venerdì 31 maggio 2019

Johnny il bello (1989): Il destino lo porta scritto sulla faccia

Puoi togliere un uomo dalla strada, ma la strada rimarrà sempre dentro di lui. Questa frase è stata attribuita a tutti, da Tupac Shakur a qualche calciatore particolarmente tamarro, oggi la utilizzo anche io perché è al centro del film protagonista del nuovo capitolo della rubrica… King of the hill!
Visto che il tema del giorno sono le citazioni, me ne gioco subito un’altra, questa volta dalla paternità facile, pescando a caso da un dizionario online, la definizione di Noir è la seguente: «Si dice di genere letterario o cinematografico incentrato su vicende cruente e caratterizzato da atmosfere cupe e violente».

Anche alleandosi con Schwarzenegger, Danko incassa abbastanza bene, ma senza permettere a Walter Hill di poter dormire sonni tranquilli, mentre la sua attività di regista gira a vuoto alla ricerca di un nuovo soggetto, quella di produttore prosegue, oltre a fare da padrino alla saga di Alien, Gualtiero contribuisce alla serie tv “I racconti della cripta” che magari potrebbe anche entrare a far parte di questa rubrica, vediamo da che parte tira il vento.

Il periodo nero – anzi noir – della carriera di Gualtiero continua, ma nel frattempo l’unica costante di questo periodo è quasi esclusivamente una: continuare a rifiutare di dirigere l’adattamento cinematografico del romanzo “I tre mondi di Johnny bello” di John Godey, già adattato in una sceneggiatura da Ken Friedman.

Non ho letto il libro, quindi se avete domande chiedete a Lucius.
Walter Hill non è convinto, non tanto per la bontà del lavoro di Godey, autore di romanzi “neri” americani, ammettiamolo, molto nelle corde del nostro Gualtiero, più che altro è convinto che la trovata del criminale che cambia faccia grazie alla chirurgia estetica sia un trucchetto, qualcosa che il pubblico non si berrebbe mai, non senza l’attore giusto, almeno, qualcuno davvero capace di mettersi al servizio della storia.

“I tre mondi di Johnny bello” continua a passare di mano fino a finire in quelle di Al Pacino e del regista Harold Becker, i nomi che a lungo sembravano destinati a portare il libro di Godey sul grande schermo, almeno fino al momento in cui Pacino non ha deciso che tutta la vicenda per lui era davvero troppo da B-Movie, preferendo “Seduzione pericolosa” (1989), guarda caso, diretto proprio da Becker con nel cast la bellissima Ellen Barkin, occhio che più avanti la bionda torna buona.

Anche in versione “nei panni di una bionda mora” sempre bellissima (se volete le foto su Mickey Rourke scorrete sotto)
Intervistato dal Philadelphia Inquirer, Walter Hill dichiara di aver rifiutato la regia qualcosa come quattro volte (storia vera), nessun produttore crede alla trama, nessun attore vuole nascondersi la faccia dietro al pesante trucco ed è a questo punto della storia che entra in scena la mitica Carolco ma soprattutto, Mickey Rourke.

Pochi hanno sventolato la bandiere del “bello e dannato” come ha fatto Rourke in vita sua, il divo sexy di "9 settimane e ½" (1986) e “Orchidea selvaggia” (1989) con la passione per il pugilato, la “vita loca” e ogni genere di eccesso. In quel periodo era tenuto così in considerazione da potersi permettere anche di trovare produttori per un film sulla sua passione per la boxe, scritto ed interpretato come “Homeboy”, insomma Mickey, chiedi e ti verrà dato, anzi ti verrà dato e basta.

Vi ricordate la pubblicità dell’uomo che non deve chiedere mai? Ecco, lui!
“Johnny il bello” diventa una realtà quando l’attore s'interessa alla sceneggiatura, la Carolco per lui mette insieme venti milioni di fogli verdi, con sopra la faccia di altrettanti presidenti defunti che non sono pochi – e alla luce del film finito sembrano anche tanti – ma l’ultimo passo lo fa Walter Hill. Il divo preferito di tutte le signore del pianeta e il regista che parla solo il mercoledì (e nemmeno tutti) si annusano, si piacciono, Hill capisce che Rourke è quello giusto per dare un volto a “Johnny Handsome” e stranamente Mickey non fa troppo il pazzo sul set, o almeno, se lo ha fatto Hill non se ne lamenta, non come ha fatto Alan Parker ai tempi di “Angel Heart” (1987). Mi piace pensare che Hill con il suo approccio da pistolero del West sia andato da Rourke dicendogli: «Farai il bravo ragazzo, vero?» e da li tutto pesche e crema.

Walter il bellissimo. Nessuno è figo come lui quando dirige.
Non giriamoci attorno: la storia di John Sedley, ironicamente battezzato “il bello” per via del suo volto deforme dalla nascita è puro noir, Walter Hill lo dirige proprio in questo modo, utilizzando la fotografia curata dal fidato Matthew F. Leonetti, passando per le musiche, ovviamente curate dal sodale Ry Cooder che qui fa cantare alle corde della sua chitarra un blues malinconico intervallato solo da qualche momento “Cajun”, complice anche l’ambientazione del film, la città di New Orleans.

Nessuno ha mai creduto a Johnny, con quella faccia da “Elephant Man” è stato il bersaglio di tutti, ma "dentro il core suo brucia il fomento" (oggi va così, sono in vena di citazioni), la scena chiave per capire Johnny è quella in cui confessa il ricordo d’infanzia, del ragazzino che lo prendeva per il culo perché ad Halloween con quella faccia, lui non aveva bisogno della maschera, la risposta di Johnny alla provocazione dice tutto di lui: «Gli ho fatto uscire la merda dagli occhi», giusto per usare la quota minima di parolacce tipiche dei film di Hill.

No, non è il post su "Dietro la maschera" (1985) è ancora la rubrica su Walter Hill.
Sì, perché “Johnny Handsome” ha tutte le caratteristiche dal noir, a partire dal protagonista dannato e con il destino inevitabilmente segnato, ma la storia ha dentro di sé molto più di questo, Walter Hill risale la corrente su fino a classici come il già citato “Elephant Man” (1980) o ancora meglio, “Operazione diabolica” (1966) e soprattutto "Occhi senza volto" (1960), ma se il film di Lynch era un dramma, quello di John Frankenheimer si giocava satira e fantascienza e quello di Georges Franju svoltava deciso verso l’horror, Walter Hill mantiene il noir come sua stella polare da seguire.

I cinque minuti iniziali di un film sono fondamentali perché ne determinano tutto l’andamento, vi dirò di più, per “Johnny il bello” sono i primi quindici ad esserlo, roba da antologia. In un attimo e un paio di flashback in bianco e nero velocissimi, Walter Hill tratteggia tutto il mondo del suo protagonista, un basista, uno bravissimo a creare piani criminali per gli altri, che nessuno rispetta perché è nato con una faccia da film dell’orrore, l’unico che lo ha trattato con rispetto è il suo amico Mike (Scott Wilson) che, però, rischia di perdere il suo locale per qualche vecchio trascorso e troppi debiti, bastano frasi come: «L’unica garanzia che ho portato in banca è stata una Smith & Wesson» per farvi venire voglia di vedere come continua la storia.

Come si dirigono le rapine in paradiso, ringraziate Gualtiero per lo spettacolo.
Non abbiamo nemmeno iniziato ed entrano in scena due miti Lance Henriksen ed Ellen Barkin (ve lo avevo detto che sarebbe tornata) nei panni di Rafe e Sunny, lui magro come un chiodo e duro allo stesso modo come solo Henriksen sa essere, lei cattiva come il veleno, due stronzi di prima categoria perfetti per il lavoro, due “Cani da rapina” (questa ve la spiego più avanti…) per alleggerire un negozio di numismatica di tutte le sue monete antiche.

La regia di Hill è micidiale, se non lo avete mai fatto, dovreste vedervi “Johnny Handsome” anche solo per la rapina iniziale. Gualtiero dirige la scena dall’interno dell’auto, con i rapinatori in attesa prima del colpo una scelta d’inquadrature che verrà replicata identica da Tarantino per il suo film d’esordio “Le Iene” (1992, titolo originale “Reservoir Dogs”… cani da rapina, ecco la spiegazione), così abbiamo anche spiegato perché Chris Penn in quel film era soprannominato ironicamente “Il bello”.

Walter Hill dirige l’azione in maniera serrata, l’uso delle maschere di carnevale durante la rapina è l’ennesima occasione per Gualtiero di omaggiare Jean-Pierre Melville, visto che è lo stesso espediente usato in “Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide” (1966). Ma il bello - non Johnny - è come Hill faccia largo uso di primissimi piani sulle maschere. Può sembrare strano vedere delle inquadrature così ristrette durante una scena d’azione, ma oltre ad aumentare la tensione e il coinvolgimento, è chiaro che Hill voglia tenere la nostra attenzione sulle “facce” dei protagonisti, senza ombra di dubbio “Johnny Handsome” è il film con maggior numero di primi piani della filmografia di Hill, una lezione su come si comunica per immagini.

Forest "Lui è bello dentro, lui è sensibile, piu' dolce di uno sfacciottino di papa' Barzotti" Whitaker.
La rapina, ovviamente, va in merda, l’unico ad essere beccato è Johnny e la sua faccia lo aiuta a beccarsi i lavori forzati nei campi di cotone prima e dopo un po’ di coltellate, gentile omaggio di Rafe e Sunny per tentar di tappargli la bocca per sempre. Sono passati quindici minuti di film ed è successo già di tutto, compreso il fatto che Johnny viene scelto per un programma rivoluzionario di medicina applicata al recupero dei criminali, sponsorizzato dal dottor Steven Fisher (Forest Whitaker).

Il processo di trasformazione è lento, Johnny deve imparare nuovamente a fare tutto, anche parlare, piano piano Mickey Rourke può togliersi le parti in gomma del trucco prostetico per simulare la deformità del suo volto e tornare ad essere il “Bell’uomo” che spingeva le signore a correre al cinema solo per vederlo.

Ed è qui che nel 1989, partivano le urla femminili e il lancio della mutande verso lo schermo.
Il chirurgo crede fortemente in lui, sa che l’operazione cambierà per sempre la vita a Johnny («Io sarò sempre Johnny il bello», «Io ti darò un nuovo nome, una nuova faccia») il perfetto contro altare del personaggio positivo, interpretato da Forest Whitaker, è un altro attore nero, Morgan Freeman, sotto il cappellaccio da Cowboy del tenente A.Z. Drones, l’uomo che da tutta la vita sta sul fiato sul collo a Johnny. Visto che Walter Hill con i suoi film ha sempre dimostrato una grande predilezione per la storia antica, potrebbe dire che lo sbirro è una specie di coro greco, il personaggio che ricorda costantemente a Johnny che lui viene dalla strada, che non cambierà mai nemmeno se oggi è davvero “Handsome”, come lo chiama ancora salutandolo, con fare canzonatorio. Ogni tanto, quando mi riguardo il film, penso che per come lo vediamo nella prima parte della pellicola, il personaggio di Morgan Freeman poteva essere solo una voce nella testa del protagonista, teoria che salta quando inizia ad interagire con gli altri, ma questo non cambia il suo ruolo: un memento mori con cappello a tesa larga.

Morgan si esibisce nella posa tipica dei personaggi di Walter Hill.
Johnny riga dritto, inizia a fare un lavoro onesto e incontra anche una brava ragazza come Donna (Elizabeth McGovern), diventa un eroe Springsteeniano sì, se non fosse per i lampi del vecchio se stesso che torna a grattare la porta, come quando l’ex fidanzato di Donna le rompe un po’ troppo le palle, o le ovaie fate voi. Ma come dicevamo, puoi togliere un uomo dalla strada, dargli una faccia nuova, ma la strada rimarrà sempre dentro di lui e infatti Johnny torna alle vecchie abitudini e organizza un colpo solo per avere nuovamente a bordo Rafe e Sunny, il tutto per vendicare il vecchio amico Mike.

"Ciao. Sono il nuovo ragazzo di Shellie Donna e sono fuori di testa" (quasi-cit.)
Quali sono i difetti di “Johnny il bello”? Essenzialmente il bisogno smodato della storia, di vivere e morire sulla sospensione dell’incredulità del pubblico. Non tanto per quanto riguarda la chirurgia che fa riemergere Mickey Rourke dal trucco, quanto proprio per il fatto che nessuno dei suoi vecchi compari sospetti di lui, o almeno non così presto, nemmeno quando lui si presenta spavaldo come se li conoscesse, nemmeno quando si “orizzontalizza” Sunny per entrare nelle sue grazie… Ok, potevo fare una scelta di parole più accorta, me ne rendo conto.

“Johnny Handsome” è uno di quei film in cui le cose accadono e per apprezzarlo non devi troppo stare a pensare al perché, di fatto Walter Hill ripeterà la stessa struttura del film con Nemesi (The assignment) che, però, risulta ancora più sfilacciato nello sviluppo al limite del (volutamente) fumettistico, anche se supportato proprio come “Johnny il bello” da grandi interpretazioni da parte del cast.

"Johnny tu sarai anche bello, ma non sarai mai Lance"
Lance Henriksen regala carisma come al solito, Morgan Freeman e Forest Whitaker sono i poli opposti, quasi l’angioletto e il diavoletto sulle spalle del protagonista, ma una menzione speciale la merita Ellen Barkin, che ha dichiarato che sì, “Seduzione pericolosa” avrà anche incassato tanto permettendole di lavorare con un “mostro” come Al Pacino, ma lei si è divertita molto di più ad interpretare quel “mostro” di Sunny. Walter Hill ha sempre riempito il suo cinema di tipe toste, spesso non trattate proprio con i guanti bianchi degli uomini delle sue pellicole, giusto per usare un largo giro di parole, ecco Sunny è una dei pochi personaggi femminili cattivi e felici di esserlo, una manipolatrice che usa il sesso per raggiungere i suoi obbiettivi, oggi un personaggio così sarebbe una macchietta, grazie ad Ellen Barkin, invece, funziona alla grande.

Ma a caricarsi il film sulle spalle è proprio Mickey Rourke, una prova dolente la sua, aveva ragione Walter Hill tanto per cambiare, questa storia aveva bisogno di un attore in grado di “venderla” al pubblico dando spessore e tragedia a Johnny, infatti tutte le parti del film poco credibili, non sono mai imputabili a Rourke che con il linguaggio del corpo sembra uno sconfitto nato, ma allo stesso tempo una tigre pronta a colpire.

Bello bello in modo assurdo (Zoolander levati, ma levati proprio).
In trent’anni, per essere un film minore, ha tenuto la prova del tempo piuttosto bene, mentre lo rivedevo per questa rubrica mi sono trovato a pensare alle parole di un’altra opera fortemente influenzata dal noir, ovvero quando Dwight in “Sin City: Un'abbuffata di morte” di Frank Miller diceva: «Sono un killer con una faccia nuova». Con la differenza che Dwight provava a cambiare vita, mentre Johnny non ha mai dimenticato la strada dentro di lui, quella da cui provengono tutti i guerrieri del cinema di Walter Hill.

Forse alla fine aveva ragione il beffardo tenente Morgan Freeman, Johnny “Il bello” non sarebbe cambiato mai e, a proposito di beffe del destino, chi è che interpretava Marv nel film di “Sin City” (2005)? Ma tu pensa, Mickey Rourke.

“Dieci a uno che Cassidy fra un po’ vi propina la filastrocca sull’arte che imita la vita, quanto ci facciamo?”
 Se non fosse per una parte centrale dove il ritmo cala vistosamente, “Johnny il bello” è ancora un solidissimo film, Hill riesce a tenere il pubblico sul filo durante lo scontro finale tra Rafe e Johnny, proprio perché in 94 minuti ormai ci siamo affezionati a questo perdente maledetto fin dalla nascita e anche questa volta, in un modo beffardo e tragico come solo il destino può essere, Walter Hill era riuscito a vedere più lontano di tutti gli altri. Trent’anni dopo la faccia di Mickey Rourke è ancora oggetto di chiacchiere, la vita che imita l’arte.

“Cosa vi avevo detto? Poi ditemi che non eravate stati avvisati”
Per oggi è tutto gente, ci vediamo ANCORA qui tra sette giorni, anzi fatemi fare il conto, si ok… ANCORA 168 ore ci separano dal prossimo appuntamento! Intanto non perdetevi la locandina d'epoca di questo film dalle pagine di IPMP!

16 commenti:

  1. Mai visto,me lo vedremo prossimamente.

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    1. Merita, anche solo per il fatto che non esiste quasi nulla di simile a questo film, l’unico che gli somiglia (The Assignment) lo ha diretto proprio Walter Hill ;-) Cheers

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  2. Carabara, ho sempre apprezzato i tuoi post, ma questo è addirittura scritto come avrei potuto scriverlo io, se non fossi stato dotato dagli dei di una sintesi che nemmeno Ray Carver nei suoi racconti. Mi invidi, lo so, perchè anche per te vale il motto secondo cui per coloro nati in uno strano Paese a forma di stivale l'arabesco è la distanza + breve tra due punti. Sto divagando, scusami, come mi capita solo quando parlo di sintesi.

    Ricordo che al tempo del film di Hill, Rourke rilasciava interviste spiegando appunto che la tragedia del personaggio era nel cambiare fuori e non dentro. Ironico quanto oggi sia davvero diverso fuori. La signora Barkin - senza arrivare ai livelli di Quellodellamoto - si sta incamminando sulla Pattypravo street ed è davvero un peccato perchè presto non riconoscerò la diva di Sea of Love.
    Immagino tu sia già al corrente della cosa, ma Walter Hill sta accarezzando l'idea di rimettere insieme il dinamico duo per un noir di cui tento - chissà se ci riuscirò - una sintesi.
    Big Barka Bravo è una tostissima pulotta/o che da anni - per cacciare il tostissimo criminale Bishop Roark ( diavolo di un Walter che in colpo solo cita il cardinale Roark di Sin City ed un personaggio del suo amico Lance il Chiodo ! ndr )- è arrivata al punto di cambiare più volte financo il sesso e la stazza e la fazza, fino a riuscire a fermarlo dopo una rapina da manuale nella quale Roark e soci hanno maschere di personaggi Disney. Non credo di doverti dire da chi è mascherato Mickey Rourke...
    Roark è trafitto da tante pallottole che non sarebbero bastati i cerotti di Marv a stigmatizzarle e sembra in coma, ma è l'unico a sapere dove atterrerà uno stealth che riporta negli States Freeman Love, un pericoloso chimico che intende rivoluzionare il mercato delle droghe con la micidiale , novissima sea of love. BBB si offre volontaria per un intervento chirurgico che scambi i volti dei due antagonisti e si infiltra nella posse del suo vecchio avversario. Nel frattempo Roark si riprende e scappa. Fin qui immagino avrai l'impressione di aver già visto qualcosa del genere. Lo scarto di Hill è nella circostanza che , forse, BBB e Roark sono due vocine nella zucca del mutante psicotico Lance " The Forest " Morningstar affetto da schizofrenia acuta come nemmeno Legion. Brr. Non so dove prenda idee come queste. Ciao ciao

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    1. Un onore leggerlo, un onore davvero specialmente tra persone come noi, affette dall’incapacità genetica di essere sintetici. Ci credi se ti dico che ero un po’ in “crisi” (parole grosse) prima di questo post? Temevo di non avere abbastanza argomenti, poi sono arrivato alle mie canoniche quattro pagine buttate giù come ridere è l’ipocondria mi è passata (storia vera).

      Ho sempre avuto una predilezione per la Barkin, anche in questo sono Gilliamesco (ha inseguito la bionda per mille film, ma l’ha diretta solo in uno) ora potrebbe interpretare Patty Pravo nella biografia della sua vita (e Patty Pravo potrebbe fare il Na’vi in uno dei prossimi “Avatar” di Jimmy Cameron) ma una volta era tipo la mamma sexy di Jennifer Lawrence, che un giorno scopriremo essere stata clonata dallo Sciacallo partendo dal DNA della Barkin.

      Quando non fa western in odore di classico, Hill fa dei discreti viaggi mentale, questo Rip-off di “Face Off” (ma cosa sto scrivendo?) potrebbe completare la trilogia insieme a “Johnny bello bello in modo assurdo” e “Michelle il donnouomo”. Sempre cara mi fu la citazione a Roark così come Morningstar, sarà che sto guardando “Lucifer” in questi giorni, Mickey mascherato da Mickey è un colpo di genio, così come pensare ad un casto con Rourke e Barkin, già pronto per essere trasmetto da (gli ex) Bellissimi di rete 4. Cheers!

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  3. Ma è Massimo Dapporto nella copertina del libro di Johnny!
    Mi hai messo la curiosita° cosa ha combinato Rourke sul set di Angel Heart?
    Ma quindi niente, Johnny è diventato bello ma nella sua vita è cambiato poco? Significa che l'estetica non conta, ma conta il ruolo che ti viene affibbiato o da cui non riesci a uscire?

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    1. Oddio è lui davvero! :-D
      L’inferno, che poi è il tema di “Angel Heart”, immaginate tutte le sparate da divo classiche, con il fatto che Alan Parker non è Walter Hill, lui parla (e si lamenta), una volta mi piacerebbe affrontare “Angel Heart” anche solo per le storie tese sul set.
      Esatto, Hill è bravissimo a suggerirci dove sta il cuore di Johnny, infatti il film inizia e finsice con una foto di lui e del suo amico, l’unico che lo ha trattato bene malgrado il suo aspetto. Per questo “Johnny il bello” è un film noir nel midollo, ha un protagonista che cambia tutto, per non cambiare niente e per questo con il destino già segnato. La scoppiettante visione del mondo di Hill è spesso sottovalutata, come un po’ tutto il suo cinema. Cheers!

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  4. Ah, il bel "portacenere umano" Rourke. Bello in modo assurdo, negli anni '80 avrebbe potutto fare quel cavolo che voleva che tanto un film con lui avrebbe avuto nugoli di donne urlanti come pubblico (il suo posto poi venne preso da Costner). Già non era proprio in bolla, col passare degli anni ha pure sbroccato del tutto. Peccato perché oltre che bello, Rourke era pure bravo. Se aveva voglia...
    Non lo rivedo da una vita questo film di Hill però mi pare di ricordare che Rafe e Sunny credono che Johnny sia morto, accoltellato finché lavorava nei campi. Per questo non sospettano nulla. O sbaglio?

    Comunque gran bel film! Adesso devo per forza rivedermi la scena della rapina.

    P.S.: il venerdì per me è un giorno un po' così e spesso non riesco a commentare... Anche il "ritorno del duo" del prossimo venerdì, ahimè, non mi vedrà presente.

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    1. Per gli altri bello e dannato è un modo di dire, per Rourke uno stile di vita. Si Rafe e Sunny lo credono morto dopo le coltellate, ma quando si vedono arrivare sto biondo che sembra sapere tutto di loro, nemmeno un sospetto? Diciamo che il film vive e muore sulla sospensione dell'incredulità. Non ti preoccupare capo, è per quello che hanno inventato il sabato ;-) Cheers!

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    2. "Peccato perché oltre che bello, Rourke era pure bravo. Se aveva voglia..."

      Già! Quell' anno fu anche un grande San Francesco.

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    3. Bello quello, mi ricordo che venne citato parecchio ai tempi di "The Wrestler" ricordando il Rourke "buono". Cheers

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  5. Continuo a "pensare" a come risponderti dimenticandomi di farlo :-D
    Ovviamente stai salendo di livello e non ti invidio proprio a gestire un ciclo di film in cui i titoli assumono titanica epicità ogni settimana. Temo che i millennials, con le loro tutine e pigiamini, non potranno capire quanto è stato esplosivo questo film e quanto il noir spaccasse di brutto. Se poi in uno stesso film metti il noir, Walter Hill, Rourke quando era Rourke, Ellen Barkin che mandava a fuoco ogni inquadratura, la spigolosa cazzutaggine di Lance Henriksen e vagonate di attori da togliersi il cappello, con una storia crudele come il noir sempre dev'essere, capisci perché Gualtiero è il Re della Collina ^_^
    Come raccontai tempo fa, ho visto questo film appena uscì al cinema riuscendo a portarci la compagna di scuola di cui ero invaghito: lei non mi guardava neanche di striscio, ero il tipico sfigato occhialuto che nel 1989 non faceva "intellettuale", ma solo sfigato occhialuto, eppure Rourke fece il miracolo: non c'era essere femminile nell'universo che non andasse in ebollizione anche solo a nominarlo, quindi piuttosto di vederlo su grande schermo - e vederlo in uno dei suoi migliori film in assoluto - la ragazza accettò l'invito. Grazie Mickey, ti devo una birra :-P
    Pensa che sebbene fossi già da tempo malato di cinema, quel giorno in sala non conoscevo nessuno di questi incredibili attori, anche perché - sembra strano a dirlo oggi - erano tutti "giovani" appena arrivati in serie A. Forest Whitaker pensa che l'ho "conosciuto" di più l'anno dopo, quando girava Hong Kong in cerca di Frank Dux in "Senza esclusione di colpi!" :-D
    Anni dopo mi è capitato di rivedere il film, e per tutta la durata non ho fatto altro che dire "Oh, ma guarda quello!" "Oh, quant'era giovane!", "Oh, ma c'è pure lui!" Un bignamino della new generation attoriale dell'epoca.
    Per finire, un'annotazione "da vecchio". Purtroppo il pubblico del Duemila non sembra interessato a storie adulte, e il noir è il re delle storie adulte. Parla di uomini che magari sono buoni dentro, ma fanno cose cattive: o spinti dalla vita, o spinti dalla donna sbagliata. Mi piace identificare il genere con lo splendido titolo italiano di un romanzo nerissimo: "Con lei fino all'inferno". Non sempre il protagonista si rovina per una donna, per esempio in Hill ci sono spesso vari altri fattori ed è per questo che è un grande narratore del genere: c'è l'appartenenza ad un gruppo, che sebbene criminale è sempre la tua famiglia, la tua gente, c'è la vendetta personale, il riscatto di tutto ciò che si è subìto, e via dicendo. Tutte tematiche non mi sembrano siano minimamente rappresentate nel grande cinema degli ultimi vent'anni, pieno di supertutine e superpoteri, di battutone e battutine e via dicendo. E' un peccato non ci sia rimasto nessuno che abbia voglia di raccontare storie alla Johnny il Bello, magari in prodotti indipendenti, perché c'è sempre bisogno di nero nelle nostre vite: come sai che ti stai comportando bene... se non scopri quanto ci si possa comportare male?

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    1. Blogger dovrebbe integrare l'opzione "commenti neurali" ;-) NOn ho voglia di finirla questa rubrica, perché mi sto divertendo molto (e spero anche i lettori) ma perché dici bene, vuol dire tornare alla quotidianità di film dove tutto deve essere avvolto nell'ovatta, senza spigoli vivi, indossa dove il nero è bandito. Dici bene trovo assurdo che nemmeno il cinema indipendente sia più interessato a questo tipo di storie. Hill qui era stato un precursore (come suo solito) anche per gli attori, per quella birra penso che Rourke sarebbe contento, ma dovresti metterci vicino qualcosa di più forte perché il ragazzo è un discreto lavandino ;-) Cheers!

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  6. ottima recensione grazie.

    mi permetto due cose due

    1) le iene è del 1992 non del 1997
    2) leggiti il libro di charles bukoski "hollywood hollywood"

    il grande bukoski racconta la genesi del film "barfly" e ( come ho sempre sospettato ) ci racconta di un micky rourke bem diverso dal " bad boy" di cui lo stesso rourke ha contribuito a vcreare il psrsonaggio.

    se sniffi fumi e bevi ad oltranza non ci arrivi a 70 anni.

    grazie

    rdm

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    1. Cavolo hai ragione grazie per la segnalazione, ho sbagliato a digitare anche perché nei contenuti speciali del DVD di “Le Iene” Tarantino (che è un gran chiacchierone) parla anche di Walter Hill, che è chiaramente tra i registi che lo hanno influenzato. Ti ringrazio ho corretto la data!
      Mi manca quello, ne ho letto qualcuno di Bukowski ma quello mi manca, lo cercherò, gracias. Cheers!

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  7. il bisogno smodato della storia

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    1. Si, è quello che ho scritto, mi pare giusto no? Però magari mi sono perso un pezzo ;-) Cheers

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