mercoledì 29 maggio 2019

Scrubs (2001-2010): No, I know, I'm no Superman (lo so che state cantando)

Ho sempre avuto uno strano rapporto con “Scrubs”, se chiedete a me, d’istinto mi viene da rispondervi che è una serie degli anni ’90, non so bene il perché. Essendo cominciata nel 2001, capisco anche perché io non l’abbia mai seguita come si deve, quando ai tempi, veniva messa in onda da Mtv. Non sono mai riuscito a seguirla come si vede… fino ad ora!

Certo, in passato ho visto anche io la mia buona dose di episodi della serie creata da Bill Lawrence, meno di quelli che pensavo a dirla tutta, l’ho sempre trovata molto divertente ma alla fine l’orario in cui la trasmettevano non mi era mai comodo, insomma non è mai nato l’amore tra questa serie e me. Ora dopo una maratona incredibilmente rapida - la mia Wing-woman ed io ci siamo tritati nove stagioni come ridere, anzi, ridendo proprio! - posso dire che ho colmato questa lacuna, e sono molto felice di averlo fatto!

L'attore Phill Lewis è stato in carcere per guida in stato di ebbrezza... Hooch è pazzo!
Non sono mai andato pazzo per le serie ospedaliere, guardavo un po’ “E.R.” ma senza vero interesse, il “Dr. House” non mi ha mai preso e di “Grey’s anatomy” sono orgoglioso di poter dire di non aver mai visto nemmeno mezza puntata. Ma “Scrubs” ha un passo tutto suo, non è una semplice parodia delle serie ospedaliere, con elementi da soap opera - anche se il lungo tira e molla tra J.D. ed Elliot ne ha tutte le caratteristiche - si tratta di una serie che è riuscita ad andare oltre l’idea alla base di ogni vostra “Workplace commedy” come si chiamano in gergo, e di spremere tutti gli elementi comici che un ospedale può offrire. “Scrubs” mescolando personaggi ben caratterizzati e momenti di puro surrealismo, potrebbe quasi ambire ad essere un manuale su come affrontare datori e colleghi di lavoro, amicizie, fidanzate, cani imbalsamati e tutto quel gran calderone che per comodità chiameremo semplicemente vita. Se inizio a fare le frasi troppo lunghe per spiegare un concetto in stile dottor Cox, fatemelo sapere ok?

“Questa premesse è trooooooooopo lunga!”
L’arrivo all’ospedale Sacro Cuore dei personaggi, ci porta subito in un microcosmo fatto di ruoli ben definiti, spesso dai colori dei camici, blu per i medici (gli "assassini" come gli chiama Cox), verde per i chirurghi. Il bello di “Scrubs” è che in otto stagioni più una, i personaggi crescono, si prendono, si mollano, figliano e imparano dalla vita. Ogni episodio ha una morale che riesce a non essere stantia come quella piazzata in coda ad ogni puntata di He-Man, ma che anzi, spesso è anche piuttosto profonda.

“Scrubs” ti intrattiene per 20 minuti di episodio, e poi ti lascia addosso qualcosa, che sia una gag da sbellicarsi dal ridere (nel corso di otto stagioni, avrete solo l’imbarazzo della scelta) oppure un momento anche commovente. Sto continuando a battere sullo stesso tasto, ho detto otto stagioni, perché la nona, per gli appassionati è un po’ come quella farsa per cui ogni tanto qualcuno, se ne esce con la balzana idea che i film di Indiana Jones siano quattro, quando lo sanno tutti che sono tre… TRE! Ecco stessa cosa, mi libero della nona stagione battezzata “Scrubs: Med School” in una frase: Personaggi fotocopia degli originali non interessano a nessuno, "Scrubs" termina con l’episodio 8x19. Argomento archiviato.

“Diglielo Cassidy! Oh yeah!”
A garantire l’elemento comico (ma anche una certa dose di surrealismo) ci pensano le strambe fantasie di J.D., infatti il ragazzo ogni tanto s’incanta a pensare e la sua mente galoppante fa il resto. Il risultato sono momenti comici estemporanei, simili alle trovate dei “Griffin”, però molto più integrati nella trama, sono abbastanza sicuro che dopo aver visto questa serie, non potrò mai più ascoltare “99 luftballons” senza scoppiare a ridere come il cretino che sono.

Ascoltare Nena non è mai più stato lo stesso.
Tra le caratteristiche della serie, di certo un’ossessione per la voce narrante di J.D. che continua idealmente anche nei titoli dei singoli episodi, tutti intitolati “My…”. Ma la bellezza di “Scrubs” è la sua capacità di conquistare lo spettatore e di farlo affermare più volte frasi come: «È successo anche a me!». Sarà facilissimo riconoscere qualcuno che conoscete, oppure voi stessi in uno dei personaggi della serie, un risultato che si ottiene grazie ad un’ottima trama (le prime quattro stagioni sono perfette, ma il livello rimane alto anche nel passaggio dal canale NBC ad ABC, avvenuto tra la sesta e la settima stagione) e ad un cast di attori in grande forma, perfettamente a loro agio nei panni dei loro rispettivi personaggi. Ma se pensate che una serie comica, prenda il lato medico della storia alla leggera, vi sbagliate, perché tra i vari premi vinti negli anni da “Scrubs”, anche quello come serie medica più accurata del piccolo schermo, beccati questo Dr. House!

Qui ci sta proprio il balletto della vittoria di Turk.
Sono abbastanza sicuro che ancora oggi Zach Braff venga fermato per strada da qualcuno che lo chiama J.D. perché con quella faccia da toncolone è perfetto per il ruolo, ma fa ancora più ridere quando con la sua fissa per il ciuffo e il ventre piatto, fa inspiegabilmente strage di cuore tra la popolazione femminile. Una serie di attrici che per un numero variabile di episodi, hanno ricoperto il ruolo di fidanzate o aspiranti tali, ma su questo punto lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torneremo.

“Pensavo ne parlasse adesso, è un argomento che mi interessa, non mi sono pettinato. Scusa”
Turk (Donald Faison) è l’amico che avremmo voluto tutti avere, anche se sempre spavaldo e con un “Ballo della vittoria” pronto ad avvenire, nel corso delle puntate il chirurgo con la fissa del basket compie un arco narrativo completo molto riuscito, ufficialmente l’amore della sua vita sarebbe la tostissima infermiera di origini Dominicane - anche se Turk non se lo ricorda mai - Carla (Judy Reyes), che nella serie ha spesso il compito molto materno di tenere a bada tutti e di consolarli (basta dire che si rivolge a J.D. chiamandolo “Bambi”), anche se sulla questione affettiva, la faccenda è complicata, si perché la vera coppia (di fatto) della serie sono proprio J.D. e Turk.

Comunque uno spin-off su Raudi io lo guarderei ancora volentieri.
Provate a fare questo, digitate su Google la parola “Bromance”, fate una ricerca per immagini e guardate quante foto di Turk e J.D. vi spunteranno fuori, sul serio provate, poi continuate a leggere. Visto? Il concetto di “Bromance” un amicizia virile non contaminata d’altro tra due uomini, ormai è stato abbastanza sdoganato e sviscerato in un sacco di film, molti dei quali Western. “Scrubs” gioca in un altro campionato, il rapporto simbiotico tra J.D. e Turk è motivo di centinaia di gag, ma toccherà aspettare il geniale episodio musicale (6x06 "My musical"), in cui i due si esibiscono in un duetto - ammettiamolo terribilmente orecchiabile - intitolato “Guy love”. Perché si, nemmeno “Scrubs” sfugge al famigerato episodio in versione musical, che spesso regala delle gioie, oppure risulta una fastidiosa anomalia, ma in questo caso potrebbe quasi essere consigliato a chi non ha mai visto nemmeno mezzo episodio di questa serie, perché riassume al meglio tutti i personaggi e le loro dinamiche, ma riesce anche a divertire, pur avendo di fondo una malinconia che lo rende agrodolce, insomma, questa serie esce indenne, se non addirittura fortificata, dal rituale del fuoco dell’episodio musicale.

Turk e J.D. alle prese con il saluto ufficiale della Bara Volante (solo molto più ambiguo).
I personaggi di “Scrubs” sono così realistici, che spesso vi ritroverete a considerarli odiosi, come vi può capitare (a me capita sempre) con certi colleghi di lavoro, ad esempio, mettete in conto che la bionda dottoressa Elliot Reid (Sarah Chalke) passerà dall’essere sopportabile, a totalmente odiosa di continuo, a seconda della svolte del personaggio. Lei è la donna dei sogni di J.D. con una propensione all’innamoramento facile e al parlare in tedesco quando si sente nervosa, cosa che accade piuttosto spesso.

I pesi massimi li ho tenuti per la fine, il mio preferito in assoluto resta il dottor Cox. John C. McGinley ha un curriculum di tutto rispetto, pieno di titoli mica male (ha recitato in un numero esagerato di film di Oliver Stone solo per fare un nome) ed oltro ad essere identico al cantante Glen Hansard - anche qui, vi invito a verificare su Google - è il mentore, il padre putativo che J.D. vorrebbe, anche se nella serie il personaggio ha un padre, interpretato dal mitico John Ritter, attore voluto a tutti i costi da Zach Braff che lo idolatrava ai tempi di “Tre cuori in affitto”, purtroppo venuto a mancare durante le riprese dalla serie nel 2003 (storia vera).

Un po’ di Heather Graham, così, perché fa sempre bene all’umore.
Proprio come il dottor Cox, ho un po’ divagato, del suo personaggio amo il modo in cui brutalizza sottoposti e capi, senza farsi davvero nessuno problema, giusto Jordan (Christa Miller, sempre più rifatta di episodio in episodio) riesce a tenergli un minimo testa. Ma sta di fatto che vorrei imitarlo ogni volta che qualcuno al lavoro viene a farmi qualche domanda cretina, cioè fin troppo spesso. Per altro, l’abitudine di Cox di rivolgersi a J.D.  utilizzando solo nomi di donna, arriva proprio dall’attore John C. McGinley che con il suo amico, l’attore John Cusack, fa esattamente la stessa cosa (storia vera).

Tra i personaggi più memorabili è impossibile non citare l’inserviente, mitologico e gigantesco pazzoide che dal primo giorno dal Sacro Cuore, perseguita J.D., destabilizzando tutti con le sue continue balle. Del personaggio sappiamo tutto, senza sapere mai davvero nulla, solo nell’ultima puntata ci viene detto il suo nome, ma anche quello, potrebbe essere tranquillamente una frottola. Di sicuro sappiamo solo che ha recitato nel film “Il fuggitivo” (1993), di questo siamo sicuri visto che lo ha fatto anche l’attore che lo interpreta, Neil Flynn, che pare sul set improvvisasse gran parte delle sue battute, dimostrando di essersi calato completamente nel ruolo, e nella tuta da lavoro del guastatore armato di scopettone. Ma la storiella di produzione più interessante resta quella per cui, se “Scrubs” non fosse andato avanti, ma cancellato alla prima stagione, l’autore Bill Lawrence era già pronto ad archiviare il personaggio come un parto della mente di J.D., questo spiega perché nella prima stagione l’Inserviente, interagisce solo con lui.

Così fastidioso da fare un giro completo su se stesso diventando mitico.
Il migliore per la fine: chi ha due pollici e non ti sta ascoltando? Bob Kelso! Il primario del Sacro Cuore, anzi, il re dell’ospedale («Il re ha parlato!»), interessato solo a far quadrare i conti, farsi odiare da tutti e dedicarsi ai suoi amati Muffin (Muffin man! Muffin man!) è senza ombra di dubbio - ed occhio che sto per dire una roba forte, ma non temo di essere smentito - il personaggio più malvagio della storia della televisione. No sul serio, è maligno e gongola nell’esserlo, un bastardo che però fa troppo ridere, l’attore Ken Jenkins incarna tutti i capi che avete avuto nella vostra vita, di mio posso dirvi che io un Bob Kelso tra le pall… Ehm, al lavoro l’ho avuto sul serio, quindi mi sono fatto davvero della gran risate anche per questa ragione, e forse anche per questo il dottor Cox è diventato il mio personaggio preferito.

“Chi ha due pollici ed è il personaggio più cattivo della storia della tv? Bob Kelso!”
Ah! Poi ci sarebbe il Todd, vabbè ma il Todd è il Todd! Perché ogni personaggio, anche quelli secondari qui diventano mitici, come lo sfigatissimo avvocato del Sacro Cuore Ted, che per altro canta anche alla grande, visto che Sam Lloyd è un vero talento in questa specialità.

“Non so come dirtelo Todd, su questo blog ci si saluta con un Bro-fist”
L’idea di Bill Lawrence poi, era di rendere la serie una specie di “I Simpson” con gli attori in carne ed ossa, questo spiega la proliferazione di volti noti che sgomitavano per recitare nella serie. Si va da comparsate come quella (spassosissima) di Gary Busey, fino a ruoli più o meno grandi per nomi come R. Lee Ermey, Chris Meloni, Colin Farell, un ossessivo-compulsivo Michael J. Fox, la bellissima Heather Graham e un Brendan Fraser protagonista di uno degli episodi migliori in assoluto di tutta la serie “My screw up” (3x14). Se lo avete visto avete già i fazzoletti in mano, per tutti gli altri, vorrei dirvi di più perché l’episodio meriterebbe un’analisi più approfondita, ma diciamo solo questo, se volete un episodio simbolo della bellezza e della profondità di questa serie, questo è il più serio dei candidati.

Bruschette negli occhi e palpebre che sudano.
Insomma “Scrubs” è una serie che non sbaglia un colpo, a partire dalla sua sigla, “Superman” dei Lazlo Bane, la canticchierete mille mila volte tranquilli. Nel suo essere così circoscritta ai corridoi e le sale operatorie del Sacro Cuore, e la sua capacità di trattare temi così universali, la rende una serie quasi congelata nel tempo, mi viene voglia di osare e definirla eterna, penso che ci sarà sempre un momento in cui qualcuno potrà andare, o tornare al Sacro Cuore, per vedere la serie o riguardare anche solo qualche episodio, per riconoscersi ancora con i personaggi e le situazioni. Perché “Scrubs” ha il passo di quelle storie che riviste in varie momenti della vita, possono essere capite un po’ meglio, non sono tante quelle che possono vantare questo primato, ma aggiungiamo anche questa tacca sulla cintura di questa serie, niente male per una sit-com per di più sui medici. Ora non posso più dire che oltre a Doctor Who, non mi piacciono le serie tv con i dottori!

40 commenti:

  1. Serie caposaldo della mia adolescenza, quando guardare serie-tv non era una mania 😍 davvero bella, ha plasmato il mio senso del buffo.
    Peccato per la deriva buonista negli ultimi atti...

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    1. Mi sono ritrovato molto nel senso dell’umorismo di J.D. quel modo di essere schiavo delle “visioni” suggerite dalla mente lo capisco bene ;-) Vero, quando iniziano a figliare perde qualcosina, ma non cambierei quasi niente, se non il figlio-non-figlio di J.D. che è gestito un po’ a capocchia. Cheers

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  2. El Diablo - Serie che amo alla follia e che amai fin dalla prima visione su MTV. Adesso sarà qualche annetto che non la rivedo anche perchè ero arrivato a saper recitare ogni episodio come un mantra. Mi ero preso perfino lo spin off solo perchè era ancora presente John McGinley. L' unica serie gli si avvicina, almeno per il surrealismo demenziale unito a il saper affrontare tematiche serie in maniera non banale, è il misconosciuto, almeno nel paese a forma di scazzo, Medico tra gli orsi che è effettivamente anni '90. Comunque ottima recensione, starei qua ore a parlare di Scrubs, ma il tempo è tiranno. Hola!

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    1. Ti ringrazio ed è anche particolarmente difficile scriverne, perché è talmente variegata e piena di spunti che potrebbe essere analizzata solo per la parte comica, oppure solo per quella introspettiva, insomma tanta roba per una sit-com ;-) Cheers!

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  3. Adoro Scrubs! Mi ricordo che lo scoprì in ritardo, era il 2010 e dovevo laurearmi... bene, tra una pagina e l'altra della tesi mi vedevo gli episodi su YT (quando su YT ancora si potevano mettere episodi di serie tv), arrivando ad un assurdo record di UNA STAGIONE in UN GIORNO! Non penso che possa esistere un serie comedy migliore di questa, divertente ma anche amara, che passa dai rumori buffi tipo cartoni di Tom & Jerry alla morte di un paziente che è una pugnalata al cuore... e vogliamo parlare del finale (il vero finale!) con "The Book of Love"?

    PS: ma l'iconcina aperta sulle ragazze di JD non l'hai ripresa?

    PPS: Elliot <3

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    1. Non sono arrivato all’estremo di una stagione in un giorno, però mi sono difeso abbastanza bene come ritmo di visione. Il finale, quello vero è bellissimo e no, l’icona alla fine non l’ho più chiusa, mi sono perso in un mega discorso come farebbe Cox ;-) Anche perché non mi andava di scrivere di Elliot (che ho trovato dall’odioso al molto odioso) ma tutte le altre sono degne di nota dalla bellissima Heather Graham, alla comparsata di Courtney Cox, Mandy Moore, passando per Tara Reid prima degli squali volanti (e del botox), visto di peggio in vita mia ;-) Cheers

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    2. El Diablo - E che dire di Sarah Lancaster, la ragazza dello spaccio? O anche di Chrystee Pharris, la barista? J.D. maestro dell' autosabotaggio.

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    3. Vero, ma comunque tutte meglio di Elliot :-P Cheers

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  4. Grandissima serie, che purtroppo non sono mai riuscito a seguire come avrei voluto!

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    1. Per me era lo stesso, finché non mi sono deciso a recuperare la lacuna. Ti assicuro che merita farlo perché è davvero molto belle e si guarda ad una velocità irrisoria ;-) Cheers

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  5. Grandissima serie. Ci sono poche "sitcom" che riescono a farmi ridere, non parlo soltanto di sorridere, parlo proprio di sganasciarmi! Sono The Big Bang Theory, Modern Family e questa! e Il bello è che, fra una risata e l'altra, ti inseriscono una morale o un momento commovente, vedi l'episodio che hai citato

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    1. Con le “Sitcom” ho un rapporto stranissimo, ma con il genere commedia in generale, per il semplice fatto che di solito non mi fanno ridere. Ho un umorismo che tende all’assurdo quindi mi piacciono cose di quel tipo, per fortuna le “visioni” di J.D. sono geniali, roba da ribaltarsi dal ridere. Ho pochissime serie tv comiche che mi hanno colpito, questa rientra tra quelle ;-) Cheers!

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    2. a me le comedy difficilmente piacciono, perchè sono formate da episodi auto-conclusivi che prima o poi si arenano su se stessi. Ne ho provate a decine (da Friends a 2 broke girls, per indicare i limiti temporali...) e le ho abbandonate tutte alla prima-seconda stagione! L'unica che ho seguito un po' di più è stata "The Big Bang Theory", ma quando sono arrivate ragazze per tutti l'ho mollata...

      Da un certo punto di vista, preferisco le sitcom più datate alla Famiglia Addams o Vita da Strega che erano più garbate e più "controllate"...

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    3. Una volta andavano forte le trame verticali, ora le serie se non hanno una lunga trama orizzontale sembrano strane. Di “2 broke girls” non sono male le protagonista, “Friends” lo vedevo ma senza esserne mai diventato un enorme appassionato. TBBT mi ha stufato, ho tenuto duro fino all’ottava stagione poi ne ho avuto basta. Ho voluto molto ma molto bene a “How i met your mother”, ma la migliore, per me resterà sempre “My name is Earl”, a lungo ho creduto si trattasse della serializzazione della mia vita ;-) Cheers

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    4. Ecco, io How i met your mother proprio non l'ho mai digerita, forse perché pure troppo con una continuity propria, se non la segui tutta ci capisci ben poco.. ti consiglio Modern Family, veramente ben fatta e divertente (oltre che attuale).. My name is Earl mai vista, la Famiglia Addams è stata forse la prima a farmi ridere :D

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    5. Ho iniziato a guardarla senza sapere perché poi mi ha preso e non ho mai più smesso (Storia vera) anzi mi è rimasto attaccato proprio il “True story” di Barney (Storia vera).Dovrei provare con “Modern Family”, Earl è bellissimo, ti piacerebbe un casino, invece la famiglia Addams per me non è una serie tv, è una cronaca della mia normali giornate ;-) Cheers

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  6. Carabara, immagino saprai anche che ha reso virale Colin Hay dei Men At Work. Io abito nello stesso quartiere del Bianconi dei Baustelle e nel crepascolaverso ho spesso immaginato di recarmi al lavoro con la zucca ripiena di pensieri sul mio ruolo di persuasore occulto - sono la persona che decide quanti spot di Prostamol sia il caso di piazzare prima del tg di Mentana - e di incappare in Bau che mi canta La Guerra è Finita, ma nella realtà prima non è mai accaduto. Pazienza. Ciao ciao

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    1. L’episodio in cui entra in scena Colin Hay è geniale ;-) In effetti se avessi le fantasie musicali potessero avverarsi il mondo sarebbe un posto migliore. Ma visto che hai le mani in pasta, potresti mettere una buona parola, per far sparire le pubblicità sulla micosi alle unghie? Ormai la mia tv ne è piena! Cheers

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  7. La beffa più grande che la micosi alle unghie abbia mai fatto è stato convincere il mondo che esiste e come niente... sparisce ( quasi cit. )No preocupe. Presto sostituiremo quegli odiosi inestetismi con i commercials di un nuovo prodotto che tinge la forfora di colori della palette di Spomgebob o di Adventure Time.

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    1. Kaiser Unghia. Woa già mi vedo nevicate di colore degne davvero di un episodio di Spomgebob, uno di quelli molto lisergici però ;-) Cheers!

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  8. Incredibile, la stavo guardando proprio in questi giorni. Una delle serie cardine della mia adolescenza insieme ai Simpson, devo dire che in molte cose non ha preso una ruga, le prime tre stagioni sono di altissimo livello, azzeccavano il tono come poche altre sitcom sono riuscite a fare. My Screw Up ha traumatizzato intere generazioni di telespettatori. Comunque sono solo io a preferire tutto sommato la televisione 2000-2010 a quella di adesso? Sarà nostalgia, ma cose come I soprano, the shield, The Wire, Arrested Development, Spaced, Oz, Roma e Deadwood (che sarebbe un ottimo recupero a braccetto con la rubrica su Walter Hill ;)) spazzano tranquillamente tre quarti delle serie di punta di adesso (che neanche so più quali sono, fra l'altro, finito GOT). Certo adesso c'è una qualità generale più alta per cui anche la serie più scrausa ha comunque valori produttivi dignitosissimi, ma mi sembra che questo crei un minestrone di roba media in cui è difficile distinguere ciò che merita dalle ciofeche, imho.

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    1. Non ti preoccupare, per “Deadwood” come si dice in questi casi, stiamo lavorando per voi ;-) “Spaced”, “The Shield”, “I Soprano”, “The Wire”, “OZ” ci aggiungo solo “Breaking Bad” (comunque è finita nel 2013) tra le serie quelle belle per davvero, quindi con me sfondi una porta aperta ;-) Cheers!

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  9. Serie che ho amato profondamente e rivisto fino allo sfinimento. L'ho scoperta nel 2002, quando sono andato a vivere da solo (per dirla alla Jerry Calà) quindi ha segnato un passaggio importante della mia vita. Registrata su casetta, prima da Mtv poi su Fox TV in quell'anno che mi abbonai al neonato SKY, l'ho seguita in diretta e onestamente più andava avanti più allungavano il brodo con trovate non sempre ispirate, ma hanno avuto il buon gusto di farla finire, con un episodio d'addio come solo le grandi serie sanno fare. Un episodio che se rimani indifferente non sei umano!
    Il problema è che l'episodio di addio ha fatto il super-botto d'ascolti e - la morte di Superman insegna - bisogna subito riesumare tutto, con quella nuova stagione che sarà annoverata per sempre tra le peggiori scelte televisive della storia. Proprio accanto al Salto dello Squalo di Fonzie :-D
    Una parata d'attori-ospiti per un cast che non mi sembra abbia fatto molto altro, dopo: forse perché nessuno può vederli in qualsiasi altro ruolo...

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    1. L’episodio finale con il pezzo di Peter Gabriel è una roba da gilet di pelle d’oca! Sul serio, la nona stagione merita di essere appuntato sull’muro dell’infamia insieme al salto dello squalo. Succede a molti attori della televisione di rimanere incastrati in un ruolo e non riuscire davvero a trarre il massimo dalla loro popolarità, in pochi ci sono riusciti davvero, gli altri di solito finisco a fare operazione nostalgiche, con nuove stagione ormai fuori tempo massimo. Cheers!

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  10. Bellissima serie, penso di averla vista due volte, anche se la nona serie non l'ho finita, bruttarella proprio. Doveva finire con l'ultima puntata sulle note della bellissima The Book of Love di Peter Gabriel. Comunque tra le comparsate di lusso che mi hanno fatto morire più dal ridere spetta al personaggio 'castrante' di Julianna Marguilles che ci delizia con un balletto dove castra tutti a suon di bastonate sui coglioni. Mi viene da ridere solo al scriverlo, che stronza che sono ahahaha! XD

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    1. Per quanto mi riguarda è finita proprio lì ;-) Il colpo di genio di quella scena piena di colpi bassi, per me è quando agguanta al volo il cappello dal rabbino (miracolosamente illeso) che passa, per completare il look alla Liza Minnelli. Cheers!

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    2. Uggesù è vero che prende il cappello al volo! XD Perfetta metafora di come prendeva per le palle JD, geniale!

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    3. Non ci sono tante serie così a fuoco, tra quelle comiche poi ancora meno. Cheers!

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  11. Oh, che recuperone! Anch'io e il giovine ci siamo passati da poco al Sacro Cuore lasciandoci un pezzo del nostro.
    Ricordo ancora che la prima stagione la vedevo in cucina (per lasciare il divano al resto della famiglia) facendomi i miei piantini in silenzio, in particolare nell'episodio della vecchina che non vuole le cure che resta tra i miei preferiti assieme alla rivisitazione del Mago di Oz.
    Condividiamo l'amore per Bob Kelso: cattivone sì, ma dal cuore di panna, o meglio, di muffin. I suoi momenti di bontà restano quelli più significativi.
    Potrei andare avanti a snocciolare altre mie classifiche, ma mi fermo dicendo che il passaggio di produzione l'ho sentito tutto, mancava lo smalto originale oltre che i protagonisti stessi spesso assenti per episodi interi... Finale amaro, tanto che la stagione aggiuntiva non l'ho mai voluta vedere, fermandomi al Book of Love.

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    1. Ci siamo detti, lo abbiamo sempre visto “a pezzi” perché non recuperare, ora è tra le nostre serie citatissime a casa ;-) Quella puntata non è il solito pegno da pagare, perché prima o poi tutti finiscono per citare il mago di Oz, proprio come l’episodio musical, non è solo un rito obbligatorio, ma ha davvero qualcosa da dire. Kelso è un eroe, nel suo essere spudoratamente malvagio vince tutto ed è molto realistico, incredibile ma vero. Si vero, il passaggio si nota specialmente in alcuni passaggi (il figlio-non-figlio di J.D.) e hai fatto benissimo a fermarti sulla note di Peter Gabriel, il giusto finale per una gran serie. Cheers!

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  12. Serie che non ho mai visto, salvo qualche sparuto episodio. E quei pochi che ho visto non mi hanno acchiappato molto. Se non avessi tonnellate di roba da recuperare potrei provare un recupero dopo questo bellissimo post. Ma la vedo molto molto dura...

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    1. Non posso che consigliartela capo, ha tutto per conquistare chiunque ;-) Cheers

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  13. Sottoscrivo Zio Portillo, ricordo gli episodi trasmessi dopo pranzo sulla defunta Mtv ma francamente (a parte forse l'ottima sigla) non mi ha mai conquistato, forse perchè i personaggi mi sembravano carenti di personalità.
    Cosa che al contrario non ha mai difettato al fantastico Earl di Jason Lee e a tutta la sua cricca, di cui a questo punto per par condicio sei tenuto a parlarci ;)

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    1. Sono stato fermato dal l'ambientazione ospedaliera e dall'orario della messa in onda che non mi era comodo, ma ti assicuro che il carisma non manca a questi dottori e meritano una visione ;-) Prima o poi Earl andrà affrontato, pensa che ho già il titolo del post pronto perché, per quella serie ho solo una chiave lettura tutta riassunta nel titolo. Prima o poi mi butterò ;-) Cheers

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    2. Bella Earl! (saluto con i miei amici per anni, storia vera). Unica parte della seri in cui il doppiaggio ha portato qualcosa di buono, per il resto solo in originale, anche perché Jason Lee é indoppiabile, ha una voce che riesce solo a lui sulla terra. Cheers!

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  14. Bellissima recensione. Condivido praticamente tutto tranne il parere su ELLIOT. Nella prima stagione è effettivamente poco sopportabile ma dalla seconda in poi potrebbe essere quella che comicamente funziona di più (il monologo sul suo tentato suicidio o le sue fantasie erotiche sul ladro di mele messicano sono inarrviabili) e con la maggior evoluzione personale. Cox escluso ovviamente. Scrubs è veramente la serie della mia adolescenza. Mi ricorda tempi fantastici in cui al sabato sera con gli amici davanti ad una pinta al pub si ripercorrevano gli episodi andati al giovedi su MTV. Era un periodo in cui il Binge watching era una chimera e non, potendo decidere di vedere qualsiasi cosa passasse per la mente tramite un click ci godevamo di più quello che avevamo. Non è la serie perfetta, ma è sincera come poche. Forse la dramedy meglio riuscita (ho amato HIMYM ma non ho ancora digerito il finale). Visto che nei commenti si citavano sit-com che possono essere d'interesse mi permetto di consigliare questi tre titoli che sono un po' di nicchia. Premessa: visione obbligatoria in inglese con Sub-ita. In italiano sprechereste tempo. 1) It's Always sunny in Philadelphia. Persone veramente ciniche, crudeli, senza alcuna moralità ma soprattutto idiote che fanno cazzate per Phila. Siamo ben oltre lo humor nero ma è una serie con trama verticale. Fa sinceramente spaccare e fidatevi che di drama non ha nulla. C'è danny De Vito che regna 2) Don't trust the bitch in apartment 23. Giovane ragazza campagnola si trasferisce nell'appartamento di una folle che dovrebbe tirare a campare ma vive una vita da regina. Il suo migliore amico è James van derbeek che interpreta se stesso. Se guardate il pilot dubito che non proseguiate con almeno un paio di puntate. 3) Happy ending. In realtà una classica commedia con 6 amici che cercano di sbarcare il lunario tra coppie consolidate, sorelle, ricerca dell'amore, matrimonio saltato sull'altare. La differenza è che è scritta da Dio (se, mi ripeto, la guardate in inglese dato che i giochi di parole sono infiniti) dal punto di vista comico. Alcune trovate sono pazzesche e fanno sbellicare. Purtroppo chiusa alla terza stagione. Credo che sia difficile reperirla in lingua originale

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    1. Mille grazie ;-) L’ho trovata parecchio odiosa anche nel resto della serie, ma penso faccia un po’ parte del personaggio ed in effetti la gag del ladro di mele è uno spasso! “It's Always sunny in Philadelphia” avrei sempre voluto vederla, non solo per De Vito ;-) Comunque dici bene, era un modo di seguire le serie tv differente, un episodio alla volta, quasi un abitudine che si sta per perdere. Cheers!

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    2. Complimenti per il tuo sito. Tra le tre che consiglio sopra spenderei del tempo su Happy Endings. Leggendo le tue recensioni secondo me è quella che incontra di più il tuo interesse. Soprattutto se la guardi insieme alla compagna

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    3. Grazie mille sono contento che ti piaccia ;-) Non la conosco proprio, ti ringrazio molto per la dritta! Cheers

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