martedì 2 luglio 2019

Men in Black (1997): A volte anche i buoni vestono di nero

Sta per uscire “Men in Black: International” uno spin-off molto fuori tempo massimo, quindi quale occasione migliore per ripassare un film che... Beh, conosco praticamente a memoria come il primo “Men in Black”.

Ricordo che la Bara Volante aveva inaugurato il suo volo da circa un’ora quando un lettore sul Faccialibro mi chiese il mio parere su questo film, la conversazione ormai è andata, ma ricordo di avergli scritto un commento al volo (storia vera). Ragazzo se mi leggi ancora, questo post ti lascerà una specie di Déjà vu, come essere colpiti dal raggio “sparaflashante” del neuralizzatore dei MIB.

Ma se io a tempismo sono messo peggio dell’uscita dello spin-off – infatti scrivo questo post solo ora – non è certo stato lo stesso per il film originale, “Men in Black” non avrebbe potuto uscire in un momento migliore della fine degli anni ’90, anche se per trovare le sue origini bisogna fare un passo indietro, fino al 1990 e cercare non al cinema, ma sullo scaffale dei fumetti e nemmeno quelli tanto famosi.

Ora è fantascienza, ma negli anni ’90 Hollywood guardava i fumetti con l’occhio amorevole del bullo che vede camminare il quattrocchi alto un metro e tanta voglia di crescere nei corridoi della scuola, se proprio qualcuno decideva di fare un film tratto da uno di quei così disegnati, se ne guardava bene dallo sbandierarlo ai quattro venti, anzi, se il fumetto originale era sconosciuto, anche meglio e in pochi erano più sconosciuti di Lowell Cunningham.

Il fumetto originale, più misterioso di un’organizzazione di uomini in nero.
Scrittore di fumetti che lavorava per l’allora Aircel Comics, casa di produzione canadese specializzata in fumetti di genere, in particolare di genere porno per adulti, come “Flesh Gordon” parodia di un titolo quasi simile che conoscete tutti e qualche altro titolo con mostri e alieni, tipo “The men in black”, di cui Cunningham ha scritto svariati volumi, alternandoli ai seguiti a fumetti, di un film molto simile per temi e dinamiche, Alien Nation.

Il fumetto di Lowell Cunningham cavalcava la paranoia da fine millennio negli anni ’90 era roba palpabile (chi c’era ricorderà benissimo), un clima da complotto mondiale da cui sono fiorite opere come X-Files, la serie che ha contribuito a sdoganare la fissa per gli UFO, per i rapimenti alieni, le macchinazioni governative e “loro”, quelli che agiscono alle spalle di tutti per tenerci all’oscuro della verità - quella a cui teneva molto Fox Mulder - gli “uomini in nero” che nello stesso periodo popolavano le pagine anche dei nostri fumetti, sto pensando a Martin Mystère, ad esempio.

“Ora che sei stato arruolato tigre, facciamo qualcosa per i tuoi vestiti, con quella giacca potresti giusto lavorare all’ANAS”
Bisogna dire che “The men in black” aveva delle sostanziali differenze con la versione dei personaggi resa popolare al cinema, di fatto si tratta sempre di una coppia di Strambi sbirri, composta dal giovane agente J e dal veterano K, ma, ad esempio, niente “cosetto incasinatore di memoria” per far dimenticare tutto ai testimoni, i due uomini in nero usavano un metodo molto più semplice: li uccidevano. Inoltre, l’agente J nel fumetto era bianco come la neve e la coppia spesso indagava su casi paranormali (anche violenti) che prevedevano un po’ di tutto, anche demoni e mostri, non per forza provenienti dallo spazio profondo.

Non dev'essere sembrato vero alla minuscola Aircel Comics – successivamente acquistata dalla Malibu Comics, a suo volta assimilata dalla Marvel nel 1994 – che alla Columbia Pictures interessasse davvero il loro fumetto e che tra i produttori del film ci fosse Steven Spielberg, uno che di alieni ci capisce, ma ancora di più di fare soldi al cinema!

Riconoscete tutti questi alieni nascosti tra di noi, ma soprattutto, riconoscete il primo in alto a sinistra?
Ed Solomon viene incaricato di stemperare un po’ della violenza del fumetto e, ammettiamolo, affidare J e K al papà di Bill & Ted's è stato un colpo di genio. Per la regia tutti pensano che l’umorismo nero di Barry Sonnenfeld sia perfetto per il tono del film, parliamo di uno che ha iniziato come direttore della fotografia per i fratelli Coen, prima di passare dietro alla macchina da presa per due miei cult infantili di cui un giorno potrei anche decidermi a scrivere, ovvero “La famiglia Addams” (1991) e il suo seguito (1993). Ma per avere Sonnenfeld bisogna spettare che termini le riprese di “Get Shorty” (1995), tutto tempo utile per far si che Steven Spielberg come Frankie hi-nrg mc, faccia la sua cosa.

L’elenco dei ruoli rifiutati da Clint Eastwood è lungo come il mio braccio, metteteci dentro anche l’agente K (storia vera), ma meglio così, il vecchio Clint avrebbe monopolizzato tutto e poi avremmo perso la possibilità di vedere invece Tommy Lee Jones mangiarsi lo schermo. L’attore texano scottato da Due Facce accetta solo quando Spielberg gli assicura che il personaggio nel film avrà un certo spessore, ma per un po’ abbiamo davvero rischiato una sorta di “raduno” di attori scappati da Batman Forever, perché il primo nome che viene fatto per il ruolo del giovane J è proprio quello di Chris O'Donnell che, però, ha un’ideona: «Naaa! Un altro ruolo da giovane spalla? Somiglia troppo a Robin, tanto vale che continuo con quello, no?» (storia vera). Sapete com’è andata a finire, non proprio benissimo, più o meno come la carriera di O'Donnell.

“Mi stai dicendo che avrei dovuto essere Robin? Cioè, non Willy il super figo di Bel-Air ma Robin?!”
Ed ora a chi lo affidiamo il ruolo di J? Perché non al ragazzo che sta iniziando a diventare una sicurezza al botteghino e che, per altro, ha appena finito di prendere a pugni in faccia gli alieni in Independence day? Ed ecco come il «No» di Robin ha trasformato Will Smith, in “Mr. Cento milioni d’incasso”. Perché, andiamo, cosa può esserci più anni ’90 della paranoia complottista per gli alieni e delle cospirazioni con gli “uomini in nero”? Forse solo “Willy il principe di Bel-Air”!

No, sul serio gente, se più o meno siete della mia leva, non potente non ricordare “Big Willie Style” l’album che abbiamo ascoltato tutti (volenti o nolenti), anche Zuul, il demone che vive dentro il mio frigorifero ai tempi quando aprivi la portella mi cantava “Gettin' Jiggy Wit It”, oppure “Miami” (Welcome to Miami, Buenvenidos a Miami… Due coglioni!), ma soprattutto accendendo la televisione su EMMETivì cosa trovavi? Il video di “Men in Black”, con Will Smith impegnato ad insegnarci il suo ballettino: schiocca le dita, strofina le mani, passo a sinistra, passo a destra. Mentre per la canzone non ha fatto altro che campionare "Forget me nots" di Patrice Rushen, facendo il lavaggio del cervello a tutti, tanto che ancora oggi, quelle rare volte in cui il pezzo originale passa in radio, fa strano sentire cantare “I want you to remember” e non la versione Smithiana “They won't let you remember” ispirata alle gesta dei MIB.

Forza confessate! Quanti di voi conoscevano il balletto a memoria, voglio vedere le mani in aria!
Era un’epoca diversa, un videoclip azzeccato era ancora il modo migliore per pubblicizzare un disco, ma anche un film, quando nel 1997 siamo andati in sala a vedere “Men in Black”, ci aspettavamo tutti di vedere Smith cominciare a ballare da un momento all’altro. Ma, per nostra fortuna, il film è ancora talmente riuscito, per cui il video musicale era solo un simpatico aperitivo, la mossa non è mai più riuscito a Will Smith, "Black Suits Comin' (Nod Ya Head)" pubblicato per lanciare “Men in Black II” non era altrettanto memorabile (proprio come il film), in compenso, “Wild Wild West” (1999) riusciva a farti rimpiangere il video musicale che era pacchiano, ma almeno durava solo cinque minuti, a differenza dei cento e passa del film (gulp!).

Parliamoci chiaro: “Men in Black” è ancora una discreta bombetta, nel 1997 il cinema per tutti poteva ancora permettersi di mostrare alieni che abbandonano il pianeta, accaparrandosi stecche di Marlboro e un disinfestatore ucciso in favore di macchina da presa, con i suoi attrezzi da lavoro dal cattivo. Non il livello di violenza del fumetto, ma un’altra (piccola) prova che questo film è uscito proprio nel momento giusto. Negli anni l’ho visto tante di quelle volte da perdere il conto, alcuni dialoghi sono diventati parte della mia parlata quotidiana (quelle che io chiamo “citazioni involontarie”) tipo quando qualcuno di famoso muore, io dico che è tornato sul suo pianeta come Elvis, ma poi, ammettiamolo, “Men in Black” ha tutte le cosine al suo posto: una storia semplice e ben raccontata, 98 minuti di durata totale caratterizzati da ZERO momenti di stanca e un ottimo ritmo per azione e battute. Delle creature realizzate alla grande, il fascino di una puntata di X-Files vista dal punto di vista opposto e un umorismo nero che come potete intuire dal nome del blog, mi trova sempre molto ben disposto. Se a questo aggiungiamo che di fatto è un film di poliziotti, anzi, di Strambi sbirri con una coppia perfetta agli antipodi e dialoghi che filano via alla grande. Capisco perché mi piaceva tanto allora, il fatto che sia invecchiato così bene lo rende ancora oggi il capitolo miglior della serie.

Forse vestiti un po’ meglio e pesantemente armati, ma sempre strambi sbirri.
L’inizio è micidiale, sulle note di una colonna sonora con cui il grande Danny Elfman omaggia la fantascienza degli anni ’50, la macchina da presa di Barry Sonnenfeld segue una libellula che finirà per spappolarsi sul parabrezza di un camioncino che trasporta immigrati oltre il confine messicano. L’entrata in scena dell’agente K (Tommy Lee Jones) e dell’ancora più anziano agente D, pronti ad indentificare tra i clandestini, uno proveniente da ben più lontano del Messico, ti offre già tutta l’atmosfera del film, portandoti in un mondo che si muove sotto la superfice di quello che conosciamo, fatto di bava e sangue alieno bluastro da ripulire e "neuralizzatori" da usare, anche per mandare in pensione agenti ormai troppi anziani per la vita pazzesca a cui l’abito nero dei MIB ti costringe. Il film è iniziato da cinque minuti e di questo mondo assurdo vuoi sapere di più.

“Ora ho capito perché gli Yankee li chiamano immigrant alien”, “Non dirlo al presidente, quello vuole già costruire un muro per tenerci fuori”
Senza tirare nemmeno il fiato e con un vecchio trucco di sceneggiatura, si passa subito a fare la conoscenza del personaggio attraverso in quale, anche noi spettatori scopriremo tutto dell’organizzazione segreta dei MIB, l’agente della polizia di New York («NYPD. A New York pestiamo i delinquenti!») James Edwards (Will Smith) impegnato a correre dietro ad un sospettato molto agile, fin sopra il tetto del Guggenheim Museum, prima che questo “sbattendo un secondo paio di palpebre” finisca per gettarsi di sotto annunciando che "loro" stanno arrivando.

“Uomini in nero? Cos’è una battuta razzista forse? Guarda che sono armato!”
La corsetta a perdifiato fa guadagnare a James, le attenzioni di K che lo recluta per farlo partecipare all’esilarante test d’ammissione, una serie di gag che vengono via una più divertente dell’altra, tra il “Capitan America” a cui Will Smith fa il verso («Noi siamo il meglio, del meglio, del meglio») e la ben poca praticità dei mobili della sede dei MIB che sembra un palazzo futurista, come lo avrebbero potuto pensare negli anni ’50.

Per stare freschi deve essere l’ideale.
Nella scena divertentissima del poligono, James dimostra di saper “pensare fuori dalla scatola” una cosa che a noi Italiani viene normale (per sopravvivere in uno strambo Paese a forma di scarpa), ma che fa sempre buona impressione agli Americani, ma con una buona parola di K («Ha dei seri problemi con la disciplina», «Anche io»), anche il capo dei MIB l’agente Z (il mitico caratterista Rip Torn) si convince a dare una possibilità a “Junior”.

“Men in Black” è un gioiellino di effetti speciali vecchia maniera, mescolati a CGI usata ancora con giudizio, Rick Baker fa un lavoro incredibile sfornando una manciata di creature aliene, talmente belle e originali nell’aspetto, da sembrare molte di più di quelle che in realtà sono. Vogliamo parlare del principe Arquiliano in miniatura che pilota un corpo umano usato come travestimento, come Hiroshi Shiba faceva con Jeeg Robot?

Tu che puoi diventare Jeeg! Jeeg va! Cuore e acciaio, Jeeg va! (beh, più o meno)
Oppure del parto del pupo sul sedile posteriore dell’auto («È un calamaro!»)? Grazie ad un saggio uso dei divertenti dialoghi che alludono agli alieni nascosti tra di noi (tra cui Sylvester Stallone e
Dennis Rodman, sostituito da Michael Jackson nel doppiaggio italiano. Storia vera), ottimi effetti speciali e un sacco di facce giuste – come quella di Carel Struycken, il gigante di Twin Peaks che per Barry Sonnenfeld era già stato il maggiordomo Lurch - "Men in Black" è un perfetto film di sbirri, ma anche un’avventura in un mondo fantastico che sta appena sotto la superfice del nostro, in cui la responsabilità di mantenere lo status quo diventa una virtù. Ribaltando la prospettiva gli “Uomini in nero” non sono più i cattivi che ci tengono all’oscuro della verità, ma sono gli eroi silenziosi che vegliano sulla nostra tranquillità. Il monologo di K, in cui dice che uno a due persone potrebbero anche capire, ma l’umanità è una bestia ottusa che si adegua, è ancora più attuale oggi, specialmente quando l’agente K fa riferimento alla terra piatta. Quello che non ho mai capito dal 1997, invece, è perché nel doppiaggio italiano del film, all’apice della “vestizione” di J, l’agente Z dice: «Noi siamo loro, siamo i Men in Black» con la parola “Black” pronunciata con la “A” com’è scritta, una roba che mi manda in tilt più che scoprire che un carlino potrebbe essere un informatore alieno di nome Frank.

“Quando vi mettete gli occhiali sa sole, non dimenticatevi mai di atteggiarvi”
Se Will Smith è perfettamente a suo agio («A differenza tua, io vestito così sono uno schianto»), il vero mattatore per me è Tommy Lee Jones che con quella mappa geografica di rughe che si ritrova al posto della faccia, è duro abbastanza da non far rimpiangere Eastwood nella parte, ma sfoggia anche un umorismo e una parlata da sociopatico di uno che è abituato a lavorare da solo, il tutto con addosso lo scazzo di chi le ha già viste tutte, chi sta facendo un lavoro che ok, prevede assurdi alieni, ma per lui è una giornata in ufficio, con tutte le sue rotture.

Una normalissima giornata di lavoro per l’agente K.
La trama è giustamente semplice, perché se attraverso il personaggio di J, devi introdurre al pubblico il “mondo” in cui si muovono i protagonisti, il caso che questi strambi sbirri devono risolvere, non è obbligatorio che sia particolarmente complesso, anzi trovo che sia abbastanza brillante che tutto ruoti attorno ad una specie di filastrocca «la galassia è nella cintura di Orione», che altro non è che una piccola incomprensione linguistica, d’altra parte tra culture diverse non capita sempre di confrontarsi con difficoltà di comunicazione? Capita tra abitanti dello stesso pianeta, figuriamoci tra abitatori provenienti da mondi lontani!

Questa trama semplicissima, però, è raccontata alla grande, come detto Barry Sonnenfeld dà a tutto un gran ritmo e i dialoghi filano via come musica, gli scambi di battute e i battibecchi tra personaggi sono uno meglio dell’altro («Le piattole prosperano con le stragi tigre», «A te ti hanno morso da piccolo?») e le facce giuste fanno il resto, tipo Linda Fiorentino nei panni della patologa che offre un punto di vista ancora più umano di quello di J sulla storia ed è anche un bel vedere, parere del tutto extra cinematografico, prendetelo così come viene.

“Tienitelo per te il tuo parere Cassidy, ho un’ottima mira”
Ma se i protagonisti sono molto riusciti, bisogna opporre loro un antagonista degno di nota ed è qui che “Men in Black” mena il suo colpo più duro. Tenetevi forte, perché per la parte del buzzurro Edgar, trasformato dallo scarafaggione alieno in un “Edgar abito”, i primi nomi coinvolti sono stati quelli di John Turturro e di Bruce Campbell (!!!), eppure con tutta la stima che ho per questi due – uno in particolare – Vincent D'Onofrio è semplicemente perfetto. Nei panni del contadinaccio sembra Stephen King in Creepshow, ma basta davvero solo la scena dello zucchero («Mai visto lo zucchero fare così») a rendere il suo personaggio un misto tra un titolo da giornalaccio scandalistico (materiale ghiotto per le indagini dei MIB) e un mostro da film di fantascienza degli anni ’50, D'Onofrio è bravissimo ad inventarsi dei movimenti a scatti del tutto sgraziati che lo fanno davvero sembrare un alieno che indossa un abito (di pelle umana) troppo piccolo per la sua taglia.

Al vecchio Jordy Verrill era andata meglio, giusto un po' di funghi e licheni, ma niente pelle cadente.
Lo scontro finale è una corsa contro il tempo riuscitissima, la scena in cui J e K abbattono la nave su cui Edgar sta cercando di svignarsela è ancora una delle più iconiche di tutto il film, mentre Tommy Lee Jones che urla al suo compare «Tienilo su questo pianeta!» prima di andare a riprendersi la sua arma mi fa esaltare ogni volta.

Per altro, “Men in Black” è un film circolare, perché inizia con un passaggio del testimone e un vecchio agente che “va in pensione” e finisce allo stesso modo, a giudicare dal colletto della camicia e dagli occhiali da sole di Will Smith nell’ultima scena, era anche un film pensato per essere figlio unico. Forse anche per questo è ancora il migliore di tutta la saga, poi per uno come me in fissa con film di sbirri, robe alieni e vestiti neri, “MIB” è ancora uno spasso.

Fun fact: Nel finale il bacherozzo è stato realizzato in CGI perché gli effetti speciali di Rick Baker costavano davvero troppo (storia vera)
Al netto di un budget di circa 90 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, questo film ha portato a casa più di mezzo miliardo nella stessa valuta, ora che i tempi sono cambiati, bisogna specificare che questo film è stato una delle maggiori commedie fantastiche (senza supereroi) ad aver incassato di più, ma anche una discreta bomba sganciata sulla cultura popolare, ormai nessuno più pensa a Johnny Cash quando viene pronunciato il titolo di questo film e di sicuro non al fumetto da cui è stato tratto. Come ribaltare completamente la percezione di una leggenda metropolitana complottista trasformandola in cultura pop. In tanti, compreso lo stesso Ivan Reitman, hanno provato a replicare il miracolo del primo Ghostbusters, forse alla fine quello che c’è andato più vicino di tutti è stato proprio Barry Sonnenfeld.

Ed ora signore e signori, vi chiedo ancora un attimo della vostra attenzione, per favore guardate tutti questo puntino colorato qui, perfetto fermi così.

“No vorrete le caSSate di Cassidy in testa tutto il giorno, vero? Lo faccio per voi”

49 commenti:

  1. Me lo gustai al cinema e ogni volta che passa in tv me lo riguardo sempre con piacere. Concordo che è invecchiato parecchio bene rispetto ad altre pellicole sue coetanee e concordo pure che i dialoghi tra J e K sono tra le parti migliori di film. Bel lavoro agente C! ;-)
    Ah, il singolo "Men in Black" mi arrivò in regalo come singolo da... Non mi ricordo più da chi e nemmeno perché ma so che c'ho il cd a casa dei miei.

    Il secondo capitolo (arriverà mai a queste coordinate?) lo salvo solo per Lara Flynn Boyle strizzata nel latex nero. Ah, e pure per la scena con K in bermuda che lavora in posta. Il terzo invece manco me lo ricordo...

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    1. Grazie agente Z ;-) Per me i dialoghi fanno una buona parte del film, la chimica azzeccata tra Smith e Tommy Lee Jones migliora tutto (il rapper per famiglie e il Texas dalle rughe di ghiaccio, più opposti di così è impossibile fare), gli effetti speciali di Rick Backer sono la ciliegina sulla torta.

      Mi aspettavo la tua domanda sui post relativi agli altri due film, in effetti vorrei scriverne ma non vorrei scriverne, perché il secondo mi ha sempre detto poco, ora vediamo, sto pensando a come trattarli a dovere. Cheers!

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    2. no dai mib merita per tanti motivi: il carlino . la famiglia sonnefield e michael jackson!!!

      il 3 sì fa schifo e infatti è quello che ha incassato di di più-

      rdm

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    3. Ero convinto anche io, poi li ho rivisti e un po’ ho cambiato idea, ok ho capito, tocca fare il post, al lavoro! :-D Cheers

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    4. Sarà che avevo delle aspettative bassissime, ma MIB3 (finale lacrimevole a parte) mi era piaciucchiato, il cattivo secondo me funzionava e Josh Brolin ci stava molto bene. Certo, rimane un film del cazzo, ma era guardabilissimo. Il 2 invece non l'ho mai potuto reggere, l'ho sempre trovato tirato per i capelli oltre il consentito.

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    5. Ne parleremo, ma concordo su tutto, anche sul finale con i lacrimoni che ha un "padre" molto chiaro ;-) Cheers

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  2. Carabara, immagino che un umorista nero come te, abbia già avuto modo di riflettere sul fatto che secondo Cinelandia i suicidi post mortem lavorano allo sportello come ingranaggi di burocrazia immortale ( Beetlejuice ) e negli uffici postali dei vivi gli impiegati sono alieni ( MIB 2). Nel suo The Prestige il tuo amato umorista nero Chris Nolan dice che tutti sanno che la realtà è cosa triste e prosaica, ma desiderano essere ingannati almeno per lo spazio di un numero di destrezza che assomigli alla magia. L'umorista nero Larry Kasdan fa dire al Bill Hurt di Brivido Caldo che la vita è come la scala di un pollaio e cioè corta e sgocciolante escrementi. Io sono agnostico forse per una pilatesca uscita di sicurezza che ho deciso di garantirmi, ma mi piacciono i MIB di Barry Esse anche se temo nella Realtà Prima siano tali e quali quelli che infestano il BVZM dal 1982.
    Condivido il tuo pensiero su Wild Wild West e degli Addams ricordo ancora Tina Ricci che lega il fratellino oversize al Vecchio Scintillone e prima di dare corrente spiega che si tratta del gioco " esiste un Dio ? " e ti lascio con una chicca che ti chiedo per il momento di non divulgare.
    Barry Esse sta pensando di combinare biopic di rockstars e picchiatelli in costume e sta scrivendo Last Exit in cui si racconta di Gordon Matthew Sumner in arte Sting dai suoi primi gg di insegnante di giorno e di musicista dopo il crepuscolo ( Last Exit è il nome del suo primo gruppo pre Police ndr ) . Nella storia Sting è avvicinato da uno Straniero che lo convince di essere stato un negromante in trench in perenne lotta con i poteri forti mesmerizzato perché dimenticasse di essere la chiave di volta in un armageddon prossimo venturo. Sting ha donato il suo muso cesellato e spigoloso al primissimo John Constantine ( come desideravano Bissette e Totleben ndr ). Pare che Tommy Lee Jay sarà lo Straniero Fantasma. So che stai pensando che assomiglia a Confessioni di una Mente Pericolosa, ma sai bene che le note sono sette... Ciao ciao

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    1. Questo spiega perché quando devo rinnovare l’abbonamento del bus ci metto sempre dodici ore, ho sempre detto che Larry Kasdan è un dritto, lui si che ha capito tutto. Per me tutto il “Daaaaaaaaaark” di Nolan è poca roba anche, perché sono cresciuto con gli occhi a forma di cuore per ‘Tina Ricci, nei miei momenti più sociopatici ogni tanto mi scappano le battute di Mercoledì Addams. Solo che stanno molto meglio addosso a lei che a me, per ovvie ragioni, io al massimo potrei sembrare lo zio Fester oppure Lurch, in ogni caso aspetto l’occasione di poter chiedere a qualcuno: «Sicura che sono a base di veri scout?».

      In realtà Sting è la nuova identità di John Constantine, dopo che lo Straniero Fantasma Texano K, lo ha “sparaflashato” per fargli dimenticare tutto quello che ha visto nel suo tempo passato con il trench addosso fumando e bevendo dei peggiori locali d’Inghilterra. Il fatto che oggi canti con Shaggy è un omaggio del suo inconscio alla coppia di MIB che gli hanno regalato una nuova carriera. Cheers!

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  3. miiitico prodotto tipicamente 90's will smith qui è al suo meglio, produce lo zio steve

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    1. La paranoia da cospirazioni aliene e "Willy il principe di Bel-Air", hanno messo insieme le due massime fissazioni di fine anni '90, non poteva sbagliare zio Stevie ;-) Cheers

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  4. maledetto mi hai sparafleshato!!!
    cosa stavamo dicendo?

    vero : io andai al cinema vestito da men in black( si era appena sposata mia sorella e avevo l'abito adatto)

    dice la leggenda ( wikipedia) che linda fiorentino vinse la parte a poker con sonnefiled.

    mi permetto di ricordare il mitico carlino e l'attore che faceva detective monk


    grazie rdm

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    1. Tony Shalhoub è un caratterista con un curriculum lungo come l’elenco del telefono di ruoli, al pari di Rip Torn che ha recitato ovunque (“Ricercati: ufficialmente morti” e “Robocop 3” per dirne due) e che tutti ricordano solo per il suo ruolo qui. Il carlino Frank si prende il secondo film, qui è una delle tante idee brillanti del film. Non sapevo della partita a poker, spero per Barry Sonnenfeld che almeno fosse strip Poker.

      FLASH!!

      Per farti dimenticare la mia battutaccia ;-) Cheers!

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  5. Cassidy magari andiamo assieme da uno psicoterapeuta( così risparmiamo ) : la notizia del poker l'ho letta davvero ma appunto anchio ho pensato allo strip poker.

    o psicoterpeuta o super flask( come avrebbe detto mike bongiorno)

    grazie rdm

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    1. Sono d’accordo, troviamone uno bravo però, perché con due pazienti così, rischiamo di far fare al poveretto la fine dello psicologo di Rorschach ;-) Cheers

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  6. Asolutamente sì, il mattatore è Tommy Lee Jones, in questo film.
    Che non amo, perché non amo la fantascienza, ma ugualmente ho in homevideo: il fatto che non lo ami non significa che almeno un po' non mi piaccia.
    Ok, uno dei primi film a cambiare etnia, ma all'epoca non fece scalpore anche perché MEN IN BLACK fumetto chi cazzo lo conosceva? E chi lo conosce ancora oggi?
    Io farei una serie fedele al fumetto, soprattutto con POCHI alieni.
    Davvero sta per uscire un nuovo film? E chi ne sente il bisogno?

    Moz-

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    1. Ormai i seguiti fuori tempo massimo sono quasi una costante, nel frattempo il fumetto è ancora sconosciuto, mi pare sia uscito un adattamento a fumetti del film attorno al 1997, ma il fumetto originale, resta più misterioso dei MIB ;-) Cheers

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    2. Beh, quello dovrebbero portarci in Italia :)

      Moz-

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    3. Si, anche se ormai, non lo hanno fatto ai tempi, dubito che per “MIB: International” qualcuno ripescherà quel vecchio fumetto. Cheers

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    4. "Asolutamente sì, il mattatore è Tommy Lee Jones, in questo film."

      Gli anni 90 sono stati il sip periodo d' oro! Peccato che nel 2 non abbia voglia. Lessi che all' inizio pare non ne volesse sapere.

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    5. Ma infatti si vede, e anche nel terzo dove lo hanno sostituito tipo "Cambio Basket" ;-) Cheers

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  7. Per me un cult, adoro questo film...e lo spin-off non mi rende tanto felice...

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    1. Idem con patate, il regista di questo non è riuscito a replicare due volte, i nostri strambi tempi moderni, avrebbero ancora bisogno dei MIB ne sono sicuro, ma F. Gary Gray? Uhm non so, staremo a vedere. Cheers!

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  8. Quando gli "strambi sbirri" vengono cucinati in salsa fantascientifica, c'è sempre da divertirsi ;-)
    Non sono proprio un fan del film, mi lasciò freddino ma di sicuro è più divertente dei suoi seguiti...
    D'Onofrio è davvero titanico qui come in ogni altro suo film. Malgrado il suo corpaccione (o forse grazie ad esso) è un attore che non sembra godere di quella fama di serie A ma che regala oro in ogni film in cui appare, di qualsiasi genere e qualsiasi budget. (Hai visto che insieme ad altri due attori del cast dei "Magnifici 7" appare in un recente film su Billy the Kid? E' un piccolo ruolo ma fa la sua porca figura)
    Che m'hai fatto ricordare, quella gran pezzo di patologa di Linda Fiorentino!!! L'avevo appena vista in "Jade" (1995) di William Friedkin ed era una discreta bomba: peccato sia scomparsa presto dagli schermi.

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    1. Esatto, la mia fissa per gli “Strambi sbirri” sotto un’altra forma ;-) malgrado il fumetto originale (quindi un prodotto seriale) il film sembrava destinato a restare figlio unico, era chiaro dall’ultima scena, ma hanno fatto così tanti soldi, quindi sono arrivati i fratelli. D’Onofrio per essere uno che ha iniziato a recitare per caso è grande, quando lui è in un film, so che uno che recita almeno è presente, ha il fisicone per rendere credibile e minaccioso uno dei pochi cattivi Marvel riusciti (Kingpin nella serie tv “Daredevil”) oppure può interpretare Orson Welles, è uno dei film che ho da vedere, ieri sera ho visto “I am mother”, un di queste serie mi sparerò “The Kid” che mi par di ricordare sia proprio diretto da D’Onofrio.

      Che bomba “Jade” era un periodo ottimo per Linda Fiorentino quello, me la ricordo ancora tutta da ridere in “Dogma” (1999) di Kevin Smith e poi forse in qualcosa con Kevin Spacey, ma credo di averla persa di vista, un vero peccato. Cheers!

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    2. Fosse stata la sola. Tra lei, la Mastrantonio, la Stowe, la Davis... sic!

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  9. FIlm veramente cult e ancora molto divertente, a me piacciono anche i due capitoli successivi, ci sono scene spassose anche là, ma questo rimane inimitabile. Ricordo che tempo fa vidi anche diverse puntate della serie animata, e mi piacque molto pure quella!

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    1. Ho visto giusto un paio di episodi, non era male ma non ho mai avuto modo di seguirla. Dei seguiti ne parleremo, ma questo resta il mio preferito, ha proprio una marcia in più, per me i dialoghi sono il suo segreto ;-) Cheers

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  10. Mi ci sono divertito parecchio anche io. Mi hai fatto venire voglia di rivederlo.

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    1. Se riesco a convincere qualcuno a rivedere un buon film, allora è una buona giornata, grazie! ;-) Cheers

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  11. Fun fact: la questione di blAck mi ha sempre un po' mandato in tilt pure a me. Va detto però che la pronuncia blEck è usata solo negli USA, in terra d'albione si dice blAck (una fonte: https://www.lexico.com/en/definition/black) quindi non crocifiggerei l'adattatore visto che in fin dei conti si è attenuto alla pronuncia corretta, poi non so come parla Z in originale, magari in quanto megadirigente ha un accento inglese e hanno preferito mantenere questo aspetto (non lo so perché ce l'ho solo in cassetta distribuita da panorama, bei tempi). In teoria sarebbe un suono intervocalico tra la A e la E, in UK però è praticamente A, mentre negli USA sporca molto di più verso la E. Quindi pure negli USA suonerebbe qualcosa tipo blAEEck, di sicuro non il blEck che siamo abituati a sentire. Finisco dicendo che alla fin della storia difendo a spada tratta il "men in blAck" :)

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    1. Vero, poi bisogna vedere anche in che zona d’Albione capiti, perché la pronuncia è variegata. Rip Torn è Texano, quindi una lingua autoctona ancora completamente diversa, perché ci sono gli Stati Uniti e poi il Texas, che in pratica è un mondo a parte, e poi alla fina a quel “BlAck” un po’ mi sono affezionato, anche se mi fa ballare la palpebra in tilt ;-) Cheers

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  12. Non me lo dire, la settimana scorsa c'era un professore texano a fare un seminario e capivo una parola su due. :D insomma, ho preferito una versione che a noi italiani fa più strano ma che se non altro il foriesterismo lo pronuncia bene (seppur all'inglese) che usare una pronuncia sbagliata ma più familiare a noi. In realtà il problema alla base sta sempre nelle imposizioni estere (solitamente per vendere i gadget senza cambiare etichetta, io da bimbo avevo il pupazzo del tizio a cui spara K a cui se premevi un tasto cambiavano le dimensioni della testa, fighissimo :D). Imposizioni estere che impongono titoli stranieri a tutti i costi quando non ci avrei visto nulla di strano a chiamare il film "gli uomini in nero" o "agenti in nero" (anche se ci sarebbe stato il rischio di pensare a un film sull'evasione fiscale)

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    1. Ti riferisci per caso a principesse che improvvisamente diventano "Leia" perché i giocattoli sono già in produzione? ;-) "Gli uomini in nero" sarebbe stato fighissimo, ma il termine molto anni '90 di riassumere il titolo con una sorta di acronimo (qui "MIB" ma penso anche a "ID4" per stare in zona Will Smith) era troppo invitante secondo me. In ogni caso hai ragione, quando è un adattamento pensato di solito mi piace, ma da certe imposizioni non si scappa. Cheers!

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    2. Se chiedete agli inglesi hanno una loro battaglia personale sulla "A" pronunciata come "E", che a quanto pare è una roba tutta americana che loro non sopportano. Magari Z in origine era londinese...

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    3. Questo è vero, una battaglia che dura da sempre. Siccome al momento ho un dubbio, pesco dagli archivi dei MIB per risolverlo:

      https://www.youtube.com/watch?v=Wmrwj6DDt-4

      Direi pronuncia “yankee” e conseguente pronuncia all’americana. Cheers!

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  13. Alzi la mano chi a casa ha sia la vhs che il singolo Men in Black. Film epocale, un caposaldo dell'adolescenza (la mia almeno), il contraltare perfetto a X-Files, ritmo ed effetti speciali godibili nel contesto caricaturale, commedia quasi "poliziottesca" per un buddy-movie in salsa fantascientifica con tutti gli ingredienti al posto giusto. Senza sequel sarebbe ancor più cult di quanto non sia.
    Il sequel/spin-off lo vedrò al 90%, ma mi rendo conto di quanto sia triste questo 2019 in cui vengono distribuiti due sequel e un remake a settimana...

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    1. La vhs di sicuro, il singolo penso di averlo registrato ai tempi da EMMEtivì su un’altra vhs, perché volevo beccate il video di “I believe i can fly” di R. Kelly (per motivi di cuore e cestistici) e devo aver beccato entrambi. Descrizione perfetta, dimostrazione che siamo cresciuti con i piedi piantati nello stesso tipo di terreno.

      Non solo sono stati sdoganti remake e reboot, ma anche i seguiti fuori super tempo massimo, qualche volta ci è andata bene (Fury Road) per il resto bah, tanto questo passa il convento. Cheers!

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  14. Quando Will Smith non mi stava ancora così prepotentemente sui marroni. Bei tempi XD

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    1. Ahaha cacchio quanta verità! Era ancora un momento in cui si divertita e pensava solo a fare il figo, poi è diventato padre e da allora solo film su quanto è un papà responsabile, sempre, in ogni maledetto ruolo! Cheers

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  15. Excelsior! Anch'io adoro l'Edgar-abito.
    Un solo appunto: Martin Mystere, il primo episodio (che comprai in edicola ebbro di felicità, dopo anni di collezioni di libri di Peter Kolosimo e dei ritagli delle pagine delle 'cronache del mistero' di Luciano Gianfranceschi, su l'Intrepido) dicevo, il primo albo appunto intitolato'gli uomini in nero' è del 1982: 15 anni prima di questo film. Alfredo Castelli, grande precursore!

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    1. Dovresti sentire la mia imitazione della sua parlata, non mi viene male, però «Zucchero. Di più» per iscritto non fa lo stesso effetto. Ti ringrazio per la precisazione, ho sempre seguito Martin Mystere saltuariamente e rigorosamente non in ordine, so che gli uomini in nero erano popolari tra le pagine del fumetto, ma non pensavo così tanto. In ogni caso si, con la stima per Castelli con me sfondi una porta aperta, ancora considero l’omino bufo uno dei più grandi fumetti italiani di sempre ;-) Cheers

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  16. Bene, ho appena avuto un Déjà vu!
    Sembra incredibile che ancora ricordi la conversazione.
    Sono riuscito a recuperarla e devo dire che questo commento qui sulla bara è decisamente più completo, grande!
    Decisamente, MIB è un cult.
    Peccato che la saga sia stata rovinata dal terzo capitolo che ricordo a malapena (forse perchè il mio cervello si rifiuta di ricordarla o sono stato sparaflashato a fine visione...boh), anche perchè il secondo era carino (come dimenticare la divertentissima scena dell'armadietto).
    Staremo a vedere con il nuovo capitolo, anche se mi fa un po' paura...

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    1. La memoria ancora mi funziona, sarà che mi vesto spesso di nero e i MIB non mi hanno ancora sparaflashato, forse cambiandomi per uno di loro ;-) Grazie a te per la pazienza, ti ho fatto aspettare questo post circa una vita e mezza, complimenti per la super pazienza! :-D

      Ho dei dubbi sul nuovo capitolo, ho visto solo la pubblicità televisiva (tutta orientata sulla presenza di Thor di nuovo alle prese con un martello), spero di sbagliarmi ma mi convince poco come operazione. Vedremo! Cheers

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  17. "In tanti, compreso lo stesso Ivan Reitman, hanno provato a replicare il miracolo del primo Ghostbusters, forse alla fine quello che c’è andato più vicino di tutti è stato proprio Barry Sonnenfeld."

    Già! MIB sta alla fantascienza come "Ghostbusters" sta all' esoterismo. Quando Hollywood pescava dai fumetti underground come detto. XD

    "Perché, andiamo, cosa può esserci più anni ’90 della paranoia complottista per gli alieni e delle cospirazioni con gli “uomini in nero”? Forse solo “Willy il principe di Bel-Air”!"

    Ah, ah, decisamente! XD

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  18. Film divertentissimo e mitico! A me sembra che la scena di K nelle interiora gialle del mostro sia stata citata in Guardiani della Galassia vol.2 con Drax al posto di K. E poi la scena dell'autopsia degli Skrull in CaPItan Marvel sia vagamente ispirata a quella dell'alieno baffuto morto

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  19. P.S. perchè non è un classico?

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  20. Risposte
    1. Perché lo trovo un gran bel film che conosco a memoria, ha non credo che abbia avuto un'influenza tale da essere preso come modello da altre pellicole successive, che di solito è uno dei parametri dei Classidy, però anche così direi che è chiaro che mi piace moltissimo questo film ;-) Cheers

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