venerdì 5 aprile 2019

I cavalieri dalle lunghe ombre (1980): La banda fratelli

Il western è la vera cifra stilistica di ogni regista americano, il padre di tutti i generi, quello con cui prima o poi tutti devono fare i conti e anche il protagonista del nuovo capitolo della rubrica… King of the hill!
Anche se, a dirla tutta, Walter Hill si è sempre considerato un regista di western, Driver l’imprendibile lo era a tutti gli effetti, solo che aveva le auto al posto dei cavalli e se non gli fosse capitata per le mani la possibilità di entrare nella storia del cinema con I guerrieri della notte, lui un western voleva dirigerlo davvero, ma di “Last gun” si sono perse le tracce.

Però, nel 1980, oh! Non ascolto ragioni! Questa volta faccio un western! Dev'essere quello che ha affermato Gualtiero Collina quando ha potuto collaborare (non accreditato) a completare la sceneggiatura di “I cavalieri dalla lunghe ombre”, scritto a svariate mani da: Bill Bryden, Steven Phillip Smith e da una coppia di fratelli, Stacy Keach e James Keach che da tempo accarezzavano l’idea di interpretare altri due fratelli piuttosto celebri, Frank e Jesse James. Siccome molto spesso nella loro filmografia finivano a recitare con David Carradine, il nostro, che un’occasione per lavorare e fare film in vita sua non l’ha mai rifiutata (la sua filmografia parla chiaro in tal senso) se n'è uscito con l’idea: «Hey raga! Anche io ho un paio di fratelli che fanno gli attori!».

…Ok, dubito fortemente che David Carradine abbia mai detto «Hey raga!» in vita sua, ma il senso è lo stesso.

I fratelli Keach, che realizzano il sogno di essere i fratelli James.
Walter Hill finisce per dirigere questo film in un anno abbastanza particolare per il western, i titoli simili erano già quasi delle riflessioni sulla fine dell’epoca della frontiera: “Tom Horn” (1980) interpretato da Steve McQueen, dopo innumerevoli cambi di regista usciva proprio in quell’anno, mentre “Bronco Billy” diretto e interpretato da Clint Eastwood, raccoglieva ingiustamente pernacchie, non capito da critica e pubblico. Ma, soprattutto, il 1980 è l’anno di un glorioso disastro come quello di “I cancelli del cielo” di Michael Cimino, un capolavoro a tutti gli effetti, il cui clamoroso tonfo al botteghino finì per diventare il monito per tutte le grandi case di produzione per tornare ad investire sul Re di tutti i generi cinematografici.

A ben guardarlo, “The Long Riders” ha un’impostazione classica, ma non è l’ennesima trasposizione della legenda di Jesse James e del suo assassinio da parte del codardo Bob Ford, quella è stata portata al cinema un miliardo di volte da “Jess il bandito” (1939, la versione più vicina alla storia secondo lo stesso Hill) fino a “L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” (2007) che, come potete intuire dal titolo, parla dell’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford.

Una prateria di titoli di testa, come da tradizione della rubrica.
No, qui Walter Hill paga il debito con il suo maestro, l’uomo che lanciò la sua carriera al cinema dirigendo la sua sceneggiatura per “Getaway!” (1972) ovvero Sam Peckinpah, da cui prende in prestito l’idea dell’ultimo eroismo compiuto da una banda di perdenti come accadeva in “Il mucchio selvaggio” (1969) e mescola tutto, con una visione proletaria dei personaggi che potremmo ricondurre ad Akira Kurosawa e quell’aria da ultimo valzer che potrebbe ricordare un po’ “Il pistolero” (1976) di Don Siegel. Invece, di concentrarsi solo sul più noto e carismatico membro della banda di Jesse James, ovvero il leader del gruppo, Hill sforna una saga familiare che sa di tragedia collettiva.

Per fare ciò, coglie al volo l’idea dei fratelli Keach affidando loro il ruolo di Frank e Jesse James, ma tira dentro anche i Carradine, TUTTI i Carradine! David interpreta la faccia da schiaffi di Cole Younger, Robert è Bob Younger, mentre a Keith Carradine tocca Jim Younger. Basta così? Col cavolo! Una volta aperta la diga della fratellanza, Walter Hill non si è più fermato, ecco perché Dennis e Randy Quaid  interpretano Ed e Clell Miller, mentre ai fratelli Christopher e Nicholas Guest toccano Charley e Robert Ford. Vi ricordate la “banda Fratelli” dei Goonies? Ecco, Walter Hill l’ha radunata davvero!

Mi sembra il caso di dirlo: Brothers in arms.
Anzi, a dirla proprio tutta, Hill aveva contattato anche Jeff Bridges e suo fratello Beau Bridges che hanno rifiutato per via di precedenti impegni lavorativi (storia vera).

Per “I cavalieri dalle lunghe ombre” Gualtiero Collina inizia la sua storica collaborazione con il musicista Ry Cooder, campione di “Slide guitar” e colonna portante di tanto cinema di Hill, iniziate a contare il numero della collaborazioni tra i due, Cooder terrà banco da qui fino alla fine della rubrica. Nella colonna sonora il chitarrista rielabora alla sua maniera un classico del folk americano come “Jesse James”, ma soprattutto firma una colonna sonora malinconica, pezzi che sanno di cose andate, oppure che stanno per andarsene per sempre, che detta il passo di tutto il film, al resto, invece, ci pensa Walter Hill.

Nel 1866, dopo la fine della guerra tra il Nord e il Sud degli Stati Uniti, la famigerata banda di Jesse James, continua a rapinare banche, treni e diligenze unioniste, come se il Missouri fosse la foresta di Sherwood.

“Bro, qui ci vuole un azione di gruppo, tutti uniti come se fossimo fratelli”, “Ma noi siamo tutti fratelli!”
Dopo ogni colpo la banda si divide il bottino, allontana componenti troppo esagitati (interpretati, non a caso, da quel vero matto di Randy Quaid), condividono bevute, litigano per le donne e qualcuno sogna di sistemarsi e sposarsi. Le vicende umane e sentimentali di questa “banda Fratelli” ricalcano i punti di forza e le debolezze dei personaggi, tutti molto consapevoli di essere in una spirale che non finirà benissimo per molti di loro, forse per tutti.

Lo stesso Walter Hill ha riassunto molto bene il film, la storia della banda di Jesse James non termina con la morte di Jesse, ucciso a tradimento mentre sistemava un quadro storto sul muro (la fine che farò io, non posso vederli i quadri appesi storti, mi mandano in tilt!), quindi diventava anche complicato riassumere tutti gli eventi nella classica struttura a tre atti, per questo per lui tutto “I cavalieri dalle lunghe ombre” è idealmente ispirato ad una battuta di un film di Jean-Luc Godard: «The jokes are funny but the bullets are real», le battute sono divertenti, ma i proiettili sono reali.

“E se la cosa non vi fa ridere, preparatevi al fuoco di fila”
“The Long Riders” è tutto qui: la storia di un gruppo di ragazzi spiritosi e spericolati, che non erano a conoscenza delle increspature che hanno causato e quando lo hanno capito davvero, erano pronti alla fine della loro storia che poteva arrivare come hanno vissuto, tra battute e proiettili.

“I cavalieri dalla lunghe ombre” dura cento minuti spaccati e per numero di eventi, sembra lungo quanto il suo titolo italiano, sulla vhs registrata dalla tv che avevo finivo sempre per vederlo a puntate, anticipando una vita a seguire serie televisive, eppure il ritmo è buono, mentre la struttura è simmetrica al limite dell’ossessivo, perché oltre a volersi accaparrare tutte le coppie (o le triplette) di fratelli attori in circolazione, Walter Hill affida il ruolo del rapinatore di banche a Northfield ad uno che prima di diventare un signor scrittore e bazzicare assiduamente il cinema, faceva il rapinatore di banche, ovvero Edward Bunker.

Cavalli, revolver e cappelli a testa larga. Signore, signori, Walter Hill ha sfornato un altro classico!
Questo è il livello di cura del dettaglio che Hill imprime al film, anche nella ricostruzione dei luoghi, ad esempio, a me fa impazzire la banca e l’obitorio piazzati uno accanto all’altra, visto il via vai di gente portata con i piedi avanti da un posto all’altro.

Ma oltre alle doppiette di fratelli, “I cavalieri dalle lunghe ombre” ha quasi tutto in doppia copia, ci sono due funerali, uno estremamente dolente che sembra quasi segnare la fine di un’epoca. Ha due tra fidanzamenti e matrimoni e ha anche un paio di duelli, uno girato in maniera assolutamente clamorosa, come solo la regia elegantissima di Hill può essere.

Quando Cole Younger (David Carradine) deve vedersela con Sam Starr (il solito James Remar, uno che diventerà una presenza in questa rubrica) diciamo per il cuore – ma non solo – di Belle Starr (Pamela Reed), una lotta al coltello con le regole indiane: le estremità di una corda di un metro o poco più, da tenere tra i denti dei contendenti e vinca il più cattivo.

"Ehi tu mr. Kung fu, vieni qui a sfidare il mio coltello..."
L’ennesima scena in cui proprio come in L’eroe della strada, Gualtiero dimostra la sua abilità nel dirigerei combattimenti e le scene d’azione, non solo perché le coreografie (curate dal grande Craig R. Baxley) sono ottime, ma anche perché il numero di inquadrature scelte da Hill sono variegate e rendono la scena molto avvincente, oltre che girata alla grande.

"...Quello un coltello? Questo è un coltello!" (Cit.)
A proposito di scene dirette come si dirige in Paradiso e di momenti simmetrici, il film inizia e finisce con due rapine, quella conclusiva di Northfield è una citazione chiarissima, quasi una dichiarazione d’amore al maestro Sam Peckinpah, il modo di alternare il montaggio, di utilizzare il rallenti e di spargere il sangue è lo stesso di “Bloody Sam”, in quella che molti hanno etichettato frettolosamente come “Hill che rifà Peckinpah”, quando, invece, è una scena grandiosa perché questo film ha un’altra cosa in doppia coppia, gli “Huevos”, non credo sia necessaria la traduzione.

Per me “I cavalieri dalla lunghe ombre” è uno di quei grandi western crepuscolari sulla fine dell’era della frontiera, che non viene mai citato abbastanza quando si parla di grandi western crepuscolari sulla fine dell’era della frontiera. Perdonatemi, ma con tutti questi doppi e tripli, anche io oggi sono in fissa con ribadire i concetti due volte.

Ogni volta che rivedo questa scena, resto incollato allo schermo come se non l’avessi mai vista (storia vera).
Molti registi di genere, cresciuti a pane e Western, lo hanno interpretato, senza poterlo affrontare direttamente, penso a George A. Romero, oppure a Carpenter che cavalli e cappelli a tesa larga li ha incrociati sempre solo di striscio. Walter Hill qui ha avuto l’occasione per ripagare il debito d’onore con il genere che lo ha artisticamente formato, per nostra fortuna non sarà nemmeno l’ultima volta nella sua carriera a in questa rubrica.

Quindi, per oggi finiamo qui, ma tra sette giorni avremo un’altra banda di fratelli da seguire, fratelli in guerra questa volta, portatevi il bicchiere, il whiskey (di una marca in particolare) lo offre la Bara Volante. Nel frattempo però, vi ricordo la locandina d'epoca di questo film, direttamente dalla pagine di IPMP!

16 commenti:

  1. Ammetto che questo di Hill mi manca e lo vedrò anche perchè mi pare di capire che siamo in zona "Gli Spietati". Non capisco però come sia sempre stato così bistrattato un regista come W.H.. Tra le altre cose trovare i suoi film in Italia è pure una impresa. Ad ogni modo aspetto Venerdì prossimo perchè la rubrica affronterà uno dei miei film preferiti in misura assoluta.

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    1. Merita assolutamente il recupero, “Gli Spietati” è tra i più citati western crepuscolari, questo invece uno dei meno citati, anche se ha tutte le cosine al posto giusto, Walter Hill ha portato oro al cinema, e nessuno lo cita quasi mai, quando invece è un regista di fondamentale importanza. Nel mio infinitesimale (tendente al nulla) piccolo, a questa rubrica di omaggio ci tenevo tantissimo anche per questo. Cheers!

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  2. Faccio outing: non l'ho mai visto. Sarà che col western ho da sempre un rapporto particolare (traduzione: non lo sopporto!), per turarmi il naso e vedere una pellicola con cavalli, pistole e cappelli a tesa larga questa deve essere un capolavoro totale. Oppure avere altre caratteristiche che mi incuriosiscano.

    Questo lavoro di Hill, dopo il tuo bellissimo post, ha la mia attenzione. Vedrò di recuperarlo...

    P.S.: un giorno finalmente capirò perché "I Cancelli del Cielo" floppò di brutto. Non sto parlando del crack finanziario della Universal (quello è dato dai numeri e i numeri non mentono). Parlo proprio della qualità del film. In vita mia ho visto cose molto peggiori definite da molti "Capolavoro!". Il film di Cimino non è un capolavoro, ma non è nemmeno quella merd@ come spesso viene trattato. Mistero...

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    1. Ti vogliamo bene lo stesso anche se non ami il western come si dovrebbe. Ti consiglio il recupero e ti ringrazio per il “bellissimo” ;-)

      Sono di parte, per me “I cancelli del cielo” è una bomba, rubo la frase a Stephen King che diceva che gli altri raccontano storie brevi, Scorsese dirige romanzi, per me Scorsese e Cimino dirigono romanzi, di ampio respiro, di tante “pagine” e di gran contenuti. Cheers!

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  3. Brindiamo a questo film buttando giù un Southern Comfort liscio, è Walter Hill al 100%

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    1. La prossima settimana ne avrai finché riuscirai a buttarne giù, questo è Hill che fa quello che preferisce, il suo genere d’elezione, quindi il meglio ;-) Cheers!

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  4. Mi sa che questa rubrica su Hill non vedrà neanche un film meno che capolavoro del cinema: il nostro non si sprecava per filmetti :-P
    Non ricordavo così tanti "fratelli" coinvolti, ma di sicuro ad Hill ha detto bene che all'epoca i fratelli Baldwin non erano disponibili :-D Te l'immagini a fare oggi il remake, con Alec, Stephen, Adam e non so più quanti altri Baldwin? Che mito ^_^

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    1. Capito perché ci tenevo così tanto ad iniziare una rubrica su Gualtiero? Prendi un suo film minore, ed è oro puro, roba che comunque ha tutto per fare scuola, il bello è che sono “obbligato” a rivederli tutti, non è mai stato un piacere più di così ;-) Ahaha il remake con i dieci, dodici fratelli Balwdin, ora lo voglio! :-D Cheers

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  5. Niente Classido? Vabbè, ci rifaremo la prossima settimana che c'è il mio preferito in assoluto ;)

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    1. Siamo davvero al limite, non ho dei parametri definiti da procedura, scritti nero su bianco, di solito un “Classido” è anche perché il film diventa un modello, questo non lo è mai diventato, anche se ha tutto per farlo, forse per questo niente cartellone rosso. Ma non toglie nulla al film, è uno dei western che ho visto e rivisto più spesso, nel suo minimalismo ha tutto ;-) Cheers!

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  6. Film effettivamente dai toni minimalisti. Alla fine Jess James è pure quello che si vede di meno, figura di capo che non lesina rimproveri, anche morali, ai suoi. Infatti come scritto non è, a differenza degli altri, un film su di lui, ma sulla sua banda tra scontri, diverbi, complicità... emblema veramente di western crepuscolare!

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    1. Walter Hill ha sempre fatto del minimalismo una cifra stilistica, dici bene è emblematico che Jesse James, il più famoso della banda, sia uno del gruppo di protagonisti, il termine crepuscolare è abusato per il genere western, qui è fondamentale usarlo ;-) Cheers

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  7. lo vidi ma ricordo pochino.
    in questo caso non l'ho rivisto poichè mica facile trovarlo.




    gran film


    buon week end

    rdm

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    1. Si purtroppo i film di Hill sono anche difficili da reperire, anche quelli grandi come questo. Buon week end anche a te! Cheers

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  8. Francesco (M)8 aprile 2019 14:06

    Grazie, non l'avevo visto e sembra interessantissimo. Ora me lo sono procurato e lo vedrò con gusto. Sai se c'è qualche film che ha affrontato il contesto politico ed economico della guerra civile e del dopoguerra in cui si muoveva la banda James? Senza farne una palla piatta, però, o se lo possono tenere. Ahhh,recensioni così fanno venire voglia di allargare il repertorio, grazie ancora.

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    1. Grazie a te, fammi sapere come lo hai trovato ;-) Per la tua domanda, ora ci studio un attimo, vediamo se mi viene qualche titolo ;-) Cheers!

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