venerdì 7 giugno 2019

Ancora 48 ore (1990): The boys are back in town

Provate ad indovinare chi è tornato in città? Sì, proprio la rubrica… King of the hill!
Alla ricerca di un successo al botteghino che ormai mancava da troppo nella carriera, Walter Hill ha sfornato quel gioiellino di Johnny il bello, amato, però, più dalla critica che dal pubblico. Ma se con Danko non aveva fatto altro che replicare lo schema da lui stesso inaugurato con 48 Ore, a questo punto perché non farlo ufficialmente e sfornare un seguito per le avventure di Jack e Reggie?

Solo che nel frattempo le cose erano un pochino cambiate, Eddie Murphy che deve la sua carriera di attore proprio a 48 Ore e all’intuizione azzeccata di Walter Hill, nel frattempo è diventato uno delle celebrità più roventi di Hollywood, uno capace di soffiare il ruolo di protagonista a Sylvester Stallone e farsi costruire come se fosse un vestito su misura, una saga spacca botteghini come quella di “Beverly Hills Cop” che nel 1987 era già arrivata al secondo capitolo. Questo spiega anche perché Murphy per il primo film è stato pagato duecentomila bigliettoni verdi con sopra ritratti alcuni presidenti passati a miglior vita, mentre per il seguito, la bellezza di dodici milioni degli stessi biglietti, più una percentuale sugli incassi (storia vera).

Pare che sia stato proprio Eddie Murphy, forte di un contratto che avrebbe garantito le migliori scuole ai suoi figli a lungo, a contattare Walter Hill per capire se il nostro era dell’umore giusto per un seguito. Gualtiero era scettico, intervistato si è rifugiato in un paio di suoi vecchi amori: il cinema e il baseball.

Il re della collina, ma anche il re dello stile sul set.
Secondo Hill i film di Sergio Leone tendevano sempre a migliorare nel tempo e di certo non era interessato a fare una versione per famiglie di 48 Ore (lasciando intendere che per quello c’era già “Beverly Hills Cop”), ma in fondo un seguito di quel film, per quanto brutto potesse venire fuori, sarebbe stato come una media battuta di 500, insomma ancora del tutto rispettabile. Ed è così che Gualtiero si è trovato alla regia dell’unico seguito della sua carriera.

L’elefante in mezzo alla stanza, quando si parla di “Another 48 Hrs.” Resta più o meno sempre lo stesso, una marchetta fatta per battere cassa, ma oltre ad una filmografia ed un talento invidiabile, Walter Hill ha una caratteristica che lo rende da sempre uno dei miei preferiti: parla poco, ma quando lo fa tende a rompere le caviglie. Intervistato da David Friedman nel settembre del 1989, alla fatidica domanda Gualtiero ha risposto più o meno: «Molte persone diranno che lo sto facendo solo per i soldi. Quello che voglio sapere è perché pensano che abbia fatto il primo?» (storia vera).

“Cavolo in effetti non ci avevo mai pensato”, “Molto pragmatico, niente da dire”
Hill si mette al lavoro sulla sceneggiatura scritta da John Fasano, Jeb Stuart e Larry Gross, radunando davvero tutta la banda, oltre ai due protagonisti anche i suoi pretoriani, il direttore della fotografia Matthew F. Leonetti e il compositore James Horner che riprende il tema principale del film, che nel frattempo è diventato un po’ il suo marchio di fabbrica, visto che quello di Commando è quasi un cugino di primo grado.

Purtroppo Gualtiero ha dovuto fare i conti con un altro fattore non da poco, il successo commerciale di Atto di forza spaventa la Paramount Pictures e costrinse Hill a sforbiciare controvoglia una parte del girato, si parla di circa venticinque minuti di pellicola. “Ancora 48 Ore” va abbastanza bene al botteghino, incassando circa settanta milioni sul suolo americano e molti di più all’estero, ma visti gli alti costi di produzione necessari a pagare la celebrità di Eddie Murphy , alla fine di utili veri ne porta a casa non tantissimi.

Una scena del pluripremiato film Green Book… no, devo aver fatto un po’ di casino.
“Another 48 Hrs.” Non ha certo l’esplosività del capostipite, non avrebbe mai potuto anche perché l'originale, come abbiamo visto anche in questa rubrica, è il padre di un po’ tutto il cinema giusto che piace qui alla Bara Volante. Eppure, niente... Lo trovo ancora un film dal ritmo buonissimo, che trova un pretesto per replicare la trama e le dinamiche del primo capitolo quasi identiche a loro stesse, solo per giocarsi un po’, a volte in maniera riuscita, altre meno, ma sicuramente con un risultato – ancora – valido, ma mi rendo conto che l’enorme componente western, già presente nel primo capitolo, ma qui notevolmente accentuata, ha sempre una presa particolare su di me. Trama e poi andiamo un po’ nel dettaglio!

Il maestro Sam Peckinpah sarebbe orgoglioso del suo allievo Gualtiero.
Nella realtà sono passati otto anni dal capitolo precedente, nella finzione solo cinque, un tempo che Jack Cates (Nick Nolte) ha passato a dare la caccia ad un misterioso trafficante chiamato “Ice man”, così avvolto nell’ombra che molti, compresi parecchi colleghi di Jack della disciplinare, sono convinti che non esista. Una caccia ai fantasmi che non contribuisce alla fama del nostro Jack. Durante una sparatoria - la seconda in pochissimi minuti dall’inizio del film – Jack uccide un aggressore a libro paga di Icen man, ma la sua arma scompare e il biondo sbirro viene sospeso dal servizio.

"Queste non sono prove, sono i resti di un barbeque"
Avrà a disposizione, provate un po’ a dire quanto tempo? Bravi, proprio 48 ore per trovare Ice man e provare la sua innocenza, se non vuole diventare ospite delle patrie galere. Le stesse da cui sta per essere scarcerato Reggie Hammond (Eddie Murphy) che gioca da solo a basket nel campetto della prigione, quando riceve la visita di Jack che, ovviamente, termina a pallonate in faccia, perché Jack... Beh, non è stato proprio presentissimo come aveva promesso alla fine del film precedente.

Walter, converrai con me che con una palla da baseball, una scena così non la puoi fare.
La faccenda si complica quando entrano in scena una banda di motociclisti, guidati dal fratello di Ganz, fermamente intenzionati a fare la pelle a Reggie, per vendicare la morte del fratello, seguono inseguimenti, sparatorie e un numero comunque ragguardevole di parolacce, insomma tanta bella robetta in puro stile Walter Hill.

Basta la prima scena per mettere in chiaro le intenzioni di Gualtiero Collina, i primi cinque minuti di “Ancora 48 ore” sono un piccolo western moderno che serve a far entrare in scena la banda di spietati motociclisti, di fatto degli Indiani contemporanei che vivono fuori dalle regole del sistema, convinti di essere gli ultimi veri Americani, liberi dalla burocrazia dei computer. Il fatto che nessuno di loro sia un pellerossa proveniente da qualche tribù, fa già capire che la loro ideologia non è tutta in bolla, ma siccome hanno il grilletto facile nessuno si mette a contraddirli e gli unici che ci provano fanno una brutta fine. Come la poliziotta che finisce scaraventata fuori dalla vetrata del saloon - perché di questo si tratta - un western, un altro nella carriera di Hill, anche perché dài, uno dei motociclisti si chiama Willie Hickok, più western di così non è veramente possibile fare.

Gli “indiani” di questo western urbano contemporaneo.
La scena in carcere con palla da basket è un modo per tirare le fila dei due protagonisti, una delle battuta fa riferimento al fatto che Jack è dimagrito e ci ha dato un taglio con la bottiglia. Sulla prima cosa garantisce lo stato di forma di Nick Nolte che si era tirato a lucido per Ricercati: ufficialmente morti, sulla seconda, invece, è purtroppo una parentesi, perché se non fosse stato per la bottiglia (e i suoi derivati) Nolte sarebbe ricordato in maniera ben più lusinghiera di quanto oggi non accada.

In compenso, gli scambi tra i due sono sempre piuttosto efficaci, anche se Eddie Murphy – forse per via della sua nuova fama – è quello con più battutacce e momenti comici che lo vedono protagonista. Come quando chiama i vecchi amici al telefono per racimolare qualche soldo, oppure va in visita al compare che lo ha protetto in cella, e quello in tutta risposta è così felice di rivederlo che spacca il vetro che li separa per cercare di menarlo. Una scena in cui è abbastanza chiaro che Walter Hill abbia dovuto pagare il conto della celebrità di Murphy, ma parliamo di uno che ha saputo gestire al meglio Richard Pryor, quindi le chiacchiera stanno a zero.

“Avete ancora qualche dubbio? Eh? E tu eh?”
Anche perché Hill quando è il momento di dirigere scene d’azione solide come la roccia, non è certo l’ultimo della pista, anzi! In Danko abbiamo visto un po’ nel dettaglio l’insana passione di Gualtiero per gli autobus, qui appena Reggie esce di prigione e sale sul bus che dovrà scortarlo verso la sua nuova vita da uomo libero, capisci che una grossa scena sta per arrivare. Infatti mentre il nostro canta James Brown felice (la sua «Oh baby, baby baby baby!» cantata a squarciagola, ogni volta mi fa ridere, come essere felici mentre il mondo intorno a te sta per esplodere) i motociclisti attaccano l’autobus come gli Indiani farebbero con la carovana nel Far West, ma con risultati molto più esplosivi. Per dirla alla Reggie, l’autobus si ribalta diciassette volte e la scena è una delle più spettacolari tra quelle dirette da Walter Hill.

Facile girare le scene d’azione spettacolari con le macchine, provateci con gli autobus!
Quello che manca forse è un po’ il livello scoppiettante dei battibecchi tra Jack e Reggie, non che manchino le battute e le battutacce degne di nota («Lei porta sempre il giubbotto antiproiettile?», «Solo quando vedo gli amici più cari»), ma il secondo atto del film tende ad essere un po’ ripetitivo, anche perché in un paio di momenti la storia ricalca volutamene passaggi del film precedente.

Se in 48 ore era Reggie a dover affrontare da solo un locale di buzzurri razzisti, qui tocca Jack esibirsi nella stessa specialità, parlando proprio di modelli cinematografici perpetuati sul grande schermo, tipo risse nei bar e bottiglie spaccate in testa, prima di spaccare una bottiglia in testa ad uno dei gentiluomini che lo ha infastidito. Non voglio dire che Walter Hill abbia cercato la "mossa Carpenter" di fare un seguito-fotocopia che fosse anche metacinematografico e in grado di prendere per il naso alcuni cliché, però prima di Fuga da Los Angeles, solo il nostro Gualtiero ha provato a spingersi fino a quel punto, ancora una volta battendo per primo strade che altri dopo di lui avrebbero provato a seguire.

So che si tratta di una metafora della struttura cinematografica infranta, ma le poppe tendono a distrarmi.
In fondo, già Danko era un modo per provare a modificare qualcosa dello schema di 48 Ore, qui il tentativo di depistaggio continua, la presenza nel cast di Ed O'Ross è un tentativo per far sospettare il pubblico dei personaggi, anche perché, parliamoci chiaro, il vecchio Viktor Rosta con quel suo faccino tenero, è uno che sembra messo apposta per far dire al pubblico: «È lui Ice Man!».

Tutto qui? Bastava arrivare e dire lui è il cattivo!?
Con questo non voglio dire che “Ancora 48 ore” sia un film post moderno, i motociclisti in fuga che – letteralmente – bucano lo schermo di un cinema durante la loro corsa sono più che altro la conferma che il cinema di Walter Hill è solido e orgogliosamente di genere, infatti in 93 minuti il film intrattiene a dovere, ci regala qualche battutaccia memorabile (una delle mie preferite? «Ci sei nato testa di cazzo o hai preso lezioni?») e termina con un grosso scontro finale piuttosto notevole.

La sparatoria nel locale, tra gli amati neon di Hill e vetri rotti si porta dietro gli ultimi scampoli di anni ’80 che ormai erano andati, visto che questo è il primo titolo di Hill uscito negli anni ’90, anche se sembra più vecchio e lo dico nel senso migliore del termine. Ho un debole per la scena del doppio “CLICK!” a vuoto delle rispettive pistole e anche il finale è volutamente ricalcato sull’ultima scena di “48 Ore”, con una variazione rispetto alle aspettative del pubblico, perché anche per questo seguito vale la solita regola aurea: uguale al primo, più grande e visto che di mezzo c’è un pioniere come Walter Hill, aggiungiamo anche con qualche variazione che, comunque, non stona affatto.

“Cambiamo tutto, meniamoci tra di noi!”, “Ma sei scemo? Abbiamo solo 48 ore non perdiamo tempo”
Come detto la freschezza e l’esplosività del primo film non vengono replicate, anche perché nel 1990 ormai il modello del “Buddy cop movie” che lo stesso Hill ha contribuito a inventare, ormai era diventato un canone, eppure le parti smaccatamente western – il vero genere di riferimento di Gulatiero – me lo rendono ancora un seguito che fa davvero il suo sporco lavoro.

Trovo significativo che con il suo primo film degli anni ’90, Walter Hill abbia voluto ribadire le sue origini, per uno che si è sempre definito essenzialmente un regista di western, sarà proprio grazie al genere che sta al cinema come il Rock sta alla musica, che Hill riuscirà a sopravvivere ai suoi folli folli folli anni ’90, lo vedremo già a partire dalla prossima settimana, ci vediamo qui tra sette giorni, portare gli attrezzi per scavare, vi serviranno. Intanto non perdetevi la locadina d'epoca di questo film dalle pagine di IPMP!

28 commenti:

  1. Bella recensione il film mai visto, lo recupero subito.
    Ma Cassidy come recuperi sti vecchi film, dimenticati da Dio XD

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    1. Grazie capo ;-) Beh dai questo non è tanto dimenticato, anche se come tutti i film di Hill sono presi troppo poco in considerazione. Aspetta di vedere i titoli delle prossime settimane legati a questa rubrica, li davvero siamo in zona “I dimenticati”. Cheers!

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    2. Okay,Cassidy

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    3. Vedrai, questa rubrica sta per andare in direzioni inedite ;-) Cheers

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  2. Carabara, indubbiamente il western è il " genere che sta al cinema come il Rock sta alla musica " ed in questi gg i biopic di rock e pop stars sono gli unici bestsellers ad avvicinare i risultati dei picchiatelli in costume di Marvel e DC, ma ho notato anche lo inside joke che hai infilato nel tuo articolo, birichino che sei.
    La foto di Hill colla dida " Il re della collina, ma anche il re dello stile sul set " è presa dal set dove Russell Crowe sta girando " un bizzarro western in cui io sono un regista orgogliosamente di genere quando si giravano solo western muti e gli attori dovevano saper cavalcare ed estrarre la colt ". Ormai l'elefante è fuori dal taschino, quindi posso scrivere anche io che si tratta del solito, bizzarro parto dei Coen con Russ e Neil Young nei panni di un regista e di uno sceneggiatore di western al tempo di Tom Mix - che ricordano nei tic Hill & Carpenter - tuffati davvero in un western a Cinelandia tra set di peplum e slapstick comedies. Metacinema a più livelli considerato che Ethan e Joel sono un regista ed uno sceneggiatore. Ciao ciao

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    1. Se fossi più abile (e sveglio) tirerei una linea che va dal fatto che mi piaccia il Rock, Hill e Carpenter (e anche zio Neil Young via) che sono i due registi più rock in giro, intanto la tengo lì a bollire nel cranio, prima o poi verrà fuori qualcosa. Me li vedo entrambi in versione Tom Mix, specialmente il nostro Gualtiero, sul perché Neil Young non abbia ancora fatto un western come accaduto a Tom Waits (per mano dei solito Coen) è un mistero, nel dubbio. Hey, hey, my, my. Rock and roll can never die ;-) Cheers

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  3. spoiler spoiler spoiler spoiler spoiler spoiler spoiler spoiler spoiler

    se c'è c'è qualcuno sul paineta che non ha ancora visto il film si fermi qua.


    a me ancora 48 ore piace quasi più di 48 ore( l'ho detto !!!!)

    torvo solo un immane delusione scoprire che il cattivo è quel fantastico caratterista di bj

    nemmenno una delusione: proprio non regge. ve bene la sospensione dell'incredulità ma è una cavolate. non regge.

    comunque film capolavoro.

    ne facessero ancora


    rdm

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    1. Faccio lo stesso: SPOILERISSIMI!! Non leggete
      Ok direi che abbiamo avvistato
      Un’altra riga ancora per sicurezza…

      Un colpo di teatro che secondo me è stato anche cambiato in corsa, non ho trovato materiale in merito a supportare questa teoria però. Chiaro che Ed O’Ross sia uno specchietto per le allodole, non si parlava di Ice Man nel primo film, quindi ci può stare che lo sia diventato tra un film e l’altro (e anche qui, cose che accadono tra un film e l’altro, continuo a pensare a Carpenter e al suo “Fuga da Los Angeles” ormai sto in fissa) ma è chiaramente un modo per dare spazio a bj e far fare «Ohhhhhh!» al pubblico. Cheers!

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    2. El Diablo - Siamo almeno in due allora! D'accordo che ricalca la trama del primo, ma con più cattivoni, più azione e in buona sostanza più western! Questo lo so a memoria mentre il primo dovrei proprio rispolverarlo. Hola!

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    3. Hola Diablo! Regola aurea dei seguiti: Uguale ma di più! Che poi “più western” non può che essere un complimento. Ad esempio non ricordavo che fosse così orientato nel rimescolare la struttura, qualcosa di metacinematografico, comunque sempre calato nel film orgogliosamente di genere, quello che piace a noi ;-) Cheers

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  4. Reggie: "Hai ancora questo catorcio?"
    Jack: "Che ci vuoi fare Reggie, io mi ci affeziono alle cose"

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    1. Ci credi che quella è una delle mie "citazioni involontarie" ormai da tempo? (Storia vera). Quando mi fanno notare che non butto le vecchie cose mi viene fuori Jack in automatico. Per altro poi è riferito all'auto che compare in tutti i film di Walter Hill, come faceva a buttarla dai ;-) Cheers!

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  5. Non riesco a ricordare se ho visto prima questo film o il precedente, ma di sicuro ricordo i fuochi d'artificio dei trailer quando uscì l'atteso ritorno della coppia peggio assortita del cinema. Non posso dirlo con certezza, ma la sensazione è che "Arma letale" ci abbia messo un po' ad entrare nell'immaginario, quindi in quegli anni l'unica "strana coppia di sbirri" erano Nick ed Eddie. Anche perché non so che contratto avesse Murphy con Italia1 ma praticamente ogni giorno lo presentavano come il dio della commedia, quindi il lancio di qualsiasi suo film dopo "Beverly Hills Cop" è stato in pompa magna. Il povero Nolte era dimenticato, Hill manco citato: "48 ore" e il suo seguito erano i film di Eddie Murphy. Ah, c'è pure un biondino, ma non si sa chi sia...
    "The Boys are Back in Town" è ovviamente fra i miei temi sonori più amati di sempre, e guardando le foto che ha i messo mi chiedo: ma era già così ingrassato Eddie Murphy? Se ti ricordi in "48 Ore", o in "Una poltrona per due", era uno smilzo pelle e ossa, poi sono arrivati i soldi per mangiare... e giù ciccia! :-D
    Per finire, guarda caso alla sceneggiatura c'è John Fasano, proprio nello stesso momento in cui scriveva per la Fox la miglior sceneggiatura di "Alien 3" poi rigettata, comunque molto simile a quella arrivata poi su schermo. Un'altra prova del lungo braccio di Walter Hill nell'universo alieno ;-)
    P.S.
    Tanto per ricordare come il povero Dan O'Bannon non ne abbia mai azzeccata una nella sua carriera, ancora nel 2008 affermava robe tipo "una volta si facevano solo western, poi sono scomparsi", sottintendendo il suo mai nascosto odio per Walter Hill, la cui passione per il western era ovviamente infamante, agli occhi di Dan. Visto che invece si fanno sempre western, anche se con vestiti diversi, questo la dice lunga sull'occhio lungo di Dan: l'unico uomo che ha osato sfidare il re della collina. E infatti ha avuto una carriera totalmente disastrata...

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    1. “Arma Letale 2” era già uscito quando arrivò “Ancora 48 Ore”, ma secondo me qui da noi il mito di Eddie Murphy ha tenuto banco a lungo, prima dell’esplosione del “simbolo sexy” Mel Gibson, quindi secondo me la tua teoria quadra, anche perché “Beverly Hills Cop” ha divorato tutto. Ma sai che ho pensato lo stesso rivedendo il film? Non è mai stato così inquartato in nessuno dei film del periodo, si vede che Reggie in prigione mangiava bene, ed Eddie anche di più ;-)

      Ah vedi? Non avevo collegato i due nomi, Gualtiero deve aver visto uno bravo a scrivere e lo ha preso sotto la sua ala, chiamalo scemo. Dan O’Bannon è riuscito a farsi “togliere il saluto” anche da Carpenter, ed erano amiconi quasi dai tempi d’infanzia (dalla scuola di sicuro), come fai a dire una cosa del genere nel 2008, sapendo che Walter Hill ha passato gli anni ’90 a fare western (anche se li faceva anche prima), davvero siamo al livello di frecciatine, non si scherza con il re delle collina ;-) Cheers!

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    2. Paradossalmente quando uscì "Arma letale 2" c'era più attenzione su Patsy Kensit, astro nascente dell'epoca, che su Mel, non ancora l'attorone che sarebbe diventato di lì a poco. Solo con "Arma letale 3" (1992) ricordo vero interesse esplosivo dei media per la coppia di sbirri "per antonomasia", giungendo a superare Nolte e Murphy.
      Se ci pensi, Gibson gli dava giù dagli anni Settanta ma era un attore drammatico che sembrava molto lontano dal genere d'azione, era quello di "Un anno vissuto pericolosamente" (1982) e altri drammi dell'epoca, si parlava di lui per ruoli intensi come in "Air America" (1990) per cui "Arma letale" era quasi una parentesi divertita che si era presa, tipo "Due nel mirino" (1990). Con "Amleto" (1990) di Zeffirelli poi ormai tutti i giornalisti consideravano Gibson sulla via per il "cinema serio", drammatico e di spessore: all'epoca nessuno avrebbe identificato l'attore col poliziotto pazzo, per questo penso che Nolte e Murphy ancora nei primissimi Novanta avessero loro la palma della "strana coppia di sbirri", persa nel 1992 quando "Arma letale 3" ha cancellato tutto il passato.

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    3. Patsy "spostava" ancora ai tempi, questo forse spiega anche un po' il cambio di tono (complice l'assenza del nostro Shane Black) del terzo capitolo, molto più "per tutti", passami il termine. Stavo pensando proprio al film di Peter Weir, complice anche il fatto che i vari "Mad Max" sono arrivati dall'Australia, ed esplosi negli stati uniti relativamente tardi, quindi Reggie e Jack hanno avuto la palma di coppia di sbirri a lungo, ed è anche giusto, alla fine è iniziato tutto con loro due ;-) Cheers

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    4. In effetti il 3 da noi è il capitolo di maggior successo mentre i due precedenti da noi era passati un pò inosservati al cinema.

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    5. Il capitolo del sorpasso quello. Cheers!

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  6. A me piace un sacco.
    Non sempre il replicare un modello precedente, con minime variazioni sul tema, è un male. Anzi spesso può essere una garanzia se pensiamo che comunque i tempi erano cambiatissimi e come dici tu i buddy cop movies erano già in fase calante, almeno quelli con gli stilemi 80s

    Moz-

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    1. Anche secondo me non è affatto un male, lo trovo in puro stile Walter Hill e ancora un bel “500” in fase di battuta, per dirlo alla sua maniera ;-) Cheers!

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  7. ogi ho del tempo e sicuro di non offenderti e mettendo le mani avanti e ti parlo dell'anno più disgraziato ( cinematograficamente parlando ) di tutti i tempi. il 1996

    nel 1996 uscì fuga da los angeles ( voto 6--) e ancora vivo( 6----------)

    come abbaia fato a sbagliare walter hill con ancora vivo resta un mistero : aveva i soldi aveva gli attori aveva la storia e il film è anche corto( dura meno di due ore ) misteri.

    dico una bestemmia( ma ci credo ) : walter hill doveva scopiazzare desperado di robert rodriguez di qualche anno prima e tutto finiva a burro e alici.

    vabbè capita.

    oggi mi sento ispirato e ti dico la mia anche su jmmy bbobo : bel film am sly( a cui voglio un bene dell'anima) ormai è troppo vecchio.
    contro padre tempo nulla si può fare.

    buon week end e grazie


    rdm

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    1. Come sai per me "Fuga da Los Angeles" è uno dei migliori di Carpenter, ma anche tanti Carpenteriani la pensano come te tranquillo ;-) In realtà con "Ancora vivo" Hill si è ispirato, ma non a Rodriguez, al massimo a Kurosawa ;-) Però ci sta, perché senza Walter Hill, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino oggi forse farebbero gli idraulici, nella saga si El Mariachi, Rodriguez ha citato molto Hill (sopratutto "Ricercati: ufficialmente morti"), Tarantino invece per "Le Iene" ha rivisto molte volte "Johnny il bello" ;-) "Jimmy Bobo" è nato sfigato fin dal titolo italiano, visto una sola volta, non vedo l'ora di ripassarlo per la rubrica! Buon fine settimana anche a te ;-) Cheers!

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  8. Quanto adoro Eddie Murphy nel cinema anni '80 e '90? Tantissimo ;)

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    1. Ci ha regalato un sacco di gioie tra commedie e film d'azione, quasi tutto il meglio della sua produzione è di quel periodo. Cheers!

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  9. anche ne " il bambino d'oro???????"

    rdm

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    1. Quello prima o poi me lo voglio rivedere. Cheers!

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  10. Stratrasmesso per un decennio e poi mano a mano diradatosi. Lo vidi ormai una vita fa e ricordo soprattutto i motociclisti davvero tosti e suggestivi!
    Anche in quell' anno impazzavano seguiti tra questo, "58 minuti per morire", "Robocop 2", "Tre scapoli e una bimba"... ma la gente preferiva non andare sull' usato sicuro diciamo. Come cambiano i tempi! XD

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    1. Me lo ricordo bene quel periodo, ho consumato tv e registratore ;-) Cheers

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