martedì 16 luglio 2019

Stranger Things - Stagione 3: Il metadone per i drogati di malinconia

Succedono “Strane cose” alla Bara Volante, bambini in BMX che scompaiono, lucine che si accendono ad intermittenza e Winona Ryder sorpresa a manomettere un antitaccheggio. No, quest’ultima non è poi così strana, ma sta di fatto che la barriera tra i mondi è più sottile e questa terza stagione di “Stranger Things” verrà commentata (moderatamente) bene da Cassidy e in maniera decisamente meno gentile dall’Anti-Cassidy, la sua versione malvagia proveniente dal Sottosopra, ormai questo blog è ai confini della realtà!


Il parere positivo (si fa per dire) di Cassidy
Aah! Ma allora la seconda stagione di “Strane cose” non era poi così buona come raccontavate un anno fa? Cazzarola! Mi avete fatto fare la figura di quello che si presenta in costume da Ghostbuster ad una festa dov'è richiesto l’abito elegante quando l’ho criticata ed ora in tanti sono pronti ad ammettere che è stata un mezzo passo falso?

Sì, perché ora che Netflix ha messo a disposizione sul suo paginone la terza stagione di “Stranger Things”, i pareri in giro sono tutti più o meno concordi sul fatto che sia molto meglio della seconda. Mi viene da dire che ci voleva anche poco, però su questo sono d’accordo anche io, “Strane cose 3” riesce a rimettersi più o meno in scia alla prima stagione, quella che per me resta ancora la migliore, un piccolo racconto di formazione che riusciva a solleticare con l’idea di un mondo (sottosopra) appena dietro la superficie del nostro e il giusto equilibrio tra citazioni a malinconia anni ’80, ad un livello che poteva essere ancora accettabile, prima che le imitazioni iniziassero a proliferare.

Wonder Woman oppure il supereroe più scemo di sempre. Difficile scelta.
Bisogna dire i fratelli Matt e Ross Duffer sono tutto tranne che cretini, sanno che molto probabilmente verranno ricordati solo per questa serie e non hanno nessuna intenzione di sbagliare, quindi hanno saputo correggere il tiro, tornando a dare il giusto spazio a tutti i personaggi - senza tenerli chiusi un’intera stagione dentro un capanno per poi spedirli a Chicago - azzeccando anche qualche volto nuovo: la Robin interpretata da Maya Hawke (figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke) nonché rumore di manette che scattano ai polsi e sbarre che si chiudono, per una buona fetta di pubblico (vi conosco mascherine!), riesce a risultare più utile ai fini della trama della “Mad” Max di Sadie Sink che qui in termini di utilità viene sorpassata a destra anche dal fratello bullo Billy (Dacre Montgomery) che si reinventa in versione “Mitch di Baywatch”, ma con più ricci in testa di David Hasselhoff.

Ah! Gravissimo errore! Baywatch era una serie degli anni '90, tana per i Duffer!
I Duffer sanno che i loro giovani protagonisti crescono alla velocità del grano d’estate e rendono tale crescita parte della storia, ecco perché inizia il gioco della coppie, in cui tutti ora hanno una fidanzatina, anche Dustin, anche se tutti credono che la sua famigerata Suzie sia frutto della fantasia.

“Strane cose 3” è una stagione a lenta cottura, ci mette parecchio ad ingranare, infatti il dettaglio più significativo dei primi due episodi, è una citazione a Il giorno degli zombi di George A. Romero che ho gradito (fino ad un certo punto) e ad un’altra che forse ho colto solo io, perché credo che esista solo nella mia mente: per tutta Hawkins i topi esplodono trasformandosi in pappetta molle. Voglio illudermi che sia un omaggio alla “musica che fa esplodere i topi” di “Rock 'n' Roll High School”, ma trattandosi di un film del 1979 penso che i Duffer non lo abbiano preso nemmeno in considerazione.

Ho bisogno di una faccia amica in mezzo a questo casino... Jake Busey!
I topolini che muoiono male non vengono notati subito perché tutti sono molto attratti del nuovissimo centro commerciale di Hawkins, lo Starcourt che con la sola presenza fa subito pensare a Romero e con la sua corrente elettrica ballerina, dà il via al mistero di questa terza stagione.

Cos'ho apprezzato di “Strane cose 3”? Un certo grado di mistero alla Scooby-Doo oppure alla Piccoli Brividi versione 2019 (ma travestito da 1985) che, comunque, per parecchi minuti appassiona abbastanza, sempre se riesci a non andare sotto con i vari momenti scatologici (Lucas che tira le puzze all’aroma di Nacho), oppure i momenti di tiramolla tra Eleven (Millie Bobby Brown) e il suo fidanzatino che credo si chiami Mike, non lo so io lo chiamo “lo spaventapasseri”, tre stagioni ancora non ho imparato i nomi di tutti i personaggi, il che già dovrebbe dirvi qualcosa su cosa penso di questa serie.

Gli effetti speciali digitali fanno a pugni con una serie che campa sulla malinconia per gli anni ’80, però... Oh! Sono molto ben fatti, il “Mind flayer” viene spesso inquadrato da vicino e a piena luce e la CGI tiene alla grande, ci sono film con budget ben più alti che non possono contare su effetti speciali così ben fatti, il che gioca a favore di una certa svolta un po’ horror data alla serie che tutto sommato ho gradito.

Beh, almeno i mostri sbavanti non sono niente male.
In generale, continuo a considerare “Stranger Things” un flagello, perché è una serie che cavalca la mania per l’attesa (lo stramaledetto “Hype”) e per la malinconia a tutti i costi che è un po’ il “male” del nostro tempo quando parliamo di opere d’intrattenimento. Mi pare che citare un vecchio film con cui siamo tutti cresciuti e sapere creare attesa per la prossima stagione, sia più importante della storia stessa.

A sinistra quelli che ho convinto con questo mio inutile argomentare. A destra tutti gli altri.
Ecco perché di norma in rete si trovano più commenti su un trailer di due minuti che su un film di due ore. Sarà che ormai ho l’età per essere lo zio di Dustin, ma sono rimasto ai tempi in cui non era tutto a portata di “Click” e trovare un nuovo film in grado di scaldarti il cuore era più difficile che raggiungere il tesoro di Willy l’orbo, oppure sarà che “Stranger Things” la trovo una serie d’intrattenimento un po’ più curata della media, ma senza pretese, non di certo il capolavoro assoluto di cui sento parlare in giro e se voglio esaltarmi per la scena d’apertura più bella che un film di zombi abbia mai avuto in tutta la storia del cinema, vado a rivedermi per la milionesima volta, Il giorno degli zombi, piuttosto che “Strane cose 3”.

Il parere dell’Anti-Cassidy

Ok, se quel fighetto del piano di sopra ha finito di piagnucolare sul fatto che si stava meglio quando si stava peggio, io qui avrei delle gomme da masticare e dei calci nel culo da rifilare. E ho finito le gomme.

Cosa sappiamo del “Sottosopra” da cui provengo anche io alla fine di questa terza stagione di “Stranger Things”? Devo citarvi Cetto la Qualunque, oppure è chiaro per tutti che: "Una beata minchia" è la risposta esatta?

"Raga quanto ci facciamo che tempo due paragrafi tira dentro anche Abrams?"
Sì, lo so cosa state pensando: “Stranger Things” è un romanzo di formazione su alcuni ragazzini che BLA BLA BLA, cazzate! Questa serie è il prodotto dei fratelli Duffer che hanno avuto un ottimo spunto di partenza, ma avendo una serie da portare avanti non hanno nessuna idea di come sfruttare l’elemento fantastico della storia ed ecco perché da due stagioni stanno menando il can per l’aia per allungare il brodo, concentrandosi sui protagonisti e dandoci dentro fortissimo con le citazioni e la malinconia per gli anni ’80 che è un po’ la loro carta “Esci di prigione”, visto che la usano ad ogni piè sospinto.

Ad ogni stagione che passa sento la puzza di Lost sempre più forte, pensare che ai tempi della prima serie, i Duffer erano riusciti a fare meglio di GIEI GIEI Abrams e del suo “Super 8” (2011), ora, invece, sembrano due cosplayer del “maledetto”. Anche perché parliamoci chiaro: dove sono questi famigerati personaggi a cui dovremmo affezionarci?

Ci rendiamo conto che in tre stagioni l’unico ad aver avuto un arco narrativo (quasi) definito è Steve “belli capelli” Harrington (Joe Keery)? Passato da “stronzo supremo” a “sfigato” procedendo al contrario la scalinata della popolarità come si vede fare molto poco ai personaggi dell’Immaginario? Gli altri? Non pervenuti.

Tartarughe Ninja Stranger Things e il segreto di ooze.
Lucas, lo spaventapasseri Mike e persino “Undici” sono cresciuti perché sono cresciuti gli attori che li interpretano, ma di fatto sono ancora personaggi fossilizzati al loro ruolo da “fermaposto”, impegnati ad impersonare le varie sfumature di “sfiga” che essere un nerd dovrebbe in teoria rappresentare nella realtà, ma non in questa serie, perché qui il concetto di essere un “secchione” è figo, come lo è nel 2019, tanto che persino l’odiosa Erica (personaggio pensato per essere simpatico che fa tutto il giro su se stessa risultando odiosa, tipo Pucci il cane dei Simpson) alla fine della serie, il massimo a cui può ambire è di riscoprirsi anche lei nerd.

Non puoi dire teleferica senza Erica (forse non era così la frase)
Non vedo nessuna differenza tra i ragazzini di “Stranger Things” e i protagonisti di qualunque delle stagioni noiose (dalle quattro in poi) di “The Big bang theory” se non l'età anagrafica, entrambi rappresentano cosa vuol dire essere nerd nel 2019 e allo stesso modo, proprio come accaduto a Sheldon e soci, stanno iniziando ad essere tutti fidanzati. Dài, ditemi che Suzie non è altro che una Amy Farrah Fowler solo molto più giovane! L’unico immune, resta Will che, in teoria, dovrebbe essere il personaggio chiave della serie, perché è l’unico che nel “Sottosopra” ci è stato davvero che, invece, viene usato come rivelatore di presenza di mostri, mentre è impegnato a ripetere: «Possiamo giocare a D&D?» per tutto il tempo.

Non capisco più se sto guardando "Stranger Things" oppure una puntata di "Young Sheldon".
Nel loro portare in scena il “manuale della malinconia anni ‘80” i Duffer che dalle mie parti si direbbe che sono più furbi che belli, secondo voi potevano non giocarsi i Comunisti? Hanno una storia ambientata in piena Guerra Fredda, mettiamoci dentro i Russi per spiegare che Hawkins è l’unico posto dove si può accedere al “Sottosopra”, perché lì la porta era già stata aperta. Poi chissenefrega che non sia assolutamente credibile che in piena Reaganomics un intero plotone di soldati e scienziati russi, possano aver costruito una bunker segreto sotto un centro commerciale dell’Indiana, perché tanto basta sbatterci dentro una bella scena in cui i protagonisti strafatti parlano di Ritorno al futuro e il pubblico è felice.

Per trent’anni, in tanti hanno considerato Alba Rossa una trama assurda e poi se una serie tv ambientata nel finto 1985 mette su una trama ancora più cretina va tutto bene? No, sul serio, la minaccia comunista che invade l’America, travestita da zombie di Romero (e state pur certi che hanno usato Day, solo perché Dawn è un film del 1978), con dentro una specie di Terminator sovietico il tutto impanato e fritto in “L’invasione degli ultra corpi” fatto nel 2019 va bene e John Milius no? Come funziona, degli anni ’80 prendiamo solo le parti famose (e socialmente accettabili) e il resto lo buttiamo via?

John Milius perdonali, non sanno quello che fanno!
La verità è che “Stranger Things” ha contribuito a sdoganare un’idea di anni ’80 che NON sono mai esistiti, forse nemmeno all’interno della finzione cinematografica e che la coscienza comune sta accettando come gli unici reali. Sarebbe carino scoprire quanti abbonati di Netflix under 20 guardino questa serie, perché di fatto è rivolta a dei trenta/quarantenni affetti da malinconia congenita, tanto che i personaggi parlano, pensano e agiscono solo per questo, per accontentare questa porzione di pubblico.

Anche perché "Il giorno degli zombi" è il film che è diventato il modello di riferimento per TUTTI i film con i morti viventi realizzati negli ultimi trent’anni, ma alla sua uscita è stato un flop, quindi mostrare una sala piena ha poco senso (anche in una storia immaginaria), così come è assolutamente illusorio il fatto che Lucas, per fare una clamorosa marchetta alla Coca Cola, decida di paragonarla a La Cosa di John Carpenter, definito addirittura migliore dell’originale.

Tra un rutto di Coca Cola e l'altro, parlami ancora di questo tale di nome John Carpenter, vorrei sapern di più.
Ma parliamo dello stesso “La Cosa” che ha incassato risate al botteghino? Lo stesso “La Cosa” che ha fatto guadagnare a Carpenter l’etichetta di “Pornografo della violenza” e ha quasi ucciso la sua carriera? Volete dirmi che un ragazzino che spara scoregge al retrogusto di Nachos del 1985, aveva già capito tutto? Se consideriamo che parla come un trentenne dell’anno 2019 sì, altrimenti qui ci stanno prendendo tutti per il naso.

In questa smania di accontentare il pubblico, i Duffer non si curano nemmeno di portare in scena una storia che abbia senso, ma secondo voi è normale che nel momento del “climax” finale, ad un attimo della distruzione totale Amy Farrah Fowler Suzie chieda a Dustin di cantarle la canzone di “La storia infinita” (1984)? A nessuno frega niente della storia, l’importante è infilare il più alto numero di strizzatine d’occhio possibili immaginabili. I Duffer sembravano l’alternativa a GIEI GIEI, invece sono fatti della stessa pasta.

Su questa scena sono sprofondato nelle paludi della tristezza come Artax.
Se a questo aggiungiamo una Winona Ryder che recita costantemente sopra le righe e David Harbour che diventa inspiegabilmente il protagonista di interi episodi dove gioca a fare il Magnum P.I. con la panza, il disastro è completo.

Devo dire che la svolta da eroe d’azione di Jim Hopper, per quanto senza alcuna logica (minacciare il sindaco in quel modo senza curarsi delle conseguenze? Bah) è anche simpatica, ma solo per il fatto che Harbour di fatto ha continuato ad interpretare il suo Hellboy, questa volta senza le tre comode ore di seduta in sala trucco. Forse il ragazzo era convinto di fare davvero il botto ed essere destinato ad interpretare il diavolone di Mike Mignola per chissà quanti seguiti, ma tanto la scena dopo i titoli di coda, smonta con il cacciavite il finale emotivo che sono certo a tanti sarà piaciuto, ma personalmente dopo il lancio di fuochi d’artificio (sul serio? Pensavo si sarebbero giocati gli zombie) nel finale e l’infinita serie di cazzate (e citazioni) che i Duffer infilano giù per la gola dello spettatore con l’imbuto, se anche gli ultimi minuti poteva funzionare, ormai le palle mi roteavano in stile pale di elicottero ed è stato tutto vano. Sul serio un vorticare talmente frenetico che avevo voglia di mettermi a urlare a tutti per salvarsi: «Get to the choppa!». Che solo i Duffer possono fare le citazioni a capocchia qui?

“Ma a te piace Hellboy, non capisco…”  
Questa serie avrebbe bisogno di qualcuno più abile dei Duffer nel gestire la sospensione dell’incredulità che la storia richiede, volete un suggerimento per un giochino alcolico divertente? Si beve un sorso ogni volta che qualcuno durante queste stagione viene lanciato di peso contro una parere e si rialza senza un graffio. Provateci, tempo tre episodi sarete già sulle ginocchia a cantare “Romagna mia”.

Si potrebbe fare un gioco alcolico anche ad ogni epistassi di Eleven.
Ma il problema con “Stranger Things” è più che altro quello che rappresenta, il metadone per tutti i drogati di malinconia là fuori in fila, un modo di idealizzare e omologare gli anni ’80, il passato e l’infanzia che ha effetti collaterali tremendi, tipo ritrovarsi in rete a litigare con quelli che aspettano il prossimo adattamento con attori di un classico Disney e si infuriano se per la parte di Ariel la Disney sceglie un’attrice di colore. Avete presente no? I VERI problemi dell’umanità.

Insomma, il fatto qui è che “Strane cose” sta facendo melina a centro campo per non dare risposte, quanto tutto finirà alla Lost e si scoprirà che è tutta una gran partita a “Dungeons and Dragons” dei protagonisti, non ditemi che il vostro amichevole Anti-Cassidy di quartiere non vi aveva avvisati.

Hey tu! Chi ti ha fatto uscire dal Sottosopra! Tornate da dove sei venuto brutta copia biliosa che non sei altro! Scusate gente per l’Anti-Minime, ha fatto tanto casino? Ora due colpi di scopa di saggina ben assestati e gli faccio passare io la voglia di uscire da lì sotto!

Cassidy passa il resto della giornata a correre dietro all’Anti-Cassidy, facendoli cantare l’Ah-ah del ritornello di “The NeverEnding Story”, a colpi di mazzate sulla gobba.


26 commenti:

  1. Oook, ho letto fin'ora critiche abbastanza, e anche molto, positive su questa stagione, ma l'istinto mi dice che devo dare retta all'anti-cassidy questa volta! La prima stagione mi era piaciuta, la seconda l'ho trovata talmente pallosa (quando non fastidiosa) che l'unico motivo per cui sono arrivato alla fine è che non era tanto lunga. Ma ho fatto davvero fatica. Di guardare la terza, davvero, non ho proprio voglia al momento...

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    1. Si, è meglio della seconda stagione, ma il problema di “Strane cose” è molto più radicato e profondo. Poi questa serie sta raccogliendo solo consensi, ha le spalle larghe, una critica può anche sopportarla, specialmente se arriva da questa infinitamente piccola Bara ;-) Cheers

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  2. Oddio, a me la seconda stagione era piaciuta molto ugualmente, ma la terza è migliore.
    Non sono propriamente d'accordo, nel senso che -anni '80 a parte, usati per necessità e vezzo- l'omaggio è al mood delle opere di quel periodo (ma c'è anche qualcosa di '90).
    Insomma, i film col sense of wonder e poche pippe mentali.

    I personaggi hanno l'evoluzione giusta per questo tipo di opere..., io ad esempio ho apprezzato il personaggio di Will: diciamo che non ci sbattono in faccia la crescita, come fanno le serie moderne (a tratti irreali), qui è tutto più a dimensione normale (non credo che tu, in tre anni, cresci e cambi in modo vistoso, dopotutto).

    Quanto al pubblico: come sai, gestisco un centro di aggregazione giovanile. I ragazzi (dai 13 ai 16/17) hanno visto o stanno vedendo TUTTI Stranger Things, in questi giorni. Alcuni lo stanno recuperando dalla prima stagione.
    Se un campione di 30/35 ragazzini (di gruppi diversi) può significare qualcosa, allora hanno fatto centro :)

    Moz-

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    1. Indubbiamente la terza è migliore su questo non ci piove, ma ti assicuro che molti sono saliti sul carro del vincitore ;-)

      L’evoluzione di Will per ora, sta nel non aver avuto un evoluzione, è ancora il più bambino di tutti, quello che vuole giocare a D&D. Se “Strane cose” è un romanzo di formazione, per ora Lucas, Dustin e lo spaventapasseri (Mike? Boh) sono ancora i personaggi dell’episodio 1x01, magari alla fine della serie saranno cresciuti, per ora anche piano e poco alla volta, continuano a ricordarmi Raj di “The Big Bang Theory” sono fermi nel loro ruolo.

      Ecco questo è un dato interessante che non avevo, ti ringrazio! ;-) Se tutti quei ragazzini avranno la curiosità di andare a scoprire il vero Terminator, oppure guardarsi “Il giorno degli zombi” ben venga, questa serie potrebbe essere tipo i Green Day, inizia da lì e poi vai a scoprire il Punk vero. Per i 30/40enni uhm, lo trovo un po’ meno facile da accettare, posso capire la coperta calda e comoda della malinconia, ma qualunque altra storia sarebbe stata demolita se nel momento del “Climax” i personaggi si fossero messi a cantare nemmeno fossimo in un musical, invece a “Strane cose” si perdona un po’ troppo secondo me. Cheers!

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    2. Eh, ma perché è ben costruito. Cioè, è da subito partito per essere un horror/non horror, ironico e iconico, e specie nella terza questo lato è esploso. Non dico che sia The Stuff (che però è presente) ma l'ironia non manca (anche come critica sociale).
      Will non è solo il bambino, è anche potenzialmente omosessuale e lo stanno raccontando con delicatezza se ho ben inteso la questione... :)

      Moz-

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    3. Secondo me tutte queste cose ci sono, ma più che altro perché i Duffer le buttano dentro il mucchio, se usi un centro commerciale, e strizzi l’occhio fortissimo a Romero, è un modo (parecchio paraculo) di portarsi a casa concetti che arrivano dal regista che stai omaggiando. Nella prima stagione i Duffer mi sono sembrati, entusiasti, e con poca esperienza, eccedevano in citazioni per amore verso il materiale originale, facciamo 70% amore 30% paraculaggine. Dopo aver tentato qualcosa nella seconda stagione, non molto riuscita (a mio avviso, anche se tu l’hai apprezzata), sono tornati alla formula iniziale però questa volta con un 30% di amore un 70% di paraculaggine.

      Un po’ come: Cosa avete amato di “Il signore degli anelli”? Le battaglie! Esce la trilogia di “Lo Hobbit” e sono solo battaglie, dimenticandosi di Bilbo, non so se ho reso l’idea. Qui hanno fatto uguale, però con le citazioni al posto delle battaglie.

      Ecco, io questa questione dell’omosessualità di Will non l’ho proprio vista, cioè ho letto le teorie in rete, ma mentre guardavo la serie proprio zero, magari ero già urticato dal lavoro dei Duffer e mi sono distratto, lo ammetto candidamente ;-) Cheers!

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    4. Oddio, io ho trovato molte più citazioni "facili" nelle prime due! Ahaha
      Che anzi, ti dirò... da una stagione di ST ambientata in estate, mi sarei aspettato molto Stand by me e opere similari, e invece niente! :o

      Moz-

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    5. Quella l’avevano già usata nella prima. Secondo me se Netflix non ha altre serie in programma per lo stesso periodo (e non credo) quanto ci facciamo che la stagione quattro uscirà a Natale? ;-) Cheers

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    6. Quello che ho scritto io immaginando il futuro: dato che le serie saranno 5, per me la 4 andrà a fine novembre (Thanksgiving) e l'ultima a Natale, a chiudere tutto con un nuovo perfetto binomio anni '80. Anche perché la ambienterei nel 1989, con la fine del decennio...
      Lo spiegavo qui: https://mikimoz.blogspot.com/2019/07/stranger-things-mania.html

      Moz-

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    7. Grazie mi ero perso questo tuo post, però sarebbe la quadratura del cerchio, le altre due feste americane grosse e la fine del decennio/fine infanzia. Mi sai che hai le idee più chiare dei Duffer ;-) Cheers

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    8. Ma credo che l'idea l'abbiano avuta davvero anche loro :D

      Moz-

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    9. Beh si dai, leggevo di una mezza intenzione di concludere con la quarta, ma penso fosse solo una notizia volante così. Cheers

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  3. Sono a metà quindi non ho letto nulla, o meglio, ho letto con un occhio solo. La seconda stagione, al netto di alcune ingenuità e di un paio di puntate di troppo, non mi era dispiaciuta. Sopratutto il finale mi aveva gasato parecchio e aveva pure un senso logico.
    Per ora questa terza stagione è in linea anche se il gioco delle citazioni mi pare sia fuori scala perché ad ogni scena c'è una strizzata d'occhio più o meno velata. Speriamo che i Duffer abbiano in mente un finale o sappiano dove andare a parare prima di buttare tutto in malora.

    Ritornerò a serie finita per un commento veloce...

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    1. Sono della scuola per cui a pensare male si fa peccato, ma raramente si sbaglia. Il finale di “Lost”, il finale di “Giocotrono”, serie che si caricano di questo Hyyyyyyyyyyyyyyyyyyype (salute!) non riescono a tenere il passo alla fine. Inoltre credo che i Duffer un piano a lungo termine non lo abbiano, si giocheranno la solita: “quello che conta non è la meta ma il viaggio”, frase che torna sempre fuori in questi caso. Basta sto tornando in modalità Anti-Cassidy ;-) Cheers

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    2. Finita con moooolta calma giusto ieri sera. Oh, è tempo di sagre e alla sera ci dò di birra&costicine ogni volta che posso! Tanto "Stranger Things" mica scappa! Ripeto che la seconda annata tutto sommato non mi era dispiaciuta ma questa la trovo migliore. Meno cali di ritmo, meno personaggi tenuti in panchina per episodi interi, più coesione anche se le storie viaggiano su binari differenti per gran parte della stagione.
      Non è una serie perfetta perché ha buchi clamorosi, una storia giusto un filo inverosimile (la base russa iper-tecnologica sotto un centro commerciale nel pieno degli Stati Uniti negli anni '80?!?! Ma che davero?), sottotrame inutili, ripetizioni e ammiccamenti continui ma nonostante tutto si lascia guardare e apprezzare.
      Concordo su una cosa: a naso mi sa che i Duffer non sanno dove andare a parare. Un'idea generale ce l'avranno pure ma metà di quanto seminato non verrà raccolto e si chiuderà tra uno-due anni cercando di non fare troppi danni.

      Chiudo con due note sugli attori. Anche secondo me (come ha detto Moz qua sopra) Will è gay e stanno trattando la cosa "delicatamente". E infine Maya Hawke. Ma quanto bella è? Cioè, con due genitori così è difficile uscire brutti, ma lei è veramente bellissima.

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    3. La genetica è bastarda, di solito se uno ha dei geni brutti da passare, il figlio/a erediterà quelli, a Maya é andata bene. Chissà se i Duffer hanno ereditato il gene di saper scrivere i finali, ho dei dubbi. Cheers!

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  4. Posso dire che invece a me la scena della canzone ha fatto sbellicare?
    Se analizzata in chiave adulta e con occhio clinico è palese che ST sia una seria che vive di citazionismo, e funziona praticamente per quel motivo.
    I personaggi sono irreali oltre ogni dire e ne siamo consapevoli, infatti per me è una buona serie di intrattenimento e niente più.
    Mi diverte, mi ringiovanisce un po' perché mi ricorda l'infanzia e le serate sul divano a guardare quei film che sembrano riprendere vita in questa serie.
    Ma io sono un caso umano per ciò che concerne la nostalgia, pensa che quando guardo video sugli Urbex ( video di esplorazioni di case e luoghi abbandonati ) provo una sorta di immersione visiva quando vedo oggetti, mobili e vecchi elettrodomestici che ricordano ( o uguali ) a quelli che avevo in casa da piccolo. :-P

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    1. Posso capire che sia simpatica, ma non così, non in quel momento mannaggia a loro! ;-)
      La tua descrizione la condivido, non capisco chi la considera tipo il super mega iper capolavoro della storia della televisione, è una serie estiva con più budget a disposizione delle altre, fine. Anche per essere post moderni bisogna essere capaci. Grazie per la spiegazione, non avevo idea di cosa fossero i video Urbex ;-) Cheers

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  5. In settimana lo recensirò anche io ^_^

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    1. Bene, non vedo l'ora di leggerti! ;-) Cheers

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  6. Mai visto questa serie, mi ha sempre poco interessato.

    Ma la presenza di Maya, può forse esser la svolta. Non vedevo serie da un po' sai, non che ne abbia viste molte: Deadwood, Soprano, Boardwalk Empire, Oz, True Detective, Buffy, le prime tre stagioni di Black Mirror, la prima stagione di Daredevil/Jessica Jones, Mindhunter, Dr. House, Blade e The Knick non sono tante da citare visto che sono più compatibile con la dimensione narrativa dei lungometraggi.

    Però mi son visto in un giorno la serie Chernobyl! Questo fa ben sperare, però prima di questa debbo vedermi quelle di Refn e Gondry.

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    1. “Deadwood” ci sto lavorando, con i miei tempi perché in questo periodo ho un sacco di roba che sto vedendo e che vorrei iniziare (“Swamp thing”, “Warrior” e “What we do in the shadow”), anche quella di Refn prima o poi dovrò prendere il coraggio a dodici mani e provarci. In ogni caso tra quelle che hai elencato ci sono alcune delle mie preferite di sempre, ti manca solo “The Wire” e magari “Breaking Bad”, per me due apici assoluti, la prima in particolare. Cheers!

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  7. Arrivo come sempre tardi, ma ci arrivo quasi sul pezzo visto che un po' le stesse critiche le sostengo e le riporto all'altra serie culto di Netflix: La casa di carta.
    Strizzare l'occhio al pubblico, creare meme e gif sembra diventato il modo di scrivere le serie oggi. Alla faccia della coerenza, del senso di una storia e dell'arco dei personaggi.
    Sbuffo e storco il naso anch'io, ma tenendo conto che entrambe le serie le ho divorate in 24 e 48 ore capisco perché Netflix (e non solo) gioca facile. L'attesa, il marketing, contano quasi quanto la stagione in sé.

    Detto questo, un lato di me apprezza comunque certe macchiette, certi omaggi, certi personaggi che ci vengono raccontati.
    È una vita divisa, insomma.

    p.s.: proverò il gioco alcolico con le epistassi, al giovine rode non aver mai visto queste Strane cose, e prima dell'inevitabile quarta stagione, un recuperone sarà necessario.

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    1. Confido nel tuo fegato di titanio allora, ne avrai bisogno ;-) Ho finito "La casa di carte 3" ieri, ho scritto il post questa mattina e arriverò non so bene quando, causa casini vari, ma è proprio così, a fine visione ieri borbottavo insieme alla Wing-Woman che per certe serie, l'importante è essere famose, popolari presso il grande pubblico, il resto è secondario, oppure il resto è marketing. Che poi alcune strane cose di questa "Strane cose" sono piaciute anche a me, ma il materiale che citano è omaggiano alla fine è l'humus dentro quale sono cresciuto, e non tutti sono Spielberg ("Ready Player One") per potersi permettere di giocarci con il mio humus, voglio bene al mio humus! Hai riassunto bene anche questa volta, un vita divisa. Cheers!

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  8. Sto recuperando i tuoi post, essendo un nuovo ospite del tuo blog. Questo sulla terza stagione di strane cose, che potremmo anche definire strani amori, rispecchia appieno come mi ha lasciato alla fine. Da una parte nostalgia canaglia per un periodo particolare della mia vita, dall'altra, come hai scritto giustamente, un certo fattore di eccessiva coolness per quelli che in definitiva sono dei nerd 🤓 e che stona un pò con la ricostruzione storica, risultando leggermente forzata. E lo dice uno che nel 1985 aveva dieci anni ed era (è) un nerd della specie peggiore, infognato di elettronica, cinema e fumetti. Senza uno straccio di fidanzata e con pochi amici come lui, spesso vittima di bulli più grandi, fino a quando mio padre mi iscrisse a karate, ma quella è un'altra storia, Cassidy-San. In ogni caso è sicuramente superiore alla seconda, però anche la questione dei russi mi sa molto di mcguffin per avere materiale per la quarta serie. Dove l'ispirazione sarà Spie come Noi, con Hopper prigioniero americano che si trasforma in spia internazionale, magari la prigionia gli farà bene alla panza!! 😜

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    1. Magari prendessero il film di John Landis come modello! Ma magari! ;-) La mia posizione è un po' estrema, ma spero sia arrivato il senso, perché esaltarsi con le citazioni e non con i film citati? Ma soprattutto se devi citare qualcosa, fallo bene. Cheers!

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