giovedì 9 maggio 2019

Cimitero vivente (1989): Non voglio essere seppellito (in un cimitero per animali)

Sono sempre stato più il tipo di persona che preferisce i cani, ma una volta ho quasi adottato un gatto. Cioè girava sempre per il cortile di casa mia, una volta sono dovuto correre a “salvarlo” perché lo avevano chiuso per errore dentro un garage (Storia vera). Non proprio una cima di felino ecco, però aveva il suo fascino, era un grosso Certosino, lo avevo ribattezzato “Il signore del male” perché mi spuntava sempre alle spalle, stando immobile a fissarmi come Alice Cooper nel film.

Ho ripensato al signore del male l’altro giorno, mentre mi riguardavo “Cimitero vivente” pensando: «Ma perché Stephen King non ha mai vinto il Nobel per la letteratura?» il mio cervello fa strani collegamenti a volte.

Se non bastasse il contributo dato dai romanzi di zio Stevie alla cultura popolare, non credo esista un singolo altro autore, che ha potuto contare su così tanti adattamenti cinematografici e televisivi delle sue storie. Anzi King è diventato proprio una tappa obbligata per ogni autore che vuole scrivere il suo nome sul grande libro del cinema Horror. Anche perché parliamoci chiaro, ha avuto il tempismo di sfornare libri proprio quanto tutti i più grandi erano al loro meglio.

Chi può vantare di aver avuto il suo primo romanzo “Carrie”, portato al cinema da uno come Brian De Palma nel 1976? Seguito a ruota dal film per la tv “Le notti di Salem” (1979) per la regia di Tobe Hooper e poi completare la trilogia con, niente una robetta, “Shining” (1980) diretto solamente da Stanley Kubrick. Non proprio la pizza con i fichi.

La reazione di zio Stevie quando gli mettono i fichi sulla pizza.
Eppure zio Stevie non ha mai sopportato il trattamento riservato da Kubrick al suo romanzo, non è difficile capire il perché se lo avete letto. Al pari di “Pet Sematary” (pubblicato nel 1983) “Shining” è la cronaca della peggiore paura di un padre di famiglia che ama i suoi cari: perderli in modo violento, per propria mano - animata da demoni nella bottiglia – oppure peggio, per destino avverso. La differenza tra le due storie? Piccola ma sostanziale, in “Shining”, King non rinuncia ad una specie di lieto fine (negato da Kubrick nella sua versione cinematografica) mentre “Pet Sematary” è uno dei pochissimi romanzi di King in cui l’autore del Maine, non si è fatto come al solito prendere dal caramello che ha nelle vene, scrivendo uno dei finali più cattivi della sua bibliografia.

Con il dente ancora avvelenato per il lavoro fatto da Kubrick, nel 1982 King decide di conquistare il mondo del cinema mettendosi in proprio, aiuta avere come amico un maestro come George A. Romero, infatti Creepshow è ancora un capolavoro senza sterzo. Nel 1984 proprio zio George avrebbe dovuto dirigere l’adattamento di “Pet Sematary” ma con il progetto in continuo slittamento, Romero purtroppo ha dovuto passare la mano (storia vera), vi lascio del tempo per mordervi le nocche per il film mancato.

Tocca metterci una pietra sopra, e magari poi anche un gatto.
Le case di produzione avevano capito che King poteva essere un traino per le loro produzioni, anche medio piccole, Christine e La zona morta ne erano la prova, però erano diretti da due maestri del cinema (e che Maestri!). Mettiamoci poi che in quel particolare momento della vita, il nostro zio Stevie era in fase “EGOMANIA E DOMINIO DEL MONDO!”, benzinato a birra e polverina, più o meno il carburante di cui si è nutrito il suo esordio alla regia, quell’adorabile follia di Brivido.

Attorno al 1989 pur di avere King a bordo di una produzione tratta da un suo romanzo, la Paramount Pictures era disposta a tutto: «Vuoi scriverla tu la sceneggiatura Stephen? Prego accomodati, chi meglio di te potrebbe!». Quando dico tutto, intendo dire proprio tutto, anche spostare le riprese del film nel Maine, in modo che King fosse ad un tiro di schioppo da casa sua, oppure far venire giù il suo gruppo preferito a firmare un pezzo inedito per la colonna sonora. Un po’ come se per convincere me a fare qualcosa, qualcuno pagasse i Pearl Jam, ecco uguale, solo che King ha voluto i Ramones, che incidentalmente sono tipo il mio gruppo punk del cuore, così, giusto per dirvi quanti motivi ho di volere bene a questo film.

L’errore di scrittura voluto, in italiano avrebbe potuto diventare: "Simetero vivente"
La leggenda vuole che Dee Dee Ramone, dopo aver ricevuto una copia del libro da King, sia tornato un’ora dopo con il testo della canzone già pronto. Prendetela con le pinze perché va bene che i libri dello zio si leggono che è una meraviglia, ma un’ora mi sembra davvero poco. Sta di fatto che la loro “Pet Sematary” è un pezzo che non mi stancherà mai, ma quando pensiamo al contributo di King alla cultura popolare, metteteci dentro anche questo.

Ci sono stati tanti adattamenti Kinghiani diretti da registi di scarsa fama, “Pet Sematary” da noi trasformato nel più diretto “Cimitero vivente”, fu forse il primo film diretto da uno sconosciuto, anzi pardon, da una sconosciuta. Si perché Mary Lambert arrivava dai videoclip, ne aveva diretti per chiunque, ma soprattutto quelli che hanno contribuito a lanciare la carriera, di una di cui potreste aver sentito parlare, Madonna. “Like a Virgin”, “Material Girl”, “La isla bonita” e il controverso “Like a Prayer”, tutti farina del sacco della Lambert. Scusate se è poco.

Mary Lambert al lavoro sul set, sotto la supervisione degli occhialoni di King.
Adattando lui stesso per il cinema il suo romanzo, il risultato finale è un film molto fedele al libro di King, che traeva la sua ispirazione dal breve racconto horror “La zampa di scimmia” (1902), lo conoscete di sicuro anche solo se guardavate i Simpson. Ma il concetto chiave è molto semplice: un padre che fa quadrato attorno ai suoi cari, e pur di proteggerli e salvaguardare lo status quo della sua famiglia è disposto a tutto, negando il lutto e la morte con tutto quello che è lecito, ma anche illecito, tipo il terreno sacro degli indiani Mic-mac, dove sorge il cimitero degli animali, un posto in cui se ci seppellisce il tuo amichetto prematuramente scomparso, quello non resta morto a lungo, ma quando torna, lo fa in un modo che posso descrivere solo citando le parole (da brivido) del romanzo: a volte la morte è meglio.

Devo aver visto “Cimitero vivente” per la prima volta da bambino, probabilmente durante qualche Notte Horror (sempre sia lodata!), già allora era un film capace di restarti attaccato addosso come il catrame, lasciandoti strascichi oscuri nei giorni a venire. I miei cugini più grandi ne erano terrorizzati, io sono cresciuto ascoltando i Ramones, e la colpa il merito penso sia in buona parte anche di questo film.

One! Two! Three! Four! Hey Ho! Let's Go.
A trent’anni dalla sua uscita "Pet Sematary" non ha perso un grammo della sua forza, anzi è più letale oggi che mai, per due ragioni fondamentali: la prima è che nel frattempo Padre Tempo lavora ai fianchi per farmi mettere nella condizione di comprendere a pieno le scelte - anche tragiche - di Louis Creed. L’altra ragione più diretta ma altrettanto efficace: “Cimitero vivente” le prova tutte per passare per uno di quegli horrorini di poco conto, le facce che lo popolano, la recitazione un po’ stereotipata quasi da vecchia serie televisiva americana. Ma poi appena ti distrai un attimo ti tira un pugno alla bocca dello stomaco, uno in piena faccia e a quel punto, inizia a darti calci nella palle. Con gli anfibi.

Si inizia come iniziato TUTTI gli horror, con la famigliola felice che cambia casa. I Creed sono composti da papà Louis (Dale Midkiff, che forse ricorderete giusto per un celebre meme tratto proprio da questo film), mamma Rachel (Denise Crosby), la piccola “Precoc” dai sogni premonitori Ellie (Blaze Berdahl) e l’ancora più piccolo Gage, un puttino biondo con la faccia di Miko Hughes, di anni DUE, lasciatemi l’icona aperta, che lui merita un discorso a parte.

Noi appassionati di horror siamo a favore della famiglia tradizione. Nel senso che è tradizione che muoiano male.
Il loro vicino di casa ha la faccia losca del classico vecchio degli horror che ti mette in guardia dal disastro, ha la funzione di aggiornarci sulla pericolosissima statale lungo cui corrono, sfrecciano, volano camion a tutta velocità (con autisti che spesso ascoltano “Sheena is a punk rocker” dei Ramones) oppure sul cimitero degli animali e le sue leggende Indiane. Ma soprattutto di ammonire Louis, raccontandogli di quella volta in cui qualcuno ha seppellito lassù l'amato figlio, eroe di guerra decorato, solo per vederlo tornare ben diverso da prima.

“Ora ti racconto una storia di King”, “Non so se ho voglia di sentirla”
Mary Lambert è millimetrica del suo prendersi tutto il tempo che gli serve per scoprire le carte, posizionando i personaggi sulla scacchiera, facendoci affezionare a tutti, anche al Certosino di nome Church (diminutivo di Winston Churchill) e al destino delle sue palle. Dopodiché manda in scena un film in cui la morte è ovunque, quasi palpabile, così presente che lo stesso Stephen King fa una comparsata nel film, è il prete che celebra uno dei (tanti) funerali, così, giusto per dirvi che aria tira.

“Cimiteri viventi, bare volanti, qui avrete bisogno di una benedizione”
Ogni trovata, anche la più insipida (la vicina di casa con i dolori di stomaco) è un presagio funesto, che aggiunge tragedia la dove la tragedia deve ancora accadere, ma è già nell’aria. Persino il giovane corridore, che Louis non riesce a salvare in sala operatoria, ci fa capire che questa storia non proseguirà con l’aiuto della medicina, il ragazzo sembra lo spettro sanguinolento dell’amico del protagonista di “un lupo mannaro americano a Londra” (1981) ma in misura minore.

“Hai un moment? Sento un leggero mal di testa”
Per essere un film diretto da una donna poi, il punto di vista è completamente maschile, questo è l’incubo di un padre, in cui le mazzate arrivano belle forti, alla faccia del pensiero comune che vuole le donne dietro la macchina da presa, tutte intente a dirigere i sentimenti e le emozioni, mentre le farfalline colorate volano del cielo e tutte quelle menate lì.

Quando anche la recitazione sembra quella un po’ di plastica di una serie televisiva, “Cimitero vivente” tira fuori i gomiti e li usa per farti male, anzi direi che colpisce proprio sotto la cintura. Il flashback di Rachel alle prese con l’agonia della sorella è un incubo per lo spettatore, che Mary Lambert dirige proprio così, come se fosse il ricordo orrendo di una bambina cresciuta nel trauma, ecco perché ad interpretare la tenera sorellina è un uomo truccato (storia vera), cosa che non vi passerà nemmeno per l’anticamera del cervello quando vedrete la tenera Zelda correre letteralmente verso di voi e verso la macchina da presa.

L’adorabile Zelda, protagonista degli incubi notturni di tanti spettatori.
“Cimitero vivente” è una barzelletta (nera) con un finale facilmente intuibile, che però non fa ridere per niente. Più procede con i minuti, più ogni cosa va a rotoli per i protagonisti, persino il tenero Church, pacioccoso come il signore del male, diventa beh, un vero signore del male, un gattaccio che soffia con quei suoi occhi che sembrano due fanali, un trucco ottenuto da Mary Lambert e dal suo direttore della fotografia Peter Stein, combinando le giuste lenti della macchina da presa alla luce adatta (storia vera).

Oggi è nervoso, gli hanno cambiato la marca dei croccantini.
In almeno una scena “Pet Sematary” riesce a dare un senso del tutto nuovo al concetto di danno al tendine d’Achille, ma per assurdo è talmente coinvolgente che si prova anche un po’ di pena per i cattivi di questa storia. La scritta durante i titoli di coda garantisce che nessun animale è stato ferito durante la realizzazione del film, ma quando Church viene preso per la collottola nel finale provo quasi pena per lui, povera bestia.

Un discorso che vale anche per Gage, e visto che avevo un’icona su Miko Hughes da chiudere, facciamolo subito. La scena del grande patatrac è diretta da Mary Lambert davvero senza pietà nel suo scegliere le inquadrature. Grazie ad un montaggio inesorabile, anche se hai già letto il libro e visto il film tante volte, ogni volta hai voglia di correre verso quella statale anche tu, ogni dettaglio, l’aquilone, la scarpina che vola via, tutti chiodi nella bara, con cui Mary Lambert ci seppellisce nel cimitero degli animali.

La scena è tragica, ma il meme resta uno spasso.
Una storia che richiede che la minaccia finale sia un bambino di due anni, capite da soli che può scivolare nell’involontariamente comico in un attimo, invece Mary Lambert crea la tensione tenendoci sul filo, utilizzando per il suo mini assassino le dinamiche che solitamente vediamo utilizzare a Chucky. Con l’aggiunta di un saggio utilizzo di primi piani e di controfigure, grazie alle quali Miko Hughes, non avrà fatto più molto in carriera, ma tutti ricordano il piccolo e terribile Cage.

Come far passare la voglia di fare figli per sempre. Meglio un gatt… no niente, scherzavo.
Ma come dicevo, “Cimitero vivente” è così coinvolgente che anche quando il bimbo va giù, ti viene istintivamente di preoccuparti per il modo in cui Miko Hughes sbatte la testolina contro la parete. Non ho idea di cosa potrebbe essere vedere questo film da padri di famiglia, perché già così resta davvero potente, in trent'anni non ha perso un grammo della sua forza.

Tra i tanti adattamenti Kinghiani, questo è l’unico che non aveva bisogno di un remake, vedremo cosa ne verrà fuori, ma nel dubbio, io tendo a dare ascolto alla parole dei Ramones, alla fine l’ho sempre fatto.

I don't want to be buried in a pet cemetery
I don't want to live my life again

36 commenti:

  1. Storia vera: avevamo dei cari amici di famiglia con una grande casa in montagna in un posto un pelo isolato. Avevano un cagnolino un po' rinco e un gatto nero e cattivo come il male chiamato Nerone. Spesso da ragazzino andavamo a trovarli e ci fermavamo da loro per il weekend. Assieme a noi altri amici di famiglia e tutto diventava una festa con barbecue, arrosti, spaghettate giganti e bevute (gli adulti...) lunga un paio di giorni. Ecco, la casa era grande ma non enorme e non aveva stanze per tutti quindi io passavo le due notti da solo in un divano in taverna. Sottoterra, in balia del fresco della montagna. In taverna c'era una libreria grossa così ricca di libri ovviamente, ma pure di vinili e VHS, tra le quali questo "Cimitero vivente". Una sera ebbi la brillante idea di attendere la messa in onda di "Colpo Grosso" guardando il film in questione col cane accucciato ai piedi del divano e Nerone invece in agguato nel buio.

    Mai più visto da quella volta! E non so neanche se sono riuscito a finirlo causa "inquietudine". Le conclusioni le lascio a voi...

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    1. Che poi ragazzino mica tanto adesso che ci penso... Avrò avuto 12-13 anni. Ma mi sono cagato addosso lo stesso!

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    2. A parte il fatto che si zompava tra “Notte Horror” e “Colpo grosso” senza colpo ferire, ma in ogni caso ti posso assicurare che in trent’anni il film non è cambiato di una virgola, anzi la recitazione un po’ (parecchio) impacciata rende tutto ancora più potente. Vedo che abbiamo avuto tutti storie simili, i miei cugini che lo avevo visto anche loro durante “Notte Horror” il giorno dopo ne erano ancora terrorizzati.

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    3. Forse ero più piccolo, però è davevro un film che ti s'incolla addosso. Ma solo io ho un cane che guarda le scene violente nei film con attenzione? (Storia vera). Cheers

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  2. non l'ho mai visto e sì che guardavo notte horror : sempre sia lodato .

    proverò a recuperarlo.

    ho sempre considerato i ramones gli unici veri rocker ( altro che gli ottuagenari celentano e i rolling stones) : e in fatti sono tutti morti!!

    se sei rocker bruci in fretta.

    grazie

    rdm

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    1. Recupera, recupera perché merita ;-)
      Non mi fare aprire il libro alla “R” di Ramones perché sono capace di tenerti inchiodato qui un’ora a leggere, leggendari anche nelle controversie, il modo in cui Joey poi ha salutato il mondo è stata una gran uscita di scena, Hey oh let’s go! ;-) Cheers

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  3. Carabara, non lo hai fatto apposta, ma il tuo calcio anfibio mi ha colpito nelle squame di tritone proprio dove fa più male perché anni fa mi sono battuto come un leone marino perché Mary Lambert vincesse il Nobel per il suo la Isla Bonita che nelle intenzioni originali era un horror pop ispirato a The Island of Dr. Moreau con Jeanne Moreau che addestrava il pit bull zombie Nikita perché diventasse un amabile cucciolone a la Tim Burton che si imbatteva in sprovveduti monaci non vedenti presi di peso dal Frankenstein jr di Mel Brooks. Diciamo che sul mio passaporto è scritto che sono persona non grata a Stoccolma. Cattivi. Ciao ciao

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    1. Chiedo scusa, anni di pallacanestro ma ancora mi muovo in modo goffo, invoco il tuo perdono! “la Isla Bonita del Dr. Moreau” sarebbe già il mio film preferito del mese, Nikita il “Bull Pit” (cit.) in versione frankenweenie potrebbe battere Church e il signore nel male, nella lista degli animali tetri del cuore, se poi per il monaco non vedente tornasse Gene Hackman, sarebbe il massimo, e poi ci sono tanti bei posti al mondo meglio di Stoccolma, ho sentito che il Maine in questo periodo è una favola ;-) Cheers!

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  4. L'ho visto solo in TV a sei anni e ricordo che mi terrorizzò, lo devo recuperare!

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    1. Vedo che abbiamo avuti tutti più o meno gli stessi traumi, ecco perché ci troviamo ;-) Comunque è invecchiato alla grande è ancora un ottimo film. Cheers

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  5. Andiamo sui classiconi! ^_^
    L'ho visto alla sua uscita in VHS subito dopo che il romanzo mi aveva distrutto. Così scoprii che è male vedere un film subito dopo aver letto il romanzo, perché mi sembrò un riassuntino semplicistico. E sul finale ci rimasi malissimo, perché preferivo quello del libro: scoperto che era stato proprio King a mettere quel finale, ci sono rimasto ancora più male...
    Per questo è tra i film di King dell'epoca che ho amato meno: gli altri prima li ho gustati come film poi ho adorato i rispettivi romanzi, mille volte più profondi. Il contrario mi ha impedito di amare un film che andrebbe amato.
    P.S.
    Negli anni '80 vedevo una serie TV chiamata "The Munsters" (non ricordo il titolo italiano), una specie di Famiglia Addams con i mostri Universal a vivere insieme come la classica famiglia da commedie televisive americane. Sai chi interpretava papà Frankenstein, con il suo allungato volto da mattacchione? Il vicino di casa di questo film, che di lì a poco farà il burbero giudice di "Mio cugino Vincenzo" :-P

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    1. Un ripasso era doveroso, anche perché era un po’ che volevo rivederlo ;-)
      Questo è uno di quei casi in cui l’adattamento è buono, ma il libro resta meglio, il finale è crudele, suggerisce senza mostrare, quindi per questo ancora più cattivo. Ti capisco, ma devo ringraziare i tanti adattamenti Kinghiani se ho imparato da lettore, a separare libro e film, quando leggo il libro cerco di non essere pigro immaginando che so, gli attori del film, con il temo mi sono affinato.

      “I mostri” me lo ricordo benissimo anche io! Mi piaceva Famiglia Addams quindi non dicevo di no nemmeno ad altre versioni, specialmente con i mostri Universal, cavolo come ho fatto a non pensarci! Non avevo proprio collegato eppure rivedendo il film era sicuro di averlo già visto (oltre che qui) grazie mi hai tolto un dubbio ;-) Cheers

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  6. DA padre di famiglia, ammetto che non ce la faccio a rivederlo.

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    1. Per quanto basico e primitivo uno possa essere, contro Padre Tempo non ha mai vinto nessuno, da quando ho bestiole con la coda che mi girano in casa, ho esposto il fianco a certe scene nei film, che prima non mi facevano né caldo né freddo. Questo film è un incubo paterno, diretto e raccontato proprio in questo modo, hai tutta la mia solidarietà perché rivedendolo ho pensato proprio la stessa cosa. Cheers!

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  7. Eccomi: appena preso il dvd stamattina, che belli i remake! Fanno arrivare gli originali in vendita!
    Stasera ho organizzato una visione old school, divano-cibo-amici e Cimitero Vivente!
    Un classicone da Notte Horror, come giustamente dici. Un remake inutile, come dici. Vedremo.

    Moz-

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    1. Sul remake ti farò sapere, ok é un nuovo adattamento del libro lo so, ma il film del 1989 stava benissimo e sono molto curioso del tuo parere ;-) Cheers!

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  8. Me lo devo rivedere, ricordo che mi era piaciucchiato ma non l'ho più rivisto, ora ne ho un bisogno fisico, dal momento che ieri sera ho visto il remake e l'ho trovato di una bruttezza che faceva più paura dei (rari) jumpscare. Il remake è privo di personalità e stile, pasticciato, con qualche momento azzeccato ma sembra un episodio da serie tv, di quelle svogliate però.

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    1. Ne parleremo perché lo vedrò, ma ormai ad ogni nuova versione mi ritrovo ad apprezzare di più quella vecchia, e non credo sia mia malinconia congenita ;-) Cheers

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    2. Tra l'altro tirava male già prima dell'inizio del film: il trailer del remake de La Bambola Assassina, che dal trailer pare una ciofeca anche peggio di questo.
      Ma credo che il peggio debba ancora venire: quando faranno il remake di Hellraiser diventerò a tutti gli effetti un vecchio che andrà dicendo agli spettatori odierni "eh, ai miei tempi, quelli si che erano film horror"

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    3. Per il remake di "La bambola assassina" stanno cercando di corrompermi in ogni modo, Mark Hamill a doppiare Chucky e Aubrey Plaza come protagonista, Maledetti! Il progetto puzza, attendo molto di più la serie tv su Chucky. Sul nuovo Hellraiser, lo hanno affidato ad uno che ci farà rimpiangere gli orridi seguito DTV te lo dico io. Cheers!

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  9. Il finale di questo film ( e pure l' idea di fondo ), King lo copia spudiratamente da Zeder (1983 ) di Pupi Avati !

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    1. Allora che li copiasse tutti da Pupi Avati se i risultati sono così! ;-) Bellissimo "Zeder" uno dei miei preferiti del regista. Cheers

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    2. eh, ma questo si chiama spoiler trasversale… mannaggia

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    3. Tecnicamente no, se mai vedrai "Zeder" (se non lo hai già visto) capirai il perché ;-) Cheers

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    4. Avendoli visti entrambi (gli ottimi Pet Sematary e Zeder) confermo: tecnicamente nessuno spoiler, pur tenendo conto del fatto che Dale Midkiff e Gabriele Lavia con i rispettivi cimitero Micmac e terreno K hanno la stessa fortuna, alla fine... ;-)

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    5. Esatto, sono tipologie di film identici quello si, un tipo di finale che é abbastanza classico per il genere horror ma che il più delle volte King cerca di evitare, perché in fondo é un ottimista nato. Cheers!

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  10. Visto in occasione del compleanno di Stephen King e piaciuto parecchio. La sorella di Rachel da incubi per qualche giorno, per il resto poca paura, ma la giusta atmosfera per creare ansia. A brevissimo arriva il mio commento sulla nuova versione!

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    1. Zelda é un rito di passaggio, non si scappa da lei. Devo ancora vedere la nuova versione, ormai non ho più il controllo su i miei fine settimana. Cheers!

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  11. 'sto crollando e rimando la lettura del post a domani, soprattutto perché me lo voglio godere alla faccia del remerd (bello o brutto, un remake va sempre insultato)!
    Mi voglio godere ogni tua perla con lucidità 😁

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    1. Grazie capo sei una potenza! Prenditi il tuo tempo il post non scappa. La nuova versione devo ancora vederla, ma ne parleremo, mi incuriosisce. Cheers!

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    2. Arieccomi!
      Da cellulare non capisco se il post sia più corto del solito, perché me lo sono divorato in pochissimo. O forse mi è talmente piaciuto che mi è voltato il tempo.
      Bravó! Nulla da aggiungere a parte: sempre sia lodata Notte Horror! Non lo vedo da quei tempi e per questa estate (se si decide ad arrivare perché accendo ancora il camino e dormo col piumone) voglio rimediare!

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    3. Spero entrambe le cose, devo essere arrivato alle canoniche quattro pagine di Word, però non quattro piene come al solito, sto cercando di essere meno descrittivo, non voglio scrivere riassunti stile Wikipedia che raccontano tutta la trama ;-) Merita la visione, anche con camino e piumone! Cheers

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  12. Ho paura di scoprirlo brutto rivedendolo, ma da bambino mi piaceva moltissimo. Sicuramente più di un remake serioso, fin troppo.

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    1. Un consiglio spassionato? Riguardarlo. Il tempo è un fattore con questo film, invecchiando le parti più naif risultato per assurdo più efficaci, senza contare che nel frattempo anche noi siamo cambiati, dettaglio non da poco. Cheers!

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  13. Rivsto giusto qualche settimana fa assieme al remake. Ora ammettendo che questo film datato 1989 vince a mani bassi su quello del 2019, devo ammettere che io non lo trovo un film poi tanto riuscito, rastrella appena la sufficienza perchè alcune scene sono effettivamente ben fatte, ma guardandolo il film è montato veramente male e la recitazione (complice forse il doppiaggio) è spesso fuori scala. Per me è no.

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    1. Vero, ma la recitazione scarsa per me diventa un valore aggiunto come scrivevo, riesce ad essere un incubo molto efficace lo stesso ;-) Cheers

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