lunedì 3 giugno 2019

La sfida del samurai (1961): Il film preferito, dei vostri registi preferiti

Dico sempre che il giorno in cui riuscirò a commentare in modo soddisfacente “I sette samurai” (1954) mi ritirerò a vita privata sul cucuzzolo di una montagna, forte della mia pace cinefila interiore. Ma se da qualche parte non comincio, non raggiungerò mai la meta, quindi eccomi qui con un altro titolo da niente, “La sfida del samurai”. Se avete un cappello in testa questo è il momento di toglierlo in segno di rispetto.

Akira Kurosawa è stato senza ombra di dubbio uno dei più grandi Maestri della settima arte, il suo soprannome da l’idea della grandezza “l’imperatore del cinema giapponese”. Altisonante, nemmeno semplice portarsi dietro un’etichetta così, l’errore sarebbe considerare le sue opere davvero troppo, troppo grandi, troppo serie, troppo importanti come si dice in questi casi. Forse anche troppo datate agli occhi del pubblico moderno? Dal mio punto di vista no, anzi è proprio il contrario, il cinema di Kurosawa è certamente classico, ma intriso di una modernità incredibile, che forse derivava dalla grande poliedricità con cui Kurosawa sceglieva i suoi soggetti.

Fonti d’ispirazione che arrivavano da tutte le parti del mondo, a partire dalla tradizione del teatro giapponese Kabuki, con film dal titolo alla Lina Wertmüller tipo “Gli uomini che mettono il piede sulla coda della tigre” (1945). Ma Kurosawa ci ha regalato la sua versione di classici di Shakespeare, con “Ran” (1985) oppure “Il trono di sangue” (1957), ha detto la sua su Dostoevskij con “L’idiota” (1951) ma anche sul noir con “Anatomia di un rapimento” (1963) basato su un soggetto di Ed McBain. La capacità di Kurosawa di non porsi alcun limite, si traduce in un cinema davvero moderno, il caso più eclatante per me resta uno dei suoi film che preferisco di più, “Cane randagio” una pellicola del 1949 che se uscisse nelle sale cinematografiche oggi, per ritmo, impostazione e scelte d’inquadratura potrebbe sembrare una prima visione.

Non disturbare, genio al lavoro.
Inoltre Kurosawa è stato uno di quei registi in grado, non dico di unire i due mondi, ma almeno di avvicinare l’oriente e l’occidente, come pochi altri sono stati in grado di fare, forse giusto Jean-Pierre Melville se dovessi fare un nome. Se “La fortezza nascosta” (1954) non avesse ispirato così tanto il giovane George Lucas, oggi non avremmo mai avuto Guerre Stellari, così, tanto per dare l’idea dell’impatto culturale.

In una filmografia così sconfinata, “La sfida del samurai” riesce comunque a distinguersi forse anche perché è arrivato relativamente tardi, basta dire che si tratta del tredicesimo film (su un totale di sedici girati in coppia) in cui recita il suo attore feticcio, il leggendario Toshiro Mifune. Proprio questa grande esperienza lo rende una pellicola chiave, saccheggiata da tanti registi occidentali, così da diventare il padre nobile di tanto grandissimo cinema. Insomma se questo non è un Classido allora i Classidy non esistono!


In virtù dell’enorme bagaglio cinematografico accumulato nel corso della carriera, Kurosawa sceglie per “Yōjinbō” – titolo originale, che in giapponese significa “guardia del corpo”, così sapete dove Lawrence Kasdan ha preso ispirazione per un certo film con Whitney Houston e Kevin Costner, storia vera – un approccio completamente nuovo. Certo sceglie di tornare ancora una volta a dirigere un film di samurai, ma del tutto privo delle connotazioni sociali di quell’altro suo titolo di poco conto, l'ultima prova prima di appendere per sempre la tastiera al chiodo, ovvero “I sette samurai” (1954).

Il protagonista è quanto di più puramente cinematografico possa esistere, un archetipo narrativo su due gambe che mette in moto la storia. Si tratta di un Ronin, un samurai senza padrone, che arriva nel villaggio al centro della storia e di conseguenza nel film, con il preciso scopo di far cominciare la trama, gettare benzina sulle dinamiche tra i personaggi e rendere tutto avvincente, insomma renderlo puro cinema.

"Sai Akira cosa dovremmo fare una volta? Un bel film di samurai", "Ah-ah spiritoso".
Sapete cosa vi tocca adesso? Bravi, la frase sui cinque minuti iniziali di un film, quelli chiave per determinarne tutto l’andamento. Ecco per me nell’inizio di “Yōjinbō” trovate già tutto: Toshiro Mifune entra in scena e lo vediamo letteralmente andarsene a zonzo senza meta, raccoglie un bastone lo lancia in aria, e decide di proseguire il cammino nella direzione indicata dal pezzo di legno una volta caduto a terra, è letteralmente il caso quello che guida la sua vita di samurai senza più un obbiettivo, ed è il caso a farlo arrivare al villaggio. A volte mi chiedo che film avremmo visto, se il bastone fosse caduto con la punta rivolta da un’altra parte.

“Vuoi vedere che magari di là, ci sta un villaggio pieno di belle figliole”  
Nel villaggio regna l’omertà e la corruzione più sfrenata, insomma sembra uno strambo Paese a forma di scarpa (e non a caso un regista proveniente proprio da lì, farò buon uso della storia, lasciatemi l’icona aperta, dopo ci torniamo) dominato da due potenti Yakuza, Seibei e Ushitora, che tengono in scacco gli abitanti grazie alla loro banda di tagliagole. Che bella è la parola “tagliagole”? Capita così raramente di poterla utilizzare, grazie Akira!

Con il passare dei minuti scopriamo che il nome del Ronin è Sanjuro, ma per quello che conta potrebbe anche essere una bella, l’ennesima maschera di un personaggio - anche perché "Sanjuro" é un gioco di parole che viene male interpretato, restando incollato al personaggio - che ad una prima occhiata, sembra solo un arrivista molto interessato a sfruttare lo stallo del villaggio, per scroccare pranzi, mettersi in tasca tante monete d’oro e più in generale, tirare fuori il meglio per se stesso, dalla nuova opportunità che gli si è parata davanti.

In quest’ottica il nostro samurai-quasi-senza-nome, uccide con estrema facilità tre uomini, giusto per mettere in chiaro che è arrivato un nuovo talento in città. Se ve lo state chiedendo - ve lo state chiedendo? Non importa io ve lo dico lo stesso - il braccio tagliato a colpi di katana da uno dei tagliagole (olè!), per me è un po’ l’origine della fissazione di George Lucas per le braccia mozzate in Guerre Stellari, ma a dirla proprio tutta, anche la scena del cane che si porta via la mano, è stata rifatta quasi uguale da David Lynch in “Cuore selvaggio” (1990).

Dare tutto un nuovo significato al concetto di “Qua la zampa”.
Il Ronin inizia ad offrire i suoi servigi molto ben pagati prima ad uno e poi all’altra parte in lotta, seminando zizzania per smuovere le acque, una delle mie scene preferite in tal senso è quando Sanjuro, per sfuggire agli sgherri di una delle due bande che vogliono fargli la pelle, gira tranquillissimo l’angolo e sparisce, lasciando i suoi inseguitori improvvisamente faccia a faccia contro i mercenari dell’altra banda, di colpo costretti ad ammazzarsi tra di loro, mentre il nostro Ronin, se la ride beffardo godendosi la scena, seduto al sicuro sul tetto di una delle case poco distante. Gli manca giusto la gamella di popcorn, anche perché la risata di Toshiro Mifune è quella di uno che se la spassa alla grande.

Ci manca solo che punti il dito ridendo come Nelson Muntz dei Simpson.
Ecco parliamo del buon Toshiro, uno ei miei attori preferiti di sempre. Anche se nella vita era 1,74 di altezza, al cinema ha sempre trovato il modo di troneggiare su tutti gli altri membri del cast, qui lo fa anche nella trama, ma a livello fisico ci sono stati pochissimi attori in grado di utilizzare il corpo in maniera così espressiva.

Forse per via della tradizione del teatro kabuki e Nō, gli attori giapponesi hanno sempre una teatralità molto marcata, qui Mifune utilizza la sua alla grande. I veri intenti del protagonista verranno rivelati poco alla volta nel corso della storia, ma nei minuti iniziali per Sanjuro è importante mostrarsi minaccioso e menefreghista, a livello di linguaggio del corpo, Mifune dà l’impressione di uno pronto a colpirti ad ogni secondo che passa, e attraverso piccoli tocchi rende il Ronin quasi sgradevole, del tutto fuori posto nel villaggio ingessato dalla paura. Si perché vedere uno che mastica una specie di stuzzicadenti con aria spavalda, oppure che si gratta la barba in modo esagerato e rozzo, fa del personaggio una vera mosca bianca, in un villaggio dove tutti sono terrorizzati anche solo dall’alzare lo sguardo da terra, per la paura di finire ammazzati malamente.

“Cassidy lassù dice che sei sgradevole”, “Uhm, in fondo mi è simpatico, penso che lo ucciderò per ultimo”
Con il suo fare imponente Mifune porta lo scompiglio grazie all’astuzia e alle rotelle del cervello che filano al doppio della velocità di quelle dei suoi avversari, che in compenso vengono fulminati dalla sua katana che colpisce senza pietà. Kurosawa infatti dirige i combattimenti brevi con un montaggio rapido, come una sparatoria da film western, e nei tratti del personaggio di Toshiro Mifune è impossibile non riconoscere il suo imitatore più celebre, il futuro pistolero-senza-nome impersonato da Clint Eastwood.

Samurai tagliati sottili sottili che non potete dire di no. 
Proprio come nel film di Leone (no, non è ancora il momento dell’icona, portate pazienza) con il passare dei minuti l’insensibilità del protagonista, e la sua malcelata indifferenza nei confronti degli abitanti del villaggio, lasciano il passo ad una volontà di raddrizzare i torti, punire i cattivi e liberare la povera gente dalla tirannia.

Un processo che passa dall’amicizia con il bottaio del villaggio, l’equivalente del becchino visto che i cadaveri venivano seppelliti proprio lì dentro… no, non farò battute del tipo nella botte piccola c’è il cadavere buono lo giuro! Ma questa evoluzione è frutto anche di un momento chiave delle storie noir: il protagonista che viene catturato dai cattivacci, torturato e pestato a morte, prima della resa dei conti finali.

Questo tenero trattamento tocca anche a Sanjuro, per mano di un energumeno che pare la versione giapponese del mitico Gheorghe Muresan. Ma voi direte – oh ma quante domande fate oggi! – cosa centra il noir in un vecchio film di samurai giapponese? Ha la sua cittadinanza perché lo stesso Kurosawa ha ammesso di essersi ispirato ad un altro classico noir come “La chiave di vetro” (1942) tratto dal romanzo di Dashiell Hammett, guarda caso lo stesso autore di noir e hardboiled che Sergio Leone citerà in suo difesa accusato di plagio da Kurosawa… no, niente icona da chiudere, non adesso.

“Si chiama piano americano anche quando lo fa un giapponese” 
Esattamente come Kurosawa decide di adattare il noir al suo cinema fatto di samurai provenienti dalla tradizione giapponese, è chiarissimo l’intento di giocare con un altro genere all’apparenza lontano dalla tradizione del suo Paese, ovvero il western.

Non è un caso se uno dei personaggi principali, quello che potrei definire il “Boss finale” se fossi un appassionato di videogiochi, è un personaggio armato di un revolver, un’arma moderna tipica dei film western, che Sanjuro dovrà sconfiggere usando l’astuzia e una buona dose di allenamento a base di foglie svolazzanti e coltelli lanciati al volo.

“Se un uomo con la pistola incotr…”, “Si, l’ho già sentita, prova qualcosa di più originale”
Forte dell’enorme bagaglio cinematografico accumulato, Kurosawa gioco letteralmente con il cinema, divertendosi a girare un western, travestito da film di cappa e spada giapponese. Basta guardarlo per capirlo, l’utilizzo dei campi lunghi è proprio quello caro al cinema western, il modo in cui Kurosawa inquadra le strade del villaggio, facendolo sembrare una polverosa cittadina della frontiera americana, e il modo di inquadrare i personaggi di spalle, magari prima di un duello, è cinema western allo stato puro.

Che dite, è abbastanza western così?
L’uso continuo della dissolvenza laterale poi, è esattamente lo stesso usato da George Lucas in Guerre Stellari, che per ripagare idealmente il debito artistico accumulato con il maestro giapponese, contribuirà a finanziare e distribuire negli stati uniti uno degli ultimi film di Kurosawa, ma anche uno di quelli dal budget più alto, “Kagemusha - L'ombra del guerriero” (1980).

Di completamente western è anche l’uso della bellissima colonna sonora composta da Masaru Sato, che rende l’entrata in scena del protagonista solenne ed epica, come da tradizione dei film western. Ma il piglio moderno, quasi rivoluzionario nei confronti degli stilemi del cinema classico di Kurosawa, è stato d’ispirazione per tantissimi registi americani degli anni ’60, ma a ben guardare non solo americani. Si dai, è il momento di chiudere quell’icona lasciata aperta, adesso sì!

Kurosawa ma non ha mai nascosto di essere un “fordiano”, non nel senso di lettore di White Russian, nel senso di ammiratore del cinema di John Ford, ironicamente è stato un altro grande regista western a regalare la visibilità al suo film. Quando nel 1964 Sergio Leone realizzò “Per un pugno di dollari”, diciamo che non si curò troppo della possibilità che il suo film diventasse un ENORME successo planetario, dai figurati se una roba con un protagonista che ha due espressioni (con il cappello e senza) potrà mai arrivare fino in Giappo… Madornale errore (cit.).

Toshiro fa lo sguardo alla Clint Eastwood prima di Clint Eastwood.
 I dirigenti della Toho Studios con leggerezza non andarono a batter cassa da Leone, che insieme all’altro autore della sceneggiatura, il grande Fernando Di Leo, per difendersi citarono come romanzo d’ispirazione “Piombo e Sangue” (Red Harvest, 1929) del già citato Dashiell Hammett. A proposito di citazioni, la faccenda si concluse in tribunale con la vittoria di Kurosawa. Giappone 1 – Italia 0, ma posso dirlo che trattandosi di Kurosawa e Leone, di “La sfida del samurai” e di “Per un pugno di dollari”, abbiamo vinto tutti, non è campanilismo il mio. Al massimo cinefilismo!

Curiosamente, anche Walter Hill ha sempre sostenuto di essersi ispirato a “Piombo e Sangue” di Dashiell Hammett, per la sua versione di “La sfida del samurai”, ma questa è un’altra storia, abbiamo un rubrica a tema per raccontarla. Ah! Per altro se volete sapere tutto, ma proprio tutto su "Piombo e Sangue" dovete assolutamente leggere Lucius.

“Si un momento, mi libero di questi quattro signori e vado a leggere”
Questo non cambia il fatto che “La sfida del samurai” fu un enorme successo, tanto da meritarsi un meno ispirato seguito nel 1962 intitolato “Sanjuro”, di cui ho apprezzato sempre, oltre alla prova di Mifune, anche la conclusione della storia di questo leggendario Ronin.

Tanto leggendario da influenzare la cultura popolare mondiale come pochi altri film hanno saputo fare, specialmente partendo da quel pianeta a parte chiamato Giappone. Di Leone e Walter Hill già sapete, ma ci tengo a citare anche “Usagi Yojimbo” che magari qualcuno di voi ricorderà come personaggio minore delle Tartarughe Ninja, in realtà si tratta di un fumetto scritto e disegnato dall’artista nippoamericano Stan Sakai in pubblicazione ormai dal lontano 1984, con protagonista un tostissimo coniglio antropomorfo, ispirato al film i Kurosawa.

Come influenzare la cultura popolare su più livelli.
Insomma per essere un film del 1961 in bianco e nero, non bisogna farsi spaventare dalla sacralità di un titolo come questo, anzi bisognerebbe solo ringraziare Kurosawa che con la sua modernità ha dato una scossa così forte da mettere in modo anche la creatività altrui, solo i grandi maestri possono permettersi, quindi: grazie sensei!

Ed ora come Sanjuro, esco di scena camminando verso il tramonto e la prossima avventura, non voglio sentire nessuno fare assonante con il nome Sanjuro e il fatto che sto andando da qualche parte ok? Fate i bravi, un po’ di rispetto per Kurosawa!

Intanto però. non perdetevi la locandina d'epoca del film, dalle pagine di IPMP!

51 commenti:

  1. Ottima lavoro, Cassidy.
    Ottima recensione del classico film giapponese del grande maestro Kurosawa.
    Ottimo post.
    P.s. Sei farai un post su George Lucas, ricorda di usare i mie link che ti ho fornito. Ti darò sempre ancora unamano per crescere questo blog, Cassidy. Sei un ottimo blogger.

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    1. Ti ringrazio molto, e un film di un regista che ammiro molto, ci tenevo a fare bene anche se è un film che è stato analizzato fino all’ultimo fotogramma. Ho visto una buona metà dei video che mi hai mandato, ma era un po’ difficile integrarli in questo post specifico senza andare troppo fuori tema, finirò di vederli e di sicuro torneranno buoni. Ti ringrazio per il sostegno, davvero molto apprezzato! :-D Cheers

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    2. Non c'è di che, Cassidy.
      P.s. sei farai un post su John Williams,ti darò una mano.
      Ho trovato po' video interessanti su di lui.

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    3. Alla prima occasione utile ti farò un fischio, al momento non ho nulla su John Williams in pista, strano perché ha una filmografia sconfinata ;-) Cheers

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    4. Grazie mille per avermi risposto Cassidy,ti dico una curiosità su John Williams. Anche lui è un gran rubacchione come Lucas.

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    5. Chi va con il Lucas impara a Lucassare ;-) Cheers

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    6. Bella questa battuta Cassidy.
      ti mando i video cosi te le vedi come sono, per la tua curiosità.
      1) https://www.youtube.com/watch?v=tygo4LIGgZ8
      2) https://www.youtube.com/watch?v=JtRU8cMp0Nk
      3) https://www.youtube.com/watch?v=36Jc9z-b-Hw
      4) https://www.youtube.com/watch?v=OMFNABbqWCw
      5) https://www.youtube.com/watch?v=A17I6lW34i0
      6) https://www.youtube.com/watch?v=ZwjUTI8RNNM
      7) https://www.youtube.com/watch?v=b9IV5u9iwuQ
      sono quelli che ho trova fino ora.

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    7. Grazie a te! Mi tengo da parte anche questi video, appena riuscirò mi metto le cuffie e me li sparo tutti ;-) Cheers

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  2. Bel pezzo!
    Un aneddoto: Usagi Yojimbo è stato porato in Italia da Alessandro Bottero, prima con la mia vecchia casa editrice, Kkng Comics, poi in proprio. Adesso è passato in altre mani, i volumi sono reperibili agevolmente sull'internet.
    Grande Kurosawa comunque, curiosamente il più amato e meno giapponese tra i regiati giapponesi. Beh, diciamo il più universale, va!

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    1. Muchas gracias capo! ;-) Esistono dei comodi volumoni tipo “Omnibus” su Usagi Yojimbo che se non fossi povero starebbero bene sulle mensole di casa mia, in ogni caso gran fumetto, anche se ho letto a sprazzi quello che mi capitava per le mani. Concordo, il suo essere universale è quello che mantiene moderno il cinema di Kurosawa, certe soluzioni (anche d’inquadratura) sono la prova che era un vero genio, senza stare a girarci troppo attorno ;-) Cheers!

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  3. Bella recensione su un classico del classico di Kurosawa che ha ispirato molti registi.
    Ti consiglio di vedere di recessire Ancora vivo - Last Man Standing con Bruce Willis e con Christopher Walken.
    È un remake americano della pellicola del grande maestro del cinema giapponese Akira Kurosawa.

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    1. Ho rivisto il film qualche settimana fa, il post arriverà se ho fatto bene il 5 luglio, all’interno della rubrica su Walter Hill ;-) Cheers!

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  4. Filmone totale, copiato, omaggiato, citato, imitato,... Insomma, tutti hanno attinto a piene mani dal classicissimo di Kurosawa. L'ho recuperato qualche anno fa quando mi prese la fregola di provare a rivedermi i titoli dell'"Imperatore del cinema giapponese". Devo averli imbucati a casa dei miei...

    Bel post Capo! Ottimo modo di cominciare la settimana. Ma hai iniziato un nuovo ciclo o è un titolo isolato?

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    1. Grazie capo, se mai iniziassi una rubrica su Kurosawa lo farei dall’inizio, ma per farlo dovrei essere più pazzo di quello che sono ;-) Scherzi a parte, avevo voglia di rivedere questo film, e mi servirà in prospettiva futura quindi mi sono buttato. Cheers!

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  5. Interessantissima recensione e mi spinge a voler recuperare questo film e le altre pietre miliari di Kurosawa.

    Ecco, volendo fare un po' di approfondimento, quali sono secondo te le sue pellicole fondamentali da vedere?
    Purtroppo la mia conoscenza del regista è del tutto indiretta, attraverso le mille opere che più o meno apertamente lo citano, lo plagiano, lo riprendono o semplicemente gli devono tanto.

    E su questo punto, tanto per chiudere un cerchio che rischia di diventare una spirale:
    https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/S/cmx-images-prod/Item/270193/270193._SX360_QL80_TTD_.jpg
    Questa è la copertina di un ciclo di Dark Times (fumetto della serie "Legends" di SW, cioè vecchio canone pre-Disney) in cui le vicende sono quelle del film qua recensito, solo con il jedi Dass Jennir al posto di Sanjuro.

    Recentemente poi anche One Piece deve molto a questo film, a Kurosawa e a Mifune per alcuni suoi archi narrativi e personaggi.
    Più in generale in molti manga ed anime l'atteggiamento da sbruffone da te descritto tenuto da Mifune per dar corpo al suo personaggio è diventato quasi archetipico per una certa categoria di personaggi.

    Nathan

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    1. Consigliatissimo, così come un po’ tutto Kurosawa, questa è un buon modo per fare la sua conoscenza, proprio perché da occidentali possiamo trovarci dentro molti punti di riferimento a noi noti. Ho fatto un po’ di titoli nel post, inizierei con il consigliarti quelli mi sembrano un buon inizio, e non dimenticare “Rashomon” il titolo di Kurosawa che non manca mai nelle rassegne a lui dedicate ;-)

      Ancora segnali del passaggio di Kurosawa sulla saga di Star Wars, grazie non lo conoscevo, così come “One Piece” di cui non ho letto niente, ma visto solo qualche episodio dell’anima, ma mi rendo conto che il peso specifico di un attore come Mifune, specialmente in patria, sia stato anche maggiore. Cheers!

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    2. Mi permetto di rispondere al volo, in attesa del titolare: vediti tutto il Kurosawa uscito in italiano, che non è tantissimo (se poi riesci a recuperarlo) e vale comunque la pena ^_^
      Si vince facile a consigliarti "Rashomon" e "I sette samurai", ma in realtà la sua poetica la puoi trovare anche nelle opere più diverse. Circa 15 anni fa la MHE ha portato in DVD un ventina di film di Kurosawa e ne ho fatto un sol boccone: sebbene di stile e generi diversi, ci ho trovato i semi di tanto cinema successivo, quindi al di là dei titoli più o meno famosi, organizzati una maratona che ti farà solo che piacere ;-)
      Ah, e quando guarderai "La fortezza nascosta" tieni bene a mente "Star Wars": rimarrai a bocca aperta :-P

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    3. Concordo con Lucius, per fortuna in DVD si trova moltissimo, tanto è molto variegato come i generi affrontati da Kurosawa, che non deve spaventare proprio perché è ancora molto moderno nello stile. "Dersu Uzala" é bellissimo, ma sono molto legato anche a "Kaghemusha" e "Cane randagio". Personalmente poi non li ho mai visti in ordine ma un po' come mi capitavano, quindi davvero merita una maratona, perché anche tra i titoli minori é pieno di gran cinema. Cheers!

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    4. Intanto grazie ad entrambi per le segnalazioni! ^_^

      Nathan

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    5. Prego figurati, in caso di dubbi sai dove trovarci ;-) Cheers

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    6. Anch'io li ho visti a casaccio, da ragazzo in TV passavano solo i suoi ultimi film, mentre solo in VHS riuscii a vedere "Rashmon" e i "Sette samurai", credo nei primissimi Novanta. Con l'arrivo del digitale e l'iniziativa di MHE ho potuto colmare le lacune. All'epoca i puristi del DVD si lamentarono perché erano edizioni dozzinali: tocca ringraziare che le abbiamo! Nessun distributore italiano da allora si è più filato il povero Akira :-P
      Occhio che la MHE ha fatto la fubbina, presentando una Edizione estesa dei sette samurai che... è più corta di quella che aveva già presentato :-D

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    7. Non erano grandi edizioni bisogna dirlo, però non me ne sono curato molto, sono sempre stato più interessato al contenuto che al formato anche per i film, quindi per me tutti quei DVD erano tanta roba ;-) Cheers

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  6. Ti saluto come un alpinista che parte per scalare un ottomila metri: la cima più alta la si raggiungere solo passando per tutte le fasi intermedie, quindi la tua rincorsa ti assicura un'ascesa proficua. Magari sarà dura, ma arriverai in cima. ^_^
    I tentativi che nel corso degli anni hanno visto i registi appellarsi al romanzo di Hammett denotano che né loro né i loro spettatori hanno mai letto quel romanzo, visto che non assomiglia ai loro film neanche per sbaglio. Come dico sempre, "Le voci di dentro" di Eduardo è molto più simile a "Piombo e sangue" di quanto qualsiasi opera filmica.
    Mifune è titanico ma è aiutato da un ottimo copione: il seguito di questo film non è che abbia lasciato chissà che tracce.
    Un mito mitissimo che più passa il tempo più diventa mitico ^_^

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    1. Un giorno avrò accumulato così tante "ore di volo" da essere ignorante abbastanza da provarci, intanto mi sono divertito a sorvolare quest'altra discreta montagna ;-) Non ho mai letto il romanzo ma mi sono informato e si, la trama non ricorda davvero nessuno dei film che dicono di essersi ispirati, tanto meno quello di Walter Hill, e poi dici bene "Sanjuro" viene ricordato come nota e piè di pagina di questo film, che é ancora (e sempre) il titolare ;-) Cheers!

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  7. Non mi sono mai cimentato con questo tipo di film, che a me piace chiamare Eastern. Prima o poi dovrò mettermi alla prova perchè è proprio un genere e un regista che mai sono riuscito a trovare la forza e la voglia di esplorare

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    1. Eastern, opposto a Western… mi piace ;-)
      Cimentati, esplora, perché Kurosawa è di fatto il Sensei di tutti i registi che contano, di solito quando mi butto su pellicole che conosco solo di fama mi diverto sempre molto, non ti manca certo la curiosità cinefila giusta. Cheers!

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  8. Ottima recensione per uno dei film meno citati del Sensei *.*
    Tra l'altro, fu uno shock scoprire che "Last man standing" derivava proprio da qui.

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    1. Grazie Genius, di sicuro “I sette samurai” è il più citato, mentre “Rashomon” quello più trasmesso dai festival cinematografici che vogliono celebrare Kurosawa, questo viene dato per scontato, forse perché non ha una componente sociale come “I sette samurai” ma resta cinema ad altissimo livello. “Last man standing” è identico, forse anche più di “Per un pugno di dollari”, ne parleremo perché è in rampa di lancio per la rubrica su Walter Hill ;-) Cheers

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  9. Ottima recensione Cassidy.
    È uno degli migliori pellicole del Sensei Akira Kurosawa.
    È uno dei miei film preferiti del Sensei dopo tanto altri.
    P.s. Quando recensirai la fortezza nascosta?
    Filmone totale, copiato, omaggiato, citato, imitato da George Lucas dal Star Wars Ep.I ed Ep. IV.

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    1. Mille grazie, ecco quello mi piacerebbe anche rivedermelo, Spielberg ha preso ispirazione per Indiana Jones anche dai serial della Republic Pictures, mentre Lucas ha puntato sul Sensei Kurosawa ;-) Cheers!

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  10. excellent review also for the work done Cassidy, congratulations.

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  11. A questo punto mi devo mettere in lista di lettura anche Piombo e Sangue. Ho una lista di lettura che mi esce dal lettore. Adesso sono alle prese con un tomone di fantascienza cinese.
    Mi piace molto questo tuo discorso della fisicità di Mifune. Gli attori di cinema (tranne i grandissimi alla Daniel Day Lewis) tendono un po' a trascurarla e puntano molto e troppo sulle espressioni facciali dimenticandosi di avere una visione complessiva e non caratterizzando quindi il personaggio anche dal punto di vista corporeo.

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    1. Non mi spingo fino al tomone di fantascienza ma anche io da quando sono passato agli eBook sto accumulando letture anche peggio di prima, e già prima era abbastanza tremendo.
      Mifune, non so come, riusciva a sembrare anche il più statuario di tutto il cast, un mistero che non ho mai capito, eppure si recita con il corpo proprio come si fa con il volto, anzi a volte anche di più, a Mifune riusciva benissimo. Cheers!

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  12. Good Job, Cassidy.
    Ti consiglio una idea di fare un post molto interessante un parallelismo:
    Kurosawa vs Fellini: un parallelismo tra Italia e Giappone.
    Due mostri del cinema che hanno le generazioni di cineasti XD.

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    1. Grazie! Fellini andrebbe affrontato prima o poi, anzi ero quasi lì per buttarmi prima della rubrica su Gilliam, prima o poi ci proverò ;-) Cheers

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  13. Daje che grande pellicola di tutti i tempi,
    Del grande regista giapponese Akira Kurosawa a mio parere.

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    1. Non capisco più se sei sempre tu che commenti oppure una squadra speciale, nel dubbio grazie per il commento ;-) Cheers

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  14. Whaoo... Wahoo... mi hai fatto venire una voglia pazzesca di vedere questo film. Kurosawa purtroppo non mi è mai capitato di vederlo ma dal tuo post (a costo di diventare ripetitivo ti dico che sei bravissimo e mi fai sempre scoprire cose interessanti) si evince che sia un filmone.

    Sergione nostro ha giustamente avrà pensato che se doveva copiare tanto valeva farlo con il migliore.

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    1. Ti faccio degli inchini da Samurai, grazie, grazie mille! :-D Sono molto contento e spero che ti piacerò, ma penso proprio di sì, è un gran film, anche uno di quelli ottimi per fare la conoscenza del Sensei Kurosawa. Ed in effetti dici bene, il mediocre imita, il genio copia ;-) Cheers!

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  15. Bel Filmone visto ieri dopo aver letto il tuo post,è molto molto bello come film.
    P.S. Ti consiglio un post da fare, è molto interessante.....
    La sfida del samurai vs Per un pugno di dollari, Differenze e similitudini con due capolavori del cinema mondiale e due registi con esperienze differenti nel mondo del cinema XD.

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    1. Bene sono contento che ti sia piaciuto, se riesco a convincere qualcuno a vedere un bel film sono sempre contento ;-) Naaa quello lo ha già fatto alla grande Lucius, non si può fare di meglio, almeno, io non potrei, lo trovi qui:

      https://ilzinefilo.wordpress.com/2015/11/07/per-un-pugno-di-piombo-e-sangue/

      Per quello che mi riguarda ho un piano a lungo termine ben più “suicida”, a questo punto dopo l’estate penso, quando lo vedrai spuntare sulle pagine della Bara te ne accorgerai ;-) Cheers

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    2. Okay Cassidy, aspetterò mi hai messo la curiosità.

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  16. Visto ieri è un film molto molto molto bello,e mia divertento tanto. È diventato un dei miei film preferiti di sempre.
    P.s. eccellente recensione Cassidy, un ottimo lavoro daje così.

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  17. Viva i samurai yeah

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  18. Bella recensione,un buon lavoro Cassidy.
    Un bel film dei film, uno dei film che i grandi registi che lo hanno copiato.
    Come disse un artista "I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano".

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  19. Excellent review Cassidy.
    Ti consiglio di fare dei post con il titolo:
    Akira Kurosawa vs George Lucas, sarebbe un bel post.

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  20. Una grande recensione Cassidy,un ottimo lavoro caro amigo.
    Questi giovani d'oggi (che sono tra questi,per fortuna io no, conosco questi film) non conosco questi grandi capolavori del cinema.
    Altra cosa:
    Per quanto pacifici siano i tempi, la morte è il supremo movente per i samurai. Se un samurai temesse la morte, o la scansasse, in quello stesso istante cesserebbe di essere un samurai.
    (Yukio Mishima)

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  21. Very good ��������������������������

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  22. Ottima lavoro, Cassidy.
    Bella recensione di un classico del cinema.
    P.s. quando recensirai "la fortezza nascosta"?

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