mercoledì 5 giugno 2019

Watchmen (1986): Se solo l'avessi saputo, avrei fatto l'orologiaio

Penso che sia quasi impossibile anche solo sperare di poter scrivere qualcosa di originale, su un’opera che da trent’anni viene analizzata e studiata quasi quanto un testo sacro, ma da appassionato di fumetti - ed in particolare di super eroi – prendete questo post come un atto d’amore ad uno dei fumetti più incredibili mai disegnati e scritti.

Il 1986 è stato l’anno che ha sconvolto per sempre il mondo del fumetto americano, insieme a Il ritorno del Cavaliere oscuro, “Watchmen” è ancora considerato il fumetto che ha dato il via alla fase revisionista dei super eroi di carta. Ma se consideriamo che “Maus” di Art Spiegelman, li ha seguiti a breve distanza (1987), forse sono questi i tre titoli che hanno contribuito a diffondere l’utilizzo del termine “graphic novel”, che come sapete io non amo molto, ma andiamo! Bisognava dare un nome a qualcosa che partiva da pubblicazioni mensili di albetti colorati, per portarli ad essere più vicini alla letteratura, quella che leggono le persone serie, quindi io sono automaticamente escluso.

“Watchmen” esce in dodici capitoli - uno per ogni ora dell’orologio atomico - tra il 1986 e il 1987 a cadenza quasi puntuale salvo qualche ritardo, per via della trama ordita da Alan Moore che continuava a lievitare, e ai meticolosi disegni di Dave Gibbons impreziositi dai colori di John Higgins, che per altro è anche stato il primo a fare dell’umorismo su “Watchmen”. Si perché durante una, chiamiamola riunione creativa (aprite il dizionario alla voce: Pub davanti a svariate birre) Moore e Gibbons discutevano animatamente, confrontando le proprie idee, incuranti del fatto che l’unico posto a sedere trovato nel locale, fosse il tavolo fuori, in pieno inverno. La leggenda vuole che Higgins abbia interrotto il flusso creativo dei colleghi, chiedendo loro di spostarsi in un posto più caldo, perché testuali parole, le sue palle stanno diventano blu come quelle del Dottor Manhattan (storia vera).

“A mezzanotte, tutti gli agenti e la combriccola dei superumani escono e arrestano chiunque ne sappia più di loro” (Cit.)
Il trio di autori inglesi si era fatto le ossa sulla rivista antologica “2000 A.D.”, la vera palestra di tutti i talenti della cosiddetta “British invasion” del fumetto americano dei primi anni ’80. In particolare Alan Moore arrivava da successi come Miracleman, “Swamp Thing” e una storia di Superman, ancora oggi ricordata come quella definitiva su Big Blue. Insomma godeva di massima stima presso gli uffici della DC Comics, proprio per questo capì che era il momento migliore per menare il suo colpo più duro.

La prima bozza di storia si intitolava “Who killed the Peacemaker”, perché il piano originale di Alan Moore era quello di utilizzare come protagonisti del fumetto, i personaggi dell'omonimo gruppo supereroistico della Charlton Comics, da poco acquisita dalla Distinta Concorrenza. Moore voleva rivoltare le vite delle super calzamaglie, e farlo con qualche faccia nota, era il modo miglior per sconvolgere i lettori. L’editore in capo della Distinta Concorrenza Dick Giordano, lo portò verso più miti consigli, ed ecco perché i “Minutemen” altro non sono che versioni alternative di Blue Beetle, Nightshade e Question, ma così facendo Moore ha potuto fare molto di più. Perché di fatto questi nuovi personaggi hanno la forza di abbracciare dinamiche e fissazioni tutte umane, ma anche quelle di qualche loro “collega”, magari qualcuno che la Distinta Concorrenza non avrebbe mai voluto vedere smontato pezzo per pezzo da Moore, è innegabile che ci sia qualcosa di Batman sia in Rorschach (l’inflessibile vigilante che tutti i criminali temono) che nel Gufo Notturno (la doppia identità, un animale come simbolo e tutti quei “magnifici giocattoli”, come avrebbe detto il Joker).

Who watches the watchmen? Ma soprattutto, chi gioca in prima base? Who. Chi? Who. Chi? (ok la smetto)
“Watchmen” è perfettamente calato nel periodo storico in cui è uscito, ma racconta un'ucronia in cui non solo i super eroi esistono, ma hanno anche influenzato massicciamente la storia come la conosciamo, ad esempio Richard “Tricky Dicky” Nixon ha pensato bene di impiegarli per vincere la guerra del Vietnam, garantendosi altri cinque mandati alla Casa Bianca. Malgrado il fatto che questi “avventurieri in costume” non abbiamo alcun potere, l’unico di loro ad averne per davvero rasenta l’onnipotenza: Il Dottor Manhattan da solo rappresenta un deterrente nucleare con gambe e pelle blu.

Alla sua uscita qualcuno travisò l’opera (e il personaggio di Rorschach) accusando “Watchmen” di essere un fumetto troppo conservatore, quando invece gli intenti erano anche satirici, specie nei confronti dell’America di Ronald Reagan. Il Dottor Manhattan rappresenta – tra la altre cose – la strafottenza di una nazione che sa di avere l’arma più potente («Dio esiste, ed è americano»), non a caso l’orologio atomico ricomincia a correre, quando il buon dottore si rifugia su Marte, lasciando l’umanità al suo destino.

Il Dottor Manhattan, quando ancora s'impegnava a sembrare un super eroe classico (e far contenti noi piccoli umani)
Il lavoro di Alan Moore e Dave Gibbons è diventato un’opera di riferimento per più di una ragione, non ultima della quale, quella di aver introdotto insieme a Il ritorno del Cavaliere Oscuro (anche se in modo molto più esplicito) il concetto di un “atto di registrazione dei super eroi”, per capirci quello al centro della Guerra Civile tra eroi della Marvel, ma anche il MacGuffin che permetteva a Gli Incredibili di cominciare il loro film. Nella finzione messa su da “Watchmen”, il 1977 è l’anno della rivoluzione, il decreto Keene mette al bando tutti gli eroi mascherati che possono solo scegliere di ritirarsi per sempre, oppure di collaborare con il governo, come faranno il Dottor Manhattan e Il Comico. L’unico a continuare la sua battaglia ormai fuorilegge, resta Rorschach, da sempre quello refrattario ad ogni tipo di compromesso.

Supereroi tornate al vostro Paese! Aiutiamoli a casa loro!
“Watchmen” è fumetto denso, e non mi riferisco solo al materiale extra aggiunto al fondo di ogni capitolo, che serve ad approfondire il mondo creato da Moore (come i capitoli della finta biografia di Hollis Mason, il primo Gufo Notturno, intitolata “Sotto la Maschera”). No, intendo proprio che di solito, sono uno di quelli che pensa che quelli bravi a fare qualcosa, il più delle volte hanno la capacità di far sembrare semplicissimo ciò che fanno. Moore no, lui sforna una storia che fila alla perfezione come gli ingranaggi di un Rolex, ma non ci pensa nemmeno a farti credere, nemmeno per un secondo, che scrivere qualcosa di questa portata sia facile. Te ne accorgi ogni volta che rileggi “Watchmen” - io lo faccio a cadenza abbastanza regolare - e scovi una nuova chiave di lettura, oppure un dettaglio che non avevi mai notato prima.

Scrivendo di Moore dovrebbe essere obbligatorio citare il suo nemico-amico, Grant Morrison l’ammiratore ignorato, che sostiene che “Watchmen” non è altro che un enorme «Sono bravo! Guardatemi!». In tal senso l’arco narrativo dello psicologo di Rorschach potrebbe sembrare materiale a supporto di questa tesi, eppure ancora oggi ci sono fumetti che utilizzano le trovate che “Watchmen” ha contribuito a rendere canoniche. Quindi se ogni tanto Alan Moore “se la tira” dicendo che nessuno nel mondo del fumetto è ancora riuscito a fare meglio di lui, anche se sembra più arrogante di Ozymandias, beh difficile non dargli ragione.

La solitudine del genio.
Orologi, ingranaggi, sto continuando ad usare un po’ lo stesso concetto perché è una delle metafore più azzeccate di “Watchmen”, ed è anche quella, che secondo me rappresenta meglio l’opera. Si perché “Watchmen” nasce dalla volontà di arrivare fino al dettaglio, smontando l’orologio dei fumetti di super eroi, lasciando in bella vista sul tavolo tutti gli ingranaggi, come a voler svelare il trucco che si cela dietro ad una magia, salvo poi rimontare il tutto, con una consapevolezza nuova ed un nuovo punto di vista.

Questa ossessione per il dettaglio è ovunque, dalla copertina che poi è anche la prima vignetta del fumetto, una visione quasi al microscopio di uno “Smile”, che Moore idealmente strappa dai jeans di una generazione di figli dei fiori solo per gettarlo in una strada lurida, proprio come accade al Comico nella prima – cinematografica – pagina del fumetto. Il sorrisone giallo è quello che da decenni tutti noi associamo a simbolo di totale innocenza, sporcarlo di sangue denota la volontà di cancellare quell’innocenza, che poi è quello che fa Moore alle super calzamaglie.

Quando si vede che fumetto e cinema sono parenti stretti, regia di Dave Gibbons.
Questo “Moby Dick dei supereroi” come è stato definito nel corso degli anni, è un’opera nichilista, rivoluzionaria e fermamente intenzionate a decostruire, e anche se risulta altamente stratificata e piena di chiavi di lettura di secondo - terzo e quarto - livello, di fatto è una trama che poggia sostanzialmente su un MacGuffin, un’indagine con conseguenze enormi, che non è la parte più interessante della storia, tanto che il finale, lo stesso Moore non ha fatto fatica ad ammettere, ricorda molto l’episodio “The Architects of Fear” della serie televisiva “The Outer Limits”, che non a caso viene menzionata come omaggio nel fumetto.

No, la parte migliore di “Watchmen” è il modo in cui la storia è stata raccontata, un sovraccarico espositivo che non può lasciare indifferenti, ecco perché quando qualcuno critica il fatto che una delle svolte chiave, sia la password di un computer facilissima da indovinare, faccio spallucce, non solo perché è chiaramente un indizio lasciato in bella vista, da un mandate che si abbassa ad aiutare i suoi indegni inseguitori, ma anche perché sono le dinamiche che “Watchmen” smonta con il cacciavite a tenere banco, come il monologo del super criminale, giusto per fare un esempio. Ecco perché uno non dovrebbe MAI iniziare a leggere fumetti di super eroi partendo dal fumetto di Moore e Gibbons, ma anche perché quando torni a farlo dopo “Watchmen”, lo fai con occhi nuovi.
L’implacabile grigia a nove vignette, per una delle mie scene preferite di Watchmen.
Come detto ci sono molteplici chiavi di lettura in Watchmen, la differenza tra gli avventurieri in costume, resi obsoleti dall’unico vero super umano dotati di poter, ovvero il Dottor Manhattan, riecheggia il modo in cui i nuovi fumetti abbiano soppiantato quelli più naif della “Golden Age”, ma ogni personaggio meriterebbe un’analisi più lunga di un romanzo, oppure delle sceneggiature che Moore forniva a quel monaco benedettino, che risponde al nome di Dave Gibbons.

Si perché solamente il rigore e il talento di un ex geometra come Gibbons, poteva rendere al meglio la grandezza di un’opera che vive in parti uguali del genio nella prosa di Moore, ma anche - se non forse di più - del lavoro certosino di Gibbons, che su un’ossessiva griglia di nove vignette per pagina (mantenuta per TUTTE le pagine, tranne una clamorosa “Splash page” ad effetto) fa del rigore e della simmetria una crociata.

Quando si parla di simmetria, Rorschach non può essere tanto lontano.
Quando uno dei tuoi personaggi, è un vigilante che va in giro a spezzare le dita per ottenere informazioni, e che urla “frasi maschie” degne dei migliori eroi d’azione («Non sono io rinchiuso qui con voi, siete voi rinchiusi qui con me») e che si fa chiamare Rorschach, la simmetria al centro del celebre test diventa quasi un valore. Ci sono intere pagine di “Watchmen” in cui se prendete le diciotto vignette che compongono due pagine consecutive, troverete alcune di queste opposte e speculari, in un’opera di inflessibilità grafica che fa sembrare Rorschach un mollaccione. Aggiungete poi che ogni vignetta è piena di informazioni sull’ucronia in cui si muovono i personaggi (un 1985 dove si utilizzano piccole auto elettriche ad esempio), bisogna togliersi solo il cappello avanti al lavoro meticoloso di Dave Gibbons.

A livello narrativo poi Moore, domina il media fumetto a suo piacimento, in un mondo dove i super eroi esistono, evidentemente nessuno è interessato a leggere fumetti di tizi in calzamaglia, ecco perché il ragazzino che passa le giornata all’edicola, legge una storia di pirati intitolata “I Racconti del Vascello Nero”, che oltre ad essere un omaggio al fumettista Joe Orlando, è una vera e propria storia-nella-storia che fa da “Coro greco” ai personaggi, scandendo il tempo della narrazione, mentre ricalca – e in qualche caso anticipa – gli eventi della storia principale. Insomma Alan Moore al suo meglio!

Un fumetto, dentro un altro fumetto, che ne anticipa i contenuti.
I protagonisti poi, presi singolarmente non fanno che smontare l’orologio dei super eroi, Moore e Gibbons riescono a renderli completamente umani, su alcuni di loro non posso nemmeno soffermarmi per non rovinare la lettura a chi ancora non conoscesse questo capolavoro, ma sono talmente pieni di spunti che ognuno meriterebbe un post dedicato, se non proprio un saggio.

Come ad esempio la madre di Spettro di seta, una donna bellissima che malgrado sia considerata “Super” da tutti, un po’ per formazione, ambiente e pensiero comune, non ha mai abbandonato la vecchia mentalità per cui ai complimenti e le attenzioni – anche quelle più morbose e violente – bisogna rispondere con un bel sorriso. Di certo non un comportamento “Super”, che denota invece molta fragilità, e se penso a certe polemiche moderne, sull’utilizzo dei personaggi femminili nelle storie immaginarie, viene da tirare il fiato che “Watchmen” sia uscito nel 1986 e non oggi.

Come le super calzamaglie, hanno smesso per sempre di essere solo roba per bambini.
Come scrivevo da qualche parte lassù, Rorschach e il Gufo Notturno, sono due facce delle stessa Bat-medaglia, il secondo in particolare è un bambinone innamorato del fascino dei super eroi vecchia maniera, uno sconfitto che vive di ricordi dei bei tempi in cui poteva giocare a fare l’eroe. Talmente bloccato nella sua condizione, da non riuscire a fare nulla di davvero adulto, tipo corteggiare (o fare sesso) con una donna, senza prima indossare maschera e mantello. Che non è proprio quello che si intende quando si parla di indossare protezioni, ecco.

La malinconia per i tempi andati, riassunta in una sola bellissima vignetta.
Ovviamente tra questa banda di casi clinici che Moore mette sotto la lente d’ingrandimento da orologiaio, a spiccare sono quelli più coloriti. A volte penso che se nella realtà esistesse qualcuno così matto da fare il vigilante mascherato, probabilmente sarebbe identico a Rorschach, magari non avrebbe una maschera (o come la chiama lui, la sua “faccia”) che cambia forma come le macchie dell’omonimo test, però credo che molti tratti del personaggio lo rendano sinistramente realistico. Se dedichi la tua vita a combattere la criminalità per le strade, molto probabilmente non avrai proprio tutte le rotelle al posto giusto, mangeresti solo per aver la forza per combattere e sfuggire dalla polizia, e di certo l’igiene personale (e mentale) diventerebbe l’ultimo dei suoi problemi. Il fatto che Rorschach sia a tutti gli effetti sgradevole, ma anche affascinante, ricorda a tutti che il “nero”, la parte oscura, ha sempre più attrattiva rispetto al “bianco”. Bisogna capire cosa uno ci vede dentro quel nero, proprio come nel test di Rorschach.

"Ancora nove, poi passiamo a quelle dei piedi"
Il Dottor Manhattan con il simbolo dell’Idrogeno sulla fronte (qualcosa che lui rispetta, a differenza di beh, noi umani), la pelle blu e il fatto che progressivamente nel corso della storia si allontani sempre più da usi, costumi e soprattutto vestiti umani, è l’analisi di Moore al super uomo, forse una delle più lucide rappresentazione di come sarebbe essere davvero omniscienti e onnipotenti. Tentare di controllare un personaggio che incarna il timore e la potenza per l’energia nucleare è quasi impossibile, fanno tenerezza gli americani nella storia, convinti che Dio sia americano, che differenza può fare per un essere onnipotente in grado di vedere passato, presente e futuro nello stesso momento, se a governare sono le formiche nere oppure le formiche rosse?

Da grandi poteri derivano grandi solitudini.
Se Rorschach rappresenta l’ossessione per la simmetria di “Watchmen”, proprio il buon dottore è il personaggio che mette in chiaro perché questa storia poteva essere raccontata solo a fumetti (veeeeeero Zack Snyder?). Il Dottor Manhattan percepisce il tempo diversamente dagli umani, per lui futuro, presente e passato sono contemporanei, momenti fermi nel tempo come fotografie abbandonate sul suolo Marziano, leggere “Watchmen” ci permette di capire come ragiona un essere di tale potenza, e in qualche modo di “vedere” quello che vede lui. Perché le vignette dei fumetti sono immagini ferme che creano un’illusione di movimento, determinata dal modo in cui il lettore sposta lo sguardo da una all’altra durante la lettura, ma comunque restano immagini immobili, eternamente bloccate nel tempo, consultabili anche separatamente volendo: per il Dottor Manhattan il tempo è un fumetto, e a scorrere le pagine sono le sue mani blu.

Se volete approfondire, vi consiglio una lettura validissima sull'argomento.
Sono quasi arrivato alla fine del post e ci sarebbero ancora un milione di cose da scrivere su “Watchmen”, penso che potrei rileggerlo un milione di volte questo fumetto, e provare a commentarlo altrettante volte, e comunque sentirei di non aver detto tutto. Anche perché un’opera di tale portata funziona solo a pieno, tra le pagine per cui è stata pensata, aveva ragione Terry Gilliam che quando a metà degli anni ’90 ebbe l’occasione per adattare "Watchmen" per il grande schermo, arrivò a definire tutto “Infilmabile” (storia vera), anche se continuo a pensare che sarebbe stato un gran film.

Il modo migliore per apprezzare “Watchmen” e perdersi nella sua ossessiva simmetria, nei rimandi alla cultura alta e bassa che mescolano Bob Dylan e William Blake, il fumetto popolare e le massime di Giovenale («Quis custodiet ipsos custodes?» letteralmente, chi sorveglierà i sorveglianti stessi?) perché a provare a scriverne sul serio, si rischia di fare la fine dello psicologo di Rorschach. Se solo l'avessi saputo, invece del blogger avrei fatto l'orologiaio.

54 commenti:

  1. Ottimo post Cassidy.
    Good Job, very good

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  2. alla biblioteca di moncalieri ce l'hanno e dopo che è uscito il film l'ho letto .

    che posso dire : io leggo diabolik e per me sto fumetto è troppo colto.

    troppo parlato e troppo colorato.

    insomma ho saltato anche qualche pagina.

    il film mi è piaciuto .

    rdm

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    1. Ahahah marò mi fai morire dal ridere, sei un grande! :-D Dovrebbero fare un’edizione di “Watchmen” con in copertina il tuo commento: «Troppo colto, troppo parlato, troppo colorato» RDM. La comprerei subito ;-) Da buon ossessivo, ora che mi sono tolto la natta di un post su Watchmen, posso rivedermi il film, ora ho i chakra riallineati per provarci ;-) Cheers!

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  3. Carabara, non sono il primo e non sarò sicuramente l'ultimo a scrivere che Watchmen non è una storia di picchiatelli in costume quanto un modo di raccontare uno spicchio di storia americana e planetaria attraverso il filtro di un topos del fumetto popolare e cioé i picchiatelli in costume.
    Alan Moore in quei gg aveva anche progettato un armageddon del cosmo DC - in cui agivano anche personaggi da lui creati come John Constantine - ed è stato il primo ad accorgersi che nelle prime pagine della Crisis di Wolfman e Perez si diceva ciao ciao ai vecchi concepts di Supes e co trasfigurati nelle loro controparti malvagie di una altra Terra. Ragazzo geniale, ma decisamente cupo. Morrison ha altre ragioni per non apprezzarlo - per esempio nota che nelle storie del Bardo di Northampton ci sono spesso violenze sessuali ai danni di donne ed in Watchmen addirittura un personaggio che supera uno stupro e ha una figlia dal violentatore - però è anche l'autore che nella sua run su Animal Man di fatto canta il multiverso perduto. Moore considera i supereroi risposte semplici a problemi complessi e non può quindi prenderli sul serio. Facci caso, ma nei suoi ABC i personaggi e le storie parlano sempre di qualcosa d'altro. I metaumani sono sempre un pretesto. Unica bizzarra eccezione First American che - non credo sia un caso - assomiglia alle ultime storie di Fighting American di Simon & Kirby che arrivano alla parodia del maccartismo.
    Capito o frainteso, il capolavoro di Moore e Gibbons e Higgins continua a generare comics - e non mi sto riferendo alla saga Before o alla recente miniserie di Johns e Frank - che qualcosa gli devono. Il Fell di Ellis e Templesmith ha una griglia rigidissima. Il Fantasma dei Thunderbolts nel Dark Reign è decisamente Rorschach. Il senso di fine è anche nelle ultime storie di Rat-Man. Etc.
    Beatles e Stones. Chaplin e Keaton. Picchiatelli in costume sull'orlo della fine - con tutte le varianti del caso - come i Custodi di Moore ed i Darkosi di Miller o allegri Mighty Mouse e Minivip e Ragazze Scoiattolo e Uomini Radioattivi di Matt Groening. Fino alla fine del tempo. Fino alla ultima vignetta. Mai la fine. Ciao ciao

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    1. Moore ha sempre usato i personaggi per parlare d’altro, sto pensando anche a Swampy, rigirato come un calzino da “semplice” personaggio horror che era. Geniale e cupo si, in “Watchmen” parecchio, ai tempi di “V for Vendetta” era altrettanto cupo, ma con uno spirito di cambiamento di fondo, forse frutto dell’età più verde, anche se a ben guardare anche V era un modo per criticare l’Inghilterra di Maggy Iron-Lady. La critica di Morrison mi ha cambiato la mente, i giovani direbbero “Mindfuck” (lo dicono ancora? Ormai sono quasi ex giovane), non riesco più a non notare le violenze sessuali nei fumetti di Moore, cioè le vedevo bene anche prima (contorcendomi le budella) ma mi è chiaro ora come sia un espediente a cui Moore ricorre spesso, mai in modo banale oppure senza conseguenze (sto pensando a “Miracleman”) e di solito su uomini e donne, perché il ragazzo è cupo dentro quindi se nichilismo deve essere, che sia totale.
      Forse come eccezione insieme a “Fighting American” anche Tom Strong? Il Doc Savage di Moore. Chiosa finale da brividi per un lettore di fumetti come me, davvero Moore ha sparso i suoi semi ovunque, fino ai Thunderbolts, lo vediamo spuntare come nelle macchie d’inchiostro del test di Rorschach. Cheers!

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    2. Crepascolo
      Ti cercavo
      Scusate il disturbo
      joachimcomics.blogspot.com

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    3. Figurati, anzi complimenti per i tuoi disegni ;-) Cheers

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    4. Grazie per I complimenti per la narrazione
      Ti ringrazio qui perché ho deciso che non risponderò a nessuno sul blog
      È un work in progress se ti sovviene ogni tanto vieni a trovarmi
      Se vuoi che ti risponda mi trovi sulla mail
      Grazie nuovamente

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    5. Figurati, grazie a te, ti aggiungo alla lista al blogroll così posso restare aggiornato sui tuoi post. Cheers!

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    6. L'unico problema è che io aggiorno sempre lo stesso post in modo da avere uno scroll unico e ciò fa sì che non riceverai notifiche

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    7. Non è un problema, faccio alla vecchia maniera, passo a trovarti direttamente sul blog ;-) Cheers

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    8. Cassidy ti chiedo scusa...
      Sono proprio uno stalker
      Tu hai modo di mettermi in contatto con crepascolo?

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    9. Ma figurati, nessuno problema ;-) Purtroppo non posso aiutarti, lo leggo solo qui nei commenti, dall’ultimo che mi ha lasciato ha scritto che era in vacanza fino al 15 luglio. Dovessi scovarlo gli farò sapere che lo stai cercando. Cheers!

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    10. Ho letto la tua recensione di toy story 4 e mi sono fermato prima degli spoiler
      Ne ho parlato a mia moglie
      Ha controllato e caso vuole che sia in programma stasera alle 21
      Oggi ho il giorno libero e mio figlio è d'accordo per andare a vederlo
      Quindi grazie

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    11. Grazie a te per averla letta, spero che il film vi piacerà ;-) Cheers!

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    12. Bene, sono contento che ti sia piaciuto ;-) Cheers

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  4. Bro'fist!
    Aggiungo un mio pensiero al milione di cose ancora da scrivere su Watchmen.
    Nite Owl è uno dei personaggi più riusciti, è il fan che ce l'ha fatta. Prendi Batman, gli togli la tragedia dei genitori uccisi, sostituisci quella potente molla con la semplice voglia di emulare un eroe, e dai al miliardario la passione per l'ornitologia. Risultato: un eroe comico, impacciato come deve essere un nerd e tragico al tempo stesso, e, sorprendentemente per un vigilante, di orientamento democratico. Un poveraccio che cerca un senso di appartenenza, degli amici nerd come lui (così vede i minutemen). Tanto che il culmine della sua carriera è stato il dinamico team con il suo negativo, la sua controparte davvero 'tragica', quel Rorschach povero in canna dalla storia tragica, che per sopravvivere al dolore ha dovuto inventarsi un padre modello e coraggioso, sul quale modellare la propria personalità di eroe di 'destra' (oggi diremmo 'Trumpiano', ai tempi 'Reaganiano').
    A pensarci bene, però, non ci sono personaggi mal riusciti o poco approfonditi in questo capolavoro.

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    1. Bravissimo, rispondo a Bro-fist con Bro-fist! ;-)
      Il Gufo Notturno è l’entusiasta, il suo eroe aveva il fisco, la mascella e il destro per giocarsela, lui compensa con i gadget, ma è sembra un cosplayer ad una fiera di fumetti in cerca di altri come lui, è democratico perché crede ai valori puri dei fumetti, non si uccide, si consegnano i criminali alla legge, affiancarlo a Rorschach (nei suoi giorni migliore) copre tutta la gamma dei vigilanti in costume, che vanno da sinistra a destra. Dici bene tutti i personaggi sono così ben scritti da sollecitare questo tipo di riflessioni, ogni personaggio si meriterebbe un’analisi lunga quando il mio braccio. Cheers!

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  5. L'ho letto un paio di volte. Alla prima uscita italiana, quando fu pubblicato in forma di dodici inserti nella rivista "Corto Maltese" e quando fu ristampato nella collana di supplementi a Repubblica, che è l'edizione che possiedo adesso. Pregevole senza dubbio, ma, senza nessuna pretesa di dare un giudizio oggettivo, devo dire che ho trovato più nelle mie corde il film.
    Complimenti per il post!

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    1. Mi ricordo il formato a dodici inserti, lo avevo intravisto ad una fiera del fumetto, ma era una collezione incompleta, mancavano alcuni numeri. Il film alla sua uscita non mi era piaciuto, ma proverò a rivederlo, bisogna giudicare anche a distanza di tempo. Grazie mille, gentilissimo! ;-) Cheers

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  6. Ciao, sono Andrea, ho quasi 32 anni e... m'è piaciuto il film di Watchmen!
    *in coro* Ciao Andrea!

    Scherzi a parte, qui si parla del fumetto... ecco, quello non l'ho mai letto! Ce l'ho nel "Classico del Fumetto di Repubblica" ma non l'ho mai iniziato! Ed è strano, perchè io divoro fumetti di tutti i tipi! Semplicemente mi spaventa approcciarmi ad un'opera così seminale e mastodontica, per cui viro sempre verso qualcosa di più leggero...

    okay, quindi siamo a 2 condanne a morte, giusto?

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    1. Strike due amico, strike due! Occhio a quello che fai! ;-)
      Scherzo, ho visto il film una sola volta e non mi è piaciuto, ma vorrei rivederlo, soprattutto nella versione “Director’s cut” non so quando, ma ne parleremo! Detto questo ti invito a leggerlo, è un capolavoro, perché lasciarlo sul comodino? ;-) Cheers!

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    2. Ne esistono tre versioni di tre durate diverse: 120', 150', 180'. Le ho viste tutte e tre a distanza di un po' di tempo l'una dall'altra. Mi pare la Director's Cut sia l'intermedia, mentre la terza dovrebbe essere la Extended, l'unica che include il film d'animazione "I racconti del vascello nero".

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    3. Ricordavo che “I racconti del vascello nero" era sparito dalla versione uscita al cinema e pubblicato in DVD solo e solitario, che non ha molto senso per altro. Avevo visto una scena proveniente dalla “Director's Cut” (non posso dirti quale per evitare di rovinare visione e lettura a chi non conoscesse il fumetto oppure il film) che mi ha fatto pensare: Ok, devo vedere quella versione. Ti farò sapere prossimamente ;-) Cheers!

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  7. Questo non è un post, ma un capolavoro. E lo dico da non fan di Watchmen, di cui riconosco la grandezza ma a cui preferisco Miracleman, dove in nuce c'è l'idea fondamentale a questo masterpiece. Diciamo che in Watchmen riconosco la canonizzazione dell'idea, con il definitivo decostruzionismo del supereroe, ma in Miracleman c'è la distruzione del supereroe e la creazione del superuomo in quanto tale, che poi sarà alla base del concetto su cui la figura del Doc si basa e che fa da contrasto e contraltare a tutto il resto.

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    1. Ti ringrazio moltissimo, sono una grande appassionato di fumetti e del lavoro di Moore, quindi ci tenevo a fare bene, grazie davvero. Esatto, “Miracleman” è un assoluto perché è forse l’unico fumetto di supereroi che si spinge, dove gli stessi eroi a fumetti non arrivano mai, limitandosi a salvare il mondo dal cattivone di turno, ma mai a provare a risolvere davvero i problemi dell’umanità in modo definitivo. Per Moore in quel passaggio sta la differenza tra supereroe e superuomo, con tutto quello che questo comporta. “Watchmen” invece smonta la figura dei supereroi una cosa del tipo, vediamo come siete fatti dentro, ma senza “Miracleman” non sarebbe stato proprio possibile farlo. Cheers!

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    2. Senza contare che "Miracleman" è stata una delle due epopee a fumetti che hanno convinto Barry Smith a tornare, almeno per un po' a casa (nel fumetto). L'altra è il ciclo di storie di X-Men firmato Chris Claremont e Paul Smith (non a caso Barry ha scelto, per il suo ritorno, proprio Uncanny X-Men).

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    3. Le sue copertine per “Miracleman” sono bellissime, era il tipo di talento che quel tipo di storia richiedeva. Cheers!

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  8. Tanto di cappello! Non avrei il coraggio di scrivere alcunché su questo capolavoro.
    Il fumetto che mi ha aperto gli occhi verso dove può portare la narrazione. Lo rileggo ogni anno il giorno del mio compleanno, rigorosamente su un albo comprato in America ;)

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    1. Le tradizioni che mi piacciono ;-) Ti ringrazio moltissimo, avrei voluto scriverne nel 2016 per i primi trent’anni del fumetto, ma avrei fatto una roba di corsa e visto quanto amo questo fumetto, meglio prendersi del tempo. Non ci ho più pensato a scriverne fino alla rilettura di “Watchmen” di qualche settimana fa, alla fine mi sono buttato e via. Ora sono un nerd più felice ;-) Cheers!

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  9. Altro pezzone che va sparato nel podio dei tuoi migliori articoli. Bravo Capo! Veramente non saprei cos'altro aggiungere anche perché se tutti dicessimo la nostra su questo capolavoro totale della letteratura, facciamo notte fonda!
    La prima volta che lo lessi ero parecchio giovane e a digiuno di fumetti. Inutile dire che non ci capii molto, anzi mi fece c@gare. Lo rilessi su pressione di un amico e quando avevo l'età giusta: mi si aprì un mondo! Ora è là, in bella vista nella mia libreria e spesso me lo rileggo. E ogni volta lo reputo un capolavoro geniale.

    Il film invece... Diciamo che non mi ha fatto schifo, ma non è nemmeno sta gran cosa. E', con ogni probabilità, la miglior trasposizione possibile del lavoro di Moore e Gibbons. Che poi se fosse stato meglio non mettere mano al libro, questo è un altro discorso. (non voglio nemmeno parlare di Lindelof, per favore... Sto male al solo pensiero!).

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    1. Grazie capo, di cuore ;-) Bisognerebbe arrivare a “Watchmen” dopo un certo numero di ore passate a leggere fumetti, è un’opera che fa pesare il suo peso specifico, ma che secondo me non lascia indifferenti. Ho visto il film alla sua uscita e non mi è piaciuto, vorrei rivederlo ma preferisco quello che anche solo l’idea che Cioccolatino Lindelof, abbia messo le sue zampacce anche su “Watchmen”, per ora non ci voglio nemmeno pensare! Cheers

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  10. Sai che una tara genetica mi impedisce di apprezzare queste storie: ho provato a vedere il film ma non c'ho capito niente! :-D Per questo ti leggo come mia guida spirituale nel mondo dei supereroi ^_^

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    1. Ti ringrazio, troppo buono spero di essere all’altezza! ;-) A volte penso che il film abbia il divetto di essere arrivato troppo presto, non lo so proverò a rivederlo e vedere se questa idea che mi era balzata in testa ha un senso. Cheers

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  11. *in coro* Ciao Andrea!

    Ciao, io sono Nathan, e come ad Andrea mi è piaciuto il film e non ho mai letto il fumetto sia per la stessa mastodonticità citata da Andrea che per il timore che alla fine possa non piacermi oppure, più semplicemente, cambiare la mia percezione del film.

    Detto questo mi riprometto di leggerlo, così come di finire di leggere i 4 volumoni della raccolta di spawn dal 1° al 100° numero (sono a metà del secondo da un paio d'anni ormai).

    Ho però una perplessità su uno degli elementi della trama citati nella recensione:
    magari Watchmen sarà il primo ad aver parlato di atto di registrazione degli eroi, ma nel ciclo di storie di Claremont sugli X-Men (mi pare proprio con la saga dell'81 "Giorni di un futuro passato") l'atto di registrazione mutanti, la conseguente segregazione in campi di concentramento, etc. etc. erano elementi già apparsi.

    Nathan

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    1. Ho capito, dovrò mettere a disposizione biscotti, tazze, caffè caldo e targhette adesive su cui scrivere il proprio nome ;-)

      Se ti è piaciuto il film, al massimo potrai capirlo più a fondo, perché alcune cose nel film sono incomprensibili senza aver letto “Watchmen”, parlo sulla base dell’unica volta che ho visto il film, versione cinematografica.

      Oh Spawn, una mia vecchia passione che spasso! ;-) Vero, ma li gli Uomini-Pareggio venivano trattati come una razza e perseguitati per il loro gene X, in “Watchmen” (e in “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”) si parla di eroi in costume con identità segrete, gli intenti sono un pochino diversi. Però erano anni in cui il fumetto rifletteva su certi temi caldi. Cheers!

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  12. Ma delle serie dedicate a Watchmen che ne pensi, meritano?
    All'epoca l'unica "pecca" che non mi è mai andata giù è la password trovata in quattro e quattr'otto per accedere nel computer di colui che è il più intelligente del mondo. :-P

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    1. Non le ho volute leggere, perché mi sembravano un modo per fare cassa, ho adottato un atteggiamento Mooriano, infatti mi è anche cresciuta la barba. Proprio per quello io ho messo nel post un pezzettino che parla di password, metto la mano avanti ;-) Cheers

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  13. Bella recensione del fumetto di Alan Moore, Cassidy.
    Io ho visto solo il film, grazie al tuo post lo comprato subito.
    Lo letto in 7 giorni, è un capolavoro del fumetto mondiale, eroi con problemi umani.
    Tranne per il finale a mio parere è invecchiato male, non realistico come l'inizio.
    Meglio il finale del film è molto realistico gusti personali.

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    1. Calcoli il tempo come il Dottor Manhattan beato te ;-) Il finale del film me lo ricordo ma a quel punto ero già stordito da troppe trovate che mi avevano fatto storcere il naso. Non lo trovo così irrealistico trattandosi comunque del piano di un “super cattivo”, ma come scrivevo “Watchmen” è una storia tutto sommato molto semplice, sono le chiavi di letture e i tanti strati a renderlo un capolavoro, ben più valido della sua trama tutto sommato abbastanza esile. Cheers!

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  14. Daje ottima recensione Cassidy, hai fatto proprio bene la recensione della opere magna del bardo di Northampton cioè il grande maestro del fumetto mondiale Alan Moore.
    Daje così fra'.

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    1. Moore è da sempre uno dei miei preferiti, piano piano vorrei provare a ripassare tutti i suoi titoli maggiori, ti ringrazio molto. Cheers!

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  15. Ottima lavoro Cassidy,very good.
    Continua così, sei un grande.

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  16. Mi fermo e ti applaudo, per il parallelo che hai fatto tra la visione del tempo del Dr. Manhattan e il fumetto per il lettore...

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    1. Gracias bro! Il cinema e il fumetto sono cugini, entrambi sono basati su un’illusione di movimenti, di immagini che in realtà sono impressa, su carta oppure su pellicola. Ecco perché certe opere appartengono al “media” in cui sono tante e nel passaggio spesso perdono. Ti consiglio il link al pezzo di Fumettologica, che va ancora più nel dettaglio, il materiale su “Watchmen” non manca di certo ;-) Cheers

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  17. Francesco (M)7 giugno 2019 01:54

    Grandissima recensione. Proprio il Moby Dick del fumetto (il mio libro preferito...), anche perché entrambi hanno una storia in fondo semplice con molti livelli di lettura, come dici, e un grande sviluppo sia dei personaggi in sé che delle loro interazioni. Ho letto una recensione che diceva che Carpenter era capace, come pochi, di fare politica con l'horror. Direi con il cinema e, spostandosi al fumetto, questa è una delle cose che mi piacciono alla grande di Moore. Qui c'è analisi e critica in un fumetto che è un piacere leggere. E hai proprio ragione, lo si legge al meglio se si ha una medio-lunga frequentazione con i fumetti. E su Rorschach- Gufo Notturno come due facce della bat-medaglia... come dici tu, hai vinto tutto.
    Sul rapporto Moore-Gibson, sceneggiatore-disegnatore, credo si tratti di un rapporto profondamente dialettico. Dalla sua riuscita artistica deriva la riuscita del fumetto come opera. Fumetto, graphic novel mi pare una distinzione inutile: come Signs e il Settimo Sigillo come twilight e Dune (libro) sono nello stesso medium: stesso medium, mondi lontani anni luce.
    Interessantissima la visione del tempo del Dottore (niente Tardis stavolta. Anche se...), interessante e inquietante qui e molto di più quando Moore lo riprenderà per Providence (che il vecchio Alan venga da Tralfamadore?). Una cosa che vedo nell'arco narrativo del Dottore: vedendo la struttura di ogni cosa, una vale l'altra; esce da questa situazione sviluppando un'empatia, non-umana ma un'empatia, cosa che richiede la scelta di un punto di vista per vedere ciò che osserva. L'arco narrativo dello psichiatra mi sembra buono, a te no? Io vedo, semplificando molto, un agiato democrat progressista (made in U.S.A.) che vede la sua visione del mondo, in fondo non meno schematica di quella di Rorschach e inadeguata alle contraddizioni vere della società in cui vive (non solo reaganiana), crollare di fronte a qualcosa che prima non capisce, poi lo costringe a mettersi in discussione. Per il bene o per il male.
    La password... nel fumetto o nella mia testa, si potrebbe spiegare con la hybris titanica di Ozymandias: vuole che arrivino a lui, che sappiano cosa ha fatto. Di fatto, le uniche due cose che gli sfuggono di mano sono il dottor Manhattan, in parte, cioè qualcosa fuori dalla sfera umana ormai, e il fatto di non capire, per la propria arroganza, che la sua pace è solo momentanea ("In the end? Nothing ends, Adrian. Nothing ever ends "); il movimento, la storia, continua. Quello che dici del Dottor Manhattan che soppianta i vecchi eroi come metafora dei nuovi fumetti che soppiantano quelli naif è interessante: è buffo, però, che in questi fumetti darkdark abbiamo Batman che batte ogni due e tre Superman (seeeee, una frittella in 0.5 secondi), praticamente il rovescio.
    La questione delle polemiche che si fanno sui personaggi femminili è complessa ed è una tematica molto importanti. Capita che, ma è un prolungamento della polemica che sostituisce la critica e non una cosa a sé, ci si fissi su immagini e parole singole perdendo il contesto e indebolendo la capacità critica che è necessaria per affrontare temi, come il genere, che rimangono fondamentali. La madre di Spettro di seta sarebbe uno di questi casi, una decostruzione critica ben fatta di quella mentalità scambiata per un prodotto della mentalità suddetta, fermandosi alla superficie. Non mi pare che questa polemica specifica sia stata effettivamente fatta, però.

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    1. Francesco (M)7 giugno 2019 01:56

      Mi dai l'occasione di dire una cosa su Morrison. Senza polemica, so che ti piace, né volontà di convincerti; per confrontarsi. Non mi piace non per quello che dice su Moore (certo, non aiuta, tu benevolmente lo hai definito odio-amore, a me pare una furbata da rockstar del fumetto per far polemica da cui ricavare esposizione) ma questo di per sé non basterebbe a respingermi interamente se mi piacesse quello che fa. Ha smesso di piacermi assai prima. Dopo aver molto studiato storia delle religioni, antropologia, storia tout court ho riletto Arkham Asylum, che a 17 anni avevo adorato e... mi è apparsa come il risultato di un miscuglio di cose mal digerite (non ultimi i concetti di Jung, si sia d'accordo con lui o meno) e sbattute sulla carta con un risultato, secondo me, di profondità apparente che non regge a una lettura oltre il primo strato. Rilette altre opere, il risultato mi è parso lo stesso. Ecco, da allora e per questo motivo ho chiuso con Morrison; e ho apprezzato ancora di più Moore, capace di creare una profondità effettiva, di ben digerire, per così dire. Evito di proseguire sull'immagine della digestione perché dopo finisce tutto in... mi capisci.
      Infine, come le più grandi decostruzioni dà i mezzi per tornare a costruire con più consapevolezza. Scusa la lunghezza e il doppio post, Di nuovo grande e, se posso permettermelo, bro-fist.

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    2. Ti ringrazio moltissimo, erano anni che volevo scrivere qualcosa su “Watchmen” sono contento che stia piacendo il risultato finale ;-) Carpenter è assolutamente capacissimo di farlo, e Moore a suo modo fa lo stesso nei fumetti, anche quando utilizza personaggi non inventati da lui, tira fuori storie realmente strutturale e leggibili su più livelli. Ti ringrazio, la coppia Rorschach e Gufo Notturno è complementare, anche nell’orientamento politico (diavolo di un Moore!).

      Qui sono io che ti ringrazio per aver citato uno dei miei preferiti, Kurt Vonnegut! :-D Lui è stato uno dei primi (almeno che io ricordi) ad aver analizzato la struttura del tempo nei racconti, e Moore attinge anche da lì perché ha una sapienza notevole, ad avere voglia e tempo, si potrebbe scovare tanto del lavoro di Kurt Vonnegut in “Watchmen” e in altri lavori di Moore, tipo “Providence” ad esempio bravo!

      L’arco narrativo dello psicologo mi piace molto, lo hai riassunto bene, lo rovo forse ecco, troppo breve, capisco che il personaggi poteva essere sviluppato solo in quel capitolo, ma il crollo della sua scala di valori è un po’ compresso, anche se mi piace bada bene, sembra un racconto horror, quasi un personaggio di Lovecraft (tanto per stare in tema “Providence”) è un uomo di medicina, crede nel suo lavoro e perde la sanità mentale davanti all’orrore assoluto.

      Per me la password non è un errore, sono d’accordo con te, il vecchio Oz lascia indizi agli stupidi umani, è il suo tentativo di imitarli abbassandosi al loro livello, perché tanto sa che se non facesse così, non avrebbe mai un “pubblico” davanti cui esibirsi nel finale. Solo che è accecato dal potere come il personaggio da cui prende il nome, pensa di vedere tutto, ma la sua vista arriva solo a dieci chilometri avanti a lui, quella del Dottore invece, copre centinaia di miliardi di chilometri in tutte le direzioni ;-)

      Forse perché ci piace pensare che la volontà umana, allenata al punto giusto possa resistere a tutto (Rocky che batte Ivan Drago, ma gli esempi sarebbero tanti nell’immaginario) vogliamo credere che come umani riusciremmo a sopravvivere sempre, per quello facciamo il tifo per Batman si scontra con Superman, ma Moore che è nichilista ci ricorda la verità. Questo non è male come questione, andrebbe approfondita, grazie per l’ottimo spunto ;-)

      Sulle polemiche la penso come te, il primo Spettro di seta è un personaggio molto sfaccettato, che racconta a fumetti una dinamica di maltrattamenti fin troppo reale, purtroppo le polemiche spesso vertono sul fatto che qualcosa sia bianco oppure nero (ancora torna Rorschach, ancora capiamo la vastità del lavoro di Moore) quando invece ci muoviamo in zone grigie ben più complesse.

      Passo a risponderti anche alla seconda parte, che fighi i commentoni lunghi! ;-) Cheers

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    3. Figurati nessuna polemica, anzi, mi piace il tuo paragone, Morrison in effetti fa molto la rockstar ;-) Volevo rileggermi “Arkham Asylum” per la rubrica su Batman, ma sai che ehm, non sono riuscito a trovarlo nella mia collezione di fumetti, so che è lì, devo solo capire in che strato geologico di carta è finito! (storia vera). Comunque vorrei rileggerlo, ma penso che come dicevi benissimo lassù, Moore raggiunge uno strato di letture di secondo livello, a cui Morrison ambisce e si ispira, magari “Arkham Asylum” è uno di quei casi, altre volte però anche lui ci ha dato dentro ;-)

      Ma che scusa figurati un piacere, assolutamente Bro-fist! ;-) Cheers!

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  18. Una eccellente recensione Cassidy su questo capolavoro del fumetto mondiale.
    Ti consiglio di recensire un libro che si chiama Super - L'ultimo eroe scritto da Robert Mayer. il romanzo racconta di supereroi del fumetto statunitense e si focalizza sui tòpos del media fumetto.
    ha influenzato molti famosi scrittori di fumetti e non.
    Io l'ho letto molto tempo quando il libro uscito in Italia incomitanza col il film di snyder.
    Ho un buon ricordo di quel libro.
    E facile da trovare.

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    1. Lo conosco ma non ho mai avuto modo di leggerlo, lo cercherò ora che sono passato agli eBook sono senza limiti, grazie ;-) Cheers

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