venerdì 19 luglio 2019

Undisputed (2002): Quando eravamo re (della collina)

Clint Eastwood in “Million Dollar Baby” (2004) ci ha insegnato che il pugilato è uno sport che funziona al contrario: se vuoi vincere ti devi avvicinare al dolore anzichè indietreggiare, se vai per terra, ti devi rialzare. Questa è la storia di un re che si rialza, questo è il nuovo capitolo di… King of the hill!
Come abbiamo visto la scorsa settimana, Supernova è stato un disastro colossale: incassi ridicoli e una produzione ben oltre il travaglio. Walter Hill è arrivato a tanto così da gettare la spugna e mollare per sempre, per sua ammissione, il tentativo di Francis Ford Coppola di salvare il suo film è stato onorevole, ma ha peggiorato una situazione quasi disastrosa. Dopo un anno passato senza lavorare, Gualtiero decide che è il momento di rimettersi i guantoni.

Evidentemente a casa senza nulla da fare, Walter Hill ha guardato molta televisione ed essendo un fanatico di sport (baseball in particolare) la risposta è arrivata dal via cavo, la boxe in tv e l’incarcerazione per stupro di Mike Tyson solleticano la mente di Hill e del suo socio di fiducia, David Giler, l’uomo con cui Gualtiero ha scritto il soggetto dei prime tre film di Alien, ma anche Southern Comfort e alcuni episodi di I racconti della cripta.

Quello che interessa a Hill è raccontare un’altra storia di pugilato, proprio come in L’eroe della strada, perché per il maestro di Long Beach la Boxe ha tanti lati negativi e uno solo positivo (quando vinci), soprattutto è uno sport incredibilmente cinematografico, ma per Hill il cinema ha sempre usato il pugilato come metafora d’altro, lui non voleva fare Rocky, voleva un film sulla boxe vero e proprio che avesse come protagonisti altri due guerrieri, quelli che popolano tutta la sua formidabile filmografia.

Walter “questa mano può esse fero o piuma” Hill.
Per farlo Walter Hill racimola un budget di circa diciotto milioni di fogli verdi con sopra le facce di alcuni presidenti passati a miglior vita, ottenuti da quattro case di produzione medio piccole, come la famigerata Millennium Entertainment e la A Band Apart di Quentin Tarantino che, idealmente, ripaga qualche debito con uno come Hill, senza il quale molto del suo cinema non esisterebbe nemmeno.

La Miramax che distribuisce il film, fa parecchie pressioni per addolcirne i contenuti e imporre almeno un attore bianco ad interpretare uno dei due pugili protagonisti, Walter Hill se ne frega e tiene duro, lui che è lo stesso che ha diretto I trasgressori, sa bene che per un film così ci vogliono due attori veri, ma soprattutto neri, per dare spessore e credibilità alla storia, il primo che trova è Wesley Snipes all’apice della fama.

Snipes è un po’ “Mr. Sport” al cinema, ha una preparazione marziale, è appassionato di calcio e soprattutto sa giocare a basket come ha dimostrato in un capolavoro. Contattato crede nel progetto (infatti figura tra i produttori insieme a Hill) appena incontra il regista, l’attore fresco fresco del successo dei primi due "Blade" (1998 e il suo seguito del 2002), capisce di che pasta è fatto Hill, le sue parole sono state più o meno: «Per me tu puoi interpretare qualunque dei due personaggi, ma indipendentemente da quello che sceglierai, il finale non cambia, la storia è questa» (storia vera).

Nell’angolo rosso, il campione da sempre dietro alle sbarre di Sweetwater, Wesley Snipes!
Wesley Snipes si prende il ruolo di Monroe Hutchen, il campione della prigione di Sweetwater, ora ci vuole qualcuno che interpreti il campione dei pesi massimi che in carcere ci arriva per scontare la sua pena, George "Iceman" Chambers e qui gli astri si allineano, perché Ving Rhames aveva passato gli ultimi due anni ad allenarsi per interpretare la parte di Sonny Liston in una biografia sul pugile che, però, non ha mai visto la luce (storia vera). Hill per una volta è l’uomo giusto che arriva al momento giusto.

Nell’angolo blu, il campione appena arrivato dietro alle sbarre di Sweetwater, Ving Rhames!
“Undisputed” è una figata, perché è Yankee fino al midollo ed è la quintessenza del cinema di Walter Hill, a ben guardarlo, spogliato anche di quei pochi fronzoli a cui il maestro di Long Beach non è nemmeno avvezzo. L’idea del campione del mondo dei pesi massimi è quanto di più americano ci possa essere, l’uomo che si costruisce il proprio successo battendo tutti gli avversari, un guerriero che come tutti i guerrieri di Hill, finisce a trovarsi in una situazione pericolosa... E cosa c’è di più pericoloso per gli Americani di un carcere di massima sicurezza? Ora, immaginatevi Mike Tyson che arriva ad Oz e scopre che dietro le sbarre esiste un programma clandestino di pugilato, con tanto di imbattuto campione locale. Per uno che si autodefinisce un gladiatore («Si può giocare a baseball ma non alla boxe») è un’altra occasione per fare l’unica cosa che sa fare, i guerrieri combattono sempre e comunque.

“Dovresti darmi ascolto ragazzo, non ho mica fatto tutte quelle puntate del tenente Colombo per niente”
Non vi piace l’idea di un torneo clandestino di Boxe organizzato illegalmente tra prigioni? Pensate che sia un “buco di sceneggiatura” che il campione incarcerato finisca a combatterci? Mi sa che avete sbagliato film e forse anche blog, perché “Undisputed” è girato per essere un unico match di pugilato, 96 minuti spaccati, un’ora di preparazione in vista dell’ultima mezz’ora finale, in cui si decide tutto, dimenticatevi la struttura a cui ci ha abituato Sylvester Stallone con i suoi Rocky, con match preparatori in vista di quello finale, enorme e glorioso, qui ci si gioca il tutto per tutto in un solo incontro, tutto organizzato dal carcere da un mafioso finito dentro per evasione fiscale (come Al Capone) che ha la faccia del tenente Colombo di Peter Falk che qui cristona e snocciola parolacce come nelle repliche del telefilm che lo ha reso celebre nei pomeriggi su Rete 4 non ha mai fatto, ma soprattutto è un po’ l’alter ego di Walter Hill nel film: un appassionato di boxe, uno storico dello sport che organizza l’incontro facendo da regista, nemmeno tanto occulto.

Sweetwater è un posticino che di tenero ha solo il nome, un carcere di massima sicurezza nel bel mezzo del deserto del Mojave, un posticino dove come compagno di cella puoi trovarti Wes Studi e il capo delle guardie, quello che controlla la situazione (e il sistema di tornei clandestini) ha la faccia di Michael Rooker. Giusto per darvi l’idea di un posto che le carezze te le da a mano aperta, sulla faccia però.

“Perché sei dentro?”, “Ho rubato il cappello ad un Puffo. Solo che quello lo rivoleva, una cosa tira l’altra…”
Nei film di Walter Hill la distinzione tra buoni e cattivi non è mai netta, ma sempre sfumata, accade anche qui dove il campione del mondo, si ritrova ad essere improvvisamente lo sfidante del campione locale, quello che da dieci anni sta lì, collezionando 42 vittorie di fila. Gualtiero ci presenta questi due guerrieri con fermo immagine, bianco e nero e sentenza conquistata sul campo, ma senza mai fermare l’azione e il ritmo, quello che scopriamo su di loro, lo facciamo in movimento e sempre con una certa componente di dubbio che impedisce di rendere i due contendenti completamente buoni oppure completamente malvagi.

Monroe Hutchen è il campione della prigione, uno che tiene un profilo basso, che passa il tempo costruendo modellini con i fiammiferi e masticando stuzzicadenti (simbolo universale di cazzuta “ignoranza” al cinema da sempre), è l’antieroe proletario che non ha i privilegi del campione del mondo e nemmeno la sua spocchia, verrebbe istintivamente da etichettarlo come “buono”, ma Hill è più intelligente di così e ci racconta il suo passato, di quell’unica volta che il personaggio nella vita ha perso il controllo ed, infatti, è finito dietro le sbarre. Wesley Snipes ha il fisico e l’approccio giusto per la parte, come vedremo più avanti, non poteva esserci attore migliore per questo film, tenetemi l’icona aperta su questo argomento, più avanti ci torniamo.

Wesley si aggiunge alla grande tradizione dei personaggi con stuzzicadenti.
L’altro guerriero è il campione dei pesi massimi George "Iceman" Chambers, quello “borghese”, ricco che potrebbe avere tutte le donne del mondo, ma è finito in cella per colpa della accuse di una. Per tutto il tempo “Iceman” si professa innocente e forse lo è anche, ma in fondo le prigioni non sono piene di persone che sono state fregate dall’avvocato? Insomma, non abbiamo mai la “pistola fumante” per etichettarlo definitivamente come il cattivo, anche se lui le prova davvero tutte. Arriva a Sweetwater a testa alta e passa il tempo a litigare con tutti, quando il “Saladino”, il capo della gang dei Mussulmani della prigione lo convoca a colloquio, lui in tutta risposta lo smonta di pugni al primo tentativo di amicizia, così, giusto per mettere le cose in chiaro da subito.

Quando i suoi avvocati cercano di tenerlo calmo («Il direttore sta cercando di spiegarle il concetto di buona condotta», «No, lei non capisce il concetto di sopravvivenza») lui spiega loro tutta la sua filosofia di vita: «Quando sei il campione tutti vogliono batterti / per tutta la vita ho risolto i problemi con questi pugni».

I can change fight the world, with my own two hands (quasi-cit.)
Con le parole a distanza dei due guerrieri, Hill prepara il loro scontro, Monroe Hutchen (più pragmatico) dice che «Prima o poi tutti i pugili vengono battuti» e questo si spiega perché “Undisputed” è il cinema di Walter Hill ridotto all’essenza.

Da una parte abbiamo George "Iceman" Chambers, il campione del mondo dei pesi massimi, un re tra gli uomini il cui regno può cadere in un attimo, per un’accusa di stupro o per un KO. Sarà anche diventato il re della collina con il sudore, la fatica e i suoi pugni, ma da quella collina può rotolare giù in ogni momento, perché tutti vogliono batterlo per poter dire di aver battuto il migliore e perché, in fondo, anche la fama è solo una collina, non un granché come altura, anche se molto difficile da conquistare.

“Vuoi buttarmi giù dalla collina?”, “Ehm, no, anzi guarda, se non ti dispiace rotolo a valle da solo, grazie”
Dall’altra Monroe Hutchen, anche lui un imbattuto re di una collina che nel suo caso è una prigione piena di assassini, ladri e stupratori. Giusto per quello combatte, per il rispetto di una prigione, un successo ancora più effimero, perché tanto qui in palio non c’è la libertà, una stratosferica borsa in denaro oppure il riscatto sociale come in Rocky, qui non c’è niente, solo un match che come ci ricorda il titolo, anche se viene combattuto non verrà mai ricordato se non da chi lo ha visto («Se avessi saputo che avrei dovuto finire dentro per vedere un incontro così, mi sarei fatto beccare prima!»), qui ci sono solo due guerrieri che fanno quello che sanno fare: combattere. Qui c’è solo la boxe nella sua forma più pura e proprio così Walter Hill decide di raccontarla, con una mezz’ora finale che è il coronamento di un film che non molla un colpo a livello di ritmo.

Se la varietà delle inquadrature durante i combattimenti di L’eroe della strada resta un apice assoluto della regia di Hill, il nostro Gualtiero qui non è da meno, ad esempio, a me fa impazzire il modo che ha di inquadrare i due pugili, intenti a gonfiarsi come zampogne, anche attraverso le sbarre, un modo sottile di ricordarci la loro condizione.

Narrare per immagini, una lezione da parte del nostro Gualtiero.
Il duello finale in cui l’unico modo per vincere è mandare KO l’avversario è coinvolgente, diretto tenendo la macchina da presa alla giusta distanza e, soprattutto, si lega naturalmente al finale del film, anche se l’incontro termina con un vincitore, Walter Hill è bravissimo a tenere alta la tensione, perché questa è la storia di due campioni che per la storia ufficiale della boxe non hanno mai incrociato i guantoni, ma in realtà erano destinati a farlo per ribadire il loro ruolo di re delle rispettive colline.

Ormai a questo punto della rubrica dovreste avere capito l’andazzo: Walter Hill fa cinema sublime, cinema da uomini, senza fare concessioni alla spettacolarità a tutti i costi, il botteghino nemmeno questa volta lo ripaga, persino la colonna sonora Hip Hop del film, incassa più soldi della pellicola (storia vera).

Ma dovreste aver capito anche che il nostro Gualtiero è il re della collina perché è il padre nobile di tutto il cinema giusto, un pioniere in grado tracciare per primo percorsi che gli altri seguiranno. “Undisputed” è diventato un buon successo sul mercato dell’home video, inaugurando un filone spesso ignorato dai cinefili colti - quelli con gli occhiali e la pipa - ma che esiste e ancora scalcia, quello dei seguiti DTV (direct to video) di titoli usciti al cinema, è successo con i vari Death Race, ma è iniziato tutto con Walter Hill, a cui dobbiamo anche “the most complete fighter in the world”, sto parlando di Yuri Boyka, se mai Scott Adkins decidesse di figliare, il primo genito dovrebbe come minimo chiamarlo Walter.

Il più celebre tra i “nipotini” di Walter Hill (ecco perché parla come Danko)
“Undisputed” ha generato un seguito per il mercato dell’Home video in cui il ruolo di George "Iceman" Chambers è stato raccolto e portato avanti dal grande Michael Jai White e sempre seguendo la divisione non manichea tra “buoni” e “cattivi”, in Undisputed III - Redemption il protagonista assoluto diventa proprio lo sfidante Yuri Boyka e il film è uno dei migliori film “di menare” contemporanei, uno di quelli che non viene mai citato da nessuno, a suo modo, anche lui un re della collina.

Ma vi ero debitore di un’icona lasciata aperta, la chiudo qui nel finale: quando dico che Walter Hill è un pioniere in grado di sbirciate il futuro prossimo venturo, non scherzo mica, in questo film ha di fatto anticipato la fedina penale di Wesley Snipes, finito in carcere nel 2008 per alcune tasse non pagate e diversi casini con gli avvocati, ma questa è una storia (vera) che è già stata raccontata con dovizia di dettagli, quello che vi dico io è: Non scherzate con Walter Hill, è più inflessibile dell’agenzia delle entrate!

L'arte, che imita la vita, che imita l'IRS.
Prossima settimana, la rubrica continua, sellate il cavallo, si va tutti verso Ovest, anzi, nel vecchio West!

6 commenti:

  1. Carabara, non sai quanto soffro - o forse sì - nel leggere di nuovo del fatto che Wes abbia visto il sole a scacchi per un paio di anni perché è anche merito suo se le majors hanno deciso di rischiare con i mutanti di Singer e l'aracnide di Raimi. Saprai sicuramente che quello che fino a quella malaugurata faccenda era considerato il " James Bond nero " ( parecchi anni prima della polemica costruita ad arte sulla nuova 007 nera del 25mo film della saga ndr ) stava pensando seriamente di produrre ed interpretare un film su Black Panther. Mm.

    Non ci crederai, ma una vita fa, ho lavorato per il call center della antenata di SKY e ricordo ancora le telefonate da dipendenti di alberghi e ristoranti preoccupati di " perdere il segnale " nella notte in cui Iron Mike Tyson avrebbe affrontato un tizio che avrebbe portato a casa il budget di un film di Hill anche andando al tappeto immediatamente, cosa che naturalmente successe perché Iron Mike avrebbe dato del filo da torcere anche al T'Challa di Billy Graham/Klaus Janson ( Jungle Action nei seventies ndr ). Io non ho mai amato la boxe, ma restavo ipnotizzato quando colla voce di Mickey Mouse, Tyson diceva ai giornalisti ed al mondo tutto " I wanna fight ! ".
    Mi era stato anche chiesto di fare un provino per le rece della guida programmi di Tele + perché qualcuno si era accorto che mi piaceva il cinema e ne avevo visto tanto, pure troppo, ma ero timido e non ne feci nulla, ma passai una estate a fantasticare su di un soggetto per per un film in stile Chi ha incastrato Roger Rabbit con un match di boxe tra Topolino ed il Puffo Nero ( riferimento ad una storia tra le più inquietanti della saga ndr ) . Ciao ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A suo modo “Blade” è un altro re della collina, tutti a glorificare vent’anni di cinecomics, ma senza quel film non avremmo avuto niente, il secondo mi piace, ma il primo resta il mio preferito, ha anticipato anche il “Bullet time” di “Matrix”, e poi dici bene, per Wes Blade è stata la seconda scelta, lui voleva interpretare Pantera Nera e sarebbe stato perfetto, altro che quel mollacchione che ha scelto la Marvel. Per me l’unico altro dopo Wesley, che avrei voluto vedere indossare il manto della Pantera, è quello che ha ereditato il testimone di “Undisputed”: Michael Jai White, che per altro ha intepretato (benissimo) Mike Tyson in uno “sceneggiato” tv della HBO degli anni ’90 e poi ha dovuto accontentarsi di essere Spawn al cinema, la storia si ripete (ripetutamente).

      La voce di Iron Mike lo rende perfetto per i film comici, il corpo per fare a pugni con tutti, anche con Ip Man (cosa che è effettivamente accaduta in “Ip Man 3”) una roba che avevo visto accadere solo nei vecchi numeri di Shang-Chi. La storia del Puffo Nero era spaventoso, Peyo ha anticipato di una manciata di anni “La notte dei morti viventi” di zio George “Ammmore” Romero, e questo è il più grande complimento che io possa fare a chiunque. Cheers!

      Elimina
  2. Bello, Bello, Bello. Le maiuscole non sono messe a caso. L'incontro è puro movimento ed esaltazione del corpo. La boxe al cinema comunque non va molto, il famoso film di Eastwood è una eccezzione perchè in fondo non è un film sulla boxe, quindi non mi sono mai stupito che al cinema di Domenica fossimo in dodici persone a vederlo (poi era uscito a ridosso delle ferie estive, combo perfetta insomma). Nemmeno Mann con il monumentale "Alì" l'anno prima riuscì a portare gente al cinema (e anche li se guardiamo la messa in scena dell'incontro finale c'è da piangere di gioia per tutta la durata), quindi la boxe quando non esaltazione dell'eroe il pubblico non se la fila. Peccato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nessuno ha raccontato solo la boxe, e i guerrieri che la combattono, tanti hanno usato la boxe per parlare d'altro, da Eastwood, a Scorsese passando per Michael Mann, tutti film grandi girati da Dio, solo Walter Hill ha portato lo sport alla sua essenza, facendolo ha riassunto il suo cinema all'osso, qualcuno ancora lo considera un film minore, ha ragione, ma allora voglio vedere SOLO film minori così! Perché onore e gloria a Stallon sempre, ma ha codificato al cinema una boxe che non esiste, infatti se guardi un incontro in TV dopo i suoi Rocky ti annoi. Walter Hill e il suo approccio dritto, senza fronzoli e diretto é pura boxe ma anche puro cinema. Cheers!

      Elimina
  3. Post mitologico e batto le mani fino allo spellamento!
    Mi hai fatto ricordare la figura del campione che deve sopportare continue sfide, e mi hai fatto pensare ad un film che mi è capitato di vedere dopo questo "Undisputed". Un Gregory Peck più Gregory Peck che mai nel film "Romantico avventuriero" (The Gunfighter, 1950), su soggetto del decano André De Toth, interpreta il pistolero più veloce del West che vive dannatamente male: ad ogni angolo di strada c'è un idiota che si crede più veloce di lui e vuole sfidarlo, batterlo, fregarlo e ingannarlo. Ogni dannato metro di West è un'agonia per Jimmy Ringo, che è stufo del fardello di essere un campione e sogna la tranquillità e la possibilità di amare la sua donna. Sapendo benissimo che (come dirà Snipes/Hill) ogni campione prima o poi viene battuto. Uno leggerissimamente appassionato di western come Hill mi sa che se lo ricordava, quel film ;-)

    Visto appena uscì in VHS, mi esaltò parecchio, e di lì a poco ritrovai Ving Rhames in mille film, anche in carcere: il dittico "Animal" credo volesse rifarsi un po' a quelle situazioni, ovviamente a mille anni luce i distanza. Può fare il simpaticone nelle sue comparsate in Mission Impossible o nel sottobosco dei filmetti in cui appare, però un ruolo come quello di "Undisputed" non gliel'ha mai più regalato nessuno...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono molto contento che ti sia piaciuto, é un film a cui voglio bene. Lo conosco e lo conosce benissimo anche Hill, mentre leggovo la descrizione della trama, mi sembrava quasi perfettamente sovrapponibile a quella di "Wild Bill".

      Verissimo, la butto lí un po' provocatoria: Il ruolo per cui Bing é famoso glielo ha dato Tarantino, un personaggio in un film corale, per altro inquadrato quasi sempre di nuca. Walter Hill é stato forse l'unico a dargli un protagonista, sfaccettato, complesso in cui poter brillare. Solo che tutti chiamano Maestro Tarantino, e nessuno si fila Walter Hill. Come funziona questa cosa? Domanda retorica lo so. Cheers!

      Elimina