venerdì 30 agosto 2019

Rambo (1982): Mostro in tempo di pace, soldato in guerra

Sta per uscire in sala “Rambo: Last blood” il quinto capitolo della guerra personale del soldato più famoso della storia del cinema e questa Bara Volante non può perdere l’occasione per ripercorrere tutte le tappe di una delle più grandi icone della storia del cinema.

Come abbiamo visto, il personaggio di Rambo nasce tra le pagine del romanzo Primo sangue scritto da David Morrell, un soggetto che attira subito l’attenzione di Hollywood fin dalla sua uscita nel 1972, perché offre un punto di vista nuovo sui reduci del Vietnam e in qualche modo porta la guerra (e i suoi effetti) direttamente in casa, sul territorio americano. Il piano è quello di farne un film drammatico sullo stile di “Taxi Driver” (1976) non a caso un’altra pellicola che parlava di un reduce che non riusciva più ad integrarsi nella società. Ma definire il passaggio da carta a grande schermo complicato, sarebbe peccare di ottimismo.

Il film viene offerto a tutti i registi e gli attori in circolazione, no sul serio, volano così tanti nomi che per trovarne di più toccherebbe sfogliare gli elenchi del telefono. Il ruolo da protagonista viene proposto a Clint Eastwood, Robert De Niro, al solito Nick Nolte (che li ha rifiutati tutti, da Superman a Jena Plissken), entrambi i Douglas, Michael e papà Kirk, ma anche a Paul Newman. Steve McQueen dovette rifiutare perché troppo vecchio, mentre Al Pacino fece lo stesso, quando gli vietarono di interpretare il personaggio in modo da renderlo completamente matto (storia vera). Nella disperazione di trovare un attore, bussarono a tutte le porte anche a quella del nostro Terence Hill che rifiutò perché per lui il film era troppo violento.

La mia combinazione preferita tra le scelte mancante, però, resta quella di Kris Kristofferson, identico al personaggio del libro (solo di qualche anno più vecchio) con la speranza che convincesse il suo amico Sam Peckinpah a dirigerlo, forse loro sarebbero stati quelli giusti per adattare fedelmente Primo sangue per il grande schermo.

Non è quello che David Morrell sognava, ma quanto è mitica la locandina Italiana?
Ma la svolta ha un nome e un cognome, anche piuttosto famoso: Sylvester Stallone. Fresco del successo di Rocky III accetta ad una condizione: vuole rimettere mano alla sceneggiatura. La produzione viene bloccata per sei mesi per permettere a Sly di modificare quanto già scritto da Michael Kozoll e William Sackheim, quando, poi, per la regia viene assunto Ted Kotcheff, la produzione parte senza guardarsi più indietro.

Qui bisogna avere chiaro in testa un dettaglio fondamentale: Sylvester Stallone ha sempre avuto delle idee molto chiare per i suoi personaggi e come sceneggiatore (e regista) non ha mai dimenticato qual è il suo pubblico di riferimento, lo stesso che premiandolo al botteghino ai tempi del primo Rocky, gli ha permesso di smettere di dormire sui divani degli amici (quando andava bene) e di ricomprarsi il suo bullmastiff di nome Butkus (storia vera).

Lo Stallone autore, ha sempre un occhio puntato verso il pubblico che in sala ci va per davvero, questo lo ha portato all’apice della sua fama nel 1985 a sfornare due pellicole di propaganda come Rocky IV e “Rambo 2” (a breve su queste bare), ma il tutto sempre all’interno della sua poetica dei perdenti iniziata proprio con il primo Rocky. Proprio per questo “First Blood” – da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa solo “Rambo” per continuare la tradizione dei titoli ad personam dei film di Sly che con il tempo ha anche generato mostri – è la storia di un altro perdente, ma ha anche la volontà di provare ad intercettare, almeno sul grande schermo, i malumori del popolo americano.

“Cercavo solo il bidone della carta, per buttare il bicchiere”
Di tutte le guerre combattute dagli Americani che per non perdere il vizio ne hanno sempre qualcuna in corso da qualche parte nel mondo, quella del Vietnam ha fatto perdere idealmente la verginità al Paese della torta di mele e della libertà per tutti. I reduci della Seconda Guerra Mondiale sono stati ribattezzati “The Greatest Generation”, quelli che hanno combattuto contro un nemico malvagio e tornando a casa, sono stati celebrati come eroi, dando il via alla ricostruzione e ad anni di economia fiorente, i reduci del Vietnam, invece, accolti a sputi e insulti negli aeroporti erano la testimonianza vivente degli errori (e degli orrori) compiuti da laggiù e per questo abbandonati a loro stessi nel totale disprezzo, anche se molti di loro tornavano a casa feriti nel corpo, nella mente e magari vittime di qualche grave dipendenza da droga.

Sent me off to a foreign land / To go and kill the yellow man / Born in the U.S.A. / I was born in the U.S.A
Nel romanzo di David Morrell, Rambo è il frutto dell’ambiente militare, una macchina da guerra che per via dei traumi subiti non potrà più integrarsi in una società che non ha nessuna intenzione di riprenderselo. Stallone decide di trasformarlo nel buono a tutto tondo della storia, la vera vittima di una sporca guerra che altri hanno voluto, per farlo gli dona un po’ più di contesto, delle motivazioni e soprattutto un nome, John - mai usato nel romanzo - che poi è anche il più comune negli Stati Uniti.

Stallone sposta così tanto l’attenzione su John Rambo da sacrificare tutta la bella caratterizzazione fornita allo sceriffo Will Teasle nel libro, ridotto ad uno stronzo intollerante molto ben interpretato da un Brian Dennehy in stato di grazia. Di tutto il passato del personaggio nel film resta poco o nulla, giusto le medaglie al valore ricevute in Corea che si vedono dietro alla sua scrivania in ufficio, fine della caratterizzazione.

Quello che resta del personaggio originale, rimasto tra le pagine del romanzo.
John Rambo arriva nell’immaginaria cittadina di Hope (Nomen omen) non per vagabondare, ma per trovare un vecchio commilitone, lo fa con tutte le buone intenzioni, le tasche piene di roba (abitudine che condivide con il personaggio di Balboa), ma è costretto ad incassare la storia triste della morte di Delmar Berry, descritta in un modo drammatico, per mettere subito in chiaro che i tanto odiati reduci, sono persone proprio come il pubblico in sala.

"Certe volte mi sento un canguro con tutta questa roba nella tasca" (Cit.)
Per Stallone, “Rambo” diventa una risposta cinematografica al pessimismo cosmico di film come “Il cacciatore” (1978) e “Apocalypse Now” (1979): se ti farò vedere in faccio il “mostro”, se gli darò un nome, una storia e ti racconterò quello che ha passato e deve ancora passare anche tornato in patria, farà ancora così paura?

It's a long road / when you are alone.
Ecco perché “Rambo” da questo punto di vista è totalmente schierato, John arriva in città con ottime intenzioni e Teasle lo conduce fuori dalla sua giurisdizione senza nemmeno ascoltarlo («Qualche legge mi vieta di mangiare qui?», «Sì, la mia») e quando lo arresta per vagabondaggio e possesso del coltello, tutti i poliziotti devono essere per forza uno più stronzo dell’altro (infatti uno è Chris Mulkey, tra le facce da cattivo preferite da Walter Hill) e l’unico che prova a mostrare un minimo di empatia per Rambo – il rosso David Caruso, futuro Horatio Caine di "CSI: Miami" – verrà presto ridotto a più miti consigli con le cattive dallo sceriffo.

"A me piaceva solo CSI: Las  Vegas"
Armare Rambo con un gigantesco coltello (i critici seri con la pipa e gli occhiali che odiano i film d’azione, parlerebbero di simbolo fallico, ma questo è un blog serio. Si fa per dire) è un’altra scelta di Stallone che ha chiesto di disegnare l’arma ad uno specialista del settore, per renderla più multiuso possibile (storia vera) ed è un altro punto in comune con Rocky. Ricordate che lo “Stallone Italiano” piantava coltelli nelle pareti di casa, per usarli come appendiabiti?

Affilati segni di continuità artistica.
“Rambo” sarà anche uscito negli anni ’80, ma ha uno spirito ed un aspetto da film degli anni ’70 (che per me resta il complimento migliore che si possa fare ad una pellicola), Ted Kotcheff è il regista giusto al momento giusto e anche grazie al miracoloso lavoro di fotografia di Andrew Laszlo, tutto risulta incredibilmente realistico, anche quando lo scontro tra Rambo e Teasle si trasforma nella versione in grande di un duello da film western, però con degli M60 al posto delle classiche colt a sei colpi.

“Giusto una spuntatina alle basette, grazie”
Per arrivare a quel finale in crescendo il film prima ci fa completamente patteggiare per Rambo e lo fa con i piccoli dettagli: il modo in cui Stallone si tira continuamente su il colletto del giubbotto da reduce, inadatto ad affrontare le temperature locali, oppure con la famigerata scena della doccia, anzi sarebbe meglio dire dell’idrante, una tortura che a Rambo ricorda quelle subite durante la prigionia nel campo Vietnamita, a quel punto quando il personaggio fugge rabbioso – ma rigorosamente senza ferire nessuno dei poliziotti – il pubblico è già tutto dalla parte di John.

“Qualcuno sa dove si trovano i freeeeeeeeeeeni?”
La fuga nei boschi è il momento che cambia la prospettiva, qui è Rambo ad essere nel suo elemento naturale e mi fa sempre sorridere che Orval (personaggio ridimensionato a comparsa rispetto al romanzo originale) sia interpretato da John McLiam, che in Nick mano fredda interpretava di fatto lo stesso ruolo: colui che portava i cani addestrati per inseguire il fuggitivi di turno.

“Loro scappano, e sempre a me tocca inseguirli, che vita infame”
“Rambo” trasforma per la prima volta in film d’azione, un tema che per gli Americani fino a quel momento, sarebbe stato un tabù raccontare, figuriamoci sotto forma di “action”. Stallone trova il modo di farlo rendendo il personaggio un buono assoluto, opposto a dei cattivi per i quali è impossibile patteggiare, infatti a metà film ormai il cambio di prospettiva è completo, si tifa spudoratamente per il reduce e le sue parole oltre ad essere il manifesto programmatico del personaggio (e di Stallone), fomentano: «Potevo ucciderli tutti, potevo uccidere anche te. In città sei tu la legge, qui sono io. Lascia perdere. Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare, lasciami stare».

Alla prossima riunione con i colleghi mi presenterò così.
Malgrado il totale controllo sul progetto, il primo montaggio del film non piaceva per niente a Stallone che pretese di rimontare tutta la pellicola e in particolare il finale (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo), raggiungendo il minutaggio “popolare” di 93 minuti, però, bisogna dire che il film ne ha solo giovato, perché davvero “First Blood” come i migliori film d’azione non ha un solo tempo morto, nemmeno quando introduce personaggi e dialoghi come, ad esempio, il Colonello Samuel Trautman.

Richard Crenna ha battuto la concorrenza di attori molto più blasonati, come Gene Hackman, Robert Duvall, Lee Marvin oppure Rock Hudson che ha dovuto rinunciare per sottoporsi ad un intervento al cuore (storia vera), ma di fatto con il ruolo di Trautman si è scolpito il suo ruolo nell’immaginario collettivo e nella storia del cinema. Se nel libro è soltanto un personaggio di contorno, nella filosofia di Stallone, il colonello non può che essere un personaggio che serve a far brillare Rambo ancora di più, infatti ogni volta che apre bocca snocciola una frase leggendaria come ti aspetteresti da uno che di fatto è il Creatore («Come ha fatto Dio in cielo a fare un uomo come Rambo?», «Non è stato Dio a fare Rambo, l'ho fatto io»).

"Io non sono qui per salvare Cassidy da voi. Io sono qui per salvare voi dai suoi sproloqui"
Trautman è il dottor Frankenstein venuto in città a cercare la sua creatura, i suoi intenti sono chiarissimi «Io non sono qui per salvare Rambo da voi. Io sono qui per salvare voi da lui», infatti è anche l’unico autorizzato a provare a parlare con John, quello che sa che niente potrà fermare la creatura a cui lui stesso ha dato la vita.

Se rielaborando il classico di Mary Shelley, il cinema ci ha insegnato che la creatura veniva assediata dai villeggianti ottusi in un mulino, nel tentativo di distruggerlo con forconi e torce, qui accade con lo stesso con un bazooka e una miniera. Un tentativo inutile che non fa altro che scatenare ancora di più la furia del “mostro di Trautman” sulla città.

Il “mostro” al massimo della sua furia.
Vi ero debitore di un’icona lasciata aperta, la chiudiamo subito: un dettaglio del primo montaggio del film che Stallone odiava, era il finale scelto dalla neonata casa di produzione Anabasis, di Mario Kassar e Andrew G. Vajna. Originariamente la storia prevedeva che Rambo venisse ucciso per mano dell’unico in grado di farlo, ovvero suicidandosi, una scena che di fatto è anche stata girata e che per la gioia di Stallone, è stata odiata fortemente dal pubblico durante le proiezioni di prova, ennesima dimostrazione del fatto che Sly il suo pubblico lo conosceva bene.

Questo ha dato campo libero a Stallone, un attore ricordato giustamente per i suoi muscoli e per un'espressività limitata che, però, quando vuole (e quando la storia lo richiede) sa essere molto intenso. Il finale di “Rambo” non è una morte fisica per il personaggio, ma più che altro una morte emotiva, uno sfogo che segue ad un crollo mentale, un momento che di “action” non ha nulla, visto che si tratta di un monologo recitato da un attore (il libro invece si risolveva tramite l’azione vera), ma rappresenta un apice emotivo, uno dei miei preferiti di sempre che doppiato da Ferruccio Amendola aggiunge anche qualcosa alla prova maiuscola di Stallone. Io ve lo dico, lo sanno tutti a casa Cassidy, ma anche dove lavoro, se per caso qualcuno fa l’errore (gravissimo!) di dirmi «È finita», io parto subito con «Non è finito niente. Niente! Non è un interruttore che si spegne!» (storia vera).

“Cassidy smettila di imitarmi, altrimenti tu sei il prossimo”
Dopo un finale così intenso non serve aggiungere altro, basta il tema bellissimo e malinconico del grande Jerry Goldsmith, impreziosito dalla parole cantante da Dan Hill (It's a long road / When you're on your own…) che fanno per Rambo quello che Bill Conti aveva già fatto per Rocky e un fermo immagine sul primo piano di Stallone, il cui personaggio ancora una volta perde, ma di fatto vince con se stesso, di sicuro con il pubblico, perché al netto di un budget di 15 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, “Rambo” ne porta casa 125 regalando a zio Sly il suo secondo personaggio più celebre in carriera.

“Andiamo Rambo”, “A casa?”, “No a fare il seguito!”
Per sentire parlare di “Stress post traumatico” bisognerà aspettare ancora un po’, ma almeno al cinema “Rambo” cambia un po’ le cose, anche se il successo traviserà buona parte del messaggio anti-militarista di fondo della storia, i reduci al cinema troveranno un loro spazio e il successo del film trasformerà la piccola Anabasis, nella leggendaria Carolco, la casa di produzione che ci ha regalato tanti film del cuore, prima di inabissarsi per sempre.

Tutto questo è iniziato con “Rambo” che tutti identificano con una fascia rossa che qui esattamente in linea con la filosofia della pellicola è assolutamente funzionale (per bendarsi una ferita alla testa), ma che di fatto comparirà per davvero solo a partire dal prossimo capitolo, quindi lasciatemi dare a “Rambo” un’altra fascia rossa, quella dei Classidy!


Per questo film è tutto, ma non per John Rambo che terrà banco sulla Bara Volante anche la prossima settimana, non mancante, come dite? La rubrica è finita? Non è finito niente. Niente! Anzi direi che abbiamo appena iniziato, guardate un po' qui sotto?


Settembre sarà un mese dedicato a John Rambo, insieme a Lucius Etruscus abbiamo intenzione di far volare parecchio piombo rovente, con iniziative sui rispettivi blog tutte legate al personaggio. Troverete tutto riassunto nelle pagine qui sotto, per ora in aggiornamento, a breve piene di link a cui sparare… Cliccare! Volevo dire cliccare!

46 commenti:

  1. Meraviglioso il primo Rambo. Persino credibile se andiamo a vedere. Peccato che nei successivi lo abbiano trasformato in un supereroe a cui mancava solo la tutina di spandex.

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    1. Come spunto di partenza (che poi è quello del libro) si, sul fatto che lui non uccida nessuno nemmeno nella scena dell’elicottero, diciamo serve un po’ di sospensione dell’incredulità, ma il film è così efficace, così dritto nei suoi intenti che si accetta anche questo passaggio e si fa il tifo solo e unicamente per Rambo, Stallone aveva capito come arrivare al cuore del pubblico. Si, i due seguiti prendono quella deriva, ne parleremo! ;-) Cheers

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  2. Oh che bei venerdì che mi si parano davanti! Quel "I'm back!" che qualcuno esclamò nel 1995 calza a pennello pure al nostro Cassidy! (che dopo sto paragone camminerà minimo ad un metro da terra per tutto il giorno!).

    Ovviamente conosco a menadito il film mentre il libro è uno di quei tomi acquistati e mai aperti per pigrizia/mancanza di tempo (fresco fresco è arrivato l'altro ieri "Angel Heart" di Hjortsberg. Chissà in che anno lo leggerò!). Qualche aneddoto di produzione lo conoscevo (tipo del ruolo offerto a Don Matteo), ma quello del possibile due Kristofferson-Peckinpah mi mancava. E mi è cascata la mascella a pensare a cosa avrebbe potuto essere RAMBO con quel duo. Non che ci sia andata male con Sly a tirare i fili del film visto l'iconografia creata, ma come puoi non leccarti i baffi a pensare a questo materiale in mano a Sam Peckinpah?

    Bell'iniziativa ragazzi! Bravi.

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    1. Questo venerdì è iniziato bene e il tuo paragone è la ciliegina sulla torta, mille grazie! ;-)
      Il due avrebbe fatto un adattamento fedele di “Primo sangue” leggendolo nella mia testa, il protagonista del libro era un Kristofferson giovane, vedrai quando lo leggerai. Zio Sly ha tradito quasi tutto, questo “Rambo” è come il primo “Rocky”, un film con dentro uno spirito anni ’70, e un perdente come protagonista (tema caro a Stallone). I due personaggi hanno molto in comune, oltre ai collegamenti ovvi, ad esempio l’idea che il grande pubblico ha dei due personaggi, deriva più dai seguiti ben più muscolari, che dai capostipiti delle rispettive serie. Ancora oggi molti si stupiscono nello scoprire che Rambo e Rocky hanno origini, diciamo umili.

      Devo ancora sistemare bene il calendario, probabilmente anticiperò il giorno per Rambo, perché il venerdì lo riservo alla rubrica monografica sui registi, e ne ho una che sta per partire e sto finendo quella su Karate Kid. Insomma ho parecchia roba che bolle nella Bara ;-) Cheers!

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    2. Zio, fai scorrere la lista di lettura, perché "Primo sangue" è leggendario e "Angel Heart" è spettacolare!!!

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    3. Mi unisco all'invocazione di Lucius, un cambio di ordine di lettura, tra le cose da leggere è molto consigliato ;-) Cheers

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  3. Eh, in effetti spulciando l'elenco dei film mi sono chiesto MA RAMBO?!
    Beh...visto che molti li hai gia' recensiti, almeno su questo potro' dire la mia per direttissima.
    E meno male, aggiungo. Perche' e' uno di quei film che, lo ammetto senza vergogna di sorta, ha contribuito alla mia formazione. Culturale ed etica, oltre che cinematografica.
    Insomma...uno di quei film che, se non li avessi visti, non sarei quel che sono oggi. E dannatamente orgoglioso di esserlo.
    Certo che leggere del nostro Terence Hill mi fa sorridere. Voi lo immaginate ad uscire dalla centrale di polizia a suon di schiaffazzi col sottofondo dei La Bionda o degli Oliver Onions?
    Tutti parlano del rapporto speciale tra Stallone ed il suo personaggio popolare, Rocky. Ma se osserviamo bene, con Rambo il buon Sly ha fatto ancora di piu'.
    Ha preso una figura controversa come il reduce del Vietnam e lo ha trasformato in un'autentica superstar.
    Operazione che puo' prestare il fianco a parecchie critiche, ci mancherebbe. In primis sul fatto che non si puo' spettacolarizzare una tragedia umana.
    Come l'olocausto in Bastardi Senza Gloria. O la schiavitu' nera in Django Unchained (a proposito...visto che si parla dei bastardi e di Quentin, non e' che per il suo prossimo film ha in mente uno scherzetto molto simile? Ho il forte sospetto...).
    Vero, verissimo. Ma guardiamo come veniva utilizzata la figura del reduce a quei tempi.
    Tornava comodo come psicopatico e scheggia impazzita,che in virtu' di un addestramento militare dava pure filo da torcere ai poliziotti di turno.
    In tutti i telefilm polizieschi dell'epoca, ogni tanto spuntava il criminale reduce del Vietnam.
    E anche Callaghan, bonta' sua, ci e'cascato. Con Cielo di Piombo.
    Stallone ha ridato dignita' a quelli che erano dei poveri reietti ed emarginati,a modo suo.
    Facendo quello che fece con Rocky. Infondendogli la sua sensibilita' e la sua umanita', e mettendolo come ultimo tra gli ultimi.
    Oddio, magari con Rocky ha funzionato un filo meglio, ma anche qui...e' risultata efficace.
    Comunque, la caratterizzazione che Stallone riesce a dare a certi suoi personaggi ha dell'incredibile. Esegue una sovrapposizione totale, al punto che certe volte non capisci dove finisce l'attore ed inizia il personaggio. Quasi come se abbia due lati della sua personalita' che riesce a manifestare e ad esprimere solo quando si mette nei loro panni.
    Ci mette tutto se' stesso, cuore compreso.
    David Caruso me lo ricordo in primis nell'ormai mitico CRIME STORY di Abel Ferrara, ma soprattutto in NYPD BLUE a fianco di Dennis "Sipowickz" Franz. Almeno nella prima stagione, poi lo hanno rimpiazzato.
    Poi, certo, e' arrivato CSI e ha fatto il terno al lotto...

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    1. Ho imparato che il momento giusto per scrivere di certi film si presenta da solo, basta aspettare, ci tenevo ad avere Rambo su questa Bara perché per me (e per te) rispetta la definizione di Classido: Fondamentale individuale di cinema.

      A Stallone stanno a cuore i perdenti, gli ultimi degli ultimi perché lui stesso lo è stato a lungo, dici bene ha fatto qualcosa di grosso, usando il cinema per provare a sistemare i torti del suo Paese, questo lo ha portato a fare due film di pura propaganda (Rambo 2 e Rocky IV) però sempre con una sua chiara idea di cinema in testa. Chuck Norris deve a Sly uno dei suo personaggi più famosi, il Colonnello James Braddock di Rambo di Tuono/Missing in Action è nato sulla scia del successo di questo film ;-)

      A me fa sorridere quando dicono che è inespressivo (frase che nell’era dei cinefili su Internet vale per tutti, da Clint Eastwood a Nicolas Cage, bah!) un attore sicuramente limitato, anche molto, ma i personaggi che si scrive per lui, li interpreta alla grande riempiendoli di piccoli dettagli che li rendono diversi tra loro, è impossibile non notarlo ;-)

      Ho sempre simpatizzato per Caruso, il suo CSI era il più tamarro, ma è una faccia che spuntava spesso, peccato ora sia quasi sparito! Cheers

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    2. Anche io penso che Stallone sia un attore incompreso. Molto sottovalutato per le sue capacità attoriali soprattutto a causa delle sue prove "fisiche", però ha sempre dimostrato di possedere uno spessore umano (oltre che un innegabile carisma) che traspare in ogni ruolo interpretato. Cito spesso Nick lo scatenato dove interpreta un taxista sfigato che diventa per scommessa cantante country come prova della sua ecletticità e anche della capacità di interpretazione, oppure F.i.s.t., altra prova attoriale molto convincente...
      Forse è proprio il fatto di essere stato un loser e di portare questo spirito di redenzione e di rivalsa in ogni personaggio a renderlo tanto amato e anche "nazional-popolare", nel senso che viene più semplice identificarsi nei personaggi che interpreta, un pò perché alla fine è un uomo normale di stazza e anche dal punto di vista di cultura e istruzione personale che cerca un riscatto, mettendoci tutto quello che ha.
      Tutto il contrario di Schwarzegger che è sempre stato un super uomo, sia di costituzione che di cervello, quasi un personaggio mitologico (dove molta parte della mitologia se l'è costruita da solo, di fatto auto-promozionandosi e anche questo fa parte del suo genio propagandistico e delle sue capacità di businessman prima ancora che attoriali). Infatti, per fare un paragone semplice, difficilmente Scwarzy nei film è un personaggio sconfitto dalla vita, di solito è un ex (agente / militare / robot cattivo) che si è ritirato dopo aver raggiunto l'apice e vuole un pò di tranquillità che puntualmente viene rovinata dal cattivone di turno.

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    3. Quando era figo “F.I.S.T.” una vita che non lo rivedo, mi piaceva un botto. Stallone recita come uno scrittore che conosce bene i suoi personaggi, poi gradisce essere un divo, e anche molto. Schwarzegger invece è Superman venuto non da Krypton ma dall’Austria, non ha sbagliato nulla in carriera, poi ha dovuto aprire alle commedia perché ormai il cinema era più piccolo di lui. Stallone è come i suoi personaggi, trova sempre un modo per non andare al tappeto e restare sulla cresta dell’onda dove vuole stare, dove ha lottato per stare. Cheers!

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    4. Schwarzie e' un vincente, c'e' poco da fare.
      Sin dall'inizio si capisce che era destinato a grandi cose.
      Ha un istinto pazzesco, e sa capire al volo chi ha davanti.
      In questo, c'e' da ammetterlo, e' stato sempre piu' avanti rispetto a Stallone.
      Infatti, dopo un'iniziale pareggio, Sly si e' ritrovato sempre a inseguire. Anche se adesso si sta prendendo la sua rivincita.
      Ma giocando sul sicuro, eh.
      Perche' Rocky e Rambo sono immortali, intoccabili. Erano efficaci trent'anni fa, lo sono ancora oggi e lo saranno tra altri trenta.
      Ci doveva essere pure Cobra, ma e' andato storto qualcosa.
      Ve lo immaginate un Cobretti poliziotto in pensione? Vecchio, stanco, cinico e disilluso?
      Sly, intimamente, si sente un perdente. Ogni suo successo lo considera strappato a un destino avverso che lo voleva un signor nessuno.
      La cosa brutta e' che sono passati tutti e due come lo stereotipo di bistecconi tutti muscoli e niente cervello.
      Quando in realta' avrebbero voluto dimostrare l'esatto contrario.
      Sono due persone molto intelligenti, invece.
      Ne ho sempre condiviso la filosofia di fondo. Di sviluppare il corpo con l'allenamento per conoscere meglio se' stessi.
      Di Sly segnalo anche QUELLA SPORCA ULTIMA NOTTE.

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    5. Rocky e Rambo funzionano anche per i loro difetti, per quello si possono permettere di invecchiare, Marion Cobretti no, lui era inossidabile, oggi un vecchio Cobra sarebbe grottesco. Cheers!

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  4. Curiosità: è uno dei film preferiti di Stephen King. Ricordo che in un'intervista, riguardo uno spunto a un suo libro, raccontava di questo film(non ricordo quale) che aveva affittato in videoteca per la serata, ma, dato che non sapeva se gli sarebbe piaciuto; per sicurezza, quindi, aveva preso anche una copia della videocassetta di First blood. Con Rambo vai sul sicuro!
    Grande King, uno che di cinema ne sa a pacchi, anche se non sa proprio farlo.

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    1. Ah sì la conosco è una delle citazioni su King più quotate, a memoria era una cosa tipo: Ogni volta che affitto un film nuovo, affitto anche “Rambo”, così se il film fa schifo, metto su “Rambo” e sono sicuro di vedere un bel film. Le parole non sono proprio queste, ma il senso sì, come dargli torto? ;-) Cheers

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  5. Carabara, non posso non associarmi ai miei due amici ed ex allievi Tiz Sclavi e Claudio Castellini che fanno dire a Dyd - mi pare in Horror Paradise n. 48 - che a apprezzato il primo Rambo.
    Ricordo che al tempo lessi sul Corsera che era un riempitivo scelto da Sly tra un Rocky e l'altro. Il sogno di ogni produttore: costa poco , incassa tanto.
    Qualche tempo dopo lessi che Rambo era la storpiatura di Rimbaud come lo potrebbe pronunciare un americano medio che non parli francese.
    Confesso che non sono un fan di Stallone dopo il primo Rambo, ma ammetto che la sua idea di riscriverlo, sebbene cassata da todos al tempo , era interessante. Immagino che tu ne sappia qualcosa, ma per i tuoi discepoli iperbarici tento la sintesi.
    Sylvester " The Cat " Rambo è un reduce del 'Nam che tenta di tornare a fare l'intercalatore per i cartoni animati, ma qualcosa si è rotto in lui a Saigon e quindi si ritrova tassista a Nuova York fino a che litiga con un pugile fallito che vuole piallare un candidato alla presidenza ed è arruolato in una divisione della CIA dove deve leggere tutto il santo giorno i fumetti con gli animaletti antropomorfi di Warner Bros e Disney alla ricerca di messaggi subliminali nascosti e rivolti ai lettori di ogni età. Il lavoro perfetto per Rambo che, paranoico, vede complotti anche nelle storie di Nonna Papera e Ciccio, ma come sosteneva Edgar Hoover anche i paranoici hanno nemici e la sede di lavoro è attaccata da un commando proprio mentre Rambo è fuori a comperare tisane per tutti. Non vedremo mai I Tre Giorni di Titti, ma permettimi di scrivere che mi spiace. Ciao ciao

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    1. Questo film ha estimatori ovunque, anche inattesi, perché è “action” al 100% ma con quello spirito da film anni ’70 che lo rende autoriale, con delle cose da dire. Per il nome di Rambo (che si, prevede anche il buon vecchio Rimbaud9 al post di Lucius, una meraviglia!

      https://nonquelmarlowe.wordpress.com/2017/03/29/nel-nome-di-rambo/

      Ralph Bakshi e Martin Scorsese, i funny animal e Sydney Pollack, i crossover che nemmeno la Disney che possiede tutto può sognarsi di fare! :-D Cheers

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  6. È un bellissimo film, i cambiamenti rispetto al romanzo non pregiudicano troppo il risultato finale e come dici tu Stallone sa cosa vuole il suo pubblico e glielo da con tutto il cuore. Poi come detto da altri nei film successivi il personaggio perderà molto della sua carica di riscatto sociale per diventare un eroe classico dei film d'azione ma ci sta.

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    1. Stallone ha portato la storia del libro per mano dove voleva lui, ma ha avuto ragione, ha cambiato la cultura popolare, ha vinto lui. Anche secondo me l’evoluzione ci sta, anche se è stata tutta nel secondo film. Cheers!

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  7. Kristofferson diretto da Peckinpah avrebbe fatto esplodere il mondo!!!!
    Post grandioso e strepitoso inizio ^_^
    Purtroppo il "lascia stare" stare del doppiaggio italiano ha fatto perdere per strada una frase-simbolo del personaggio, che ho scoperto in questi giorni: "don't push it". Non premete Rambo, che poi lui vi spreme! :-D

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    1. Non riuscivo a pensare a loro due mentre leggevo il libro, quando spulciando ho scoperto che erano tra i candidati, non mi sono stupito troppo ;-) Vero, ma anche il “They drew first blood” riferimento al libro, considerando poi che Rambo è un tipo di mela, una spremuta di mele che non si dimentica ;-) Cheers!

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  8. capolavoro! Film che ho rivisto così tante volte che leggevo le citazioni con la voce di Amendola!

    E non dimenticare che Trautman invece era doppiato da Pino Locchi (voce di Sean Connery... e di Terence Hill! xD)

    Comunque non sono così negativo coi sequel, almeno il 2 è ottimo e chiude il cerchio degli "sconfitti" (il monologo finale "Io voglio... loro vogliono, e ogni altro ragazzo che è venuto fin qui e ci ha lasciato la pelle o ha dato tutto quello che aveva, vuole che il nostro paese ci ami quanto noi lo amiamo, ecco quello che voglio!" o la tamarissima "Sono io che vengo a prenderti!")

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    1. Ho scritto i post dei primi tre Rambo questa settimana, mi sono dovuto fermare prima del quarto, perché avevo da scrivere il post su un film, arriverà prossima settimana, tra la didascalie ne ho messa una che sembra uguale alla tua prima frase, e ho programmato il post ieri! (storia vera). Non sarò negativo con i seguiti, al massimo (spero) severo ma giusto, ne parleremo ;-) Cheers

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  9. Questo capolavoro (che ho visto 1 migliaio di volte) è stato rifatto, nella scena madre, da Corrado Guzzanti (la trasmissione era "Aniene")
    https://www.youtube.com/watch?v=ifAxtk_RwdI

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    1. Corrado Guzzanti e il suo umorismo mi fanno morire, "Aniene" era pieno di perle come questa ;-) Cheers

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  10. Semplicemente fantastico, l'azione dura e cruda che piace a me ;)

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    1. Rambo qui si cura le ferite e sanguina come in un Horror, oggi scatterebbe la censura subito, bei tempi! Cheers

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  11. Ho letto attentamente la tua recensione mio caro e mi è venuto voglia di rivederlo e sai perchè? Punto primo lo ricordo poco, punto secondo non ho una grande simpatia per Stallone pur avendo visto i suoi mitici Rambo e Rocky, punto terzo ed è il più importante , penso di non aver capito niente di questo film perchè raccontato da te mi sembra alquanto pregevole, non parliamo poi dei commenti e mi sento un pesce fuor d'acqua . Ma siccome scrivo quello che penso , lo rivedrò sotto un 'altra prospettiva e speriamo risulti migliore ( almeno per me..)
    Un abbraccio forte

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    1. Scusa se mi permetto, Nella, ma la bellezza di Rambo è il fatto che si presta a una lettura su più livelli. Effettivamente a una prima visione può sembrare il "solito" film su un reduce del Vietnam pazzerello che viene preso di mira da uno sceriffo senza empatia e sensibilità e che si trasforma in un mostro incontrollabile. Ma se lo vedi una seconda e terza volta si riesce davvero a percepire la sofferenza di chi ha creduto nel proprio paese e ci ha investito la sua vita e si è ritrovato abbandonato e senza prospettive per il futuro (un pò come succede a noi in Italia ma senza essere dei reduci). Stallone rappresenta bene l'essenza di un paese che non si riconosce più, che ha perso identità e si trova allo sbando e dove l'autorità ha solo una funzione repressiva, la denuncia civile non è tollerata. E pensa se Rambo fosse stato interpretato da un attore di colore!! In ogni caso più invecchio e più l'apprezzo, inoltre è fatto dannatamente bene per l'epoca in cui è girato. Sicuramente ha ragione Cassidy quando dice che si respira l'aria degli anni '70, ma quella buona. Scusa per la lunga digressione! 😜

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    2. Daniele hai riassunto bene, è un film meno "stupido" di quello che sembra, non è solo un bel film d'azione, ma qualcosa di un po' più profondo. Il classico film che i cinefili che non amano i film action, possono guardare senza sensi di colpa ;-) Cheers

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    3. Nella è sembra un piacere ritrovarti su questa Bara e stimo molto il tuo modo diretto di dire le cose, parlandoci tra di noi, una delle ragioni per cui voglio bene a questo film, perché tra tutti quelli che sceglierei per affidargli "Born in the USA" nella colonna sonora, questo è l'unico con le spalle abbastanza larghe, e il "vissuto" (artistico) per sostenerla, sarà pure un film d'azione, ma ha quello spirito lì, il che non è male ;-) Cheers

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  12. Non vorrei assumere il ruolo di “voce fuori dal coro”, ma come anche annunciato da Lucius, Rambo non è mai stato un personaggio che mi abbia spinto ad acquistare ogni formato Home video in cui sia stato pubblicato, anzi nemmeno uno per l’esattezza. Visto in TV non vi ho colto le linee di lettura che tu hai finemente intessuto (e ti faccio i complimenti perché mi hai portato a leggere di un tema che a me non interessa). Che dire? Non mi è arrivato. Eppure di film e libri sul Vietnam e sui reduci statunitensi ne ho consumati a pile.
    Riconosco che è un film che Sly ha saputo cucirsi addosso con una conoscenza del pubblico che è rara.
    Mi hai però convinto a rivederlo con un altro “occhio”, Grazie Cassidy!

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    1. Grazie a te, e mi rendo conto che se avessi letto il libro originale prima di vedere il film, la mia percezione delle pellicola sarebbe stata molto diversa. il primo Rambo (come il primo Rocky) sono film che ancora oggi lasciano stupita una buona parte di pubblico, per il loro essere due storie di perdenti, molto diversa dai seguiti (che hanno congelato nell'immaginario comune i personaggio come due super tamarri patriottici), poi voglio un sacco di bene a questo film, quindi se sono riuscito a convincerti almeno a dargli una seconda possibilità, ne sono molto contento, è sempre il mio obbiettivo ;-) Cheers!

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  13. Ciao Cassidy!!! complimenti per il post, mi hai fatto venire voglia di rivederlo subito;)
    Rambo è un film drammatico e impegnato, in pieno stile anni 70, con in più l'intrattenimento dell'action e un copione indimenticabile. Chi da piccolo non sognava di dire al professore o al bulletto di turno "in città sei tu la legge. Qui sono io. Lascia perdere. Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare. Lasciami stare"?
    Quando hai scritto Sam Peckimpah e kris Kristofferson mi si è accesa una lampadina: quanto bello sarebbe stato un Rambo con loro due, anche se diverso?
    D'altro canto adoro Sylvester Stallone: con i personaggi giusti (Rocky, Rambo e Lincoln Hawk), è un attore di una profondità incredibile; pochissimi suscitano l'empatia che suscita lui solo con un monologo.

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    1. Grazie capo è quello che spero di invogliare sempre a fare con i film a cui voglio così bene ;-) Sam Peckimpah e Kris Kristofferson avrebbero fatto il perfetto adattamento del libro, Stallone ha fatto un'icona del cinema, direi che va bene così ;-) Cheers

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  14. Ricordo Stallone che disse che nel film ci sarebbe dovuto essere una scena di Rambo che fa sesso con una vietnamita , poi tagliata .... curioso che Rambo sia una parola nipponica che significa "violenza" e che Go Nagai, il creatore di Mazinga, ci fece un manga parodia dove Rambo è un professore di un istituto scolastico femminile ( chiamato Istituto Lafica !) , pieno di studentesse porche .
    Dovrebbero traspormi in live questo manga , altro che Rambo 5 ( ma Stallone ce la farà a reggere ancora un mitra ?)

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    1. Si, era una flashback con una prostituta Vietnamita, tagliata per dare più ritmo al film (e meno ombre a Rambo aggiungo io). Ti riferisci a "La scuola senza pudore"? Ho letto pochissimo ma la tua chicca sul Rambo di Go Nagai è fantastica. Nel quarto film non lo faceva già più, se la giocherà con l'arco ;-) Cheers

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    2. No si tratta di un suo manga autonomo degli anni 80 ,"Rambo sensei " https://gonagai.forumfree.it/?t=19137247
      In Harenchi GFakuen c'era invece il prof. Maccaroni ( italiano e gay pederasta )che era una parodia di Sartana ( in jap gli "spaghetti western" li chiamano "maccaroni western" )

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    3. Mi manca completamente, grazie per la dritta sembra uno spasso ;-) Cheers

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  15. Il primo ha una base narrativa migliore, mentre gli altri due ( il terzo a me ha abbastanza deluso ) prendono una deriva fin troppo action e patriottica.

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    1. Ne parleremo in dettaglio, il primo resta un apice assoluto ;-) Cheers

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  16. “Il cacciatore” e “Apocalypse Now” sono stati dei film grandiosi ma non erano per tutti. Rambo è riuscito invece a portare il Vietnam tra la gente. Orde di adolescenti come me, all'epoca, si fiondavano al cinema e lo guardavano e riguardavano, magari senza capire un ca##o ma alla lunga qualcosa dentro rimaneva anche al più stordito tra noi. Non ho idea di quale possa essere stato l'impatto tra i miei coetanei a stelle e strisce, ma credo non troppo diverso (visto che la memoria storica è quanto di più evanescente possa esistere).
    Tra l'altro senza Rambo non ci sarebbe mai stato "Platoon", non ci sarebbe mai stato "Full Metal Jacket"... e anche questo è senza dubbio un grande debito che noi abbiamo nei confronti di Sly...

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    1. Non ci sarebbe mai stato "Fratelli nella notte", essere nazional popolari è diventata quasi una cosa negativa con il tempo, non è difficile capire il perché (basta guardare come siamo messi in uno strambo Paese a forma di scarpa) ma arrivare alle persone con qualcosa comunque di valore, beh è un merito. Stallone ci è riuscito due volte, con il primo "Rocky" e ancora con il primo "Rambo", nel farlo ci ha anche regalato due icone cinematografiche, poteva andare peggio ;-) Cheers

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  17. Diciamo che non era così scontato discostarsi dal testo originale di Morrell e ottenere comunque un film memorabile, ma qui ci sono riusciti senz'altro! ;- )Sly è un John Rambo eccellente, capace di dare al personaggio quello spessore e quelle sfaccettature che il successo e la prosecuzione della saga su altri binari (molto meno anti-militaristi che all'origine) metteranno sempre più in secondo piano, tanto che purtroppo oggi non mi sembrano essere poi così pochi quelli che erroneamente ricordano un Rambo versione action pura/patriottismo spicciolo fin dal primo film (e farebbero bene a riguardarselo attentamente, nel caso)...

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    1. Mentre riguardavo il film per questa rubrica, la mia Wing-Woman intenta a fare le sue robe, ogni tanto buttava l’occhio, in questi casi so che se è interessata si ferma, altrimenti mi tengo buone le sue perle di saggezza. Poiché il personaggio lei lo conosce più che altro per la mia (brutta) imitazione del «Non è finito niente!» nel finale si è uscita dicendo: «Ma che fa adesso frigna?» (storia vera) proprio lei che si era stupita allo stesso modo con il primo “Rocky” con un analogo: «Ma come non vince alla fine?».

      Questo per dire che Rambo e Rocky sono cementati nella versione più patriottica e trionfante, quella dei loro seguiti, le loro origini più modeste, quelle con cui diventa facilissimo affezionarsi (anche se sono differenti dai libri da cui sono stati ispirati, per quanto riguarda Rambo) sono ancora passate in secondo piano rispetto alla fama, potenza di zio Sly ;-) Cheers

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  18. Stranamente da piccolo preferivo questo al più semplice 2 (il 3 all' epoca invece lo vidi ina volta sola mi pare! XD). C' è un' atmosfera inquietante e malata in quei boschi, grazie anche ai flashback di Rambo (la scena del rasoio!) che da piccolo non capivo bene a cosa si riferissero XD. Poi il finale... davveto toccante!
    Una cosa che colpisce è che all' inizio vediamo il nostro sfoggiare il sorriso. Una volta che scopre della morte dell' amico lo perde per poi non ritrovarlo più.
    Come hai scritto, spirito anni 70 con però il dinamismo degli 80!
    Il coltello! Oggetto cinematografo cult per eccellenza!
    In patria andò bene, ma senza strafare. Curiosamente ebbe più successo fuori. Da noi andò a tutta per dire. Battutto solo da E.T.. Ancora oggi piuttosto sottovalutato.
    Da piccolo che ansia questo e "Robocop" (passato sovrapposto al presente nella scena del ritorno a casa)!

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    1. Sia questo che “Robocop” erano fatti per il pubblico adulto, che avevano tutto per affascinare anche noi bambini di allora (che comunque, siamo cresciuti benissimo anche con la violenza nei film), Oggi è tutto livellato, escono film senza spigoli vivi fatti per un pubblico che va dai 6 ai 60 anni. Ecco perché oggi, l’unico genere che ancora sperimenta, l’unico davvero diviso tra “Indie” e “mainstream” è l’horror, guarda caso quello con più violenza ;-) Cheers

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