lunedì 10 giugno 2019

Brightburn (2019): Richard Donner perdonali!

Quali sono i due generi cinematografici che al momento incassano per davvero, nelle sale cinematografiche nell’anno di grazia 2019? Facile: gli horror a basso budget e i film di supereroi. Era inevitabile che qualcuno prima o poi facesse l’obbligatorio due più due.

“Brightburn” in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza ha ricevuto due regalini niente male: il primo un inutile sottotitolo da sbadigli come “L'angelo del male”, l’altro una distribuzione in sala sforbiciato di un paio di scene, pochi secondi da cui sono scomparsi i due momenti più grondanti sangue del film. Se va bene si tratta di un minuto non consecutivo che, però, si nota parecchio e denota un andazzo ben più pauroso del film stesso. Cari amici della distribuzione, se decido di spendere dei soldi per andare in sala a vedere un film horror, che so tipo La casa di Jack (tanto per stare in tema di film sforbiciati malamente) potrò vedere le scene splatter per cui ho pagato? Ho capito che un visto censura vietato ai minori lascerebbe fuori dalla sala quella porzione di pubblico che al cinema ci va spesso (i ragazzi giovani), ma poi non lamentatevi se il pubblico finisce per guardarseli a casina sua i film e no, non mi riferisco a Netflix. Concluso il doveroso pistolotto passiamo al film.

Una pellicola che si vende da sola, ammettiamolo, quando il soggetto è facile da riassumere e così intrigante, non ti serve davvero altro, quello di “Brightburn” non è niente male: le origini di Superman rivisitate in chiave horror. Eddài su, chi non vorrebbe vederlo un film così?

Kansas, lo stato americano con più alta percentuale di precipitazioni di bambini spaziali.
Parliamoci chiaro: per i lettori di fumetti non è certo una novità assoluta, ma bisogna dire che nel 2019, dopo un ventennio di “Cinecomics” abbiamo visto approdare al cinema quasi tutto, tranne i mitici “What If...?” della Marvel Comics e il loro equivalente della Distinta Concorrenza, gli “Elseworlds”. Si tratta di varianti rispetto alla storia classica che tutti conosciamo (cosa sarebbe successo che Peter Parker non fosse stato morso dal ragno radioattivo?), storie autoconclusive di questo genere. Parliamo di cosette come “Superman: A Nation Divided” (1998) in cui Big Blue finiva per essere un soldato durante la guerra civile americana, oppure un perfetto supereroe inglese, nella storia scritta dal Monty Python John Cleese intitolata “Superman: True Brit” (2004). Ancora meglio? Superman: Red Son dove, invece di precipitare nell’americano Kansas, la capsula atterrava nella Russia comunista, giusto per ricordarci che in fondo Stalin, in russo significa “Uomo d’acciaio” (storia vera).

Ora che ho scoperto che esiste un Superman Brexit scritto da John Cleese, non riesco a pensare ad altro!
Non c’è molto da stupirsi nello scoprire che l’eminenza grigia dietro a quello che potrebbe essere il primo “Elseworlds” cinematografico è proprio un fanatico di fumetti come James Gunn, uno sempre in equilibrio tra Troma e Marvel che qui ritroviamo nel ruolo di produttore e di “Padrino” dell’operazione. Da alcuni suoi film arrivano gli attori e dalla sua famiglia gli sceneggiatori, Brian e Mark Gunn, rispettivamente fratello e cugino del regista di Guardiani della galassia. Alla regia troviamo David Yarovesky, autore di qualche video musicale (anche per i Korn) e regista di “The Hive” (2014) in cui recitava… Sean Gunn! Fratello di James. No, solo per capirci: quanti altri Gunn ci sono? Solo per capire in quanti altri film devo vederli spuntare.

Tori Breyer (Elizabeth Banks) e Kyle Breyer (David Denman) sono i coniugi Kent della situazione, hanno una grande fattoria a Brightburn da qualche parte nel Kansas, ma non riescono a concepire un figlio. Problema risolto dopo un minuto di film quando qualcosa precipita sulla loro proprietà e senza nemmeno bisogno di mostrarci bambini dentro capsule aliene (così teniamo basso il budget), nella loro vita arriva il piccolo Brandon Breyer, un’allitterazione nel nome come da tradizione di ogni buon supereroe che si rispetti e dodici anni da figlio ideale, almeno finché qualcosa non cambia.

“Si veste di nero, si fa una maschera e dice che è passato al Lato Oscuro, ma secondo me è solo l'adolescenza!” (Quasi-cit.)
Non sono riuscito a trovare informazioni precise sul budget di “Brightburn”, si parla di un costo variabile dai sei a dodici milioni di fogli verdi, con sopra le facce di svariati presidenti defunti, sta di fatto che con ventiquattro milioni già incassati, è chiaro che lo spirito dell’operazione sia più quella di un horror alla Jason Blum piuttosto che il vostro classico – e costoso – film di supereroi. Nella prima parte “Brightburn” ricalca le dinamiche che tutti conosciamo sulle origini di Superman, non importa se voi siate accaniti lettori dei fumetti di Big Blue, se abbiate visto giusto qualche episodio di “Smallville” in vita vostra, oppure abbiate passato ore a vedere tutti i film dedicati all’Uomo d'acciaio, tanto il modello di riferimento resta Richard Donner, se non fosse per il budget modesto, sembrerebbe di stare guardando un remake del suo Superman del 1978.

La svolta arriva in un modo piuttosto confuso, forse un messaggio dalla sua vecchia navicella chiusa sotto chiave nel granaio, forse un contatto con il suo pianeta natale (Brian e Mark Gunn fanno di tutto per non specificarlo), ma Brandon Breyer diventa improvvisamente sinistro, passa le giornate a disegnare uno strano logo stilizzato ricavato dalla doppia “B” del suo nome (che ritroviamo anche nella cittadina di Brightburn ora che ci penso), senza aver mai dimostrato interesse per i super eroi, si cuce un mantellino e una maschera e decide che è il momento di usare i suoi poteri per “Prendere il mondo”, come gli suggeriscono le voci, per farlo si lascia dietro un numero ragguardevole di morti. Brutto? No di certo trattandosi di un film, peccato che qui inizino i problemi.

Se la “S” sta per Superman, la doppia “B” cosa sarebbe? Brigitte Bardot?
Avete presente quando in un film dell’orrore i protagonisti dicono e fanno cose cretine? Ecco, “Brightburn” è uno di quelli. Ora voglio dire, cari coniugi Breyer, lo sapete che il vostro bambino non è proprio nato nel modo canonico, altrimenti non fareste di tutto per tenere segreta la sua navicella chiusa nel granaio, se per caso questo nel giro di poco tempo, inizia a cambiare comportamento, a fratturare le mani alle compagne di scuola, se le galline della vostra fattoria improvvisamente muoiono (male) dopo essere state fissate in modo sinistro da Brandon nel cuore della notte… Ma due domande ve le volete fare cazzarola!?

“Va bene avere appetito alla tua età, ma la forchetta no dai”
No, tutto il tempo a ripetersi che è colpa della pubertà, che Brandon sta cambiando, sembra la battuta di Ortolani in “Star Rats” su Piccettino passato al lato Oscuro, eddài! Elizabeth Banks fa un ottimo lavoro, ma il secondo atto di “Brightburn” è un buco nero dalla quale non si esce, i coniugi Breyer non hanno una caratterizzazione che non sia quella di due poveri scemi che guardano il figlio con gli “Occhi dell’amore”. Per assurdo, se il film li avesse rappresentanti come due contadinacci del Kansas rurale, avremmo almeno potuto giustificarli grazie alla loro ignoranza. Ma vedere due perfetti genitori ignorare tutti i segnali in questo modo, semplicemente ti tira fuori dalla storia, sospendendo l'incredulità e rendendo la trama meno coinvolgente di quello che avrebbe potuto.

"Chissà se riuscirò a rifilare anche te al vecchio J.D."
Sì, perché in fin dei conti “Brightburn” non è un brutto film, ma è uno di quelli che gioca in difesa, si accontenta di essere esattamente quello che tutti si aspettavano da lui, la storia di un Superman cattivo, anzi, a ben guardarlo, anche meno. Perché almeno nei “What If...?” della Marvel e negli “Elseworlds” della Distinta Concorrenza, arriva sempre il momento in cui il protagonista fa una scelta diversa da quella che tutti conosciamo e fa cambiare la sua storia, qui Brandon Breyer non lo fa, va a letto che è un bravo bambino e si sveglia assassino e potenziale genocida di massa con super poteri perché sì. Forse perché ne era semplicemente destinato, perché era “L'angelo del male” dell’inutile sottotitolo italiano, ma in pratica è impossibile non pensare che da Superman, questo film decida di colpo di diventare un altro film di Richard Donner, ovvero “Il presagio” (The Omen, 1976). In questo senso, il giovane protagonista Jackson A. Dunn è molto più azzeccato come nuovo Damien, piuttosto che come Clark Kent malvagio, bisogna dirlo.

Da qui in poi “Brightburn” abbraccia l’etichetta di horror, che i poteri di Brandon siano di origine aliena oppure demoniaci poco importa, perché tanto al film non interessa andare oltre la sua premessa iniziale, Brandon spunta ovunque uccidendo adulti senza soluzione di continuità, sempre al netto della scene splatter che sono state sforbiciate dal film senza pietà.

"Cercherò di lievitare, diciamo di svulazzare" (Cit.)
“Brightburn” prende un minimo di respiro nell’ultimo atto, dove Brandon si scatena e il finale è davvero quello di un horror che strizza l’occhio a “Il presagio” di Richard Donner, anche nell'ultima scena (e nei titoli di coda). Ma l’idea che mi sono fatto guardando il film è che per gestire un soggetto così, senza nessuna volontà di approfondirlo per andare oltre la sua premesse, allora tanto valeva trasformare il tutto in un episodio della rediviva “The Twilight Zone”, bastava farlo durare 45 minuti anziché 90 e sarebbe stato perfetto per la rinata serie patrocinata da Jordan Peele, perché così non è il piccolo Superman che diventa cattivo, ma più che altro un Damien con i super poteri e un terzo dell’inventiva e del talento di Richard Donner.

Probabilmente per un pubblico a digiuno di “Elseworlds” e in cerca di un horror che mantenga la sua premessa, potrà andare benissimo, ma a vederlo così per me è stato più che altro lo spreco di un’idea sfiziosa, applicato a fin troppi cliché da film horror. Capisco che nel 2019 i film che incassano siano gli horror e quelli con le super calzamaglie, posso anche capire che prendere come esempio il grande Richard Donner – uno che ha primeggiato in entrambe le specialità – sulla carta sia una buona idea, ma se poi un soggetto lo sfruttate in questo modo così misero e senza uno straccio di approfondimento, no sul serio, un bell’episodio di “Ai confini della realtà” e siamo tutti contenti, lasciate in pace Richard Donner!

Super(O)men.
Ah! Quasi dimenticavo: a causa del doppiaggio italiano, oltre alle due scene più splatter del film, ci siamo persi anche la comparsata (solo vocale) del mitico Michael Rooker, un’altra vecchia conoscenza di James Gunn. No, sul serio, già sono pigro e mi smuovo dal mio divano a fatica, ma se questo è il trattamento per certe pellicole, mandatele su Netflix oppure su Amazon Prime senza pensarci due volte.

24 commenti:

  1. " Quali sono i due generi cinematografici che al momento incassano per davvero, nelle sale cinematografiche nell’anno di grazia 2019? Facile: gli horror a basso budget e i film di supereroi. Era inevitabile che qualcuno prima o poi facesse l’obbligatorio due più due " è ineccepibile, Carabara, ma hai dimenticato i biopic come Rocket Man e l'Angelo del Malek ( ahahah ) di Bohemian Rhapsody che incasseranno o hanno già incassato benino.
    Saprai già che è in lavorazione Peter Gunn ovvero un What If apocrifo non MCU in cui si immagina che un apocrifo Pavido Parker sia un Frankcastle amante del jazz e detective che prima spara e poi pure - come direbbe Jacovitti del suo Cocco Bill - morso dal Demone del Silenzio geneticamente modificato e nomato Art of Noise che lo porta, dopo il crepuscolo, a risvegliare la città ed ad addormentare - per sempre - i birichini. Sean G. sarà il protagonista, of course.
    Se ti sembra bislacco, non so come reagirai all'apocrifo Elseworld Amazon Prime che racconta di un pavido, piccolo e complessato pre adolescente che si interroga sulla sua sessualità che - grazie ai soliti esperimenti pre natale sul feto dei soliti mad doctors foraggiati dai militari - può trasformarsi in una bellissima dea metaumana. Mm. Viviamo davvero in tempi interesanti. Ciao ciao

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    1. “L’Angelo del Malek” è geniale, lasciatelo dire, su Rocketman (che ha un titolo da film di super eroi ora che ci penso) lasciami l’icona aperta, arriverà a breve su queste Bare, forse il film migliore che mi è capitato di vedere tra le uscite recenti.

      A Peter Gunn che spara note e non fa domande, uno strumento che sempre fa, la stessa nota ra-ta-ta-ta. Perdonami, è lunedì mattina. Mica male l’Elseworld invece, titolo provvisorio: “Priscilla la regina nel cervello”, per fortuna ho l’abbonamento Prime. Che forse è quello della defunta Malibu Comics, ora che ci penso. Cheers!

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  2. Io devo ancora vederlo. Magari non sarà approfondito perché puntavano a una semplicità diretta, chissà. Già mi vedo un sequel.
    Il ragazzino sembra la versione bambina di Richard Horne di Twin Peaks, il simbolo più che una doppia B sembra il marchio di Berserk e... oh, pure Goku è atterrato in quel modo, non solo Supes :)

    Moz-

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    1. Non sarebbe stato un male, ma la differenza tra una semplicità ricercata e l’accontentarsi è abbastanza visibile. Tu scherzi, ma pare (io non l’ho notato) che nel film si intraveda una foto del protagonista di “Super” (diretto da James Gunn) e nei titoli di coda si parla di versioni alternative di Aquaman e Wonder Woman, quindi la mezza idea di un “Gunnverse” con i super eroi cattivelli stanno tentato di metterla sul piatta ;-) Cheers

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    2. Sarebbe una strafigata, eh!^^

      Moz-

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    3. Titolo provvisorio: "Glass II la vendetta" ;-) Cheers

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    4. SPERO DI NO, mortacci di split glass e tutto shamalian come cazzo si chiama lui XD

      Moz-

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    5. Ahahaha speriamo sia uno dei suoi colpi di scena, al massimo una notizia falsa dai ;-) Cheers

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  3. Primo: me la vedo proprio Elizabeth Banks contadina in Kansas. Sì, sì, proprio... Credici! Secondo, prendere come esempi "Superman" e "Il Presagio" e provare a farli copulare per ottenere un film figlio dei due, sulla carta è la cosa più figa e perversa del mondo. Peccato che il "bambino/film" in questione sia nato mica tanto sveglio. Ovviamente una chance mi sento di dargliela, ma so già che il tutto mi lascerà l'amaro in bocca e maledirò l'ennesima occasione sprecata.

    Capo, quando tocca lo sfogatoio su "Black Mirror 5"?

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    1. Richard Donner è uno che aveva capito dove sarebbe andato il cinema, di solito seguire l’esempio dei maestri è sempre un bene, a patto di saperlo fare, e di aver capito la lezione ;-) Prima lo “sfogatoio” su tastiera tocca a me, dovrei finire il post a breve, spero di riuscire a pubblicarlo in settimana, non sembra ma ho più post che giorni della settimana ultimamente ;-) Cheers

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  4. In effetti dopo sottotitoli come Il figlio del male (The Prodigy) e Le lacrime del male (La llorona), questo Angelo del male ci mancava, da notare come il personaggio del ragazzino cattivo si presta spesso in questi horror a basso budget.

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    1. Se non altro "Brightburn" non è brutto come l'inguardabile "La llorona" ed è meno anonimo di "The Prodigy" ma da Richard Donner in giù il ragazzino è un archetipo horror eterno ;-) Cheers

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  5. Credevo che dopo "Krypton", la serie sul nonno di Superman che segue le sue avventure al parco a dar da mangiare ai super-piccioni, si fosse raggiunto l'apice, invece c'è sempre da stupirci :-D

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    1. Non ho avuto il coraggio di vederla "Krypton", ma come vedi si può osare andando, su, su e via! ;-) Cheers

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  6. Ma quindi il film aveva bisogno di un bel coraggio, di un'esporazione a fondo, di un, per citare ancora il (inserire elogio sperticato) Ortolani, fletto i muscoli e sono nel vuoto, ma poi è una mezza cosa? Peccato; è un po' che cercano di fare un buon Superman cattivo mi pare, tra giochi, film, fumetti, quella roba senz'anima e senza coraggio di Dragon Ball Super, ma proprio non ce la fanno, manca la capacità di farlo o la voglia/capacità di osare. A volte (?) entrambe. Peccato, vedere questo tema esplorato bene almeno una volta mi piacerebbe;forse aveva cominciato a farlo in modo interessante Stratc...Strac.... Straczynski (anf... sono dovuto andare a vederlo)in Supreme Power, ma poi è finito in nulla, peggio in un crossover con Ultimates mi informa wikipedia. Certo, se tagliuzzano il film, nessuno scrupolo a vederlo a casina.
    Scusa se lo chiedo qui, ma non volevo fare un altro post solo per una domanda: quindi secondo te The Perfection è un buon film con un approccio femminista interessante (non alla Metoo per intenderci) e vale la pena vederlo? Non mi fido molto di Netflix, specie dopo quella porcata su Trockij.

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    1. "Supreme Power" di (Stracchino) a me piaceva un casino, averlo dovuto far entrare a forza dell'universo ultimate é stato un modo per collocarlo ma anche per ucciderlo. Trovi il post su "The perfection" non l'ho trovato MeToo più di qualunque altro horror con protagoniste donne (quindi circa l'80%) a me é piaciuto, puoi anche leggere il post, nessuna anticipazione sulla trama ma ti consiglio di buttarti subito sul film. Cheers!

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  7. Ho visto le scene tagliate su youtube ed in effetti quella dell'occhio è abbastanza disturbante, ma niente che non si sia già visto.
    Detto questo, a me il film ha deluso proprio a causa del protagonista il cui cambiamento improvviso è ermetico e privo di qualsiasi dilemma.
    Però tutto sommato intrattiene.

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    1. Ho fatto lo stesso appena tornato a casa, forse per un normale horror che esce in sala è un po' forte ma niente di pazzesco, evidentemente abbastanza cruda da guadagnarsi un visto che avrebbe tagliato fuori tutti i ragazzini dalla sale, da qui il motivo del taglio, non ho altre spiegazioni altrimenti. Si vero intrattiene, poteva essere un bel film invece si limita a rispettare la premessa, quindi si guarda ma un po' digrignando i denti per l'occasione persa. Cheers!

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  8. Le scene tagliate non le ho capite sinceramente, non mi sono sembrate nulla di che, ma in generale non ne capisco la pratica: pensi che sia troppo violento, vietalo ai minori, brutta testa di cazzo, invece che tagliare con le cesoie.
    Come già sai bene o male concordiamo, film per niente brutto che si lascia guardare senza problemi, ma manca tutta una componente che avrei preferito vedere in questo caso, relativa alla scelta del protagonista tra il bene e il male, essendo lui cattivo praticamente "per nascita".

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    1. Gli horror che escono in sala incassano, perché hanno una base di pubblico, specialmente tra i ragazzi molto giovani che vanno a vedere qualunque cosa, è così da sempre e forse sarà sempre così. Le due scene (occhi e mandibola) sono state tagliate per evitare un “vietato ai minori di 14 anni” che avrebbe costretto fuori dalla sala la parte maggiore di pubblico. È una stronzata megagalattica togliere le scene horror da un horror, ma il mercato è questo. La cosa assurda è che le scene puoi trovarle online, per non parlare del film intero, giusto perché poi si lamentano che la pirateria uccide il cinema.

      Venendo a problemi meno “locali”, per me quella è la vera delusione della storia, ci hanno promesso un Superman che sceglie la via del male, e ci hanno dato un altro Damien con maschera e mantello, può piacere, ma è un’altra cosa. Cheers!

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  9. D'accordo sulle critiche ma per me 'sto film è pura merda, mi spiace per James Gunn che adoro, ma non sono riuscito a trovare un senso in tutto ciò, fossero almeno divertenti le scene splatter ma no, sembra di star guardando paranormal activity.
    Delusione totale e va trattato per quello che è , un'idea di base interessante che però non nasconde nient'altro, non c'è niente dentro questo film.

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    1. Sarebbe stato un episodio di “Ai confini della realtà” molto spassoso ;-) Chiaro caso di una buona idea (di James Gunn) passata letteralmente sottobanco al proprio cugino (e fratello) per continuare ad occuparsi dei progetti grossi. Bisognerebbe verificare i tempi, ma poteva essere il progetto di James Gunn tra il licenziamento e il ritorno in Marvel. Cheers

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    2. Se l'avesse diretto James Gunn sarebbe di sicuro un ottimo film, comunque hai ragione come episodio di twilight zone ci sta tutto

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    3. Ancora mi ricordo quello spasso di "Slither". Ora che hanno anche rilanciato "The Twilight Zone" ci vogliono storie in quel formato ;-) Cheers

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