venerdì 10 maggio 2019

Mississippi Adventure (1986): Tutto questo è blues ragazzo

Ci siamo dati appuntamento ad un crocicchio sette giorni fa e mi piacciono le persone puntuali, quindi imbracciamo la chitarra e tutti pronti per il nuovo capito lo di… King of the hill!
Siete sicuri che Chi più spende... più guadagna fosse il film più strambo nella filmografia di Walter Hill? Il regista famoso per i film con i duri in situazioni complicate alle prese con una commedia è qualcosa di difficile da assimilare, ma per il suo film successivo Gualtiero Collina ha scelto nuovamente una commedia, questa volta più in linea con le sue passioni e, come abbiamo visto, tra le grandi passioni di Walter Hill, potete metterci tranquillamente anche la musica.

Se Strade di fuoco era una favola Rock & Roll, con “Crossroads” - da noi “tradotto” con il titolo di “Mississippi Adventure” perché la tradizione tutta italiana di tradurre titoli in inglese, con altri titoli in inglese non è cero un’invenzione degli ultimi anni – Walter Hill va alle radici del Rock e su soggetto di John Fusco scrive una sceneggiatura che è un omaggio alla musica Blues.

Chiariamoci bene: io di Blues sono così ignorante che se non lo trovo nella stessa frase accanto alla parola “brothers” mi sento spaesato, quindi non ci proverò nemmeno a far finta di farvi credere che io conosca davvero qualcosa di questo genere, ma sono in buona compagnia, perché Walter Hill ha fatto lo stesso.

No, non è quello con Britney Spears! Questa è un rubrica seria (forse).
Hill qui è come il suo protagonista, Eugene “Talent Boy” Martone, interpretato da un Ralph Macchio fresco fresco del successo del primo Karate Kid “Per vincere domani” (1984), è un ragazzo che ama la musica, ma per dirla come l’anziano uomo di blues Willie “Blind Dog” Brown (un Joe Seneca in gran forma) “gli manca il chilometraggio”. Quindi Hill semplicemente fa qualcosa che ha azzoppato nei giudizi “Crossroads” alla sua uscita, ma gli ha permesso di diventare un piccolo film di culto per quelli che hanno avuto modo di vederlo all’età giusta, pochi e fortunati visto che il film passava in replica sulle nostre tv più o meno con la frequenza con cui la musica Blues passa nelle nostre radio. Hill fa un film sulla mistica della musica Blues, sulle sue leggende e i suoi eroi, seguendo il principio che ha sempre fatto grande il suo cinema, ovvero utilizzare la settima arte per rendere più epica e grande la realtà sul grande schermo.

In un crocevia così, puoi incontrare il diavolo, oppure veder iniziare un film di Walter Hill.
Proprio per questo, dedica i primi cinque minuti iniziali ad una leggenda dietro alla musica Blues, il presunto patto con il diavolo stretto da Robert Johnson (qui perfettamente interpretato da Tim Russ) per diventare un bluesman di successo. Ed ecco perché “Crossroads” inizia proprio a bordo strada, in quello che stando al doppiaggio italiano d’epoca viene definito un “crocicchio” e non un crocevia, l’incrocio tra due strade che forma una croce, dove di solito il diavolo si manifesta per offrire prestigio in cambio di beh, la tua anima.

Non ti fidare di lui, è quello che ha creato Skynet!
Certo, se ci fosse stata giustizia nel mondo, i nostri distributori avrebbero dovuto avere le palle di intitolare anche il film con Britney Spears del 2002 “Crocicchio - Le strade della vita” invece no! Quello lo hanno intitolato “Crossroads”... mannaggia a loro!

Con una fotografia color seppia, entra in scena l’assistente del Diavolo, paglietta in testa e la faccia di Joe Morton, trasforma Robert Johnson in una leggenda vivente della musica e nella scena in cui incide i suoi primi pezzi, solo in una stanza d’albergo con la sua chitarra davanti ad un registratore, ci vuole una leggenda della musica per permettergli di suonare la chitarra a dovere, per fortuna Walter Hill ne conosce almeno una, ovviamente sto parlando del compositore di fiducia del regista, Ry Cooder che in un film sulla musica è un predatore nel suo elemento naturale, infatti si occupa di rifare anche i pezzi di Johnson oltre che a supervisionare l’intera colonna sonora.

La faccia è quella di Tim Russ, le mani che suonano quelle di Ry Cooder, mentre la musica è di Robert Johnson, brutto?
Anni dopo il nostro “Talent Boy” è un ragazzo che sogna di diventare un grande “Uomo di blues” (stando sempre al doppiaggio retrò), desideroso di trovare la canzone perduta di Johnson, perché nelle sue sezioni in Texas il musicista doveva registrane trenta, ma ne risultano soltanto ventinove, l’unica pista da seguire per trovare il brano perduto è una voce di corridoio: in una casa di riposo vive l’amico di Johnson, il grande musicista Willie “Blind Dog” Brown ed è proprio spazzando pavimenti ed insistendo che Eugene, ma la conoscenza del suo futuro mentore.

Il primo scambio di battute tra i due è puro Hill, ok manca la valanga di parolacce che i personaggi scritti da Gualtiero di solito si lanciano addosso, ma i dialoghi suonano come musica e i due personaggi non se le mandano a dire, roba tipo «Tu non sei nemmeno l’inizio di un brufolo sul sedere dell’Ei fu Robert Johnson», ma la mia preferita è quando Willie attacca a ridere come il gufo Anacleto, quanto Talent Boy da Long Island si definisce un uomo di Blues («Long Island! Il famoso allevamento per uomini di blues»).

“Sì e magari mi racconterai che hai imparato il Blues da un giapponese di Okinawa che ti faceva mettere la cera sulla auto vero?”
Anche se si è fatto la “Rolls” (la sedia a rotelle, come la chiama lui) Willie non ha nessuna intenzione di morire in una casa di riposo, se Talent Boy lo porterà fuori di lì e poi giù dritti fino nel Mississippi, avrà la trentesima canzone, ecco perché qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, il film s'intitola “Mississippi Adventure” perché diventa il classico film “On the road” che sfrutta dinamiche e attore protagonista di “Karate Kid”, inserendo un’idea di Blues, dove una volta c’era un’idea di arti marziali.

Bisogna notare, però, che oltre al vecchio maestro che insegna una disciplina ad un giovane allievo, la coppia è in puro stile Walter Hill, insieme per forza, uno bianco e l’altro nero, insomma anche questa volta lo schema di 48 ore torna buono, anzi, a ben guardare, Talent Boy dovrà cavarsela solo in un bar per neri del Mississippi, un po’ come era accaduto nel locale per bianchi a Reggie Hammond, il nome del locale non è il solito Torchys, che compare in quasi tutti i film di Hill, però ci somiglia davvero molto.

"Hei ma tu non sei quella di Twister?", "Tu sei Karate Kid con il cappello, non vorrai mica farmi la morale, vero?"
Anzi a dirla proprio tutta, ad un certo punto del film con l’aiuto di un’altra vagabonda come loro raccattata per strada di nome Frances (Jami Gertz), il trio scippa anche su un’automobile, la solita Cadillac decappottabile blu, che sta ai film di Walter Hill come la Oldsmobile Delta 88 color beige sta a quelli di Sam Raimi.

Jami Gertz è una tentazione per il nostro protagonista, l’ennesima tipa tosta che non manca mai nei film di Walter Hill e che fa perdere la testa al protagonista, ma che gli fa anche guadagnare quel chilometraggio che secondo Willie, al ragazzo manca. Perché il viaggio del protagonista in una cultura che ammira, ma che non è sua e che non conosce nemmeno così bene, è lo stesso di Walter Hill, quindi se Joe Seneca rappresenta alla perfezione la tradizione di chi sa che «Tutto questo è Blues ragazzo», anche vagabondare senza soldi scappando dalla polizia, Ralph Macchio con la sua spocchia è perfetto, perché se vi sembrava poco credibile come esperto di Karate tranquilli, allo stesso modo lo è come uomo di Blues.

Da appassionati di questo genere musicale, “Mississippi Adventure” deve sembrare un gran pastrocchio che mette insieme il Blues del Mississippi e il Mojo della Louisiana senza soluzione di continuità, ma visto da ragazzi (oppure da completi ignoranti del Blues come me) è ancora una storiella con tutte le sue cosine al posto giusto, in cui la passione per la musica è palpabile, roba da farti venire voglia di imbracciare una chitarra e costruirti uno slide tagliando un vecchio tubo.

“Sono qui con Karate Kid Taa-naa-na-na! L’uomo più bianco d’America Taa-naa-na-na!”
Quando il film sbraga completamente, arriva anche il momento più epico di tutta la pellicola, perché per Walter Hill il principio è sempre lo stesso, rendere ogni cosa al cinema più grande e magnifica, magari sacrificando anche un po’ il realismo. Quindi, se Karate Kid terminava con un grande torneo di arti marziali, qui bisogna concludere con un duello di chitarre per l’anima del vecchio Willie, tutto sotto gli occhi del diavolo in persona, interpretato da Robert Judd.

Ecco, in “Karate Kid” l’avversario finale Johnny (William Zabka) era un ragazzo con più esperienza di Karate del protagonista, per questo ci voleva molta sospensione dell’incredulità quando Daniel LaRusso lo mandava a terra usando una tecnica che, per altro, con il Karate giapponese non ha nulla a che spartire. Ecco provate ad immaginare invece l’uomo di Blues di Long Island fatto a forma di Ralph Macchio quando come campione schierato dal Diavolo si trova davanti… Steve Vai!

“Ammettilo ragazzo, hai appena rivalutato le botte di quelli del Cobra Kai, vero?”
Di Blues ci capisco meno di Talent Boy, ma di Rock qualcosina sì e qui Hill grande amante del genere fa venire giù solo uno dei più spaventosi chitarristi Rock di sempre che nel duello finale si esibisce in due tecniche di cui è maestro, il tapping quello “facile” (si fa per dire) a due o tre dita, ma anche quello decisamente difficile a quattro o cinque dita.

Il duello finale è tanto incredibile quanto esaltante, il Blues qui proprio non c'entra più nulla, ma la spiegazione che mi sono dato è tanto scema quando forse anche logica, il Rock è la musica del diavolo, no? Quindi, il Diavolo si gioca la carte di un grande chitarrista Rock e il nostro Talent Boy che fino a quel momento di era esibito in una versione dal finale Blues di Rondo alla Turca di Mozart (a casa Cassidy meglio nota come: la canzone del mio cane quando cerca di sgattaiolare via per non fare il bagno. Storia vera), nel finale viene posseduto dallo spirito di Marty McFly. Ed ora io lo dico: se davanti ad una scena così state a lamentarvi del poco realismo e non vi esaltate, vuol dire che il Diavolo vi ha portato via l’anima a qualche crocicchio laggiù nel caldo Mississippi.

“Qualcuno chiami Chuck Berry, ho appena inventato il sound che stava cercando”
“Crossroads” è la prova che anche con un film apparentemente del tutto fuori dai suoi schemi classici, un grande uomo di Cinema come Walter Hill può sfornare un piccolo culto anche con un titolo minore, la prova è che chi conosce questo film, quasi sicuramente lo adora (un esempio? Passate a trovare Il Zinefilo, che ha scritto di questo film alla grande!), non ci sono tanti registi in grado di tirare fuori Blues dove il Blues non c’è, oppure del solido cinema anche da un film minore, Walter Hill è tra quei pochi.

Visto che siamo in argomento, vi ricordo la locandina d’epoca del film direttamente dalla pagine di IPMP, mentre noi ci rivediamo qui tra sette giorni con il prossimo ricercatissimo capitolo della rubrica, dove a suonare saranno più che altro le pallottole.

16 commenti:

  1. Nooooooo, cosa mi hai tirato fuori! Questo è un cult assoluto. @_@

    Considera che metà dei chitarristi di oggi ha cominciato a suonare la chitarra dopo aver visto Ritorno al futuro e io non faccio eccezione (cioè metà di me l'ha fatto per quello, l'altra metà per fare colpo sulle ragazze... povero illuso...). Beh poi l'anno dopo esce questo Missisipi Adventure, che credo nessuno abbia veramente visto al cinema, ma su Italia 1 sicuramente sì, e quindi non poteva non entrare in scia. E tieni conto anche che chi andava a lezione di chitarra, esclusi quei metallari dementi che andavano da un maestro metallaro e iniziavano immediatamente sulla chitarra elettrica studiando ritmiche e assoli a 200bpm (con risultati penosi chiaramente), tutti gli altri iniziavano da qualcuno che insegnava loro blues. Perchè è come quando vai a scuola e prima di scrivere devi imparare l'alfabeto, altrimenti poi scrivi come Fabio Volo. Insomma, sono le radici fondanti della musica leggera, quella che normalmente noi chiamiamo semplicemente musica, ma che in realtà è solo un piccolo e ben preciso genere musicale in un grande universo che è la Musica. Questo sembrava un pippotto, vero?

    Vabè insomma, a quelli a cui poi il blues piaceva davvero, veniva in mente di cercare, di scoprire, di leggere. Mica c'era internet, micano c'erano Cassidy e compagnia briscola che dispensano informazioni e curiosità come fossero noccioline, e allora vai di domande agli insegnanti, di improbabili passaparola, di zii musicalmente onniscienti, di viaggi a Milano per comprare qualche libro, qualche enciclopedia sedicente di Blues. E insomma, alla fine della fiera, tutti quelli che riuscivano ad arrivare alla fine di questo viaggio estenuante, approdavano lì: a Robert Johnson. Non necessariamente doveva piacere la sua musica (così antica, grezza, fuori dal tempo), anche se tutti riuscivano ad avvertirne la grandezza e il suo essere l'alfabeto di tutto quello che avevamo sentito fino ad allora. Altro pippotto.

    E con Robert Johnson salta fuori il crocicchio. Proprio così: crocicchio. Se tu dici "crocicchio" in una sala prove di over 40, tutti si gireranno a guardarti come se avessi scosso la scatoletta di croccantini in un gattile. Una parola desueta che evidentemente si è cristallizzata così, perché legata alla leggenda.
    Beh insomma, tu immagina questa massa di giovani debosciati che ancora credevano di cambiare il mondo con la chitarra, quando passa questo film in TV (e il titolo quindi manco l'avevano letto) e si vedono il crocicchio, il giovane Robert, il Diavolo vestito a festa e il patto scellerato (per Robert, non per noi).

    E lì ti dirò, un po' perché di chitarra ancora ci capivamo poco, un po' perché Ralph Macchio non si tocca, un po' perché eccheccazzo è un film, non stiamo mica lì a fare le pulci a Indiana Jones e Luke Skywalker no?, insomma se poi musicalmente è poco credibile e poco attinente veramente al Blues, chissenefrega. Anzi, meglio, perché altrimenti il gran finale pirotecnico con Steve Vai non ci sarebbe stato e sarebbe stato un gran, gran peccato.

    Insomma, in questo film un po' tutti ci abbiamo lasciato un pezzettino d'anima ecco. E la chitarra però la suoniamo sempre da schifo.

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    1. Sei la conferma che Walter Hill fa solo film giusti, anche quando sono film minori ;-) Dai chi vuole suonare il Metal prima deve studiare il blues lo so anche io! No no altro che pippotto, mi piacciono questa storie di vita. Il paragone con la scatoletta dei croccantini forse te lo rubo sappilo ;-) Nel finale Hill ha fatto quello che fa sempre, usare il cinema per migliorare la realtà, ci voleva qualcosa di grosso, ci voleva Steve Vai. Grazie per il commento coinvolto, sicuramente più blues di quanto potrei mai fare io ;-) Cheers!

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    2. Caro Marco, oltre ai complimenti per la risposta appassionata vorrei condividere una passione comune: la ricerca di informazioni in un periodo in cui toccava sudarsele. Nel mio caso non si trattava di musica bensì di cinema, ma siamo lì: dove trovare informazioni su film anche solo leggermente distanti dal mainstream? Quello che citi era quello che succedeva anche a me: si ascoltavano sedicenti esperti (che non si sa dove prendessero le loro informazioni), si attraversavano città perché si diceva che in quella libreria laggiù c'erano testi specialistici, si leggeva di tutto e si faceva la media delle stupidate che si trovavano. Del tipo: A) Bruce Lee è morto combattendo contro una tigre; B) Bruce Lee non è mai morto: la media è C) Bruce Lee è morto! :-D
      Ricordo ancora con tenerezza quando mi innamorai della sigla di un telefilm ("Crime Story" con Dennis Farina) e tirai fuori tutti i dischi di "rock anni Sessanta" di mio padre, sentendo di tutto nella speranza di beccare quel brano: e alla fine lo trovai, "Runaway", altro che Shazam!!!
      La ricerca fa parte dei "chilometri" da masticare, e a forza di cercare si sviluppano anche tanti vaccini contro le "fake news", perché ad un certo punto hai sentito così tante bufale che le riconosci a naso :-P

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    3. Cronache dall'era analogica, vi comprendo in pieno, e per questo che apprezziamo doppiamente la tecnologia di oggi, perché abbiamo fatto la gavetta! ;-) Cheers

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  2. Carabara, Robert Johnson ed il suo patto sono citati anche nel distico 15/16 di Dampyr ed il mio amico ed ex allievo Carlo Lucarelli ha dedicato alla leggenda un episodio delle sue inchieste trasmesso tempo fa da Sky Arte.
    Io non posso aggiungere nulla a quanto detto/scritto da Boselli e da Lucarelli, ma tempo fa nel crepuscolo in una bettola dei Navigli meneghini ho incontrato una sagomaccia che sembrava scappata dai racconti di Beppe Viola e che tutti chiamavano Longailan che sosteneva di aver fatto ceduto l'anima a David Zard in cambio di due serate come prima portata in un paio di live di Sandy Marton.
    Shows in bettole come se ne possono trovare nei fumetti di Alan Ford, claro. Longailan suonava e cantava covers dei songs del Quartetto Cetra tentando un approccio alla Johnny Cash davanti ad un pubblico che nemmeno ne percepiva la presenza. Marton lo ignorava senza malizia. Longailan mi ha raccontato che dopo l'ultima esibizione aveva cercato di tornare a casa con l'autostop e lo aveva raccolto un tizio dallo sguardo mefistofelico che si era fatto raccontare perchè il suo passeggero fosse così triste.

    Sei mesi dopo il romanzo fantasy in cui si narra di Sir Gailan contro il Nero Signore Morton divenne un culto underground. So goes life. Ciao ciao

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    1. Ricordo le inchieste di Lucarelli, mi piace molto il suo piglio. Passare dall’Uomo in Nero Cash a strambi passaggi è un attimo, per quello che è successo in mezzo, bisognerebbe chiedere a Walter Hill di farci su un film, titolo provvisorio: “Meneghin adventure” ;-) Cheers!

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  3. CULT CULT CULT CULT. Da ragazzino ho visto per anni la copertina della VHS in Videoteca con Macchio che suonava la chitarra mentre un fulmune si scagliava su questa. Ero veramente piccino e ovviamente non sceglievo io i film da noleggiare, ma quella copertina sarebbe bastata per vedee e rivedere il titolo allo sfinimento. Solo qualche anno fa ho collegato che quel film che ogni tanto passava su italia 1 e che comprai in DVD (che ha una copertina completamente diversa da quella figa del vhs) era lo stesso che desideravo vedere da ragazzino. E strano ma vero è di Walter Hill, uno dei registi che non è tra i miei preferiti, ma "casualmente" ho visto ogni sua pellicola più volte, chissà perchè. Questo poi per un periodo è stato una piccola ossessione.

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    1. La verità è che Walter Hill è il padre nobile dei film “giusti”, anche quelli minori, restato tutti piccoli cult pieno di personalità e degni di nota, come questo che è strambo ma unico. Poi non si parla mai dei suoi massimi capolavori, figuriamoci dei film più piccoli, ma non mi stancherò mai di ripeterlo fino allo svenimento, è un maestro che ha messo su una filmografia invidiabile e troppo ignorata. Cheers!

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  4. Ennesima scoperta fatta sul Mereghetti. In effetti su Italia 1 non l' ho mai beccato mentre l' ho visto un pò di anni fa sul sat. Dopo la commedia Hill punta sul romanzo di formazione giovanilistica in maniera curiosa e stramba. Simpatici i due protagonisti, ma il film sembra non decollare e la parte con la ragazza è piuttosto noiosa.
    Il finale soprannaturale mi fece rimanere piuttosto basito. Le vittorie a sorpresa nello sport non mancano, ma addirittura uno scontro con il diavolo... o-O XD affascinante la scena al crocicchio XD, parola che da ragazzino mi affascinava.
    Effettivamente il più anomalo della filmografia di Hill assieme al precedente.

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    1. Dopo questo torneremo in territori più canonici per Gualtiero, questo è un film sulla mistica del blues, mitico anche per essere un film minore, sa come scaldare i cuori. Cheers!

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  5. Aspettavo questo post, e me lo sono goduto ^_^
    Grazie per la doppia citazione. Non sapevo nulla di blues quando ho visto il film, da ragazzo in VHS, e quindi la mistica del crocicchio e di Robert Johnson mi ha subito conquistato, prima ancora di sapere chi fosse Walter Hill. La "gara" col demonio mi ha colpito profondamente e la trovo una sequenza geniale, pur con tutti i suoi difetti: davvero un filmone da storia del cinema ;-)

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    1. Figurati doverose, ti ringrazio molto ;-) Visto da ragazzini é una favola di formazione, con un finale esplosivo, diretto meglio come gestione dei tempi e della tensione di Karate Kid, che invece va "solo" in crescendo, un piccolo cult, due anni fa non ho partecipato al tuo blog tour perché avevo già questa rubrica in testa, meglio tardi che mai ;-) Cheers!

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  6. Ma il brano finale non è una interpretazione di Steve Vai di una composizione, capriccio n^ 5 mi senbra, di Paganini quindi anche qui il diavolo...

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    1. Esatto! Infatti è una scelta brillante ;-) Cheers

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  7. Non era a conoscenza di questo, grazie per la condivisione, lo devo cercare.

    p.s. la citazione a ritorno al futuro è il top.

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    1. Guarda, punto un ideale euro sul fatto che potrebbe piacerti, fammi sapere se ci ho preso ;-) Non potevo resistere, la chitarra, la giacchetta, dovevo citarlo! Cheers

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