venerdì 11 ottobre 2019

Una vita al massimo (1993): Il romanticismo non è morto (vuole solo lasciare un bel cadavere)

Di cos'ha bisogno una coppia per funzionare? Eh, domandona, lo so. Vogliamo stare sul generico? Quello che conta in comune e la giusta dose di differenze per bilanciarsi? No, non avete sbagliato indirizzo, non siamo la Bara puccettosa dell’amore, ma oggi parliamo di questo, di grandi coppie, nel nuovo capitolo della rubrica… Lo Scott giusto!
L'ultimo boy scout è il più grande film della storia del cinema, tutti d’accordo su questo punto fermo, no? Ma è anche uno di quei capolavori nati dalla competizione e dai dissidi interni. Tony Scott non sopportava lavorare con Joel Silver e tutti insieme impazzivano dietro alle richieste di Bruce Willis che, in compenso, passava il tempo a guardarsi in cagnesco con Damon Wayans. Gli unici ad andare d’accordo erano lo Scott giusto e Shane Black, insomma i veri responsabili di quella meraviglia, perché, dài, ammettiamolo: sono fatti della stessa pasta quei due, una coppia perfetta alla quale mancavano le condizioni per sfornare altri capolavori.

Quentin Tarantino ha la bocca larga, non sta zitto un minuto e ne dice tante, proprio tante, non tutte da prendere come oro colato perché se così fosse la sua filmografia vanterebbe venti film in più. Però, quando parla di Tony Scott, Tarantino è dannatamente convinto che Revenge sia il film migliore dello Scott giusto. Vero o no, Quentin non è stupido, lo sa che è anche un po’ merito di Tony se ancora oggi, quando afferma «Faccio un film di Star Trek!» tutti pendono dalle sue labbra.

Farsi largo tra la mitragliata di affermazioni di Tarantino è un lavoro tosto si rischia di “Tornare a casa chiusi in un sacco” (occhiolino-occhiolino), sta di fatto che “Una vita al massimo” è stata una delle primissime sceneggiature scritte da Quentin. Il titolo italiano è cazzuto e scemo in parti uguali, non rende giustizia al titolo originale che, invece, è l’unico corretto per questa storia, quindi l’unico che userò da qui in poi: True Romance.

Continuiamo la tradizione della rubrica: I titoli di testa!
Il fatto che sia un’opera tarantiniana (usare questo aggettivo: obbligo contrattuale svolto) è indubbio, ci sono tutti gli elementi del suo cinema e l’intenzione originale di Quentin era di legarlo a filo doppio agli altri suoi film, giocando con le citazioni interne che caratterizzano il suo cinema. Ma limitiamoci ai fatti, odi sperticate agli hamburger e a Sonny Chiba, dichiarazioni d’amore per Elvis, i film e i fumetti, personaggi che parlano di cinema in continuazione, Tarantino qui ci ha messo tutto se stesso perché “True Romance” avrebbe anche voluto dirigerlo. Le prove generali le aveva già fatte in “My Best Friend's Birthday” (1987) un film incompleto mai distribuito, girato da Tarantino quando faceva ancora il commesso al videonoleggio, in cui compare la prima bozza del personaggio di Clarence, ma anche il monologo d’apertura, quello su quanto era bello e figo Elvis Presley.

Le verità, la leggenda e le dicerie con Tarantino di mezzo, diventano un calderone incredibile, sta di fatto che una volta entrato nel giro giusto, Quentin viene tenuto in panchina, è un mezzo nerd che chiacchiera un sacco, ma sa scrivere, torna buono per sistemare qualche sceneggiatura altrui (tipo quella di “Le mani della notte” 1991) e poco altro. La svolta arriva pare ad una festa, dove grazie a comuni amici Tarantino fa la conoscenza dello Scott giusto, conferme su questo fatto sono impossibili da trovare, ma prendiamola così, i due come tradizione di tante coppie, si conoscono ad una festa.

Potrebbero essere la coppia più stramba del mondo, ma hanno qualcosa in comune (usano le sedie al contrario per sedersi)
I due, ammettiamolo, sono abbastanza inconciliabili, l’Inglese roccioso con la predisposizione naturale per dirigere scene dinamiche e il chiacchierone di Knoxville, Tennesse. L’idea di citazione Pop di Tony Scott è infilare un riferimento a Charles Bronson nei suoi film (succede in Beverly Hills cop II, ma anche qui) mentre Tarantino nella cultura pop ci sguazza. Nuotando a dorso. Però i due vanno d’accordo, hanno una passione comune per il cinema e l’aria di chi farà strada, ad esempio entrambi vanno pazzi per "Il colpo della metropolitana" (1974) ed entrambi lo omaggeranno in modo diverso nel corso delle rispettive carriere. Me lo vedo Tony che dice al nuovo compare «Dammi un po’ quella sceneggiatura lì, dove usi i personaggi con i nomi dei colori, mi piace, fammela dirigere» peccato che Tarantino “Le Iene” se lo era scritto apposta tutto in interni, per poterselo dirigere un giorno. Quindi i due si accordano su “True Romance” che per Quentin è un pezzo di cuore, ma lo affida lo stesso a Tony e se questa frase mi è venuta fuori eccessivamente stucchevole, va bene lo stesso, perché le grandi coppie funzionano anche per questo, basta guardare come sono finiti a litigare (artisticamente eh? Stiamo sempre parlando di questo) Tarantino e Oliver Stone per “Assassini Nati” (1994).

Occhiali da sole, lo dico sempre che sono la vera cifra stilistica del nostro Tony.
Ma Tarantino in quel periodo era tarantolato (ah-ah), succede che alla fine “Le Iene” (1992) se lo è diretto davvero, trasformandolo in un successo e mettendo il suo nome sulla mappa geografica fino ad attirare l’attenzione dei fratelli Weinstein – un’accoppiata di cui potreste aver sentito parlare e non per forza benissimo – sull’onda di tutto questo entusiasmo, “True Romance” riparte di slancio, tutti vogliono recitarci e questo spiega l’orgia di facce note in questo film.

C'è la fila fuori per recitare diretti dallo Scott giusto!
Tony dopo Don (Simpson) & Jerry (Bruckheimer) ha le spalle larghissime e non ha nessun problema se i produttori sono nomi grossi, ma soprattutto ottenuta carta bianca da Tarantino fa la scelta migliore per far funzionare una coppia e un film: non asseconda il suo compare, ma fa la cosa migliore. Si chiama “True Romance” questo film, no? Allora diamo la massima rilevanza a questo concetto.

Destreggiarsi tra una sceneggiatura fatta interamente di dialoghi per un regista d’azione come lui sarebbe stato un suicidio, quindi Tony fa modifiche severe, ma giuste, perché le grandi coppie sono quelle che si bilanciano ed ecco perché un dialogo chiave del film decide di girarlo sulle montagne russe, per dare, a sua detta, un po’ di dinamismo alla scena. Ma soprattutto, via quella stramba idea di Tarantino, con ambizioni alla Jean-Luc Godard, di scombinare la struttura a tre atti del film, Tony Scott fa diventare “True Romance” una storia lineare, dà al film il tempo per respirare (e in un film così parlato l’ossigeno è fondamentale) e rende i due protagonisti una coppia così affiatata, da farti davvero credere che quando l’uno con l’altra si ripetono «Andrà tutto bene», non è una convenzione cinematografica, ma la sicurezza di chi è innamorato cotto ed è pronto a difendere l’altro con artigli e denti se necessario. Tony Scott prende la sceneggiatura idealistica e un po’ naif di un ragazzo e la fa diventare adulta.

Per i lettori e le lettrici molto giovani, quella a sinistra nella foto è uno Smartphone, versione 1993.
Quanto ha fatto bene alla carriera di Quentin vedere una sua storia così personale in cui dentro c’era tanto di se stesso, diretta da uno che quella storia l’aveva capita in pieno? Dopo l’enorme successo di “Le Iene” Tarantino avrebbe avuto i tappeti rossi stesi per dirigere “True Romance”, con il rischio di sbagliare “Il film della vita” com'è successo a tanti grandi registi. Invece ha potuto riciclare l’idea Godardiana delle scene montante in modo non lineare e concentrarsi su “Pulp Fiction” (1994) in linea di massima sapete com’è andata a finire, benino direi.

“True Romance” è la storia più vecchia del mondo: un ragazzo incontra una ragazza. Una fantasia adolescenziale di un nerd che sogna una tipa sexy sì, ma a cui piacciano i film di Sonny Chiba, da conquistare parlandole di quello che si ama, Elvis e il primo numero dell’Uomo Ragno (anche se poi nel film sfogliano il numero 18 di “Nick Fury and the howling commandos” mai capito come mai). Un film naif con un titolo ispirato volutamente ai vecchi fumetti romantici per ragazze, che solo un ragazzo giovane, parecchio fuori dal mondo e impallinato con i film di genere potrebbe scrivere. Sì, perché la ragazza è una principessa da salvare da un “Drago” con i rasta e tutto si risolve in una fuga d’amore con una valigia piena di droga. Ma ci è voluto un uomo di cinema come Tony Scott per capire che quel finale in cui Clarence muore, non era quello giusto per questa storia di “Vero romanticismo” a distanza di tempo lo stesso Tarantino ha confermato che Scott ha fatto la scelta giusta. Grandi coppie, è così che funzionano.

Non è una novità, Tarantino ha sempre mandato i suoi personaggi al cinema (Patricia Arquette sarà sicuramente scalza)
Pubblicizzato poco e male, il film costato circa dodici milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, va in pari al botteghino diventando un fiasco subito, ma anche il titolo più venduto in home video della Warner Bros per un sacco di anni (storia vera). Ma, soprattutto, diventa uno dei punti più alti della carriera di Tony Scott, un titolo di culto che ha influenzato un decennio di film e ancora oggi, viene spudoratamente omaggiato, mostrate un po’ d’amore per questo Classido!


Gestire un film in cui in ogni ruolo compare un volto noto non è affatto semplice, Tony Scott che in carriera ha diretto nomi eccellenti, fa un miracolo di equilibrio e tira fuori il meglio da tutti, risultato finale? Il muro di parole a cui Tarantino ci ha abituati negli anni non annoia mai, ma serve a far brillare il cast e se gli elementi che compongono il pranzo sono di prima qualità, è grazie allo Scott giusto se si trasformano in una mangiata memorabile. Lo chef Tony insomma. 

I due protagonisti sono talmente perfetti, che è quasi incredibile scoprire che nessuno pensava a loro per questa parte (Tarantino avrebbe voluto Robert Carradine e Joan Cusack, pazzo furioso). Il Clarence Worley di Christian Slater ha la sicurezza di chi è innamorato cotto e non avverte nemmeno il pericolo attorno a sé, e la sicurezza di chi ha Elvis “The King” Presley come amico immaginario, un mentore (com’è accreditato nei titoli di coda per non incappare in problemi legali con la famiglia Presley) invisibile che tiene su di giri il suo ego. Vorrei vedere voi se nella testa aveste quella diva di Val Kilmer nei panni del Re del Rock ‘n’ Roll. pare che Kilmer – qui mai inquadrato in faccia – abbia preteso comunque otto ore di trucco per calarsi nel ruolo (storia vera).

The King has left the building!
L’Alabama Whitman di Patricia Arquette, invece, è il perfetto oggetto del desiderio di qualunque ragazzino cresciuto a film e fumetti. Mettiamola così: lei non è mai stata la più bella, ma le sorelle Arquette hanno tutte una sensualità notevole e qui Patricia è burrosa e tenera in parti uguali, tanto da risultare perfetta. Sexy quanto basta per conquistare Clarence e abbastanza carina da ingraziarsi anche noi spettatori che ci ritroveremo a tifare spudoratamente per lei, in ansia per il suo destino (tenetemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo).

La perfetta altra metà della torta, no della mela. Vabbè diciamo torta alle mele e va bene così!
La scena del loro incontro è una tirata unica, basata sulla parlantina a mitraglietta di Clarence a cui Scott dà un ritmo andante con brio, fino all’apice, te lo aspetti che quei due finiranno presto a letto insieme, ma spostando il momento fatidico sempre un po’ più avanti, Tony nel frattempo ci fa affezionare ad entrambi. Due che sono giovani come l’aglio, cotti al punto giusto e per questo sembrano matti nel loro sentirsi a prova di proiettile. Il momento chiave è la scena sul tetto, dopo il sesso avvolti nella coperte (ma stare a letto? Brutto? Vabbè so ragazzi) lei impacciatissima le confessa di essere una squillo da pochi giorni («Una puttana?», «No, una squillo. Non è la stessa cosa!») lui non si scompone, sembra che debbano litigare, invece, è chiaro che faranno pace (infatti nella scena dopo correranno a sposarsi, ve l’ho detto: so ragazzi). Tony ce lo fa capire facendo entrare durante il dialogo il tema principale del film, una robetta ritmata a metà tra un pezzo natalizio e un ritmo tropicale (Natale ai Caraibi insomma) composto da un Hans Zimmer che non aveva paura di sperimentare con uno xilofono o poco più.

Sarò ossessionato io (lo sono!), però sembra la stessa scalinata di Una poltrona per due.
Un pezzo che vi entrerà in testa come pochi altri al mondo che è davvero perfetto, non solo perché con il suo crescendo ti dà l’impressione che andrà tutto per il meglio tra quei due, ma diventerà la colonna sonora della piccola bolla da innamorati dove vivono Clarence e Alabama - fateci caso, le sentirete partire ogni volte che per loro due la storia si metterà al buono - un posto dov'è tutto colorato e loro sono «Ehi tranquilla, andrà tutto bene». Come rappresentare lo stato di innamoramento usando tutti gli elementi messi a disposizione dal cinema, tanto alle parole ci pensa Quentin.

Il “drago” che minaccia la principessa Alabama e fa diventare Clarence un principe con occhiali da sole alla Elvis, è un soggettone incredibile: Drexl Spivey, un bianco che pensa di essere un nero, ha i rasta, l’occhio sgherro i denti d’oro e parla con accento Giamaicano. Quando Tony Scott ha proposto il ruolo a Gary Oldman, “pazzo Gary” è scoppiato a ridere e ha accettato subito, ancora oggi dichiara che insieme al suo Dracula, resta il personaggio che ha preferito interpretare in carriera (storia vera).

Pazzo Gary (senza zozza Mary) quando era ancora il più grande di tutti.
Non stento a crederci perché Oldman qui stava al massimo della forma, aveva ancora quella sua faccia da pazzo totale, un serpente a sonagli pericolosissimo malgrado l’aspetto grottescamente assurdo, un personaggio talmente riuscito nel suo essere sopra le righe che in questo film idealmente tratto da un fumetto romantico (e scritto da un fanatico di film di genere) lui buca lo schermo come un grande cattivo dovrebbe fare sempre.

Ma ogni ruolo funziona alla grande e ha fatto storia, basta dire che il coinquilino fattone Floyd interpretato da Brad Pitt è diventato l’ispirazione per Judd Apatow per il suo “Pineapple Express” (2008). Parliamo di una macchina talmente ben oliata in cui Michael Rapaport e Bronson Pinchot – due aspiranti attori e imbranati criminali – sembrano diventare protagonisti, mentre nel mucchio compare anche Samuel L. Jackson a tirar giù due «MOTHERFUCKER» dei suoi prima di sparire, proprio come un Jack Black ancora magro, tagliato dal montaggio finale del film (storia vera).

Provate ad indovinare cosa sta dicendo il vecchio Sam, un indizio, inizia per “M”.
“True Romance” è talmente cinematografico da potersi giocare due sbirri con le facce di Chris Penn e Tom Sizemore che, in realtà, doveva interpretare lo sgherro che pesta Alabama a sangue, ma non sentendosi a suo agio con tutta quella violenza ha consigliato un amico suo, James Gandolfini alla prima delle tante scene che lo hanno reso un attore di culto (storia vera).

In questo film tutto è esagerato, ogni fotogramma gronda cinema tanto che tutti i personaggi parlano di cinema, lo fanno come fanno i fanatici di cinema capendosi uno con l’altro. Inoltre, Tarantino avrà anche avuto l’impudenza di scrivere che il posto migliore per smerciare una valigia piena di coca (non cola) è Hollywood, ma ci voleva una vecchia volpe come Tony per far digerire della satira così smaccata.

“Tony perché sei vestito come uno che guida un camion da diverse ore?”, “Hai visto che razza di cast devo dirigere, vorrei vedere te al posto mio!”
Clarence, poi, è l’alter ego di Tarantino, uno che preferisce il b-movie “Tornare a casa chiusi in un sacco” a tutta quella roba che vince gli Oscar, con la frase «Mad Max, quello è un film, Il buono, il brutto, il cattivo è un film, Rio Bravo è un film!» si candida a rappresentante dei lettori della Bara Volante. Ma sono profondamente convinto che se “True Romance” lo avesse diretto Tarantino, non sarebbe stato un film così bello, perché Tony Scott è riuscito non solo a dare grande forza al vero titolo del film, ma anche grazie alla sua estetica così curata e subito riconoscibile dal primo fotogramma, a rendere realistica una storia che sembra un grosso fumettone e lo dico nel senso più positivo del termine, i fumetti per me sono roba serissima.

Una bionda che ti fa perdere la testa, con cui compiere atti criminali e poi fuggire sulle strade d’America, un mito americano fino al midollo (Elvis al posto del “Duca” John Wayne) come spirito guida e una serie di personaggi assurdi, ma molto ben caratterizzati pronti ad ammazzarti. Tony Scott ha diretto il miglior adattamento cinematografico di Preacher, prima che Garth Ennis avesse scritto anche un solo numero di quel fumetto!

Fino alla fine del mondo (Cit.)
No, Tony Scott con “True Romance” ha fatto un vero miracolo mandando nella stratosfera le parti migliori di una storia che ha dimostrato di capire alla grande, il famigerato monologo sui “Siciliani negri” è perfetto così com’è, uno dei migliori mai scritti da Tarantino. Infatti, lo Scott giusto lo dirige concentrandosi sui primi piani dei due mostri sacri impegnati a recitarlo. Quello tra Dennis Hopper e Christopher Walken è un duello di parole all’OK Corral che Tony mantiene in equilibrio fino all’ultimo colpo, quello decisivo. Ma vogliamo parlare della scena del pestaggio? Facciamolo visto che ho un’icona da chiudere sulla questione.

Visto coppie di attori peggiori in vita mia.
Mentre Clarence blatera e perde tempo (l’ho detto che è l’alter ego di Tarantino, no?) Tony usando la regia ci mostra la povera Alabama che subisce una punizione che non merita, un pestaggio talmente tosto che è andato tutto sforbiciato dalla versione uscita nei cinema, per questo vi consiglio la “Director’s cut” di Tony, dove potete vederlo tutto, più un altro paio di scene piene di parolacce, tutta robina bella, insomma. Come fa la piccola Alabama ad avere anche solo una possibilità contro quell’armadio di James Gandolfini? Quello è Tony Soprano, cacchio! Infatti, la scena è un ribaltamento di fronte in cui la reazione di Alabama, fa scattare anche noi spettatori in pena per lei. Un trionfo di usi alternativi del coltellino svizzero, della lacca per capelli e anche delle tavolette del cesso.

“I Soprano sono meglio!”, “No è meglio CSI Cyber!”
Così come la sparatoria finale, il classico “Stallo alla messicana” di Tarantino che Tony Scott trasforma in una fagiolata in cui volano piume di divani, cocaina e pallottole in parti uguali, con un uso del rallenty che omaggia Sam Peckinpah e lo porta negli anni ’90.

Insomma, “True Romance” è un capolavoro, la dimostrazione che una grande coppia deve avere qualcosa in comune, ma anche il giusto quantitativo di differenze per funzionare, come Clarence e Alabama, come Quentin e lo Scott giusto che torna la prossima settimana, ma prima vi lascio con l’ormai tradizionale schemino della “Scottitudine”, e non perdetevi la locandina del film, dalle pagine di IPMP!

“Tutti i fanatici di Ridley fermi! Mani in alto siete in arresto!”
Una vita al massimo (1993):
Se lo avesse diretto Ridley?
Il fratello scemo di Tony andrebbe in giro a imitare Pippo Baudo «Tarantino? L'ho inventato io!» e il pubblico a venerarlo «Grazie Ridley per averci donato Quentin! Grazie!». Invece lo ha diretto Tony e sembra che sia solo merito di Tarantino se questo è un gran film.

Nel paragone diretto, resta comunque molto meglio di:
Mi verrebbe da dire “Il gladiatore” (2000) la cui versione “Director’s cut” (a differenza di quella di “True Romance”) è una roba di rara inutilità. Ma la verità è che questo film se la gioca con “Thelma & Louise” (1991) che resta uno dei migliori di Ridley che, a parità di qualche tema (e di Brad Pitt in un piccolo ruolo), di solito viene considerato più impegnato e serio di “True Romance”. Lo volete capire che la presunta superiorità di Ridley è tutta nella puzza sotto il naso di troppo pubblico? Nel dubbio, comunque molto meglio di "Le crociate" (2005), tiè!

Risultato parziale dopo il primo Round:
Colpendolo lo xilofono come Hans Zimmer sul tema principale del film ve lo canto:
To-To, To-To, To-Tony Scott! To-To, To-To, To-Tony Scott! To To, To-To-Tony Scott!

40 commenti:

  1. grazie.


    concordo un capolavoro.

    cercherò di comprare il dvd directrors cut anche perchè l'unico limite di questo film la scena nel cesso.

    nel senso che è talmente sforbiciata dall censura che non si capisce nulla: ho sempre pensato che gandolfini stuprasse alabama ma a quanto pare non succede.

    sopo sto film ( qualche anno dopo in verità ) gary oldman ha vinto l'oscar , l'arquette ha vito l'oscar , brad pitt ha vinto l'oscar.

    io sono piemontese e genovese ma ho amici ( fattevi una risata!!!! ) che si sono incupiti per il monologo di dennys hopper-

    gran film : vero capolavoro.

    mi sono rivisto recentemente smokin acces e sicuro che john carnan ha visto " true romance"


    grazei

    rdm

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    1. Joe Carnahan ha il cuore al posto giusto, ma anche i riferimenti cinematografici giusti, lui è uno dei tanti che da Tony Scott (e Walter Hill) qualcosa ha imparato, gli va di sfiga che lavora oggi e non negli anni ’80 e ’90, questo per dire quando poco spazio ci sia per il cinema di genere oggi. Il monologo sui siciliani è rimasto incollato a Tarantino, Spike Lee deve avere amici come i tuoi più o meno, giusto per fare un nome.

      La Director’s cut è molto meglio, quella scena è stata falcidiata, con il risultato di renderla ancora più violenta, lo è già di suo e anche molto, ma è anche stata massacrata dal montaggio barbaro. Alla sfilza di nomi di Oscar ci metterei lo stesso Gandolfini, che non lo ha mai vinto, ma non cambia il fatto che sia stato uno dei più grandi attori mai visti, e non solo per mole fisica ;-) Cheers

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    2. lo dico ? lo ddico : in pelham 1234 dello scot giusto gandolfini è il migliore del mazzo .

      scusa denzel scusa john ma è così.

      buon week end

      rdm

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    3. Ti farò sapere, ho sempre avuto un debole per quel film, ma è un po’ che non lo rivedo, tanto arriverà in rubrica. Grazie e buon fine settimana anche a te! ;-) Cheers

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  2. Questo film e' stato un caso analogo a quello di ASSASSINI NATI, da te citato.
    Nel senso che solo dopo ho scoperto che la sceneggiatura era stata fatta da Quentin.
    E' innegabile (ed almeno lui non si fa problemi ad ammetterlo) che aver fatto gavetta con Stone ma soprattutto con IL TONY, a Quentin gli e' servito un casino.
    Lo dico da sempre: c'e' un sacco di gente che dovrebbe offrirgli almeno un caffe', se fosse ancora vivo. Spero almeno gli portino un mazzo di fiori, ogni tanto. Io andrei, da bravo cosplayer di un qualsiasi personaggio preso a caso da uno dei suoi film, a ubriacarmi per poi urlare alla lapide "PERCHE' SEI MORTO, EH? PERCHE'?!"
    Oh, ognuno metabolizza il lutto alla sua maniera.
    E qui scopriamo che, oltre a lanciare James Gandolfini, IL TONY ha di fatto salvato le chiappe a Tarantino. Impedendogli di uscirsene col film sbagliato nel momento sbagliatissimo.
    Quentin vorrebbe farne PULP FICTION, con questo. Ma IL TONY gli dice no.
    NON E' ANCORA IL MOMENTO, RAGAZZO. LASCIA FARE A ME. GUARDA E IMPARA.
    E Quentin gli si piazza dietro e piglia appunti.
    Capisce come gestire al meglio tutti quei personaggi di cosi' gran calibro. E che bisogna partire da una trama lineare per poi sbizzarrirsi a incasinarla a dovere.
    Oddio, nei dialoghi e nel plot i suoi tratti distintivi si notano gia' tutti. Ma...e' un bene che non lo abbia diretto di persona.
    Non sarebbe venuto cosi' bene. Ma soprattutto...senza le nozioni qui apprese PULP FICTION non sarebbe diventato quel perfetto orologio a meccanismo svizzero che tutti conosciamo.
    IL TONY si carica sulle spalle un fallimento per permettere a Tarantino di salire sull' Olimpo con quella che sara' la sua opera omnia (fino a KILL BILL, almeno).
    Una curiosita': esiste una leggenda (specie tra i sostenitori degli universi cinematografici espansi, e di fatto i film diretti e/o scritti da Tarantino sono tutti ambientati nel Tarantinouniverse. Ma si, ci metto pure i film di Rodriguez come la trilogia di EL MARIACHI, GRINDHOUSE e DAL TRAMONTO ALL' ALBA) secondo la quale la valigetta che Jules e Vincent portano dal boss Marcellus Wallace (e di cui nessuno conoscera' mai il contenuto. Soldi? Droga? L'anima di Marcellus?) sia PROPRIO QUELLA DI QUESTO FILM...

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    1. Oliviero Pietra ha preso la sceneggiatura e ha fatto la cosa giusta, l’ha resa un suo film in tutto e per tutto, Tarantino non ha gradito e posso capirlo, ma Tony ha fatto lo stesso, solo che il risultato finale è così grande che persino Quentin è stato zitto (per una volta nella vita) davanti al talento dello Scott giusto ;-) Sono convinto che se lo avesse diretto Tarantino questo film, non sarebbe stato così bello.

      La famosa valigetta è una citazione di Tarantino a “Un bacio e una pistola” (1965) di Bob Aldrich, i legami ci sono, in “Le Iene” Tim “Zio Portillo” Roth parla di una certa Alabama, nell’idea originale di Tarantino, dopo la morte di Clarence la ragazza si dava al crimine e conosceva il suo personaggio (storia vera). Cheers!

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    2. Anche io ammetto la mia ignoranza e devo ringraziarti per la segnalazione su Tarantino. Ora mi spiego la verbosità di questo film rispetto agli altri del TONY.
      Da quanto scrivi sembra proprio che Tarantino considerasse il nostro regista preferito (al fratello scemo e puzzone) come una sorta di maestro e in ogni caso gli tributasse grande rispetto e considerazione, ovviamente tutte ben risposte, visti gli esiti. Peccato veramente per il poco gusto nel vestire del TONY, veramente poco inglese in questo. Il film, naturalmente, lo considero molto bello e anche un pò "scemotto", nel senso che i protagonisti sembrano far di tutto per apparire come due poveri sprovveduti. Come quando alla fine viene loro detto che se Slater non avesse perso il portafoglio dallo spacciatore, l'avrebbero fatta franca. Ecco, se devo fare una critica a questo film è proprio l'eccessiva ingenuità dei protagonisti, ma forse è il classico McGuffin che serve a rendere coesa la sceneggiatura.
      Per il resto attori azzeccatissimi, uno più bravo dell'altro. Ho solo qualche riserva sulla Arquette, avrei preferito una più esplosiva ma forse non avrebbe funzionato allo stesso modo. Buona serata

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    3. Oppure molto più semplicemente sono giovani, scemi ed innamorati ;-) Sai che secondo me la fissa di Tony per i berretti da Baseball (quello ex rosso è il suo porta fortuna) ha contribuito alla sua percezione, è più americano degli americani nell'aspetto, aggiungici che fa film muscolari ed ecco la brutta fama, lo dico sempre che l'abito non fa il Tony ;-) Cheers

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    4. Hai ragione, non ho mai visto una foto del TONY senza il suo copricapo preferito!! Gli mancava giusto qualche tatuaggio e a quel punto lo avrebbero preso per un redneck della peggio specie. Sì, devo convenire che l'amore rende "scemotti", sarà che sono anni che ho superato quella fase e un pò mi manca, a dire la verità... A presto, anzi, all'ultimo (boy scout)!

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    5. L'inglese meno inglese del mondo, alla prossima Daniel-San ;-) Cheers!

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  3. Come sempre ottima recensione! Alla battuta dello smartphone sono scoppiato a ridere in mezzo alla ufficio, per fortuna vuoto...

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    1. Grazie mille capo ;-) Eheh però vedo che va così un po' ovunque, anche io oggi sono quasi in solitudine, presto inizierò a ballare in mutande ed occhiali da sole sulle note di "Old time rock 'n' roll" ;-) Cheers!

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  4. Very good ������

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  5. Questo è IL film di Tony Scott!

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    1. Insieme a “L’ultimo Boy Scout” sì, siamo all’apice. Ma forse questo ancora di più, perché per quello che mi riguarda, qui Tony lo ha resto un film migliore di quanto avrebbe mai potuto fare Tarantino se lo avesse diretto. Ogni tanto penso che mi passerà la febbre per questo film, poi lo rivedo e ciao, ci vado di nuovo sotto ;-) Cheers!

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  6. Minchia non l'ho mai visto. Corro a rimediare.

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    1. Corri, poi corri di nuovo qui a farmi sapere il tuo parere, ma ti vedo già in mentalità, "Minchia" tipica espressione dei siculi del monologo ;-) Cheers

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  7. purtroppo sono serio ho appena fatto vedere a un mio collega ( che è in grado di intendere e volere!!!) la gif animata di Drexl Spivey e gli ho chiesto : secondo te che attore è????


    Purtroppo ilcollega era davvero serio.

    Gary perdonalo

    E il mio collega ( serissimo ) : è Jonny Depp in quel film sui pirati!!!!!!!!!!

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    1. Puoi esporre richiesta alla direzione di licenziamento per una cosa così, ci sono tutti gli estremi, se serve vengo a testimoniare a tuo favore. Cheers!

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  8. Visto una volta sola e non amato, perché all'epoca venne presentato come film di Tarantino e già odiavo Mister Q. Manco ricordavo fosse di Tony, semmai l'ho saputo, quindi siamo sempre lì: perché il Tony giusto non ha ricevuto la stessa attenzione mediatica del Tony sbagliato?

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    1. Non pensavo che ti avrei visto passare oggi, perché ero sicuro che questo non è nelle tue corde, ma visto che sei personcina a modo sei arrivato subito al punto. Questo è il film che anche i giganteschi fan di Tarantino si dimenticano, malgrado sia il suo lavoro più personale. Se lo avesse diretto l’altro, se ne parlerebbe sempre, qui invece passa di cavalleria come un film di Tarantino, anche se senza il Tony giusto, non sarebbe un film così riuscito. Cheers!

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  9. Film visto ai tempi, con qualche perplessità... Dovrei rivederlo.
    Una cosa però mi folgoró: il monologo-sillogismo dei negri siciliani. Lì si manifesta senz'altro la bravura degli attori, ma soprattutto il genio (sì, genio) di Tarantino.

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    1. Pensavo che mi piacesse per ragioni giovanili, ogni vola che provo a rivederlo invece mi piace sempre un po’ di più anche se gli anni passano, di solito mi succede con i film davvero buoni ;-) Qui era un Tarantino ancora del periodo in cui era amico di Roger Avary, ma soprattutto amico di Tony, dettaglio che qui fa un’enorme differenza in positivo. Cheers!

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  10. Gran bel film ed uno dei miei preferiti.

    Poi personalmente lego alla sua visione un'epifania e mezza (perché la seconda la divide "fifty-fifty" con un altro film).

    La prendo però alla lunga.
    Metà anni '90 (poteva essere il 95 o il 96), mio fratello sta guardando con degli amici Pulp Fiction su tele+; io, che all'epoca facevo le medie, mi unisco a film già iniziato e scopro in un colpo solo che un film può tenerti incollato a ragionare contemporaneamente su trama ed ordito, senza avere velleità di trasmettere il Messaggio od infondere la Verità (cosa propria di certo cinema con la puzza sotto il naso), bensì capace di buttarci nel mezzo una scena di climax crescente come l'armamento dell'(anti)eroe... ancora oggi sorrido a tutti denti se ripenso all'appagamento della motosega e quello ancor più grande della katana!

    Sta di fatto che subito dopo aver rivisto Pulp fiction (dall'inizio stavolta), ho cercato altro fatto da questo Tarantino.
    Ho così visto nei mesi successivi Le Iene, Dal tramonto all'alba, Natural born killers e Una vita al massimo.

    La prima epifania dopo la visione di True romance è stata quella di realizzare che gli Scott fossero 2 e quello dei film che mi piacevano di più era "il" Tony (al netto di Alien e Blade runner gli altri film dello "sbagliato" non sono poi tanto nelle mie corde)... successivamente avrei trovato ulteriori conferme per questo: Spy game e l'operazione "dinner out" è un altro dei miei film preferiti.

    La seconda epifania, condivisa a metà con Natural born killers, è quanto lo sceneggiatore influenzi il film di un regista, ma anche e soprattutto il contrario: perché se in Una vita al massimo ho ritrovato lo stesso mood che andavo ricercando perché non pago di Pulp fiction, durante la visione (mai più replicata) Natural born killers pur ravvedendo elementi che mi interessavano mi sono annoiato prima e alla fine infastidito per un film di cui conservo uno dei peggiori ricordi.
    Ecco prima di allora (ah, giovane ed ingenuo io) non pensavo che partendo da un buon materiale ed essendoci un buon regista fosse possibile produrre risultati diametralmente opposti.
    Successivamente vidi pure Jackie Brown (il mio primo tarantino al cinema) e dovetti riconoscere che la realtà è ancora più complessa e spesso deludente :p


    Tutto questo per dire che la cassetta di Una vita al massimo ha girato tante volte nel mio vhs da tenere un testa a testa chilometrico con Pulp fiction: bei tempi :')

    Nathan

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    1. Quella scena con Bruce è mitica ;-)
      “Assassini Nati” ha dentro quintali di Oliver Stone, secondo me ha fatto bene a fare suo la sceneggiatura, il Tony invece era l’uomo giusto per “True Romance”, più giusto del suo vero autore, per questo è lo Scott giusto! :-D Che poi oh, anche ultimamente Tarantino si è beccato tante critiche, ma quando cinema ha “smosso” da solo, se tutti quelli che dicono di amare i suoi film, fossero cinematograficamente curiosi la metà di Tarantino, non avrei bisogno di fare una rubrica in cui mi schiero con Tony ;-) Cheers

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  11. Non lo vedo da un po' anche se ho acquistato di recente il Blu-rya perchè sono convinto di una cosa che emerge nella tua recensione. "True Romance" è un capolavoro. Nel '93 avevo dodici anni quindi al cinema non lo vedei, ma qualche anno dopo in VHS a noleggio lo sfondai. A parte che era il periodo in cui ero super fomentato con i film d'azione e horror (quelli giusti insomma), ricordo che questo "True Romance" aveva una marcia in più rispetto anche agli altri titoli che uscivano in quegli anni. Ed è proprio il fatto di avere la sesta che porta il film nell'anno 2019 senza nessun accenno di perdità di freschezza. Ora capiamoci, a parte qualche rarissimo caso, se oggi uscisse al cinema "Tru Romance" cosa accadrebbe? Te lo dico io, sarebbero tutti uralndo al miracolo, roba che farebbe impallidire chiunque. Invece lui è uscito negli anni di "Arma Letale" e co ed ha fatto la fine più ingiusta, quello di non essere stato compreso. Per fortuna noi che amiamo lo Scott giusto ce lo siamo comunque goduto in tutti questi anni.

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    1. Volevo prenderlo anche io, quello della CG ;-) Se uscisse oggi, altro che i dubbiosi dopo “C’era una volta a… Hollywood”, il problema vero è che i film di Tony Scott sono fiori cresciuti nel cemento, belli, ma belli per davvero, solo che erano sempre troppo: troppo d’azione, troppo patinati, troppo di propaganda, troppo a braccetto con Don & Jerry. Che poi in carriera ha fatto quello che ha fatto il fratello sbagliato, solo che lo hanno sempre trattato come il fratello di. Madornale errore (Cit.). Cheers!

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  12. Aspettavo la recensione di questo film con ansia! Adesso corro su amazon e mi compro il director's cut che non penso di aver mai visto.
    Per quanto io sono un appassionato di cinema di Vampiri e post-punk, e questo dovrebbe in teoria dare un netto vantaggio a The Hunger, Questo secondo me è il film migliore di Tony (the right Scott): ritmo serrato e senza cadute di tono, cast perfetto, dialoghi da paura, regia con le palle quadrate e fumanti! Cosa si può chiedere di più?
    Quando vivevo a New York io e la mia ex americana ci eravamo soprannominati Clarence e Alabama, e più di una volta mia ha passato in pubblico un bigliettino con sopra scritto "you are so cool!" (True story -semi cit- of a True Romance)

    We are 138!

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    1. Vai che quella è la versione giusta! ;-) Come puoi intuire dal mio “nome” i Vampiri per me sono una roba serissima, e “The Hunger” li ha portati nell’era moderna, ma quello era un regista esordiente, quello di “True Romance” è un autore al massimo all’apice. Molto più originale degli svalutati Joker e Harley Quinn lasciatelo dire… We are 138! ;-) Cheers

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    2. Non so se frequenti instagram, ma in caso, forse ti può interessare dare un'occhiata al mio semi-blog dedicato al cinema dei vampiri @celluloid_dracula
      è una piccola comunità, ma ci sono sempre persone interessanti con cui discutere e scambiare opinioni su film vampirici :)

      We are 138!

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    3. Mi manca, ma prenderò in prestito il telefono della mia Win-Woman per dare un'occhiata, grazie mille, We are 138! ;-) Cheers

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  13. Una cosa sola dico, Patricia Arquette ;)

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    1. Lei secondo me è molto brava, qui anche molto carina, le sorelle Arquette non sono belle in modo canonino (se mai esistesse un essere belli in modo canonico) ma hanno sempre un certo quantitativo di "Sesso a pile". Cheers!

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    2. Concordo, era veramente caruccia qui. Cheers!

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  14. Prendete uno sceneggiatore sconosciuto, uno di quelli cresciuti a pane e cinema e fate si che la sua sceneggiatura arrivi sul tavolo di un regista (uno di quelli bravi) e avrete un gran film. No, non è così che funziona la vita e neppure il cinema, eppure, qualche volta, accade; accade che Slater sia un doppio dello sceneggiatore, vive di fumetti, sogna di sfondare, di conoscere l'amore, adora i vecchi film non molto noti al grande pubblico; accade che la Arquette si cali nella parte talmente bene che da quel momento in poi non è possibile pensarla in altri ruoli. Tarantino gioca con i suoi personaggi, bastona il mondo di cui ha sempre sognato di far parte rischiando tantissimo (solo a me il produttore ricorda Joel Silver?), lancia ogni pedina in un disordine apparente in cui, in realtà, tutti si muovono convergendo verso un lirismo finale che è quasi catartico.
    Una galleria di attori e tecnici di grande bravura: Brad Pitt, giovane ma poliedrico anche con un personaggio sui generis e con poche chance, il duo di poliziotti Penn&Sizemore che sembrano usciti da una puntata di Miami Vice ma che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Jeffrey Kimball con le sue luci e la sua fotografia che ricrea un'atmosfera calda, confortevole.
    La storia incontra un paio di momenti in cui divaga, come sapeva fare benissimo il giovane Quentin, ma solo per ricollocare i pezzi dell'ingranaggio e per darci assaggi di grande recitazione (Hopper vs. Walken) e tutto, alla fine, si incastra alla perfezione. La cura maniacale dei dettagli, il detto ed il non detto, tutto compone un grande mosaico in cui ogni pezzo ha la sua dignità senza brillare più degli altri.
    Si ha la netta impressione che Pulp Fiction e Le Iene siano in debito proprio nei confronti di Una Vita Al Massimo, perchè, in fondo, è così che doveva andare nella visione dello sceneggiatore: si lanciano i pezzi a velocità folle lasciando che descrivano la propria parabola fino a ricondurli nell'alveo di un disegno molto più grande e chiaro solo nella mente del suo creatore.
    E quando alla fine tutto si ricompone ecco che anche il più sprovveduto degli spettatori può esclamare: però!
    Nizortace.

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    1. Dopo i ferri corti per “L’ultimo Boy Scout”? Secondo me anche Tony aveva qualche sasso da togliersi dalla scarpa ;-) Il vagare chiacchierando, apparentemente senza meta di Tarantino qui era ancora a fuoco, con il tempo si è dilatato all’infinito, ma il risultato è un film notevole a cui lo Scott giusto ha saputo tirare le briglie nei momenti giusti. Grazie per l’ottima analisi Nizortace! Cheers

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  15. ce l'ho fatta: mi sono comprato su cadabra il dvd di una vita al massimo.

    peccato il dvd non è il directros cut ma va bene così.

    vedendo il film ho scoperto una chiccha ( che avevo rimosso) : a un certo punto in tv danno lo scult " free jack fug a dal futuro " e io ho fastto un amara rifelssione.

    l'rdm 20 enne vide al cinema " freejack fuga da futuro"( che culo!!) mentre non vide al cinema Una Vita al massimo.

    perchè? colpa di una pessima distribuzione-

    grazie

    rdm

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    1. Mamma mia "Freejack" (s)cult della mia infanzia grazie (grazie?) alle repliche televisive, ecco, diciamo che "Una vita al massimo" è un pochino più bello ;-) Cheers

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