sabato 7 settembre 2019

Daredevil - Rinascita di Frank Miller (1986): Un uomo senza speranza è un uomo senza paura

Il 1986 è stato l’anno zero per i super eroi americani, nel giro di dodici mesi Alan Moore ha scritto la storia definitiva di Superman, ma anche un manifesto per l’intero genere come Watchmen. Ma di certo Frank Miller non è rimasto con le mani in mano, a pochi mesi da Il ritorno del Cavaliere Oscuro, l’autore del Maryland ha firmato un’altra pietra miliare, “Daredevil - Born again” meglio noto come “Devil - Rinascita”, almeno per i vecchi lettori del “cornetto”, che come me a volte ancora lo chiamano con il suo vecchio nome.

Miller aveva già contribuito a rilanciare il personaggio di Daredevil, reinventandolo quasi completamente in chiave noir, e applicando al personaggio abbondanti dosi di “The Spirit” di Will Eisner (sempre sia lodato!), ma l’editor di lunga data della serie Ralph Macchio (no, non quello di Karate Kid) propose al vecchio Frank di tornare a scrivere il personaggio ancora una volta, ok, ma solo se i disegni verranno affidati a David Mazzucchelli, con cui Miller avrebbe collaborato per un’altra storia fondamentale di Batman.

Se Mazzucchelli per “Rinascita” abbandona per sempre il tratto ispirato alle matite del “Decano” Gene Colan per trovare una forma di disegno più personale, Miller è fresco fresco dell’ucronia di “The Dark Knight Returns” e decide che l’unico personaggio dichiaratamente Cattolico (infatti va in giro vestito da diavolo) della Marvel, deve attraversare la sua personale versione della Passione di Cristo.

Sono gli anni ’80 della Reaganomics, dei broker d’assalto come Gordon Gekko nel film di Oliver Stone, la New York reale, dove agisce l’immaginario Daredevil è un posto dove le strade sono piene di persone che hanno perso tutto, entri avendo mezzo milione in germogli di soia e un attimo dopo i tuoi figli non hanno più neanche le scarpe, per dirla alla Louis. Quegli invisibili lo sono per tutti, per la società, per la loro famiglia e spesso per gli amici, una caduta all’inferno in una società occidentale, può essere solo questo, passare dalla borghesia al non raggiungere nemmeno la soglia minima di sostentamento.

La definitiva perdita dell’innocenza del fumetto americano, dopo lo “SNAP” di Gwen Stacy.
Questo spiega in parte perché malgrado le amicizie tra i tizi in calzamaglia dell’universo Marvel, Matt Murdock deve affrontare da solo la sua Via crucis, che inizia nel più drammatico dei modi possibili. Karen Page, la sua storica fidanzata, che mancava dalla pagine della serie da parecchi anni, ufficialmente partita per Hollywood in cerca di fortuna, viene riportata in scena da Miller, che nel giro di mezza pagina mette subito in chiaro che non ha nessuna intenzione di prendere prigionieri: Karen è diventata una tossica che gira film porno da quattro soldi in Messico, e in cambio di una dose e un passaggio negli stati uniti, arriva a vendere l’informazione più importante che ha, l’identità segreta di Devil. Siamo tipo a pagina tre, e già da lettori, ci ritroviamo con in faccia il segno di cinque dita (di violenza) lasciate da Miller sui nostri volti.

Ogni capitolo di “Rinascita” comincia con Matt Murdock in un letto, ogni volta è un letto diverso, si parte da quello grande e confortevole del suo bell’appartamento, per procedere progressivamente sempre più in basso nella scala sociale. La preziosa informazione passa di mano in mano fino ad arrivare a quelle enormi e avide del peggior nemico di Murdock, Wilson Fisk, il Kingpin della criminalità di New York.

La discesa all’inferno attraverso (s)comodi posti letto.
Per uno come Murdock, figlio di un pugile, abituato a colpire i suoi avversari, la fine inesorabile arriva nel più frustante dei modi, non puoi colpire la banca che ti blocca le carte di credito oppure il pagamento della rata del mutuo, persino l’amico di sempre Foggy Nelson, le prova tutte ma poi abbandona l’amico con cui ormai non condivide più lo stato sociale.

La discesa all’inferno del Diavolo di Hell’s Kitchen è un piano diabolico nel suo nemico per fargli terra bruciata intorno e lasciarlo solo e disperato, ma è quando Kingpin decide di uscire dall’ombra, firmando idealmente la distruzione della sua nemesi, con l’esplosione della casa di Matt, allora sì, l’inferno per il protagonista inizia davvero.

Un uomo senza paura, ma anche senza casa.
Una discesa all’inferno che va di pari passo con la sanità mentale e la disponibilità economica sempre più esigua di Matt, che il giorno di Natale, subisce una ripassata anche da Turk (personaggio ricorrente anche nella serie tv) un criminale di infima categoria che normalmente Daredevil farebbe fuori con, non posso dire gli occhi chiusi visto che l’eroe è non vedente, beh diciamo con una mano dietro la schiena, mentre qui, finisce per accoltellare Matt quasi a morte.

Toccato il fondo, si può solo risalire, e qui Miller ne approfitta per introdurre definitivamente nella vita di Daredevil un personaggio che era stato completamente assente, Suor Maggie, la vera madre di Matt che riabbraccia letteralmente il figlio, in una scena che David Mazzucchelli disegna, ricalcando la celebre “Pietà” di Michelangelo.

Sympathy for Daredevil (quasi-cit.)
Tutti i personaggi che restano accanto a Devil sono destinati a sprofondare con lui, Miller è bravissimo a tratteggiare l’impero di terrore creato da Kingpin. Una delle scene più potenti di tutto “Born again” resta la telefonata intimidatoria al giornalista amico di Devil, il combattivo Ben Urich che subisce il più classico dei ricatti mafiosi, in una scena che le matite di Mazzucchelli rendono ancora più angosciante: uno zoom sul primo piano del terrorizzato giornalista, e la vignetta che si stringe attorno a lui come un cappio.

L’unico personaggio ad andare in direzione opposta è proprio Kingpin, che gongolando della sofferenza del suo nemico, diventa sempre più avido e meno accorto, ma nel suo trionfo capirà una lezione importante: un uomo senza speranza è un uomo senza paura.

Il ritorno di Matt può avvenire solo dopo essersi ricongiunto con l’ultima degli ultimi, una come lui, Karen ormai anche nel punto più basso della sua storia personale. Non è un caso che l’ultimo capitolo di “Born again” si intitoli “Armageddon”, perché attraverso la furia del super soldato impazzito Nuke (una specie di Capitan America reduce dal Vietnam e dipendente da droghe) Kingpin sta scatenando l’inferno sulla cosa più preziosa di Devil, l’ultima che gli è rimasta, la sua città.

With a little help from my friends, avrebbero detto i Beatles.
Qui il diavolo risorge, e lo fa tra le fiamme come ogni “buon” diavolo che si rispetti, se la sua vita era finita tra il fuoco dell’esplosione della sua casa, solo tra le fiamme poteva ricominciare. In questo senso l’arrivo dei Vendicatori, è quasi accessorio allo scontro finale, se non fosse che con il suo solito stile tagliente, Miller con una sola frase riesce a dare forse la descrizione definitiva sia di Capitan America che di Thor: «un soldato con una voce che potrebbe dare ordini a un dio… e li dà».

In una storia in cui le “Splash page” (le vignette che occupano un’intera tavola) sono fondamentali, l’ultima che conclude il volume e i sette numeri di “Born again” è un omaggio alla copertina dell’album “The Freewheelin‘ Bob Dylan” (1963), ci voleva un capolavoro della musica per concludere un capolavoro del fumetto.

Bob Dylan's Daredevil's Blues.
“Daredevil - Rinascita” resta un momento chiave nella vita di un personaggio che fa della resistenza umana la sua vera forza, forse non si cita mai così spesso tra i grandi fumetti che hanno cambiato il mondo del fumetto del 1986, ma dimenticarlo sarebbe proprio impossibile.

16 commenti:

  1. Un classico, senza ombra di dubbio.

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    1. Rispetto ai titoli grossi usciti nello stesso anno passa troppo spesso in sordina, ma ha portato il personaggio nell'età adulta. Cheers!

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  2. Letto tutto d'un fiato mentre facevo il mio anno accademico torinese. E che lettura! Una di quelle che ti segnano a vita...
    Non lo rileggo da anni. Molti particolari lì ho persi, ma la sensazione data da ogni capitolo, beh, quella ti resta addosso sempre. La parola "rinascita" non posso più sentirla senza affibbiarla al diavolo rosso.

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    1. Da leggere in solitaria, deve fare un effetto triplo, vista la condizione del protagonista. Far vivere una parabola all'unico eroe Marvel dichiaratamente Cattolico, oggi sembra scontato, ma resta un colpo di genio. Cheers!

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  3. Forse il mio ciclo preferito del cornetto, e Devil è un personaggio che ho sempre amato moltissimo...

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    1. A chi lo dici, è uno dei pochissimi che leggo da sempre, per fortuna è stato benedetto da un sacco di ottimi scrittori, ma Miller lo ha portato in serie A. Cheers!

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  4. Tu pensa che il Ralph Macchio della Marvel lo avevo sempre considerato QUEL Ralph Macchio. Prima di scoprire come stavano le cose.
    In fin dei conti era un ragazzino, gli saranno piaciuti i comics, vuoi che dopo aver fatto l'attore non lo abbiano preso li'? Magari con qualche aggancio...
    E poi, quanti si potevano chiamare con quel nome?
    Insomma, ci stava.
    Per Rinascita non posso che dire una frase.
    NON E' UN PUNTO DI PARTENZA. E' RIMASTO UN TRAGUARDO DA SUPERARE.
    Una delle prime robe che ho letto, nel periodo in cui ero in crisi di astinenza da manga.
    Ormai le serie che adoravo erano finite, e quelle nuove non mi dicevano nulla.
    Logico che mi rivolgessi dall'altra parte dell'oceano.
    Ho iniziato con Devil, L' Uomo Ragno e Batman. Mi sembravano quelli piu' vicini alla gente. A noi.
    In altre parole...Frank Miller.
    Dei comics mi ha sempre intimorito la continuity. Il fatto che parti col leggere un albo e ne devi comprare cinquanta. Inoltre, i costumi mi parevano ridicoli.
    Ci sono cresciuto, coi cartoni in tv. Ma l'idea di tizi vestiti in quella maniera assurda mi faceva ridere. Ma poi, ragionandoci su...non e' la stessa cosa degli anime?
    Anche li' i personaggi vestono sempre uguale. E non si cambiano mai, come diceva una celebre battuta.
    E non sono forse costumi pure quelli, allora?
    Ma da bambino vedi l'ovvio su cose di cui non ti frega nulla, mentre con cio' che ti piace ti scappano le cose anche se ce le hai sotto al naso.
    Di Miller avevo letto il ciclo di Elektra e Bullseye. E' stata una rivelazione.
    Non pensavo si potessero fare storie cosi' con tizi vestiti come a Carnevale.
    In Rinascita non si salva nessuno.
    Foggy, Karen, Urich...appaiono tutti confusi, ambigui, lacerati.
    Matt sparisce, per loro. Ma poi...finalmente se ne ricordano. E decidono di fare qualcosa, finalmente.
    E Matt diventa il mezzo con cui fanno risaltare di nuovo la loro parte nobile e virtuosa.
    Kingpin, qui, non colpisce il super - eroe. Colpisce l'uomo.
    Perche' Murdock ha un potere che e' piu' un handicap. E' un disadattato, in fondo. Basta una spintarella, per farlo precipitare nell'abisso.
    Una storia di caduta, riscatto e redenzione. Ma che lascia l'amaro in bocca. Tanto amaro.
    Manca solo Bullseye, secondo me. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, in una storia come questa. Ma forse aveva ancora problemi di deambulazione, ai tempi.
    Un capolavoro. A chi pensa che i fumetti sono roba per ragazzini...bisognerebbe regalargliene una copia.

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    1. Prova a dire quel era il suo soprannome dopo l'uscita del film? Non è troppo difficile intuirlo ;-) La continuity è croce e delizia dei fumetti americani, così come i costumi, non è un caso se Miller nelle sua storia spesso ci rinuncia. Il ciclo di storie di Miller su Daredevil ha fatto fare il salto di qualità ad un personaggio prima (quasi) minore, con questa storia lo ha reso adulto per sempre. Cheers!

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    2. Sara' che sono appassionato di arti marziali, ma...a me Devil e' piaciuto sin da subito.
      I suoi poteri, in battaglia, lo aiutano fino ad un certo punto.
      Il resto delle sue abilita' sono frutto di un durissimo allenamento. A cui credo debba sottoporsi periodicamente, per mantenerle al massimo.
      Da come la vedo io, e' uno dei pochi mortali che riesce a muoversi e combattere in un mondo di DEI.

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    3. Il bello di Devil è il suo essere un paradosso vivente, non vivente ma super eroe, giustiziere ma avvocato, cattolico ma vestito da diavolo. Cheers!

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  5. Io l'unica cosa che mi sento di dire riguardo questo ciclo è che ogni volta che rivedo la scena di Matt da piccolo all'ospedale e di suor Maggie, mi viene sempre il magone.
    Probabilmente è la mia opera marvel preferita, e lo dico tradendo gli X-Men, che sono stati da sempre il mio più grande amore.

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    1. Quello è un gran momento, preparato alla grande da Miller, centellinato fino ad esplodere con grande impatti emotivo, anche per uno di parte come me, ho sempre apprezzato il diavolo rosso ;-) Cheers

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  6. Sai che sono un infedele di questo mondo, ma conoscevo di fama questo momento cardine di Daredevil in particolare, e del fumetto americano in generale. Che decennio, gli anni Ottanta...
    Complimenti per l'appassionata recensione ^_^

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    1. Lo so, e mi è "scappato" di rileggerlo, ti ringrazio spero che ti piaceranno anche i prossimo post, anche se non sei un fanatico di super calzamaglie come me, ormai sono irrecuperabile ;-) Cheers

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  7. Dato che è Marvel, e il mio cuore è da sempre sbilanciato lì rispetto alla DC, dovrei amare questo ciclo più di DKR. Invece, pur adorandolo per la scrittura (che è sempre il solito Miller, ovvero l'hard-boiled style portato nel mondo degli eroi in calzamaglia, che sia Batman o Devil poco importa) e per la bellissima realizzazione grafica, lo trovo troppo asimmetrico. Dall'episodio in cui compaiono i Vendicatori, il protagonista diventa improvvisamente Steve Rogers, e le tematiche si spostano repentinamente cambiando del tutto il contesto: la sporca guerra, l'America corrotta, il Sogno Americano, perdendo di vista quella che era la Rinascita del Diavolo di Hell's Kitchen.
    Questo fa sì che il cerchio non si chiuda completamente: Fisk non è sconfitto, ha solo perduto una scaramuccia, ed è incavolato nero, mentre Murdock, che ha davvero perso tutto (casa, lavoro, identità) e con l'accollo di una ex-ragazza tossica e pornostar, sorride alla fine della storia felice come una pasqua.
    Trovo pure pesante negare la natura diurna di Matt, essere un avvocato, che ha sempre fatto di lui un personaggio ambiguo. Murdock lavora per la legge, Devil per la giustizia. Così Miller toglie quello che (secondo lui) è superfluo, finendo per farne un character monodimensionale, buono solo a pestare i cattivi. Tutte le contraddizioni di Miller verranno messe a nudo poi nella serie quando alla guida arriverà Ann Nocenti col suo lungo, particolarissimo ciclo.
    DKR, che è molto simile come operazione, ha invece il pregio di non divagare sui temi, mostrando una concezione unitaria che manca nel lavoro per la Marvel. Sicuramente perché il primo è stato concepito come Graphic Novel, mentre il secondo più come un ciclo di storie all'interno della serie di Daredevil. Ciclo che sembra concludersi bruscamente, forse perché Miller ai tempi era il Dio dei Fumetti e aveva le mani in pasta in troppa roba per potersi permettere di seguire una serie regolare.

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    1. Sono totalmente d’accordo, quello che non ho mai amato di “Rinascita” è proprio la parte su Nuke, la capisco, ma sembra di leggere un'altra storia. Però bisogna dire che fa parte della ristampa in volume di quelle storie intitolate “Born Again”, Miller aveva una serie da portare avanti, e dei paletti che in DKR non aveva (lì ha potuto davvero fare tutto, anche “uccidere” il Joker).

      Inoltre tutti i personaggi di Miller tendono ad essere bidimensionali ;-) Per me il ciclo di storie di Ann Nocenti è il più sottovalutato, o per lo meno non è celebrato abbastanza, è personale quanto quello di Miller (nel senso che ruota intorno alle passione della sua autrice), pieno di momenti validissimi, ma di Miller si ricorda TUTTO, di Ann Nocenti non abbastanza. Cheers!

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