sabato 25 maggio 2019

Rock 'n' Blog: Speciale Into the wild

La musica e il cinema mi mandano da sempre giù di testa, quindi perché non celebrarli entrambi in una rubrica di musica e colonne sonore che serva a farvi alzare il volume mentre vi dico la mia sul disco di Eddie Vedder.


Titolo del pezzo: Guaranteed.
Artista: Eddie Vedder
Tratta dal film: Into the wild (2007)
  
Penso che tra spiriti affini sia più facile ritrovarsi, ad esempio non credo che sarei mai riuscito a scrivere qualcosa di decente e non eccessivamente coinvolto su “Into the wild” (2007), per fortuna lo ha fatto nel modo migliore Quinto Moro, ma qualcosa vorrei aggiungerla, quindi lo faccio qui e siccome sono partito dagli spiriti affini, seguiamo questa traccia, vediamo fin dove mi porta.

Quando guardavo il giovane Eddie Vedder pensavo che quel ragazzo non ce l’avrebbe mai fatta, troppo incazzato con tutto. Potevo capirlo ma temevo che avrebbe fatto la fine di Andrew Wood, oppure di Layne, di Kurt, magari anche peggio, Chris, ultimo e per certi versi anche più sofferto tra i cantanti dell’area di Seattle che abbiamo perso.


Un ragazzo parecchio incazzato: una foto a supporto della tesi.
In un mondo di cantanti che si atteggiano «Grrr! Guardatemi come sono arrabbiato!» lui lo era davvero, venendo dato per scontato, mettici poi una certa ritrosia nell’atteggiarsi da star a tutti i costi, per via di una certa riservatezza di fondo e il gioco è fatto. “Riot Act” non è uno dei dischi più celebrati dei Pearl Jam, è piuttosto oscuro nel suo elaborare la tragedia del Roskilde festival (attraverso la bellissima “Love Boat Captain”) e non si nasconde dietro un dito quando è ora di usarlo quel dito – medio – contro qualcuno (Bu$hleaguer) era il 2002 e il nostro Eddie era ancora un’anima parecchio inquieta.

Chissà cosa avrà pensato poco tempo dopo, quando per seguire la sua passione per il Surf, si è disperso insieme ad altre cinque persone, nel bel mezzo di una tempesta al largo delle isole Hawaii, ripescato da un provvidenziale pescareccio di passaggio da quelle parti (storia vera). L’album successivo del 2006 intitolato “Pearl Jam” (anche noto come “Avocado” per via della copertina) era ancora piuttosto incazzato ma con un atteggiamento più positivo (con pezzi come “Life Wasted”) e ironicamente anche una canzone sul surf (“Big Wave” che per altro faceva anche parte della colonna sonora di “Surf's Up - I re delle onde” del 2007).

Sapete chi altro è appassionato di surf? Sean Penn, a cui Eddie Vedder ha fatto da testimone di nozze (storia vera) i due sono amici dai tempi di “Dead man walking” (1995) dove Eddie curava un pezzo della colonna sonora del film. Trovo abbastanza significativo che dopo una vita passata a fare la corte alla famiglia McCandless, per poter portare sul grande schermo la storia del loro figlio Christopher - già raccontata nel libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” - il vecchio Sean abbia pensato proprio al suo amico Eddie.


Sean & Eddie: B.F.F.
In fondo Christopher McCandless era un ragazzo arrabbiato con le storture di questa nostra società, alla ricerca di un cielo perfetto - senza le scie degli aerei a macchiarlo - disposto a cercarlo anche lontano, da qualche parte in Alaska («Alaska Alaska, o la città di Alaska?»). La colonna sonora di “Into the wild” diventa per Eddie Vedder l’occasione perfetta per il suo esordio come solista, un disco strano: undici pezzi per 33 minuti di musica, troppo colonna sonora per un esordio, troppo album solista per piacere davvero a tutti. Dal 2007 non ho mai smesso di ascoltarlo, e Sean Penn dovrebbe offrire da bere ad Eddie ogni volta che lo incontra, perché questi undici brani forse sono ancora la parte più solida del suo film.

La durata dei brani è molto breve, per venire incontro al loro utilizzo nella pellicola, per definirlo direi che ogni canzone di Vedder, all’interno del film di Sean Penn diventa un po’ la voce narrante del protagonista, come accadeva ai pezzi di Cat Stevens in un altro film ribelle nell’indole come “Harold e Maude” (1971).


Dischi che non dovrebbero mancare nella vostra collezione.
La canzone più lunga è la bellissima “Hard Sun” che è quella che di solito colpisce di più ai primi ascolti del disco, e quella che piace di meno sulla lunga distanza, almeno per me è così. Anche per il semplice fatto che è una cover del cantante Canadese Indio (nome d’arte di Gordon Peterson), proprio per questo “suona” un po’ diversa dagli altri pezzi. Ci sarebbe anche da raccontare di come Indio dopo aver suonato varie volte con Eddie Vedder dal vivo, poi gli abbia fatto causa per l’uso del suo pezzo, causa vinta da Vedder come ridere visto che i due avevano regolare contratto, ma questa è solo una nota di colore a parte, per fortuna le note che funzionano in “Into the wild” sono ben altre.

In un certo modo gli undici pezzi che compongono la colonna sonora raccontano in musica la storia di Christopher McCandless, proprio come Sean Penn lo ha fatto utilizzando le immagini, si inizia con “Setting Forth” pezzo che sa proprio di mettersi in viaggio, con tutto l’entusiasmo che serve a chi vuole volontariamente perdersi in mezzo alla natura, ma per certi versi anche “Far Behind" rappresenta molto bene quel tipo di energia necessaria a lasciarsi tutto alle spalle.


Ecco, così abbiamo anche il fotogramma del film dove compare il nome di Eddie. 
"No Ceiling" è uno dei miei pezzi preferiti perché che mette bene in chiaro che l’amore per la vita vagabonda, non ha bisogno di un tetto sopra la testa. “Rise” invece è un pezzo dal respiro molto più ampio, il pezzo che serve a sottolineare come il protagonista della storia che Vedder ci sta raccontando in musica, abbia quasi trovato il suo posto nel mondo.

A colpi di Ukulele, chitarra e sempre con quella sua voce unica, che è al tempo stesso coccole e carta vetro, Eddie Vedder fa da narratore di questo viaggio. Pezzi come “Tuolumne” oppure “The Wolf” sono improvvisazione organizzata, quella che ai Pearl Jam non mancava di certo attorno all’anno 2007.

Ma con “Into the wild” Vedder si conferma uno dei più adatti a portare avanti la tradizione delle grandi voci americane, come Bruce Springsteen oppure zio Neil Young, che è canadese lo so, ma di fatto ha tenuto a battesimo tutti i cantanti Grunge, tra cui proprio Eddie, quindi è quasi una questione di famiglia.


Un “ragazzo” che alla fine ce l'ha fatta: una foto a supporto della tesi.
Tra i pezzi più riusciti del disco di sicuro "Society”, che è l’altra cover presente nella colonna sonora di “Into the wild” ma che con la voce di Eddie non solo rinasce a nuova vita, ma diventa il simbolo della ribellione di McCandless. Ma il meglio per la fine, “Guaranteed” dal 2007 è uno dei miei pezzi preferiti, anche solo per quella frase che giustifica il titolo del pezzo: I knew all the rules but the rules did not know me, guaranteed.

Non so se vi è mai capitato di viaggiare da soli, non per forza in direzione dell’Alaska, ma in solitaria per una vostra sincera esigenza di fuga. Ecco se lo avete fatto in questo disco ci troverete qualcosa di quello spirito un po’ ribelle, anche se il massimo è andarsene a zonzo, con Eddie Vedder nelle orecchie. Provare per credere.

6 commenti:

  1. E' davvero difficile scegliere un solo pezzo e dire "questo è il mio preferito" di Into the wild. E' uno di quei rari casi in cui una colonna sonora è composta interamente da canzoni, quindi col testo ad accompagnare tutto il film in ogni sua fase, ed è anche uno dei rari casi in cui sono una più bella dell'altra. Sono i brani a dettare il "tono", l'atmosfera di gran parte delle scene. Long Nights e The wolf penso siano i brani capaci di dare più atmosfera drammatica, e il senso della solitudine del viaggio che invece latita nella costruzione del film.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo in pieno, penso che Eddie Vedder abbia davvero trovato la voce del protagonista, infatti la colonna sonora racconta nel film, in qualche momento più di quanto facciano le immagini. I brani sono omogenei ma abbastanza variegati, coprono proprio l'arco narrativo del protagonista. Mica male avere Vedder come "voce" interiore, sentito di peggio in vita mia ;-) Cheers

      Elimina
  2. Uno dei molteplici motivi per cui avevo amato questo viaggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Idem con patate, anche se sono di parte, la voce di Vedder è la mia colonna sonora personale da sempre ;-) Cheers

      Elimina
  3. Forte l'aneddoto sull'incidente alle Hawaii e che botta di culo essere ripescati tutti e 5!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Decisamente, poteva non raccontarlo, ma é andata così, semplicemente per svariati giorni oops ci siamo persi Eddie Vedder ;-) Cheers

      Elimina