mercoledì 17 luglio 2019

Domino (2019): Le rovine di un’antica civiltà

Nel 2019, il nuovo film di Brian De Palma viene pubblicizzato più per la presenza nel cast degli attori di Giocotrono, che per il nome del suo regista. Vi lascio un minuto per assimilare questa mazzata.

Anzi, è quasi una beffa che “Domino” sia arrivato a vedere il buio delle nostre sale cinematografiche, basta guardare Nikolaj Coster-Waldau sulla locandina del film per pensare a uno di quei filmacci d’azione, girato magari da qualche parte in Bulgaria, che popolano il mercato home video. Quando ho realizzato che il film dura 90 minuti spaccati ho pensato: «Ok, quante parti sono state tagliate?» (storia vera).

Sapete che sono un fanatico del formato da 90 minuti, ma ammettiamolo è un minutaggio che si addice poco a De Palma. Infatti i tagli in questo film non sono mancati, si parla di oltre mezz’ora di pellicola rimasta sul pavimento della sala di montaggio per una produzione infernale ben riassunta dalle parole del regista: «Domino non è un mio progetto. Non ho scritto la sceneggiatura. Ho avuto un sacco di problemi coi finanziamenti, non ho mai avuto un'esperienza così orribile sul set. Una gran parte del nostro team non è ancora stata pagata dai produttori danesi. Questa è stata la mia prima esperienza in Danimarca, e quasi sicuramente sarà l'ultima».

“Capisci? Come potevo lavorare così, mi hanno tagliato le man… Ehm, scusa Jamie”
“Domino” non è un film, anzi sono certo che in tanti lo etichetteranno molto presto come qualcosa di più vicino alla monnezza che all’arte, ma per un ragazzo come me, che vede la poesia nella merce (Cit.) l’ultima sudata fatica di De Palma è un monumento ai caduti, è Stonehenge, gli scavi di Pompei, oppure le piramidi, sono i resti di un’era gloriosa di cui ci sono rimaste solo le macerie.

Non ho modo di giudicare la sceneggiatura scritta da Petter Skavlan visto che non l’ho letta, e i famigerati tagli non aiutano questo “Intrigo internazionale” 2.0, in cui molto non torna, parecchio è tirato per i capelli e il bastardissimo agente della CIA Guy Pearce, entra in scena tardi ed esce in modo anche poco logico.

Guy Pearce in versione Umarell, intento a controllare il cantiere aperto che è questo film.
Tutto inizia proprio come i peggiori DTV che avete visto in vita vostra, biciclette in giro per Copenaghen e il titolo del film scritto con una grafica degna di Word, non proprio quella delle grandi occasioni. Si inizia con una coppia di sbirri Danesi, il disordinato Lars Hansen (Søren Malling) e il suo compare, il preciso Christian Toft (Nikolaj Coster-Waldau, il Jamie got a gun di Giocotrono, qui "without a gun" dopo vi dico perché) che però la sera prima, impegnato a fare dello “zumpa zumpa” con una, esce di casa dimenticando la pistola accanto al letto, mentre è ancora impegnato a cercare le mutande. Una metafora sessuale più chiara di così è anche difficile trovarla, De Palma la sottolinea con uno zoom lento e inesorabile sulla pistola a bordo letto, mentre Nikolaj Coster-Coso ci da dentro. Mi spiace signore, avete pochi secondi per sbirciare.

Mentre si lanciano sulle piste del componente dell’ISIS Ezra Tarzi (Eriq Ebouaney), Lars finisce con la gola tagliata e Christian sulle tegole del tetto ad inseguire l’aggressore, e malgrado il set sia una poveracciata incredibile, e il successivo inseguimento appesi alla grondaia finisce spiaccicati su un carretto di pomodori sottostante (guarda tu a volte il caso), la scena è davvero come dicevo prima, i resti di una civiltà che ha dominato il mondo del cinema: i movimenti di macchina da presa simulano il punto di vista di Christian, e se la messa in scena attorno, la fotografia e tutta l’operazione in generale, non sembrasse così tanto quella di un episodio televisivo di una serie d’azione Tedesca a caso, resta comunque chiaro come il sole che quel signore, la macchina da presa sa come muoverla.

Visto che facevo bene a chiamarlo Jamie got a gun ai tempi di Giocotrono?
La vicenda si complica quando in scena arriva Alex (Carice van Houten la Melisandre sempre di Giocotrono) agente di polizia che ha avuto una lunga storia con il defunto Lars ed ora gradirebbe giustizia, il perché non è poi così difficile da capire, ma De Palma lo racconta al meglio sfruttando la facciona da toncolo di Nikolaj Coso-Waldo. Oh signore! Non vi offendere! Lo so che è bello bellissimo in modo assurdo, però le parti in cui è spaesato, sono quelle che gli riescono meglio che vi devo dire?

Vorrei stare qui a raccontarvi che nel secondo atto, tutti i pezzi di questo “Domino” vanno al loro posto, scatenando in maniera geometrica e logica l’effetto che da il nome al film, cioè è chiaro che l’intento originale fosse quello, portare in scena una serie di momenti causa/effetto, una caccia all’uomo, il cui apice è il finale con l’attentato dell’ISIS da sventare in spagna. Ma per via dei tagli, le limitazioni economiche e i cambi in corsa, è molto difficile trovare qualcosa di logico e geometrico in questa trama.

Il riassunto del secondo atto del film.
Basta dire che la storia continua a spostarsi tra la Danimarca, Almeria e Malaga, proprio come ha fatto una produzione che ha dovuto arrangiarsi, la protagonista femminile avrebbe dovuto essere Christina Hendricks, sostituita al volo da Carice van Houten che è caruccia quanto volete, ma quando si ritrova protagonista di un paio di momenti d’azione, fa tenerezza. Nel finale la vediamo alzare quella gambetta per dare un calcio che sul serio, non so proprio come commentarlo, dovrebbe essere un colpo sotto la cintura per stendere un terrorista, sembra più o meno quando lasci indietro la gamba per bloccare la porta dell’ascensore, quando in mano stai portando i sacchetti della spesa.

Per altro non credo esista un regista, che ha saputo rendere le donne assolute protagoniste delle sue pellicole come ha fatto Brian De Palma, se penso a cosa sarebbe potuta essere Christina Hendricks diretta da un De Palma in un momento migliore della carriera, rischio di esibirmi in un caso violento di E.N.E. (Epistasi Nasale Esplosiva). Se invece Carice van Houten la conoscete solo nei (pochi) panni di Melisandre forse è meglio, perché non avete idea del potenziale sprecato, se penso a quanto è stato in grado di farla brillare un altro grande regista di personaggi femminili come Paul Verhoeven, e faccio il confronto diretto con questo film, mi viene voglia di andare ad ammazzarmi di super alcolici al primo bar nelle vicinanze.

Carice van Houten nella parte del mio dopo sbronza.
Eppure tra le rovine, si possono ancora trovare i segni di un talento cristallino e di un filo rosso autoriale, che è un po’ una costante per De Palma, a cui continua ad interessare l’immagine, il nostro modo di reagire ad essa, oppure come si possa gestirla sul grande schermo, dilatando all’infinito i tempi, moltiplicando i punti di vista, magari usando le telecamere di sorveglianza come se fossero uno “Split screen”.

Le ossessioni voyeuristiche di De Palma fanno a cazzotti con la volontà di esibire la violenza dell’ISIS, la scena finale, appiccicata dopo i titoli di coda è poverissima nei mezzi, tanto che la guardi e pensi «Ma cos’è ‘sta roba?» eppure a livello di contenuto è ancora De Palma che riflette sulla realtà e sull’attualità, sono i resti di “Redacted” (2007).

Anche se questo film ha l’aspetto, il budget e forse si beccherà anche i giudizi tipici dei DTV da cestone “Tutto a due Euro”, per De Palma la stella polare artistica è sempre Alfred Hitchcock, nel finale si trovano ancora tracce di “L'uomo che sapeva troppo” (1956).

“Bambini! Avete finito di fare casino? Ve lo buco quel pallone, anzi, gli sparo!”
Non è un caso se la scena madre del film avvenga durante una corrida (uno dei più barbari sfoggi di violenza, ad uso degli sguardi vogliosi del pubblico), sulle note del Bolero di Ravel, si resta comunque incollati a guardare, malgrado i calcetti di Carice van Houten, malgrado le luci al neon non siano più quella di “Omicidio a luci rosse” (1984) e il coinvolgimento emotivo dato da causa ed effetto (domino) tra gli eventi che ci scorrono davanti, non siano proprio ai livelli da capogiro di “The Untouchables” (1987), della scena finale di “Carlito's Way” (1993) oppure di quella bomba assoluta di “Omicidio in diretta” (1998).

Più dell’utilizzo di Carice van Houten nel film, fa davvero tristezza che a quasi ottant’anni, non so quanti altri film di De Palma potremmo vedere (oh! Cento anni di salute Brian!), e anche nella remota possibilità di una versione “director's cut”, la povertà di tutta l’operazione non ci restituirebbe di certo un capolavoro.

Bisogna prendere atto che il mondo è andato avanti, tira più una coppia di attori di “Giocotrono” che quel pezzo di cinema figo di De Palma, di cui qui rimangono giusto pochi segni. Ma proprio come per Stonehenge, le piramidi e Pompei, quel poco che si vede sta ancora lì a ricordarci la grandezza di quello che è stato.

18 commenti:

  1. un occhiata gliela do sicuramente, anche se sospetto sia una cavolata...sempre meglio di niente xD

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    1. Ci leggiamo allora, però si, è tutto tranne che un bel film, ma in quelle condizioni di lavoro, sarebbe stato quasi impossibile per chiunque. Cheers!

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  2. Carabara, mi unisco alla tua ode alle piramidi di Stonehenge perché amo il cinema di Brian e non ho mai visto GOT - a differenza di Crepascola che sta cauterizzando la ferita da fine della storia con robuste dosi di Stranger Things - e nemmeno + di un minuto di Mad Men - altra passionaccia della mia sposa - dove era la burrosa Christina Acca.
    Vorrei rassicurarti, dicendoti che Tantasalutedepalma non ha intenzione di appendere il suo occhio al chiodo ( mi rendo conto di come suona ) e che sta già lavorando al suo prossimo capolavoro nome provvisorio DTV = Dressed To View di cui tento una sintesi. Un risk manager burroso interpretato da Tina Acca è in Bulgaria per i sopralluoghi di un dtv che è in realtà un modo x lavare del denaro che arriva non si da dove. A Sofia Tina conosce una topolona magnetica chiamata Melissa Ande che la invita in una disco e le condisce i beveraggi. Il giorno dopo Tina si risveglia in una camera di un albergaccio in un paesino della Spagna con un tizio con tre occhi, uno aperto e rosso e gli altri sbarrati, una pistola ed un documento di identità secondo il quale il suo compagno di camera si chiama Lito De Figo. Cosa non farebbe una multinazionale senza nome per recidere l'ultimo filo che la lega ad una operazione disonesta come lavare soldi sporchi! Naturalmente tu stai pensando che è mooolto peggio spendere dindi x produrre roba che finisce nel cestone dei nice price in un posto dove un camogli ed una coca zero sono una oasi per lo stanco driver e hai ragione. Ciao ciao

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    1. Ecco, dovrei riprendere in mano “Mad Men”, sono rimasto sperso da qualche parte verso la seconda stagione, e con fatica devo dire, che stava iniziando anche a prendermi abbastanza, anche se le sortite di Christina “Jimi” Hendricks in abitini anni ’50 lo confesso, sono state finora il mio massimo stimolo per proseguire durante la visione.

      Suona male, ma sono fatico di Horror, ho visto di peggio, capito no? Occhio, visto? Ok la smesso.

      Però io che ho un’insana passione per gli Autogrill (storia vera) mi metterei a “sgattare” nel cestone per un film così, sarebbe la risposta di Brian all’esperienza Danese, poi l’idea di Cristina “Doppia H” (ma anche doppio “D” a vederla così) e Carice van Houten rischio io la doppia E.N.E. Poi lasciatelo dire “Dressed To View” è un colpo di genio! :-D Cheers

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  3. Ahia..sospettavo non fosse una gran cosa mannaggia, meglio riguardarsi per l'ennesima volta "Gli intoccabili" mi sa...O.T....no dai..ho visto Cristina "Doppia H" in "The Strangers prey at night" è di una cagnaggine mostruosa...

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    1. Hanno messo i bastoni tra le ruote a De Palma in ogni modo, fa venire voglia di mordersi le nocche, perché si vede che ci sono tutte le sue idee, ma la messa in scena è poverissima. In quel film Cristina “Doppia H” si vede circa per dieci secondi, era una delle cose che lamentavo di quel film, ma a ben guardare tutto il cast tendeva alla “cagnitudine” a partire dalla giovane protagonista con maglietta dei Ramones (più espressiva di lei) deve essere mancata una direzione ad un po’ tutto il cast. Ho finito di poco la seconda stagione della serie “Good Girls”, che sarà pure una cosina, ma la Hendricks tiene banco ;-) Cheers

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  4. Che poi Carice è la moglie di Guy Pearce, quindi hanno fatto tutto al risparmio proprio :D MI spiace che De Palma si sia buttato via così, Gli intoccabili è uno dei miei film preferiti, della serie che l'avrò visto 20 volte

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    1. Davvero? Hai capito quel drittone di Guy Pearce, chiamalo scemo! ;-) Non lo sapevo, questo ti dice quanto io sia appassionato di gossip. Diciamo che lo hanno buttato via, tutti i grandi maestri nati sulla scia della New Hollywood – e tangenzialmente anche i miei preferiti – ormai sono ridotti al precariato lavorativo, terribile.

      “Gli Intoccabili” poi è tipo il classico film su commissione, una “commercialata” che De Palma ha trasformato in uno stracapolavoro esagerato, questo secondo me dice tantissimo di che razza di animale da cinema stiamo parlando. Cheers!

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  5. Cioè... "questo" film è di Brian De Palma? Mi è capitato il suo trailer in giro, ma (per fortuna) non mi sembra lo dicano il nome del regista: pensa che l'unico motivo per cui mi era rimasto in mente l'esistenza del film è l'omonimia con il "Domino" di Tony Scott, con Keira Knightley e Mickey Rourke. Mi chiedevo se sarebbe stato un buco nell'acqua simile, ma mi sa che Tony rimane imbattuto...
    Ora mi spiego come mai l'altra mattina su IRIS dopo "Walker Texas Ranger" è partito un De Palma: "Doppia personalità" (Raising Cain, 1992). Sono rimasto lì a fissare lo schermo: sarà un omonimia... possibile che un capolavoro del cinema sia mandato in onda come riempitivo tra Chuck Norris e Giuliano Gemma? Ed è proprio così, a questo punto tirato fuori giusto perché c'è un tizio di nome De Palma al cinema: metti che sono la stessa persona...
    E' incredibile che in questa confusa epoca in cui gli anni Ottanta (finti) vanno tanto di moda, uno che li ha segnati profondamente si ritrova a fare film danesi che mi sa non sono neanche scritti nel curriculum dei rispettivi attori, e che usano - hai ragionissima - una locandina che sembra degna delle produzioni di Seagal!
    Mi unisco al coro della canzone di Raf: cosa resterà, di questi anni Ottanta? :-P

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    1. Eh, proprio quello che ho pensato io. La pubblicità in tv recita più o meno: CON GLI ATTORI DEL TRONO DI SPADE… eilregistabriandelma… una cosa così. Sullo stesso spot televisivo la mia Wing-Woman ha detto: «Ma di nuovo Domino?» pensando proprio a quello di Tony Scott, anche secondo me il buon Tony non verrà superato, lui dovette giocarsi la (poca) popolarità di Keira “Clavicole” Knightley, ma una cosa è certa: il titolo “Domino” non porta proprio benissimo, ecco.

      “Doppia personalità” è uno stracapolavoro un De Palma puro e scatenato, uno dei motivi per cui John Lithgow è ancora oggi tra i miei preferiti (storia vera) e temo che tu abbia interpretato in maniera corretta la psicologia dell’autore medio di palinsesto. Lo scrivevo giusto ieri nel post su (o forse dovrei dire “contro”) “Stranger Things”, che si fa, si prende solo qualcosa degli anni ’80? Dove sono i fanatici di quel decennio quando un maestro come De Palma viene spedito in Danimarca? Tempi strani, molto strani. Cheers!

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  6. Sì, ma cosa accetta a fare De Palma una cagata simile, che gli hanno anche sforbiciato compromettendone il senso? Mah...

    Moz-

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    1. Evidentemente gli accordi erano diversi, tanto che De Palma ha cercato di prendere le distanze da questo film togliendo il suo nome (storia vera), ma come al solito è quasi impossibile farlo per davvero, specialmente per un regista molto famoso. La trama ha dovuto adattarsi alle difficoltà della produzione, questo può starci non sarà né il primo né l’ultimo film a cui capiterà, ma è chiaro che il film sia stato sforbiciato, non ho letto la sceneggiatura ma si vede dall’utilizzo del personaggio di Guy Pierce. Cheers

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  7. Che crollo Brian, che crollo... Io che da anni mi faccio le... Ehm... Come dire... Le "carezze" (?) con la Romijn Stamos di "Femme Fatale" che non è neppure il miglior de Palma, ma so cosa quell'uomo sa tirar fuori dalle sue attrici. Aver avuto il De Palma al top con la Hendricks (ma pure con la Carice) mi fa scoppiare la testa!
    Su questo film non mi esprimo ma confermo che nei martellanti spot alla radio viene pubblicizzato come il film dove recitano i protagonisti de "Il Trono di Spade". Negli anni andati potevano pure recitare mio zio Franco e suo cognato Ginetto che la regia di De Palma li avrebbe fatti brillare. Ovviamente lo vedrò ma con il cuore spezzato come solo i grandi amori possono regalare.

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    1. Tuo zio Franco e tuo cognato Ginetto recitano comunque meglio di Josh Hartnett, non li ho mai visti recitare ma potrei scommetterci sopra bei soldi. Eppure De Palma con lui ha tirato fuori “Black Dahlia”, che era ancora più un De Palma minore di “Femme Fatale”, ma malgrado un cane come protagonista, aveva parecchie cose da dire, molte delle quali contro Hollywood.

      Questo per dire che il vecchio Brian, in una situazione tragica come quella di “Domino” non ha mai dovuto lavorare, e malgrado tutto anche qui si vede un minimo del suo cinema. La verità è che gli autori, i registi per cui “fare il tifo” finiranno per estinguersi come i dinosauri, la tendenza purtroppo mi pare proprio quella. Cheers

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  8. Blog molto interessante ti seguirò con piacere perchè anche io ho inserito due rubriche dedicate al cinema :-)
    Se ti va di passare da me io sono Il salotto del gatto libraio

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    1. Ti ringrazio molto, sono felice che il blog ti piaccia, ne approfitto per darti il benvenuto sulla Bara Volante! ;-) Dammi qualche minuto e passerò a trovarti, intanto ti aggiungo tra i blog in lettura. Cheers!

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  9. Sono un po' rimasto deluso. Cioè aspettavo da molto un suo ritorno, sin da quando ho sentito che stava girando un altro film, arriva il momento guardo il film e rimango un po' di stucco. Vado ad informarmi meglio, leggo che è propriamente una di quelle pellicole come si dice in gergo "straight-to-video" e li penso.

    In tutta la carriera di alti e bassi del maestro, questa è la prima volta che disconosce un suo film, cosa molto triste ma ancora più triste sono i produttori che non hanno lasciato la mano libera a lui. Questo è il risultato della diatriba di Brian con Hollywood, era riuscito a partorire due film molto autoriali e personali (non perfetti è, ma comunque pregni del suo stile) come Redacted e Passion che però furono un fallimento commerciale. In Danimarca si vede che hanno optato per soldi facili ed hanno messo su un casino.

    Comunque il tocco di Brian è inconfondibile, ho sempre amato quella virtuosità attraverso la MDP che saggiamente creava attimi di tensione degni del migliore Hitchcock.

    Chissà con un altro cast e con più soldi potevamo trovarci davanti ad un capolavoro ed invece ci siamo dovuti accontentare di un figlio bastardo.

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    1. Penso che sia anche impossibile restare soddisfatti con un film così, penso che anche le adoratrici di Nikolaj Non sono Kevin Coster-Wakanda Jamie got a gun rischiano di uscire deluse dalla sala.

      Esatto, non ha rinnegato nemmeno “Passion” che già non era pesche e crema, ma la penso come te, anche il film peggiore di De Palma, per me ha sempre avuto qualcosa da dire, questo è davvero il figlio bastardo, non basta il finale con drone, anche se lì ancora si vede il “manico” di un grande regista decaduto purtroppo male.

      Più o meno è da quella bomba assoluta di “Omicidio a luci rosse” (per me il film che ha definito gli anni ’80 al cinema) che Hollywood vuole la testa di De Palma, ormai tutti i grandi autori stanno sparendo uno dopo l’altro, lo trovo davvero desolante. Cheers

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