martedì 15 ottobre 2019

Hot Fuzz (2007): Sono armi letali, ragazzacci duri a morire

Le settimane passano, ma la voglia di (trilogia del) Cornetto resta, oggi tocca al secondo capitolo della mini rubrica… Edgar was always (W)right!

Nei tre anni passati dopo l’uscita di Shaun of the Dead - tempo che ho impiegato per consigliare a TUTTI di vedere quel film – il culto del primo capitolo della trilogia del Cornetto è cresciuto a dismisura, infatti l’uscita di “Hot Fuzz” in Inghilterra è stata salutata con un incasso totale oltre i cento milioni di euro, al netto di un costo di soli sette milioni di budget (storia vera). I freddi numeri spesso non dicono tutto, ma questa volta forse aiutano.

E qui da noi nel terzo mondo in uno strambo Paese a forma di scarpa? Bene, ma non benissimo. “Hot Fuzz” è stato relegato ad una misera uscita estiva il 15 di agosto e ricordo che in sala a vederlo, beh, c’ero solo io (Storia vera). Nessun problema perché “Hot Fuzz” non solo riesce ad essere un film anche migliore di Shaun of the Dead, ma di colpo avevo non uno, ma due film da consigliare a tutti quelli che conoscevo.

La mia reazione quando qualcuno mi dice che non conosce la trilogia del Cornetto.
“Hot Fuzz” è un film migliore proprio perché ancora più pensato per funzionare sul grande schermo e sempre meno legato a Spaced, la serie televisiva che ha messo i nomi di Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost sulla mappa geografica. Anche se, a ben guardare, un ultimo punto di contatto ancora c’è: avete presente la leggendaria scena della sparatoria immaginaria di Spaced? Con i protagonisti impegnati a replicare le mosse di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita, solo facendo i rumori con la bocca e mimando le armi con le mani? Un passaggio di quella serie talmente mitico e ultra citato, anche nel 2010 durante un flash mob organizzato davanti a Trafalgar Square.

Ora, fate un salto indietro con la mente fino a quando da bambini giocavate a guardia e ladri, oppure “alle armi” (prendo in prestito dal mio vocabolario di allora), non so voi, ma per me era la normalità rifare durante i miei giochi di bambino le scene dei film che vedevo su Italia 1. Credo ci siano ben poche cose che urlano a pieni polmoni «INFANZIA» più di questo.

Bambini (troppo) cresciuti.
Per il secondo capitolo della trilogia del Cornetto, i tre amici inglesi a lungo accarezzano l’idea di uno “Shan 2” con altri mostri al posto degli zombie, il geniale titolo sarebbe stato “From disk till Shaun” talmente sfizioso da restare comunque nell’immaginario di molti, da venire omaggiato anche in Spider-Man - Un nuovo universo.

Eppure, il secondo capitolo di una Trilogia è spesso il più complicato, deve confermare quanto visto nella prima parte, ma tenere anche le fila con il gran finale in arrivo, “Hot Fuzz” è perfetto perché non rinnega elementi horror del film precedente (anzi un po’ li sfrutta) e con il senno di poi è più facile notare anche qualche strizzata d’occhio al genere che verrà sviscerato nel prossimo capitolo (a me la placida Sandford ricorda il villaggio di “Il prigioniero”, 1967). Anche se il “gusto” scelto per questo capitolo è il Cornetto alla vaniglia, incartato nella sua carta blu, il colore della polizia anzi, degli strambi sbirri.

Dare tutto un nuovo significato all'ammonimento di polizia: Freeze!
Fin dal titolo questo film dimostra di essere competentissimo sulla questione film d’azione con poliziotti, argomento a me molto caro, perché molti film del genere hanno titoli come Red Heat, oppure Dead Heat, ma anche semplicemente “Heat” (1995), qui quello stesso “calore” viene portato in piena Inghilterra, dove gli sbirri sono i “Bobby” con il caratteristico elmetto nero, anche noti in gergo come Fuzz. Un modo perfetto per localizzare e portarsi in casa stilemi (e vocabolario) tipico del cinema di genere americano.

Anche questo secondo capitolo della trilogia del Cornetto funziona alla perfezione su tre livelli: è una commedia dal montaggio frenetico e dalla sceneggiatura di ferro (ogni dettaglio descritto torna e trova il suo posto, dalle mine anti nave, alle bustine di Ketchup), è una parodia fatta con il cuore colmo d’amore per tutti i film d’azione e un racconto di amicizia maschile e di confronto (in questo caso armato) tra pulsioni adolescenziali e responsabilità adulte, il vero filo rosso che lega tutti e tre i capitolo della trilogia. Classido? Senza nemmeno di bisogna di sparare in aria facendo "Aaah"!


La trama è semplice: il super poliziotto di città Nicholas Angel (Simon Pegg) viene spedito dai suoi capi (Martin Freeman e Bill Nighy) nella sonnacchiosa cittadina di Sandford perché con il suo eccesso di zelo, rischia di far fare brutta figura al resto dei suoi colleghi. Ingoiando il rospo Angel parte con il suo Spatifillo in vaso (un po’ come Léon) verso la provincia, dove il massimo dell’azione è dare la caccia ad un cigno particolarmente bravo a sfuggire.

Qui, oltre ad una serie di attori che vanno a rimpolpare la “Factory” Wright (come Timothy Dalton, Paddy Considine e la brillante Olivia Colman la poliziotta che si fa le battute sessiste da sola) Angel incontro il capo della polizia locale Frank Butterman (Jim Broadbent) che lo aggiornerà sulle ben poche novità della placida cittadina e farà presto la conoscenza con il figlio del capo, Danny Butterman (Nick Frost) il poliziotto più imbranato di Sandford, uno che, però, ci rappresenta molto, visto che conosce a memoria tutti i film d’azione che contano, da Die Hard ad Arma Letale, passando per i citatissimi "Bad Boys" (entrambi i capitoli).

Nuove facce (baffute) a bordo ("You got a mustache", "I know" Cit.)
La prima cosa da notare è che Simon Pegg qui interpreta un personaggio opposto a quello di Shaun, Nicholas Angel è un eroe fin da subito ed è anche fin troppo ligio alle regole, all’inizio del film si concede al massimo del succo di mirtillo e per sua ammissione non riesce a “spegnere il melone” e a staccare dal lavoro, problema che lo ha fatto rompere con la sua ex Janine (una Cate Blanchett mimetizzata sotto la mascherina delle scientifica, in una comparsata fatta solo perché anche lei è una fanatica di Shaun of the Dead, storia vera).

Danny, invece, è quasi identico all’Ed del capitolo precedente, anche se Nick Frost è bravissimo a caratterizzarlo come se fosse ancora più ingenuo, un bambino appunto legato a filo doppio all’infanzia, grazie alla sua mania per i film d’azione. Angel con tutto il suo carisma e la sua esperienza da poliziotto fa subito colpo su Danny, molto interessato ai precedenti trascorsi, tipo quella volta che è stato accoltellato alla mano da un tizio vestito da Babbo Natale (Peter Jackson, altra comparsata mascherata di lusso) e lo martella di domande: «Mai sparato con due pistole mentre saltava?», «No», «Mai sparato con una pistola mentre saltava?», «No», «Mai fatto un inseguimento in auto?», «No».

Mai saltato una staccionata in ogni capitolo della trilogia?
Come da tradizione dei film con sbirri, i due opposti sono costretti a lavorare insieme ed insieme impareranno l’uno qualcosa dall’altro (anche a saltare le staccionate, una gag ricorrente in tutti i capitoli della trilogia), perché a Sandford qualcosa non torna, ma è davvero un complotto oppure è tutto nella testa iperattiva di Angel?

Il film dura anche parecchio, 121 minuti, alcuni sostengono troppi, ma io no figuratevi, io ci campo su questo film, ogni volta che me lo vado a rivedere (e lo faccio con una certa frequenza credetemi) me lo godo come se fossi alla prima visione, siete liberi di immaginarvi Danny che riguarda “Bad Boys II”, ricorda molto me davanti ai film che mi piacciono tanto.

"No, da quale dei due vuoi iniziare Shaun o Hot Fuzz?"
L’altra grande critica mossa al secondo capitolo della trilogia del Cornetto e il suo sembrare un po’ meno intimo e personale rispetto ai fratellini, più intento ad omaggiare il genere a cui fa riferimento che altro. Niente di più sbagliato, perché le tematiche e le dinamiche dei film con gli sbirri, sono già così aderenti alla sottotrama dell’amicizia maschile della trilogia che la scelta era ovvia sì, ma comunque non facile da portare avanti.

Il “Bromance” tra i due protagonisti non manca (quando ad Angel la fioraia chiede se lo Spatifillo è per una persona speciale, lui ci pensa un attimo poi, però, dice di sì), ma i due poliziotti opposti e destinati a diventare amici fraterni si applicano alla perfezione al tema della trilogia. Angel rappresenta la maturità, quella che ti chiede di essere sempre perfetto e responsabile ed uscire dalla situazione usando il taccuino piuttosto che la forza bruta. Danny, invece, è l’adolescenza (se non proprio l’infanzia) suo padre lo punisce come si farebbe con un bambino (costringendolo a portare dolci per tutti per le sue “marachelle”), il taccuino, se va bene, si usa per disegnare cartoni animati artigianali e per il resto si gioca a fare la guerra, come nei film d’azione visti e rivisti.

Mi fa sempre ridere, perché ne facevo lo stesso identico utilizzo (storia vera)
Angel impara a rilassarsi, non a caso la rivelazione sul mistero, gli arriverà quando romperà il suo rigido schema e si concederà un Cornetto durante il servizio (il successivo gioco di parole “Brain freeze” è l’ennesima conferma che questo film va visto in lingua originale, per godere di tutte le sfumature e i giochi di parole). Dal canto suo, Danny diventerà un poliziotto e un adulto migliore, anche se si rivelerà incredibilmente pronto, perché quando l’azione richiederà il suo tributo, Danny si confermerà essere già nel suo ambiente naturale, dopo una vita passata a prepararsi guardando tutti i film giusti, nella dimensione giocosa dell’azione di questo film, quello più in contatto con l’infanzia non si fa nessun problema a sparare con due mani saltando.

Roger e Murtagh avevano il gatto, loro due hanno un cigno.
Nella trilogia del Cornetto l’età adulta è sempre rappresenta con un genere cinematografico, ma anche come una forza omologatrice, capace di passare come un rullo compressore sopra gli individualismi dell’adolescenza. Dimostrando di aver fatto propria la lezione romeriana, nel primo capitolo la forza omologatrice erano ovviamente gli Zombie, in “Hot Fuzz” se pur meno marcata rispetto agli avversari del prossimo capitolo (a breve su questa Bare) resta molto ben rappresentata dal famigerato «Per il bene di tutti», affermazione che nel corso del film passa dal bucolico allo spaventoso senza passare dal via.

La minaccia che Angel e Danny dovranno affrontare ha ancora in sé qualcosa di horror, ci sono momenti splatter e dinamiche degne di “Scream 2” (1997), ma non stiamo qui a girarci attorno: “Hot Fuzz” resta un glorioso e sentito omaggio a tutto il cinema d’azione orientale ed occidentale migliore, perché una buona parodia è quella che ti viene in mente quando guardi il film originale, ma è anche quella che prima di prenderlo in giro un film, uno qualunque, dimostra di amarlo e conoscerne a fondo i meccanismi.

Guardare i film di Kathryn Bigelow non è mai più stato lo stesso.
Da questo punto di vista “Hot fuzz” non è bello, è meraviglioso! L’inseguimento a piedi del cigno tra le viuzze di Sandford è la versione locale (e spassosa) della stessa scena di Point Break, capolavoro che qui viene saccheggiato nei temi e nelle situazioni. Ma nel trionfo post moderno di rielaborazione, Edgar Wright raggiunge apici incredibili, pesca da ogni tipo di film (spari da una biciletta? Sembra di guardare “Clockers” di Spike Lee) e qualcuno anche lo anticipa, come il corpo a corpo nella città in miniatura in stile Godzilla, arriva due anni prima della stessa scena di “Crank 2” (2009).

A ben guardare, ci sono anche echi Western, come il ritorno in città dello “Sceriffo” Angel a cavallo, con tanto di stuzzicadente in bocca (il simbolo universale di “ignoranza” degli eroi d’azione), ma la cifra stilistica qui sono i film d’azione e “Hot Fuzz” diventa l’occasione per giocare alla guerra come in Spaced, ma con i mezzi messi a disposizione dal cinema.

Roddy Piper sarebbe orgoglioso di te.
Nel finale “Hot Fuzz” porta in scena il meglio del meglio di tutti i film d’azione che abbiamo visto nella nostra vita ma sempre con una dimensione giocosa, perché nei momenti di crisi un cinefilo si affida sempre all’immaginario in cerca di un appiglio e Danny da questo punto di vista è il Virgilio nel mondo dello spara-spara-ammazza-ammazza!

In “Hot Fuzz” troviamo tutto: un duello corpo a corpo con uno sgherro gigante ed apparentemente indistruttibile (per altro interpretato dal futuro Mastino di Giocotrono)? Presente! Dei macellai che lanciano accette come se fossero usciti da un film d’azione indonesiano? Li abbiamo! Inseguimenti in auto sgommando? Non mancano! Ma nemmeno una mega sparatoria in strada, una in un Pub risolta, ovviamente, sparando con due pistole saltando, come insegna sua maestà John Woo.

Sandford come Hong Kong.
Per quello che mi riguarda “Hot Fuzz” è la parodia moderna definitiva sui film d’azione, quella che porta avanti la tradizione dei vari “Hot Shots!” con lo stesso azzeramento di distanze tra pubblico e spettatori, se Zucker-Abrahams-Zucker sapevano ridere dei film proprio come facciamo noi guardandoli, Wright-Pegg-Frost sembrano noi spettatori, cresciuti a pane e film d’azione, arrivati là dove i film si fanno per davvero, con quella stessa gioia malcelata di poterli rifare tutti, da Kathryn Bigelow a John Woo, da Tony Scott a Michael Bay (a cui Wright scippa intere sequenze e soluzioni di montaggio), passando per Roger, Martin e John McClane. Ditemi che se non aveste la possibilità, non fareste come loro? Edgar, Simon e Pegg, una trilogia di amici che ci rappresenta in tutto e per tutto.

Bad boys, bad boys, whatcha gonna do. Whatcha gonna do, when they come for you? (Cit.)
Prossima settimana, ultimo capitolo della trilogia, quello più alcolico di tutti, non mancate!

40 commenti:

  1. Pensa che io in sala manco mi sono accorto del passaggio... Era però il periodo che bazzicavo spessissimo Londra (una-due volte l'anno ero a scassarmi di birre nei pub per 3-4 giorni consecutivi e a fare spese pazze! Bei tempi...) e mi sono accorto dell'uscita di "Hot Fuzz" dai manifesti pubblicitari nelle metro. Comprai il dvd direttamente in terra d'Albione (con doppiaggio italiano!) in una visita successiva.

    Secondo capitolo che non solo replica alla stragrande la perfezione del primo, ma riesce nel (quasi) impossibile compito di fare meglio. Pegg, Frost e Wright in stato di grazia ci regalano un film d'azione (come fa a non esserlo se cita TUTTI i migliori film d'azione degli ultimi... 30 anni?), che fa ridere, che crea mistero e suspance. Tutto però è serissimo nella realizzazione e negli intenti. Capolavoro! Ecco, forse i 121 minuti, per me, sono un filo esagerati. Una ventina in meno avrebbero portato la pellicola ad un minutaggio "umano", ma sono dettagli, giusto per cercare il pelo nell'uovo.

    La settimana prossima arriva il mio capitolo preferito. Vediamo se riesco a ripassarmelo (anche se non ce n'è bisogno...).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nemmeno in uno strambo Paese a forma di scarpa tranquillo, e senza nemmeno la sanissima giustifica della birra ;-) Sulla questione minutaggio mi rendo conto di essere di parte perché mi piace tutto del film, però onestamente me lo sono chiesto tante volte. Quando sostengo che un film è troppo lungo, il più delle volte individuo dei momenti superflui, ma qui davvero non saprei cosa eliminare, è un film che cura molto i dettagli, senza i buchi nella trama di “Shaun” di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, forse è venuto fuori così “ciccio” anche per quello. Però per trovare qualcosa da togliere da questo film, ci vorrebbe qualcuno con più freddezza di me nei confronti della pellicola ;-) Cheers

      Elimina
  2. Risposte
    1. Beh ma sei parzialmente scusato dopo la tua confessione della scorsa settimana, l’importante è che tu corra a recuperare, saltando e sparando possibilmente ;-) Cheers

      Elimina
  3. Io amo questo film, io amo questo film, io amo questo film. Non so se si è capito, ma io amo questo film. C'è tutto quello con cui sono cresciuto, da Woo a Bay passando per la Bigelow e molto altro. Ci sono scene d'azione pazzesche e allo stesso tempo comiche (ah povera Marvel che cazzata hai fatto a scegliere Reed al posto di Wright, ma noi abbiamo portato a casa "Baby Driver" quindi grazie), un ritmo indiavolato, una serie di situazioni talmente surreali e rese credibili dalla messa in scena che si vedono poche volte al cinema (purtroppo). Non ricordavo le cretiche legate alla lunghezza, per me dura il giusto. Il terzo capitolo della trilogia è forse anche più bello, ma questo rimane quello che amo (se non lo avevate ancora compreso tutti voi lettori della bara).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho capito, ma alla fine ti piace questo film? ;-) :-P
      Gli americani direbbero “win-win situation”, loro hanno avuto un buon film, noi l’ottimo “Baby Driver”.
      Nemmeno per me il minutaggio è un problema, inoltre gli “Strambi sbirri” si prestato al tema dell’amicizia maschile che è il filo che unisce tutti e tre i Cornetti. Cheers!

      Elimina
  4. Conosco a menadito Shaun of the Dead invece questo l'ho visto solo una volta ma ne ho comunque ottimi ricordi (il momento Romeo e Giulietta su tutti! XD)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le facce di Pegg e Frost durante quella scena mi fanno cadere dalla sedia dal ridere ;-) Cheers

      Elimina
  5. Visto al cine a fine Agosto, dopo il rientro dalle vacanze. In un double - bill entusiasmante con THE PROTECTOR, in un multisala deserto.
    Solo che avevo gia' visto SHAUN, e quindi sapevo cosa mi aspettava ed ero li' a fregarmi le mani.
    Questo film...NON E' UNA PRESA IN GIRO.
    E' un poliziesco vero, fatto con profondo rispetto e conoscenza del genere e dei suoi meccanismi.
    Le citazioni al suo interno...NON SONO PARODIE, ma OMAGGI.
    C'e' davvero DI TUTTO, qua dentro.
    Sparatorie alla Mann e con due pistole per volta alla Woo, sbirri che massacrano di botte vecchietti miserelli ma tutt'altro che innocui, un master - mind in stile anni 80 (un Timothy Dalton PERFETTO), assedi ed orde di fanatici alla Carpenter, un villaggio palloso e sonnolento ma che nasconde scheletri nell'armadio a dir poco orribili come in un thriller di Lynch o in un horror Kinghiano...per non parlare delle strizzate d'occhio a Point Break e Bad Boys, che sono addirittura un film nel film.
    Ma risate a parte, la tensione resta altissima.
    Lo si nota nelle scene gore che ti vengono sbattute in faccia tra una gag e l'altra, degne di un film splatter.
    E poi l'inseguimento finale, degno di Friedkin (cosa gli aveva detto il grande John Ford? FAI UN INSEGUIMENTO. E lui ha fatto prima IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE, e poi VIVERE E MORIRE A LOS ANGELES).
    Nei momenti western, poi, si raggiunge l'apoteosi. Perche' ogni gran poliziesco e' in realta' un western travestito.
    La scena in cui Pegg torna in citta' a cavallo, come lo straniero senza nome dei film di Leone.
    E poi non tralasciamo la componente buddy - movie: Angel e' come Butterman, ma ha solo sepolto il suo lato nerd (sappiate che detesto il termine, pero') sotto chili di senso del dovere e rettitudine.
    Per contro, Frost imparera' cosa significa fare il vero poliziotto.
    E i due si completeranno a vicenda.
    Tutto da ridere, ma da meta' film in poi inizi a temere la bastardata infame dietro l'angolo. Fino all'ultimo. E rimani sul chi va la', fino alla fine.
    Capolavoro.
    Eravamo quattro gatti, in sala. Ma ai titoli di coda siamo scattati in piedi ed e' partito l'applauso.
    Come fai a non applaudire?
    QUESTO E' CINEMA, RAGAZZI!!
    Una baraonda di gran classe che diverte ed esalta dal primo all'ultimo fotogramma.
    Di recente ho visto PARADISE PD. Un altro poliziesco coi controcosiddetti, oltre la cortina apparente di demenzialita' e volgarame a nastro.
    Credo che quel cartone debba parecchio, a questo film.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Era John Ford? Mi sembrava di ricordare Howard Hawks, ricordavo uscisse con la figlia o la nipote.

      Non so se questo è proprio un film di poliziotti puro, se a “Shaun” togli i protagonisti, resta un perfetto film di zombie alla Romero, questo secondo me è un enorme omaggio, perché il “Buddy movie Cop” si presta alla perfezione al tematiche della trilogia del Cornetto. Per la scena a cavallo, si, passare dalla trilogia del Cornetto a quella del Dollaro è un attimo ;-) Avevo iniziato a vederlo “Paradise PD” ma mi sono perso, proverò un’altra volta, gracias! Cheers

      Elimina
    2. Yes. Hai ragione, Cass.
      Era Howard Hawks, non John Ford.
      Errore mio.

      Elimina
    3. No ma figurati, ero io che temere di avere dei buchi di memoria ;-) Cheers!

      Elimina
    4. Visto anche io al cinema quando uscì e poi almeno altre due / tre volte e ogni volta mi piace tantissimo. In particolare Pegg sembra davvero un poliziotto autistico inizialmente, stolto e zelante come pochi nel perseguire il crimine, un pò Dirty Harry, anche. La sua trasformazione nel corso del film è entusiasmante ai massimi livelli. Non solo si capisce che ha un'intelligenza superiore ma dimostra anche sensibilità e empatia. Quindi un personaggio completo e a tutto tondo, che alla fine, questo è il messaggio che a me piace di più, capisce che non bisogna prendere le cose troppo seriamente e anche occorre la necessità di ridere ogni tanto, anche di sé stessi.
      Scena che ogni volta che la rivedo mi fa sbellicare è quando va a "far la spesa" stile Commando, alla stazione di polizia, prendendo poi anche il cavallo. Attendo la fine del mondo per concludere alla grande!! 😜

      Elimina
    5. Bravissimo, è un personaggio sfaccettato che parla a noi maschietti, Shaun, Angel e King Gary sono simili ma rappresentano tre sfaccettature della mascolinità, parola che pare avere solo declinazioni negative, quando non è per forza così. Il «Morning» con cui si ripresenta nella cittadina è fantastico, tra i cento momenti belli, mettici quando lui sta per lasciare la città (come in un western) ma cambia idea quando vede i DVD tutto ad un euro ricordandosi di Danny. Altri registi lo avrebbero reso una scena madre, Wright anche, solo che lo fa senza sbatterla in faccia allo spettatore. Cheers!

      Elimina
  6. L'ho visto un paio di settimane fa, anche se mi sono ritrovato alla parte migliore, il finale ovviamente, e niente mi sono nuovamente divertito un sacco ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero che è sempre una bombetta? Sul serio non mi stancherò mai di vederlo questo film. Cheers!

      Elimina
  7. Io ho apprezzato le varie interpretazioni di attori importanti del Cinema britannico:da Paddy Considine a Olivia Colman fino agli abituè Rafe Spall; BillNighy e Martin Freeman. Insomma una vera enciclopedia del british movie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ad ogni nuovo capitoli la "factory" diventa più grande, la Coleman vista ovunque bravissima, per me sarà sempre una dei poliziotti di Sandford ;-) Cheers

      Elimina
  8. Visto all'epoca dell'uscita, con i sottotitoli, sarà che mi aspettavo davvero Shaun 2 ma mi lasciò del tutto indifferente. Dopo cotanta recensione non posso fare altro che rivedermelo e dargli un'altra chance :-P
    Tornerò (capito la citazione?) a commentare :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahah capita al volo e molto appropriata, non é Shaun 2, ma penso che sia anche meglio così, almeno ha una sua identità. Cheers!

      Elimina
  9. Della trilogia del Cornetto questo è quello che mi manca, ancora non ho avuto modo di vederlo..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cosa aspetti? Sono sicuro che ti piacerà un casino ;-) Cheers

      Elimina

  10. spoiler spoiler

    io lo vidi al cinema e mi ricordo che c'erano delle scene belle violente e che uno dei cattivi era james bond


    non l'ho mai più rivisto per il motivo che comunque non è facile da reperire-

    se non sapessi tutto del film kingsman direi che l'ha diretto edgar wright-

    rdm



    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordi bene, era ironicamente splatter a tratti ;-) Matthew Vaughn è uno che secondo me in camera ha il poster di Wright. Cheers!

      Elimina
  11. Un altro dei miei tre Cornetti preferiti (e alla mia prima visione nemmeno avevo riconosciuto subito Cate Blanchett e Peter Jackson come comparse di lusso, distratto che ero) con una parata di star britanniche da Oscar, capitanata dagli impagabili Pegg e Frost! Dall'inizio alla fine non c'è niente fuori posto in Hot Fuzz, che tra le sue innumerevoli perle poliziesche/umoristiche/action unite a mai gratuiti tocchi splatter si prende pure la briga di riprendere la tradizione bondiana del villain (qui il compianto Edward Woodward) "sopravvissuto" solo per scontrarsi con il protagonista poco prima del finale... ;-)
    P.S. E cosa dire poi di quell'attacco a Jim Broadbent da parte del cigno, neanche fosse stato un Raptor che scattava verso la preda? ;-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ogni volta che vedo la scena del cigno penso: «Sembra un Raptor» (storia vera).
      Bravo ottimo punto, pensa che io avrei scommesso una pinta, sul fatto che il terzo capitolo della trilogia del Cornetto, sarebbe stato una roba alla 007, ben felice di essermi sbagliato, ci siamo dovuti accontentare di zio Pierce Brosnan ;-) Cheers

      Elimina
  12. Amato fin dalla prima visione, vuoi per la sceneggiatura che per gli interpreti sul campo.

    Probabilmente il mio film preferito di Edgar che sa esser tributo ma anche originale più livelli (cosa che non viene meno in tutti i suoi altri lavori).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per me Edgar dovrebbe tenere dei corsi, su come fare le citazioni. Oggi che il cinema vive di post modernismo spinto, lui è uno dei pochissimi che ha capito che i maestri e i modelli, vanno assimilati per essere reinterpretati, non citati e basta. Cheers!

      Elimina
  13. Scusa per l'off topic, ma volevo chiederti se è previsto un articolo su Tango & Cash,essendo uno dei miei buddy movie preferiti. Visto un pezzettino ieri sera con il figlio, lo so lo sto preparando bene!!, oltre a farmi sempre venire una lacrimuccia a sentire la voce di Ferruccio Amendola su Sly, pur consapevole che si tratti di un film che ha avuto diversi problemi produttivi e registici, lo trovo sempre divertente come pochi. Un pò anche come Harley Davinson & Marlboro Man... Buona giornata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho almeno tre titoli che voglio fare per forza entro la fine del 2019, “Tango & Cash” è uno di quelli (storia vera). Pensavo di essere il solo ad aver visto più di una volta “Harley Davinson & Marlboro Man” ma ho i lettori migliori del mondo, ogni giorno ricevo conferme in tal senso. Cheers!

      Elimina
  14. Hai mai sparato da una macchina in corsa mentre guidavi?
    Hai mai sparato saltando con due pistole?
    Hai mai fatto 'Ahhhhg' mentre sparavi in aria?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No.
      No.
      No.

      Ah scusa, rifacciamola. Però questa volte le battute di Danny le dico io ;-) Cheers

      Elimina
  15. A rendere epico il film basta già la scena iniziale del pub, quando Angel, appena arrivato alla sua destinazione, chiede a tutti i ragazzi la carta di identità :D.

    "Quando compi gli anni?"
    "Il 22 febbraio"
    "Di quale anno?"
    "Di tutti gli anni"

    "Quando compi gli anni?"
    "L'8 maggio 1969"
    "Hai 37 anni?"
    "Fuori di qui"

    "Quando compi gli anni?"
    "eeeeeeeeeehhhhheeeehh"

    Per me i 120 minuti del film sono tutti giustificati. Anche perché la storia "giallo", che sembra scivolare facilmente su binari abbastanza conosciuti, poi viene stravolta. Un colpo di scena clamoroso e geniale.
    La scena del ritorno di Angel è qualcosa di epico.
    Il finale poi? Mamma mia quanto mi gasa con il sottofondo di "Caught by the Fuzz"!
    Raro esempio di film in cui tutti i dettagli si incastrano alla perfezione, ivi comprese le pennellate splatter.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Geniale, ha tante di queste idee questo film, da porne spontaneamente donare ai film meno fortunati (e poveri di spirito). Tra tutti i capitolo della trilogia del Cornetto, questo è quello che maneggia più generi: Buddy Cop movie, ovviamente commedia, elementi splatter, giallo, una punta di fantascienza nell’ambientazione (che ricorda “Il prigioniero”) e ci metterei anche il western. Non è roba per tutti ;-) Cheers

      Elimina
  16. Piccola riflessione leggermente polemica a margine: perché, invece di replicare 200 volte Pretty Woman, che tra un pò lo conoscono pure i sassi, non programmano questi film sulle reti pubbliche/private? Sarebbero veramente di formazione, altro che Rai Storia, che è interessante, per carità, però...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sono contro per la replica in eterno di certi titoli storici, ok “Pretty Woman” non è il mio tipo di film ma è comunque un classico, sono pro-Una poltrona per due a Natale e “Pane amore e fantasia” d’estate. Però ci metterei anche i Walter Hill, Tony Scott e John Carpenter, il problema che costa meno replicare qualcosa che fa sicuri ascolti (Pretty Woman / Una poltrona per due), oppure qualcosa che costa poco (i vari filmacci si serie Z che riempiono i palinsesti perché costano niente, gli Steven Seagal), già un film così per un canale magari costa acquistarlo, e potrebbe non essere un rientro sicuro. Siamo sempre lì, soldi. Cheers

      Elimina
  17. Ehhhh, ma ci sono i classici e i Classidy, dovrebbero però trasmettere questi ultimi più sovente!! Effettivamente anche i Carpenter li trasmettono troppo poco. Su una poltrona per due mi trovi completamente d'accordo, anche perché mi ricorda i vecchi tempi, quando c'erano ancora i nonni, poi per Jaime Lee Curtis, sempre trovata molto gnocca!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Devo dire che Italia 1 è abbastanza allienata con la Bara Volante, se volessero una consulenza su qualche titolo, io sono qui ;-) Cheers

      Elimina