venerdì 9 agosto 2019

Jimmy Bobo - Bullet to the Head (2012): Greatest Hill

Prima o poi la fine arriva per tutti e anche se sul serio mi dispiace un casino, devo darvi il benvenuto all’ultimo capitolo della rubrica… King of the hill!
La produzione di un film a volte può essere un labirinto, quella di questo, in particolare, ha qualcosa di beffardo, perché Walter Hill è sempre stato appassionato di hardboiled anche a fumetti, tanto che ne ha scritto anche qualcuno, chissà se conosceva anche “Du plomb dans la tête” (2008) del fumettista e scrittore francese Alexis Nolent, una graphic novel un fumetto adattato in una sceneggiatura da Alessandro Camon (quello di “Oltre le regole - The Messenger” 2009) e finita poi nella mani di uno di cui potreste aver sentire parlare, un tale di nome Sylvester Stallone.

Nel pieno del suo ritorno sulla cresta dell’onda grazie ai primi due film della serie “I Mercenari”, il nostro Sly si mette al lavoro su questo “Bullet to the Head”, scelta bizzarra perché in tutta onestà ricorda quei film della fase dimenticata della carriera di Stallone, diciamo che è tipo un “La vendetta di Carter” (2000), ma con meno livore, giusto per citare un film che avremmo visto circa in ventiquattro, ma tenetemi l’icona aperta sui film dimenticati di Sly, più avanti ci torniamo.

“Ti conviene riempirti il bicchiere, quando Cassidy attacca a raccontare di solito si fa serata”
I problemi iniziano quando Stallone che, come ben sapete, è anche regista e sceneggiatore, arriva ai ferri corti con Wayne Kramer – regista sudafricano del buon “Running” (2006) – per quello che pare, fosse un dissidio sul tono da dare al film, sta di fatto che Kramer prende la via della porta senza nemmeno passare dal via ritirando le venti mila lire e Stallone si ritrova senza un regista. Ma qui la trama si fa più nebulosa.

Sì, perché il co-protagonista del film, avrebbe dovuto essere l’ex Punitore Thomas Jane, un po’ ovunque si legge del fatto che a suggerire il nome di Walter Hill sia stato lui. Strano, perché successivamente, durante la promozione del film, Stallone si è prodigato in affermazioni tutte a favore del nostro Gualtiero. Ma ricordatevi una delle leggi non scritte di Hollywood: MAI fidarsi di quello che dicono gli attori quando hanno un nuovo film da promuovere e qui mi sembra il classico caso del capo che intercetta una buona idea di un sottoposto e poi se ne esce con: «Ho avuto un’idea, chiamiamo Walter Hill!».

“Cosa hai detto Thomas? Chi ha avuto l’idea? Aaah mi sembrava di aver capito male”
Sta di fatto che il braccio armato di Sly, il produttore esecutivo Joel Silver, è quello che la storia ricorderà come colui che ha dato il ben servito a Tom Jane, in favore di Sung Kang, ufficialmente per rendere più multietnica la coppia di protagonista. Anche qui, secondo me, era per avere un nome in locandina da giocarsi sui mercati orientali, ma si sa che io sono mal pensante, quindi non datemi troppo retta, piuttosto date retta a Hill che da vecchia volpe che ne ha viste tante, ha di fatto confermato dalle pagine del Los Angeles Times.

Walter Hill non dirigeva più un film da Undisputed e, come abbiamo visto, era relegato a spargere gemme qua e là sul piccolo schermo. Ma improvvisamente si ritrova a dirigere uno dei più grandi eroe dell’azione di sempre, facciamo un breve riassunto di una carriera incredibile? Charlie, Nick, Arnold, Bruce e alla collezione metteteci anche Sylvester Stallone, forse un po’ fuori tempo massimo per entrambi, ma intanto mettere a referto.

“Ma hai visto che razza di filmografia ha questo Walter Hill? Cioè solo film fighi!”
Anche Walter Hill e Sly capiscono che forse si sono incontrati un po’ troppo tardi, ma sembrano chiari su un punto: questo film va girato come omaggio ai film d’azione degli anni ’70 e ’80. In questo bisogna dire che hanno centrato in pieno l’obbiettivo, ma bisogna essere onesti: questo resta essenzialmente un film di Sylvester Stallone che è stato salvato dal disastro e dal limbo produttivo, solo perché Walter Hill come la cavalleria, è arrivato cavalcando in piedi sulle staffe della sua sella.

Ci sono tante belle cosine “alla Walter Hill” in questo film di Walter Hill, in questo Tom Jane Sly ci aveva visto giusto, ma oltre la superficie non si va, vi tedierò con dovizia di dettagli da qui fino alla fine del post (e purtroppo della rubrica), ma questo film è un "Greatest hits" dei migliori momenti del cinema del nostro Gualtiero, potremmo quasi chiamarlo un "Greatest Hill" che, poi, è anche la definizione migliore che potremmo dare del regista e del suo cinema.

“A quel punto lo guardi e gli dici: Io ti spiezzo in due”, “Walter quella era la fra…”, “Ho detto: Io ti spiezzo in due!”
“Bullet to the Head” ad una prima occhiata sembrerebbe un “Buddy movie”, genere che è stato codificato da Walter Hill con il suo monumentale 48 Ore, ma per sua stessa ammissione Gualtiero è arrivato a definirlo un “Anti-Buddy movie”, perché sì, i due protagonisti sono agli antipodi e si ritrovano a collaborare, ma tra di loro non nasce un mutuo rispetto, un rapporto di amicizia virile, fino alla fine i due si sopportano poco e quando tutto termina, ognuno per la sua strada. Inoltre, come, anzi, molto più che per "Danko", la coppia è sbilanciata in favore di uno dei due componenti, Sung Kang fa tutto giusto, ma non ha certo il carisma necessario per competere e non fa che coprire il ruolo di spalla di Stallone che si mangia tutte le scene.

A voler proprio essere pignoli, è un po’ la metafora del film, nella strana coppia composta da Hill e Sly, il film pende tutto dal lato di Stallone e mi sembra evidente dal risultato finale che Gualtiero non abbia rimesso le mani alla sceneggiatura del film, ma se per questo nemmeno Sly – che pur in vita sua, due cosette di un certo livello, le avrebbe anche scritte – altrimenti certi passaggi molto frettolosi della storia non ci sarebbero stati, forse entrambi si sono limitati ad eseguire i compiti per cui sono famosi: uno dirigere e l’altro far il divo del film.

Il gioco è quello di indovinare tutti i film da cui sono prese le foto segnaletiche.
Poteva finire tutto così? Poteva non esserci una nota di (tri)colore da aggiungere? Eh no! In questo strambo Paese a forma di scarpa non ci facciamo scappare niente e qualche genio (non trovo parole più adatte) della nostra distribuzione, ha pensato bene che un film con Stallone, dev'essere pubblicizzato come merita, cioè stiamo parlando di ROCKY, di RAMBO, gli Italiani vanno al cinema a vedere i suoi film solo se s'intitolano come il nome del protagonista che interpreta. Cos’è sto “Bullet to the Head”? Un film di John Woo? Un pezzo dei Rage against the machine? Dài, non scherziamo, questo film va intitolato come il protagonista!

Ed ecco come mai, solo qui da noi, solo in uno strambo Paese a forma di scarpa questo film s'intitola JIMMY BOBO (storia vera). Perseverando diabolicamente lungo una strategia disastrosa, per dare una parvenza di democrazia, la casa di distribuzione Italiota ha pensato bene di mettere online un sondaggio, per permettere al pubblico di scegliere il titolo del film. Oh bravi! Hanno capito che era una cazzata, dài sentiamo queste tre opzioni: la prima “Jimmy Bobo”. La seconda, “Le regole di Jimmy Bobo” e la terza ”Il codice di Jimmy Bobo”, non ci credete? Controllate i risultati. Se volete approfondire invece vi consiglio il post di Doppiaggi Italioti sul tema.


"Che problemi avevate con Bullet to the Head? Doveva proprio rovinarlo per forza?"
L’unica spiegazione che mi sono dato, è che il genio che ha partorito questa ideona, sia stato lasciato dalla ex fidanzata in favore di uno che assomigliava a Sylvester Stallone e quando ha avuto l’occasione ha voluto vendicarsi. Oppure ha voluto rendere omaggio ad una pubblicità del 2002 in cui compariva proprio Sly, magari la ricordate, peccato che lo sveglione forse troppo impegnato a ridere per il nome “Bubi”, si sia dimenticato la frase che seguiva e che resta applicabile anche al titolo italiano di questo film: per essere credibili il nome è importante.


Nel film Sylvester Stallone interpreta un italo-americano con un sacco di trascorsi tra la marina militare e le patrie galere di nome James Bonomo (no, non come la scimmia), detto Jimmy Bobo più o meno per lo stesso motivo per cui le persone contraggono il vostro nome quando vi chiamano, comodità e poi, se va bene, nel corso del film lo chiameranno così due volte per puzza, in compenso, i colpi che piazza in mezzo alla fronte dei suoi nemici, sono molti di più, quindi era proprio necessario dare rilevanza al nome?

Ma forse l’autore della mirabile scelta, voleva concedermi la possibilità di chiudere l’icona che ho lasciata aperta lassù, “Jimmy Bobo - Bullet to the Head” è talmente un omaggio alla carriera di Stallone che cita anche i suoi film meno famosi, forse il più famigerato di tutti, mi riferisco a “Oscar - Un fidanzato per due figlie” (1991), film che ho visto centinaia di volte da bambino, anche perché era diretto dal mio amico John Landis.

In quel film, il personaggio di Stallone diceva di aver lavorato alle dipendenze di uno chiamato "Jumpin' Jimmy" Bonomo e, a ben guardare, anche lì era presente un sicario con un ruolo nelle vicende della trama e il personaggio di Sly, aveva una figlia di nome Lisa che nel film di Landis era Marisa Tomei, mentre qui la tatuatrice Sarah Shahi.

La tatuatrice carina, con i tatuaggi brutti.
“Jimmy Bobo - Bullet to the Head” inizia con un blues tosto e cazzuto composto da Steve Mazzaro, si parte con una scena in bianco e nero e con il titolo del film (quello vero) che compare su una gigantesca scritta composta dalle amate luci al neon di Walter Hill, bastano i primi secondi per mettere in chiaro che questa pellicola è un Greatest hits Hill del cinema di Gualtiero.

Jimmy Bobo fa da voce narrante alla storia come il protagonista di Ancora vivo, ha un compare con cui lavora come sicario eliminando bastardi come il galantuomo della prima scena («Non ti piace il tuo lavoro cazzone?», «In questo momento lo adoro» BANG! BANG!) peccato che il suo socio venga fatto fuori malamente in un bar da un sicario, un armadio del modello Jason Momoa, non credo sia in vendita all’Ikea, altrimenti andrebbe a ruba presso le signore.

Conosco tipo mille donne che rapite da Momoa, non vorrebbero essere salvate da nessuno.
A Bobo la cosa non va giù e vuole fare di tutto per beccare Momoa e vendicare l’amico, tangenzialmente Momoa lavora per l’Adebisi di Oz (Adewale Akinnuoye-Agbaje, salute!) e un Christian Slater che recita parecchio sopra le righe, due ricconi impegnati in un piano di gentrificazione loschissimo, su cui indaga anche lo sbirro Taylor Kwon (Sung Kang) che si allea con Bobo seguendo l’antico adagio: "Il nemico del mio nemico è mio amico". Forse, una roba così.


Tutta questa sfilza di nomi serve solo a dare un'idea di spessore ad una trama che, invece, è piuttosto lineare e che potremmo riassumere così: Bobo vs. Momo, il resto attorno è grasso che cola e momenti alla Walter Hill senza tirar via la mano.

Chichichi Bo Bo Bobo Curucuru curucurucu Momoà (Quasi-Cit.)
“Bullet to the Head” è tutto tranne che un brutto film, è facilone, per me tutta la questione “trama” si risolve nella scena della festa – un momento alla “Eyes wide shut” (1999) in misura molto minore – in cui un convintissimo Christian Slater non confesserà mai dove si nascondono i suoi complici e dopo un solo comodo sganassone di Bobo Sly, viene colto da un caso grave di “Lalalismo” ovvero la propensione dei personaggi a cantarsela (facendo appunto La-la! La-la! La-La! La-La!) ad una velocità di favella paragonabile a quella del rapper più capace.

"La-la! La-la!", "No Bobo. Mi chiamo Bobo, sempre di monosillabi si tratta"
Con la stessa fretta viene anche eliminato Adewale Akinnuoye-Agbaje (Salute!) e la sua USB piena di dati sensibili dalla trama, Momoa lo uccide e lascia campo libero al finale, perché tanto questo vogliamo vedere: Bobo la vecchia gloria del cinema d’azione, contro Momo, il preferito delle signore che nel 2012 non era riuscito a sfondare con il remake di Conan (in cui lui era giusto, ma tutto il film era sbagliato) e qui toccava arrangiarsi ad interpretare la parte del nuovo che avanza. Forse, altrimenti lo rimettiamo in frigo, se uno di quelli per la conservazione dei cadaveri meglio.

“Bullet to the Head” è ambientato a New Orleans e usa la voce narrante del protagonista (come Johnny il bello), è un “Boddy movie” poliziesco più sbilanciato verso l’attore famoso che compone la coppia e ha anche una scena in una specie di sauna (come Danko) e si ricorda più che altro per il finale, dove Bobo e Momo si scontrano in una fabbrica abbandonata (come I Trasgressori) usando delle asce da pompieri (come Strade di fuoco) e per 91 minuti spaccati regala scambi di battute anche spassose («Mi piace il tuo spirito di sacrificio da samurai», «I Samurai sono Giapponesi io sono Coreano»), momenti di puro carisma di Stallone (il gesto pugno-pollice-mano «Bang, down, owned» è mitico), alcune sbirciate di donne nude dove possibile (come in tutti i film di Hill), parolacce e violenza senza tirar via la mano (come in tutti i film di Hill) e scene dirette alla grande, tipo l’esplosione del molo davanti a casa di Bobo, lo scontro nel bagno oppure il duello con le asce (anche qui, come in tutti i film di Hill).

Sly Stallone, classe 1946. Ci rimanda tutti in palestra (vergognandoci)
L’unico difetto di un film così è l’aspettativa, perché da Walter Hill e Sylvester Stallone, insieme nello stesso film, ti aspetti qualcosa che sia come minimo la Bibbia del film d’azione occidentale, in realtà, come tutti i film di Hill non ha incassato niente e se Stallone si fosse impegnato un po’ di più (perché quando vuole e la storia lo richiede, è un attore più emotivo di come lo vediamo qui) forse sarebbe stato ricordato meglio, di sicuro non si merita la valanga di pernacchie che spesso lo anticipano, quelle riservatele tutte al genio che ha deciso di dargli questo titolo cretino in uno strambo Paese a forma di scarpa.

Perché “Bullet to the Head” sarà anche più sbilanciato verso Stallone, ma è Walter Hill quello a farci una figura migliore, perché risulta essere un film vecchia scuola, più guidato dal carisma che da una trama solida, che strizza l’occhio a tutto il cinema giusto, quello i cui canoni sono stati tracciati proprio da Walter Hill.

Come si fanno la manicure i duri.
Perché il nostro Gualtiero è davvero uno che quando è venuto giù in ciabatte a dare uno strappo a Stallone e a salvargli dal disastro un film, porta a casa un titolo orgogliosamente di genere con tutte le suo cosine al suo posto e che di davvero risibile ha solo il titolo. Mentre quando ha potuto lavorare, ha scritto pagine intere della storia del cinema, senza mai portare a casa il successo al botteghino e il credito presso critici e pubblico che si dovrebbe ad un grande uomo di cinema come lui.

Alla fine essere il re della collina vuol dire questo, una condizione ingrata in cui hai tutti gli occhi addosso, se sbagli qualcosa tutto ha l’eco di una tragedia e la tua condizione è invidiata, difficile da difendere e ancora di più, da mantenere a lungo. Eppure, non tutti possono essere il re della collina, ci vuole il talento, le spalle larghe per sopportare le critiche e la statura artistica per sostenere la corona, un giorno tutti saliranno sul carro del vincitore, ma ricordatevi che qui alla Bara Volante ci siamo già schierati: Hail to the king (of the hill)!

26 commenti:

  1. Applausi Cass...e una lacrimuccia per la fine dei post dedicati al genio di Walterone....Hail to the King!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mille grazie! ;-) volevo quasi commentare di nuovo “Nemesi” ma non era il caso non avrei aggiunto nulla al vecchio post. Sono contento perché sono riuscito a coprire tutta la produzione da regista di Gualtiero, mi spiace perché non ci sono altri suoi film, almeno per ora! Cheers

      Elimina
  2. Ammetto di non averlo visto: soprattutto per la cattiva pubblicità/nomea che si porta dietro...
    Però, dopo questo recensione, appena lo trovo su qualche servizio di streaming lo recupererò!

    Nathan

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è il film per cui si va in giro a dire: «Oh devi troppo vedere questo film di Walter Hill!»
      Un omaggio al cinema d’azione degli anni ’70 e ’80 che ovviamente risulta molto in stile Hill, perché è pieno di momenti che ti ricorderanno i suoi film. Non è un capolavoro, non è brutto, è perfetto per la filmografia di Hill, che quando fa un titolo “normale”, come minimo firma un film che comunque fa alla grande il suo dovere, e poi questo anche per via del titolo cretino, a suo modo è diventato un po’ di culto ;-) Cheers

      Elimina
  3. Beh, speriamo che si decida a girare un altro film al più presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Western, se possibile western. A quello penso che non direbbe proprio di no ;-) Cheers

      Elimina
  4. Io non l'ho mai visto, ricordo bene la recensione del Venerabile, in cui sosteneva che fosse il remake di "Altrimenti ci arrabbiamo" :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cavolo è vero! Ero preso dai paragoni con “Oscar” mi sono dimenticato di citare la geniale intuizione del Venerabile! Mi fece ridere un sacco ai tempi ;-) Cheers

      Elimina
  5. Pure per me è un SI'.
    Trama a dir poco asciutta, ma il film è molto migliore del suo titolo italiano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La trama è un'idea per far muovere i personaggi, ma il film fa il suo dovere ;-) Cheers

      Elimina
  6. «Facciamoci venire un'idea valida, piuttosto», dice Stallone Auricchio con il cast intorno. Thomas Jane De Simone alza timidamente la mano. «Si potrebbe chiamare Walter Hill.»
    Stallone Auricchio si rivolge a tutti: «Ecco, Thomas Jane ha detto la stronzèta giornaliera.» Continua a pensare poi d'un tratto batte le mani: «Ho trovato: potremmo chiamare Walter Hill!» Tutti applaudono, mentre Stallone Aurichio si batte le mani sulla testa. «M'è venuta così!»
    Ecco, con la scena del lasciapassare del capolavoro "Fracchia la belva umana" (1981) mi immagino come Sly si prenda il merito di aver chiamato Hill :-D
    Non so se avrò mai il coraggio di vedere questo film - sebbene io sia stato fra i pochi a vedere "La vendetta di Carter", addirittura guardandolo con piacere, per quel che posso ricordare - ma di sicuro mi piange il cuore alla chiusura della rubrica. Possibile non ci sia neanche un videoclip diretto da Gualtiero per continuare a parlarne?
    Greatest Hill è un'espressione perfetta e questo tuo ciclo meriterebbe di finire in libreria, nella sezione cinema. Peccato ormai sia la sezione meno guardata delle librerie: mi sa che sta meglio qui :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahaha ma di sicuro dai! Faceva il pavone nelle intervista che Hill lo aveva chiamato lui, è andata sicuramente in questo modo ;-) Anche a me “La vendetta di Carter” era piaciuto, questo non è “nero” come quello lì. Niente Videoclip purtroppo, sono contento di aver coperto praticamente tutto, e anche di ospitare il Re della collina, qui sopra, ci ho messo un po' ad iniziare questa rubrica, ma ora davvero mi dispiace essere arrivato alla vetta. Cheers!

      Elimina
  7. lo vidi al cinema e mi piacque.


    grazie cassidy di avermi riproposto la meravigliosa pubblicità della citterio!!!l'avevo rimossa!!!!

    ma chi sei?? BUBI!!!!!

    grazie e buone vacanze rdm


    RispondiElimina
    Risposte
    1. Impossibile non citarla, era talmente scema da andare per forza mano nella mano con il titolo italiano di questo film, grazie e buone vacanze anche a te! ;-) Cheers

      Elimina
  8. Sarà stato forse l'effetto di uno Sly così "magro" ma questo film non mi piacque, ed è un peccato, perché qualcosa di buono c'era...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sly qui é tiratissimo, ha puntato tutto sul fisico, anche perché carta d'identità alla mano erano le ultime cartucce. Cheers!

      Elimina
  9. Anche a me è piaciuto questo film, ecco la recensione che ho scritto io ➡ http://gattaracinefila.blogspot.com/2019/06/recensione-di-jimmy-bobo-bullet-to-head.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La fama lo precede, ma alla fine fa il suo dovere, grazie per il link, appena ho un minuto passerò a leggerti ;-) Cheers!

      Elimina
  10. È il film trashata con Stallone mai visto a mio parere L.ol.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non lo hai mai visto come fai a saperlo? Detto questo "Trash" e i suoi derivati è una parola pigra che vuol dire tutto e niente, portami un argomentazione, la spazzatura va nel bidone. Ultima e di certo non meno importante, nemmeno il meno riuscito tra tra i film di Hill si avvicina nemmeno ad un milione di anni luce alla concezione comune di "Trash" (qualunque cosa voglia dire). Cheers!

      Elimina
    2. Era una battuta, lo visto il film.

      Elimina
  11. Effettivamente potevano intitolarlo da noi Jimmy Bubi, almeno avrebbe ricordato a qualcuno la pubblicità di qualche anno prima. Onestamente lo considero un buon film, non particolarmente originale, ma la mano di Hill si sente tutta. Mi ha lasciato la stessa sensazione di La rivincita di Carter. Ovvero Stallone è ingiustamente considerato un attore di seconda categoria, mentre invece è molto meglio di quanto si creda. Inoltre è ancora credibile nelle scene action, pur avendo una certa età. Dopo di questo film, purtroppo, ha cominciato a fare uso pesante di chirurgia estetica fino a diventare un mascherone mascelluto, caricatura di sé stesso e inoltre ha fatto uso di troppi steroidi tanto che non so come farà a muoversi in maniera decente nel nuovo Rambo. Da questo punto di vista mi sembra che Scwarzy sia ricorso meno e meglio agli aiutini, nonostante sia anche più vecchio. Buona anche la performance di Momoa, è inquietante e minaccioso, anche se non particolarmente caratterizzato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qui si è opposto in tutti i modi al logorio di Padre Tempo, vogliamo parlare della tinta ai capelli? In ogni caso lui, classe 1946, esce con "Rambo V", per me questo ha un valore, anche solo quello della testardaggine, che condivide con i suoi personaggi ;-) Cheers

      Elimina
  12. Hai ragione, la tinta dei capelli è improponibile! Però in Jimmy aveva ancora un grande fisico. Comunque rimane un mito, anche se un pò stoccafisso!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricorda il lucido da scarpe di Ash in "Ash vs Evil Dead", però niente da dire, arrivarci come lui alla sua età. Cheers!

      Elimina