venerdì 26 luglio 2019

Deadwood - 1x01: Una città senza legge (ma con un grande regista)

Deadwood, forse la più famigerata tra le cittadine violente e senza legge del vecchio West, andarci è follia, ma per tornarci una seconda volta, come minimo devi dimostrare di essere… King of the hill!
Si perché a Deadwood Walter Hill c’era già stato quando ha diretto Wild Bill, ma è proprio vero che non puoi togliere ad un uomo il west che si porta dentro, e anche se Ancora Vivo è stato un flop e Undisputed più un successo di cassetta che al botteghino, per il nostro Gualtiero è di nuovo il momento di confermare che è lui, il pistolero più veloce, il re della collina della cittadina di Deadwood.

Creata da David Milch per il canale via cavo HBO, “Deadwood” è andata in onda dal 2004 al 2006 prima di venire tagliata brutalmente prima del tempo, mi viene da aggiungere, come tutte le serie tv che ritengo davvero valide. Solo quest’anno è uscito un film che dovrebbe concludere le trame lasciate in sospeso, ma malgrado le repliche costanti anche sui palinsesti Italiani, io per qualche ragione me la sono sempre persa, quindi questa rubrica su Walter Hill è un’ottima occasione per recuperare.

In questo post mi concentrerò sul primo episodio della serie, l’unico diretto da Walter Hill, assunto da David Milch come consulente creativo, anche perché se vuoi fare una serie western, avere uno dei massimi esperti viventi di questo genere, non è certo una cattiva idea.

Se il western tu vuoi fare, Walter Hill devi chiamare! (niente, questa didascalia mi è venuta così, mi perdoni Maestro)
Questo “pilot” è un film (non autoconclusivo) di poco meno di un’ora di durata, che ci porta tutti nel 1876 impegnandosi a presentare tutti i personaggi, a partire proprio da una delle figure più importanti della famigerata città, ovvero l’ex sceriffo Seth Bullock, arrivato a Deadwood per aprire un’attività commerciale sull’onda della crescente febbre dell’oro, e proprio qui incontrerà alcuni personaggi a dir poco coloriti se non proprio leggendari.

Bullock ha i baffi e la faccia da western di Timothy Olyphant, uno che lo dico sempre, se fosse nato in un’altra epoca ora sarebbe ricordato come uno dei grandi attori dei film western, se non proprio come un cowboy, e qui viene finalmente diretto da uno che sa come utilizzarlo al meglio.

Giovanni Falco e Timoteo Olifante diretti da Gualtiero Collina, nella prima puntata di “Legnomorto”
Nella prima scena lo troviamo ancora con la stella sul petto, impegnato a gestire il quasi linciaggio di uno degli ospiti delle celle del suo ufficio, una scena tirata che termina con una confessione da parte del criminale e un’impiccagione a mezzo metro da terra che fa subito capire che la HBO dei tempi d’oro e Walter Hill, sembrerebbero fatti l’una per l’altro. Basta dire che in questo singolo episodio la parola “Fuck” viene ripetuta 51 volte (storia vera) insomma, Gualtiero Collina è arrivato in città!

Bullock arriva a Deadwood con il suo compare Sol Star (John Hawkes, uno che è partito da questa serie e che a proposito di facce da western, è ben messo), ma in città arrivano altri personaggi notevoli, come Alma Garret (Molly Parker) newyorkese finita nel vecchio West per assecondare le voglia d’avventura del ricco marito.

Ma la febbre per l’oro ha messo Deadwood sulla carta geografica, è quasi automatico quindi che uno che di notorietà e fama ci vive, come il leggendario Wild Bill Hickok, sia diretto anche lui in città, insieme ai compari di sempre Calamity Jane (Robin Weigert) e Charlie Utter (Dayton Callie).

Il secondo Wild Bill Hickok della carriera di Hill.
Qui l’impronta di Walter Hill si vede tutta, idealmente in questo episodio Gualtiero riprende i personaggi che aveva già raccontato molto bene in Wild Bill, aggiungendo comunque qualcosa di nuovo. Robin Weigert è imbruttita quel tanto che basta per essere una perfetta Calamity Jane, ben più “maschiaccio” di quanto non lo fosse Ellen Barkin nella precedente incarnazione diretta da Gualtiero. Il fatto che Wild Bill Hickok qui sia interpretato da Keith Carradine, uno dei “pretoriani” di Hill, è la conferma che il regista di Long Beach non è venuto giù a svolgere un compitino e ad incassare l’assegno di HBO.

Il Wild Bill di questo episodio è il solito spavaldo personaggio che vive della sua fama, significativa la scena in cui Charlie Utter idealmente si comporta come l’agente di una rockstar un po’ in declino, e tratta con i baristi della città per garantire a Hickok bevute e partire a poker infinite, in cambio di presenza nei locali, un tronista di Maria De Filippi versione 1876. Un altro modo molto riuscito di guardare alla leggenda di Wild Bill, spogliandola ancora un po’ della sua (vana)gloria.

Ma a proposito di baristi, è proprio impossibile non citare Al Swearengen, il re senza corona di Deadwood, il barista di origini inglesi interpretato dal grande Ian McShane. In un posto senza legge, in cui chi è più forte e corrotto domina, Swearengen è il più bastardo di tutti. Puttane, criminali, bari, assassini sono tutti sul suo libro paga, se vuoi far sparire un cadavere, lui ha l’allevatore di maiali giusto a cui rivolgersi.

“Pensavo che la pena di morte in questo stato fosse stata revocata”, “Mi sa che hai capito male amico”
Diventa quasi naturale che un regista che ha fatto dei bar nei suoi film, dei saloon degni di un western in cui far muovere i personaggi, la prima volta che si ritrova per le mani un vero barista, lo renda un personaggio mitico, bastardo fino al midollo, un vero stronzo, ma l’assoluto protagonista dell’episodio, non a caso la scena finale della puntata ruota attorno a lui.

In Wild Bill di Deadwood dicevano: «Questa città più la vedo e più mi fa pensare alla Bibbia, quella parte che viene prima della collera di Dio». Questo episodio ci racconta la vita in un posto che è una collina popolata di peccatori in cerca di salvezza, oppure di un’altra occasione per peccare, un Golgota di cui Al Swearengen è il re.

Anche la divisione non netta tra buoni e cattivi – un’altra caratteristica chiave nel cinema di Hill – qui è perfettamente rispettata, tra indiani accusati di aver scotennato una famiglia, Irlandesi ubriaconi pronti ad accettare pagamenti in bevute e prostitute che si fanno giustizia con una Derringer (la scena dello sparo alla testa è quasi splatter), la “Deadwood” di Walter Hill è il postaccio che le leggende sulla cittadina hanno tramandato per generazioni. Basta dire che il dottore in un posto così, ha la faccia di Brad Dourif, cioè se é Chucky quello che ti rattoppa le ferite, potete immaginare quanto siano bastardi quelli che cercando di aprirtele sul corpo!

L’episodio è un esempio di grande cinema trasportato sul piccolo schermo, per la regia di questa puntata Walter Hill si è portato a casa un Emmy Award nel 2004, come miglior regista in una serie drammatica (storia vera), forse l'unico premio prestigioso della sua carriera, giusto per ribadire l'importanza dei premi cinematografici. Si Oscar sto parlando di te!

La filmografia di chi non ha bisogno di premi, la faccia di chi dice «Col cazzo che lo mollo!»
Vuoi non metterci qualche imprevisto? Con Hill sono sempre dietro l'angolo, pare infatti che HBO abbia comunque interferito in qualche modo con alcune delle scelte del regista, motivo per cui pur restando a bordo come consulente, Gualtiero non ha mai più diretto nessuno degli episodi di questa serie.

Pare che in fase di montaggio, HBO abbia voluto fare alcune modifiche al lavoro di Hill, in particolare alle transazioni tra una scena e l’altra. Secondo Gualtiero, quelle di questo episodio «non valgono un fico secco» però per sua ammissione, non ha mai voluto togliere il suo nome dai crediti della serie e gli è anche dispiaciuto quando è stata cancellata, insomma, pericolo Supernova schivato.

Sta di fatto che nei primi anni 2000, l’unico modo per lavorare per un maestro come Walter Hill, è quello di rifugiarsi sul piccolo schermo, come vedremo meglio anche tra sette giorni nel prossimo capitolo della rubrica. Ma voglio lasciarvi con una riflessione.

“Con me Walter Hill beve sempre gratis, è il minimo dopo che mi ha salvato la carriera”
Fino a questo punto abbiamo sottolineato come Walter Hill sia stato sempre un pioniere in grado di spianare per primo la strada a quelli che dopo di lui hanno deciso di seguirla. Con la sua – tutto sommato breve – collaborazione con “Deadwood” Hill ha sdoganato attori come Timothy Olyphant e John Hawkes, rilanciato la carriera di Ian McShane (che infatti ormai si trova un po’ ovunque tra cinema e televisione) e impostato una delle serie di maggior successo di HBO, vogliamo dirla proprio tutta? Il popolare canale televisivo ha riciclato i set western di questa serie, per girare molti episodi di Westworld (storia vera).

Insomma lo schermo sarà anche piccolo, ma Walter Hill resta grandissimo, tra sette giorni vedremo quanto, non mancate, io intanto magari vado a vedermi anche gli altri episodi di "Deadwood", ormai ci ho preso gusto!

12 commenti:

  1. Impossibile non imbattersi in una delle millemila repliche di "Deadwood". Ma complice la mia allergia al western l'ho sempre snobbata. Non sapevo che il pilota fosse opera di Hill... Ovviamente vedrò di recuperare quantomeno il primo episodio.

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    1. Resta un episodio non autoconclusivo (ovviamente) ma davvero bello, sto andando avanti con la serie piano piano, é davvero molto bella. Cheers!

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  2. Il pilot è molto bello, e sì, si inserisce perfettamente anche nella poetica di Hill oltre che in quella di Milch, nonostante le intromissioni dell'HBO. In seguito la serie si staccherà sempre di più dalla mitologia della frontiera, diventa praticamente un saggio sulla convivenza umana e sulla nascita di una comunità, a volte dà l'impressione di avere un plot un po' divagante ma è anche quello il bello, ti permette di vivere quasi insieme ai personaggi. Inutile dire che la adoro, i dialoghi sono incredibilmente complessi e stratificati (usano una lingua quasi shakespeariana con qualche "cocksucker" in più) e gli attori sono veramente impressionanti (Brad Dourif e McShane in testa, ma che te lo dico a fa'). Sono contento ti stia piacendo!

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    1. Ottima analisi, aggiungo solo che solo Walter Hill con la sua poetica poteva fare da "Padrino" ad una serie così. Cheers!

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  3. E sai che io di Deadwood ho visto proprio questo episodio, su La7, e non sapevo fosse di Hill?
    Grandioso.
    I tanti fuck mi fecero pensare a una deriva tarantiniana, e infatti mi aspetto una serie tv western by Quentin.

    Moz-

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    1. In realtà molto cinema di Tarantino é derivati o rispetto a quello di Hill, parolacce comprese ;-) Cheers!

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  4. Serie capolavoro, ho amato violentemente tutti gli episodi fino alla seconda stagione, maledicendo tutti gli Dei di Cthulhu perché la terza non volevano tradurla in italiano. Poi l'ho vista coi sottotitoli... ammazza che bojata! E' la prima volta che sono d'accordo con la chiusura di una serie, anzi: era meglio chiudere con la seconda, che la terza rovina tutto!
    Comunque Al Swearengen è un personaggione da applauso, il cattivo bastardo così cattivo che spesso fa il buono, perché Deadwood è sua e guai a chi la tocca: quando arrivano i barbari, a volta bisogna danzare col demonio...
    Timoty Oliphant da allora recita sempre come se avesse i baffoni, e in ogni ruolo che fa... be', c'è tutta Deadwood! Infatti subito dopo mi sono appassionato a "Justified", western moderno che non può ambire a Hill ma già con Elmore Leonard se la cavicchia. E con Oliphant e Goggins nel vecchio Sud del whisky illegale, si vince a man bassa ^_^
    Vogliamo dire che la Calamity Jane di Deadwood è la migliore mai concepita? L'attrice è così perfetta che infatti si è bruciata: quando poi ha fatto il capo della polizia in "Life" era stranissima. Come un'ubriacona che cerca di fare la sobria :-D
    Attori perfetti in ruoli perfetti e scritti in modo perfetto (tranne la terza stagione, e sì che arriva sua Maestà Gerald McRaney, che urla western da ogni suo poro, ma è davvero insalvabile).

    Lo dico a chi non ama il western: "Deadwood" non è una serie western, è una serie scritta maledettamente bene e con personaggi stramaledettamente geniali, quindi appartiene solo al genere "maledettamente da vedere"! ^_^

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    1. Non sono mai riuscito a seguirla nelle repliche televisive perché non beccavo mai i primi episodi, quindi complice la rubrica su Hill ho scritto questo post e mi sto gustando gli episodi. Sono tutti perfetti Calamity poi é davvero azzeccata e Timoteo Olifante, spero di riuscire a recuperare anche "Justify" il pilot di quella (tratto da uno dei libri di Leonard) lo avevo amato. Spero di vederla presto e scriverne, rischia di diventare una delle mie serie del cuore. Cheers!

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    2. Ti avverto, "Justified" crea dipendenza nelle prime stagioni, e dopo un po' di stanca riesce a tornare in pista: ha personaggi a cui ti affezioni e non riesci più a mollarli. E poi, Walton Goggins raggiunge vette inarrivabili: è la vera anima nera della serie! E' il Gregory Peck moderno: entra in scena, si ferma, guarda gli altri protagonisti... e non c'è bisogno d'altro: ha vinto tutto!
      Ah, ti avverto, scoprirai che il tema della serie non ti uscirà più di testa e comincerai a divorare gli album dei Gangstagrass: rappare sulla musica country... non ha prezzo! ^_^

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    3. So che la amerò anche perché Goggins per me è il migliore attore mai uscito dal piccolo schermo (fin da "The Shield"), solito problema devo trovare il momento giusto per proporla alla Wing-Woman, che al primo episodio mi demolisce tutte le serie, poi si appassiona e me le fa terminare in un nano secondo (storia vera), sarebbe anche un'ottima occasione per fare la conoscenza dei romanzi di Leonard. Un passo alla volta, sono un tipo caparbio ;-) Cheers

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  5. Cassidy stesso problema tuo. Visto un pezzo della prima stagione in TV. Folgorato ma non sono mai riuscito a trovarla su internet. Suggerimenti?
    Olyphant lo trovo grandioso e justified l'ho divorata. Trovo strano non abbia sfondato nel mondo del cinema. Le caratteristiche non gli mancano. Sarebbe perfetto nella serie Yellowstone che vi consiglio

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    1. Se sei abbonato Sky la trovi nel loro catalogo. Timoteo Olifante ha trovato ruoli giusti in tv, al cinema manca un Western per lui, infatti faceva lo sceriffo nel suo unico "successo" al cinema, il remake di Romero di "La città verrà distrutta all'alba". "Yellowstone" é tra le mille serie che ho da vedere. Cheers!

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