lunedì 1 luglio 2019

I morti non muoiono (2019): La notte degli Hipster viventi

Quando Jim Jarmusch ha annunciato che avrebbe presentato a Cannes una commedia horror con gli zombie, la prima cosa che ho pensato è stata: Quel tipo è un grande!

Dài su, come pensare diversamente, quando uno dei massimi registi indipendenti americani in circolazione decide di portare nella culla del cinema raffinato, un genere che da sempre fa storcere il naso ai critici cinematografici seri, quelli con gli occhiali e la pipa? Inoltre, i precedenti sono tutti dalla parte di Jarmusch che è lo stesso che è riuscito a dire qualcosa di innovativo sul tempo che passa, sfruttando una figura come quella dei vampiri che, ammettiamolo, è abbastanza inflazionata, eppure ha avuto ragione lui, anche perché “Solo gli amanti sopravvivono” (2013) è un bellissimo film.

"I'm too old for this shit Jim"
A dirla proprio tutta, Jim Jarmusch sarà anche uno che tende all’Hipsterismo violento – scrive i suoi appunti su un vecchio taccuino e non ha un telefono cellulare, almeno a sua detta – però in carriera, ne ha sbagliate davvero poche, anche prima di uno dei miei preferiti, è riuscito a farmi apprezzare il talento di Adam Driver (con “Paterson” 2016) e se andiamo indietro nella sua filmografia, ci sono dei titoli per cui vado letteralmente pazzo, anche se sono davvero operazioni al limite. Potrei stare qui dodici ore a difendere titoli come "Dead Man" (1995) e "Ghost Dog - Il codice del samurai" (1999), questo solo per dirvi che con i suoi strani capelli e il suo strano cinema, il vecchio Jim gode di assoluta stima presso il sottoscritto, per quello che vale aggiungo anche.

Diventa anche difficile non gasarsi davanti ad un film che si gioca un cast di tutto rispetto, tutti i nomi provenienti dalla sua “Factory” (passatemi il paragone con Andy Warhol) di amici radunati negli anni di collaborazioni al cinema. Quindi, non solo una commedia horror diretta da Jarmush, ma con un cast da far girare la testa, basta dire che tra i meno famosi ci ho trovato dentro anche uno dei miei preferiti, quel gran mito di Larry Fessenden. Tanto che fin dalla locandina del film si pone tutta l’attenzione sull’infilata di grandi nomi tutti radunati insieme, ecco, poi, però vai a vedere il film e tutto l’entusiasmo finisce.

Il grande Bill "incula-fantasmi" Murray (Cit.) interpreta il mio entusiasmo durante la visione del film.
I 105 minuti di durata di “I morti non muoiono” scorrono leggeri e agili come un pachiderma che cerca di andare sui pattini, 105 minuti dichiarati, 279 percepiti (283 secondo la questura) che se fossero solo un mio problema, sarebbero del tutto ignorabile, ma davvero "The Dead Don't Die" non ha niente da dire, ma lo fa con tutta la spocchia di qualcuno che mette le sue manacce su un soggetto collaudato, con la convinzione di poterlo fare assorgere a nuova vita (ah-ah), non ci riesce nemmeno per sbaglio, ma continua ad atteggiarsi. Insomma: Hipster, nel senso fastidioso del termine, però. Jimmy, Jimmy, Jimmy, ma che combini?

Tom Waits ha decisamente smesso di usare la "Burma Shave".
Centerville è la perfetta cittadina della provincia americana, quella fatta di tavole calde dove servono il caffè tanto caro a Jarmush fin dai tempi di “Coffee and Cigarettes” (2003) e dove ogni cittadino è tanto caratteristico quando impegnato ad occupare un ruolo, sembra un po’ Twin Peaks, ma mille volte più anonima.

Tra gli abitanti non passa inosservato Bob l'eremita con la faccia di Tom Waits, oppure il corriere di UPS RZA (che detta così diventa un incubo di acronimi). Dove l’abitante medio è il mitico Danny Glover e dove le notizie alla tv le legge Rosie Perez, passata da “Jeopardy!” al telegiornale senza passare dal via. Se ve lo state chiedendo, questa è la citazione segreta di oggi, che solo Jim Jarmusch può fare le strizzatine d’occhio?

"UPS?", "No, RZA" (posso andare avanti per ore)
Tra le notizie con cui Jarmusch la televisione ci martella, quella dello spostamento dell’asse terreste, provocato molto probabilmente dal famigerato “fracking” e dal cambiamento climatico, una spiegazione che vale più o meno come il famigerato satellite Romeriano, ma buttata nella mischia volutamente come frecciata alla politica ottusa di Mr. Arancione, ben rappresentato qui da uno Steve Buscemi con tanto di cappellino rosso con su scritto “Make America white again” e poi ancora qualcuno oggi riesce a criticarmi La terra dei morti viventi perché la sua denuncia non era abbastanza velata, tzè!

A Centerville, USA, provincia di bucodiculonia non succede niente, tanto che le forze dell’ordine sono rappresentante dal commissario Cliff Robertson (nessuna parentela) che ha il solito sguardo malinconico di Bill Murray, dall’agente Minerva Morrison (Chloë Sevigny, che con la sola presenza fa scattare l’Indieometro, lo strumento che misura quanto il tuo film è "Indie" mandandolo a fondo scala) e dallo zelante e ultra pessimista Ronald Peterson (Adam Driver, come al solito bellissimo! Lo ripeterò fino alla morte). Insomma: non proprio la SWAT, ma per un posto sonnacchioso come Centerville bastano e avanzano.

Siete talmente “Indie” che nemmeno Harrison Ford tiene il passo (Boom! Oggi sono rovente con le freddure!)
Almeno fino al giorno in cui il sole smette di tramontare o di sorgere all’ora in cui dovrebbe farlo, i cellulari, le radio e gli orologi saltano e l’unico pezzo musicale che sopravvive a rotazione costante è "The Dead Don't Die" di Sturgill Simpson, cantautore Yankee che ha prestato la sua canzone a Jim Jarmusch per il film e che interpreta uno degli zombie (storia vera).

Ascoltando il pezzo di Sturgill Simpson, Adamo Guidatore riesce a dire che il pezzo musicale «È il motivo conduttore», mettendo in chiaro da subito che il giochino metacinematografico di questo film dovrebbe far immediatamente rivalutare le trovate dei film di Adriano Celentano che erano sicuramente più brillanti e anche più simpatiche. Sarà per questo che Bill Murray porta il nome di un famoso attore? Oppure perché non manca il nerd con la maglietta di Nosferatu di Murnau che si chiama Bobby Wiggins (Caleb Landry Jones), ma che tutti chiamano Frodo Baggings?

No, nemmeno con la locandina di La Cosa mi lascerò intenerire!
Lo stesso che spara un paio di cazzate sul Bates Motel e sull’auto guidata da Selena Gomez e i suoi amici appena arrivati in città (la stessa guidata da Barbara e suo fratelli nella prima scena di un capolavoro) e viene definito un super esperto di cinema? Con tutto l’amore che ho per George “Amore” Romero, il tentativo di Jim Jarmusch di mettersi in scia al maestro di Pittsburgh è talmente fiacco da creare più fastidio che vera ammirazione.

Spesso nei film di Jarmusch, i suoi protagonisti vivono con enorme distacco il mondo che li circonda e in cui non si riconoscono, che sia "Stranger Than Paradise" (1984), oppure “Broken Flowers” (2005) l’altro titolo che per livelli di “tracciato piatto” potrebbe pareggiare con questo "The Dead Don't Die". Eppure le trovate post moderne risultano Hipster nel senso fastidioso del termine, proprio perché utilizzate con pochissimo brio e ancora meno inventiva da un regista che del suo essere Hipster ha sempre fatto un vanto, senza mai urticante il suo pubblico per questo.

Per un perfetto omicidio di zombie, prendere la mira, traguardando il bersaglio al centro della lama del machete, tendere con forza e poi mollare il colpo (quasi-cit.)
Non basta aggiungere un po’ di fumo nero che esce dal corpo dei morti, per poter dire di aver contribuito alla vasta (e inflazionata) iconografia dei morti viventi al cinema, Jim Jarmusch crea un'atmosfera da America degli anni ’50 con l’intento di dire qualcosa sull’America di oggi, ma quello che dice è banale, abusato e soprattutto era già stato reso metafora di più e meglio prima, da registi che non hanno mai potuto contare su un decimo della sua considerazione presso i cinefili colti con pipa e occhiali. Se non si fosse capito, ogni riferimento a fatti, cose, persone oppure George A. Romero è puramente voluto.

Buttate nel mucchio un po' di frecciatine a Trump, Jim Jarmusch fa un film auto compiaciuto, dove l’unica gag ricorrente che mi ha fatto ridere è stata la serietà con cui Adam Driver per tutto il tempo continua a ripetere «Non finirà bene», che più che altro può risultare simpatica solo ai pessimisti cronici come il sottoscritto, ma non verrò ricordata come la miglior battuta del 2019.

Poi ditemi che non faccio bene a chiamarlo Adamo Guidatore.
Anche perché ogni trovata di “The Dead Don't Die” sembra che sia stata scritta e recitata per sottolineare quello che tutti hanno identificato come il vero motivo di interesse del film, ovvero il suo cast. Altrimenti non mi spiego perché Tilda Swinton debba far notare il portachiavi di Star Wars di Adam Driver (perché Adami guidatore è “Kylorecchie” in Star Wars… Mamma mia che ridere! Non ci sarei mai arrivato senza di te Jim grazie!), oppure perché in una scena Bill Murray, il già citato Adamo e Larry Fessenden devono stare a sbavare su Selena Gomez, come a voler ribadire che in questi film sì, c’è anche Selena Gomez, woooa!

Ogni anno vengono sfornati circa un milione e mezzo di film con gli zombie, molti di questi sono commedie horror girate tra amici, ma nessuna di queste avrà mai la visibilità del film di Jim Jarmusch, anche se di fatto il nostro Jim segue la struttura di questi film quasi pedantemente, solo prendendosi molto, ma molto più tempo. Per presentare la cittadina e il cast, vanno via venticinque minuti di film, dopo quaranta minuti, il solito Adam Driver infrange la quarta parete abbattendo quello che è davvero l’unico tabù dei film con gli zombie: dicendo «Secondo te sono stati gli Zombie?» s'iscrive a referto come uno dei pochissimi protagonisti di zombie-movie che ha da SUBITO chiaro la natura della minaccia, infatti passa il resto del film a ripetere il mantra «uccidi la testa».

Un film di zombie, dove qualcuno pronuncia la parola con la “Z”, incredibile!
Peccato che tanta autoconsapevolezza non serva davvero a nulla, perché quando i tre poliziotti armati fino ai denti, potrebbero facilmente sgominare i pochi non morti della città, si limitano a non fare assolutamente nulla e a sopportare i piagnistei di Chloë Sevigny.

Il film è talmente compiaciuto del suo aver radunato tutti questi grandi nomi insieme che nel mucchio pochi emergono, Bill Murray non si capisce se è svogliato o semplicemente ha capito che al suo personaggio non è richiesto nessun guizzo e si limita ad eseguire. Fa reparto da sola Tilda Swinton che riesce a sembrare un alieno in tutti i film in cui recita (e lo dico nel senso più positivo del termine) in questo, poi, più di tutti, altrimenti non trovo nessuna spiegazione per la sua uscita di scena in questo film, un momento “MACCOSA?” che posso giustificarmi solo in due modi: Jim Jarmusch voleva completare l’atmosfera da film anni ’50 omaggiando anche i B-Movie, oppure è uno che si ammazza dal ridere quando guarda un film in particolare di Spielberg. Non sono abbastanza Hipster per capire certe trovate.

"And when I arrive at my destination, I am gonna kill Bill Jim" (Quasi-cit.)
I Morti viventi di Jarmusch oltre al caratteristico fumo nero che sprigionano una volta morti (puramente coreografico) non fanno che esprimere in modo ancora più didascalico concetti che Romero aveva già raccontato prima e molto meglio. La modella zombie che si mette in posa e dice «fashion», l’alcolizzata appena ritornata che invece dei cervelli vuole «Chardonnay» e lo zombie Iggy Pop che chiede «Caffè», sono il modo di Jarmusch di ricordarci che gli umani sono materialisti e che sembravano dei morti viventi anche prima di esserlo davvero, tutta roba che Romero aveva già egregiamente raccontato nel 1978 ed in cui l’unico modo per rendere ancora più banale il messaggio, sarebbe farlo raccontare a parole da uno che la società l’ha abbondonata nemmeno fosse Chris McCandless ed ora si fa chiamare Bob l'eremita. Cosa che Jarmusch chiede puntualmente di fare a Tom Waits e poi qualcuno mi dice che il suo ruolo in Parnassus era troppo didascalico, tzè!

Iggy Pop impegnato ad interpretare me, la mattina appena sceso dal letto.
Insomma, Jim Jarmusch ha deciso di radunare un po’ di amici e di girare un film di zombie che poi più o meno è esattamente quello che ha fatto zio George nel 1968, solo che lui con la notte dei morti viventi ha firmato un capolavoro, Jimmy, invece, al massimo è riuscito a sfornare la notte degli Hipster viventi. Ti voglio bene Jim, ma certe cose, lasciale fare a chi è capace, ok?

26 commenti:

  1. più o meno ci ritroviamo sul fatto che sto film è brutto.

    tilda swinton non ha visto il film di spielberg ma "uno sceriffo extraterrestre poco extre molto terrestre"

    anche secondo me adam driver è bellissimo ma a mia moglie ricorda tantissimo iannacci il cantante.
    d'altronde mia moglie crede che io sia carino quindi ha gusti strani ...............

    vidi sia dead man che gost dog.

    di dead man ricordo solo che era in bianco e nero.

    di ghost dog ricordo qualche scena divertente.

    grazie

    rdm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Con “Ghost Dog” e “Dead Man” nel cuore (e per farmi digerire Johnny Depp bisogna essere bravi) trovarmi davanti questa roba: Mah!

      Escono mille film di zombie l’anno, e duemila commedie (con gli zombie) che sfruttano il non morto come metafora della società moderna, seguendo il solco tracciato da zio George “Amore” Romero. Il 99% di questi film vengono ignorati perché forse è anche giusto così. Poi arriva Jim Jarmusch, fa la stessa cosa solo con un cast incredibile, ed io di colpo mi trasformo in Shania Twain: That don't impress me much. Dopo questa citazione vecchissima ti ringrazio ;-) Cheers!

      Elimina
  2. " 105 minuti dichiarati, 279 percepiti (283 secondo la questura) " potrebbe diventare il mantra di tutti coloro che recensiscono films, se a Cinelandia e periferia si continuerà a fingere che il tempo dello spettatore sia infinito come i modi in cui può annodarsi la cravatta uno zombie in loop in Henry Beruschi The Walking Travet. Grazie di cuore ancora una volta, o Carabara , per vedere film al posto mio. Per me sei più bello di Adam Driver.

    Immagino che non sia facile dire qualcosa di nuovo sugli zombies e spero davvero che il tuo amato Johnny Depp ( che Crepascola preferisce a Driver, cattiva ! ) non faccia un altro buco nell'acqua con il suo prossimo Romero plus Jake "Juliet" Blues in the Carrabean Zombie Jurassic Park che combina la classica storia d'amore del Bardo, i pirati , il musical alla Landis, i sauri ed i morti viventi come nemmeno la Marvel dell'oscuro Skull l'Uccisore aveva osato. All you can eat , potrei osare. Non so quanto percepirà la questura, ma attenderò la tua rece prima di osare anche solo di ipotizzare di spendere il mio tempo con Depp e le sue lucertole resuscitate sulla cassa del morto. Ciao ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio ma è impossibile essere più belli di Adamo Guidatore, anzi lo ripeto, bellissimo! Perché i suoi estimatori sono falchi pronti a calare, quindi lo dico credendoci: bellissimo! ;-)

      In effetti l’unico che non si è ancora esibito della specialità è Landis, anche se aveva già dato nel 1983 con l’MJ ballerino (non quello cestista). Zombie del caribe e dinosauri, più carne masticata che negli incubi di un Vegano, perché fanno così pochi film con i dinosauri? Ok che sono roba che costa e che può permettersi solo John Hammond (e Spielberg), ma ci sono squali in tutte le forme (anche in forma di tornado) perché non i dinosauri, se poi si mangiano Johnny Depp ancora meglio, sarebbe l’unica volta che vorrei vederlo ancora “Ai caraibi”, nei prossimi film diamo la parte di Johnny Depp ad Adamo, secondo me lo scambio di persona potrebbe funzionare ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Ho visto molti dei film di Jarmusch, e di solito lo apprezzo, Daunbailò e soprattutto Dead Man sono tra i miei film preferiti. Da un lato ero gasato all'idea del film, dall'altro avevo paura che questo non fosse proprio il genere di Jim, perciò qualsiasi cosa al di sotto del capolavoro ero abbastanza sicuro sarebbe stata una ciofeca, e purtroppo avevo ragione.
    In sostanza prende i concetti che Re Giorgio aveva messo in scena mezzo secolo fa (quanto fa impressione dirlo!) e gli applica al presente senza inventarsi niente, le citazioni sono sterili, i personaggi sonnolenti come un po' tutto il film. Delusione cocente per un non-film che si dimentica in fretta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se nel 2019, mezzo secolo dopo (GULP!) il capolavoro di Romero, decidi di andare a giocare nel suo campo da basket, è come in “Giocotrono”: se giochi al gioco del trono, o vinci o muori. Anche se qui i morti non muoiono, Jim va sotto bevendo dall’idrante contro Re Giorgio “Ammmore”. Gironzolando tra i blog mi hanno suggerito uno spunto interessante (grazie Lisa), forse questo film va bene per chi non ama molto l’horror, non lo frequenta assiduamente come noi, allora magari si può funzionare, altrimenti è veramente una cosina un po’ (tanto) scolorita. Cheers!

      Elimina
  4. ahahah il film non lo vedrò ma mi sono ammazzato con la recensione :-D
    La prima volta che ho visto una commedia zombie mi sono chiesto perché non ne facessero di più, ora che sembrano fare solo quello mi chiedo: quando la pianteranno di farne? Sono incontentabile...
    P.S.
    Quando arrivò in TV, mi misi davanti allo schermo, seduto composto sulla sedia e mi ripetevo: "Deve piacermi, deve piacermi, DEVE piacermi", e niente, non m'è piaciuto. O meglio. "Dead Man" non l'ho proprio capito, né la prima volta che l'ho visto né la seconda. E sì che ero fomentato, dai trailer mi sembrava un capolavoro, la musica era stupenda, le scene erano spettacolari, i particolari erano perfetti... ma il film non l'ho capito. Stavolta poi non è neanche colpa di Depp :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L’ho presa sul ridere, perché il film alla fine, per essere una commedia horror, non mi ha fatto ridere quasi per niente ;-) Non solo gli zombie sono inflazionati, ma le commedia su di loro ancora di più.
      Un giorno mi piacerebbe scriverne, non so se riuscirò a farti cambiare idea (non credo) ma almeno per riprendermi da questo non film del vecchio Jim ;-) Cheers

      Elimina
    2. Se vuoi Dead Man che lo spiego io… :-) Dead Man è un film che non muore mai, qui invece "I morti non muoiono" ma il film si. Anzi è nato morto.
      Oltre a fallire nella commedia sbaglia pure quando gioca col "metacinema" (che se metà è cinema l'altra metà cos'é? cit.) perché ti butta lì delle battute a caso senza costruire niente. Vuole farci un po' la morale, e lo fa in modo trito e ritrito. Jarmusch è uno che ha un suo modo di dire le cose, ma stavolta sembrava uno che imitava un dialetto strano con un accento forzato. Dovrebbe fare un po' di ripetizioni da un certo Edgar Wright.

      Elimina
    3. Vai "Dead Man" è in buone mani ;-) Esatto! Cosa serve tutto quel gioco di metacinema, se poi non lo usi? Ok i personaggi sono schematici perché sanno di essere proprio quello, personaggio di un film, ok e allora? Non so se lo hai notato, ma non ho mai citato Edgar Wright in tutto il post, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. Cheers

      Elimina
  5. visto che parli di landis : ieri pomeriggio mi sono rivisto lontano lontano dalla mia donna ( l'unico essere umano che temo ) uno spezzone del film più sottovalutato di tutti i tempi ( dopo corsari naturalmente.
    il fil è INNOCENT BLOD e lo spezzone indovinalo tu

    1) anne parrilod con la marmotta all'aria che parla non so di cosa
    2) antony la paglia che broccola con anne parrilod
    3) chazz palmintery che broccola con anne parrilod
    4) dennis farina ( o come cazzo si chiama) che broccola con anne parrilaud
    5) anne parrilaud con le zinne al vento che parla di non so cosa

    caro cas quando dici che luc bessson è grasso e ha i capelli brutti ricordati che lui ha ciulato con anne perrllaud.

    non siamo degni

    ciao da niccllin

    geppo



    RispondiElimina
    Risposte
    1. Solo lei? ti dico solo questo: Milla. Furbone di un Besson.
      “Innocent Blood” come tanti film del mio amico John è tremendamente sottovalutato, per me è uno dei migliori film di vampiri di sempre, e John è un dritto, il “Fattore T” non manca mai dai suoi film. Prima o poi dovrò decidermi a fare una rubrica sul mio amico John come si deve. Cheers!

      Elimina
  6. < Tom Waits ha decisamente smesso di usare la "Burma Shave". >

    Only love for this.
    (ora voglio un post sulla sua musica :D)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Metto la foto, voglio quella foto, non so perché, ma sento che ha una didascalia da tirare fuori che gratta la porta. Completo il post con tutte le immagini e tutte le didascali, tranne quella, la guardo ancora un momento, "Burma Shave" BOOM! Ho capito perché volevo quella foto (Storia vera). Cheers!

      Elimina
  7. Un'occasione persa, anche se da amante del genere, mi sento in dovere di recuperarlo.
    Il fumo dagli zombie morti poteva evitarlo ma va be'.
    Ah, in originale è "fotti zombie"? Dato che in italiano si limitavano ad un mite "cavolo", credevo che in originale fosse Bill "fucking" Murray e basta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si un film che non smuove niente. In inglese era: Bill "Groundhog Day ghost busting ass" Murray ;-) Ma avendo visto il film per la prima volta in Italiano sono rimasto legato a "incula-fantasmi" che mi fa sempre ridere ;-) Cheers

      Elimina
    2. Ops, mi sa che parliamo di due film differenti 😝
      Io mi riferivo al comedy horror Benvenuti A Zombieland. Quando vanno a casa di Murray, Tallahassee/Harrelson dice "Bill 'cavolo' Murray", a meno che non esistano due doppiaggi italiani (uno di Cannarso?) 😱

      Elimina
    3. Si scusami, io mi riferivo a "Coffee and cigarettes" di Jim Jarmush (per stare in tema). In benvenuti a Zombie diceva cavolo/fucking se non ricordo male, é da un po' che non lo rivedo, ma dovrò farlo a breve ;-) Cheers

      Elimina
  8. l'ho visto anche io, uno di questi giorni ne parlo sul blog :)

    RispondiElimina
  9. Grazie o Cassidy! Mi spiego meglio... visto che a me Jarmush piace da matti, ma non sopporto i film di zombies, con poche eccezioni (che qui non nomino, perché poi i fan di Romero vengono a prelevarmi a casa), ero in conflitto insanabile su vedere o non vedere questo film. Ma già le sole immagini che hai pubblicato nel post hanno risolto il problema, rapidamente decentrando il baricentro dell'indecisione sul no. Per questo: Grazie o Cassidy!

    P.S. Ma di "The Limits of Control" che mi pare per ora nessuno ha citato, che ne dici?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prego figurati, cerco di eseguire un ruolo di pubblica utilità, secondo me questo non è nemmeno così particolare da essere una commedia-zombie che merita, quindi prego ;-) "The Limits of Control" a me era piaciuto, è stato il film che ha rilanciato la seconda parte della carriera di Jarmush, prima di quello con i "Vampiri", Tilda gli ha fatto bene, non a caso anche in questo film lei è una spanna sopra tutti. Cheers!

      Elimina
  10. Io ci sono cascata, allora. O meglio, come sai, ho apprezzato questo Jarmusch ironico che rinverdisce un genere abbinato a quella noia di TWD.
    A questo punto, immagino di dover vedere finalmente l'originale Romero, così da capire se mi ha fregato o se la genialità della scrittura -con un intro che è praticamente tutto il film- può resistere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so, e penso che tu sia nella condizione migliore per vedere i lati positivi del film. In generale anche il gioco metacinematografico messo su da Jarmush bah, non credo di averlo capito a fondo. Il problema è che Romero ha cambiato tutto, prima gli zombie erano così morti evocati dal Voodoo, lui li ha resi metafora, quella noia senza fine di “I Camminamorti” non esisterebbe senza i concetti introdotti da zio George, anche se a dirla tutta è il fumetto ad essere molto Romeriano, la serie è una noia e basta ;-)

      Se decidi di giocare con i concetti creati da Romero, devi davvero dire qualcosa di nuovo e divertente (tipo “Shaun of the dead” di Edgard Wright) altrimenti rischi di fare un film zombie, identico a tutti gli altri che escono ogni settimana. Cheers!

      Elimina
  11. Non mi è dispiaciuto, ma l'ho trovato un po' troppo derivativo, il messaggio di Romero viene solo riportato e non ampliato di nuovi concetti ed è un peccato. Poi la comicità di quel tipo a me fa impazzire, ma non è proprio abbastanza. Un film intelligente sicuramente, ma abbastanza sprecato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono contento, avrei voluto godermelo di più anche io, che poi di solito l'umorismo di Jarmush mi piace, ma qui ho riso quasi mai, bah sarà stata colpa del doppiaggio? Chissà. Cheers!

      Elimina