numero perfetto è sempre stato tre. 😉 ciao!

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    1. Ma io sono cresciuto con Eastwood che diceva che era il sei, perché nella sua pistola aveva sei colpi, quindi ho i miei traumi infantili ;-) Grazie mille gentilissima, ne approfitto per darti il benvenuto sulla Bara Volante! ;-) Cheers

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  4. Il film non l'ho visto, ma spero che gli attori non si mangino le parole, come invece accadeva in "Lo chiamavano Jeeg Robot": quando parlava un comprimario, non riuscivo a capire una mazza!

    Riguardo alle graphic novel, sono sempre stato convinto che fosse una parola utile a far comprare fumetti anche a chi si vergognava.
    E riguardo all'inglese... non è solo l'inglese: pur di darsi un tono, alcuni si rifiutano di dire fumetto giapponese perché un manga è una cosa totalmente diversa da un fumetto italiano o americano, così come cartone animato giapponese è un'eresia, sono anime!
    Magari pronunciato (male) anaim, così, tanto per aggiungere infamia sibinfamia XD
    Personalmente, certi termini li uso solo quando sono troppo pigro per scrivere tutte quelle lettere, e graphic novel non ha nemmeno quel vantaggio!

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    1. Bravissimo, hai fatto un esempio perfetto, e poi si, che cavolo alcune parole in inglese sono lunghe esattamente quanto scriverle oppure pronunciarle in italiano ;-) Ti assicuro che qui gli attori scandiscono bene tutte le parole, tranne Valeria Golino, ma vabbè lei parla proprio così :-P Cheers!

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    2. E a chi non si vergognava? La mia reazione alla proliferazione del termine graphic novel è stata un po' questa: chissà che roba è, ma sarà scicchettosa e smorfiosetta, sarà più iperlogorroica rispetto al fumetto, sarà più graphic o più novel? Ma sarà davvero una cosa novel o sarà la solita vecchiel cosa? Poi alla fine, se i fumetti li leggi, non te ne può fregar di meno.

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    3. Aggiungo solo Amen. Lo sfogli, lo leggi, alla fine è un fumetto, non una nave spaziale ;-) Cheers

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  5. Sai che sei l'unico che lo definisce così così? Ho sentito e letto solo lodi sperticate su questo film, ma non sono ancora riuscito a vederlo per cui non posso esprimere un giudizio, ma solo un pre-giudizio. Da te invece ho trovato un ridimensionamento dell'opera, e mi pare di capire che è bello, sì, ma non come dicono; e comunque non mi hai tolto la curiosità di vederlo prima o poi.
    Nel senso che finora è stato come da Fazio quando presentano un nuovo film che pare che sia un capolavoro assoluto che non ce n'è per nessuno e poi lo vedi ed è una merda o quasi.

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    1. Faccio mea culpa e ammetto candidamente di non aver letto quasi nulla sul film (anche se ha fatto parlare di se), di mio già sto fuori dal mondo quindi scrivo nello stesso modo ;-) Bisogna dire che con i film Italiani, di solito funziona così, diciamo che la critica nostrana è leggerissimamente di parte, ma poco eh? ;-) Cheers

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  6. Carabara, ho letto il volume per i tipi della Coconino Press e non gli albetti della Phoenix con cui la storia iniziava e non finiva, ma non il film che prima o poi recupererò.
    Ti consiglio, se non ti è già capitato, di leggere Sinatra, sempre di Igort, perché in linea - ed in continuity con il numero perfetto - e soprattutto per il tratto, a la Munoz, che personalmente mi ha convinto addirittura più di quello di 5 e dei Quaderni. De gustibus.
    Il Toni Esse con canappione in campo giallo mi ha fatto naturalmente pensare al Dick Tracy di Beatty che non permise però al truccare di pasticciare con i suoi tratti di sex symbol tradendo quindi la estetica " lombrosiana " di Gould. Davvero un peccato, ma mai quanto il crimine commesso da un editor o forse dallo stesso editore per cui nella riduzione a fumetti del film Kyle Baker sia stato costretto a ridisegnare il profilo di falco di Tracy perché assomigliasse al bel Warren. Blah.
    Anche Charles Adlard ha detto in una intervista che il protagonista di X-Files trovava la sua controparte cartacea ( per i tipi della Topps tradotti da Magic Press da noi ndr ) caricaturale con troppo naso e senza mento.
    E' un altro spartiacque tra chi legge comics - come quello tra chi li chiama fumetti e chi ammmette di leggere solo gn - e cioè, nel microverso di chi segue i personaggi da un medium all'altro, tra chi predilige un segno fotografico ( Crepascola leggerebbe forse Buffy solo e soltanto se potesse identica alla Gellar ) e chi la interpretazione personale ( presente ! ).
    Ti lascio con una chicca che so apprezzerai: Nick Drnaso ed io stiamo lavorando ad un gn ( che io chiamo fumetto ) che racconti in stile episodio del suo Beverly in cui madre e figlia devono compilare un questionario su di una sit-com il momento in cui Igort ha lasciato la sua Coconino e la nascita di Oblomov. Sarà una opera di fantasia. Non ti aspettare Tutti gli uomini del presidente.
    Se sarà ridotto a film, credo che potremo girarlo in un tinello ( cit. Carabara ). Vedremo. Ciao ciao

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    1. Dick Tracy! Come ho fatto a non pensare al naso di Dick Tracy! Mi sono fatto distrarre da Mickey Rourke che invece di pasticciare con la sua faccia, non si è mai fatto problemi. Adlard disegnava Mulder con un “canappione” notevole, si distingueva il personaggio quasi solo dal naso nella tavole per la Topps. Comunque seguirò il tuo consiglio, mi cercherò qualche altro fumetto di Igort. Fareste il botto, sarebbe il film italiano da tinello, tratto da fumetto ma anche da gn, il cortocircuito che questo Paese a forma di scarpa attende ;-) Cheers

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    2. C'è anche da dire che Charles Adlard (parole sue) all'epoca per risparmiare tempo non faceva le matite ma passava direttamente al lavoro sulle chine

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    3. Un po' il suo punto debole, quando hanno aumentato la periodicità di "The Walking Dead" si è fatto affiancare da un chinatore, dopo aver fatto tutto lui per tantissimi numeri. Cheers!

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  7. Alla tua età vedi ancora i film? Nessuno fa questa domanda, con qualsiasi medium: i fumetti invece sono roba da ragazzini. Forse per questo nessuno si è sforzato di rivalutare un sostantivo (fumetto) che è dal secondo dopoguerra che simboleggia arte e maestria. Com'è che le donne nude di Crepax, Manara o Serpieri sono arte e gli altri sono solo fumetti?
    Questione annosa che va ignorata: chi non legge fumetti non ama le storie e sta chiuso nel suo piccolo medium. Chi li legge sa che non ci sono confini. ;-)

    Detto questo, continuerò ad ignorare questo film: il cinema italiano mi fa male al cuore, a parte rari casi. Mi ha profondamente deluso quel Jeeg Robot, figuriamoci questo :-P

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    1. Bravo, oppure perché se è tratto da un libro è la normalità, ma se è tratto da un fumetto bisogna fare tutto questo casino? Dici bene i fumetti non hanno confini, fosse così anche per tante menti umane sarebbe meglio. Questo film poi non credo che ti piacerebbe, nessuno è davvero pronto a Chow Yun-Buc(cirosso) ;-) Cheers!

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  8. Alla fine lo guarderò perché sono curioso e perché è comunque un progetto da lodare anche solo per le intenzioni, certo che questa tua recensione mi ha un po' raffreddato... ;-)

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    1. Avrei voluto metterci più guacamole, ma il film non mi ha detto molto. Le parte dedicate ai fumetti sono le riflessioni che mi sono piaciute di più, specialmente quella sui nostri personaggi “neri”. Cheers!

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  9. Il film non l'ho visto, la graph... ehm, il fumetto non l'ho letto, e onestamente non mi interessano ma grazie per la citazione!

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    1. Doverosa, avevo bisogno di uno scudo da usare, mi hai fornito il migliore possibile. Cheers!

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  10. Avevo voglia di vederlo quando è uscito al cinema, ma poi un po' ho preferito altro, un po' le recensioni negative mi hanno fatto desistere. In realtà tu lo stai abbastanza promuovendo quindi un'opportunità per la sua uscita in home video gliela potrei dare...

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    1. Ha dei pro, che sono quasi tutti legati ai fumetti che dimostra di conoscere ed apprezzare, sulla parte film, bisogna lavorarci ancora un po' ;-) Cheers

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    2. E' un film che aveva delle ambizioni, già per questo merita una chance. Non tutto è andato come doveva. Ha molte lungaggini, ma il racconto ha il suo perché, è una parabola criminosa dal retrogusto amaro. I difetti ci sono e nella visione pesano, però quando l'ho visto in sala, sono comunque riuscito a godermelo.
      C'è dietro una certa voglia di fare, magari anche sbagliando. Io preferisco questi film che ci provano e magari non ci riescono, a robe più banali ben confezionate, ma che non ti lasciano nulla.

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    3. Sono molto d’accordo, paga l’inesperienza del suo regista, infatti le parti migliori del film per me sono state quella in cui Igort parla di quello che conosce (i fumetti). Diciamo che è un colpo sparato nella direzione giusta. Anche se resta un pochino pretenzioso, non fai venire giù Servillo se non vuoi attirare un certo tipo di pubblico che un film così, non lo guarderebbe nemmeno con gli occhi di un altro. Cheers!

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  11. Sono riuscito a vederlo in sala per il rotto della cuffia, tipo l'ultimo giorno di programmazione.
    Igort ci prova e quasi ci riesce. Quasi. D'accordo sulla Golino che non ci sta a fare nulla, sprecatissima per quel ruolo. Le scena "action" non sono action, ma ho apprezzato il tentativo. E complimenti Cass perchè hai trovato l'aggettivo perfetto: impacciato. Le sparatorie sono impacciate. Un più crudo approccio stile Gomorra avrebbe giovato alla brutalità e all'incisività anche del racconto.
    Nel complesso la regia non è male, specie per un esordiente che porta in scena il suo fumetto. Un paio di scene sono davvero azzeccate e le hai ben citate (il flashback sui fumetti e la scena del tetto).
    Il finale mi è piaciuto, molto amaro, non l'ho trovato troppo spiegato. In alcuni passaggi credo che mancasse un po' di coesione tra la scena e la voce fuori campo, con delle lungaggini che ammazzavano il ritmo del film (specie nei primi 2-3 capitoli). Ma in generale il racconto era godibile.


    DE FUMETTIBUS E VICINANZIE:

    Il discorso sulla scarsa considerazione del fumetto in Italia onestamente non l'ho mai subito in maniera negativa, nel senso che per me è sempre stato un vanto essere un lettore, di fumetti quasi esclusivamente italiani.
    Il modo di ragionare di quella brutta gente è lo stesso che porta all'idea di "cartone animato=roba per bambini", che nel nostro Paese è fortissimo e ammorbidito dal solo fatto che, dalla Pixar in poi, il "cartone" è stato soppiantato dalla CG animata.

    Da lettore di Diabolik il flashback padre-figlio sull'Uomo Gatto (Cass, penso che pochi coglieranno la citazione sarabandesca :-) per me è stata una bella rivendicazione per il fumetto nero all'italiana.
    Io non mi sono mai sentito dire "leggi ancora i fumetti", ero un lettore di fumetti in un mondo di non-lettori di qualsiasi cosa (guide tv escluse), non potevo che sentirmi orgoglioso. Era la mia personalissima spilletta da boyscout: lettore e collezionista di fumetti. A volte mi vergognavo (con me stesso) di non leggere abbastanza libri, ma mai di leggere troppi fumetti. Però anch'io ricordo quell'aura di scetticismo secondo cui il fumetto "non è leggere", non come leggere un libro. Per compensazione quindi leggevo più fumetti. Perché se un fumetto ha meno frasi di un libro, tanto valeva andare per compensazione numerica.
    A scuola, nei temi, rubavo costantemente dal mondo oscuro del fumetto italiano, dalla droga alla mafia, apprendendo più di quanto facessi dalla tv.
    Perciò mi sento abbastanza lontano da quel mondo di snobismo verso i fumetti. Che sì, esiste, ma insomma, io da vecchio lettore di fumetti mi sento uno stivale. Non ho dispute con le formiche del "leggi ancora i fumetti alla tua età".

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    1. Fanno tenerezza, viste altrove mi avrebbero provocato uno «Shame!» tipo Nick Frost in “Hot Fuzz”, qui fanno sorridere, per il loro voler fare John Woo, quando hai detto bene, due spari alla “Gomorra” sarebbero stati più efficaci. Il finale è bello ma si vede che Igort è abituato ad avere immagini e didascalie, gli manca un po’ di esperienza a gestire una storia al cinema, ma il ragazzo ha buon occhio, si farà. Pixar e Hayao “Meravigliao” Miyazaki direi. Prima i cartoni li guardavano solo i genitori costretti dai figli ;-)

      Nemmeno io ho mai avuto nessuna disputa, nessuno mi ha mai detto «leggi ancora i fumetti alla tua età» perché sanno che sarebbe come dirmi «respiri ancora ossigeno alla tua età». Da ragazzino invece ero giù grosso e spettrale abbastanza da essere guardato strano anche dai potenziali bulli, quindi leggevo i miei fumetti felice alla luce del sole (storia vera).

      La questione sul leggere o non leggere abbastanza è un bell’argomento, la prendo alla lontana, pensiero da genitore (magari un po’ datato): meglio che legga i fumetti piuttosto che drogarsi. Anche se i fumetti sono una droga che ti riempie le mensole di casa, non rischi l’overdose ma dai fondo al portafoglio lo stesso ;-)
      Aggiungo, meglio che legga fumetti, piuttosto che non leggere niente. Si hanno meno testo vero, però da bambino mi tritavo Bonvi, Hugo Pratt e Asterix come ridere, ho imparato roba sulla storia e sui luoghi del mondo da “Corto Maltese” tanto quanto da Emilio Salgari. Poi siccome quei fumetti li prendevo in prestito in biblioteca, passare ai libri due scaffali accanto è stato un attimo. Non ci vedo tutto questo dramma se i fumetti hanno meno testo, ecco ;-) Cheers!

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  12. Mh, si potrebbe dare una chance a questo cinecomic italico, anche se ammetto che sin dal trailer mi è sembrato sempre un po' na strunzatiella.
    Non so, eh. Comunque, oltre Sin City sì, c'è pure Dick Tracy e quel noir/crime/pulp/poliziesco che non saprei come può funzionare in salsa di pomodoro.

    Moz-

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    1. Funzionicchia, e poi la parte dedicata a Diabolik e soci penso che ti piacerebbe. Oddio lo hai chiamato cinecomic! Altra disputa! Polemiche! Tastiere in fiamme :-D Mamma mia che bello il mondo di Internet nel 2019 ;-) Cheers

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  13. I fumetti (o graphic novel ;)) ho iniziato a leggerli da poco. E ad amarli.
    Al cinema invece mi fanno sempre un po' specie. Come qui, in cui davvero non si può che pensare a Sin City ma con una seriosità di troppo e un Servillo che esagera.
    Ma mettiamoci anche una storia che all'ennesima di mafia/camorra a Venezia, stanca.
    Forse i fumetti preferisco leggerli che trovarmeli al cinema così.

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    1. Brava, leggere i fumetti è cosa buona e giusta, ma soprattutto capire che sono due formati diversi, e malgrado ci siano tanti film tratti da fumetto, molti perdono qualcosa saltando da carta a grande schermo, questo è uno di quelli. Cheers!

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