martedì 28 maggio 2019

Pet Sematary (2019): Cimitero carente (come una cover fighetta dei Ramones)

Lo ammetto non lo aspettavo molto questo film, non tanto perché “Il cuore di un uomo è più duro di una pietra”, semplicemente per il fatto che ormai sono un po’ rassegnato all’aria che tira, e quando annunciano un film così, ormai la parte migliore per me è (quasi) sempre andarsi a rivedere l’originale.

Anche se le cose bisogna dirle bene, è stata una corsa a chi bollava più velocemente il film diretto da Kevin Kölsch e Dennis Widmyer come un remake di Cimitero vivente di Mary Lambert, non è affatto così, alla pari di IT, si tratta di un nuovo adattamento del romanzo originale di zio Stephen King del 1983, come avevo già scritto, uno dei miei preferiti, anche per il semplice fatto di avere la cattiveria giusta nel finale, quella che a molto romanzi dello zio spesso manca, per via del suo congenito ottimismo, sant’uomo, che mondo sarebbe senza zio Stevie dai?

Io invece ormai sono affetto da cinismo, e credo che se un remake ha dietro un libro, chiunque userà quello come scudo, lo hanno fatto i fratelli Coen per la loro versione di “Il grinta” (2010), ma anche Tim Burton per “La fabbrica di cioccolato” (2005), così in una frase sola ho citato un esempio positivo e uno negativo. Penso faccia parte del gioco, invece ricevere una recensione in anteprima entusiasta da Stephen King se adatti un suo lavoro al cinema, è parte del carattere di zio Stevie, a meno che voi non siate Stanley Kubrick.

Sono passati trentasei anni dal libro, e trenta dal primo adattamento, ma la scritta è ancora sbagliata!
Ma a parte le battute sulla faida tra Kubrick e King, “Pet Sematary” resta una storia che richiede molto coinvolgimento, chi decide di raccontarla deve essere così bravo da farti accettare il fatto, che i protagonisti, pur di tenersi stretti le persone che amano, siano pronti anche a fare degli errori, qualche volta tragici. Da spettatore, devi comprendere che una speranza, anche minuscola di poter riabbracciare una persona amata, persa drammaticamente prima del tempo, per i protagonisti di questa storia vale molto di più che lasciarsi andare al lutto, arrendendosi al dolore della perdita.

Dopo tanti adattamenti Kinghiani ormai, riesco a distinguere bene tra romanzo originale e film che ne è stato tratto, e vi giuro che ho fatto come Neo in Matrix prima di affrontare la versione di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer, mi sono preparato al salto ripetendomi: «Svuota la mente, svuota la mente» una cosa che per altro mi riesce facilissima, mi basta mettere a nanna il mio mono neurone, che ci vuole?

“Quanto è orribile”, “Il cimitero degli animali?”, “No quello che scrive Cassidy”
I cambiamenti che sono stati apportati alla storia non mi hanno disturbato, anzi considerando che un personaggio in particolare ha un minutaggio che lo rende poco più di una comparsa, il cambiamento mi è sembrato molto più sensato, proprio perché dovrebbe aumentare il livello di coinvolgimento. Ma il problema è davvero tutto qui: puoi cercare di smuovere gli spettatori con forzati “Salti paura” (meglio noti come “Jump scare”), puoi avere buonissimi effetti speciali e un attore fenomenale come John Lithgow, puoi anche fare delle modifiche alla trama del libro nel tentativo di differenziarti, ma se manca il coinvolgimento, questa storia semplicemente non funziona. Ci sono tanti libri di King che avresti potuto scegliere, questo è quello sbagliato se non sai come tirare dentro il pubblico.

Peccato, perché Kevin Kölsch e Dennis Widmyer con “Starry Eyes” (2014) avevano fatto un film cattivello che faceva ben sperare, invece qui non ho capito cosa gli è successo, ansia da prestazione? Non ho avuto modo di leggere la sceneggiatura scritta da Jeff Buhler e David Kajganich (che ha lavorato al Suspiria di Guadagnino e alla serie tv The Terror) ma per quanto ho visto sul grande schermo, la trama segue il romanzo al netto di quel cambiamento di cui vi parlavo, quindi davvero mi viene da dare la colpa ai due registi, pesci fuor d’acqua al loro primo film di una certa visibilità. No, l’antologico “Holidays” (2016) non conta, lo abbiamo visto in pochi.

“No, ma hai visto quanto ci pagano per fare questa roba?”, “Potrò mandare i figli all’università anche se mi sono fatto la vasectomia"
La storia è sempre la stessa, inizia tutto con un trasloco come da tradizione degli horror, mamma Creed (Amy Seimetz), i due figli il piccolo Gage ed Ellie un po’ più grandicella (una Jeté Laurence davvero brava) si trasferiscono nella loro nuova casa di campagna, e per iniziare con il passo giusto, papà Louis Creed, pensa bene di presentarsi con una maglietta di Cape cod posto del Maine a breve distanza da Cabot Cove nel Massachusetts. Cioè se il protagonista di un Horror e vai in giro con una maglietta che ricorda la cittadina di “La signora in giallo”? Non facevi prima a dipingerti un bersaglio in mezzo alla fronte caro ragazzo? Vabbè ma di che cosa stia parlando, il personaggio è interpretato dall’eterno indeciso Jason Clarke, nel senso che non ho capito se ha talento oppure è un tonno insuperabile, nemmeno uno di quelli che si tagliano con il grissino.

“Ho sentito un rumore, cosa è successo?”, “Si è rotto il grissino”.
Attorno alla cittadina, ma soprattutto davanti a casa Creed sfrecciano i camion della “RINCO”, lo so che non è un’informazione così sostanziale il nome della compagnia, ma mi sembrava giusto sottolinearlo lo stesso visto l’andazzo del film. Oddio sfrecciano, diciamo che in tre scene distinte e separate compaiono, la loro pericolosità è nota solo a chi già conosce la storia, perché il film non fa nulla per sottolineare quanto possano essere pericolosi, anzi spesso i camion entrano in scena silenti, se questo serve a generare un “Salto paura”. Può sembrare un’informazione da poco al pari del nome della compagnia (che a me, fa ancora ridere ve lo dico) però sono tutti indizi del fatto che questo adattamento di “Pet Sematary” non cammina sulle sue gambe, ma campa parecchio di reddita sul lavoro fatto da Mary Lambert nel 1989.

“La morte ti ha molto infeltrito Church, l’aldilà deve essere un posto umido”
Mi sono ripromesso di non fare paragoni con il precedente adattamento del film, quindi giudicando solo su quello che mi sono trovato davanti, posso dire che spezzettare i flashback della signora Creed, dedicati a sua sorella Zelda, ammazza molto il coinvolgimento. Tutto il dramma del personaggio di Amy Seimetz resta quasi sullo sfondo, e se il film ne valesse lo sforzo, potrei mettermi qui a descrivervi quanto il comportamento del vicino di casa Jud Crandall, non abbia nessuna logica, nemmeno in una storia dove personaggi che fanno degli errori dovrebbe essere la normalità.

Preferisco spendere invece parole per chi davvero le merita, ormai lo sapete che sono vice presidente del fan club di John Lithgow (anzi ne approfitto per ricordarvi che il tesseramento è sempre in corso!) ma qui il grande attore è incastrato in un ruolo ingratissimo, da cui esce a testa alta solo perché è bravissimo, se Jud non sembra il solito vecchio da film Horror che fa profezie è davvero solo grazie alla capacità di Lithgow di cavare sangue dalle rape. Era uno dei miei motivi d’interesse per il film e almeno lui mi ha mandato a casa contento, anche se lo ammetto, speravo che dai boschi uscisse Harry e che lo portasse via da questo film.

Iscrivetevi numerosi al fan club, regaliamo una gioia al povero John dopo questo film!
La verità è che dopo 45 minuti, mi sono messo a guardare l’orologio perché tanto il coinvolgimento era sotto le scarpe, di brividi nemmeno l’ombra e sullo schermo tutto procedeva senza la minima enfasi. Un andamento piatto che sarebbe tedioso per una film drammatico, figuriamoci per un horror con gatti morti e resuscitati e una storia che dovrebbe farti pensare ai tuoi cari, e a cosa faresti tu nella stessa situazione. Da qui in poi facciamo che se non volete SPOILER sulla trama, non leggete? Perfetto così nessuno si offende.

“Attraversate la barriera delle anticipazioni a vostri rischio e pericolo. MIAO!”
Il ruolo di Victor, il ragazzo morto con la testa spappolata, che fa un po’ da “Coro greco” al protagonista, ma risulta più sminuito di quello di Zelda. In compenso nel tentativo di dare una scossa a questo “Cimitero carente” (di coinvolgimento), la scelta è quella di far morire la piccola Ellie invece che Cage, peccato che qui Kevin Kölsch e Dennis Widmyer facciano un disastro e gli unici a morire davvero siamo noi spettatori. Di noia però.

La scena del camion che punta verso il ragazzino, salvo cambiare direzione all’ultimo e centrare Ellie è davvero da tracciato piatto, la grafica computerizzata contribuisce a rendere tutto innocuo, ma quello che dovrebbe essere l’apice del dramma per i protagonisti, manca proprio del senso di tragedia necessario.

Anche il lutto dei genitori è gestito senza enfasi, quello che vediamo sono due genitori tristi che si aspettano di sentire i passi della loro bambina che rientra da scuola. Una scena così potrei capirla se la figlia fosse che so, stata spedita in colonia estiva, ma è morta cazzarola! Vogliamo metterci un po’ di dramma?

“Ma io sto scavando in modo molto drammatico!”
“Pet Sematary” è tutto così, che Jason Clarke stia disseppellisce la figlia dalla sua tomba, per poi seppellirla nel cimitero degli animali, oppure aprendo gli scatoloni del trasloco è tutto uguale, e i momenti di tensione sono spesso furbetti. Almeno un paio giocano sulle aspettative del pubblico, dai Kevin Kölsch e Dennis Widmyer non fate gli alternativi con me! Inutile parlare di nuovo adattamento del libro, se poi fai una scena in cui chiedi a John Lithgow in ciabatte di avvicinarsi al letto, solo per spostare di pochi secondi in avanti, il momento in cui il personaggio verrà ferito al piede, allora lo vedete che siete voi due a mettervi in competizione diretta con Cimitero vivente dai!

Quando poi ai due registi viene chiesto di creare davvero qualcosa da aggiungere all’iconografia di “Pet Sematary” loro cosa fanno? La scena di Ellie che bloccata a terra dal padre, agita le braccia muovendosi come se avesse la super velocità. Ma perché? È morta e tornata in vita, mica posseduta da qualche demone, perché farlo? L’unica spiegazione che mi sono dato è che insieme ai vari “Jump scare”, una scena così convenzionale (e fuori luogo) sia il prezzo da pagare per i due registi, se vogliono, stare nel giro che conta degli horror che escono per la grande distribuzione, quelli troppo spesso pensati per un pubblico di giovanissimi, che poi sono anche gli unici che al cinema ci vanno davvero e a cadenza regolare. Cinefili esclusi, quelli sono un caso a parte.

Anche il finale poi, per certi versi lo capisco, è un modo per ribaltare la prospettiva arrivando comunque a portare in scena il desiderio del signor Creed, quello di mantenere insieme la sua famiglia e le persone che ama costi quello che costi. Peccato che come detto, il romanzo era il dramma di un padre, qui sembra più che altro una convenzione da film horror, la storia deve finire male? Dirigila così che tanto zio Stevie è contento lo stesso.

Questa è davvero l’unica novità portata dai due registi, e infatti non la utilizzano, bravi!
“Pet Sematary” (libro) è ancora oggi una delle prove del cristallino talento di zio Stephen King di trovare l’orrore nelle cose comuni, quello nascosto sotto la facciata della normalità. Cimitero Vivente un film invecchiato bene che ti prende a schiaffi per farti capire la storia di King e le motivazioni dei personaggi. Questo nuovo “Pet Sematary”? Esattamente come la cover fighetta del pezzo originale dei Ramones che si sente sui titoli di coda, suonata dagli Starcrawler.

I Ramones erano un gruppo di disadattati dall’aspetto minaccioso, opposti in tutto – specialmente nelle posizioni politiche dei singoli membri del gruppo – che sono stati insieme per ventidue anni, anzi sono stati una vera famiglia, non nel senso Disneiano del termine, sono stati i Ramones, e proprio per questo erano perfetti applicati al film originale e alla sua storia. Quattro fighetti che cantano le parole di Dee Dee, sorseggiando il loro latte di soia come se fossero al Karaoke, sono la perfetta metafora di questo film: voi dei Ramones non avete capito niente, proprio come Kevin Kölsch e Dennis Widmyer non hanno capito niente di Stephen King, ma anche di Mary Lambert, tiè!

31 commenti:

  1. Niente. Per scelta personale boicotto a prescindere i remake e i reboot, sopratutto se mettono mano a capolavori. L'originale (che non credo di aver mai più visto causa "inquitudine") era una bomba, questo manco se mi offrivano cinema+pizza+birra sarei andato a vederlo. Oddio... A pensarci bene dipenda dalla birra, o meglio, da quanta birra mi offrono!

    Grazie Capo che ti sacrifichi per noi.

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    1. Ufficialmente questo è un nuovo adattamento del romanzo, peccato che poi guardandolo il film cerchi in tutti i modi di campare di rendita sul lavoro fatto dal film originale, oppure cercare di ricordarlo (anche per contrapposizione) in ogni modo, quindi un po’ paraculo ecco. Paraculo è un’espressione altamente tecnica. Il quantitativo di birra in corpo cambia (quasi) tutto, grazie a te, io sono qui anche per questo. Cheers!

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  2. Ciao come stai?
    È un pezzo che non commento .. e non ti leggo neanche troppo spesso.
    Prometto che mi rifarò 🤟
    Passo di qua tra le bare di questo tuo cimitero a segnalarti una “rece” di una serie Netflix che ho scritto qua:
    https://ilbuioinsala.blogspot.com/2019/05/recensione-della-serie-si-no-thagues.html?m=0

    Ho invitato in pratica tutti quelli dello special su Sade dello scorso estate.
    Mi farà piacere se passi a leggere.
    Spero ti vada tutto bene.
    Ciao e grazie
    Massimiliano

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    1. Oy Max ciao! Tutto bene dai, spero anche tu ;-) Ti ringrazio corro a leggerti, ultimamente ogni minuto libero per guardare serie lo sto dedicando a “Cobra Kai” che ho quasi finito ormai, quindi arrivi giusto in tempo per suggerirmi qualcosa da guardare. Stammi bene, Cheers!

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  3. Il film l'ho trovato così deludente che lo commento, riportando quando già scritto in coda alla recensione di 400 calci: ma anche il mio non è un remake, mi rifaccio al libro (...)

    "Questa è una di quelle volte in cui mi batto la spalla da solo per la mia fissa di non guardare (o per lo meno il meno possibile) trailer e materiale pubblicitario: il “plot twist” (il correttore del cellulare mi stava facendo scrivere plot trist… ormai li fanno troppo smart questi cosi) mi è quasi arrivato inalterato.

    Dico quasi perché lo screentime di Gage era così basso da farci sospettare che ci fosse sotto qualcosa.
    Con mia moglie, appassionata kinghiana, non appena capita la deriva “in vacca” di questo film (aka: la visione del morto profetizzante), abbiamo cercato un senso commentando il film scena per scena. Tanto in sala eravamo in 6 ben distanti.
    Il commento che ha tenuto banco più a lungo è stato appunto il toto minor screentime vinto secondo noi a parimerito da Gage ed il bambolotto felino più kitsch della storia, solo perché l’altro grande contendente (il portavivande) è uscito presto dalla competizione: tra un po’ oltre ad un maggior screentime aveva anche un numero maggiore di battute, sentiti tutti quei sussurrini incomprensibili, scricchiolii e quant’altro.

    Ultima nota: il grande amore ed attaccamento per il proprio gatto domestico... da cui tutte le vicende dovevano partire... non pervenuto.
    SPOILER (si fa per dire):
    Nella seconda scena già se lo stavano dimenticando tutti in macchina… alla faccia :S"

    Nathan

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    1. Sono rimasto un sacco indietro con i 400 calci, ogni minuto libero lo passo a leggere il libro che sto leggendo oppure a caccia di aneddoti di produzione sui film che devo commentare, appena riesco passo a leggere, intanto rispondo a te qui che sono anche molto comodo ;-)

      Sono d’accordo perché la modifica alla trama è quasi logica, dai andiamo Gage qui è un personaggio secondario, se escludiamo il finale potrebbe scomparire dalla storia senza problemi, anzi il porta vivande mi è sembrato più determinante ;-) Concordo anche sul gatto, l’unica che un po’ ci tiene è la figlia, ma oltre a quello manca proprio una famiglia, cioè la moglie chiede al marito e crede nell’aldilà dopo che hanno già fatto insieme due figli e due traslochi? Ma scherziamo? ;-) Cheers!

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    2. A me le cose che hanno infastidito di più sono state:
      il fantasma profetizzante ed anche un po' invadente (siccome non bastava il padre / non portava risultati, allora bisogna apparire anche ad altri... a quando una comparsata al Jimmy Kimmel?);
      il fatto che la prima inumazione sia più una forzatura spinta dal vicino che non una decisione presa scientemente dal padre.

      Nathan

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    3. vero, quel fantasma è un elemento di disturbo, perché il film non sa da che parte pendere: il fantasma, i flashback della mamma disturbata, il gatto infeltrito. Questi film sono come Frankenstein, pezzi di cadavere messi insieme, a cui però non si è riusciti a dar vita.

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    4. Non ho il libro molto fresco in testa, nel film del 1989 il corri-fantasma guidava la madre, lo vedevamo noi e non lei, una trovata molto migliore rispetto al Gage del 2019 che sgrana gli occhi. La prima inumazione giustificata dopo dicendo: Pensavo che sarebbe stato diverso questa volta. Nessuna logica ma come dicevo, si salva solo perché a recitare quella battuta è un grande attore, solo per quello. Cheers!

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    5. Perché sono trovate buttate dentro per rincorrere i gusti del pubblico, perché non si può fare “Pet Sematary” senza Zelda, ma così è un pasticcio e basta, questo film non è ne un buon adattamento del libro, ne un film che cammina con le sue gambe, non è ne vivo e ne morto per stare in tema. Cheers

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  4. visto ieri sera, per caso (o per sbaglio, che dir si voglia)...
    non ho letto King e non ho visto il suo predecessore...
    concordo però con le tue osservazioni, così come concordo con l'osanna a Lithgow, che è sempre il top...
    p.s.: Cape Cod è nel Massachusetts, non nel Maine ;-)

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    1. Davvero? Ero convinto nel Maine, sarà che sono molto vicini, per questo sulla costa hanno cittadine che si chiamano “Cape qualcosa” e King tifa per le squadre del Massachusetts. Ti ringrazio ero proprio convinto, ora lo correggo, gracias! ;-) Cheers

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    2. figurati, anzi scusa se ho fatto il precisino...
      è che a Cape Cod ci ho lasciato il cuore, quando ci andai nel lontano 2009...
      posto bellissimo davvero, nonché il posto da cui Marconi lanciò il primo segnale radio attraverso l'Atlantico...
      ciao!!

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    3. Ma va ha i fatto benissimo, se mi avessero chiaro avrei giurato che “La signora in giallo” era ambienta nello stato di Stephen King, invece avrei sbagliato perché questa informazione errata si era salvata nella mia testa, ora di sicuro me lo ricorderà quindi grazie ;-) Cheers!

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    4. no aspetta un attimo...
      la signora in giallo è ambientata a Cabot Cove che è un paesino della costa del Maine (ma trattasi di paese fittizio, che non esiste nella realtà)...
      Cape Cod è invece una penisola del Massachusetts, ma non c'entra nulla con Cabot Cove...

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    5. Aaah! Allora è ambientato nel Maine, ok questo è un punto fermo. Di sicuro c’è che non potrò mai visitare quella zona senza perdermi, questo l’ho capito! :-D Cheers

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  5. Ne avevo già accennato nel tuo commento al "classico" Pet Sematary, ed hai centrato il punto sul problema di questo remake: il piattume (che fa rima con pattume). Mi fanno imbestialire quando sembrano metterti un elemento nuovo (i bambini con le maschere e il corteo funebre) per poi abbandonarlo, ti sparano quella scena nel trailer e poi nel film non ha il minimo seguito.
    Non c'è nessuna empatia, e la scena dell'incidente mi ha lasciato del tutto indifferente.
    Perciò canticchiamo con la testa spappolata: "I don't wanna be buried, in Pet remaketary, I don't wanna live this movie again…"

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    1. Il trailer non l’ho visto, per fortuna aggiungo, perché da quanto ho capito era il film riassunto, ma i bambini mascherati li hanno messi su alcune versioni della locandina, facevano sperare in un culto pagano attorno al cimitero, facevano sperare a qualunque cosa, invece sono un elemento d’arredo fine a se stesso che non aggiunge nulla. Ecco, questa è una cover dei Ramones che mi piace ;-) Cheers!

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  6. Mi sembra che questa storia del "no, non è un remake, è un'altra resa del romanzo originale" sia una paraculata che raramente funziona, visto che il risultato è indistinguibile dal semplice remake fiacco. Quando si scoprì che "Fuga per la vittoria" era il plagio di un film russo tutti a dire "No, è tratto dallo stesso evento storico", come se i documenti storici dell'epoca citassero un goal di rovesciata che sembrava fatto apposta per Pelè :-D "Il nemico alle porte" è una scopiazzata dell'ottimo romanzo "Fortezza Stalingrado"? No, entrambi si rifanno alle storie di cecchini dell'epoca, che guarda caso corrispondono riga per riga...
    Insomma, "rifarsi alle fonti originarie" una volta era un modo per plagiare, oggi per remakare. Almeno una volta i plagi erano splendidi, i remake oggi invece fanno tanto sonno e per fortuna vengono dimenticati una settimana dopo :-P

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    1. Bravissimo era proprio quello che volevi dire, capisco che faccia parte del grande gioco delle frasi che bisogna dire per promuovere un film, ma se poi ti rifai palesemente alla pellicola precedente sembri solo scemo ;-) una volta copiando veniva fuori il primo capitolo della trilogia del Dollaro (per fare un esempio celeberrimo), oggi fai un remake quindi vale tutto, anche trattare il pubblico come se fosse lo smemorato di Collegno. Cheers!

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  7. Ho opinioni contrastanti riguardo questo film. Da una parte, dal punto di vista tecnico, non mi è dispiaciuto per nulla, dall'altra la sceneggiatura, soprattutto nei cambiamenti che fa rispetto al film originale, mi è parsa discretamente una stupidata.

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    1. Dal punto di vista tecnico non è male, ma se poi é così scemo vale la pena? Ultimamente credo sempre di più di no. Cheers!

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  8. Io vorrei ripercorrere con voi i momenti salienti in ordine cronologico della trama.

    Una coppia di genitori lascia la propria figlia disabile con gravi problemi motori a casa da solo con la figlia minore, minorenne e forse nemmeno teenager.
    La figlia minore, dopo la trovata geniale dei genitori e la malattia della sorella, ci suggerisce che il genoma familiare è bacato, perché per non vedere la sorella la lascia affamata, con il cibo fuori portata dall'altra parte della stanza.
    La sorella, con gravi problemi motori, di trascina fino al portavivande, mi immagino tra gli spacmi della fame ed i dolori del fisico, ma finisce dentro al portavivande stesso (che evidentemente era più grande di un montacarichi da cantiere...), ci si incastra, precipita e muore.
    La riprova che si tratta di una famiglia bacata la si ha quando anni dopo, molti anni dopo, il portavivande non solo è presente, ma è anche stato sistemato e ripristinato uguale a prima.
    Sottolineo: la figlia gli è morta in quell'arnese, evidentemente abusivo o comunque di domensioni non appropriate, e questi lo riparano, probabilmente usandolo pure ancora (altrimenti a che pro ripararlo?).

    Dopo questi antefatti, ha davvero sendi stupirsi se la coppia protagonista parla per la prima volta delle loro credenze religiose?
    Probabilmente dobbiamo solo ringraziare di non aver trovato uno dei due pastafariano... ed in caso non certo per protesta, ma per vera credenza...

    Ma non c'è nemmeno da tirare in ballo forze sovrannaturali, cimiteri indiani che trasfigurano i caratteri dei risorti, wendigo (che poi cosa c'entra? Non è una leggenda legata al cannibalismo?!):
    La madre ha commesso uno degli omicidi colposi più stupidi della storia, la figlia avuta da un altro tordo come il padre del film ad un certo punto sbrocca ed ammazza un paio di persone.
    L'horror di questo film è sottile e quasi invisibile:
    La bambina avrebbe sbroccato lo stesso anche senza camion a travolgerla e simitero a resuscitarla!

    Nathan

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    1. La premesse dalla bimba lasciata sola con la sorella viene dal libro, ma è come la sfrutti che fa la differenza: Mary Lambert ne aveva fatta una lunga sequenza da incubo, diretta come il ricordo traumatico di una bambina che viveva quei momenti con vero terrore. Ci sarebbero riflessioni anche importanti, la signora Creed ha trasformato nella sua mente Zelda in un mostro, per nascondere il fatto che con i suoi gesti l’ha uccisa. Ma sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano perché non vengono approfondite, restano solo montacarichi portavivande che sono degli ecomostri. Il wendigo è una leggenda indiana legata al cannibalismo, ma tanto nel mucchio, tu buttaci dentro tutto ;-) abbiamo solo una fortuna, questo film è così insipido che verrà dimenticato nel giro di un mese. Cheers!

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  9. Certo che viene dal libro, ma come scrivi tu la trattazione è completamente diversa...
    Quello che rimane da questa versione invece è questo:
    è come se i genitori di Zelda avessero avuto in casa una scala del genere:
    https://www.masiglass.net/images/Glass-scala-vetro.jpg
    la figlia è rimasta uccisa per la loro stupidità, e la volta dopo la loro scala l'hanno ristrutturata così:
    https://y.yarn.co/0664ac02-1efd-4b98-a47d-d6489f465202_screenshot.jpg (non ho trovato uno screen in campo lungo, ma sono sicuro che dal frame linkato capirete tutti a che tipo di scala mi sto riferendo).

    Il dramma non è pervenuto, a me, da questo film, solo la dabbenaggine (per non scrivere cogl...) di una famiglia.

    Nathan

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    1. Non potrei essere più d’accordo, il problema del film è tutto qui: era obbligatorio patteggiare per i personaggi anche quando fanno errore gravi dettati dai loro sentimenti, invece sono riusciti a farli sembrare solo tutti scemi. Un trionfo! ;-) Cheers

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  10. Già dai titoli di coda sentivo la puzza di marciume. Quello che però non immaginavo era di ritrovarmi a vedere un film così noioso e innocuo.

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    1. Inutile, per fortuna verrà dimenticato molto presto ;-) Cheers

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  11. L'ho guardato stasera e mi fiondato a leggere la tua recensione aspettandomi di trovarci le mie stesse osservazioni... e ce le ho trovate tutte, ma proprio tutte!
    Riguardo il dramma personale di Rachel aggiungo che, paradossalmente, risulta sminuito proprio perché marcato e rimarcato con troppa pedanteria a differenza del vecchio adattamento dove un paio di scene sono bastate a renderlo inquietante , doloroso, iconico.

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    1. Molto felice di aver messo nero su bianco le due idee, ma io e te siamo molto spesso d'accordo. Non gli allaccia nemmeno le scarpe al primo film questa robetta molto dimenticabile. Cheers!

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    2. Se proprio voglio sforzarmi a spezzarne una lancia a favore potrei dire che il finale non é poi tanto male... ma ciò se fosse stato utilizzato in un sequel (quello appunto del '92 ne sarebbe stato nobilitato) e non in un nuovo (stra-superfluo) adattamento del romanzo. Cheers... anzi no... restando in tema.. condoglianze! :-D

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