martedì 8 ottobre 2019

Shaun of the Dead (2004): In un momento di crisi un eroe deve alzarsi (dal suo divano)

Non so voi, ma da un po’ ho un’improvvisa voglia di Cornetto, anzi di Trilogia del Cornetto, quindi facciamo spazio alla rubrica a tre gusti intitolata… Edgar was always (W)right!
Cosa si può dire ancora di “Shaun of the Dead” nel 2019 che non sia già stato detto? Togliamoci subito il dubbio, sicuramente va detto qualcosa sul suo osceno titolo italiano, ancora peggiore del trattamento riservato a questo film, in uno strambo Paese a forma di scarpa. Uscito dritto in DVD e con un titolo che non mi va nemmeno di ripetere, è stato per me uno di quegli acquisti che si ripagano da soli, dire che ho consumato la mia copia sarebbe riduttivo, perché fino al 2007 – anno di uscita del secondo capitolo della Trilogia del Cornetto, a breve su queste Bare – ho letteralmente consigliato a TUTTI quelli che conoscevo di vedere questo film e, considerando la sua popolarità, non credo di essere stato l’unico a farlo.

Di mai detto su “Shaun of the Dead” manca giusto la mia esperienza, per dirvi di quanto la febbre per questa pellicola mi abbia consumato, posso raccontarvi del mio corso d’inglese al lavoro. Ora, voi mi leggete qui sopra mentre vi bombardo di parole, ma io nel quotidiano non sono un gran chiacchierone, ci sono due modi per trasformarmi in uno zombie una mitragliatrice di parole: mettermi davanti al telegiornale (ma aspettatevi un sacco di espressioni poco carine), oppure farmi una domanda di cinema.

La reazione di quelli che si trovano a guardare il TG insieme a me.
Ai tempi facevo lezione con questa insegnante inglese che mi correggeva facendomi parlare nella lingua di Albione del più e del meno, un ottimo modo era appunto chiedermi cos'avevo visto di recente. Poveretta lei, per un anno si è beccata i “riassunti” dei film visti tra i quali, ovviamente, “Shaun of the Dead” che resta un film così divertente, che solo a raccontarlo si scatenano le risate. La mia insegnante era particolarmente divertita dall’idea (molto britannica, ammettiamolo) di affrontare ogni crisi, anche un’invasione di morti viventi sì, ma dopo essersi fatti un tè oppure meglio, una pinta al Pub.

Birra, la soluzione britannica a tutti i problemi del mondo.
Alla domanda se questo “Shaun of the Dead” così divertente fosse una parodia, malgrado le limitazioni del mio vocabolario inglese, ci ho tenuto a precisare che no, “Shaun of the Dead” non è una parodia, è un vero film di zombie a tutti gli effetti, al massimo sono i protagonisti e alcune situazioni al suo interno a risultare divertenti.

Sì, perché questo film è davvero tutto qui, “Shaun of the Dead” è un po’ come un albero di Natale: gli addobbi sono le citazioni cinematografiche grandi e piccole (Shaun inseguito che scappa urlando «Get behind me, get behind me!» come Han Solo in Guerre Stellari, oppure Ed che imita Clyde l’orango), le lucine sono rappresentate dai momenti comici irresistibili, dai giochi di parole e dai tormentoni nati durante la visione («Cosa vuol dire esacerbare?»), ma se spogliamo il film di tutte queste cosette che lo rendono mitico anche agli occhi del pubblico non per forza appassionato di Horror, troviamo solo... beh, l’albero, la struttura di base su cui tutto viene costruito che non è altro che quella del vostro classico film di Zombie.

Ogni film migliora con una scimmia, e questo conta come SIMMIA!
Diretto da Edgar Wright e scritto insieme a Simon Pegg, “Shaun of the Dead” è il risultato della lunga amicizia tra questo trio di amici (Pegg e Nick Frost hanno condiviso a lungo un appartamento) ed è la continuazione diretta di quanto già fatto nella mitica e mai abbastanza celebrata serie tv Spaced. Vi ricordate l’episodio intitolato “Art” (1x03) in cui il gruppo di amici, pesantemente strafatti giocando alla playstation a “Resident Evil 2” immaginavano di combattere gli zombie? Ecco, Spaced era la cronaca della loro bizzarra amicizia portata sul piccolo schermo, “Shaun of the Dead”, invece, è quando quegli stessi fumatissimi amici, dotati di talento ed enorme passione per il cinema horror, sbarcano al cinema con la precisa intenzione di rendere omaggio a quello che amano, ma soprattutto a George A. Romero.

In posa e tutti a modino sul lavoro…
Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost, hanno questa incredibile capacità di azzerare le distanze con il pubblico, per chiunque sia cresciuto con la mania per il cinema, diventa automatico riconoscersi in questi tre amici che sono come noi, solo con molto più talento e con la possibilità di farlo per davvero il cinema, vi ho già raccontato del primo incontra tra Wright, Pegg e George “Ammmore” Romero è uno dei miei aneddoti cinematografici preferiti di sempre ed io ci credo che davanti alla Leggenda i due Inglesi siano rimasti senza parole, avevano già dichiarato il loro amore per il cinema di zio George proprio con “Shaun of the Dead”.

…impacciati ed emozionati con la Leggenda (Edgar e Simon, due di noi!)
Abbiamo anche parlato di quanti “…of the Dead” esistano nati sulla scia dei film di zio George, ma “Shaun of the Dead” ha fatto, comunque, il vuoto, non solo perché il titolo è un geniale gioco di parole, ma perché è una pellicola che funziona alla perfezione su tre livelli: è un competente film di zombie, una commedia che fa ridere, beh... Da morire. E soprattutto è una storia di crescita, di amicizia maschile e sull’eterno scontro tra l’adolescenza e arrivo della maturità che poi è il filo rosso che lega i tre capitoli della Trilogia del Cornetto, sviscerato utilizzando tre generi cinematografici diversi.

Il primo dei tre “gusti” della Trilogia del Cornetto è l’horror, infatti, non a caso, l’incartamento del famoso gelato che Shaun va al bar a comprare - con un notevole piano sequenza - è rosso fragola, per ricordare il sangue che nel genere con più trippe e budella a vista non manca mai e visto che il rosso è il suo colore, io non ho dubbi e gli appioppo anche la fascia rossa di Classido!


I riferimenti al genere Horror in questo film abbondano (tipo il ristorante italiano Fulci), ma “Shaun of the Dead” porta avanti la lezione romeriana alla grande, omaggiando la leggenda per tutti i 99 minuti di durata della pellicola, con un livello di dettaglio quasi ossessivo che fa di questo film una gioia per i maniaci della citazioni da scovare come il sottoscritto, ma anche un capolavoro post modernista. Volete sapere a che livello di dettaglio arriva il bruciante amore del trio di amici per Romero? A cinque secondi dall’inizio del film, ancora sui titoli di testa, si sente un rimando sonoro al tema principale di Dawn of the dead, ma per tutti i dettagli, se avete dieci minuti liberi gustatevi questo video.

Shaun (Simon Pegg) è prossimo ai trenta, ma incastrato in un limbo, per somma gioia della sua fidanzata Liz (Kate Ashfield) che vorrebbe vederlo diventare finalmente un adulto responsabile, il nostro non proprio eroico protagonista passa le serate al Winchester, il Pub preferito con l’amico del cuore Ed (Nick Frost in stato di grazia) piccolo spacciatore, esperto di videogiochi e campione del mondo della letale mossa «Sorry Shaun».

Due cuori di panna.
Edgar Wright qui dirige con precisione millimetrica, come se fosse un ossessivo-compulsivo la cui unica missione nella vita sia rendere omaggio a George A. Romero, lancia letteralmente il cuore oltre l’ostacolo e fa sfoggio di talento, applicando alla società contemporanea inglese, il trattamento che zio George aveva riservato alla sua Pittsburgh nel 1968, ma con una chiave tutta sua e personale.

I vivi del film sono già dei morti viventi, Wright lo mette in chiaro inquadrando il risveglio (da zombie) di Shaun al mattino presto, ma anche con il piano sequenza ripetuto due volte identico (prima e dopo l’invasione dei non morti) dove la società viene rappresentata come apatica, senza vita, incapace di accorgersi di un’invasione che sta per spazzarla via, ma tirando fuori da questo (cautisco) spunto, tutte le trovate comiche possibili e immaginabili e con la gioia di chi ha la possibilità di rendere omaggio al suo eroe cinematografico, perché credete che la mamma di Shaun si chiami Barbara? Solo per poter al telefono dirle «We’re coming for you Barbara».

Eroe non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente (Cit.)
Il difetto di “Shaun of the Dead”, o meglio i difetti sono due essenzialmente: il primo sono alcuni buchi nella sceneggiatura che non è una roba che va di moda dire al cinefilo moderno (quello dell’era di Internet), ma sono stati candidamente ammessi da Wright e soci, infatti nei contenuti speciali del DVD trovate proprio gli storyboard con le parti mancanti che servono a colmare le lacune, ad esempio su come faccia Dianne (Lucy Davis) a ritornare sana a salva al Pub. Ma sto proprio cercando il pelo nell’uovo, perché i 99 minuti di “Shaun of the Dead” filano via così bene, tra dialoghi ottimi e spassosi e così tanti momenti mitici, che anche qualche piccolo svarione è concesso.

L’altro grande difetto, forse quello principale, resta il troppo amore per il materiale originale, la struttura del film di zombie (con tanto di assedio, un vero classico) è rispettata in modo quasi religioso da Edgar Wright e Simon Pegg. Quello che vediamo percorrere a Shaun è il classico “cammino dell’eroe” partendo in questo caso, beh... Dal divano di casa sua, per trasformarsi e crescere (ecco perché in due momenti Shaun prova a scalare la finestra di Liz, ma ci riesce solo quando è finalmente pronto a farlo, narrazione portata avanti con l’azione e non con le parole), ma per farlo passa attraverso tutti i drammi canonici in un film di zombie, anche se proprio come insegna Romero, qui nessuno usa la “parola con la Z”.

Il cammino dell’eroe non accetta scorciatoie (magari nel prossimo capitolo andrà meglio)
Quando deve scegliere tra la commedia e la tragedia (zombi) Edgar Wright con il cuore gonfio d’amore è inflessibile, il protagonista si ritroverà a perdere una persona cara in un momento drammatico (seguito da uno “Stallo alla Messicana”, sempre la narrazione attraverso l’azione) ed è solo la recitazione impeccabile di Simon Pegg e Nick Frost a mantenere la quota commedia, in quello che è a tutti gli effetti il finale di un qualsiasi film di zombie. Ma secondo voi io posso davvero muovere una critica a qualcuno cresciuto nella venerazione di George “AmMmore” Romero? IO!? Dài, non scherziamo.

Devo seriamente trattenermi dal trascrivermi battute, citazioni, strizzate d’occhio e momenti mitici di questo film che ho visto e stravisto centinaia di volte senza annoiarmi mai nemmeno mezza voltq, ma ci tengo a farvi notare una gag ricorrente che per qualcuno può risultare oscura. Yvonne (la ragazza che compare svariate volte nel corso del film) con il suo gruppo di amici (fotocopie di quelli di Shaun tra cui si intravede anche Martin Freeman, faccia ricorrente per tutti e tre i capitoli della Trilogia del Cornetto) è interpretata da Jessica Stevenson, la protagonista femminile di "Spaced". Conferma del legame del gruppo di amici, con la serie tv che li ha lanciati.

Ooh, you make me live (Oh, you're the best friend that I ever had)
Perché alla fine “Shaun of the Dead” di questo parla, di amicizia (con tanto di ironica “You're my best friend” dei Queen sui titoli di coda), amicizia maschile per la precisione e come tutte le amicizie maschili nei film, spesso soggetta al famigerato “Bromance” qui declinato anche in maniera molto comica - Shaun che risponde al suo “fidanzato” Ed «Thanks, Babe» era un classico anche in Spaced – perché parliamoci chiaro: noi maschietti abbiamo bisogno del nostro tempo per accettare il concetto di maturità, con tutte le responsabilità che essa si porta dietro e, in fondo, siamo magneticamente attratti da tutta quella marea di adorabili cazzate che facevamo da adolescenti.

Ecco perché “Shaun of the Dead” è un film così istintivo, perché ha dentro tante cose che mi piacciono: una storia di maturazione tutta raccontata dal punto di vista maschile nella quale è facilissimo riconoscersi, un miliardo circa di omaggi citazioni e strizzate d’occhio da indovinare, all'interno di film di zombie vero, ben fatto come Romero comanda con tanto di sangue e budella senza tirar via la mano. Nel 2004 mi sembrava impossibile, ma a distanza di tempo è più facile riconoscere i limiti del film, perché i prossimi due capitoli della Trilogia del Cornetto, sono anche migliori di questo.

"Tu vola caracolla disinvolto" (Quasi-cit.)
Di costante resta il fatto che io a cadenza periodica, questo film vado puntualmente a rivederlo e lo faccio sempre in lingua originale, non solo perché sono ancora in aperta polemica con il ridicolo titolo italiano, ma anche perché il film in originale ha delle sfumature che vanno perse nel doppiaggio. Ad esempio, sulla scena (geniale) dei Queen, in cui Edgar Wright fa le prove generali delle scene d’azione girate con un montaggio impeccabile in cui ormai è bravissimo. Ora, io non so voi, ma dal 2004 non sono più in grado di ascoltare “Don't stop me now” dei Queen senza scoppiare a ridere pensando a questa scena (storia vera).

Ascoltare i Queen dopo il 2004, non è mai più stato lo stesso.
Ecco, il «Kill the Queen» con cui Shaun ordina di spegnere il Jukeboox, è una di quelle sfumature piallate dal doppiaggio, perché chiedere di fermare i Queen, citando un pezzo di una loro canzone fa parte di quella ossessiva cura per il dettaglio che caratterizza il genio di questo film. Sapete qual è il bello? Che sono solo al primo capitolo, ho ancora due Cornetti da papparmi e non vedo l’ora di farlo. Ci rivediamo qui sopra col il prossimo gusto tra qualche giorno, non mancate!

70 commenti:

  1. Inizio settimana col doppio botto! Tra ieri e oggi due post uno meglio dell'altro... Domani vai calmo o esci con un film brutto sennò ci abitui troppo bene.
    Punto uno, fondamentale: galloni di Classido assolutamente meritati per un film mitico e (anche per me) stra-consumato. Pegg e Frost monumentali che da soli tengono in piedi la pellicola con trovate semplici ma geniali. Ed è questa la forza del film. Struttura semplicissima e stra-usata (abusata?), ma che viene rielaborata in chiave inedita dal trio. E la sua forza è tutta qua, ma per farlo bisogna conoscere a menadito il materiale originale per non scadere nel ridicolo o nel "comico involontario". E qua sta il complicato perché il confine tra genialità e stupidità è labilissimo e mai Pegg, Frost e Wright l'hanno superato. Metto la riga "spoiler" che non si sa mai...
    SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER!
    La mia scena preferita è quando, il giorno dopo, Pegg ritorna dal market (e già il tragitto del ritorno fa spaccare dal ridere) e con Frost trovano la donna in giardino. Risatine, punzecchiature, la donna attacca e Frost... Gli fa la foto! E da là il dramma con la consapevolezza di quanto sta accadendo. Ci sarebbe voluto nulla per fare di questa scena una putt@nata colossale da film scemo americano. E invece fa ridere in modo intelligente per poi trasformare tutto in un dramma da horror puro!
    E il film è tutto così. Capire di stare guardando un horror vero ma con i protagonisti che fanno ridere è la chiave di lettura per godersi il film. Un po' come quando si guarda Trinità. E' un western vero ma con Bud&Terence, quindi fa ridere. Ma se al posto di loro due ci fossero stati due attori "seri", il film sarebbe stato in piedi ugualmente ma sarebbe stato uno dei tanti e probabilmente sarebbe dimenticato. Stessa cosa per "Shaun".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Te lo avevo detto di aspettare ancora oggi, da domani torniamo a toni più bassi dai ;-)
      Le trovate semplici nella commedia non sono mai semplici per davvero, sono quelli davevro bravi a far sembrare semplice qualcosa che non lo è, Wright, Pegg e Frost qui ci sono riusciti alla grande. Il paragone con Bud Spencer e Terence Hill ci sta, alla fine “Il mio nome è nessuno” è quasi un classico film di Sergio Leone, con un protagonista molto diverso da Clint Eastwood, non a caso il primissimo lavoro di Wright, prima di “Spaced” era un omaggio/parodia ai Western ;-) Cheers!

      Elimina
  2. l'ho visto sempre spezzetato( nel senso che lo vedevo in televisione già iniziato) ma appunto l'ho gradito.

    secondo me sto film è grande debitore di " il ritorno dei morti viventi" di dan obannnon che ha presente la tripla te ( tette)

    ciò che apprezzo di sto film è che comunque è violento davvero.

    in zombieland del 2009( gli autori di sto film lo hanno visto sicuramente questo del 2004) invece non c' è sangue e non ci sono tette.

    eppure il film zombieland a me è piaciuto assi

    grazie

    rdm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con un po’ di tempo arriveranno entrambi sulla Bara. “Zombieland” è nato sulla scia di “Shaun” (avrebbe dovuto essere una serie tv, storia vera) però è già una variante sul tema, invece mi trovi molto d’accordo riguardo al film di Dan O’Bannon (Linnea Quigley: sempre sia lodata!) che da buon secchione proprio come Wright e Pegg ha studiato per benino Romero, il livello di omaggio è quasi lo stesso, in entrambi casi l’amore per il lavoro di zio George è tutto lì da vedere ;-) Cheers

      Elimina
  3. Ahaha ! Io pensavo fosse il seguito di Shaun vita da pecora🤣
    Ciao Cassidy e complimenti per il Tohorror

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come? Non è il seguito di Shaun vita da pecora!? Tutta la mia vita è uno sbaglioooooo! ;-)
      Grazie mille capo, gentilissimo! Cheers

      Elimina
  4. Grande film sputtanato da quel titolo italiano fa assomogliare ad un clone di Scary Movie e invece è tutt'altro. Visti anche gli altri due della trilogia, ma aspetto la tua recensione per commentare. Ti premetto solo che il secondo è quello che mi è piaciuto meno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il titolo Italiano è l’unica opposizione, nel senso che “vendere” a chiunque un film con un titolo del genere richiede molta motivazione, ma non mi ha fermato niente! Arriveranno nel corso delle prossime settimane, possiamo stare a valutare quale dei tre sia il meno bello, ma parliamo comunque di tre filmoni, magari avessimo sempre questo tipo di problemi ;-) Cheers

      Elimina
    2. Per me La Fine Del Mondo è Il top. Ci ho trovato molto Doctor Who dentro.

      Elimina
    3. Quintali di "Doctor Who" e Douglas Adams, che bello aver già scritto tutti i post, posso rispondere a tutti che ne parleremo ;-) Scherzi a parte, forse è il più completo e maturo di tutti. Cheers

      Elimina
    4. Quello della Guida Galattica? Altro film stupendo!!!

      Elimina
    5. Il film era un buon adattamento, ma i romanzi originali per me sono il meglio del meglio ;-) Cheers

      Elimina
  5. Capolavorissimo!!! Me lo voglio rivedere... Anche a me la scena con "you're my best friend" ha fatto piegare in due! E NON sapevo fosse il primo di una trilogia!! Argh!! 😱😱

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come non sapevi fosse il primo di una trilogia? Ok, niente panico, per i prossimi due capitoli ci parliamo con dovizia di dettagli nelle prossime due settimane ;-) Cheers

      Elimina
    2. Vado un momentino a nascondermi.... 😓😓😓😓

      Elimina
    3. L'importante Dave è che tu abbia visto gli altri due film anche :D

      Elimina
    4. Ricky 😃 infatti io andavo a nascondermi anche perché gli altri due non li ho visti e non so manco che è!! VerrrrAgoooogna!!

      Elimina
    5. Ahahahha rimedia subito

      Hot fuzz ti piacerà un sacco!!!

      Elimina
    6. Oh, quindi: «Hot fuzz» segnato ✅ e ok...il terzo come si chiama??

      Elimina
    7. Il secondo capitolo si chiama “Hot Fuzz” (2007), l’ultimo “The World's End” (2013), da noi è uscito con il titolo “La fine del mondo”. Cheers!

      Elimina
    8. Oh molto bene! Mi rimetterò in pari!! 😉😄👍🏻

      Elimina
    9. Fai con calma, sono piuttosto sicuro che ti piaceranno entrambi, solo un appunto: In particolare per l'ultimo “The World's End”, non leggere nulla, non guardare trailer, buttati subito sul film, meno sai della storia meglio è ;-) Cheers

      Elimina
    10. Ha ragione Cass..dei tre è quello con il maggior effetto a sorpresa!

      Elimina
    11. Ringrazio il fatto che nel 2013, stavo già smettendo di guardare trailer, quello di "The World's End" (visto dopo all'acquisto del blu ray) è un crimine, rovina tutte le svolte migliori. Cheers

      Elimina
    12. Grazie per il consiglio ma pure io mi guardo bene dal vedere i trailer, specialmente per quanto riguarda i film horror!! Il 99,9% delle volte ti spoilerano gli unici momenti topici dei film! 😱

      Elimina
    13. I trailer sono il male, noi siamo la cura (con occhiali a specchio alla Cobra) ;-) Cheers

      Elimina
    14. E lo zolfanello fra i denti! 🤣

      Elimina
    15. Non può mancare, come la pistola con il calcio di madre perla ;-) Cheers

      Elimina
  6. Finalmente!! Grande Cassidy.
    Allora, film conosciuto per caso: preso al videonoleggio del mio paese (poi chiuso nel giro di pochi mesi).
    A me e all'amico Giacomo incuriosì il fatto che si presentasse come parodia horror (ancora non ero un horror addicted): in quel periodo preferivamo film "leggeri" (per non dire demenziali).
    Ma come hai giustamente rimarcato, non era una parodia horror. Era un film di zombie vero e proprio!
    Direi giusto il paragone che ha fatto lo Zio Portillo. E' in proporzione un "Lo chiamavano Trinità" del genere zombie.
    La scena del biliardo che citi è la mia favorita: all'epoca "Don't stop me now" era peraltro un pezzo abbastanza dimenticato dei Queen, ovviamente non conoscevo la frase del doppiaggio originale, ad ogni modo la scena funziona benissimo anche in italiano!
    Di questo film mi piace l'idea che l'orrore zombie entri nelle vite dei protagonisti progressivamente...E' una prospettiva diversa dai film zombie, dove in genere succede tutto così velocemente. E questo permette alcune gag meravigliose, tipo quella in cui i nostri due eroi, ubriachi, si imbattono in uno zombie scambiandolo per un ubriaco.
    Poi si entra nel pieno dell'orrore e c'è anche una scena molto splatter che mi fece anche impressione, perché piuttosto inaspettata.
    Il finale, davvero geniale.
    Meritevole anche il concetto che alla base del film: Shaun matura, ma fino a un certo punto! In sostanza, si cresce e ci si responsabilizza, ma si rimane anche un po' cazzari dentro :D

    (comunque i finali di Hot Fuzz e La fine del mondo sono due tra le cose più cazzute dell'universo).
    (comunque 2 Hot Fuzz per me è il migliore dei tre, "colpa" del personaggio di Pegg che è veramente ipercazzuto :D)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I tempi d’attesa sulla Bara possono essere un po’ lunghi, ma arriviamo sempre a destinazione, grazie a te per la pazienza ;-) La scena della cantata da ubriachi con lo zombie mi fa morire, ma tutte le gag sono micidiali in questo film. Quella scena è un chiaro omaggio alla morte del Capitano Rhodes in “Il giorno degli zombi” (1985) ovviamente di Romero. Bravissimo è proprio il messaggio del film, che poi continuerà e verrà raccontato con diverse declinazioni anche nei due capitoli successivi, ma di fatto resta una storia di amicizia, raccontata con i canoni di un vero film di zombie, che però fa anche morire dal ridere, non si può chiedere di meglio!

      Non so mai decidermi, ogni volta penso di aver trovato il mio “gusto” preferito di Cornetto, ogni volta invece mi fanno impazzire tutti, so che ne ho quasi fatto una malattia di questi film, non mi stancano mai e li trovo fantastici, mi verrà il diabete con tutti questi Cornetti ;-) Cheers

      Elimina
    2. Curiosa l'evoluzione dei personaggi di Pegg: in Shaun è un cazzeggiatore che diventa responsabile, ma senza perdere del tutto l'essenza cazzara; in Hot Fuzz è uno perfetto che perde un po' di perfezione in luogo di un po' di sana spacconaggine; ne la fine del mondo beh....diciamo che si responsabilizza finalmente, ma lo fa in una maniera veramente da urlo!

      Elimina
    3. Sono tre facce della stessa medaglia (…a tre facce), tre scontri tra adolescenza e maturità tutti maschili, raccontati da tre punti di vista diversi ma complementari, usando tre generi cinematografici diversi ;-) Cheers

      Elimina
  7. Cosa posso di dire se tu hai già detto tutto? Forse che grazie a questo film ho cominciato ad amare certi film come questo, il perfetto mix tra horror e commedia ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo Shaun abbiamo avuto un boom delle commedie horror, il che non mi dispiace, il problema è che fare ridere e fare paura dal mio punto di vista, sono le due cose più difficili da fare al cinema, quindi bisogna essere proprio bravi per farle commedie horror ;-) Cheers

      Elimina
  8. Questo sì che è un filmone!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono schifosamente di parte perché ne vado pazzo, però si, lo è ;-) Cheers

      Elimina
  9. Bello, insolito, originale.
    Quando l'ho visto, complici anche il titolo idiota ed il trailer, pensavo di trovarmi di fronte ad una parodia del genere zombie.
    Ed invece...e' stata una vera sorpresa.
    E' un horror a tutti gli effetti, con scene splatter ben costruite e anche piuttosto pesanti.
    In un certo senso sono gli sketch comici, ad essere di contorno.
    C'e' da ammettere che la sensazione e' spiazzante, almeno all'inizio.
    Dal punto di vista della struttura c'e' effettivamente qualche buco narrativo.
    Hot fuzz, uscito dopo, da quel punto di vista, e' realizzato decisamente meglio.
    Ma ne riparliamo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando leggo sedicenti esperti che millantano “buchi di sceneggiatura” come se avessero letto la sceneggiatura (unico modo per giudicare una sceneggiatura per davvero) io penso al fatto che Shaun ne ha almeno un paio grossi, e nessuno di questi espertoni si è accorto di nulla. I migliori sono stati Wright e Pegg, hanno fatto che ammettere tutto nei contenuti speciali del DVD ;-) Questo film è ancora legato molto a “Spaced”, il prossimo forte dell’esperienza di Shaun è molto più solido, ne parleremo! Cheers

      Elimina
    2. Parliamo degli stessi espertoni che continuano da anni a considerare “Shaun of the Dead” come una parodia di genere, quando invece si tratta di un SIGNOR horror zombesco con il bonus di tutti quei brillanti momenti di alleggerimento comico garantiti dai mitici Pegg e Frost. Se lor signori non capiscono questa distinzione fondamentale, che ce ne potremmo mai fare noi dei loro (poco) illuminati pareri? ;-)

      Elimina
    3. Possiamo usarli per condirci l'insalata direi ;-) Cheers

      Elimina
  10. Ne parlerò a breve anche io, per ora mi limito a dire che questo è stato il film che ha riacceso il mio amore per il cinema inglese.
    Ottimo post come sempre.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non vedo l'ora di leggerti capo, ti ringrazio molto ;-) Diciamo che fa proprio fare pace con il cinema, non solo inglese! Cheers

      Elimina
  11. Niente, non riesco a farmi riconoscere dal browser del nuovo smartphone ed evidentemente Blogger mi prende per spam, visto che ancora non sono apparsi i miei commenti di ieri :-(
    Comunque è ovviamente un film grandioso, che ho amato dal primo istante, al contrario del resto del fantomatico "cornetto", che ho trovato di molto inferiore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono corso a verificare, non ho filtro nei commenti e nella lista dello spam finisce solo il solito tizio che promuove prestiti online. Mi dispiace non siano comparsi i tuoi commenti di ieri, di solito Blogger è testone e insistendo le sue difese cadono, spero non diventi un problema continuativo, fammi sapere come procede la lotta.

      Bisogna dire che questo ha marchiato a fuoco nel cuore il nome “Romero”, ha proprio il cuore lanciato oltre l’ostacolo (o la staccionata da saltare per stare in tema), come dicevamo non so proprio decidermi su quale sia il mio “cornetto” preferito, mi piacciono tutti ma questo è quello a cui voglio bene da più tempo, quindi sarà sempre speciale ;-) Cheers

      Elimina
  12. Film unico e spassoso, eppure io ho molti amici a cui non è piaciuto (sicuramente saranno quelli da sacrificare durante l'apocalisse zombie). La trilogia del cornetto per me è in crescento, ma parte col botto grazie a questo film. Dei tre il mio preferito è sempre e comunque "Hot Fuzz"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sacrifica, sacrifica pure :-P Per me è stato il banco di prova dell’amicizia, ma anche il titolo facile, quando m’incastravano dicendomi «Scegli tu un film», con la trilogia del Cornetto non ho sbagliato mai. “Hot Fuzz” non può essere indifferente per tutti quelli cresciuti con i film spara-spara e quelli di strambi sbirri ;-) Cheers

      Elimina
  13. Grande Cass, ottimo film, visto una sola volta ma davvero ben fatto e con personaggi caratterizzati alla grande. Visto quando avevo l'età del protagonista e mi trovavo nella stessa situazione, ovvero continuare a fare il gadano con gli amici, oppure cominciare a prendere qualche responsabilità e pensare da grande. Wright è bravo a delineare i timori del protagonista che, personalmente, mi facevano venire i brividi più degli zombi, che alla fine non erano così cattivoni. Inoltre la bromance tra Pegg e Frost si percepisce essere vera e quindi è un di più che da ancora più valore al film. Poi mi fa sempre ridere quando penso alla fine, quando va a giocare alla play con l'amico-zombie. Devo dire che però, essendo io più legato al genere action, mi piace di più Hot Fuzz, non vedo l'ora di leggere il tuo prossimo articolo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In arrivo a breve su queste Bara ;-) Ah pensavo avessi fronteggiato anche tu gli zombie chiuso in un pub ;-) Scherzi a parte ti ringrazio, è un film che su noi maschietti fa molta presa, ma in effetti tutta la trilogia del Cornetto fa questo effetto. Cheers!

      Elimina
    2. Guarda mi basta fronteggiare la suocera, la cognata e i parenti (per usare le parole di una canzone famosa) e posso dire che gli zombie in confronto sono delle pulci (Tango dixit di Rambo). Per il resto il problema è che crescendo si acquistano volenti o nolenti più responsabilità ma si rimane gadani lo stesso, questo sembra anche voler essere il messaggio del film. Ciao

      Elimina
    3. Con la questione parenti sfondi una porta aperta, il film lo ha capito bene, noi ci stiamo ancora facendo i conti ;-) Cheers

      Elimina
  14. L'avevo scoperto in modo del tutto casuale, scartabellando tra i dvd (ah quante ore passate così…) e mi lasciai "comprare" dalle frasi pubblicitarie, perché se in copertina c'erano i promo di Quentin Tarantino (come andava di moda in quegli anni) e Peter Jackson, la frase di Romero sul retro mi convinse del tutto. Sì, ero uno che credeva alle pubblicità autocelebrative dei dvd. E per fortuna.
    Il film mi piacque da matti, negli anni l'ho rivisto più volte e mi ha fatto appassionare al cinema di Wright.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Idem, per le ore passate a spulciare (ancora oggi non so resistere) e per le frasi, quella di zio George mi ha fatto andare dritto alla cassa con il DVD in mano. "Spaced" l'ho scoperta dopo, ha solo rafforzato la passione. Cheers!

      Elimina
  15. Come ha già detto qualcuno, mi hai fatto venire voglia di un film di pecore-zombi. Beeeehraaaain. Mi hai fatto andare a cercare il nome del titolo italiano, che avevo rimosso. Grazie tante, adesso dovrò far fuori un'altro paio di neuroni. Funziona così, no? Comunque, mi sbaglio o anche questo film ha la forza che attribuivi a Ghostbuster? Cioè, è divertente, molto divertente, anche perchè ha davvero una struttura horror? Comunque mi dimostri una cosa che sto pensando da un po': le grandi cose (cinematografiche e non) escono amando i maestri, o anche i bravi artigiani, precedenti, non mummificandoli nè sputandogli addosso. Bene, adesso cercherò di compiere l'eroica impresa: alzarmi da qui. Cheer you, vecchia quercia. P.S. Grande anche la recensione di Breaking Bad.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora ti consiglio “Black Sheep” (2006) una scemenza dalla Nuova Zelanda che ridendo e ammazzando ho visto almeno un paio di volte, non pensare a “Shaun” tra i due film un abisso di qualità, però per toglierti lo sfizio può bastare. Lo penso anche io, i grandi maestri vanno assimilati, bisogna dimostrare di averne capito la lezione, non ripeterla identica, e il paragone con “Ghostbusters” ci sta tutto, l’ i fantasmi erano seri e paurosissimi, si rideva con i protagonisti, non dei fantasmi, qui è la stessa cosa. Per me Simon Pegg e Nick Frost, sono quasi dalla parti di Dan Aykroyd, nel corso della rubrica dedicata al “Cornetto” mi sono lanciato in paragoni.

      Grazie a te amico mio, la forza gravitazionale del divano è equiparabile a quella di Giove ;-) Cheers!

      Elimina
  16. Questo film mancava ancora su queste Bare? Pazzesco!

    Felicissimo tu ti sia imbarcato nella recensione della Trilogia del Cornetto, Shaun gran bel film, ma personalmente è con Hot Fuzz che mi è letteralmente esplosa la testa.
    Film perfetto, a parte il doppio finale, ma ne parleremo alla prossima puntata.

    Grande iniziativa comunque, CaraBara!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A volte mi stupisco da solo, infatti sono sempre di corsa a colmare lacune qui sulla Bara. Volevo mettere su un ripasso dei film di Edgar Wright prima dell’uscita di “Baby driver” e non ne ho avuto il tempo, ormai ho capito che quando arriva il momento certi film mi dicono proprio: scriviiiii, scriviiiiii ;-)

      “Hot Fuzz” mi fa impazzire, ci rivediamo a breve per il post sugli sbirri ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Non vedo l'ora Cassidy! D'altronde non potevi esimerti dal recensirlo…
      è "per il bene di tutti!" ;)

      Elimina
    3. IL BENE DI TUTTI! ...Ehm scusa, mi sono fatto prendere ;-) Cheers

      Elimina
    4. Ero SICURO che non avresti resistito ahahahahah

      Elimina
    5. Sono più prevedibile di una replica del tenente Colombo ;-) Cheers

      Elimina
  17. Eeeee sìììììììììì, un capolavoro questo film! Io, questa oeprazione l'ho pure paragonata a 'Young Frankenstein', magari eccedendo nell'entusiasmo.
    Sul titolo italiano, poteva andare meglio, ma anche peggio. 'L'alba dei morti dementi' è la storpiatura comica de 'L'alba dei morti viventi' che è la traduzione di 'Dawn of the Dead', il titolo storpiato da Wright. La pecca è stata scegliere un titolo che suona come un gancio alle commedie demenziali, quando questa è un'opera molto più raffinata.
    Col secondo capitolo della trilogia, la distribuzione italiana non si è sbilanciata, e ha fatto bene...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No, non hai esagerato "Young Frankenstein" era un omaggio diligente e filologico ai film di Frankenstein, proprio come "Shaun". Esatto purtroppo lo hanno infilato nel filone delle commedie demenziali, cosa che non è affatto. Cheers!

      Elimina
  18. Mi lascia impresso il fatto che questo filmone non fosse ancora approdato sulla Bara Volante!

    Ottimo film , con una freschezza nei tempi comici e nella messinscena umoristica che tante commedie attuali si possono ben scordare (vogliamo parlare della gag dello zapping del televisore? geniale).

    Eppure.... sì; per quanto bello i gelati più gustosi dovevano ancora uscire; non vedo l'ora di leggere le prossime review! ;)



    Saluti (scavalcando male i recinti)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai quanti ne mancano ancora che dovrebbero starci? «Così tante cose da fare, e così poco tempo…» (cit.) La gag dello zapping è geniale, come se il mondo e la tv cercasse di dire a Shaun qualcosa in maniera molto ma molto chiara, e lui niente, zero proprio ;-) Sono tutte in arrivo provando a saltare i recinti. Cheers!

      Elimina
  19. Perché tanti odiano il titolo italino del film ?
    Non potendo tradurre l'originale, si è pensato di parodiare il titolo italiano del film di Romero così come questo parodiavo il titolo in inglese
    Io lo trovo geniale e a suo modo fedele nello spirito dell' originale.
    Film che citazioni a parte, ho trovato però mediamente divertente ( e un pò pallosetto all' inizio).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non critico l'idea ma il risultato perché travisa il senso, i "Dementi" sembrerebbero gli zombie, mentre in originale il gioco di parole si focalizzava sul protagonista. A me piace tutto, anche la parte introduttiva ai personaggi ;-) Cheers

      Elimina
  20. Ecco, diciamo come critica che il titolo del film può far pensare a un film demenziale alla Zucker, mentre invece ha un umorismo più british.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, il problema è tutto lì, quasi falsa pubblicità ;-) Cheers

      Elimina
  21. Mi è piaciuto di più il secondo capitolo della trilogia ma anche questo primo capitolo non mi è dispiaciuto. Poi se in un film c'è Simon Pegg gli si da una possibilità ad occhi chiusi per me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pegg è sempre motivo di interesse, negli anni si è gadagnato meritata fiducia ;-) Cheers

      Elimina