martedì 1 ottobre 2019

The Nest (Il nido) (2019): Posseduti dallo spirito di Stanis La Rochelle

Per prima cosa lasciatemi fare un’affermazione su “The Nest” che nessuno ha MAI fatto: Questo film Italiano, non sembra per niente Itali… come dite? Lo hanno già detto tutti? Eh vabbè chi sono io? Il figlio della serva!?

Scherzi a parte, questa faccenda del film-Italiano-che-non-sembra-Italiano sta diventando un tormentone tipo pezzo latino-americano estivo, l’abbiamo sentita per Il primo Re, e continuiamo a sentirla anche per questo “The Nest”, anche perché il suo regista esordiente Roberto De Feo si è prodigato a ripeterlo in ogni intervista promozionale.

Se da una parte sembra che un po’ ci vergogniamo della media dei film prodotti dal nostro Paese (solo un po’?), dall’altra è chiaro che piano, con estrema lentezza, ma in modo inesorabile, il nostro cinema sta riguadagnando il gusto per quei film di genere che piacciono tanto alla Bara Volante. Non sono uno di quelli convinto che “Film Italiano = cacca”, anche perché mai come negli ultimi anni, mi capita di essere attratto da prodotti provenienti da uno strambo Paese a forma si scarpa.

"Mamma ma qui hanno scritto che recitavi in un medico in famiglia", "No, è un errore di stampa shhhh"
Certo che se un film esce con il titolo “The Nest” in bella vista, è chiara l’intenzione di giocarsi le sue carte anche sul mercato internazionale, ed è ancora più chiaro che Roberto De Feo guardi a modelli cinematografici meno canonici di quelli che si aspetterebbe per un horror Italiano, in parole povere questo film ha dentro di se più M. Night Shyamalan che Pupi Avati, più Alejandro Amenábar che Dario Argento, così, giusto per darvi due indicazioni.

Posseduto dallo spirito dello Stanis La Rochelle di “Boris” nel suo tentativo di non sembrare “troppo Italiano”, Roberto De Feo ha fatto una serie di scelte molto azzeccate, e non per forza andando a cercare troppo lontano, non da me sicuramente visto che il film è tutto ambientato nella Villa dei Laghi, che si trova all’interno del parco della Mandria, poco fuori Torino.

Orrore a chilometro zero (Gotico Piemontese)
Samuel (Justin Korovkin) è un bambino bloccato sulla sedia a rotelle dopo un incidente automobilistico in cui il padre ha perso la vita. Le sue giornate sono scandite da lezioni al piano – rigorosamente musica classica – mentre la glaciale madre Elena (un’azzeccatissima Francesca Cavallin) gli impone insegnamenti sulla gestione del “Nido” e il suo inflessibile sistema: Non si esce dalla villa, non si parla d’altro che non sia il suo sostentamento. Le parole che state cercando sono “gabbia dorata”.

Cosa ci vuole in una storia come si deve per portare lo scompiglio? Facile, una donna, nella fattispecie la giovane Denise (Ginevra Francesconi) classico personaggio per cui si sprecano aggettivi come "anticonformista", una che insegna a Samuel il Rock, piuttosto che quella “palla” della musica classica. Anche se poi il Rock è rappresentato dalla ragguardevole “Where is my mind?” dei Pixies si, ma in versione “cover eterea al pianoforte”.

"No, la cover eterea al pianoforte no, quella sì che fa paura per davvero"
Villa dei Laghi quasi da sola (ma con l’ottimo contributo della fotografia di Emanuele Pasquet) offre tutta l’atmosfera da film gotico che serve alla pellicola, che per una buona parte si muove in zona “The others” (2001), e per il resto più che un horror nel senso stretto, somiglia ad un giallo, anche grazie ai coloriti personaggi che popolano il vecchio maniero, come il medico Christian, interpretato dalla discreta faccia da pazzo di Maurizio Lombardi.

Bisogna dire che nella sua ossessione di non sembrare troppo Italiano, Roberto De Feo non manca di farci notare che quando si parla di punti di riferimento cinematografici “alti”, lui punta proprio ai più alti in assoluto, vuoi non fare la classica inquadratura dal basso, su qualcuno che prende a pugni la porta, resa celebre da “Shining” (1980)? Se a questo aggiungiamo poi che il buon dottore, opera sulle note di Beethoven come un Drugo di “Arancia Meccanica” (1971) capirete da voi che il giorno in cui distribuivano la timidezza, Roberto De Feo è rimasto a letto a dormire.

Norman Stansfield fa scuola e proseliti.
Problemi? Più o meno quelli di quando ci si para davanti un film-Italiano-che-non-sembra-Italiano, ovvero che in tanti sono disposti a chiudere un occhio, se non proprio due. Con tutto l’amore che ho per i film gotici e i personaggi che si aggirano attraverso spettrali corridoi, bisogna dire che dopo aver presentato personaggi e situazione di partenza, tutto il secondo atto di “The Nest” procede con un filo di gas, con tempi davvero troppo lenti e dilatati, tutti spesi a seminare indizi in vista del finale, che è buono! Cioè figo per davvero, però arrivarci è a tratti una fatica.

Si perché “The Nest” è uno di quei film che fa venire voglia di essere rivisto una seconda volta, alla luce della rivelazione finale, per gustarsi tutti gli indizi che alla prima visione uno potrebbe essersi perso. Anche se diciamolo, il film è uno di quei giochi di prestigio in sui da spettatore sai benissimo che stai per essere “fregato”, però vuoi vedere come ti toglieranno la sedia da sotto il sedere.

Il buon successo al botteghino del film,  conferma che al pubblico piacciono sempre i film che un tempo faceva M. Night Shyamalan, quelli con la svolta finale che cambia tutto, come ad esempio “The Village” (2004) – titolo non citato a caso, visto che è il “parente” più prossimo di questo film – ma il problema resta la gestione del minutaggio, i 103 minuti di “The Nest” si sentono davvero tutti, ma considerando che Roberto De Feo arriva dai cortometraggi, sono sicuro che con il tempo e l’esperienza non potrà che migliorare la gestione del ritmo dei suoi lavori, di sicuro la voglia di puntare in alto non gli manca.

Mettersi dalla parte della ragione: Dirigere con il logo Marvel sulla giacca (questo De Feo è un dritto)
Il problema di “The Nest” per me è tutto in quella parte centrale in cui il film resta troppo legato a modelli già visti, alcuni girati benissimo come la scena dell’impiccagione, ma troppo dilatati lungo troppi minuti. Il rischio è quello di stare assistendo a qualcosa che tra film analoghi e cortometraggi d’esordio, sia stato visto e stravisto fin troppe volte dal pubblico.

Sarebbe bello poter aggiungere qualcosa sul finale, ma “The Nest” è il classico film di cui meno sai, più ti puoi godere la scena finale (davvero bella e visivamente potente), di cui posso dire solo questo: Ho una predilezione per i film che cambiano genere in corso d’opera, quindi bravo De Feo per averne scelto uno a cui sono estremamente legato.

Risultato finale, “The Nest” come il suo regista ha dei numeri, non è la resurrezione del cinema di genere che in tanti stiamo aspettando, ma è un altro deciso passo in quella direzione. Quindi ben vengano i film così, per questa volta posso stringere i denti su quel secondo atto, si spera però di non dover aspettare ancora molto per poter esultare davvero per un film di genere Italiano, e non solo per un film-Italiano-che-non-sembra-Italiano.

48 commenti:

  1. Di questo lavoro di De Feo ho solo letto recensioni positive (oltre al "più classico dei classici": non sembra un film italiano!). Ovviamente me lo sono perso e ovviamente me lo dovrò recuperare. Per ora il Shyamalan-twist devo ancora bruciarmelo e spero di continuare così.

    P.S.: con Boris e Stanis non sbagli mai. MAI!

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    1. Sulla faccenda del film-Italiano-che-non-sembra-Italiano mi sono espresso citando Stanis, solite urla di giubilo sperticate da parte di tanti che dei film guardano solo la nazionalità, ma anche critiche equilibrate, perché il film ha nel ritmo dei difetti evidenti, ma è un colpo sparato nella direzione giusta, e poi al pubblico piacciono i film con la svolta finale, manca qualcuno che li faccia, l’Indiano pazzo ci ha tirato su una carriera ;-) Cheers

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    2. Io l'ho visto per il rotto della cuffia, all'ultimo giorno di programmazione, e felicissimo di averlo fatto. Della nazionalità m'interessa poco, m'interessa che sia un buon film, e l'ho trovato dannatamente buono. I difetti non li ho sentiti, perché la tensione vale il prezzo del biglietto, e soprattutto i personaggi sono tutti interessanti, dai protagonisti a quelli secondari. Questo è il vero valore aggiunto in una pellicola la cui idea di fondo è (o meglio si rivela) davvero semplice, ma il viaggio vale tanto quanto la destinazione. La cura nei personaggi di contorno costruisce un mondo, e i film che fanno questo riescono a far scendere in secondo piano qualsiasi difetto.

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    3. Cura dei personaggi e ottimo lavoro di casting aggiungerei, sono tutti affidati alla "faccia" giusta. Cheers!

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  2. cavolo hanno usato la mia casa che uso nel week end e nessuno mi ha detto nulla???


    no seriamente io sono più per i film alla dario argento che m. shalimaw ma questo cercherò di recuperarlo per un sano campanilismo che mi ha portato a vedere l'imperdibile " the broken key" e sto cercando ullysses : the dark odyssey.

    questa di fingere di essere inglesi è storia vecchia: vedi i primi spaghetti westerne con giuliana gemma : montgomery wood

    saluti e grazie


    rdm

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    1. Eh, ci sarebbe da aprire uno scrigno sui finti anglo/americani... Anthony Dawson, E.B.Clucher e ovviamente Hill e Spencer

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    2. Esatto, è una storia vecchia del nostro cinema, non credo che ci libereremo mai di questa mentalità, ma magari si, con prodotti locali al 100%. Bella casa complimenti, due camere e cucina, raccolta ma tenuta bene ;-) Cheers

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    3. Sergio “Bob Robertson” Leone ;-) Cheers

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    4. ti ringrazio ma essendo seconda casa mi ammamzza con l'imu


      rdm

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    5. Quello è un problema, ma anche la manutenzione del giardino deve costare due lire. Cheers!

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  3. Ottimo!! A me è piaciuto davvero tanto...in effetti ad un certo punto avevo capito com'era la storia ma fa niente, come hai detto tu «da spettatore sai benissimo che stai per essere “fregato”, però vuoi vedere come ti toglieranno la sedia da sotto il sedere» e anche se sono caduto non mi ha fatto male ehehe 😄😄

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    1. Non credo ci sia nulla di male, il cinema deve anche sorprendere, questo è il classico film che lo capisci della premesse iniziali che finirà con un gioco di prestigio finale. Per me è promosso malgrado quel secondo atto macchinoso ;-) Cheers

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    2. Si infatti dopo averne visti tanti tanti sul genere immaginavo ci fosse all'esterno o un'epidemia che aveva decimato gli esseri umani o un'apocalisse zombie o umani mutanti per le conseguenze di una guerra nucleare...come dicevo sopra non fa niente, è stata una figata lo stesso!! E sono stato davvero contento che sia stata una produzione tutta italiana...sennò qua pare che a parte le commediole fatte in fotocopia non riusciamo più a creare niente di buono!

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    3. Devo dire che negli ultimi anni sto guardando parecchi film Italiani, cioè ci sono dei titoli che ho voglia di vedere che non siamo commedie e drammi familiari, fino a qualche anno fa, guardare un film Italiano che non fosse uno spaghetti western oppure un vecchio Horror per me era quasi impensabile. Cheers!

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  4. Me lo son perso questa estate, ma già ce l'ho in lista: voglio proprio vederlo, è quasi un contraltare de Il Signor Diavolo (che m'è piaciuto un sacco, ci tengo a dirlo).
    Non mi dispiacerebbe se nascesse una corrente più "esterofila" nel nostro cinema, che affianchi quella artigianale alla Avati.
    La Cavallin ha fatto anche Vivere o Centovetrine, ora non ricordo XD

    Moz-

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    1. L’importante e rimettere in moto il cinema di genere anche qui da noi. Non ti saprei dire, ma non mi stupirebbe affatto ;-) Cheers!

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  5. Come dicevo l'altra volta, per me puo' piacere anche all'estero.
    E questo e' davvero importante.
    E' la cosa fondamentale, se si vuol rimettere in moto il cinema italiano.
    Specie alcuni generi ormai dati per morti e sepolti.
    Ovviamente non canto vittoria, eh.
    Si sa, com'e' da noi. Per un passo avanti se ne fanno tre indietro.
    Ma qualcosa sta davvero cambiando, poco alla volta.
    Qui faccio un plauso a De Feo perche', pur avendo commesso delle ingenuita' (ma ci stanno, consideriamoli errori di gioventu'), dimostra entusiasmo e voglia di fare.
    Peccato che non sia lo stesso per gli altri.
    Il problema principale e' proprio questo: non ci si crede.
    Hanno la fissa che se un film non e' impegnato, allora e' una fesseria che non merita sforzi.
    E poi si chiedono perche' Argento, Bava, Fulci e Lenzi ricorrevano a caratteristi stranieri.
    Quelli almeno erano professionisti. Anche all'attore piu' spianatato, se gli dicevi di interpretare un ruolo, te lo faceva.
    Forse e' dovuto allo strascico dei vari Fellini, Antonioni, Rossellini, Visconti.
    Se non fai un film cosi'...allora non e' un film.
    Dimetichiamo pero' che erano i eestern - spaghetti, i thriller, gli horror e i poliziotteschi a fare cassa e furore, specie all'estero. E a finanziare gli autori prima citati.
    In Francia, che sta ad un tiro di sputo, non si fanno gli stessi problemi.
    Li' ogni tanto sperimentano. Ti tirano fuori anche un film di fantascienza, ogni tanto.
    Bisogna ricominciare a fare film guardando ad un pubblico internazionale. Non sempre e solo al proprio orticello.
    Bravo De Feo, comunque.
    Ma non si monti la testa, eh!
    Se no mi fa la fine di Salvatores.
    Da quando ha vinto quell' Oscar non e' stato piu' lui.

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    1. Sul fatto che non si monti la testa ho dei dubbi ma spero di sbagliarmi, sul fatto che debba migliorare ne sono sicuro, arriva dai cortometraggi, non ha ancora il ritmo per gestire un film, ma il ragazzo punta in alto. Se poi smettesse di fare lo Stanis sarebbe meglio ;-) Cheers

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  6. Quindi se un italiano fa un film che non sembri italiano, e con un titolo non italiano, piace agli italiani? E se ne vanta? Va in giro a dire: "Gli italiani mi amano perché non sembro uno di loro". Boh, non capisco...
    Comunque farei notare che De Feo è il nome dei proprietari originali della casa di Amityville: possibile il regista non si sia giocata questa carta nella campagna stampa? Mi sa che ha capito come quella Casa sia ormai dimenticata dagli italiani che non vogliono essere italiani :-D

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    1. Proprio così, e sono sicuro che se De Feo avesse saputo dell'omonimia avrebbe rotto il ca... casting molto di più in fase promozionale. Che poi nessuno ha mai criticato Fellini perché sembrava troppo Italiano mi pare ;-) Cheers

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    2. Beh no, è lecito per un regista italiano odierno volersi "proteggere", prendendo le distanze dai badili di letame prodotti a casa nostra negli ultimi… 30 anni? Ecco, uno che vuole fare un film, ed è italiano, capisco abbia addosso un pregiudizio, tanto dall'estero quanto in casa. Perciò capisco la smania esterofila dei titoli e il non voler essere accostato a un "certo tipo" di cinema. Siamo onesti dài. E se fai un buon lavoro, magari la prossima volta ci penserai di meno.
      Se "il film è piaciuto perché non sembra italiano", e stiamo parlando di un buon film, molto semplicemente (e oggettivamente) è perché nonostante in sala vadano distribuiti tra il 40 e il 50% di pellicole nostrane, la qualità rispetto a quelle esterofile è al ribasso. E' un dato oggettivo. E chi adesso questo dato lo sta sovvertendo, col lavoro e col talento, va perdonato se la butta nell'esterofilia. Ci sta.

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    3. Sì, basta non esagerare con l'autoflagellazione, soprattutto considerando che all'estero non mi sembra stiano facendo faville, specialmente dai nostri due rivali storici.
      A volte un po'di sano nazionalismo non guasterebbe, anche nel cinema.

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    4. Bisognerebbe puntare di più sul folclore locale, si potrebbero sfornare horror italiani e per assurdo, anche originali. Purtroppo nel cinema si vede molto, e anche in “The Nest” dove De Feo replica delle inquadrature, solo perché le aveva fatte Kubrick. Cheers!

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  7. Spero proprio di riuscire a vederlo prima o poi.

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    1. Un'occhiata la merita, secondo atto a parte a me è piaciuto. Cheers!

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  8. Purtroppo una delle visioni estive che mi sono perso, perché si sa che da noi non distribuiscono proprio i film italiani...
    Nonostante il secondo atto, sono curiosissimo :3

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    1. Appena ti capita l'occasione togliti lo sfizio, perché comunque un'occhiata la merita ;-) Cheers

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  9. Visto il sabato di ferragosto. Il sottoscritto e la mia morosa, unici spettatori in una sala completamente vuota. Roba da paura, soprattutto quando all'improvviso è apparsa dal nulla la tizia delle bibite.
    Avrebbe sicuramente meritato di più questo film italiano (che tale non sembra). Finale strepitoso, anche se più di un sospetto ad un certo punto ci era anche venuto...

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    1. Il sospetto ronza in testa quasi da subito, la sala cinematografica vuota è la mia idea di paradiso, se il film merita ;-) Cheers!

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    2. Io l'ho visto con la sala piena, e il pubblico mi pare abbia risposto bene. A volte si sente quando si sta accogliendo bene (o male) una proiezione.

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  10. Come già sai mi è piaciuto parecchio, a dirla tutta la parte centrale che tu ritieni troppo lenta a me è andata benissimo così, il finale mi ha lasciato a bocca aperta, letteralmente. E la canzone che fa da tema portante di tutta la colonna sonora mi è rimasto in testa per qualche giorno.

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    1. So so, sono un sapone ;-) Il finale funziona alla grande e la colonna sonora pure, la presenza dei Pixies aiuta sempre poi. Cheers!

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  11. Volevo scriverne io, ma contavo che l'avresti fatto tu perciò non te l'ho neanche chiesto. Per me uno dei film migliori che ho visto in sala in questo 2019. Io non avevo pensato al parallelo con Shyamalan ma ci sta davvero tutto (specie pensando a The Village).
    A me è piaciuto moltissimo, tutta la prima parte è un fottuto capolavoro per come gioca con lo spettatore e col genere: non sai se quel bambino sia una specie di Omen, un figlio del demonio, se la mamma sia una strega, cosa ci sia là fuori, riti esoterici o satanici. Il regista ci nasconde tutto, e lo fa per un buon motivo, perché la trovata finale è quasi banale, ma dopo 2 ore di film girate così diventa un tocco di classe che porta "The Nest" (rispettiamo il titolo anglofono) nel cinema internazionale.
    Atmosfere portentose, tempi registici azzeccatissimi. La lentezza nella seconda parte non l'ho sofferta, si sente, ma la villa vissuta come gabbia soffocante piuttosto che come difesa dal mondo esterno fa il suo dovere. De Feo ha attinto a piene mani dal cinema di genere, ma con una classe incredibile per un esordiente. L'ho visto il giorno dopo "Il Signor Diavolo" di Avati, e per me è stato l'antidoto a un brutto veleno.
    Contando quanto io ami un certo genere di pellicole, con cui si guadagna un posto di tutto rispetto con quel finale, per me è stato una rivelazione.
    E ci sta pure affiancarlo a "Il Primo Re", perché entrambe le pellicole hanno due cose in comune: l'ambizione e una regia fottutamente matura e intelligente.
    Io non ho mai sparato a zero sul cinema italiano in quanto tale. Né lo voglio difendere in quanto tale. Aspetto sempre che sforni delle robe degne, e la frequenza con cui lo sta facendo ultimamente (ultimo decennio) è migliorata. Non può che farmi piacere.

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    1. Anche secondo me la frequenza del battito del nostro cinema regala motivi di speranza, poi non voglio vederti dedicato solo ai film italiani, ma se me lo avessi chiesto ti avrei letto molto volentieri, mi godo l'esclusiva in anticipo ;-) Detto questo l'ambizione non gli manca e meno male oserei dire, poi si sono molto d'accordo, spara delle cartucce di vari generi per depistare, poi per la svolta finale sceglie il più banale, abusato ma comunque amatissimo, e riesce quasi a farlo sembrare una novità. Forse il secondo atto l'ho patito solo io, ma resta comunque un bel osare ;-) Cheers!

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    2. Che mi dedichi solo a film italiani non c'è proprio pericolo :-) Ne guardo qualcuno in più perchè sto vedendo più film in sala, non solo le uscite "mainstream" come facevo prima. Inseguo sempre i generi, certo non andrò a vedere le commedie nostrane solo alla ricerca di quella buona. Se ci sono più italiani che fanno thriller, horror, o gangster-movie li vedrò, esattamente come fossero esteri.
      Il discorso su De Feo non lo faccio nemmeno. E' pieno di registi da "one shot", che sparano una buona cartuccia e poi niente più. Ovviamente spero abbiamo trovato un altro talento, se così non fosse non sarà un dramma.

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    3. Lo spero anche io, il tempo sarà giudice, per il resto il tuo discorso su inseguire i generi lo sento mio, per altro ho il commento su "5 è il numero perfetto" in dirittura di arrivo, giusto per stare in tema. Cheers!

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  12. Visto al cinema quando uscì.

    Eravamo in 4 gatti muti in sala (tutti gli altri erano a vedere la versione-animata-che-sembra-live action de Il re Leone) quindi mi sono goduto la pellicola in religioso silenzioso.

    Come film d'esordio è piuttosto buono, ho apprezzato l'atmosfera, la composizione di alcune sequenze, la recitazione degli attori e la volontà di giocare con le aspettative dello spettatore.
    Il film appartiene al genere horror però manca un pò di brivido e suspence; come dici te si adagia su un ritmo lento che regala bei momento soavi però il tutto è ancora abbastanza timido, limitato.

    Come ultima cosa, spero di non essere l'unico, ma vorrei davvero, davvero davvero davvero, un sequel per questo film. Secondo me la storia del protagonista può continuare ancora e le possibilità sono tante!



    Saluti limitati dai muri della mia proprietà!

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    1. Non mi fare dire niente su quella roba con gli animali posticci, no comment. Da quanto ho letto De Feo parlava addirittura di una trilogia (storia vera). Cheers!

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  13. Premessa doverosa, io questo film non ho ancora avuto l'occasione di vederlo, mentre stava in sala io ero perso tra le vette dell'Alto Adige. Ma faccio un pensiero riguardante al fatto che sia un film italiano che non sembra italiano. Non c'è niente di buono in questo. Mi spiego meglio. Se il cinema di genere italiano è riuscito ad andare oltre i confini nazionali era proprio perchè aveva una forte personalità e rileggeva il genere stesso. Se invece il panorama attuale prevede una omologazione ai film americani (perchè di sicuro i registi italiano non guardano a oriente), allora il genere in Italia continuerà a soccombere, non fosse per Jason Blum e Wan (ma non sempre quest'ultimo), in America sarebbe già estinto.

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    1. Lo penso anche io, quanto sarebbe figo un film horror in grado di usare il foclore locale? I film italiani che hanno fatto successo in passato, erano italiani nel midollo senza vergognarsi, non sono diventati famosi perché erano “esportabili”, cioè magari lo erano per via della presenza di attori stranieri (Dario Argento fa ancora recitare i suoi attori in inglese ad esempio), ma funzionavano perché erano locali, sempre per restare sull’esempio, la gente viene a Torino per vedere la piazza di “Profondo Rosso” ;-) Cheers

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    2. Dovremmo scriverlo noi l'horror italiano definitivo XD
      Io comunque sono uno di quelli che è andato in cerca della piazza, salvo poi perdermi nella movida notturna torinese

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    3. Perché non hai chiamato? Ti ci portavo io ;-) Cheers

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    4. La prossima volta che vengo ti farò sapere. La santa che vive con me non è mai stata a Torino e vuole andarci

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    5. Sarebbe un piacere ;-) Cheers

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  14. L'ho visto perché scoperto sul tuo sito
    Molto bello
    Io ho trovato che il tempo dilatato della narrazione sia perfetto
    Un epoca moderna dove pero questa comunità vive i tempi di una volta
    Legati alla gestione della terra
    Assecondando la crescita dei raccolti
    Trovo sia un modo che il narratore stia usando per immergere noi odierni cinetici in un ritmo che non conosciamo
    O non ricordiamo

    Fantastico l'uso della canzone
    Prima a cappella poi al piano
    Canzone che sosteneva nel famoso film il finale con rivelazione
    In questo caso usata come per anticiparci che in questo film la chiave di volta sarà il finale
    Molto bello
    Entrato prepotentemente nella lista dei miei film preferiti
    Orgoglioso che sia italiano
    Ne vedremo sicuramente a breve un rifacimento americano

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    1. Verissimo, la canzone scelta è perfetta perché suggerisce quello che accadrà ma secondo me funziona anche per rappresentare la condizione del protagonista, ah si il rifacimento americano non è qualcosa di impossibile ;-) Cheers!

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  15. Recuperato solo ora - mea culpa - e, tanto per cambiare, concordiamo su tutto. Bello eh, ma arrivarci alla fine… poi però arriva quella scena finale che ti fa dire "Porca zozza!" e quasi lo rivaluti tutto.
    La Cavallin poi sembra essere nata per quel ruolo. Bellissima e spaventosa.

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    1. La Shyamalata gli viene piuttosto bene a questo film. La Cavallin fa riflettere sulla condizione dei nostri attori, quanto potrebbero dare se non fossero incastrati nelle fiction televisive, che rappresentano il 90% della nostra produzione. Cheers!

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