venerdì 25 ottobre 2019

The Fan - Il mito (1996): Vogliamo giocare a baseball!?

Un nuovo film illumina il giorno, dei miei guai per un poco si sfuma il contorno.
Questa rubrica è condotta in modo maldestro, ma lasciatemi il tempo e sarò un buon maestro.
Con un po' di fortuna, ci sono ad un passo, sistemo le cose e poi mi rilasso.
Aiuterò Tony Scott a riavere la gloria, con un tocco imprevisto alla solita storia.
Dice oggi Ridley: «Di Alien ne faccio anche tre!», ci sto male a sentirlo e mi chiedo: «Perché?»
Non è il fan, il cinefilo che paga il biglietto, a far ricco e famoso il suo prediletto?
Se gli parlo, lui sente, ma, in realtà, non mi ascolta, mi dimostra freddezza per l'ennesima volta.
É attaccato al denaro da fare disgusto. No, così non va bene, io rivoglio lo Scott giusto!
Allarme Rosso al botteghino non convince, ma quello proletario della famiglia Scott è un nome caldo, quindi viene contattato per portare sul grande schermo il romanzo "L'idolo" (The Fan) di Peter Abrahams che il nostro Tony rifiuta almeno un paio di volte (storia vera). Ironia della sorte, nel romanzo il giocatore di baseball protagonista della storia gira uno spot pubblicitario e poi si paragona a Robert De Niro per la sua prestazione d’attore, sarà per questo che il vero De Niro si è avvicinato al film? Non si sa, di sicuro c’è che con De Niro a bordo, Tony Scott accetta la regia, pur avendo sempre bellamente ignorato il baseball. Lo so che si tende a dimenticarlo, ma il nostro Tony è Inglese, anche se il suo cinema e il suo berretto (ex rosso) porta fortuna sono più americani della torta di mele.

Don (Simpson) & Jerry (Bruckheimer) tornano alla carica per proporre al loro prediletto la regia di The Rock, ma niente, ormai Tony ha gettato il cuore sul diamante del baseball, quindi Don & Jerry si sono rivolti al loro nuovo virgulto, uno che proprio come lo Scott giusto arrivava dalla pubblicità e che dal cinema di Tony ha imparato molto: Michael Bay, potreste averne sentito parlare. Il piano di Tony era semplice: siccome era già in lizza per dirigere “Nemico Pubblico” (1998… a breve su queste Bare) per quello giusto della famiglia Scott, “The Fan” era l’occasione per sperimentare qualche trovata visiva, tenetemi l’icona aperta su questo punto, più avanti ci torniamo.

Tony, novello Babe Ruth, indica il punto fino a dove sparerà l’inquadratura.
L’adattamento del romanzo viene affidato a Phoef Sutton, ma per dare un po’ di brio ai dialoghi e una sistemata generale qua e là, viene chiamato un non accreditato Frank Darabont (storia vera), forse perché ormai Quentin Tarantino era uscito definitivamente da sotto l’ala protettiva di Tony. Inutile girarci troppo attorno: "The Fan" – con superfluo e obbligatorio sottotitolo italiano – esiste grazie a De Niro, ma soprattutto vive e muore attorno ad un attore che nel 1996 era caldo come una stufa, perché arrivava da cosette come “Casinò” (1995) di Scorsese e “Heat” (1995) di Michael Mann. Lo so che sembra assurdo dirlo nel 2019, ma lo dico per le lettrici e i lettori più giovani: un tempo un film si guardava solo per la presenza di De Niro che non faceva film stronzi per pagarsi il mutuo e i divorzi.

Il vostro amichevole Cassidy di quartiere per anni ha avuto un poster di “Taxi Driver” appeso in camera (storia vera), quindi parlo per esperienza diretta, nel 1996 De Niro spostava le montagne e nelle varie e frequenti repliche televisive di questo film, “The Fan” era l’ennesima prova del talento di un attore che recitava di pura cattiveria, in certi suoi film il sospetto che fosse un vero psicopatico c’era (e forse è stato confermato dai suoi ultimi film), ma (malgrado le mazze da Baseball) questo film non è “Gli intoccabili” (1987) e paragonarlo ai film di Scorsese tipo quello del mio vecchio poster, oppure “Cape Fear” (1991) sarebbe un gioco a perdere in partenza.

Dare un coltello al De Niro del 1996? Ci sono modi meno dolorosi per morire.
“The Fan” ha, forse, un solo difetto: è un film che potrebbe seguire più percorsi, ma si accontenta di avere l’occasione per mostrare De Niro che diventa progressivamente sempre più matto e si accontenta fondamentalmente di quello che poi... Oh! Un gran bell’accontentarsi, però la critica al sistema dello sport professionistico era molto più marcata in L’ultimo Boy Scout che in tutto questo film e lo stesso Wesley Snipes (che si era candidato per il ruolo del fanatico ossessivo Gil Renard) deve fare un passo indietro per lasciare spazio a De Niro.

“Che ne dici se la parte del fanatico la facessi io?”, “Che ne dici di tornare in panchina e lasciar giocare i grandi?”
Prodotto dalla Mandalay Entertainment e dalla Scott Free (casa di produzione dei due fratelli) “The Fan” è un film sul Baseball diretto da uno a cui dello sport americano (bianco) per eccellenza non frega poi molto, anche il consulente sportivo presente sul set è stato bellamente ignorato da Scott che aveva già fatto lo stesso con quello militare di Top Gun, figurarsi se si fa problemi ad ignorare uno che vorrebbe spiegargli come funziona ‘sto giochino, non scherziamo!

Fatemi chiudere subito quell’icona lasciata aperta lassù, dal punto di vista visivo Tony Scott con questo film fa un ulteriore salto in avanti, rispetto ai suoi primi lavori spariscono quasi completamente i caratteristici fasci di luce, in favore di una fotografia più satura (frutto del lavoro di Dariusz Wolski, non a caso finito a lavorare con lo Scott sbagliato) che rende ogni fotogramma diretto da Tony immediatamente riconoscibile, come due note suonate da un grande chitarrista.

"Ragazzi, questo è un blues con riff in Sì perciò occhio agli accordi e statemi dietro, okay?" (Cit.)
Tony Scott imprime ad un thriller che dovrebbe andare in crescendo, un ritmo più indiavolato delle note di “Sympathy for the Devil” degli Stones che aprono la prima scena, subito dopo la poesia in rima recitata da De Niro, una versione psicotica e da brividi che ho un po’ voluto omaggiare in testa al post, perché sembra la dichiarazione d’intenti di un pazzo che reinterpreta la classica Take me out to the ball game, pezzo che risuona in tutti gli stadi americani prima di ogni partita di Baseball. Ecco, Baseball, parliamo un attimo di questo!

Forse in America, dove allo stadio si va per mangiare, bere, godersi la partita e poi mangiare e bere ancora un po’, il problema è un po’ meno sentito, per assurdo, “The Fan” pur parlando del più Yankee degli sport Yankee, potrebbe funzionare alla perfezione anche ambientato in uno strambo Paese a forma di scarpa, in cui lo sport (non chiedete quale, in Italia ne esiste solo uno, gli altri non contano) viene vissuto come una questione di vita o di morte. Quanti colleghi di lavoro avete che non fanno una piega per l’ultima decisione del governo, ma danno di matto più di De Niro per un rigore non concesso? Io, purtroppo, tanti. La mentalità “Io pago, io faccio quello che mi pare” allo stadio impera, insieme ad un’altra cosetta che mi fa impazzire: l’uso del plurale maiestatis quando si parla della propria squadra del cuore, «Abbiamo vinto» cos'hai vinto esattamente? Sarà che arrivo da uno sport considerato minore in Italia, ma ho imparato che fai parte della squadra se indossi la maglia, se fai riscaldamento, se vai agli allenamenti e se sei in campo.

La faccia del fan il lunedì mattina, dopo il rigore non concesso.
D’altra parte lo vediamo anche al cinema: i fan (nel doppiaggio italiano di questo film pronunciati “Feeeeeen”) sono da sempre i peggiori nemici dell’oggetto del loro amore, a questo aggiungete anche le stelle dello sport, troppo pagate per quello che, di fatto, è solo un gioco (allora perché vi incazzate tanto quando la vostra squadra perde?). Tutti argomenti che ritroviamo in “The Fan”, prima che la storia prenda un’unica svolta: rappresentare il “Feeeeeen” protagonista diventa l’occasione per trasformare il film in quello che nel 1996 tutti volevano vedere, De Niro che fa il matto col botto, ma anche un modo un po’ paraculo di dare una carezza tranquillizzante sulla fronte degli spettatori. Voi non siete come lui, shhhh va tutto bene.

Ma i film non si giudicano per quello che avrebbero potuto essere, ma per quello che di fatto sono e “The Fan” è un thriller che sarà anche uscito nel 1996, ma ancora oggi ha proprio tutto per inchiodare il pubblico allo schermo, giocato su un dualismo di personaggi opposti in tutto: colore di pelle, stato sociale e posizione sul diamante del Baseball, uno in campo l’altro sugli spalti. Un dualismo che Tony Scott sfrutta alla grande, infatti la scena iniziale se l’avesse diretta un altro regista, sarebbe un dialogo con i due personaggi intenti a parlare alla radio guidando le rispettive auto, qui, invece, diventa una scena tiratissima quasi d’azione, in cui Bobby Rayburn (Wesley Snipes) e Gil Renard (Robert De Niro) duellano con la giornalista radiofonica Ellen Barkin.

Una foto di Ellen Barkin ai bei tempi, perché si!
Bobby Rayburn è il nuovo talento arrivato nei San Francisco Giants, un fenomeno pagato la bellezza di 40 milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti presidenti morti e come tutti quelli con l’etichetta del migliore addosso (che nel cinema di Scott abbondano) non può sbagliare, ma Gil Renard sa che non sarà così, con Bobby in squadra i Giants potranno solo vincere, devono farlo.

Sì, perché la vita di Gil Renard non è tutta pesche e crema, fa il rappresentante di coltelli (ad uno con la faccia da pazzo di De Niro? Io nemmeno delle cerbottane scariche avrei fatto vendere!), ma con scarso successo perché è troppo intimidatorio. A casa le cose vanno malissimo: la moglie dopo il divorzio per stare tranquilla si è messa con Chris Mulkey che di solito fa il cattivo nei film di Walter Hill, il che è tutto detto.

“Ma come? Sono così bravo, non mi vorresti come nonno scatenat…”, “NO!”
 Ma a pagare il prezzo più alto è il figlio di Gil, un ragazzino a cui il baseball interessa sì, ma forse più che altro per far contento papà che non fa altro che parlare del suo gioco preferito e di quando ai suoi tempi faceva scintille sul campo, allenato dal migliore di tutti, il leggendario Coop, una specie di guru del gioco che pare conoscere solo lui.

Tony Scott ci racconta le vite dei due personaggi per immagini: uno viene idolatrato perché è il nuovo campione in città, l’altro non se la passa benissimo perché è un venditore con una media di battuta molto scarsa, si ritroveranno insieme alla prima di partita di campionato, entrambi alle prese con un bambino, per Bobby quello malato a cui dedicare un fuoricampo a tutti i costi per motivi d’immagine, per Gil il figlio, accompagnato alla partita malgrado gli impegni di lavoro, perché il baseball ha la precedenza su tutto.

Don't let anyone say that it's just a game (Cit.)
La regia dello Scott giusto è micidiale, quando Gil decide di abbandonare il figlio solo allo stadio per andare ad una riunione di lavoro, la tensione ci fa aggrappare ai braccioli, sarebbe una normale scena di raccordo in un altro film, Tony la conduce come se fosse una scena madre perché sa che è quella con cui noi spettatori capiremo fino a che punto è disposto ad arrivare Gil per i suoi ideali e la sua ricerca della perfezione, anche se, di fatto, è un personaggio patetico che ha idealizzato il gioco («Il baseball è meglio della vita perché è giusto»), la sua squadra, il suo idolo e anche il suo passato, i suoi “Glory Days” (per dirla alla Springsteen) forse sono tali solo nella sua testa, proprio come quegli Italiani che hanno tirato due calci ad un pallone da ragqzzini, ma sanno come dovrebbe essere allenata LA NAZIONALE, l’unica che conta, gli altri sono “Azzurri” minori.

Ma se Atene piange, Sparta non ride, perché il “buono” del film Bobby Rayburn tende all’arrogantello e quando inizia a giocare sembriamo rimasti solo noi spettatori e Gil a compatirlo. Parliamo, comunque, di un bravo ragazzo che tiene moltissimo al figlio (per altro, interpretato dal figlio di Michael Jordan in Space Jam), ma con tutte le sue manie da giocatore, senza il suo numero di maglia 11, non può giocare e anche se all’arrivo di una superstar in una squadra professionistica americana di solito i gregari si fanno da parte, qui ci vuole un motivo di attrito e il numero 11 è già sulle spalle (e non solo) di Juan Primo, un Benicio del Toro con un po’ meno di occhiaie del solito e un tintone osceno, ma che si mangia ogni scena in cui compare.

“Anche il mio papà ha giocato a Baseball per un po’. Ma a Basket era più bravo”
Lo so che può sembrare una trovata un po’ assurda, ma vi assicuro che in squadra ho visto gente fare le cose più matte per proteggere o conquistare un determinato numero di maglia, la scaramanzia degli sportivi è un fattore, quindi per funzionare ci vuole un personaggio veramente motivato a tenersi quel dannato numero 11 (che per un po’ è stato anche il mio numero di maglia ora che ci penso, storia vera). Benicio del Toro è perfetto in questo senso: un tamarro la cui ascesa a eroe della squadra è sottolineata dalle note di “Bem Bem Maria” dei Gipsy Kings, che letteralmente oscura uno che nel 1996 era più famoso di lui come Wesley Snipes.

“Sono fortissimo anche a basket, non lo hai visto Basquiat?”
Snipes è un po’ Mr. Sport al cinema, pratica da sempre arti marziali ed è fanatico del Manchester United, ma sul grande schermo è stato un pugile (e Walter Hill non può non aleggiare in un film sul suo sport, il baseball), un giocatore di basket e qui torna ad interpretare un giocatore di baseball dopo quel mio piccolo culto personale che è “Major League” (1989). Il peccato, forse, è che Wesley Snipes si sacrifichi anche troppo, mettendosi al servizio di un film pensato per dare l’occasione a De Niro di interpretare un’altra volta la storia di un uomo sull’orlo della follia che finirà per travalicarlo nel modo più drammatico possibile.

"Major League lo hanno visto in dodici Cassidy, spara questa palla non ho tutta la giornata!"
Gil, mantenendo fede alle parole in rima con cui inizia il film, decide che con una vita a rotoli, la sua unica ragione di vita sarà aiutare il suo idolo a tornare grande, quando le cose gli vanno bene ascolta felice i Rolling Stones («Il signor Pellegrini dice che Mick Jagger è gay», «Di al signor Pellegrini di andare a prendersela nel culo»), quando sprofonda nella follia partono i Nine Inch Nails e Tony Scott tiene la sua macchina da presa in movimento sempre, per sottolinearci quanto sia ballerina la mente di Gil che arriva a toccare vette quasi da assassino di un Horror, tipo la scena del frigorifero, quella con cui toglie a Juan Primo il suo amato numero 11, per regalarlo al Bobby. Letteralmente!

Numero di maglia: voi non avete idea di cosa possano fare gli sportivi per averli, credetemi.
“The Fan” al botteghino non va benissimo, viene battuto da roba universalmente considerata disastrosa come Spy e Ancora Vivo e questo spiega perché tutti e tre questi film ancora oggi vengano replicati in tv per provare a raggranellare qualche soldino, ma non cambia il fatto che la prova di Robert De Niro sia ancora quella di un attore capace di far paura sul serio, anche quando le motivazioni del personaggio si fanno labili come la sua mente, De Niro è minaccioso come un serpente a sonagli, anche se il suo piano finale è una baggianata di proporzioni epiche (per un fan essere finalmente sul campo accanto al suo eroe è il massimo della vita), quasi non te ne accorgi perché, beccami gallina! Tony Scott non fa calare il ritmo del film nemmeno di mezzo secondo.

"Non ci chiederà di andare in campo vero? Io mi ricordo cosa è successo a Billy Cole"
Lo Scott giusto tira fuori il meglio dalle facce che popolano il film, come il manager John Leguizamo, oppure la giornalista Ellen Barkin che nel tirato finale diventano elementi chiave (e Jack Black, la cui scena in Una vita al massimo è stata tagliata, qui si vede per ben… Due secondi!), ma soprattutto gira tutto alla grande, non parliamo solo di un aspetto patinato e curatissimo, quello lo potete trovare in tutti i suoi film, mi riferisco proprio al modo in cui anche nei dialoghi tra i personaggi, il ritmo del film sia sempre sul filo della tensione, il che per un thriller piuttosto canonico, con un protagonista che ti aspetti solo di vedere fare il pazzo, non è certo una cosa scontata.

“The Fan” è il classico film su commissione, girato da qualcuno con un talento cristallino, perché potete criticare tutto a questa pellicola, ma non il fatto che non abbia momenti memorabili oppure che sia banale, nella mani di un altro regista sarebbe stata solo una serie di dialoghi, grazie allo Scott giusto è una tensione continua come dovrebbe essere sempre un Thriller. Perché, come mi piace ripetere: è nel film su commissione che si vede il talento del vero autore e se non siete d’accordo, ricordatevi che io colleziono coltelli come Gil Renard (storia vera).

Tra sette giorni, la rubrica continua con il più paranoico dei capitolo, ma prima vi lascio con il consueto schemino della Scottitudine!

“Fai schifo Ridley ritirati! Buuuuuu sei una schiappa!”
The Fan - Il Mito (1996)
Se lo avesse diretto Ridley?
Ci avrebbero triturato la min… iatura sulla prova magnifica di De Niro diretto da un grande regista, invece lo ha diretto Tony, quindi sono tutti a dire che: "Aaaah, però “Re per una notte” (1983) è meglio", grazie al caz… zeggio!

Nel paragone diretto, resta comunque molto meglio di:
Il genio della truffa (2003)
Entrambi sono film basati su un protagonista istrionico, chiamato ad un ruolo da pazzoide e ci tengo a precisarlo, a me è sempre piaciuto “Il genio della truffa”, ma è proprio la regia di Tony a dare più brio al suo film rispetto a quello del fratello che lascia fare tutto a Nicolas Cage aspettando il colpo di scena finale placidamente.

Risultato parziale dopo il nono Round:
Un film minore con uno dei più grandi attori della storia del cinema al suo meglio e chi lo ha diretto? Tony, lo Scott giusto!

64 commenti:

  1. ottima recensione grazie.

    è il penultimo film dello scot giusto che ho visto ma francamente non credo che m elo vedrò


    cia e buon week end



    rdm

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    1. Grazie a te capo, gentilissimo ;-) Cavolo te ne mancano ancora parecchi, però secondo me merita, è un solido thriller, genere che viene sempre citato, ma al cinema realizzato troppo poco. Cheers!

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  2. chiedo scusa volevo srivere che non ho visto.

    dopo the fan ( che non ho visto) li ho visti tutti tranne unstoppabel ( l'ultimo)

    grazie

    rdm

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    1. Ah ok! Mi sembrava strano infatti ;-) Anche “Unstoppable” non vedo l’ora di rivederlo, cioè fino ad un certo punto, perché quando toccherà rivedere quello, vorrà dire che sarò arrivato alla fine della rubrica sullo Scott giusto, ed è sempre un momento “tragico” per me. Cheers!

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  3. Come scordarselo...oltretutto Ferruccio nelle vesti (per non dire voce) di Bob. De Niro, la Barkin, Wesley e pure Benicio che si voleva di più nei 90's? Fosse uscito oggi avrebbe fatto faville in America.

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    1. Mai attore e doppiatore sono stati così aderenti uno all’altro, anche se Amendola poi faceva “parlare” anche altri personaggi, quella voce è legata a tantissimi film con De Niro a cui ho voluto bene (compreso “The Fan”), anche perché ai tempi non potevi scegliere la traccia originale come oggi, quindi quel vocione fa parte dei ricordi di tanti. Detto questo, tutti volevano essere diretti da Tony, mettere insieme tutti i nomi di quelli che sono comparsi nei suoi film, è come comporre l’elenco telefonico del meglio di Hollywood ;-) Cheers

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  4. Ricrodo bene questo film, lo vidi in VHS perchè al cinema lo saltai, mi puzzava lo ammetto. E devo anche dire che sono in totale disaccordo con la tua recensione, per me questo è il punto più basso della carriera di Scott (giusto un gradino sopra a Domino). Tony sa come rendere bene il ritmo, usare le muscihe, luci e montaggio, ma non riesce a domare De Niro che qui cannibalizza tutto, portando il film verso la piattezza di un intreccio troppo scontato.

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    1. Non credo sia un problema di Tony Scott, penso sia più una questione legata alla storia. La trama potrebbe andare in tante direzioni (criticare gli atleti “mercenari”, i fan troppo accaniti, buttarla sul sociale riflettendo su come il tifo posa diventata ragione di vita per qualcuno etc…), invece non fa niente di tutto questo, abbozza concetti e poi si limita a dare carta bianca a De Niro, che poi è un po’ come accaduto in “Beverly Hills cop 2” se ci pensi.

      Questo è chiaramente un film su commissione (Tony ne ha diretti molti, senza mai perdere la sua riconoscibilità) e anche un titolo minore, ma è il classico film alla “Le avventure di un uomo invisibile” per Carpenter, me lo sono rivisto cento volte da bambino trovandolo sempre ottimo intrattenimento. “The Fan” penso che abbia ancora tutto per incollare il pubblico allo schermo fino alla fine (anche grazie a De Niro che si mangia tutto), poi chiaro che non è il titolo di punta della filmografia dello Scott giusto, ma se in una filmografia, i titoli peggiori risultano essere “Domino” e questo, beh dai, poteva andarci peggio ;-) Cheers

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    2. Che potesse andarci peggio questo è sicuro, ma parliamo sempre dello Scott giusto, non del primo cogliono che passaper la strada. Però alla fine non funziona perchè De Niro è ingombrante, secondo me non inccolava all'epoca e ancora meno adesso. E' l'unico film di Scott che trovo datato.

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    3. Su questo non ci sono dubbi, il peggior Tony Scott è meglio di tanta altra roba. Semplicemente non sono d’accordo sul fatto che sia datato oppure poco avvincente, l’ho sempre trovato un thriller serrato fin dalla prima visione. Cheers!

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  5. Visto in tv, ovviamente.
    Sarà anche un film minore, ma come dici tu... la tensione non cala mai, è perfetto, e anche le "scemenze" sono però accettabili, tipiche dei film anni '90.
    La vedo come Elfo: oggi farebbe faville.
    Non fanno un remake?

    Moz-

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    1. Penso sia proprio questo il punto, fa ancora maledettamente bene il suo dovere, il che non è poco ;-) Con gli atleti di oggi nello sport americano, la storia potrebbe ancora funzionare alla grande, anche senza usare per forza il baseball. Cheers!

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  6. Carabara, non sono un fan ( ahahah ) duro e puro come te di Tony Scott - ammiro incondizionatamente la tua capacità di provare entusiasmo, sia chiaro - perché amo alcuni suoi film ed altri no ( non riesco a non trovare imbarazzante la propaganda di Top Gun per esempio ), ma ho letto con interesse la tua disamina qui sopra, perché anche io son cresciuto con Travis Bickle ed altre prove di Bob e ci resto davvero male quando lo vedo combo di Antonio Tajani e della Signora Carlomagno di Jac mentre spiega che potrebbe dare un pugno a Trump.
    E' stato una icona. Monna Lisa al cinema. Enimmatico. Probabilmente blando psico. Gigante in cose come Taxi Driver, il Padrino, il Cacciatore, Toro Scatenato. Non così garanzia di incassi per questo. Coppola in una intervista spiegava che scritturarlo ne Gli Intoccabili era un azzardo perché da anni De Niro non azzeccava un bestseller. Il suo talento non è un segreto, è un mistero e, come mi ha detto una volta Crepascolino, si possono svelare i segreti, ma non i misteri.
    Ciao ciao

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    1. Crepascolino è un saggio. Nessuno lo ha mai capito davvero De Niro, nemmeno De Niro forse. Ricordo Brad Pitt (era lui? Penso di sì) che ha detto che De Niro ha [Parola brutta] tutti i suoi colleghi quando ha cambiato la forma del suo corpo per “Toro Scatenato”. Davvero Monna Lisa, uno che ha fatto alzare l’asticella verso l’alto, in “Gli Intoccabili” sembrava folle sul serio, per anni ho creduto che un giorno avremmo scoperto che non stava affatto recitando, non ci siamo ancora arrivati a quel giorno però. Forse. Cheers!

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  7. Non mi dispiacque all'epoca, ma temo di non averlo più rivisto...
    Applausi a scena aperta per il poema iniziale, e anch'io ho il grave problema di colleghi tifosi molesti, che se la squadra vince "siamo" i migliori, se perde è perché hanno ce l'hanno con noi e non ci danno mai i rigori. Prima era solo un problema del lunedì, oggi si gioca sempre e quindi tutta la settimana ci sono geremiadi da fan :-P

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    1. Il poema iniziale di “The Fan” è uno dei miei momenti preferiti del film, questo era il mio modo di omaggiarlo ;-) Vero, ormai giocano sempre, quindi è una polemica continua sul niente, s’incazzassero la metà di quanto fanno per i rigori non concessi sulle cose che contano davvero, tipo quando Ridley Scott(o) fa un nuovo Alien :-P Cheers

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  8. Major League è grandioso Cass...sono uno dei dodici che l'ha visto!!!!

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    1. «Parla di me? Sono uno dei dodici?» (Cit.) sul tuo buongusto posso sempre contare ;-) Cheers!

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    2. Si vantava di aver ucciso dodici uomini, senza contare gli indiani e i cinesi! 👏🏻👏🏻👏🏻

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    3. Sei una macchina, le becchi tutte ;-) Cheers

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  9. Sul baseball preferisco altri film, Le riserve per esempio ;)

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    1. No aspetta, in Le riserve è football, vabbè, altri in modo generico :D

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    2. Mi hai messo il dubbio sullo sport di "Le Riserve" però ci siamo capiti ;-) Cheers

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    3. Che per altro visto che siamo in argomento, “Le riserve” era una versione con più football e più trame amorose, che pescava situazioni, dinamiche e Gene Hackman dal più grande film della storia (anche noto come “Colpo vincente” del 1986). Cheers!

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  10. Visto una volta sola e piaciuto abbastanza, è vero che c'è molta tensione, però a mio avviso sa tutto di troppo scontato e già visto. Non che sia colpa del TONY, lui ci mette come sempre del suo per rendere il tutto più credibile e avvince possibile. Ma è proprio De Niro che gigioneggia troppo. Per carità, bravissimo attore ai tempi, però mi sembra che marchi troppo il suo essere pazzo. Snipes era sotto tono perché probabilmente aveva già pensieri per aver iniziato la spirale negativa che lo avrebbe portato in prigione per frode al fisco...
    Questione di numeri di maglia: ho iniziato con il 18 e per scaramanzia l'ho sempre voluto tenere. Storia vera: la stagione che ho giocato con un altro numero mi sono infortunato... Quindi credo fermamente nella cabala dei numeri di maglia. Ciao 👋

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    1. Non si scappa dai numeri di maglia, non credo alla scaramanzia, è una buffonata, però anche io ho sempre tenuto lo stesso numero. Quando ho dovuto cambiarlo, mi è capitato l’11, ed era il giorno 11/11/2011, quindi l’ho preso come un segnale (storia vera). Ma davvero per un cambio di numero di maglia ho visto iniziare le peggiori faide, roba che “The Fan” a confronto è una litigata per un carrello all’Esselunga ;-) Cheers

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  11. A ciascuno il suo "The Fan". Il mio è del 1982 e di argomento decisamente diverso ^__^

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    1. Lo conosco di fama, senza averlo mai visto, ma non è detto che non potrebbe piacermi, magari me lo cerco ;-) Cheers

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    2. Cercalo, è una bomba! :-)

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    3. Lo farò, grazie per la dritta ;-) Cheers

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  12. Tu pensa che l'ho scoperto in seguito, che era girato da IL TONY.
    Tempo dopo averlo visto!!
    Ed e' facile intuirne il motivo.
    Inutile girarci attorno. Chi salta all'occhio qui e' De Niro.
    Che e' un grandissimo. Camaleontico come pochi. Capace di ingrassare 40 chili o di metter su un fisico da far impallidire un body builder.
    E poi vuoi per la presenza scenica, il carisma, o l'espressione da STRONZO (in maiuscolo) che cosi' gli riesce solo a lui...ad un certo punto si e' trovato a meraviglia nel ruolo del criminale e dello psicopatico violento. Anche se si tratta solo di fare il patrigno dispotico che pesta a sangue un Di Caprio giovanissimo.
    E' la croce e delizia di avere un divo cosi'. Da un lato ti esalta il film, per contro ti cannibalizza tutto il resto.
    Un po' come l' Adriano nazionale. Ma almeno Bob non spara sproloqui di cui nemmeno (Joan) lui capisce.
    E' come HEAT, da te citato. E non a caso.
    Li' ce ne sono due. E infatti e' passato come Pacino vs De Niro, quando i suoi meriti sono altri.
    E' l' Opus Magnum di Mann. Il film che aveva in testa da vent'anni e piu'. La summa delle sue visioni e suggestioni. Col valore aggiunto di aver piegato due fuoriclasse alle sue esigenze.
    Qui finisce uguale. Inoltre il film ne soffre parecchio.
    Si prende in considerazione solo Bob, e ci si dimentica del resto. E cioe' che e' un thriller teso ed avvincente, girato in modo egregio e coi protagonisti giusti al posto giusto.
    E non solo Snipes. Anche la Barkin, Leguizamo e Del Toro. Che e' ancora agli inizi ma promette benissimo.
    Un gran peccato. Ma non per la qualita' in se' del film, che resta bella alta. Ma per come lo hanno considerato.

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    1. Bravissimo, "Heat" è ricordato quasi solo per il (non) scontro tra i due attori, che condividono pochissime scene insieme, e il fatto che tu abbia scoperto che questo è un film di Tony dopo, dice molto. In tante filmografie compare un film così, uno che lo guardi e ti piace, senza sapere nulla della filmografia a cui appartiene (lassù ho citato l'uomo invisibile di Carpenter a titoli di esempio), per lo Scott giusto è questo film qui. Cheers!

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  13. Grazie, Cass.
    E grazie a te per la splendida rece.
    Ne approfitto per aggiungere che Snipes e De Niro rappresentano una bella metafora dello stato in cui versano molti sport.
    E visto che al TONY il baseball interessava liberamente, direi che si puo' applicare a qualunque sport.
    Bobby ha sicuramente talento, ma e' convinto di essere un fenomeno a prescindere. E non sente il bisogno di dimostrarlo. E quel che e' peggio, trova sempre un modo per farsi andare storto qualcosa.
    Il classico giocatore che se non si svolge tutto PERFETTAMENTE ALLE SUE CONDIZIONI NON E' IN GRADO DI DARE IL MEGLIO.
    E le condizioni in questione se va bene si verificano una volta ogni sei mesi.
    Si, Balo. Ce l'ho con te.
    Ma anche Pastore. Oppure Agassi, tanto per passare al tennis.
    Leggevo la sua biografia sportiva, OPEN.
    Oh, tutte le volte. A ogni torneo c'e'sempre qualcosa per cui tira storto.
    Campioni cosi' mi fanno venire i nervi, giuro. Non li sopporto.
    Tornando a Bobby, forse conta anche il fatto che gli abbiano dato tutti quei soldi, indipendentemente dai suoi meriti.
    E veniamo a Gil.
    Ora, io sono convinto che esistano, esattamente come i ricchi, gli sportivi veri e quelli finti.
    Nel caso di atleti famosi, si puo' parlare di sportivi ricchi.
    Ci sono quindi gli sportivi ricchi che fanno le loro cose, la loro vita e vanno nei loro posti da sportivi ricchi.
    Poi c'e'chi dal basso cova un'invidia terribile. E decide di prendersi la seconda scelta di un universo per loro inarrivabile. Vivendo di luce riflessa.
    E qual'e' questa seconda scelta?
    Il tifo. Che guarda caso, semanticamente parlando, ha in comune il nome di una brutta malattia.
    Certo, si puo' vivere la passione in modo sano. Ma...concordo in pieno con quanto dici all'inizio.
    Ci sono persone che sono davvero convinte di far parte di quel mondo solo perche' sostengono una squadra.
    Assurdo.
    D'altra parte...qui in Italy ci sono persone che finiscono pezze al sedere e si levano il mangiare di bocca, piuttosto. Ma allo stadio non rinunciano.
    Platini l'aveva detta giusta.
    LA COSA BELLA DELL' ITALIA? CHE CI SONO TRE GIORNALI DEDICATI AL CALCIO.
    LA COSA BRUTTA? CHE CI SONO TRE GIORNALI DEDICATI AL CALCIO.
    Il mitico Alexi Lalas, quando era al Padova...diceva che noi eravamo tutti matti. E che non riusciva a capire come ci si potesse incazzare per una sconfitta.
    Ad un tifoso che lo insultava (ed era della sua squadra!) gli aveva detto OK, AMICO. MI SPIACE CHE TE LA SEI PRESA. MA IO E I RAGAZZI ABBIAMO FATTO IL POSSIBILE, OK? NON SI PUO' SEMPRE VINCERE. STAMMI BENE!
    Dicono che il tizio sia rimasto MUTO, CON GLI OCCHI SBARRATI.
    Un grande.
    Peccato che dopo un anno ha mollato.
    E' partito via, dal ritiro, con la casacca ancora addosso. E ha detto ME NE VADO, RAGAZZI. SONO STANCO. STANCO DI VOI E DEL VOSTRO CALCIO. DA NOI IL SOCCER E' UNO SPORT PER FAMIGLIE. CI VANNO I GENITORI CON I BAMBINI.
    Dissero che non aveva capito nulla, del calcio italiano.
    Mmh. Per me aveva capito tutto, invece.
    Fin troppo.
    Un grande, comunque.

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    1. Ciao Roberto, Lalas era veramente di un'altra specie, uno sportivo vero in un mondo (calcistico e non) ormai logorato. D'altronde quello che ricorda Cass sul professionismo, ribadito anche il L'ultimo boyscout con il dialogo tra Jimmy e il poliziotto in auto, mentre esce con Hallenbeck dalla stazione di polizia, è in parte vero. Il professionismo ha un pò ucciso tutti gli sport, facendo venire fuori tanti buoni gregari ma ammazzando la passione. E la gente lo ha capito, con l'eccezione di quei tifosi ottusi che non riescono a scindere l'attaccamento ai propri colori da chi interpreta il ruolo in campo. Balotelli, ma anche Fognini, per fare un altro esempio, fanno arrabbiare perché hanno grande talento al servizio del nulla. Sono interessati a gonfiare i loro già cospicui portafogli ma non sanno comunicare il sacrificio, lo sforzo, la passione per il loro sport. A volte mi sembrano dei ragionieri che fanno il minimo indispensabile, svogliati e incostanti quando potrebbero invece fare veramente qualcosa di buono, prima per loro stessi, poi per chi li segue.
      Io mi ritengo uno "sportivo" nel senso più umile, ovvero un appassionato prima di tennis, poi di pallavolo che con tenacia, fatica e sudore ma soprattutto tanta costanza è arrivato a giocare in serie D, che era il massimo a cui potevo aspirare con gli (scarsi) mezzi fisici di cui dispongo, essendo alto, ma sarebbe meglio dire basso, un pò meno di un metro e ottanta. Quindi ho sviluppato la capacità di riconoscere chi ci mette il cuore in ciò che fa a livello sportivo, rispetto a chi lo fa per interesse. Berrettini è uno del primo gruppo e arriverà in alto. Federer, Nadal, Murray, Wawrinka, per restare in tema tennistico, sono tutti giocatori eccezionali, dotati di mezzi pazzeschi ma soprattutto di cuore, che, come dici giustamente, non si nascondono dietro alibi quando hanno una giornata storta, stile Agassi, ma si prendono sempre le proprie responsabilità, spesso riconoscendo i meriti dell'avversario. Balotelli, Fognini, ecc. sono figli di questi tempi. Troppo concentrati su loro stessi, per niente umili e sempre a caccia di alibi per la prestazione non all'altezza. Ma la colpa è anche di chi li ha idolatrati troppo, all'estero se non fai il tuo lavoro in campo ti lasciano in panchina e poi a casa. Buona notte

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    2. Ragazzi passo per un saluto e per «far from over»!! Grande Alexi!

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    3. Non so se mi manda più in tilt la gonna “muccata” della presentatrice oppure il playback, altrettanto brutto :-D Cheers

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    4. Ahahah leggerissimamente kitsch!

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    5. Appena appena direi, la mia dalmata ha un tappeto dello stesso colore su cui ama strusciarsi (storia vera). Cheers

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  14. Ciao Cassidy. Commento, con colpevole ritardo per cronica mancanza di tempo, per dirti che anche se non ho visto tutti i film di Tony Scott (non ho assolutamente la tua cultura cinematografica) mi sto gustando ogni singolo post al riguardo. L'altro Scott l'ho abbandonato dopo Prometheus, mentre con Tony succede esattamente come avete già argomentato prima di me: vedi un film, ti piace, e dopo scopri che è di quello giusto.
    Questo "The Fan" in particolare mi manca, non so neanch'io perché, forse non ci sono mai capitata, forse è perché ho sempre preferito Pacino, ancora di più da quando ha iniziato a doppiarlo Giannini, come in Heat (film immenso, ogni volta che lo rivedo trovo un film diverso, personaggi diversi dal cui punto di vista inquadrare nuovamente le vicende che si snocciolando, e mai in maniera prevedibile), o come in quel gioiellino di "Americani" con Jack Lemmon.
    Volevo dire che sono la tredicesima ad aver visto Major League e adoro quel film! Dalla canzone (Wild Thing!) a "Susan Dorn! La moglie di Roger Dorn!", passando per la pubblicità delle carte di credito, Charlie Sheen con quegli occhiali improponibili, per finire con Jobu, che sa prendere le palle curve... Nella versione localizzata, c'era un cartello tra primo e secondo tempo che diceva: "Psss...e la squadra si sgonfia" e non ho mai capito perché...Va bene, la smetto.
    Sto vedendo di recuperare la trilogia di Beverly Hills Cop, che per colpa tua non vedo l'ora di rivedermi, mentre mi sto tenendo alla larga dai tuoi post sulla Trilogia del cornetto, che sto cercando di recuperare per intero (e non vedo l'ora, anche per poterti leggere!)
    Accidenti, mi sono dilungata e sono andata abbondantemente OT. Saluti, e grazie di essere diventato un appuntamento quotidiano dove ritrovare entusiasmo e passione per tutti quelli "giusti".

    P.S. Ah! Mi sono ricordata che volevo chiederti (giusto per andare un altro po' fuori tema...) come mai tra le citazioni di Deadpool 2 non hai parlato di "C'era una volta Deadpool"... Adesso ho finito ;-)

    Vasquez

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    1. Vasquez! Complimenti per il nickname e grazie mille per il commento, benvenuta a bordo di questa Bara Volante ;-) Ho resistito fino a "Covenant" poi ho deciso che era ora di provare a restituire qualcosa della mia passione per lo Scott giusto. Pacino è enorme, ma Giannini non scherza, che bello che era "Americani", non lo rivedo da una vita! Non smettere, sempre un piacere trovare qualcuno che apprezza quel cult, quando mi deciderò ad aprire il vaso di Pandora delle commedia, ci sarà da divertirsi (beh si, ha senso questa frase). Ben felice di essere il colpevole di tali ripassi, aspetto il tuo parere ;-) Volevo fare un post su "C'era una volta Deadpool" aspettavo la sua uscita, poi è uscito dai miei radar, ecco spiegato il motivo, ma grazie per avermelo ricordato! ;-) Cheers!

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  15. Hey Cassidy! Adesso te ne frega?? 😀

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    1. Ecco, questo si che è un gran modo di fare le citazioni ;-) Cheers

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    2. 🤭🤭 👊🏻
      Comunque, anche qui grandissimo film del Tony! Che tra l'altro mi ha fatto conoscere "Samba pa ti" di Santana...quando non c'era Shazam bisognava far scorrere i titoli di coda e cercare le canzoni elencate verso la fine! 🤩
      Povero Giovanni Cugino, vedi? Ad essere attaccato ai numeri ci si rimette la pelle! In tutti i sensi!

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    3. Che poi è il vero motivo per cui ho iniziato a leggere i titoli di coda dei film, le canzoni sono sempre alla fine, da allora mai perso il vizio di stare lì fino al ritorno delle luci in sala, a leggere i nomi che scorrono (storia vera). Cheers!

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    4. Eh si!! Che figata... In questo modo scoprii anche gli ZZ Top da Ritorno al futuro 😉😉😀

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    5. Sono le gioie della vita, stare lì aguzzare lo sguardo strizzando gli occhi alla Clint Eastwood per togliersi il dubbio. altro che Shazam! ;-) Cheers

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  16. Ciao amici, ho visto proprio l'altro giorno l'ispettore Callaghan... Grande Clint!

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    1. Ciao Dan!!!👋🏻👋🏻😄 Hai visto "il caso Scorpio è tuo"?

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    2. Ciao grande Dave, ho visto Cielo di piombo, da non confondere con Ce l'ho di piombo, Squallor docet, da Cielo duro!! 😜
      C'era anche la brunetta dei Ricch... Ehm volevo dire di Hill Street giorno e notte!!
      Comunque Harry uno di noi, già avanti anni luce rispetto a tutti e tutto...

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    3. Mi ricordate che avrei anche i film su Dirty Harry da finire di commentare, prima o poi riuscirò a fare anche quello ;-) Cheers

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    4. Ahahah Dan, la citazione degli Squallor mi ha fatto piegare!!

      E Cassidy, fare il filotto completo dei post sul caro zozzo Harry non può che far felici noi tre: Smith, Wesson e me!

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    5. Saranno tre anni almeno che devo completare il filotto (storia vera), prima o poi torverò il tempo ;-) Cheers

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  17. Ciao Dave, anche se è la Soviet Podbyrin 9.2 millimetri la pistola più potente del mondo (cit.), convengo con te, Smith & Wesson che sarebbe bello avere un bel pistolotto sullo sporcaccione!!

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    1. «Ci rinuncio, questa cosa è troppo russa!» (cit.) 😂😂

      Allora Dan aspettiamo pazientemente quei 6-700 post che avrà dapprima in fila il nostro caro padrone di cas...ehm...Bara!! 😉😉

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  18. Tu conosci Miranda?
    Speriamo che non sia la prima bara, altrimenti ci potrebbe chiedere un contributo all'Imu!! 😜

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    1. Questo è un terreno (sconsacrato) auto gestito, al massimo paghi in presenze demoniache ;-) Cheers

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  19. Guarda che tra moglie, suocera e parentame vario di presenze demoniache ho una certa esperienza... Al limite chiedo aiuto al buon Dave, visto che è un ghostbuster patentato!!

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    1. E chi chiamerai?? Ahah ma l'altra sera mi sono divertito troppo a girare per il centro "acchittato" da ghostbuster, facendo finta di niente, come se stessi facendo il netturbino con la sigaretta perenne all'angolo della bocca 😄😄👍🏻

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  20. L'altro giorno ero con Raoul e consorte a Leolandia e ho visto uno agghindato da Ghostbuster e mi sei subito venuto in mente!! Però il tuo zaino protonico era fatto molto ma molto meglio di quello del tizio che ho visto. In compenso c'era tanta di quella gente che avrei volentieri incrociato i flussi e fatto un bel casino!!

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    1. Guarda, ad un certo punto pure io, ma solo per via della calca davanti ad un locale: volevo andare a vedere la band di un mio amico che suonava in un locale del centro che è piccolino e che per entrarci quando c'è gente bisogna mettersi di profilo...io non potevo certo farcela acchittato in quel modo!! Neanche se avessi gridato «LARGOOOH CHE QUI C'E' UN VAPORE A PIENA ERRANZA DI QUINTA CLASSE!»

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  21. caro cassidy io sono mezzo piemontese e mezzo ligure e per me i soldi guadagnati onestamente vanno benissimo.

    arrivo al dunque : premesso che bob de niro non batterà mai antony queen che ( per soldi non per arter ) fece zeus in ercules ieri è uscita la pubblicità della kia de niro : guardala-

    sarò onesto : a me è piaciuta-

    quello dell'attore è un mestiere .
    mica arte astratta.
    se ti pagano lo fai.

    grazie

    rdm

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    1. Parli con uno che non si perdeva un episodio di “Hercules” nemmeno per errore, per me il suo Zeus (Giove… in quella serie i nomi degli Dei erano un miscuglio di mitologie) era un valore aggiunto ;-) Cheers

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  22. Il mio preferito di Tony Scott, è un film che dice molto sulla vita, non solo sulla follia

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    1. Per non parlare dello sport, come possa diventare ragione di vita, se tutti i film minori fosse così ;-) Cheers

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