mercoledì 25 settembre 2019

C'era una volta a... Hollywood (2019): La serie B a guardia della serie A

Inutile stare qui a raccontarcela, che lo si ami o lo si odi, i film di Quentin Tarantino restano un evento sempre molto atteso, mai più che con il suo nono film il pubblico si è diviso, io non ho troppi dubbi, con una serie di distinguo e una scena in particolare che mi ha (quasi) fatto ribollire il sangue, a me “Once Upon a Time in... Hollywood” è piaciuto e non per forza poco. Chiarito questo, bisogna fare una deviazione di un paio di paragrafi, portate pazienza, ma se potete sopportare dodici scene di persone che guidano in auto lungo le strade di Los Angeles come accade nel film potete reggere anche questo.

Ho sentito ogni genere di parere su questo film, ma la costante è che sembra che abbiano scoperto tutti oggi che Tarantino sforni film dove i dialoghi sono articolati, lunghissimi e tutto tranne che realistici. Capisco perfettamente cosa può non essere piaciuto di questo, essenzialmente un espediente finale che Tarantino aveva già utilizzato in un altro suo titolo (tranquilli, ne parleremo più avanti nella parte affetta da “Spoiler” qui, bocche cucite), ma non credo ci sia nulla di strano nel trovarsi davanti ad un autore che ripete se stesso e le tematiche che gli stanno a cuore, lo fanno tutti, da Lansdale a Garth Ennis, quindi perché non Tarantino, uno con la propensione a “citarsi addosso” piuttosto sviluppata.


Tarantino riprende Tarantino, il regista che dirige se stesso (e i cinefili con la pipa e gli occhiali che si sciolgono)
Ormai dovremmo esserne tutti consapevoli, coloro che si professano “fan” di qualcosa o qualcuno sono spesso il nemico peggiore dell’oggetto del loro amore, perché “Once Upon a Time in... Hollywood” non è stato il quasi unanime consenso di pubblico? Il fatto che per raccontare una storia riassumibile in… Un attimo che le conto... Tre, quattro, undici parole Tarantino ci abbia messo 161 minuti? Lo abbiamo scoperto oggi che il ragazzo di Knoxville, Tennesse è logorroico? Oppure è mancato il fatto che questa volta non ci sia il film citato, da sventolare come capolavoro riscoperto dalla porzione hipster del pubblico?

Nessuno “Lady snowblood” (1973), oppure “Quel maledetto treno blindato” (1978), titoli che pochi dei cosiddetti “fan” di Tarantino hanno visto davvero, ma che sistematicamente diventano capolavori (spesso senza per forza esserlo) durante l'apericena, da tanti (troppi!) che hanno iniziato a citare Antonio Margheriiiiiiti (rigorosamente pronunciato come avrebbe potuto fare il tenente Aldo Raine) senza aver visto mezzo dei suoi film, questa volta il gioco è talmente citazionista che Quentin i film se li è inventati, alcuni anche con titoli tutti da ridere tipo “Uccidimi subito Ringo, disse il gringo”.

Ci facciamo una cassa di birra che tanti presunti esperti correranno a cercarlo su Amazon?
No, questa volta Tarantino sembra aver mandato l’Ultimatum a tanti là fuori, avete notato che malgrado ne abbia avuto l’occasione, qui manca la classica inquadratura dal bagagliaio? Secondo me Quentin si è rotto le palle di vederla replicata in dieci film in uscita ogni anno.

Bisogna dire che è innegabile che quel finale lì corra lungo il solco tracciato da un altro suo film, ma dire che “C'era una volta a... Hollywood” è un film svogliato, senza idee e che non ha nulla da dire... No, gente, non si può sentire. Secondo voi una pellicola con una tale ossessione nel riscostruire un 1969 volutamente immaginario (che esiste solo nella mente di Tarantino, come gli anni ’80 di “Strane Cose” da cui arriva per un paio di minuti anche Maya Hawke, figlia di Uma) è svogliata? L’interno della roulotte di Cliff Booth, con la scatola di cereali d’epoca e vecchi numeri di “Sgt. Fury and his howling commandos” è tutto quello che ha da offrire il film? Secondo me no.

"Insomma Marvin stava seduto là dietro e poi all’improvviso PUM! Era sparso sul lunotto posteriore"
Tarantino parte da uno spunto abusato, uno di quelli che torna spesso al cinema: prendi dei personaggi immaginari e fai interagire e incrociare le loro vite con altri reali, per quanto sempre interpretati da attori. Ecco perché qui Marvin Schwarz (Al Pacino), George Spahn (Bruce Dern), Jay Sebring (Emile Hirsch) e il regista Sam Wanamaker (Nicholas Hammond) sono gustose aggiunte attorno ai personaggi che il film lo fanno per davvero, la Sharon Tate di Margot Robbie, ma soprattutto Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt).

Il primo atto di “Once Upon a Time in... Hollywood” non si prende tutto il tempo che gli serve per raccontare i personaggi… Di più! Esiste una ragione per cui bisogna assistere alla lunga scena di Brad Pitt che prepara la pappa alla sua bellissima Pittbull Brandy (a mani e zampe basse, la migliore di tutto il film, non me ne vogliano gli altri componenti del cast) e quella ragione diventa chiara solo nel finale del film.

Nemmeno Angelina Jolie ha osato così tanto in pubblico con il vecchio Brad.
Tarantino posiziona i pezzi sulla scacchiera, tratteggia personaggi che si muovono in un 1969 che è quello che esiste nella mente di un appassionato di cinema, uno come voi e me, cresciuto fantasticando sulla Hollywood degli anni d’oro, un posto dove se Sharon Tate andava ad una festa, incontrava Steve McQueen (interpretato brevemente da un Damian Lewis molto somigliante), un posto realistico perché curato nei minimi dettagli, ma finto, idealizzato dal cinema come solo i set costosi nei grandi film possono essere.

Odio usare questa espressione, perché è quella che piace fin troppo ai critici seri e impegnati con la pipa e gli occhiali (quindi non io), però il film è un costante “cortocircuito” (brrr…) tra finzione e realtà, tra film e serie tv del passato altrui e pellicola dello stesso regista, per questo diventa normale che quanto lo stuntman Cliff Booth, debba incontrare il capo dei cascatori, quello sia interpretato da Kurt “Stuntman Mike” Russell (qui anche narratore) e sua moglie Zoë Bell, l’unica che stuntwoman lo è per davvero. Altro giro, altra parola brutta (ultima giuro!) se siete amanti del post-modernismo al cinema, Tarantino vi darà sempre pane per i vostri denti, questa volta tocca sopportare una parte finale di primo atto perfetta per un gioco alcolico: ogni volta che un personaggio prende l’auto e guida da una parte della città con la – notevole e non banale – colonna sonora del film a palla, si beve. Prima di metà film sarete più ciucchi di Rick Dalton, garantito al limone.

In ogni caso “Non piangere davanti ai Messicani” è la mia frase di culto della settimana.
I suoi protagonisti immaginari sono il cuore del film, Rick Dalton è un cowboy dei film che, però, sembra la versione “live action” (espressione che va di moda grazie alla Disney) di BoJack Horseman: Una specie di mezzo catorcio umanoide che fuma e beve troppo, la sua carriera da cowboy della televisione in “Bounty Law” (omaggio a tutti i vari “Bonanza” e “Rawhide” della nostra vita) sta per finire e l’alternativa a svalutarsi in piccoli ruoli da cattivo, sono gli spaghetti western di Sergio, non proprio QUEL Sergio, l’altro Corbucci, il secondo Sergio migliore.

Per raccontarci tutto di Rick Dalton, Tarantino si prende il suo tempo apparentemente facendo melina a centro campo con scene comunque divertenti che prevedono Nazisti morti e un lanciafiamme in un vecchio film dell’attore, al resto ci pensa un Leonardo DiCaprio abbastanza gigantesco, che carica il suo personaggio di tantissime sfumature: si commuove quando si riconosce nel vecchio “Bronco Buster” arrivato a fine carriera in un tascabile western e dev'essere consolato da una ragazzina, diventa patetico quando per colpa di troppi whiskey sour si dimentica le battute - le facce che fa DiCaprio per recitare un attore che recita male sono commedia pura – e diventa grandissimo, quando fa un grande ritorno di recitazione, proprio come i cowboy nei film. Sappiamo tutto di Rick “Fuckin” Dalton (“La bestia” nel doppiaggio piuttosto diligente del film), ma anche del suo socio, Cliff Booth.

“Sembra l’inizio di un film porno” (Cit. per questa ringraziate Sergio, non Corbucci e nemmeno Leone però)
Ora, non ne faccio una questione di “Sesso a pile”, sono insensibile al fascino di Brad Pitt, però quando pensi che quell’uomo posso essere figo, nel senso di “Stiloso” del termine, lui se ne esce con lo stuntman Cliff Booth e va oltre ogni aspettativa. La parlata rilassata, l’atteggiamento di chi rotola fuori dalle auto in fiamme, quindi non è preoccupato da nulla e sul suo passato delle ombre con più cicatrici di quelle che ostenta lui sul corpo. Tra Rick e Cliff del perfetto “Bromance” («Sei un buon amico», «Ci provo») che va oltre le dinamiche tipo “A spasso con Daisy” (1989), oppure il fatto che uno sia abituato a prendere i colpi al posto dell'altro. Quasi intercambiabili come diventa chiaro dalla posizione dei nomi degli attori che li interpretano sui titoli di testa, per quanto quasi opposti tra di loro.

Sono i due personaggi attraverso i quali Tarantino omaggia il 1969 e tutta un’era di Hollywood che, come avrebbe detto Stephen King, è sprofondata come la civiltà di Atlantide, spazzata via dal momento in cui l’industria del cinema (e la società americana) ha perso la sua verginità, il massacro di Cielo Drive e il brutale omicidio della bellissima Sharon Tate. Se mai l’umanità un giorno dovrà fare i conti con la sua cattiveria, l’agghiacciante foto del corpo senza vita della Tate sarà quello che verrà servito nel salato conto. Scusate la dissertazione fuori tema, ma sono sceso con il piede “Tarantiniano” (usare questo aggettivo in un post su un suo film: fatto!) dal letto stamattina.

La progressiva trasformazione di Brad Pitt in Roberto Ford Rossa.
Per Tarantino Rick Dalton e Cliff Booth sono l’incarnazione di tutto quel cinema di genere con cui Tarantino (e tanti di noi) è cresciuto, vi ricordate Clarence Worley che diceva preferiva Mad Max e “Il buono, il brutto, il cattivo” ai film da Oscar? Ecco, quello.

Proprio per questo Quentin si diverte a portare in scena molto di quel cinema di genere usando i suoi protagonisti immaginari, fa parecchio Western (anche grazie Timothy Olyphant, lui si un moderno cowboy del piccolo schermo), oppure a strizzare l’occhio a Corbucci e Margheriti, ma (perché no?) anche un bel po’ di sanissimo Horror. Tutta la lunga sequenza dell’arrivo di Cliff allo Spahn Ranch urla fortissimo ad ogni fotogramma le parole Non aprite quella porta e, visto che siamo in tema, fatemi arrivare ad un punto che a me sta molto a cuore, quella scena di sangue che ribolle a cui accennavo lassù all’inizio.

“Dove mi porti?”, “Vieni con me, andiamo ad aprire quella porta”
Ho visto il film due volte in due giorni (storia vera), durante la prima, quando ho visto la scena con il maestro Bruce Lee (Mike Moh) avrei voluto alzarmi e andarmene, non l’ho fatto perché le poltrone del cinema Arcadia a Melzo sono comodissime (storia vera). Parliamoci chiaro: chiunque conosca la storia e la filosofia di Bruce Lee (e Tarantino come tutti noi cresciuti con i film di Lee, la conosce benissimo) sa perfettamente che quello che si vede nel film, è un'imitazione grottesca, una roba da sputare in un occhio a Tarantino, sul serio. Vedere “Bruce Lee” atteggiarsi come il peggior tamaretto di provincia e fare a botte con Cliff va contro tutta la filosofia del Maestro, quello che mi fa girare le pelotas è il fatto che Tarantino è tenuto in altissima considerazione da moltissima parte di pubblico, quindi già lo so che mi toccherà fare a testate con tanta gente per ridimensionare l’uso ridicolo fatto dal regista di un personaggio tanto iconico, ridotto a macchietta. Ma, devo aggiungere un ma.

Lucius, non guardare questo film. Lucius. Non. Guardare. Questo. Film!
Ma (ve lo avevo detto…) per quanto mi girino vorticosamente, capisco perché quella scena esista, era necessaria in preparazione del finale far capire che Cliff è una bestia in grado di tenere testa a chiunque, quindi tanto vale usare il migliore di sempre. Ma anche ora che l’ho messa nero su bianco, non mi cala il nervoso... Mannaggia a te Quentin! Hai fatto incazzare la figlia di Bruce Lee, ma anche i parenti di Steve McQueen dovrebbero dirti due paroline, secondo me.

Molti hanno criticato anche la rappresentazione di Sharon Tate, però a differenza di Bruce Lee riesco a comprenderla con più facilità. Per Tarantino Sharon Tate è quasi una donna angelica, un simbolo di purezza descritta come volutamente ingenua perché proprio quello deve rappresentare: l’ingenuità di un’epoca andata. E in questo senso Margot Robbie è perfetta. Le auguro di trovare più ruoli come Tonya, perché che sia “Bella bella in modo assurdo” (cit.) è chiaro, però la ragazza sa fare anche altro anche se questo forse non è il film migliore per dimostrarlo.

Margot, l'attrice con cui ogni ciak è bona la prima... Ehm! Buona la prima, volevo dire buona!
Il vostro affezionatissimo qui, considera Sharon Tate una delle donne più belle che siano mai comparse in un film, quindi capisco perché Tarantino che si è divertito ad infilare DiCaprio in una scena di “La grande fuga” (1963), non abbia voluto replicare mantenendo inalterate le scene in cui la finta Sharon Margot Tate va al cinema a vedere la vera Sharon Tate e no, la risposta non è infilare i piedi nudi della Robbie, anche se da questo punto di vista “C'era una volta a... Hollywood” è il “Quarto potere” dei feticisti dei piedi... Strano che insieme al biglietto d’ingresso in sala non sia stato imposto anche al pubblico di togliersi le scarpe, perché qui Quentin ha davvero dato fondo alla sua ossessione. Detto questo, da qui alla fine SPOILER!

“Questa qua mi cammina sul cruscotto ed io sarei pignolo!” (Quasi-cit.)
Sharon Tate è la gioia del cinefilo che al cinema ci va per davvero, la felicità assoluta di intrufolarsi in una sala a caso, per godersi le reazioni del pubblico anche se tu il cinema lo fai per mestiere. Insieme al marito Roman Polański, Sharon Tate rappresenta la serie A del cinema, quello che va omaggiato e salvaguardato, rendere Rick Dalton e Sharon Tate vicini di casa lungo la famigerata Cielo Drive è una dichiarazione d’intenti da parte di Tarantino.

Sì, perché è facile amare il cinema di serie A, è semplicissimo voler bene a Sharon Tate impersonata da Margot Robbie, provate ad amare il cinema per la serie B (se non proprio quello di serie Z) quando a rappresentarlo è un attore sulla via del fallimento che tossisce come un minatore ed è quasi sempre ubriaco come una scimmia sul ponte di una nave pirata!

Preservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico.
Quello che non hanno capito quelli che ripetono a pappagallo che “Quel maledetto treno blindato” è un capolavoro, non solo molto probabilmente non lo hanno visto (altrimenti non so se lo direbbero), ma proprio non hanno idea di cosa voglia dire spulciarsi tutti gli Spaghetti Western in cerca dei migliori, trovare la bellezza in un film di Polański è bellissimo, ma relativamente semplice, provate a trovarla nei cestoni tutto ad un euro, nei film di arti marziali, in quelli di Antonio Margheriti e lì che si vedono i cinefili veri!

Il cinema di serie B è sempre stato la palestra, dove molte idee venivano consumate oppure allenate, prima di arrivare nel caso, ad essere usate in serie A. Lo stesso nome “B-Movie” deriva dal film B, il secondo programmato in un doppio spettacolo dopo il film A, quello di punta, in grado di attirare il pubblico con gli attori famosi. Serie A e serie B, eterni vicini di casa come Rick Dalton e Sharon Tate.

Quindici anni di allenamento immaginario, possono essere d'aiuto nella vita reale? (Cit.)
Quando ha la possibilità di farlo Tarantino porta avanti la sua crociata, usare il cinema per migliorare sul grande schermo qualche torto (e uccidere qualche membro del KKK grazie ad un Django nero. La “D” è muta), oppure fare ancora di più: ribadire che per lui il Cinema è più forte anche della storia stessa. Quindi, se dopo “Bastardi senza gloria” (2009) tanti miei colleghi sono venuti a dirmi che non si ricordavano che Hitler fosse morto così (storia vera. Storia tristemente vera!) qui Tarantino si ripete e usa il Cinema per correggere uno degli atti più brutali mai compiuti dall’umanità, talmente violento, da dare il via ad un decennio cinematografico arrabbiato e pieno di disillusione come gli anni ’70 della New Hollywood al cinema.

Charlie don’t surf. Tanto per citare un film disilluso degli anni ’70.
Cosa utilizza per farlo Tarantino? Il Cinema di serie A? No no, usa proprio quello tanto bistrattato di serie B, rappresentato dai talenti e dal Pittbull di Cliff (che in una scena piuttosto grossolana ha inspiegabilmente il pene… Il cane Brandy, non Cliff Booth. Un errore degno dei B-Movies) e il lanciafiamme di Rick Dalton. In una scena che risulta tragica e comica in parti uguali, in base alla vostra sensibilità ed ora che siamo tra di noi nella zona in cui nessuno teme la anticipazioni posso dirvelo, quelle famose undici parole con cui riassumere tutto il film sono queste: "Un attore quasi fallito e la sua controfigura salvano Sharon Tate". Che volendo potrebbero diventare quattordici se volessimo aggiungere alla fine “Con un lanciafiamme”. Fine SPOILER!


“Ti rendi conto? Persino Cassidy riesce a riassumerlo questo film e Tarantino no!”
Tarantino, come tutti cresciuti con Sergio (non Corbucci), sa che i film di ampio respiro che contano devono intitolarsi come una favola (infatti è lui che all’amico Rodriguez ha suggerito il titolo per il finale della sua trilogia su El Marichi, storia vera) e in questo caso proprio di questo parliamo, una favola in cui la serie B si erge un po’ sgangherata, sbronza e strapiena di Margarita a scudo per proteggere la serie A. Potete immaginare quanto tutto questo possa aver presa su un ragazzo come me, con una certa predisposizione per il cinema di genere, che non fa differenze nel dividere la sua passione tra film “alti” e pellicole “basse”.

Pensare che ero anche un po’ pronto a dare addosso a Tarantino e al suo post modernismo sfrenato, invece niente, anche questa volta ha avuto ragione lui, anche se quella di Bruce Lee non so se te la perdono Quentin. Inizia a farmi arrivare a casa un lanciafiamme da tenere nello sgabuzzino, poi vediamo come andrà.

74 commenti:

  1. oso l'inosabile e dico quello che penso.
    tarantino e la figlia di bruce lee si sono messi daccordo per creare la polemica e la curiosità .
    E CI SONO RIUSCITI BENISSIMO.

    così i 25 enni che non conoscono bruce lee comprano i dvd.

    parlatene male parlatene bene ma parlatene


    per inciso insieme al finale la scena di brad e buce è la più divertente e per me bruce non ne esce male.


    rdm

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    1. Non credo che siano arrivati a tanto, Shannon Lee fa per il padre quello che Brandy fa per Cliff Booth in questo film. Da quanto ho letto Tarantino ha ribadito che la sua versione di Bruce per lui è credibile. Non lo so, di sicuro la scena è una delle più memorabili, però l’idea di passare a i prossimi anni a sentir dire che il Maestro Lee è quello che compare in un film di Tarantino… Grrrrr! ;-) Cheers

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  2. Tornato ieri per la seconda volta, lo trovo perfetto. Probabilmente il miglior Tarantino. tutto costruito alla perfezione, ogni scena serve a comprendere il finalissimo -come giustamente dici, anche quella con Lee-.
    È un film fantastico, amore per il cinema, metafora, disillusione cristallizzata in ottimistica continuazione di un'epoca che invece non esiste più.

    Moz-

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    1. Anche tu hai fatto doppietta? Bro-fist! ;-) Non so se è il migliore, sono certo però che sia il più personale e sentito, Tarantino ci ha portato nel suo 1969, con carrettate di amore per il cinema, di serie A ma anche e soprattutto, quello di serie B. Cheers!

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  3. Noonstante fossi uscita dal cinema con un punto interrogativo sulla testa... più ci penso più capisco di averlo in realtà adorato e aspetto con ansia che esca il bluray per vederlo come merita (anche perché, francamente, riguardarlo doppiato in italiano, con quella battuta lì della pussy completamente persa come punta dell'iceberg... vabbé).
    Tarantino da sempre tanta ma tanta Gioia u.u

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    1. Devo ancora leggere il tuo post su questo, ma si, il fine primo atto con l’ennesima scena di persone in auto stava facendo sollevare un sopracciglio anche a me. Poi però niente, quando ho realizzato che voleva portare in scena proprio quel finale lì, occhi a forma di cuore ;-)

      Bluray che si aggiungerà alla collezione dei film di Quentin, il doppiaggio ha “scelto di non scegliere” mantenendo alcune parole inalterate, la battuta della pussy ne esce disinnescata, mentre la tripla allitterazione “Bastard Bronco Buster” è un’occasione persa del nostro doppiaggio. Cheers!

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  4. Un film magnifico, sto aspettando la seconda visione in lingua originale. Tra l'altro senza dilungarmi in sprolocui di ogni tipo, ho trovato questo suo ultimo film girato con una eleganza e armonia da aprire il cuore quanto è bella.

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    1. Potrebbe essere il suo film girato meglio, dalle parti dei “BEsterdi” (come amo chiamarli). Ti piacerà di più, in originale è molto meglio, Cliff risponde alle frasi che sente in tv come faremmo noi a casa. Doppiato tv e radio sono state mantenute in inglese, e con il parlato in Italiano creano un solco che fa male ad un film così, dove alcuni strati di finzione, sono spalmati sopra altri strati di finzione ;-) Cheers

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  5. È un film che mi è entrato nel cuore molto dolcemente, meno "Tarantinate" e più magia. Sulla stessa linea di pensiero percorsa da Jackie Brown & Death Proof che sono due delle sue pellicole più sottovalutate.

    Ma quel finale con un "timido" Rick Dalton che va ad incontrare Sharon a casa sua tutta salva è qualcosa di meraviglioso.

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    1. Lo sono davvero, e hai fatto il paragone giusto, per atmosfera sta a metà tra il citazionismo spinto di “Death Proof” e l’autorialità ottenuta grazie ad ottimi personaggi di “Jackie Brown”. Il finale è bellissimo, le porte del paradiso che si aprono davanti a Rick, che giustamente si comporta come faremmo noi spettatori ;-) Cheers

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  6. Sai come la penso su Quentin, ma ti scrivo per una chicca. Ieri pomeriggio su IRIS hanno tirato fuori un film anni Sessanta con Vianello e Lando Buzzanca dal titolo "Ringo e Gringo": che sia quello citato dal falso poster di Tarantino??? :-D

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    1. Lo so infatti ti ho pensato sulla faccenda del Maestro Bruce Lee. Mah, sai che forse potrebbe anche essere, Tarantino avrò anche tanti difetti ma sui film è di bocca buona ;-) Cheers

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  7. Stranamente devo ancora vederlo! Ma ovviamente lo farò! :) Dalle foto che hai pubblicato ho notato che anche quì Quintino mette in risalto il suo feticismo per i piedi femminili! :)
    Ora vado a leggerti Cassidy!

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    1. Piedi femminili? Qui si è proprio scatenato, penso sia il suoi film con più piedi di sempre ;-) Per altro mi sono reso conto solo stamattina rispondendo ai commenti, che Tarantino ci ha “Trollati” (permettimi il giovanilismo): Brad Pitt e il Pittbull. Dai cavolo non può non averci pensato! :-D Cheers

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    2. Ora che ho visto il film , anche solo i tuoi commenti alle foto di scena sono fantastici :)
      Il Pittbull è stato favoloso! :) Cheers!

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    3. Brad Pitt e il Pittbull. Non può non averci pensato, è impossibile che non l’abbia fatto ;-) Cheers

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    4. Infatti è un film fatto coi piedi! :-D Scherzo! Cattiveria gratuita per i detrattori che aspettavano Quentin al varco, con la bavetta alla bocca pronti per quando avrebbe fatto un film meno brillante. Piedi, ci sono piedi ovunque. E occhiali, occhiali ovunque, altro feticismo di cui nessuno parla.

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    5. Quello lo ha ereditato dal suo "mentore" Tony Scott, i piedi invece sono una mania tutta sua, qui ha davvero esagerato ;-) Cheers

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  8. Tanti kissini per la cit sotto la scena del lanciafiamme 😂😂 e sì, la pensiamo uguale, ma a me la faccenda di Bruce Lee non ha dato fastidio. Se hanno stravolto la Storia così, possono farlo anche con un'Icona.

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    1. Sapevo che avresti colto al volo ;-) A livello razionale e logico lo capisco perfettamente, ha molto senso, a livello di “corazon” però mi viene da mordermi le nocche, tarantino ha una capacità di arrivare ad un’enorme porzione di pubblico, avrei sperato in qualcosa di più sensato per un’Icona come Lee, ma magari è un non-problema che vedo solo io, speriamo ;-) Cheers

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  9. E' lo stesso discorso di Django e dei Bastardi.
    Qualcuno si chiede se sia lecito spettacolarizzare le tragedie. E usare i film per distorcere i fatti.
    Io dico che e' la magia del cinema.
    Penso che ad un sopravvissuto dei campi di sterminio sarebbe piaciuto un sacco far fuori Hitler. E ad nero far fuori dei bianchi schiavisti.
    Il cinema rende plausibile l'implausibile. Puo' un reduce incazzato vincere la guerra in Vietnam da solo?
    Si. In un film puo'(ciao, John).
    Da decenni volevano fare un film sulle stragi di Bel Air. Ma nessuno si prendeva la briga.
    Troppo scomodo. Come vicenda tirava in ballo un mondo sommerso fatto di festini, abusi, droghe e amicizie sconvenienti con la gente che quella roba te la procurava.
    E alla fine ci ha pensato Quentin. A modo suo.
    Omaggiando e restituendo dignita' e rispetto a dei poveretti che in vita non l'ebbero. E la cui unica colpa era di esser ricchi e un po' faciloni.
    Non ci crederete, ma...esistono persone per cui queste motivazioni sono piu' che sufficienti per ammazzarli. Nel modo piu' truce possibile.
    E' spiaciuto anche a me per come ha raffigurato Bruce Lee. Senza contare che Quentin e' un suo fan.
    Ma occorre precisare una cosa.
    Bruce e' stata una figura controversa.
    I suoi concetti del Jeet Kune Do hanno rivoluzionato le arti marziali. E sono la base su cui si sono innestate le Arti Marziali Miste. E poi le ha sdoganate al pubblico, con i suoi film.
    E' stato un artista, un filosofo e un atleta. Che ha sperimentato a tutto tondo, in primis su se' stesso. E su questo non si discute.
    Anche se il concetto di assorbire cio'che e' utile lo avevano espresso anche altri. Lui pero' ha particolarmente insistito, su quelvproncipio.
    Penso che in questo film lo abbia rappresentato nel modo in cui lo vedevano dei bianchi sotto sotto piuttosto razzisti.
    Pero'...Bruce e' morto giovane. Molto del suo lavoro lo conosciamo grazie ai suoi collaboratori (Dan Inosanto su tutti).
    Chi era veramente, dunque?
    Dal punto di vista del cinema, dei libri, delle testimonianze ne emerge una figura mitica.
    Ma da altre fonti...ne emerge una figura molto diversa.
    Sulla sua abilita' marziale se ne puo' parlare.
    Alcuni sostengono che fosse un pessimo istruttore, ed un pessimo combattente.
    Che si fosse stufato ben presto di insegnare, e che preferisse coltivare le amicizie con i VIP approfittando della loro ignoranza in materia.
    Che facesse il bullo giusto con gli stunt, e che le volte che abbia fatto alle mani sul serio le abbia solo prese.
    Qui nel film si fa riferimento alla vicenda con Gene LeBell, ma anche Chuck Norris ne avrebbe da dire un paio in merito...
    Ecco, Norris oltre che attore (discutibile, eh) ha una carriera marziale che levati.
    E' probabile che per gli addetti ai lavori Lee fosse solo un venditore di fumo. E un montato.
    E ci mancherebbe. Alla fine doveva vendere un prodotto. E di quello campava.
    Su Lee hanno fatto un gran lavoro postumo. Ed il fatto di essere morto giovane e' un bel trampolino, anche se involontario.
    Resta una leggenda, comunque. E come tutte le leggende, ha luci ed ombre.

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    1. Anche la guerra fredda (ciao Rocky).
      Il cinema non ha il dovere di essere realistico, quello popolare e d’intrattenimento, può anche restituire qualcosa al suo pubblico di riferimento. Trovo molto più scandaloso “The haunting of Sharon Tate” (2019), uno dei finali più stronzi che io abbia mai visto in un film, per una pellicola paracula nata sulla scia di questa di Tarantino.

      Vero il Maestro Bruce Lee poteva essere filosofo e arrogante in parti uguale, succede quando rivoluzionando le arti marziali, tutti vorrebbero vederti andare con le chiappe a terra (se non dritto sotto terra). Non metto in dubbio luci ed ombre, ed è chiaro che la famosa storia con Gene LeBell abbia influenzato Tarantino per la versione del personaggio. Ma finché parliamo di Hitler e la famiglia Manson, concordiamo tutti che siano stati totalmente negativi no? Nemmeno paragonabili a luci ed ombre che ogni persona un minimo famosa ha, vero?

      Arrivo da “Warrior” (prossimamente su queste Bare) dove il messaggio e l’idea originale di Lee, sono state adattate al 2019, magari non proprio benissimo, ma in maniera responsabile e ragionata. Non voglio dire che raccontare Bruce Lee così in un film, farà scatenare una rivolta contro i cinesi nel mondo, però tu stesso l’hai definito un punto di vista da bianchi (e addetti ai lavori) che tu, io e chi ci legge capisce perfettamente, ma non arriverà a tutti quelli che vedranno il film (tantissimi). Magari sto facendo un non-problema più grandi di quello che è, ma mi sarei aspettato qualcosa di meno grossolano da Tarantino, tutto qui ;-) Cheers

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    2. Poi stara' alla gente decidere di acculturarsi o meno su personaggi o eventi di cui parla il film.
      Basta che non leggano sulla strage di Cielo Drive per poi dire MA COME? NON SI ERANO SALVATI?!
      In questo caso non so che dirvi...
      Concordo in pieno con te, Cass.
      Hitler e Manson sono indifendibili a prescindere.
      E il film che hai citato e' una paraculata realizzata nella piu' becera delle maniere. E mette pure il dito nella piaga dove se ne potrebbe benissimo fare a meno.
      QUELLO, e' un vero oltraggio. Perche' racconta la storia come NON E'. E come non puo'essere.
      E la magia del cinema?
      Padronissimi, gente. Di fare un film dove Hitler porta in guerra la Germania per difenderla dall'espansionismo polacco. O uno dove Manson resuscita dopo il terzo giorno, come il tipo a cui aveva deciso di somigliare.
      Ma non stupitevi se la gente vi piglia a pernacchie.
      Una roba simile posso tollerarla giusto con Stone e Parker.
      Perche' sono due pazzoidi.
      Ecco, giusto in parodia la si puo'accettare.
      Sembra che Quentin abbia voluto destrutturare tutti gli elementi cardine del film.
      Togliergli tutta la cappa di sensazionalismo. E non e' detto che sia una cosa negativa.
      Quindi la Tate e i suoi amici appaiono semplicemente per quello che sono. Brave persone con i loro difetti, tic e nevrosi come tutte le star. R qualche vizietto. E che non meritavano certo la fine orrenda a cui sono andati incontro.
      E pensare che ne avevano detto di ogni tra sacrifici umani, satanismo e riti occulti.
      La Manson family viene giustamente sminuita ed umiliata. Ed appaiono come un branco di sciroccati. Ma non certo innocui.
      Anche un cretino puo' essere pericoloso.
      Ma non sono certo i geni del male che aveva dipinto la stampa.
      E Bruce?
      Ecco. Ritengo che la sua figura sia una tappa fondamentale per chi si appassioni alle arti marziali. Senza doverle praticare per forza. Ci si puo' appassionare come a qualunque altro sport.
      Ho letto e posseggo parecchi suoi libri. E ci ho visto impegno, passione, lavoro certosino e profonda dedizione.
      Ha analizzato decine di stili e metodi di allenamento, cogliendone peculiarita' e difetti. Magari con l'occhio del profano, visto che era in gran parte autodidatta.
      Ma ad elogiarlo sono soprattutto quelli che seguono le arti marziali dal punto di vista artistico e commerciale. Attori, istruttori e cosi' via. Per chi le vive dal punto di vista sportivo e professionistico, Bruce rappresenta un personaggio di scarsissimo rilievo.
      Logico: loro non vanno percil sottile. Hai qualcosa da dimostrare? Andiamo sul ring.
      Quando ero appassionato e basta, per me Bruce era un mito. Da praticante ho preferito apprezzare gente che sul ring ci ha buttato sangue e sudore per davvero. Tipo Randy Couture e "Minotauro" Nogueira, tanto per restare nel cinema.
      Ma io il duello lo avrei fatto finire in parita'. Con Bruce che si congratulava, Cliff che si congratulava a sua volta e gli chiedeva di insegnargli qualcosa ed infine Bruce che accettava e si diceva onorato.
      Poco incisivo, dici?
      Pero' mi sarebbe piaciuto.
      Ma mi viene un dubbio. Niente niente Quentin ha lanciato una critica all' eco mediatico?
      Per il resto il messaggio e' forte e chiaro.
      SE CI FOSSE STATO QUALCUNO CON LE PALLE NON SAREBBE SUCCESSO NIENTE.
      Forse indirizzato alle reticenze, mancanze ed incapacita' di chi gestiva la legge, da quelle parti.
      Tra prostituzione, furti, vandalismo e spaccio c'era da poter fare piazza pulita quando e come volevano.
      Perche' nessuno fece nulla?
      Forse perche'quella gente faceva comodo, in fondo. Era una riserva di donne e droghe per molti.
      Ah, ma non sei stato l'unico.
      Nel bene e nel male il coro e' stato unanime.
      E cioe' che Quentin non lo doveva trattare cosi'.

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    3. Il pregio di Tarantino è che butta dentro i suoi film cento occasioni per andarsi a documentare, anche solo dei tanti film di serie B che decide di omaggiare. Il problema del pubblico è che davanti ad un’occasione così, troppa parte di pubblico preferisce ripetere a pappagallo invece di coltivare quella sana e bella curiosità che dovrebbe portarti a documentarti e scoprire. Invece siamo ancora a «… la tuta gialla di Kill Bill» ed io che ringhio ;-) Cheers

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    4. Preferisco film che distorcono i fatti volontariamente piuttosto che false ricostruzioni che imbellettano o alterano un racconto trincerandosi dietro al biopic o al "tratto da una storia vera". In un modo o nell'altro, i film distorcono sempre i fatti. Qui ci sono personaggi inventati accanto a personaggi reali che vengono palesemente resi caricature o comunque idealizzati. Preferisco che venga fatto consapevolmente in un film che tratta del cinema a 360°, ricordandoci costantemente che il cinema è finzione.

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    5. Sono totalmente d'accordo, il cinema non ha il dovere di essere realistico, le biopic creano strani mostri fatti a forma di Luigi il Cosplayer di "Bohemian rhapsody" di fatto una "Fake news" su pellicola, brrrr. Cheers!

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  10. caro ragazzo sai che mi piaci e da quando ho saputo che facevi scuola guida in via arthom anche di più-

    però secondo me sulla scenetta di bruce lee reagisci male e prendi troppo sul serio il tutto - e sbagli

    da come ne parli sembra che hai conosciuto bruce lee ma magari invece era veramente così- e che male c'è-

    tu dici truzzetto di periferia invece per me appare come un duro.

    bruce lee è un duro clif è un duro .

    hanno una discussione e si chiariscono . nessuno si fa male e poi arriva la più dura dei duri ( zoe bell ) e prende a calci entrambi. FINE
    da noi a Nichelino cose del genere succedono spesso e siamo felici così-

    non sono daccordo sul fatto che secondo te quella scena esista, ...."era necessaria in preparazione del finale far capire che Cliff è una bestia in grado di tenere testa a chiunque, quindi tanto vale usare il migliore di sempre...".
    secondo me non c'è bisogno di quella scena per far capire che clif ( che per inciso è il mio vicino di casa) è un duro. secondo me non è una bestia .
    è solo un giusto e non entri in casa di un giusto con dei coltelli.

    tarantino aveva voglia di citare bruce elee e l'ha fatto.

    non ti arrabbiare-

    è tutto un gioco

    saluti da Geppo

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    1. Ma quindi tu sei Roman Geppo Polański ;-)
      Una bestia nel senso di forte come un toro e duro come un chiodo da bara, non era un dispregiativo ma un aggettivo positivo, a Nichelino si dice ne sono sicuro.

      Certo è chiaro che sia tutto un gioco, potrebbe anche essere la scena per come si è svolta nella testa di Cliff per come è sviluppata, però è dal 2003 che quando sento qualcuno dire «… la tuta gialla di Kill Bill» mi rendo conto che Tarantino è in grado di passare come una pialla, che poi non è colpa sua, ma più di una parte di pubblico. Cheers!

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  11. Non ho ancora visto il film (lo so! Sono una brutta persona!) quindi non posso giudicare il film. Premetto che adoro Tarantino alla follia dai tempi di "Reservoir Dogs" però su diverse scene dei suoi tanti film provo anche sensazioni ambivalenti.
    Mi spiego meglio !
    Ritengo che Tarantino sia un vero amante del Cinema tout court, che conosca bene la materia di cui parla e che abbia una grandissima capacità tecnica. I suoi film sono un misto di ispirazioni nutritesi di un milione di film di serie B tratti da varie cinematografie mondiali: Italiana, messicana,spagnola, filippina, inglese e così via,il tutto mescolato anzi frullato assieme in un calderone magico. Vedere cose come "Kill Bill","Pulp Fiction "o "Django Unchained" in momenti diversi mi hanno riconciliato con il Cinema.
    E allora dove sarebbe il problema?
    Il fatto per me è che c'è un altro aspetto della poetica tarantiniana che ha nei miei confronti un effetto respingente ed è quello che tu stesso hai definito come l'eccessivo aspetto logorroico dei dialoghi tarantiniani ed il loro sembrare spesso irreali e fuori contesto. E questo non è un aspetto che ho notato oggi ma un marchio di fabbrica della poetica del nostro esistente già dai tempi di "Reservoir Dogs", non che questo sia un male però alle volte da spettatore mi sembra che questo insistere disequilibri un poco i film di Tarantino.
    Nonostante questo però continuo ad adorarlo e ad apprezzare i suoi film.

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    1. Tarantino ha questo colpo in faretra, definire alcuni dei suoi film, come i film che i personaggi delle sue pellicole andrebbero a vedere al cinema. Come a dire, ho un livello di finzione, ancora abbastanza realistica (“Reservoir Dogs", “Pulp Fiction”) poi ne ho un altro, posticcio al quadrato, ad esempio “Kill Bill” con i suoi porta katana accanto al sedile dell’aereo è un film che Mr. Orange andrebbe a vedere al cinema, così come “Django Unchained” e “Bastardi senza gloria”.
      Poi il ragazzo è logorroico, non si scappa, e in questo nuovo film forse lo è più che mai ;-) Cheers!

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  12. Carabara, non ho visto l'ultimo Tarantino e sono sicuro ( quasi ) che lo vedrò a pezzi dopo il crepuscolo quando sarà in the SKY - come altri suoi lavori da Django in poi - perché sono " vechieto " come dice Crepascolino e non reggo un film + lungo del primo Dumbo ormai, ma TI RINGRAZIO di cuore e senza alcuna ironia perché concordo con la tua idea di cinefilo che nuota in un oceano di pellicole di serie B e Zeta confuso ( a volte ) e felice ( sempre ) e ho realizzato ora e grazie a te che la mia adolescenza nei cinema e nei cineforum e la mia militanza nel mitico e mai dimenticato De Amicis di Milano dove ho passato domeniche con gli amici a vedere retrospettive di Malle e Tarantino e Stone e co NON fanno di me un cinefilo. Nonono. Ed Wood non abita qui. Sorry, Ed. Non mi interessano i tuoi pomodori assassini. Non mi interessavano nemmeno prima di diventare vegetariano. Le finestre si chiudono. La luce è meno intensa. A breve potrò tollerare solo Duel. Comincerò a guardare l'orologio anche mentre Jimmy Stewart discure con i suoi studenti assassini in Nodo alla gola o tirerò anche io le linguine contro il muro come Walt ne la Strana Coppia. Credo Quentin lo sappia che la deriva è questa e non solo mia e per questo abbia deciso di ritirarsi dopo aver detto al mondo cose ne pensa di Bruce Lee. I miei soffia dicono che nel prossimo film sarà anche + spietato col fratello Stan ( era anche ora che qualcuno desse a Jack e Steve quello che è di Jack e Steve ) e pare che il fratello Jim - che è un mammasantissima della Distinta Concorrenza - stia già gongolando... Se C'Era una Volta nella Casa delle Idee dura novanta minuti, potrei andare a vederlo al cine. Ciao ciao

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    1. C’eravamo una volta noi che guardavamo Godard, ed ora invece lanciamo linguine. Anche secondo me il ritratto dato del fratello di Stan e Jim è una presa di posizione nemmeno velata. Parliamo dello stesso che nei ringraziamenti di “Le Iene” ha inserito (se non ricordo male) Lionel White, ma non Stanley Kubrick, perché “Rapina a mano armata” è stata fonte di ispirazione, ma i suoi gusti gli impedivano di citare Kubrick (storia vera se la memoria non m’inganna). C'era una volta nella Casa delle Idee è già il mio film del cuore, vorrei Bryan “più grande attore del mondo” Cranston dietro agli occhiali del sorridente ;-) Cheers!

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  13. Voi ridete e scherzate e io sono qua che sto bollendo perché devo ancora riuscire a vederlo! C'ho una tristezza addosso che levati...
    E per non spoilerarmi nulla non sto manco leggendo post, recensioni e commenti.

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    1. Birretta per consolarti? Tranquillo oggi esce anche il nuovo "Rambo" così, tanto per distrarti dall'idea ossessiva di Quentin. Cheers!

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    2. Oggi, 25 settembre sono 19 anni da la "Dunk de la mort"... Così partecipo alla discussione e non mi sento inutile! ;-)

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    3. Mi pare che avessero scommesso dei soldi in squadra, per chi tra gli americani avesse fatto la schiacciata sul più alto degli avversari, per quello KG lo ha preso a spintonate dopo, era il suo modo di dirgli che aveva vinto (storia vera). Cheers!

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  14. Premetto che mi è piaciuto e pure tanto. Siccome però sono un gran cagacazzi qualche difettuccio glielo ho trovato:
    1) forse è il film più "scorsesiano" di Tarantino. Hai notato anche te che ci vogliono 2 ore e 40 per raccontare una storia che alla fine è molto essenziale. Non perché capitino poche cose, ma perché ne succedono tantissime di "superflue" ma magnetiche. A me ha fatto venire in mente "Quei bravi ragazzi", che ha un altro punto di contatto nella colonna sonora praticamente ininterrotta. Questo di per sé non sarebbe certo un male, anzi, ma quando mi fai venire in mente "Quei bravi ragazzi" hai già un po' perso in partenza, specialmente se ti chiami Tarantino e le mie aspettative sono altissime (se l'avesse girato Micheal Bay un film alla Scorsese di certo non mi lamenterei :D).
    2) Quel tipo di finale gli era riuscito meglio in "Bastardi senza gloria". Io la storia la sapevo e quindi su di me ha avuto effetto, ma in molti posti che non sono gli USA la vicenda è conosciuta relativamente (negli USA intervistano periodicamente i responsabili e sono conosciutissimi), dopotutto è un fatto di cronaca nera di 50 anni fa, non saperne i dettagli non è grave come non sapere come è morto Hitler. Per carità, per il pubblico americano Manson è più conosciuto di Hitler, ma come avremmo reagito se Tarantino fosse stato, ad esempio, turco e avesse cambiato il finale di un fatto di cronaca nera nell'Ankara del 1969? La cosa paradossale è che la Turchia è addirittura più vicine che da noi.

    Ovviamente sono difetti di poco ponto ma mi faceva piacere riportarli. Riporto anche l'opinione di mio padre che condivido fino a un certo punto, ma mi ha fatto riflettere: secondo lui il fatto che nel film vengano uccisi questi che sono tuttora vivi e vegeti potrebbe essere visto come un elogio della pena di morte, infatti loro hanno l'ergastolo in quanto nel '73 fu abolita la pena capitale in California. Non so se lo pensi Tarantino, ma di sicuro in molti in sala avranno pensato "è vero cazzo, ammazziamoli tutti questi fottuti criminali".

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    1. Errata corrige: "Più vicina degli USA rispetto a noi"

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    2. No no, io sono pro fare la punta ai chiodi ;-)
      1.Una trama che può essere riassunta in undici parole, spalmata su 2 ore e 40, Scorsesiano nello stile e Felliniano nella malinconia per un certo periodo, è normale che stia spiazzando buona parte di pubblico, potrebbe essere il suo lavoro più personale, e poi detta tra noi, contro zio Martino vanno sotto quasi tutti.
      2.Era riuscito meglio perché era la prima volta che lo utilizzava, avesse fatto questo film prima e poi i suoi “BEsterdi”? Non so, non lo sapremo mai ;-) La questione abolizione della pena di morte da cui è scampato Charlie Manson è un paradosso tutto americano, io non sono a favore delle pena capitale (anzi), ma non la vedo in maniera così drastica. Altrimenti molti eroi cinematografici sarebbero da considerarsi a favore della pena capitale.

      L’esempio con la Turchia è calzante, un posto che è peggio di Las Vegas, quello che succede in Turchia resta in Turchia. Cheers!

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    3. Tranquillo, si capiva il concetto ;-) Cheers

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  15. Grandissimo come sempre.
    Hai colto il punto: Tarantino ti fa due scene da venti minuti cadauna per giustificare, rispettivamente, uno schiocco di dita e la presenza di un lanciafiamme nella villa di Rick.
    Ma del resto stiamo parlando, prima che di un grande regista, di uno dei più grandi sceneggiatori di sempre, che non lascia nulla al caso...
    Per il resto, devo invece dire che mi è piaciuta parecchio la scena con Bruce lee, per quanto irriverente.
    Ovviamente va vista in chiave parodistica, ma non tanto di Bruce Lee quanto dell'atteggiamento del wasp nei confronti del diverso in quegli anni.
    Non dimentichiamo che si combatteva in Vietnam, e qualsiasi occhio a mandorla era un maledetto kong...

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    1. Sono un fanatico delle sceneggiature ad orologeria, in cui ogni elemento trova il suo posto e dopo essere stato introdotto nel primo atto, viene usato nel terzo, quindi puoi immaginare il mio gradimento ;-) Fa chiaramente parte della rappresentazione favolistica del film, ma mi piace la tua interpretazione, anche se sono sempre più convinto che Tarantino abbia voluto togliersi un Bruce-Sasso dalla scarpa. Cheers!

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  16. Sai Cass, sulla questione Lee, secondo me Tarantino trolla tutti, lo sa pure lui che non è realistica la sua visione ma è perfettamente in linea con quella della sua storia che è una favola ambientata a fine anni '60 dove ambiente e personaggi(realmente esistiti e non) sono solo pretestuosi alla storia che vuole raccontare. E' pieno di cazzate anacronistiche, inventante, di trovate grottesche ma forse è questo il suo bello. Mi dispiace solo che è un Tarantino manieristico, nel senso che non c'è una trovata nel film che non avesse già usato. Speriamo che sia una specie di best of in attesa di nuovo carburante per la sua mission cinematografica. Come al solito ti faccio i complimenti per la rece, se non ci fossi andresti inventato.

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    1. Ecco, sottoscrivo quello che dice Mirko, sulla controversa scena Bruce Lee

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    2. Sicuro, anche perché altrimenti ci sarebbero delle cosette da dire anche su Steve McQueen ;-) La penso come te, è un Tarantino che si affida al suo mestiere, che resta comunque ottimo e abbondante, come molti autori si ripete, infatti molto pubblico lo ha capito al volo. In quanto film così personale ci sta che lo abbia fatto, però capisco perché parecchi nasi si siano arricciati. Grazie mille, gentilissimo! :-D Cheers

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    3. Ci sta come interpretazione, nessuno dei personaggi è da intendere come reale (a partire da Sharon Tate) ma il maestro Bruce Lee è quello che ne esce peggio. Cheers!

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    4. Per assurdo Cliff Booth è più simile allo Steve McQueen reale che lo Steve McQueen del film al se stesso reale.

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    5. Per spiegare la stessa cosa io ci avrei messo circa 200 parole (comunque meno di quelle che avrebbe usato Tarantino) ma non si può spiegare meglio di così. Cheers!

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    6. Sono d'accordo sul fatto che il più grande limite del film sia l'aver riciclato vecchie trovate senza aggiungere niente. Potrebbe quasi sembrare girato da un fanboy maniaco che gioca a imitare Tarantino, almeno nella messa in opera.

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  17. Ho atteso il film con la curiosità di una persona pronta a scoprire nuove mete, l'ho visto con l'attenzione di chi scruta l'orizzonte per cercare la terra ferma dopo mesi di navigazione in aperto Oceano ma, alla fine, sono rimasto deluso. La costruzione delle scene ha la tipica geometria di Tarantino, un maestro nel mettere in scena le persone, i dialoghi sono estremamente curati e naturali, altra grandissima abilità di Quentin, la ricostruzione di quel periodo è talmente meticolosa che pare di esserci dentro; eppure sento che manca qualcosa. Manca la battuta da citare a memoria e da tramandare ai posteri (ripenso a "Le iene" o "Jackie Brown") e manca il fatto. La vicenda si innesta nella storia (quella che all'epoca era cronaca ed oggi è Storia) ma il contorno è solo abbozzato; si vedono le sagome ma i titanici Brad e Leo rubano la scena a tutto e tutti, nobilitandola. Alla fine ho avuto il sentore di una virile amicizia che, suo malgrado, ha da raccontare un evento terribile evitato (magari fosse vero!). Le due figure si stagliano su di uno sfondo che potrebbe essere un telo sul quale scorrono immagini.
    Magistrale la messa in scena della parte "horror", mefistofelico nel mostrare "...Wolf" sulle etichette del cibo per cani (e quel disegno pare una stilizzazione di Harvey Keitel). Insomma, Tarantino ama il cinema, lo cita, rielaborandolo, si auto cita (ma senza compiacimento) e poi si lascia sfuggire gli intrecci (penso a Kill Bill ed ancor più a Pulp Fiction) forse perchè distratto dal suo stesso giocattolo. Si, perchè Quentin, stavolta, guarda ad Hollywood come un bimbo guarda il suo giocattolo: con gli occhi che brillano. Ma c'era una volta a Hollywood, ed ora non c'è più.
    Nizortace.

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    1. Grazie per l'ottima analisi Nizortace e benvenuto su questa Bara Volante ;-) Ho poco da aggiungere perché la tua descrizione è ottima, solo che in quello sguardo malinconico (e logorroico) mi ci sono ritrovato, forse per il modo in cui la serie B viene guardata con lo stesso amore della serie A, mi spiace che non ti sia piaciuto. Se mai Quentin finirà la sua filmografia con dieci film (non ci credo, ne dice tante...) un giorno magari sarà più chiaro che questo è il suo titolo più personale. Cheers!

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    2. Aspettarsi d'essere stupiti credo fosse l'approccio sbagliato. Il "C'era una volta" nel titolo era una dichiarazione d'intenti, un viaggio indietro nel tempo, idealizzato. Capisco la delusione, e in parte la condivido. Ma anche questo film ha un senso nella sua filmografia, forse diverso da quello che ci saremmo aspettati.

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  18. L'ho visto Sabato come penso buona parte di quelli che lo hanno già visto e devo dire che mi è piaciuto parecchio. Un omaggio al cinema di quell'epoca con un grande Leonardo DiCaprio e un Brad Pitt forse ancora meglio, per quanto mi riguarda. Margot Robbie si vede poco, ma è una Sharon Tate perfetta.

    Sulla scena in cui Margaret Qualley è in auto con Brad Pitt ho pensato esattamente la tua stessa didascalia.

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    1. Basato sue tre attori, che davvero fanno tutto il film. Dai è impossibile non pensarlo ;-) Per altro Margaret Qualley (che avevo già trovato molto caruccia in “Death Note”) giocandosela bene qui ha avuto una bella vetrina. Speriamo non faccia la fine di Vanessa Ferlito ;-) Cheers

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  19. sono del tutto d'accordo, a me è piaciuto molto.
    a proposito di cinefili ecco un sottotitolo per il film: Il viale del tramonto di Rick Dalton

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    1. Il cinema di serie B è diventato piccolo, lui è ancora Rick “Fuckin” Dalton ;-) Cheers

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  20. Ottima recensione Cassidy������, very good caro blogger preferito.

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  21. "Serie A e serie B, eterni vicini di casa come Rick Dalton e Sharon Tate."
    Mi hai fatto venire uno di quei pipponi metacinematografici che, forse, finiranno sui libri di storia fra 10 o 20 anni (eh sì, sono modesto, ma ritroviamoci qui fra 20 anni e vedremo se non ci ho visto giusto).
    Il vero capolavoro di Tarantino non è "un film che ha fatto" ma aver creato cinema di serie A distillandolo da pacchi di serie B. Ha nobilitato generi, pellicole, nomi, dimenticati e sconosciuti ai più. Ha preso la serie B portandola in A.
    Penso di aver capito il senso e le intenzioni di questo film, ma l'ho trovato il meno riuscito dei suoi. E un po' me lo aspettavo, i segnali c'erano da The Hateful Eight, perciò la delusione non è stata così cocente. Anche perché ho scoperto Tarantino con Le Iene, l'ho sempre considerato il suo capolavoro, e continuerò a pensarla così.
    "C'era una volta" mi avrebbe stupito se fosse stato diverso, ma era palese anche solo dal titolo, e dalla vicenda di Sharon Tate sullo sfondo, che sarebbe stato una specie di grande sogno con tante licenze e revisioni storiche. E ci sta. Quentin ha voluto giocare con tutto ciò che ama, film, generi e attori (i "suoi" e quelli vecchi).

    Da rivedere e rivalutare in futuro. Se questo sarà davvero il suo ultimo o penultimo film, fra 20 anni lo interpreteremo diversamente, per quel che significa nel suo percorso e di ciò che lui ha rappresentato per quasi 30 anni, con così pochi film.

    p.s. mi associo, su Bruce Lee è stato imperdonabile.

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    1. Hai fatto bene a scriverlo, meglio lasciarle in vista in rete queste teorie, una prova per il futuro ;-) Secondo me sarà più facile e quasi naturale rivalutarlo in futuro, i film cambiano quando analizzati dal futuro. Cheers!

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  22. Sono fra quelli che come la Bolla sono usciti un po' interdetti dalla sala. Lo so che ho visto un bel film che ha ricostruito alla perfezione quegli anni, che dentro ha due attori al loro meglio e un finale pieno di magia (e splatter, ma va bè), ma non nego che le tante divagazioni di Tarantino mi hanno spossato.
    Leggendoti però ho capito di più e ho capito anche il perché di quel punto di domanda avendo pregiudizi tutti miei su quel "cinema di serie B" che citi. Lo rivaluto in parte, quindi, ma resto anche non troppo entusiasta che certi punti di domanda si fatica a cancellarli.

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    1. Mi rendo conto che essere partito senza aspettative (anzi, anche un po' pronto "alla rissa" con Tarantino) e avere una certa predisposizione per la roba di genere deve avermi aiutato. Per certi versi penso che sia il film più romantico mai diretto da Tarantino, romanticismo da cinefilo certo. Secondo me con il tempo salirà di punti, un giorno probabilmente capiremo che questo era il suo film più personale. Cheers!

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  23. Ma perché si incacchiano tutti per come è mostrato Lee nel film ?
    Ma voi lo avete mai conosciuto ?
    Sapete se davvero era una persona diversa da come lo rappresenta Tarantino ?
    Io non lo so, per questo evito di dare giudizi.

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    1. Incontrato purtroppo no, ma avendo portato avanti una filosofia opposta alla rappresentazione che ne viene fatta nel film, i motivi di lamentela ci stanno. Poi comunque di questo si tratta, una rappresentazione in un film dove realtà e finzione si mescolano (cioè come in tutti i film). Cheers!

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  24. Mostrare una filosofia è una cosa, attuarla nella vita privata un altra.
    Ripeto, io non conoscendo Bruce non posso giudicare se fosse un arrogante o un umile, ma se una volta diventato famoso, avesse cominciato a tirarsela pensando a tutti quei produttori che lo guardavano dall' alto in basso in quanto cinese e che ora venivano a baciargli il culo, lo capirei benissimo.

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    1. Questione vita privata non mi ci addentro nemmeno, al cinema quella filosofia era ben chiara. Che poi Lee fosse un po’ arrogante ci può stare, capita quando sei il “pistolero” più veloce del mondo e tutti vogliono batterti per farsi un nome ;-) Cheers

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  25. Onestamente il film non mi è piaciuto molto ma è sicuramente ben realizzato. Anche se tramite te ed altri colleghi molto più bravi del sottoscritto sono riuscito a rivedere molti punti, continuo ad avere la sensazione di aver visto un trailer di 3 ore per il prossimo film di Tarantino che un film vero e proprio.

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    1. Ti ringrazio ma non buttarti giù così dai! ;-) Mi dispiace che non ti sia piaciuto, sta dividendo molto, eppure non vedo più dei solito problemi di qualunque altro film di Tarantino, credo sia un problema di cosa ci si aspetta da un autore così caratteristico, non vedo altre questioni. Cheers!

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  26. Alla fine sono riuscito a vederlo anch'io al cinema, ed ora posso leggermi tutte le rece, compresa la tua. Sono d'accordo al 100% col titolo della rece, una mia sodale ha invece titolato ' il testamento di Q'. Io l'ho viato semplicemente come l'ennesima dichiarazione programmatica, l'amore xconfinato di Q. per il cinema (Ao B che sia) e per l'immenso potere che esercita (Eiszenstein, Coppola... per citare registi che hanno cambiato materialmente il mondo). Inoltre, l'amore manifesto per il cinema italiano, dovrebbe farci scoppiare il cuore d'orgoglio.
    P.S. sulla sequenza di Bruce pensavo peggio. La verità? Preferisco 1000 volte l'approccio che ci mostra Bruce per quello che principalmente era, un attore e un uomo di cinema, piuttosto che l'elegia posticcia voluta dalla moglie, il bel Dragon che però è davvero intriso di ruffianeria fan-service ante litteram.
    Infine, amo Tarantino perchè ancora una volta ha spiazzato tutti, conpresi i voyeur che si aspettavano un massacro di una donna incinta e amici in stile Oliver Stone, e si ritrovano con l'ennesimo abbraccio di Quentin al Cinema. Meravigloso.

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    1. Sono felice che ti sia piaciuto, ha spiazzato anche i suoi estimatori è questo il bello ;-) Ed io che mi ero tirato su le maniche per far rissa con Quentin, alla fine mi sono ritrovato al bancone ad offrigli da bere, perché se uno ama il cinema, lo ama tutto senza riserve, se facessimo così, sarebbe più facile capire affermazioni riguardanti “parchi a tema”, e la cinefilia non sarebbe come ogni cosa in Italia: Cieco tifo da stadio.

      No no, con la signora Lee non si scende a patti, ogni volta che si è mossa è stato per descrivere il marito come un santo laico, “Dragon” è anche più irritante dell’uso fatto da Tarantino di Bruce Lee, questo sono anni che lo dico, più o meno dal prossimo passaggio (dei tanti) in tv di quel film ;-) Cheers

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  27. Credo che questo film di Tarantino sia un regalo a stesso ed a quelli che sono cresciuti conoscendo nel profondo del proprio animo certi eventi

    Sapere da avanti ieri chi sia charlie da poco a chi lo vede arrivare davanti a casa

    Come i ragazzi che sai a breve andranno a distruggere la vita di diverse persone

    Conoscere profondamente gli avvenimenti da sempre crea una tensione non da poco al loro avvicinarsi sempre di più alla pregnant sharon

    Ma quando capisci che sbagliano casa per trovarsi davanti ad un eroe in acido ed il suo superdog...ho esultato

    Personaggi costruiti con grande cura per arrivare a mettere in pratica questo grangugnolescodarioargentianoluciofulcesco finale

    Bene
    Bravo
    Bis

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    1. La scena dei piedi sul cruscotto spiega cosa avrebbe dovuto fare roman a quei tempi per non finire nei guai...
      Dimmi quanti anni hai...davvero

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    2. Lavoro di cesello ed enorme amore per i personaggi (un po' meno per Lee e McQueen), ma in ogni caso un gran bel film, poi i lanciafiamme migliorano tutto ;-) Cheers

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    3. Esatto, troppo vecchio per farsi fregare così, Cliff, non Roman. Cheers!

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