giovedì 4 luglio 2019

CAM (2018): Quando anche spegnere e riaccendere non servirà

Qui devo soppesare bene le parole, altrimenti in tempo due minuti mi ritroverà qui sopra a scrivere per me stesso. Prendiamola alla larga, la nonna è salita sul tetto, è scivolata, ha registrato un account Netflix e proprio qui sopra ha trovato un film di 94 minuti che parla di una Cam Girl… Ecco, lo dicevo io, ho già perso tutti i lettori!

“Cam” diretto dall’esordiente Daniel Goldhaber e scritto da Isa Mazzei, ispirandosi in parte alla sua esperienza come Cam Girl, è un filmetto niente male che potrebbe piacere ad un pubblico più vasto di quello che il suo soggetto - all’apparenza pruriginoso - potrebbe far pensare.

Per prima cosa, è una produzione Blumhouse ma distribuito da Netflix, il che lo rende un film dal budget bassissimo, con una manciata di attori (anche se il grosso del lavoro lo fa tutto la protagonista) ed è anche un punto della situazione sul cinema attuale.

Si perché il cinema si sta impadronendo di un linguaggio informatico che non solo aiuta ad avvicinare il pubblico (specialmente quello giovane, l’unico che poi al cinema ci va davvero) ma anche a mantenere bassi i costi per la produzione, sto pensando a titoli come Unfriended, tutto girato tra schermate di Skype, e con la colonna sonora fornita da Spotify. Qualcuno sta tentando anche la via del thriller con Searching, mentre nel 2014 Nacho Vigalondo aveva capito che per la maggioranza del pubblico Internet è sinonimo di porno, e ha fatto recitare Sasha Grey nel suo “Open Windows” con tutti i vestiti addosso però.

Il set principale del film e il 99% del cast in una sola immagine.
Quindi che la minaccia utilizzi le tecnologia a disposizione, oppure le infesti come un tempo facevano i fantasmi nei vecchi manieri dei film Gotici poco importa, oggi come oggi tutti utilizzano Internet, computer e Smartphone quindi il cinema è alla ricerca di trame a tema, era solo questione di tempo prima che qualcuno scegliesse una Cam Girl come protagonista, perché ammettiamolo, il sesso vende da ben prima dell’esistenza di Internet e se puoi risparmiare anche sui costumi di scena della tua protagonista, è tutto grasso che cola.

“CAM” è la storia di Alice Ackerman, Cam Girl con una serie di regole etiche che le permettono di tenere separata vita privata e lavoro, perché una cosa è spogliarsi su Internet per un pubblico pagante, ma l’etica ha il suo valore no? Rispettando rigorosamente queste poche e semplici regole, Alice si perde sempre più nella tana del Bianconiglio del sito web per cui lavora, con il Nickname di Lola, si sta facendo una certa reputazione e il suo obbiettivo è quello di entrare a far parte delle prima cinquanta ragazze più cliccate scalando la classifica.

Ora, prima che mi accusiate di essere un vecchio maniaco sessuale (avreste ragione) vi dico subito che “CAM” ha un contenuto erotico abbastanza limitato, mi rendo conto che il film abbia dovuto accettare dei compromessi per passare i vari visti della censura, ma bisogna dire che mi sembra abbastanza improbabile che Lola porti a casa tutti quei soldi, pagati in moneta virtuale soltanto per saltellare mezza nuda, cioè immagino che in giro per il web ci siano maniaci ben peggiori del sottoscritto, o per lo meno, secondo la mia esperienza informatica, non vorrete sapere cosa si trova nei computer e nella cronologia delle persone, credetemi non volete saperlo!

Tzè, non è la cosa più strana che ho visto, ci vuole di più per impressionarmi.
Ma sul contenuto erotico di “CAM” lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo, perché tutta la prima parte del film è piuttosto accurata nel portare anche noi nella tana del Bianconiglio delle Web Girl, un mondo fatto di Nickname di battaglia, frizioni, odio mal celato tra colleghe pronte a farsi lo sgambetto una con l’altra, insomma è uguale a qualunque altro posto di lavoro, ma con molte più donne nude.

In questo inizio non possiamo che non affezionarci alla vita di Alice, qui interpretata da una Madeline Brewer molto brava, che fa reparto da sola visto che non solo occupa lo schermo per il 95% del tempo, ma ha tutti i ruoli principali. Per riconoscerla lo ammetto, ho fatto fatica, e non perché ero distratto a guardare altro ah-ah simpatici! No perché Madeline Brewer di solito è una maestra del mimetismo, letteralmente irriconoscibile nei panni di Tricia Miller in Orange is the new black, magari la ricorderete per la parte di Janine The Handmaid's Tale.

L’avete vista ovunque, ora avete un film per ricordarla.
Vorrei avervi già convinto a vedere il film così, magari ci sono già riuscito parlandovi della Cam Girl protagonista, ma mi rendo conto che qualcosa sulla trama devo aggiungere: Un brutto giorno Alice scopre che qualcuno ha preso possesso del suo account, e sta trasmettendo spettacoli online al posto suo, da qui in poi “CAM” mimetizza l’elemento soprannaturale della storia, con problemi molto reali, vi siete mai trovati a scontarvi con il poveretto dall’altra parte del call center dell’assistenza informatica, che dopo avervi chiesto di riavviare (tecnica che ha salvato anche il Jurassic Park) si trova costretto a chiedere a sua volta supporto ai colleghi del secondo livello, lasciandomi amabilmente nella cacca?

La burocrazia 2.0 è identica a quella vecchia maniera, sarà anche informatica ma può trascinarti a fondo allo stesso modo, prova a spiegarlo che quella che si esibisce in diretta con il tuo account e le tue sembianze non sei tu. Ma l’esperienza diventa Kafkiana quando Alice, nel tentativo disperato di riprendersi la sua identità, crea l’account di Mr. Teapot e inizia a chattare con sé stessa.

“Certo che è pieno di roba strana su Internet, guarda qui, la bara volante che nome scemo”
Per tutto il secondo atto, “CAM” diventa un film capace di crearti una sanissima angoscia, mentre guardi le vicende di Alice e di Lola, è impossibile non riflettete sul furto d’identità dell’era dei Social-Così, l’atmosfera generale è quella di un episodio di Black Mirror, anche perché a ben guardare Madeline Brewer ci ha anche recitato in quella serie (nella terza stagione, nella puntata intitolata “Men Against Fire” era la soldatessa Raiman).

Il fatto che il film sia cliccabile dal tabellone di Netflix poi, è un valore aggiunto, perché “CAM” riesce a ridurre la distanza tra pubblico e personaggi all’interno della storia piuttosto bene, più Lola fa la zozza in diretta, più la vita di Alice va giù per lo scarico, da spettatore cinematografico, ti ritrovi a friggere sulla poltrona comportandoti esattamente al contrario dei clienti paganti di Lola, che vorrebbe vederla esagerare sempre di più, mentre tu, che a quel punto del film ti sei affezionato ad Alice, inizi improvvisamente a sperare che Lola invece faccia di meno. Quando un film ti fa sperare che una bella ragazza si rivesta invece che spogliarsi, beh direi che qualche numero lo ha no?

Forse il difetto vero di questo film è davvero solo quello di non aver potuto osare di più, a guardare Alice e Lola viene da pensare ad un “Il cigno nero” (2010) in misura molto, ma molto minore, e in parte viene anche da mordersi un po’ le nocche, perché in questa generazione di registi, manca uno con il talento di Cronenberg, che con un soggetto così, poteva tirare fuori, non dico proprio un Videodrome 2.0 ma almeno avrebbe messo più carne e sangue alla storia, con tutto il rispetto per il buon lavoro fatto da Daniel Goldhaber, malgrado un po’ di sangue giustificato dalla trama, non riesce ad andare oltre al livello di un buon episodio di “Black Mirror”.

Il soggetto che Black Mirror si è fatto scippare.
Il finale che non vi rivelerò nemmeno sotto tortura, per lo meno è valida, senza rifugiarsi in facili moralismi (bravo Goldhaber) il film riesce a far riflettere su quanto la tecnologia sia parte della nostra vita, ID e Password sono i nuovi documenti che determinano l’identità di una persona, con un po’ di limiti della censura in più, “CAM” sarebbe potuto essere quasi un riuscitissimo spaccato nella vita al tempo della rete, si ferma un passo prima, ed è solo un film davvero molto buono, un’altra tacca alla cintura della Blumhouse.

Posso fare delle proposte per i prossimi soggetti? Il tecnico informatico al call center che deve gestire un rapimento. Volete qualcosa di più azzardato? La web croupier che gioca a carte online per aver salva la vita? Sul serio Internet è una miniera d’oro di idee!

24 commenti:

  1. Anche questo l'avevo adocchiato ma poi mi è finito sotto altre mille cose da guardare e me lo sono perso. Però dopo questo post bisogna che mi faccia un appunto per recuperarlo appena possibile. Il soggetto è molto interessante e, come dici bene tu, viene via con poco o nulla. Spero sia meglio delle altre pellicole che hai citato (tipo "Open Windows" che vidi solo per Sasha Grey che fa lo strip, no scusate, solo per Frodo Baggins là, come si chiama il tipo? Vabbè, comunque anche quello come idea non era male ma dopo mezz'ora si aveva già sgamato tutto).

    Tanto so già come andrà a finire:
    Io: "Amore, guardiamo un film su Netflix? Si chiama CAM ed è sulle ragazze che fanno le cosacce via internet per la ggente che paga..."
    Lei "Sei un porco! Ci sono le donnine nude, vero?"
    Io (sfodero l'arma segreta) "C'è quella di "The Handmaid's Tale", Janine, quella senza un occhio!"
    Lei (che guardando le scene con Janine di THT ha pianto come una fontana) "Sì, sì, allora sì!".

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    1. Questo post si stava perdendo nella sezione “bozze” della Bara, ma il film non è niente male, da diverse piste a quella palla mortale di “Open Windows”, visto che oggi si parla di web, quello lo definirei un “clickbait” che sfruttava la presenza di Sasha Grey. Devo ancora vedere il seguito di “Unfriended”, ovvero “Unfriended dark web” che non sono riuscito a beccare al cinema, il primo mi era piaciuto. Posso dirti che a casa Cassidy è andata quasi allo stesso modo, quasi (storia vera). Cheers!

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  2. Infatti mi pare strano che Black Mirror non abbia ancora fatto una puntata sull'argomento, o sbaglio?
    Comunque, non conoscevo CU-- CAM, direi che ci sta. Immagino la sensazione claustrofobica dell'ambente, sicuramente concorre a dare angoscia.
    Ma è qualcosa tipo Viol@?

    Moz-

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    1. Confesso di non ricordarlo proprio benissimo perché l’avevo visto alla sua uscita, ma “Viol@” mi era sembrato più un modo per cavalcare la notorietà di Stefania Rocca dopo “Nirvana” (1997). Il bello di questo è il modo in cui ti fa sentire in ansia per la protagonista, quello che l’ultima stagione di “Black Mirror” (la quinta) non è riuscita a fare. Cheers!

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    2. Viol@ mi piacque un sacco, devo dire... Era ansiogeno a un certo punto.
      Se pure questo CAM lo è, mi piace sicuro!

      Moz-

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    3. A questo punto mi hai fatto venire lo sfizio di rivederlo, così posso rinfrescarne il ricordo ;-) Cheers

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  3. Il problema dei social-film, come appunto "Unfriended" e "Searching", è che la furbata di abbattere i costi va bene, ma la narrazione risulta poco affascinante: se devo leggere icone e schermate, che lo guardo a fare un film? Mi faccio un'avventura testuale on line :-P
    Comunque Giasone Blum il suo Vello d'Oro non lo molla e si dimostra sempre più attento alla contemporaneità dei vecchi produttori spendaccioni, che buttano milioni dalla finestra sperando di rifarsi con magliette e tazze stampate. Appena Blum troverà un minimo di coraggio in più e saprà divertire uno zinzinino di più, sarà davvero il nuovo Roger Corman.
    P.S. L'operatrice che gestisce un rapimento tecnicamente ci sarebbe già, è l'ottimo "Operator" (2015) con Ving Rhames e Luke Goss a fare da ragazzi immagine per la locandina: il film in realtà è tutto fatto al telefono. Uno simile ma meno incisivo l'aveva fatto Halle Berry con "The Call" (2013), invece è splendido il recente danese "Il colpevole" (Den skyldige, 2018), anche qui con rapimento gestito tutto al telefono.
    Invece la web croupier è un'ottima idea: fossi in te manderei una mail a Jason :-P

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    1. Esatto, inoltre "Unfriended" e "Searching" hanno un altro problema, sembrano film perfetti da guardare sullo schermo del portatile, quindi diciamo “Aumma Aumma” (immaginami mentre faccio il gesto con la mano), non invogliano proprio a stare due ore in sala a fissare un enorme schermo di computer. Questo “CAM” è una via di mezzo (infatti si trova su Netflix) perché almeno ha delle scene anche oltre lo schermo, però hai ragione, Blum ora vorrebbe fare il salto e mettere la mani sui nomi grossi (ha iniziato con “Halloween”) ma se si gioca bene le carte: Corman 2.0 tanto per stare in tema informatico.

      “Operator” penso di aver visto solo la locandina che puzzava di fregatura, “The Call” ricordo un buon inizio che poi scadeva in un thrillerino da poco tipo episodio a caso di “Criminal Minds”, mentre “Il colpevole” mi aspetta, lo devo vedere prossimamente, ad esempio ieri sera ho visto “The Kid”, uno di questi giorni vedrò il film danese. Ora cerco un contatto di Giasone, vediamo se mi darà ascolto ;-) Cheers

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    2. Infatti la locandina di "Operator" è falsissima! "Il colpevole" è assolutamente consigliato.
      Voglio "Godzilla 3" diretto da Jason Blum!! :-D

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    3. Ti farò sapere, è lì che mi attende. “Godzilla 3” di Jason Blum: ‘Zill chiuso in una stanza riflette in preda ai sensi di colpa su tutte le persone a cui ha distrutto la casa in tanti anni di carriera. Dramma d’interni, prova struggente per Godzilla, budget 5 milioni, 4 per il costume di gomma di Godzilla, il resto in acqua minerale per evitare la disidratazione a chi lo indossa: 15 milioni solo al primo fine settimana di programmazione, si parla già del quarto capitolo e di Oscar per Godzilla ;-) Cheers

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  4. Carabara , contami ora e sempre tra i tuoi supporters e non vedo l'ora di leggere in un altro blog la rece del film che qualcuno trarrà dal tuo concept di una web croupier che gioca a carte online e che rapisce un tecnico informatico di call center. Non ho naturalmente bisogno di dirti che tutto il filmino netcoso è nato nella sig.ra Mazzei dall'ascolto del vecchio successo dei Talk Talk nomato Cam Cam Girl ( " Another sigh with no regret/ More coins inside her hands / One time to learn respect /Now mercenary she stands ). Il compianto Marc Hollis non si è mai spiegato come poi il pezzo sia stato pubblicato con un nome leggermente diverso - " deve essere stata una cosa simile all'equivoco per cui The Naked Lust è diventato Lunch ! " - io posso solo esser contendo di constatare che una buona idea, ancora una volta, ne he generato una altra e che da questa si è arrivati ad una tizia che gioca a carte virtuali ed impazzita per il troppo ascolto di Erase & Rewind dei Cardigans finisce per rapire un tennico interinale sottopagato come in una parodia del personaggio di Mike Douglas che non tollera lo iato tra le polpette di carne delle pubblicità e quelle servite nei fast food. Ricordati di noi quando sarai a Cinelandia. Ciao ciao

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    1. Lo farò, giuro di non montarmi la testa, se mai mi vedrai girare con pelliccia, bastone da passeggio con pomolo di diamanti e anelli d’oro massiccio, sarà solo per la prima del film. In effetti è la vita reale che imita l’arte, perché a furia (cavallo del west) di offrire supporto informatico a tutti, si finisce davvero come Douglas Junior quando ordina hamburger non somiglianti alla foto, e penso anche ad ascoltare quel pezzo dei Cardigans a ripetizione. Per oppormi mi getterò sui Talk Talk, anzi vado a studiare che questo pezzo dal nome modificato mi manca, visto? Ho sempre da imparare. Cheers!

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  5. Devo ancora vedere Searching, e poi forse darò un'occhiata a questo qui, che nonostante tutto m'intriga ;)

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    1. Non sono male, ma tra i due ho preferito questo, forse perché è un pizzico più horror, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  6. ce l'ho da un po' di tempo, gli darò un occhiata :)

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    1. Non è niente male, ha dei numeri ;-) Cheers

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  7. Visto circa 4 giorni fa, alla fine ha una marcia in più perché tratta temi attuali nel giusto modo e con una buona sceneggiatura...bravissima lei a tener banco per tutto il minutaggio, belle anche quei piccoli spiragli di rivalità velenosa femminile che fa molto The Neon Demon/Showgirls. Poi adoro quando si mischia oa nuova tecnologia con prooblematiche esistenziali.

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    1. Un film minuscolo che dice tante cose, e anche piuttosto bene, esatto ha dentro due o tre idee che sono comunque due o tre idee in più di tanti film più grandi ;-) Cheers

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  8. Non essendo netflixato (e non intenzionato ad esserlo ancora per molto tempo) dubito che lo vedrò, anche perché citarmi all'inizio quella boiata di Unfriended non aiuta, anche se ho capito il discorso che facevi su questo tipo di film, e mi trovi abbastanza d'accordo se il film è più strutturato e con una brava attrice come la Brewer (che sarebbe un motivo per vederlo). Il furto d'identità e le conseguenze che può portare è uno dei temi del presente e del futuro, ma temo ci vorrà del tempo prima che venga fuori un "Talento di Mr. Ripley" in salsa digitale odierna. Comunque ci spero.

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    1. In effetti citare "Unfriended" in apertura è peggio per perdere lettori che citare il lavoro della protagonista ;-) "Il Talento di Mr. Ripley" ma anche "Videodrome", la rete esiste, ma il cinema è rimasto indietro, non ha ancora esplorato come si deve, questo film ha dei numeri, ma è un passo in quella direzione, la strada da fare è ancora parecchia. Cheers!

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    2. Il cinema ci ha messo di più ad esplorare il lato oscuro della televisione, sul web ci è arrivato più rapidamente ma a livello di qualità e di grandi storie c'è ancora tanta strada da fare.

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    3. Esatto, per ora si stanno ancora annusando come i cagnolini quando si incrociano per strada. Cheers

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  9. L'ho visto anche io qualche mese fa e non mi è dispiaciuto. Ha una buona dose di tensione e, nonostante la sceneggiatura esile, qualche bella idea la mette in mostra!

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    1. Esatto, una storia facile facile che però appassiona, avercene di filmetti così astuti ;-) Cheers

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