lunedì 22 luglio 2019

I Am Mother (2019): Mother / Daughter (Pink Floyd vs Pearl Jam)

Ormai abbiamo capito come funziona il gioco, esattamente come tutte le videoteche, videonoleggi e biblioteche in cui siete stati, il paginone di Netflix vi mette davanti al naso un sacco di titoli, il gioco è pescare quelli che meritano, evitando gli altri.

Tra quelli meritevoli inserite tranquillamente questo “I Am Mother”, un film che dopo aver fatto il giro di qualche festival (tra cui il Sundance) è uscito nei cinema australiani, e per il resto del mondo su Netflix, il film d’esordio del regista esordiente Grant Sputore.


Eh Eh Eh Eh

Che succede? Dicevo, il regista Grant Sputore...

Eh Eh EH EH!

TVovate foVse Visibile il nome GVant SputoVe? Beh si in effetti fa ridere. Però il ragazzo ha un buon occhio bisogna dirlo. Trama è cominciamo.

L’umanità si è estinta. Forse non una gran perdita per questo pianeta ma quello che potrebbe essere la fine di quasi qualunque storia è l’inizio di questa. In un bunker ultra tecnologico un robot chiamato Madre, mette a scaldare sul pentolino un embrione umano e sforna una bimba chiamata semplicemente Figlia. Insieme all’umanità deve essersi estinto anche l’ufficio anagrafe. Madre cresce la bambina come se fosse sua figlia, educandola nel migliore dei modi possibili, insomma come farebbe qualunque genitore con la testa – non per forza robotica – sulle spalle.

Mother, do you think they'll like the post? (Quasi-cit.)
Unica regola: non si esce dal bunker, perché fuori la solita nube tossica radioattiva-mortale-assassina, la famigerata nebbia che rivolta la gente come un calzino dei Simpson, rende la vita fuori dalla struttura impossibile per qualunque essere umano. Tranne per una donna, chiamata donna, e non Donna, perché gli Yankee hanno come nome femminile quello di Donna, no, questa donna di nome donna è una donna di nome e di fatto ed è anche Hilary Swank. Che è una donna, ok, fino qui mi sembra abbastanza logico.

Appena ho scritto, “non si esce dal bunker, la vita fuori non è possibile per via delle condizioni”, il 99% di voi aveva già capito che era una bella balla, il restante 1% invece lo aveva già capito prima che iniziassi a scriverlo, perché in fondo è un espediente tanto banale da essere già stato raccontato in mille storie identiche. Poi caro 99% non offendetevi, quelli sono l’1% sono élite! Hanno fatto le scuole alte mica per niente.

"Tu non sai chi sono io, ho recitato in...", "Karate Kid 4, si mi ricordo di te, ho un computer al posto del cervello"
La forza di “I Am Mother” non è l’originalità della trama, non è nemmeno un ritmo PIM PAM! Tutto brio e azione, diciamo che è un film che si prende i suoi tempi per raccontare la storia in 115 minuti che a tratti potrebbero sembrare anche troppi. Anzi a dirla tutta la forza della pellicola non è nemmeno avere un regista dal nome incredibilmente figo tipo MAX POWER, no, la forza del film è altrove, ma prima parliamo del livello di NON originalità della pellicola, giusto per fissare qualche paletto.

Lucius ha espresso benissimo il concetto, di fatto “I Am Mother” potrebbe essere Alien Covenant ripulito dalle frescacce filosofiche con cui Ridley Scott(o) cerca di darsi un tono, nel finale le motivazioni di Madre davvero sembrano ricalcate su parte delle trama di “Covenant”, con l’aggiunta della scusa per non uscire dal bunker, che come abbiamo già detto è una balla, nemmeno una di quelle solidissime, sembra una di quelle cose che si dicono ai bambini, per spaventarli a fin di bene, tipo il Babau e quella altre roba da mamma lì.

Digerito questo, “I Am Mother” fa quasi tutto giusto, a partire dall’aspetto del film, in cui la tecnologia risulta davvero futuristica ma minimale, la location è asettica ma tutto sembra molto più costoso dell’effettivo budget finale del film, circa dieci milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti.

Molti dei quali usati per creare il robot Madre, in realtà un costume ben fatto indossato da Luke Hawker, vitaminizzato dagli effetti speciali della Weta, che però parla con la voce di Rose Byrne. Idea geniale perché ha le movenze di papà e la voce di mamma, in pratica genitori 1 e genitore 2 insieme, tiè!

“Preferisco il termine, unità genitoriale primo oppure unità genitoriale secondo, grazie”
“I Am Mother” è un film piccolo sostenuto da un cast quasi tutto femminile davvero azzeccato, senza rivelarvi troppo sul quel (ben poco) che resta da scoprire della storia, Hilary Swank è davvero azzeccata specialmente affiancata alla giovane Clara Rugaard che si carica letteralmente la pellicola sulle spalle.

Ma se la svolta, chiamiamola per comodità rivelazione, del pre finale del film non vi sorprenderà molto se avete già visto "Alien Covenant", il meglio “I Am Mother” lo riserva nel finale che da un senso a tutto il percorso dei personaggi.

Madre per tutto il tempo cresce sua figlia nel modo migliore possibile, in modo anche amorevole per essere una macchina fatta d’acciaio e tubi, anche se tanti psicologi al mondo si sono comprati la barca e la casa al mare grazie e madri calorose più o meno quando un robot fatto di freddo metallo. Ed è qui che “I Am Mother” mena il suo colpo più duro.

Grant Sputore avrà anche un nome che fa ridere ma è un ragazzo intelligente, lo dimostra utilizzando la famigerata “Baby mine”, da noi più temuta con il titolo di “Bimbo mio”, direttamente dal film Dumbo, in un modo molto più azzeccato di quanto non abbia fatto Tim Burton. Il pezzo diventa la ninna nanna di Madre alla figlia, una canzone che troverà una logica nel suo finale.

Ooh babe, of course Mamma's gonna help build the wall (Cit.)
Perché “I Am Mother” parla di questo alla fine, potrà anche essere fatta di acciaio e metalli vari e agire per scopi che sembrano usciti da un film di Ridley Scott(o) – e nemmeno uno di quelli belli – ma una madre è sempre una madre, e quella di questo film sembra uscita da un pezzo dei Pink Floyd, quella bomba atomica emotiva di “Mother”, solo che questa volta il muro che sua figlia arriverà a costruire prima e distruggere dopo, non è fatto di metaforici mattoni, ma è un bunker avvolto in una bugia.

Proprio come la madre di Pink (nel disco oppure nel film di Alan Parker del 1980) Madre aiuta sua figlia a costruire un muro, di metaforico qui ci trovate solo l’inevitabile conseguenza, prima o poi i figli arriveranno a mettere in discussione le verità assolute imposte dai genitori, ed una figlia arriverà a dire alla madre: «Don't call me daughter, not fit to». Così io intanto sono passato dall’improbabile parallelismo con un capolavoro della musica, ad un'altra perla.

“Cassidy, dimmi che non era tutta una scusa per citare i Pearl Jam”
I Pearl Jam su storie di genitori bastardi e figli ribelli ci hanno fatto tirato su una bella carriera, tutti i figli del mondo sanno che prima o poi però la ruota gira per tutti, che le mela non cade mai troppo lontano dall’albero e tutte quelle cose lì, e se vi sembra che io abbia usato un po’ troppe canzoni per scrivere di questo film, Grant Sputore al momento giusto usa anche lui una canzone - la già citata "Bimbo mio" - e fa quadrare alla grande il suo film.

Di film di fantascienza che partono dalla fine dell’umanità per parlare di essa, ne abbiamo visti tanti, non tutti riusciti come questo, che è piccolo e probabilmente se fosse uscito in sala, sarebbe stato spazzato via, quindi per certi versi ben venga Netflix, a salvare titoli come questo. D’altra parte “I Am Mother” ci insegna che la tecnologia, come la mamma può avere dei pro e dei contro no?

16 commenti:

  1. "Mother, do you think they'll try to break my balls?"
    Questo mi ha incuriosito, me lo segno!

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    1. Penso che ci siano pochi pezzi che per me hanno l’effetto della dinamite sulle fondamenta di un palazzo, come “Mother”. Il film avrà anche un ritmo lento – tanto da farti pensare anche i Pink Floyd – però vale la pena vederlo secondo me ;-) Cheers

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  2. Carabara, ti ringrazio di cuore ancora una volta perché hai visto un film in cui non potrei incappare nemmeno per caso perché Crepascola dipende psicofisicamente da Netdrug, ma ha una reazione rettile al solo sentire nominare la signora Swank. Semmmai i Coen alla fine dirigessero il film da uno dei soggetti che invio loro ogni giorno e Hilary vincesse un altro Oscar per il ruolo della vampira druga che sogna di viaggiare in una bara volante sopra l'Arizona, probabilmente alla consegna del premio la mia sposa ostentatamente darebbe le spalle alla attrice e continuerebbe a parlare con Bob Downey jr del suo personaggio di " Tony Holmes vs Max Power - una vita per il cinema " ( 2020 ndr ). Pazienza.
    Io non sono mai stato il tizio + sveglio nella stanza, nemmeno quando era vuota, ma ho capito che Madre ha cresciuto Figlia in un lab perché si abituasse al fatto che nothing is real - come diceva anche Lennon - e digerisse + facilmente che fuori il mondo esiste, ma lei è stata cresciuta per fingere di essere una astronauta in rotta per Marte in un mondo in cui alla gente lo spazio interessa sempre meno e la Nasa non riesce a giustificare tutti quei dindi spesi. Sospetto che ad un certo punto Figlia scoprirà che ha almeno due Sorelle e che tutte e tre si ritroveranno ad un certo punto a scappare dalla Nasa Cattiva e ci sarà pure l'immancabile momento La Nonna E' Sul Tetto. In fondo, le note sono sette. Ciao ciao dal tuo affezionato Major Tom

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    1. Posso contribuire con il titolo provvisorio per i Coen? “Arizona Amelia”, oppure "Fangland" come il film di vampiri che Caprenter avrebbe dovuto girare con Hilary Swank (storia vera), tanto mi sa che non lo vedremo mai più, uff!

      "Tony Holmes vs Max Power - una vita per il cinema" spero che preveda anche una colonna sonora degli Elii, sarebbe il massimo, anzi il Max (Power). Esatto! Inoltre il donatore dell’embrione da cui Figlia viene clonata credo sia James Brolin, questo spiega perché la bimba stufa della Madre troppo pressante, alla fine la trasforma in polvere Marziana con uno schiocco di dita. La Nasa aveva organizzato tutti, 'stardi! Cioè, almeno credo, questa stanza è molto grande, con tanto “Echoes” e mi sento solo come la particella di sodio della pubblicità. Cheers!

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  3. Muy interessante, me lo segno anche se per ora tra la terza stagione de La Casa Di Carta e la seconda ( che sto vedendo a fatica ) de Il Racconto dell'ancella trovare del tempo e voglia per vedere altro per me è dura.
    Spero non lo tolgano subito dal palinsesto.

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    1. Ho scritto il posto su "La casa di carta 3" questa mattina, arriverà non so bene quando perché i prossimi giorni sono un po' pieni, intanto sto aspettando di iniziare "The handmaid's tale 3" perché è una delle serie che piace anche alla mia Wing-Woman, quindi andiamo di maratona con tutte le puntate insieme. Questo resterà ancora a lungo, quindi vai tranquillo ;-) Cheers

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  4. L'ho visto pochi giorni dopo la presentazione di Lucius di là. E che dire? Non è per nulla male e solo per quel finale (se dico doppio faccio SPOILER? Boh...) merita la visione.
    Hai detto bene tu: non è un capolavoro ma il suo lo fa dannatamente bene. E concordo pure sul fatto che se fosse uscito in sala non se lo sarebbe filato nessuno. Ergo, a sto giro Netflix ha fatto centro. Bravi loro, bravo Cassidy, bravi tutti.

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    1. Netflix lo ha conservato come gli embrioni ad inizio film ;-) Se tu fossi un super eroe saresti SPOILER-Man, ed ora che ho detto questa caSSata, il tuo non lo è, ma quello che sto per fare io forse si.
      SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER!

      Un aumento di stipendio per il direttore del casting, due attrici di età diverse con la stessa fronte alta, non erano semplici da trovare, soprattutto quando una delle due è un volto super famoso.

      Fine SPOILER! Fine SPOILER! Fine SPOILER! Fine SPOILER!

      Cheers!

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  5. Arrivo tardi ma ringrazio per la citazione e sono cascato dalla sedia: sì, in effetti lo trovo vsibile! :-D
    Nel periodaccio che stiamo vivendo sul fronte fantascienza, "I am Mother" tocca tenercelo stretto perché è davvero un bel prodottino, fatto con cura e passione, da chi ci crede e non se la tira con citazioni da Baci Perugina. (Sì, Ridley, ce l'ho con te!) Malgrado gli ingredienti non siano freschi, alla fine il pasto cucinato lo si mangia con piacere, e di questi tempi è un risultato assolutamente non disprezzabile ;-)

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    1. Impossibile non citarti, ho iniziato a vedere il film sfiziato dal tuo post e pensavo: Oh cacchio non riesco a pensare ad altro che ad Alien Covenant! (Storia vera). Quando sono riuscito a togliermi dalla testa il tuo brillante paragone, ci ho trovato un film piccolo, curato che non inventa nulla ma usa gli elementi molto bene. Avercene di esordi come questo ;-) Cheers

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  6. Come sai l'ho visto un paio di settimane fa e mi era piaciuto abbastanza. Mi è piaciuto il rapporto che c'è tra la "madre" e la figlia, così come il fatto che ognuno dei personaggi coinvolti abbia una verità in cui lo spettatore non sa bene a quale di esse credere. Netflix con questo film ci ha preso, bene così!

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    1. Lo so, ed in effetti si, questa volta Netflix ha pescato una piccola perla. Cheers!

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  7. Un buon film Netflix? Allora è per forza da vedere, una volta che accade. 😂

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    1. Ehehe praticamente un evento che va pubblicizzato e festeggiato ;-) Cheers

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  8. Ahahhahahha la citazione di Mavco Pisellonio! Possibile ridere sempre ogni volta da 30 anni? :D
    Chissà se il vecchio Grant riuscirà mai ad essere accettato in Italia come se avesse un nome normale... Mah, staremo a vedere. Certo che pure lui, con tutti i nomi fighi che poteva avere un australiano...

    Io questo I Am Mother l'ho apprezzato davvero moltissimo. Un film piccolo, come dici tu, che sembra invece molto più grande. Sul fatto che sia prevedibile mah, da altre parti ho anche letto che se ha problemi sono a livello di scrittura, ma a me non ha fatto questa impressione. Intendiamoci, l'idea iniziale è appunto già sfruttata da tanti (e recentemente anche dal bellissimo videogame Horizon: Zero Dawn) e che il virus è una balla è chiaro per il semplice fatto che la dice un robot (quando mai ce la raccontano giusta quelli?), ma la piega che prende la storia e i fili che vengono tirati nel finale non mi sono sembrati così telefonati. Anzi, ci sono dialoghi e scene precedenti che sul finale si rimettono in gioco e acquistano spessore se non addirittura un nuovo senso.

    Oltre alle varie riflessioni che vengono fatte sull'essere umano e sul suo futuro, è un bel thriller a 3, in cui non si sa da che parte stare. Anche quello che sembra un semplice switch di Mother ad antagonista non è mai veramente così, perlomeno si avverte che c'è qualcosa sotto (e infatti lo sviluppo della storia poi è ben più complesso del semplice "Robot va fuori di testa e adesso sono cazzi per tutti").

    Insomma, io qui mi sento di far gli applausi a tutti. Bravi tutti, bravo Elio, bravo il budello, ma sopratutto brave Clara Rugaard (che in effetti fa il film) e Rose Byrne (che è da un po' che mi interrogo se ne sono innamorato e ora che ho sentito la voce di Mother ho deciso).

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    1. Rose Byrne tanta roba per quello che mi riguarda, un po' come questo film che è piccolo ma fa un sacco di cose giuste, dal casting all'uso della musiche, passando per il riciclo delle idee, anche la parte thriller funziona, anche se per assurdo è quella che mi ha colpito bene, in ogni caso avercene di film così, spero che il nostro amico del nome buffo continui in questa direzione ;-) Cheers

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