mercoledì 18 settembre 2019

IT - Capitolo due (2019): Ma come diavolo ci difendiamo? A parolacce?

Come sapete stavo aspettando Andrés Muschietti al varco, lui ha cercato di depistarmi iniziando a firmarsi Andy, ma il risultato non cambia: la seconda parte di IT è un passo delle Termopili dalla quale non si passa, non ci è riuscito Tommy Lee Wallace uno a cui il mondo dovrebbe qualche scusa.

Badate bene: non sono uno di quegli odiatori compulsivi che gongolano nel potersi lamentare in rete dei film, ci speravo davvero che Muschietti potesse fare un ottimo lavoro, ma “It: Chapter Two” è un film che a tratti mi è piaciuto (anche molto!), ma si porta dentro una serie di difetti che si notato tutti e anche parecchio.

Fatemi fare come nella storia, iniziamo subito a parlare del film prima di fare un balzo indietro nel tempo. La malvagità della città di Derry è tutta delegata alla primissima scena del film, un crimine d’odio contro una coppia omosessuale, uno dei due è interpretato da Xavier Dolan a mani basse uno dei migliori attori del film, oltre che uno dei tanti camei illustri della pellicola.

Cambio scena, incontriamo subito Bill Denbrough che nella sua versione adulta è interpretato da un James McAvoy più quieto del solito (o delle sue ultime apparizioni, fate voi), è un famoso scrittore che bazzica il cinema, sua moglie Audra (Jess Weixler) fa l’attrice e da personaggio chiave del romanzo, qui è ridotta a una comparsata di pochi secondi, subito oscurata dal regista del film tratto dal romanzo di Bill, Peter Bogdanovich che dà il via ad un tormentone: «Belli i tuoi libri, ma non sai scrivere i finali, quindi dobbiamo cambiarlo per il film». Considerando che più avanti nel corso della trama, il “finto” scrittore Bill incontrerà un vero scrittore (Stephen King, qui nei panni del gestore di un negozio di roba usata) ed insieme parleranno di finali che fanno schifo, viene quasi da pensare che Andy Muschietti e il suo sceneggiatore Gary Dauberman abbiano voluto mettere le mani avanti, una dichiarazione d’intenti se non proprio di resa nei confronti del pubblico.

“Finali? Chi io? Io faccio l’attore ormai non chiedete a me”
Chiunque abbia letto il romanzo di zio Stephen King, sa che la seconda parte del libro è decisamente la più complicata, un racconto di quarantenni in crisi che sono invecchiati sì, ma non hanno mai superato i traumi dell’infanzia, persone che hanno ancora paura del clown che li terrorizzò da bambini, ma ora hanno paure molto più adulte e complesse, roba da far (quasi) rimpiangere mummie e lebbrosi dei tempi andati. La seconda parte di IT è una roba alla Lawrence Kasdan dove ogni tanto spunta un clown assassino e con un finale decisamente psichedelico che ambisce, se non proprio al vecchio H.P. Lovecraft, diciamo almeno Stuart Gordon, via. Insomma: roba tosta che con una buona pianificazione al cinema ci potrebbe arrivare quasi inalterata, un piano che a questo adattamento in due parti è mancato.

Il primo capitolo ha deciso di giocarsela facile, puntando tutto suoi protagonisti da bambini, è stata anche una scelta obbligata per via del cambio in corsa di regista, ma era chiaro fin dall’ultima scena del capitolo precedente che l’adattamento PERFETTO del romanzo che tanti “Fedeli Lettori” sognano, non sarebbe arrivato neanche questa volta. Poco male, penso che un’opera funzioni al meglio nel formato in cui è stata pensata, quindi ad un adattamento fotocopia preferisco sempre un’interpretazione originale e qui Andy Muschietti aveva sulla racchetta una palla che poteva valere “game, set and Match”, passatemi il paragone sportivo. Da qui in poi, vi avviso, ci sarà qualche SPOILER!


“Brindiamo ad un’altra generazione di spettatori che non vorrà mai più mangiare al ristorante cinese!”
Purtroppo, qualcosa non ha funzionato. Mancanza di esperienza da parte del nostro Andy? Troppo amore per il materiale originale? Probabilmente entrambe le cose, sta di fatto che i primi quaranta minuti di “IT - Capitolo due” sono impeccabili e l’ennesima conferma che Stephen King si meriterebbe il Nobel per la letteratura. Ma arrivati alla fine dei 169 minuti di durata del film (che a tratti si avvertono anche troppo) il risultato è quello di rischiare di scontentare un po’ tutti: i Kinghiani oltranzisti che odieranno le differenze, quelli che hanno amato la prima parte (decisamente più riuscita di questo capitolo due), ma anche chi è cresciuto con la miniserie degli anni ’90, di cui questo film troppo spesso ricalca le orme senza, però, aggiungere nulla di nuovo.

La caratterizzazione dei Perdenti da adulti è quella che solo un grande scrittore potrebbe sfornare, Bill è ancora afflitto dai sensi di colpa da fratello maggiore e non è un caso che una delle scene migliori del film (quella nel labirinto di specchi del Luna Park) veda un altro bambino così simile a Georgie come protagonista.

Il pallone gonfiato (quello a sinistra!) vale come citazione al vecchio Timoteo Speziaindiana.
Beverly Marsh figlia di un padre maltrattante, si è sposata un uomo identico che clamorosamente scompare dopo la scena iniziale diventando una sottotrama dimenticata (ma perché!?) e per un film che non riesce a rinunciare alla primo capitolo per andare oltre, il confronto tra le due “Bev” vede indubbiamente sconfitta quella interpretata da Jessica Chastain talmente azzeccata fisicamente alla controparte cartacea, da dimenticarsi di essere un po’ il cuore dei Perdenti. Peccato.

Ben “Covone” Hanscom, quello del gruppo per cui ho sempre avuto un occhio di riguardo (se la cosa può interessarvi) qui si gioca tutto subito e poi finisce a fare tappezzeria, capisco che Jay Ryan sia stato preso per far esclamare alle signore in sala «Minchia che figo!», ma ridurre il personaggio ad un modello di GQ è un po’ poco.

Passare da "Covone" a "figone" ci vuole un attimo (ma tanti addominali)
Il Mike di Isaiah Mustafa non ha nessun difetto, è quello che resta a guardia del fortino, i problemi con il suo personaggio arrivano più avanti, da lettore posso apprezzare di aver visto sul grande schermo un adattamento pregevole del rituale di Chud, ma le non meglio precisate origini di Pennywise fanno pensare più ad Incontri Ravvicinati che ad una storia horror, ma visto l’interesse generale (di Muschietti e Bill Skarsgård in particolare) di sfornare un terzo film sul Clown danzante, magari è solo un problema rimandato. Ben più attuale, invece, il piano geniale di Mike: «Non sono sicuro che un antico rituale indiano possa funzionare, intanto faccio tornare tutti i miei amici, li metto in pericolo e chissà che magari tutti insieme possa andare meglio», intonando un bel «Io speriamo che me la cavo», categoria: grande stratega!

"Ma stiamo girando una roba tratta da King o da Marcello D'Orta?"
Stanley ha il ruolo più ingrato nella seconda parte del film, Andy Bean è azzeccato per il ruolo e la famigerata scena della vasca da bagno, qui risulta molto più simile al romanzo, ma meno drammatica della versione della miniserie (Tommy Lee uno, Andy zero) e non fatemi nemmeno iniziare a parlare di quella odiosa letterina messa in coda al film, una roba degna della morale finale degli episodi di He-Man che conclude il tutto con un barattolone di miele di cui avrei fatto volentieri a meno.

Su sette perdenti, di fatto, ne restano solo due che funzionano più che altro perché sono protagonisti di simpatici battibecchi e affidati ad attori davvero azzeccati: Eddie era un bambino ipocondriaco con una madre apprensiva, è cresciuto per diventare un James Ransone ancora più complessato con una moglie pressante (colpo di genio? Farle interpretare alla stessa attrice Molly Atkinson: Sigmund Freud analyse this!), mentre quello che vince di prepotenza la sfida tra attori resta il Richie Tozier di Bill Hader, con lo stomaco sempre rivoltato e le “Frasi maschie” pronte ad avvenire, uno che imita Jabba the Hutt e John McClane, fingendo spesso la sicurezza che non ha. In un film che inizia con un crimine d’odio in una città due righe omofobica, il suo “piccolo sporco segreto” è un’invenzione del film che dà spessore all’adulto complessato del film, ma soprattutto rende ufficialmente MikiMoz un profeta, andate a rileggervi i commenti a questo post per conferma.

Richie senza parole, dopo l'anticipazione di MikiMoz Moz il Profeta.
Ma superati i primi quaranta impeccabili minuti di film, “IT – Capitolo 2” pecca di troppo amore, non può esserci un vero film tratto dal romanzo di zio Stevie senza i parallelismi tra infanzia e maturità dei personaggi che dal primo film erano stati zappati completamente via. Qui sono anche ben fatti, ma denotano l’impossibilità di questo secondo capitolo ad emanciparsi dai piccoli protagonisti che hanno conquistato il pubblico nel 2017. Andy Muschietti si barrica in un secondo atto che ammazza il ritmo e mette a durissima prova l’attenzione del pubblico, perpetuando lo stesso schema ripetitivo per ognuno dei Perdenti, con il clown Pennywise centellinato (proprio come accade nel romanzo), ma con il risultato di annoiare e lasciare il pubblico che non ha mai letto il libro con la voglia di vedere più scene come quella riuscitissima del clown alle prese con la bimba con la voglia in faccia.

“Vorrei spaventarvi di più, ma ormai siete grandi per avere paura dei clown”
Eddie contro il lebbroso, Ben e i suoi turbamenti amorosi per Bev (con tanto di citazione «baciami ciccione!» conferma che Muschietti ha continuato a seguire la strada già battuta da Tommy Lee Wallace) e la stessa Bev che deve vedersela con l’inquietante sig.ra Kersh in una scena che era stata malamente anticipata dalla campagna promozionale del film, un po’ come spararsi da soli in un piede.

No, non si è bloccata la proiezione del film, è proprio così la scena.
Tutta questa porzione di film non solo è ripetitiva fino allo stremo, ma ci impedisce di affezionarci all’incarnazione adulta dei personaggi che si vedono spesso superati in termini di minutaggio dalle controparti infantili che ancora tengono banco e, se proprio devo dirla tutta, i famigerati “Salti paura” (meglio noti come “Jump Scare”) in cui Muschietti eccelle, li ho trovati molto meno riusciti, non solo perché il suo modo di farli attendere al pubblico sembra troppo spesso un esercizio di stile, ma soprattutto perché gli effetti speciali in grafica computerizzata mostrano il fianco, in certi momenti mi sembrava di stare guardando un episodio del cartone animato “The real Ghostbusters” che quando voleva sapeva essere più pauroso di questo film, anche se, forse, era un mio ricordo d’infanzia.

"Ti sei ricordato di cambiare l'acqua nella ciotola di Pennywise?"
Come faccio a restare in tensione, quando la premessa di questa lunga serie di “spaventelli” inizia con: "Finché siamo stati insieme, Pennywise non ha potuto sconfiggerci… Separiamoci!". Ma siete scemi? Lo sapete che negli horror non bisogna separarsi e per giungere alla conclusione che già sapevano, va via un’ora buona di pellicola. No, non ci siamo proprio.

Quando arriva il famigerato momento di concludere, “IT - Capitolo 2” non aggiunge molto alla versione già portata in tv da Wallace, Pennywise diventa ancora una volta un grosso ragno per motivi non ben specificati e Muschietti cala la maschera e fa la cosa che gli riesce meglio: la butta in caciara.

Una volta dentro, vale tutto, anche inserire una scena (molto ben fatta, devo dirlo) in cui si omaggia spudoratamente il mio film preferito, il Jack Torrance di “Shining” (1980) e se devo dirla tutta la scenetta del Volpino innocuo, mi ha un po’ ricordato Ray che evoca l’uomo di Marshmallow. Per un film che inizia facendo battute quasi metacinematografiche su brutti finali modificati, ho trovato abbastanza significativo il fatto che nell’ultima inquadratura finale, Muschietti anziché concentrarsi sui suoi protagonisti che se ne vanno verso l’orizzonte, non riesca proprio a resistere dalla tentazione di allargare l’inquadratura, per mostrarci l’insegna di un cinema che trasmette "A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child" (1989).

“Mai una volta che scendiamo qui sotto per cercare la tartarughe Ninja, mai! Sempre quel cacchio di Clown!”
A tratti “IT - Capitolo 2” sembra quasi un remake non autorizzato di uno dei seguiti di “Nightmare” piuttosto che qualcosa tratto dal libro di King, se non fosse che, per lo meno, la pellicola riesce a dare un minimo di rilevanza sulla questione chiave della storia: degli adulti che per poter finalmente crescere, devono dolorosamente fare i conti con il loro traumatico passato.

Ecco perché Richie deve perdere Eddie per trovare se stesso, Beverly e Ben devono quasi affogare (letteralmente) nelle loro paure per poterle superare e in questo senso l’assenza di Audra dal film penalizza il personaggio di Bill.

Tutto da buttare? Per me no, personalmente non ci ho creduto nemmeno un secondo alla storia che questo nuovo IT sarebbe stato l’adattamento perfetto del libro, anche se il “Capitolo 2” è rimasto attaccato al materiale originale come i protagonisti alla loro infanzia. La parte che ho apprezzato di più è proprio lo scontro finale, così diverso dal libro.

Non voglio fare il Freud del Piemonte perché non ne ho la qualifica, ma per superare un trauma bisogna prima di tutto guardarlo in faccia, capire che non fa così paura come nei nostri ricordi e poi provare a minimizzarlo per poter arrivare a superarlo per sempre. La prima reazione davanti allo scontro finale è spiazzante, da spettatore ti trovi a pensare: "Davvero lo sconfiggono con una gara di parolacce?". Cioè, ma è la profezia del soldato Frost di Aliens – Scontro finale, come diavolo ci difendiamo? A parolacce? Sì, esatto, proprio così.

Aliens Pennywise – Scontro di parolacce finale.
A mente fredda, invece, realizzi che un mostro che basa la sua forza sulla paura, può essere sconfitto solo così: guardandolo in faccia e riconoscendolo per quello che è "un clown di merda", per dirla alla Richie. Che sia un bullo che cerca di spaventarti facendo la voce grossa, oppure un politico che aizza l’odio della folla per una manciata di voti, Pennywise è l’incarnazione di un male attualissimo che andrebbe sconfitto ridendogli in faccia, a testa alta e a muso duro, viene da mordersi le nocche che un finale così potente e al passo con i tempi e che, soprattutto, parla di coraggio, sia andato diluito in un film che ha avuto troppa paura di affrancarsi dal materiale originale.

La sensazione a fine visione è quella di un’occasione mancata bella grossa, di un film che, purtroppo, non aggiunge molto alla miniserie di Tommy Lee Wallace, se non forse un clown che farà vendere parecchi Funko. Ma, forse, era proprio la direttiva in quest’epoca in cui il post modernismo al cinema domina, dare una mano di bianco e qualche effetto speciale alla miniserie degli anni ’90 e vai così che vai bene, peccato, però, Andy, quanto ti ricapita un’occasione così, tra ventisette anni, magari?

48 commenti:

  1. Ho letto il romanzo nel 1989, quando avevo 14 anni e mi ha segnato parecchio, soprattutto per la parte che riguarda le paure giovanili da affrontare. Era un periodo in cui ero vittima dei bulli e spesso mi sentivo impotente e solo. Quindi l'identificazione con i Perdenti era forte, le emozioni che erano scritte sulla carta le provavo anche io dal vivo e il finale in cui riescono alla fine a superare le paure e sconfiggere il male è stato edificante anche per le mie vicende personali, mi ha dato il coraggio e la forza di affrontare i bulli e anche di non soccombere loro, soprattutto da un punto di vista psicologico. È stato un vero e proprio romanzo di formazione, più di quanto fosse horror, e l'ho sempre considerato uno dei capolavori di King. Da questo punto di vista la serie TV non mi ha mai convinto appieno. Per quanto ben realizzata per i tempi, mi sembrava che puntasse più all'aspetto spettacolare e horror. La psicologia era affrontata ma aveva una componente minore, a mio avviso. Il primo capitolo di Muschietti, invece, mi sembrava avesse voluto distinguersi proprio per il peso dato a questo aspetto. In particolare i sensi di colpa di Billy per il fratello George mi hanno fatto venire i brividi più di Pennywise. Speravo tanto quindi nel secondo capitolo ma devo ammettere che trasporre tutte le chiavi di lettura di un'opera così complessa è davvero difficile. Ne riparliamo, devo lavorare!! 😜

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Avevo più o meno la stessa età quando l’ho letto, per me resta un capolavoro da premio Nobel della letteratura (non scherzo) siamo quasi in zona “grande romanzo Americano” che per gli americani è una specie di Chimera da inseguire. Ha il romanzo di formazione e momenti che fanno paura per davvero, è talmente perfetto che ha una scena che non sopporto che lo rende ancora di più un capolavoro. Muschietti con la prima parte mi ha stupito, cambiando il finale prometteva un adattamento diverso (che poi è quello che preferisco vedere, se voglio la storia identica al libro, mi rileggo il libro) era l’occasione della vita questa “Capitolo 2”, niente ha dentro delle robe che ho apprezzato (molto!) però è come guardare il tiro della vittoria che rimbalza due volte sul ferro e poi esce. Basta devo lavorare anche io! ;-) Cheers

      Elimina
  2. Insomma...anche questa volta cede soprattutto qui, con i nostri eroi alle prese con l'eta' adulta.
    Che sa essere un mostro ben peggiore di un clown a cui piacciono i bambini.
    VIVI E CRUDI, possibilmente.
    Pero' almeno si lascia b
    vedere, tra un difetto e l'altro.
    Tutto il contrario del vecchio sceneggiato.
    Tanto era bella la prima parte, quanto inguardabile la seconda.
    Ti giuro che non sembrava neanche lo stesso film!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema è che anche qui la disparità tra capitolo uno e capitolo due si avverte tutta. Muschietti pecca di troppo amore per il romanzo, non posso criticarlo per questo, nemmeno per il finale in stile Soldato Frost, però minchia aveva il film della vita per le mani è ha fatto un remake non autorizzato di “Nightmare”, che può andarmi benissimo, ma non era proprio quello che avrebbe dovuto fare ecco. Cheers!

      Elimina
  3. Agli infrarossi forse non si ved....


    Ah no, ho sbagliato film!!! Eh pure tu Cassidy, con un titolo così....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non cito mai il mio Alien(s) preferito a caso, se ti capiterò di vedere il film capirai che il sodato Frost aveva ragione su tutta la linea ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Per ora di questo remake ne ho vista solo la prima parte, siccome non mi ha fatto impazzire non ho voglia di spenderci al cinema per vedere questa seconda.
      Credo che vedrò tutto il polpettone quando sarà il momento in home video.
      E solo allora dal mio divano potrò dire: «Sei sempre estato un estronzo Gorm....ehm....Pennywise!!»

      Elimina
    3. Se già non ti è piaciuta la prima parte, passa direttamente alla visione casalinga: Decolliamo e divanizziamo. Cheers!

      Elimina
    4. Ero quasi al congedo, mi mancavano quattro settimane...ora creperò su questo divano! Non è mica giusto!

      Elimina
    5. Prontissimi all'impegno, yeah! ;-) Cheers

      Elimina
    6. Magari possiamo anche fare un falò e cantare qualche canzone!

      Elimina
    7. Vuoi che ti vada a prendere le pantofole? ;-) Cheers

      Elimina
    8. Sai, io mi aspettavo di più da te. Ti credevo assai più intelligente.

      Elimina
    9. E tu, testolina di lisca, te ne resti qui. Cheers!

      Elimina
  4. "La butta in caciara" potrebbe essere la tagline del capitolo 2. I jump scare non funzionano perché ripete sempre la stessa formula: attenzione adesso ci spaventiamo - no invece, non succede niente - e poi buh! Ripeti lo schema una, due, tredici volte, e non cavi fuori un momento spaventoso che sia uno.
    L'assenza di Audra, ma anche l'uso pessimo di Bowers, si fanno sentire (e qui Tommy Lee aveva segnato un punto).
    Se escludiamo Bill, non vediamo mai le paure adulte degli altri membri, nessuno è davvero soffocato dal passato e dai traumi, e Mike e Ben sono quelli che ne escono peggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. “IT - La butta in caciara” io lo avrei proprio intitolato così, così il terzo potranno chiamarlo “IT - Alle grandi manovre”. L’attesa dei Jump Scare non è essa stessa il Jump Scare, ripetuto così per tutti i Perdenti, rende il pubblico “Pronto al salto” (…tornano i Colonial Marines che aleggiano sul post). Poi li ho trovati tutti molto più piatti, la donna in stile Modigliani del primo capitolo era un “Salto paura” ma fatto alla grande, qui veramente piatti piatti piatti.

      L’assenza di Audra è sanguinosa, e Bowers sembra l’applicazione del principio della “pistola di Cechov” però spara a salve. Non ci si affeziona a questi Perdenti adulti come il primo capitolo era riuscito a fare con i Perdenti bambini, Ben e Mike assenti non giustificati. Cheers!

      Elimina
  5. Niente, in tutto questo tempo non sono riuscito a trovare la voglia di vedermi la prima parte, quindi a questo punto è inutile fingere: non vedrò neanche la seconda! Mi tengo caro il ricordo di quando da ragazzo mi gustai la miniserie di Wallace e continuo ad ignorare i clown assassini :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prima parte ha una durata azzeccata, essenziale rispetto a questo secondo capitolo un po’ troppo bolso. Il problema è che sembrano proprio due film diversi, invece che primo e secondo tempo dello stesso. Wallace qualche scusa se la meriterebbe, in troppi gli hanno sputato addosso malgrado gli (evidenti) difetti. Cheers!

      Elimina
    2. Lucius, tu continua con i filari di grano che vivi più felice.

      Elimina
    3. Alla fine sempre di figliocci (del grano) di Stephen King si tratta ;-) Cheers

      Elimina
  6. Molte parti le ho sentite scricchiolare anch'io e la divisione dei Losers in tanti sottocapitoli pure.
    Ma i ricordi, i flashback e la nostalgia mi han fregato ancora una volta, e ho voluto bene a tutti, ritrovandomi in lacrime e sempre più spaventosamente affascinata da Skargaard con l'accento tondo sulla A, e dalla sua voce.

    Il migliore amico che il libro se l'è letto più volte ne è rimasto un po' indignato, ma mi ha convinto a tentare l'impresa prima o poi. Direi che me lo devo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quella parte "a parolacce" in cui fanno i bulli con il bullo a freddo, mi è piaciuta tantissimo, Skargaard invece per assurdo, uno qui ne vorrebbe vedere di più da quanto è bravo, paradossale visto che si tratta della fonte della paura.

      L'ho letto due volte in due momenti diversi e vorrei farlo ancora, perché è una di quelle storia che vanno affrontate in varie fasi della vita, direi che si, te lo devi proprio perché è a costo di passare per una frase fatta, il libro è meglio, ma molto. Coinvolge di più, spaventa di più, merita l'impresa. Cheers!

      Elimina
  7. Nel complesso mi é piaciuto, anche se come te ho trovato la parte centrale un bel po' slegata e ripetitiva. Un passo indietro rispetto al "primo tempo".

    Ma di difendere l'It vecchio, che ho visto per la prima volta Venerdì scorso su Italia 2, proprio non me lo sognerei nemmeno...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A tratti non sembra il secondo tempo dell’altro, sembrano proprio due film diversi. Il discorso sulla miniserie sarebbe lungo, non è l’adattamento perfetto del libro che i “fedeli lettori” sognano, ma se tutti sono corsi a vedere il primo capitolo, non è solo perché in tanti hanno letto il libro, il mito generato dalla miniserie di Tommy Lee Wallace non va sottovalutato (con tutti i suoi enormi difetti) soltanto perché non fedele al libro. Cheers!

      Elimina
    2. Mi sento chiamato in causa anch'io sulla miniserie: è un fatto puramente generazionale, e non parlo solo per me ma per un'intera schiera di nati negli anni '80 o '90 che l'hanno visto in tv da bambini. Credo che sia il più grande caso di vero "horror per bambini", il Pennywise di Tim Curry faceva una paura fottuta ogni volta che appariva sullo schermo, specie perché nella prima parte la storia vista dal punto di vista dei perdenti aiutava l'immedesimazione. Inoltre, "quei" perdenti erano assai più bambini nell'aspetto e nelle paure, e apparivano tutti molto più vulnerabili.

      Elimina
    3. Grazie Bro per la testimonianza, alla fine se il primo IT di Muschietti ha fatto tanti soldi, non è solo per i fedeli lettori, numeri alla mano chi va visto (ed è rimasto traumatizzato) da quella prima serata di Canale 5 era davvero tanta gente ;-) Cheers

      Elimina
    4. Ci tengo a precisare che non sono un fedele lettore, ho smesso di leggere King dopo il suo terzo libro abbandonato a metá... non ci sono nemmeno mai arrivato ai suoi famigerati finali orribili

      Elimina
    5. Che poi non tutti i suoi finali sono brutti, i suoi Bachman (quelli veri, quelli puri non quelli imbastarditi dallo stile di King) sono finali perfetti e micidiali. “Pet Sematary” ha un finale perfetto, e l’elenco sarebbe abbastanza lungo, solo che alcuni davvero vengono sporcati dal vasetto di miele che per un ottimista congenito come zio Stevie non può mai mancare. Cheers!

      Elimina
  8. Questo è l'anno delle sorprese, tanti "2" che si rivelano molto meglio dei precedenti (Ant-Man, ce l'ho con te). Devo dire, 3 ore e non sentirle, considerato che il primo mi aveva annoiato a morte, questo a suo modo è una rivincita sul primo. Eppure il primo alla critica era piaciuto tanto mentre il secondo noto che sta ricevendo tante critiche, sarò io fatto al contrario. Mi fa un po' ridere che sul finale i bullizzati, per sconfiggere il mostro, devono diventare bulli. È una lezione all'americana? Forse era esattamente così anche nel libro ma mi ha fatto un po' sghignazzare. Nella miniserie anni '90 trovavano coraggio in sé stessi, credendo che l'argento potesse realmente ucciderlo e quel trovare fiducia in sé stessi lo rendeva reale, che dopo tutto è un bel messaggio, non è che lo prendevano a maleparole, sei una merda! Fai schifo! MERDACCIA!... davvero la profezia di Frost!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per assurdo mi ha fatto pensare che quel famigerato (e minacciato) terzo capitolo sulle origini di Pennywise, potrebbe essere una bomba. Muschietti non avrebbe nessuno “fedele lettore” da accontentare, Bill Skarsgård potrebbe mangiarsi tutte le scene (capito? Mangiars… Ok la smetto), sarebbe la caciara che a Muschietti viene bene, perché poi è bravo come regista, nulla da dire.

      Anche secondo me nella miniserie era più chiaro che trovassero la forza dentro di loro e nel gruppo, qui ho apprezzato l’idea di ridurre l’origine del tuo trauma e di ridicolizzarlo, a freddo è qualcosa che ho apprezzato molto. A caldo si rischia il «Segna, coglionazzo!» Fantozziano ;-) Cheers

      Elimina
  9. Hai detto tutto - e bene, come sempre. Il problema più grosso è che non è nemmeno troppo brutto, si dimentica pure in fretta.
    E la scena più riuevita che citi, se tolta, non mina il ritmo del film...
    Musichietti però sa usare la mdp.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Muschietti è bravo forte, nulla da eccepire, però davvero rischia di diventare dimenticabile in tempo breve, anche più delle miniserie forse. Tra l’altro devo passare dalla tue parti a leggerti, ho una sfilza di recensioni su questo film da recuperare, volevo dire la mia prima di sentire gli altri pareri, anche perché è un film che divide abbastanza. Cheers!

      Elimina
  10. Quoto Evit; anche a me il primo aveva annoiato a morte: zero empatia per i PerdentiPatinati e un bignamino dei jump scare dell'ultimo ventennio davvero pedissequo (clown alla Saw: celo; la Samara versione Modigliani: celo...). In questo almeno la parte comica funziona, che sia frutto degli sceneggiatori e non di King ci può anche stare... Il resto è schematico ed elementare come il primo; nelle tre ore che si è preso il film poteva pure approfondire i personaggi e chiudere le trame tagliate invece di ripetere la stessa cosa ventordici volte (oggetto-personaggio-jump scare; ricordo-personaggio ecc)
    PS Richie rules
    PSS Al netto delle cotonature, la serie anni '90 vince a mani basse: mi ha fatto piangere come una fontana per metà della durata e aveva anche delle scelte visive notevoli (la bacchettina di carta che corre sola soletta nelle fogne, ne vogliamo parlare? )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quel secondo atto così ripetitivo ammazza il film e ci impedisce di affezionarci ai nuovi (vecchi) Perdenti. Emerge solo Ritchie grazie proprio alle tanto criticate battute, che a me sono piaciute perché è quello che farei io nella stessa situazione ;-) Vogliamo parlare dell’uso di Silver in questo film e nella miniserie? Per usarla così qui, tanto vale tagliarla dalla storia, serve solo a far fare un cameo a King. Quindi dico che Muschietti ha peccato di troppo amore, penso anche a cose così.

      Tommy Lee Wallace verrà ricordato come un cretino perché il suo ragnone era una poveracciata, ma il suo film giocava sull’attesa, mostrava poco il clown e ha creato iconografia. Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale per riconoscergli i suoi meriti, e non solo i difetti. Il primo capitolo di Muschietti ha potuto contare su molte concessioni rispetto a tutto il lavoro fatto da Wallace. Poi non era una miniserie perfetta, quello no, diciamo non da esaltare sbandierano la malinconia ma nemmeno da demolire, aveva dei numeri. Cheers!

      Elimina
  11. Non ho ancora visto questo secondo capitolo.
    Da ragazzino vidi la miniserie TV e moooolti anni dopo ho letto il libro: bellissimo come scrittura, ma sceneggiato alla boia di un Giuda.
    Perchè parliamoci chiaro, tante parti del romanzo sono pallose: i primi capitoli con la presentazione dei protagonisti adulti , ad esempio.
    Anzi, diciamo che la parte da adulti è la parte più debole del romanzo , e forse per questo che King l'ha mischiata strategicamente a quella ben più interessante dei Perdenti .
    E ci sono sottotrame inutili, come quella della moglie e del marito di Bev , di Bill che fa l'amore con Bev ( immagino non ci sia nel film ), la Tartaruga ( è ridicola la spiegazione di Ita sulla sua morte ) ; o i personaggi che fanno cose ridicole tipo separarsi sapendo che It è in città e via così.
    Non si capisce perché Muschietti metta roba inutile come l'aggressione ai gay che è narrativamente inutile ( in realtà capisco: pressioni dalle lobby gay che comandano pure ad Hollywood ! ), mah.
    Però dai, non si può dire che il pezzo della sig. Kersh è rovinato dal trailer, cavolo c'era già bel film di Wallace di 30 anni fa, sappiamo tutti che succede.
    Aspetto di vedere un giorno la miniserie tv ( che faranno prima di quanto pensiate ) ultrafedele al libro che mischia passato e presente come nello stesso , e anche IT 3 ( che faranno sicuro) ambientato in un futuro post-atomico .
    Poi It vs Terminator, IT nel Pianeta delle Scimmie, IT vs tartarughe ninja, IT vs Ghostbuster ,It vs Sbirulino.
    Li faranno tutti, e non vedo l'ora di vederli .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'aggressione agli omosessuali era anche nel libro ;-) Il problema delle lunghaggini KInghiane è cosa nota, i suoi "muri di testo" spesso sono difficili da scalare. Se faranno il film sulle origini, mi aspetto anche Jason vs Pennywise, ma più che altro ci credo ad un adattamento più fedele, sono convinto che si possa portare al cinema la saga della Torre Nera, figuriamoci IT ;-) Cheers

      Elimina
    2. Si, lo so che la scena degli omosessuali c'era, ma potevano pure non metterla, dato che narrativamente è inutile. Cmq per me la scena del poster di Nightmare nel finale è un messaggio per dire che IT no è finito, che continuerà ( come la saga di freddy ), magari con uno degli figlioli sopravvissuti ( di che parlava Nightmare 5 ?): ha incassato troppo perché finisca così, la saga dovrà continuare , specie oggi che non si hanno più idee.

      Elimina
    3. La scena forse sarebbe stata da tagliare, non per ragioni di visibilità alle minoranze oppure "buonismo" (quando odio questa espressione) più che altro perché l'idea di mostrare Derry marcia e crudele decade completamente, per via dell piega data al film. Io sono convinto faranno più seguito solo su Pennywise, hanno fatto tre film sulla bambola Annabelle! ;-) Cheers

      Elimina
  12. Anch'io reputo It il grande romanzo americano.
    Ottima recensione, come al solito.
    Mi permetto solo di dire che in questo film ho comunque colto l'emozione di quando leggevo il libro.
    Ormai sono prossimo all'età dei perdenti da adulti, e mi ci sono riconosciuto tanto.
    Nonostante le imperfezioni anche la seconda parte è un film che amo.
    Grazie Cassidy.

    - Andrea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Andrea, confesso che sulla scena di Silver, su un braccio (uno solo) mi è venuta la pelle d'oca, avrei preferito entrambi ma meglio di nulla ;-) Cheers

      Elimina
  13. In ordine di preferenza:
    1) IT - Parte Uno (1990)
    2) IT - Parte Due (2019)
    3) IT - Parte Due (1990)
    4) IT - Parte Uno (2017)


    Non sono molto d'accordo con le opinioni negative su questo secondo capitolo: nel suo essere un goliardico horror d'intrattenimento, sono riuscito ad affezionarmi agli Adulti e alle storie, e trovo che il materiale sia stato gestito mooolto meglio di quel mediocre capitolo uno in cui si salvava solo Beverly e il character design di IT.
    Per il resto, come vedi, trovo che sia la versione 1990 sia questa anni 2000 abbia una parte più riuscita dell'altra ma messe insieme, dai, non sono troppo male ;)

    SalutIT!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Muschietti voleva fare uno dei seguiti di Nitghmare, allora toglie tutto (Derry "malata" di IT, la scena di Silver) e fai solo quello. Diciamo che forse di quattro capitolo, ne facciamo uno quasi decente, quasi ;-) Cheers

      Elimina
    2. Le due versioni (miniserie e film) non sono paragonabili sia per i soldoni della produzione sia per il cast.
      Io ho (ri)visto al cinema il Capitolo 1 e il Capitolo 2 nella maratona notturna, e visti così di fila il 2° perde un sacco per la ripetitività di certi schemi.
      A me la "Derry malata di It" come dice Cassidy è mancata molto.

      Elimina
    3. Derry malata di It era una delle parti migliori del primo capitolo. Vista la piega presa nel secondo, potevano tranquillamente tagliarla via visto che non ha nessuna rillevanza ai fini della trama. Non li ho visti in rapida successione, ma anche con due anni di mezzo tra uno e l'altro, si vede l'abisso ;-) Cheers

      Elimina
  14. Il messaggio finale è lodevole e da rimarcare (in effetti il problema del bullismo è che la vittima viene spesso lasciata da sola, mentre fare gruppo rimpicciolisce davvero il bullo), ma il jump scare messo lì alla cazzo fa venire la voglia di prendere a bastonate il regista.
    Comunque la morte del personaggio omosessuale è davvero brutale, un brivido me lo ha fatto venire.
    La scena del ristorante cinese invece è da sbadigli, molto meglio quella "normale" del vecchio film tv

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Senza ombra di dubbio, un finale bellissimo allungato da un brodino di salti e salterelli poco ispirati. Lo penso anche io la scena del vecchio ristorante era molto meglio, Wallace era meno esplicito suggeriva, per questo faceva anche più paura. Cheers!

      Elimina
  15. Sono andato a vederlo con molta calma, dopo il primo capitolo non avevo poi fretta di vedere questo seguito, ma la curiosità c'era. Ho scritto la recensione e meditato parecchio se rifarla o tenerla e alla fine ho deciso che era quella giusta. Ho letto la tua disamina, ci sto ragionando ancora, in larga parte sono d'accordo, specie quei momenti dopo lo splendido inizio dove il film inciampa in una struttura troppo ripetitiva (ma anche il primo aveva lo stesso problema). Poi ripenso al primo film, poi mi concentro su questo, poi un pensiero va a "La Madre" e devo dire che in effetti Muschietti è sempre Muschietti, un bravo regista che ama molto quello che dirige al punto di non accorgersi dei difetti che si porta ancora appresso dopo 3 film (uno è l'uso della CGI). Ad ogni modo il film non era impresa facile e i cambiamenti li ho comunque accettati e mi sono divertito più che spaventato. Per la paura basta solo allungare la mano e rileggere il romanzo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo tre film Muschietti è sempre lui, con i pregi e gli stessi difetti, potrebbe essere un bene ma ho il sospetto che sia un male, non lo so, lo vedremo con i prossimi film. Di mio posso dirti che dopo un paio di settimana dalla sua uscita, ho già quasi dimenticato buona parte del film, come allontanarsi da Derry. Cheers!

      Elimina