giovedì 11 luglio 2019

Men in Black II (2002): Uguale al primo, ma più scolorito

Ci sono delle regole fisse ad Hollywood, una di questa recita che se fai abbastanza soldi, ti becchi il seguito senza nemmeno pensarci, e poi c’è la regola aurea dedicata ai seguiti, che devono essere uguali al primo, ma di più! Vale anche per “Men in Black II” anche noto con l’acronimo MIIB, che è identico al capostipite, solo meno scintillante, di una tonalità di nero più scolorito verrebbe da dire.

Originariamente la sceneggiatura avrebbe dovuto scriverla David Koepp, salvo lasciare il compito per via di precedenti impegni a Barry Fanaro e Robert Gordon, che arrivava da “Galaxy Quest” (1999) gioiellino drammaticamente sottovalutato.

Per la regia Barry Sonnenfeld non ha dubbi e nessuna voglia di ripetere il disastro di “Wild Wild West” (1999), va bene il sodalizio artistico con Will Smith, però grazie a quel film Barry ha capito che al pubblico piacciono i protagonisti con la schiena dritta, ma se sono innamorati della bella di turno anche meglio. Sarà, ma secondo me avrebbe dovuto portarsi a casa la lezione di non assecondare la mania per i ragni giganti di Jon Peters.

Sta di fatto che la trama fa di tutto per cancellare più in fretta possibile lo scenario creato alla fine del primo film, ecco perché la bella Linda Fiorentino – che pare sarebbe anche tornata volentieri nei panni dell’Agente L - viene rispedita al suo obitorio con una riga di dialogo e tanti saluti a quel bel paio di gambe. Che spreco.

"Cosa vuol dire niente Linda Fiorentino? Non farci perdere la pazienza, altrimenti sono guai"
La produzione di MIIB prosegue bella liscia almeno fino ad una brutta mattinata di settembre dell’anno 2001 che cambia il mondo e in maniera decisamente meno importante, costringe la produzione a riscrivere e rigirare il finale del film, ambientato sul tetto del World Trade Center (Storia vera). Un problema che fa lievitare i costi, slittare l’uscita e innervosire gli animi, già tesi.

Si perché pare che a Will Smith la trama non piacesse più di tanto, dettaglio che vedremo meglio parlando del terzo capitolo (prossimamente su queste Bare), ma il ragazzo si è impegnato lo stesso nella promozione del film, anche qui seguendo regole non scritte di Hollywood. Se il videoclip del primo film aveva lanciato la pellicola (e la carriera musicale di Smith), l’ex Principe di Bel-Air ci riprova con “Black Suits Comin' (Nod Ya Head)” e il suo roboante video pensato per farti dolere la cervicale e diretto da Francis Lawrence, che non è un omonimo, ma proprio lo stesso Francis Lawrence che dirigerà Will Smith in “Io sono Le… No. Non riesco nemmeno a scriverlo, vi giuro, mi si annodano le dita, andiamo avanti.

“Guardate! Cassidy sta avendo un reflusso di bile”, “Non pensavo di provocargli tale effetto, qualcuno ha del Maalox?”
Bisogna dire che “Men in Black II” è un po’ più sciolto nel gestire le parti comiche, ma cerca anche di evitare ogni possibile polemica scegliendo una trama fotocopia del film precedente – un nuovo misterioso oggetto da trovare, la Luce di Zartha – ancora più ripulita da ogni possibile lettura di secondo livello. Vuoi mai che qualcuno pensi che un film così potrebbe essere metafora della migrazione e dei problemi di integrazione no? Ma va! Buttiamola sul ridere, tanto che la battuta migliore di tutto il film, quella riguardo al pilota automatico che spunta dal volante della macchina – un po’ alla “L’aereo più pazzo del mondo” (1980) – improvvisata sul set da Will Smith, finisce dritta nel trailer del film, facendo storcere il naso a Barry Sonnenfeld. Perché ammettiamolo, sentire l’agente J dire «Prima la davano con un nero al volante, ma lo fermavano sempre», fa morire dal ridere la prima volta, ma se lo senti ripetere ad ogni spot televisivo, perde uno zinzinello della sua freschezza.

A proposito di gag divertenti anticipate prima del tempo, se avete sempre visto il film doppiato, sembrerà solo un segno di continuità la comparsata di Michael Jackson, che qui chiede a Z (Rip Torn) di diventare anche lui un MIB. L’MJ non cestistico era citato anche nell’ultima riga di dialogo del doppiaggio Italiano del primo film, ma in originale il personaggio citato al suo posto era il compagno di squadra di MJ (questa volta quello cestistico) ovvero Dennis Rodman. Quindi possiamo dire che il nostro doppiaggio ha evocato Michael Jackson, ma se nel film fosse comparso al suo posto Dennis “Il verme” Rodman, avrei fatto le capriole sulle mani!

“Sono Michael, chiamo da Wonderland mi ricevete?”(anche se a vederlo così sembra Frank il carlino)
Ricordo di averlo visto al cinema alla sua uscita questo MIIB, ricordo anche di essermi divertito, salvo poi ritrovarmi dopo pochissimo tempo come uno dei personaggi del film, uno di quelli che viene “Sparaflashato” dai Neuralizzatori degli uomini in nero. Ho dimenticato prestissimo tutto della trama, ricordavo giusto una strappona come cattiva (un tipo di dettaglio che la mia mente tende a salvare) e qualche trovata spassosa, come quella dell’armadietto, che poi altro non è che una versione in grande - come richiede la regola aurea dei seguiti - dell’ultima scena del primo film, ma poi? Boh, vuoto totale.

Quando lasci gli abiti usati da palestra nell’armadietto, e nasce la vita!
Me lo sono rivisto qualche tempo fa in vista di questo ripassino, e mi sono ricordato perché questo film non mi ha mai detto nulla. La cattiva è tutta estetica e zero sostanza, la trama è la stessa del primo film ma con una caccia al tesoro abbastanza auto referenziale, e per tutto il primo atto, il film risente dell’assenza del carisma dell’agente K, finito a lavorare in un ufficio postale di provincia, perché qui le poste sono gestite da impiegati alieni, come gli uffici erano gestiti dai suicidi in “Beetlejuice” (1988… fate un grosso saluto a Crepascolo per questa brillante associazione), e mi viene da chiedere: ma i commerciali da che pianeta vengono? Avete presente agenti immobiliari, venditori di auto? Se dico Urano è una battuta troppo scontata vero?

“Non ti saprei dire amico, ma poi Urano è ancora un pianeta? Oppure è finito come Plutone?”
L’inizio è strambo ma non male, il disperso episodio 27 di “Misteri della storia” sembra una puntata di vecchie serie di fantascienza come “Ai confini della realtà” una roba che viene definita “Quasi alla Spielberg”, giusto per strizzare l’occhio al produttore esecutivo (quando dico che è fin troppo auto referenziale). Un inizio che serve a raccontarci di come i MIB siano interceduti tra gli Zarthani, e la malvagia Kylotiana di nome Seerlena, per proteggere l’artefatto più importante, la luce di Zartha su cui la viscida (in tutti i sensi) aliena vuole mettere mani e tentacoli.

Il ritorno in scena dell’agente J (Will Smith) è meno roboante perché l’ex “Junior” sarà anche diventato un agente “Senior”, ma tocca scontrarsi fin da subito con i problemi di un “green screen” invecchiato maluccio, quando lo vediamo cavalcare l’enorme vermone Jeffrey nei tunnel della metropolitana. Opposto ai trucchi prostetici di Rick Baker non c’è davvero gara, i suoi alieni fatti di trucco plastica e fatica, battono la CGI dieci a zero, palla al centro.

Rick Baker monster alien maker (Rick è quello a destra eh)
Se poi il primo Men in Black si giocava ancora qualche momento capace di mordere e mordicchiare, restano all’interno del visto censura, qui si vede che ormai siamo nel 2002 e il cinema per tutti, deve essere edulcorato. Una delle scene più memorabili resta di sicuro l’atterraggio della (mini) astronave di Seerlena, che passa da vermetto strisciante a “corpo da reato” prendendo ispirazione da una pubblicità di Victoria's Secret. Non credo ci siano dubbi sul cosa vorrebbe farle l’aggressore nel parco, ma è anche chiaro che venga divorato da Seerlena fuori scena, quindi scordatevi anche quel poco di violenza che nel 1997 ai tempi del primo capitolo, era ancora possibile.

“Cosa ci fa una bella ragazza come te tutta sola nel parco?”…

…”Aspettavo te per usarti come cena”
Pare che la prima candidata per il ruolo di Seerlena fosse Famke Janssen già impegnata con un altro seguito, quello di X-Men. Ed ora prendetela con le pinze perché qui rischiamo di finire in piena zona gossip, pare che Lara Flynn Boyle sia stata suggerita da Jack Nicholson, in quanto sua allora “fidanzata” chiamiamola così. Perché il vizio di presentarsi in prima fila alle partite dei suoi Los Angeles Lakers, con accanto una di venti o trent’anni più giovane, il vecchio Jack non l’ha mai perso. Sta di fatto che Lara Flynn Boyle qui è irriconoscibile, la vera trasformazione non è da vermetto a modella di Victoria's Secret, quando da brava ragazza di Twin Peaks a “Elga frusta e manette” (cit.), per un personaggio che esteticamente funziona, ricorda un po’ uno stile da Morticia Addams che Barry Sonnenfeld conosce bene, ma oltre a quello non fa più di tanto.

Seerlena neutralizzare l'effetto del neuralizzatore e trova il modo di farsi ricordare da tutti.
Non aiuta nemmeno che accanto abbia una spalla interpretata dalla doppia testa - una in CGI così così - di Johnny Knoxville, al secondo film con Sonnenfeld in fila dopo “Big Trouble - Una valigia piena di guai” (2002).

“Forse preferivo buttarmi giù dalle discese con i carrelli in Jackass!”
Will Smith è abbastanza in palla e si vede che ci tiene a fare un bel lavoro, ma per la prima parte del film tocca sorbirci la sua veloce trasformazione in K, ovvero un agente esperto che ne ha viste già tante ma sa che non avrà mai una vita normale, ecco perché non riesce a “Sparaflashare” la testimone Laura Vasquez quando questa gli fa gli occhi dolci. Per altro oggi sembra la normalità, ma Rosario Dawson nel 2002 non era ancora così nota (magari la ricordate in “Kids” 1995), il botto vero lo avrebbe fatto con quel capolavoro di “La 25° Ora” (2002), quindi allora era ancora relativamente sconosciuta e di bell’aspetto, da non destare sospetti e funzionare nella parte della bella di turno con svolta finale.

Trovo però abbastanza clamoroso il fatto che nessuno si sia fidato a lasciare solo Will Smith, prima gli appioppano un nuovo collega che dura lo spazio di un mattino (Patrick Warburton) poi gli tocca fare da spalla al carlino Frank che si mangia la scena, anche troppo! Ok è un cane che parla, ok ha la giacchetta da MIB anche lui, ma la sensazione è: Quando la finite di fare gli scemi e iniziamo con la trama?

“Hai qualcosa che mi ricorda Peter Lorre, forse potresti davvero fare l’attore”
Se Frank faceva ridere nel primo film, la regola aurea dei seguiti impone di dare al carlino più spazio, ma il film comincia per davvero solo quando per ritrovare la luce di Zartha bisogna richiamare in azione l’agente che gestí la mediazione negli anni ’70, grazie Tommy Lee Jones mi sei mancato!

Sempre seguendo il principio “Uguale ma più grande” J e K sono a ruoli invertiti, ora è Tommy Lee Jones quello che non sa nulla del mondo degli uomini in nero, una situazione che crea anche momenti simpatici come il “Beatbox” all’ufficio postale, ma che non può essere tirata troppo a lungo infatti quando l’agente K viene “De-neuralizzato” si spera di poter avere finalmente un’indagine di "Strambi sbirri" come si deve.

BACK IN BLACK Tan. Ta na na. Ta na na
Invece l’umorismo resta tutto di grana abbastanza grossa, e quando dico grossa intendo che l’evacuazione della base dei MIB avviene letteralmente tirando la catena di un enorme sciacquone (Ah-Ah), e il gruppo di vermoni tabagisti, passano il tempo a fare battutacce a doppio senso che fanno ridere una volta, due, ma dopo sessantatré magari anche no grazie. Quando li vediamo giocare a Twister con Rosario Dawson al grido di «Se provi il vermone non cambi opinione», viene da rimpiangere i dialoghi del primo film che filavano via lisci come l’olio, senza inciampare mai in battutacce del tutto fini a loro stesse, pensate per far fare quella grossa al pubblico. La risatona intendo! Quella che poi sputazzi tutti i pop-corn, laggiù fino alla prima fila e un attimo dopo, ti sei dimenticato perché ridevi.

“Passami subito il mio agente, ho recitato con Spike Lee ma questo è troppo!”
Insomma “Men in Black II” è tutto sommato divertente, mentre lo guardi ridi ma è impossibile non notare la differenza di brio e stile rispetto al capitolo precedente, una formula che evidentemente non ha regole scritte, perché lo stesso cast e lo stesso regista non sono riusciti a replicare. E visto che lo avevo citato anche scrivendo del primo capitolo, più o meno qui ritroviamo una situazione tipo “Ghostbuster 2” (1989) che non è brutto, solo, beh, non ha più la freschezza del primo.

Devo anche dire che per fortuna mi avete convinto a scriverne, siete i migliori lettori del mondo anche per questo. Per la seconda volta MIIB mi stava facendo l’effetto Neuralizzatore, stavo già cominciando a dimenticarlo nuovamente, un po’ come se mi fossi sparaflashato da solo negli occhi. Che imbarazzo.

Prossimamente su queste bare, completiamo l’opera, e diamo una ripassata anche al terzo capitolo, non mancate!

La dedica mi sembra doverosa.
Volevo dedicare questo post, e il prossimo relativo alla saga di "Men in Black" a Rip Torn, che ci ha lasciati ieri, oppure è semplicemente tornato sul suo pianeta. Ciao Rip, ci vediamo nei film!

24 commenti:

  1. daccordo con te ma appunto un film che si fa vedere molto volentieri.

    mib voto 9

    mib 2 voto 7

    mib 3 voto 5

    ciao e grazie rdm

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    1. Il suo dovere lo fa, solo che tende a non lasciare memoria di se, proprio come uno dei Men in Black ;-) Cheers

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    2. Concordo in pieno, rivedendoli ho avuto la conferma. Cheers!

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  2. gli agenti imoobiliari arrivano tutti dal pianeta STRONZIO!!

    o quando ce vo ce vo.

    geppo

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    1. Mi sono già espresso sulla categoria nel post di “Arma Letale 3”, non me ne vogliano gli agenti immobiliari, ma non ho cambiato idea nel frattempo ;-) Cheers

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  3. men in black è sempre men in black, io ho il cofanetto blu ray con tutti e tre i film, ben presto ne parlerò anche io alla fabbrica xD

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    1. Yeah! Benissimo non vedo l'ora di leggerti ;-) Cheers

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  4. Innanzitutto un doveroso applauso a Rip Torn e alla tua dedica, mentre per quanto riguarda il film sì, è scolorito, ma indimenticabili ugualmente certe scene e certi Alieni ;)

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    1. Ho scritto questo post, e quello di “MIB 3” lo stesso giorno giovedì scorso, nel prossimo avevo scritto tutto un paragrafo su Rip Torn, pensa che rumore hanno fatto le mia braccia quando ieri ho letto la brutta notizia. Uff! Cheers

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  5. Oddio, ricordo questo secondo episodio come una noia mortale, e manco Donna di TP mi fece sobbalzare.
    C'era tanto che non andava, e forse Smith aveva ragione... vediamo che dice col prossimo post.

    Moz-

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    1. Vedi allora? Non capita solo a me, è un film che tende a sparire dalla memoria ;-) Cheers

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  6. Obbiettivamente era difficile raggiungere i livelli del primo capitolo, ma qua siamo svariati piani sotto. Come dici bene tu, è una copia in grande dell'originale ma si perde la freschezza e la verve di MIB 1.

    Ovviamente salvo la gran gnoccolona di Seerlena (pure con la pancetta in CGI quando si è pappata il cattivone al parco!), Frank che abbaia a ritmo sulle note di "Who let the dogs out" (sono ste cag@te che mi fanno spaccare dal ridere nei film!) e la scena alle poste con Tommy Lee Jones in braghette corte e sguardo fiero. Per il resto è un film che si guarda e si dimentica in fretta. Peccato.

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    1. Penso che i seguiti delle commedie, siano i film più difficili in assoluto, questo non è solo una commedia, ma ne ha una grossa componente. Poi a me “Who let the dogs out" fa sempre ridere, è una di quelle idiozie generazionali come la vecchia pubblicità della Bud: Waaaaaaaassup! La scena di “Scary Movie” per capirci. Cheers!

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  7. Urca, non sapevo di Rip Torn...purtroppo aveva i suoi annetti, non ha partecipato al terzo anche per quello. Comunque diciamo che il primo resta inimitabile, qui c'è qualche scena divertente, ma come hanno detto gli altri è abbastanza dimenticabile

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    1. 88 anni, notizia di ieri, non ha partecipato anche per un’altra ragione, lo vedremo la prossima settimana. La cosa bizzarra è che dicevo che Rip Torn rischiava di essere ricordato solo per questo film, e guarda cosa ti vado a pubblicare oggi senza volerlo. Cheers!

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  8. Concordo in pieno e mi spiace per Rip. Ah, e temo di essere stato sparaflashato anch'io, perché non ricordo nulla di questo film e l'ho "riscoperto" leggendoti :-P

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    1. Sono contento di averne scritto, quando tra poco mi chiederò di che parla MIB2 avrò una testimonianza scritta ;-) Cheers

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  9. Si, la dedica a Rip Torn è senz'altro doverosa...
    Riguardo alla testimonianza scritta, direi che è servita parecchio pure a me ;-) che di MIB2 ricordavo quasi soltanto il personaggio di Seerlena (e relativa trasformazione finale). Non un brutto film, no, a essere sinceri, ma non ha il potere di lasciare il segno come il capostipite... E se proprio devo scegliere il sequel migliore, allora dico MIB3 ;-)

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    1. Ho ancora un pezzo di dedica in canna, nel post del prossimo MIB, quello che anche per me resta il seguito migliore, anche senza Seerlena. Cheers!

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  10. Triste pensare che se fosse stato un film un filino più ben fatto avresti potuto dare al commento un titolo più cazzuto come "Back in black".
    Pompato dalla colonna sonora comunque simpatica (ma non elegante come il singolo Men in black del '97), mi deluse molto, tanto da non farmi notare nemmeno Rosario Dawson. Cioè, davvero, ce la deve mettere tutta un film per non farmi esaltare alla presenza di Rosario Dawson, ma MIIB c'era riuscito.

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    1. Infatti non ho voluto sprecare gli AC/DC per un film così. Per fortuna nello stesso anno é uscito "La 25a ora" altra classe, altra Rosario li davvero memorabile. Cheers!

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  11. Mai notato che la dinamica di Mib è la stessa di "All'inseguimento della pietra verde?", e Mib 2 è "Il gioiello del Nilo"? Pensaci, dall'oggetto fisico che innesca l'avventura nel primo, all'oggetto della ricerca del secondo che è un personaggio… corsi e ricorsi storici…

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    1. Cavolo hai ragione non ci avevo pensato! Mi ero limitato a paragonarli tra di loro, ennesima conferma che dovrei ripassare quei due titoli, è da un pezzo che vorrei rivederlo. Segue la solita citazione al Joker di Jack Nicholson sempre attualissima. Cheers!

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