lunedì 25 marzo 2019

Triple Frontier (2019): Ricercati ufficialmente Netflix


Lo ammetto candidamente: ormai penso che Netflix lavori più sulla quantità che sulla qualità. Credo che sia opinione abbastanza diffusa che sul paginone del popolare canale streaming, sia obbligatorio selezionare come si faceva un tempo al videonoleggio, certo, poi sparando nel mucchio, ogni tanto qualcosa di buono viene fuori, tipo questo “Triple Frontier”.

Bisogna dire che questo film girava ad Hollywood da parecchio, attorno al 2010 con i soldi della Paramount, nel cast ci sarebbero dovuti essere Tom Hanks e Johnny Depp, mentre alla regia Kathryn Bigelow (scusate se è poco) rimasta a bordo come produttrice esecutiva accanto allo sceneggiatore e compagno nella vita, Mark Boal. Mettiamola così: mi spiace più per non aver visto la regia di Katrina che il faccione di Jonny, ecco.

Nel 2015 la regia viene affidata a J. C. Chandor e con lui arriva Oscar Isaac, riformando così la coppia di “1981: Indagine a New York” (2014) un film di cui avevo apprezzato le prove degli attori e il tentativo, tutto italiano, di rendere il titolo simile ad un film di Carpenter che mi piaciucchia.

“Cassidy non avrà per caso citato John Carpenter anche in questo post?”, “Credo che lo abbia appena fatto”.
Nella girandola di attori chiamati a recitare, i nomi sono stati molteplici, ad esempio dei due fratelli Affleck, l’unico rimasto davvero a bordo è stato Ben, Casey ha pensato di passare la mano. Non sapremmo mai come sarebbe stato questo film se a dirigerlo fosse stata Katrina, azzardo decisamente più impegnato nei temi (visti gli ultimi titoli della filmografia della Bigelow), ma per una volta va bene così, perché J. C. Chandor imprime al film il ritmo giusto e se i film moderni devono durare tutti due ore per forza (125 minuti per la precisione) questo “Triple Frontier” scivola via come se durasse mezz’ora in meno, non è roba che accade spesso ultimamente.

La trama prende luogo nella zona della “triplice frontiera” tra Paraguay, Argentina e Brasile, Santiago "Pope" Garcia (Oscar Isaac) è un acciaccato agente delle forze speciali che dopo aver intrecciato una relazione, a metà tra il professionale e lo sbaciucchioso con la bella informatrice Yovanna (Adria Arjona) viene a conoscenza del luogo dove si nasconde un famigerato narcotrafficante, ma soprattutto dove il “Pablo” della situazione nasconde buona parte dei soldi guadagnati. Gli intenti sulla carta sono nobili, un “Vado… l’ammazzo e torno” (cit.) che serve e tenersi buona la coscienza, consapevoli di non aver eliminato proprio Madre Teresa, ecco.

“Raga ordiamo un’altra birra o andiamo ad uccidere un narcotrafficante?”, “Narcos”, “Narcos”, “Narcos”, “Ma un’altra birretta io l’avrei bevuta volentieri”.
Ma se poi riuscissimo a portarci a casa un po’ di quei bigliettoni verdi con sopra le facce di tanti ex presidenti defunti per garantirci una ricca pensione? Sarebbe davvero un male? Per fare questo Pope rimette insieme la vecchia banda, proprio come facevano Jake ed Elwood Blues, perché in fondo ci sono molte forze speciali a spasso che dopo aver servito per il loro Paese, ora si barcamenano per arrivare a fine mese.

Tra questi l’idealista del gruppo, William "Ironhead" Miller (il Charlie Hunnam di “Sons of Anarchy” che per fortuna ogni tanto lavora, non solo con Del Toro), uno che fa bei discorsetti ai neo soldati appena addestrati ed è pronto a tornare in azione se a bordo ci sarà anche Tom "Redfly" Davis, l’ex capitano, quello con il super potere di pensare le strategie migliori per entrare, colpire e uscire senza vittime, ma, a ben guardarlo, anche quello che se la passa peggio.

Kathryn "Dirige come un uomo" Bigelow, anche da produttrice, riempie i suoi film di manzi.
Non solo perché ad interpretarlo è un Ben Affleck più bolso che mai (basta guardarlo per capire perché è stato licenziato, altro che Batfleck nel prossimo “The Batman”), ma anche perché ha dovuto reinventarsi venditore di case, per pagare gli alimenti e provare e non perdere le sue amate figlie. Più incasinato di lui solo il pilota di elicotteri Francisco "Catfish" Morales (Pedro “labbrino” Pascal, unico con esperienza di Narcos) al quale è stata ritirata la licenza di volo per la sua sperimentazione con le sostanze, oppure Ben Miller l’unico del gruppo senza un soprannome, è anche quello più sfigato di tutti. Voi direte: "Perché gira con il berretto girato al contrario come Jovanotti ad inizio carriera e ride come un cretino per tutto il tempo del film?". Sì, anche, ma soprattutto perché era il protagonista di “Tron: Legacy” (meglio noto come “Tron: LEVATI”) e certe cose ti segnano la carriera a vita.

“Potevo essere Batman, invece sembro Shrek insieme a Ciuchino”.
Seguire le vicende di questa banda di bastardi (al soldo dell’uomo del Giappone di Netflix) è piuttosto coinvolgente, bisogna dirlo, lo sceneggiatore Mark Boal non perde troppo tempo ammorbandoci con lunghi spiegoni, per illustrare le caratteristiche principali di tutti i personaggi, Oscar Isaac e Charlie Hunnam sono gli idealisti del gruppo, mentre uno tra loro nel momento chiave alla pari di Sméagol si lascerà corrompere dall’avidità mettendo tutti i suoi compagni nei guai, perché “nella merda” mi dicono essere troppo volgare per un blog di classe come questo (in questi casi si aggiunge: Ba dum, tss!).

In questo senso, J. C. Chandor ci racconta una storia molto tipica del suo genere, fatta di fedeltà e fratellanza, ma anche di spirito di sopravvivenza e avidità, tutta roba molto in linea con i suoi precedenti film, in particolare “Margin Call” (2011) e “All Is Lost” (2013).

Ma quello che funziona meglio di “Triple Frontier” è un buon ritmo, una serie di scene efficaci che ogni volta aggravano la condizione dei nostri protagonisti, facendoci guadagnare in termini di coinvolgimento, ad ogni dollaro speso, bruciato, regalato o perso dai nostri (anti) eroi, mi sentivo come se stessero dilapidando il mio di conto in banca.

Ma che mi frega, tanto le monetine in spiccioli non prendono fuoco, tiè!
L’azione è diretta in modo più che onesto, Chandor si esibisce in un sacco di classici da film d’azione, si passa dalla sparatoria iniziale, per passare poi all’inseguimento a piedi, ma anche a quello in auto nel finale, tutta roba che non cambierà la storia del cinema d’azione per sempre, ma che risulta efficace e ben fatta, forse giusto nelle scene con l’elicottero in volo la CGI mostra un po’ il fianco, ma Chandor è bravo a tenere alta la tensione, alternando le scene all’interno della cabina, alle panoramiche in volo fuori.

I personaggi per essere così schematici, sono stati assegnati all’attore giusto (complimenti al direttore del casting), questo fa di “Triple Frontier” un intrattenimento che si rifà a parecchio cinema di genere, perfetto per la platea del pubblico di Netflix e, per una volta, non appesantito da un’infinità di scene in cui i personaggi BLA BLA BLA parlano e basta.

“Io avevo firmato per uno di quei film Netflix dove parlano solo, cos’è 'sta storia che qui si spara!?”.
Anche se i protagonisti del film sono dei militari alle prese con dei narcotrafficanti, “Triple Frontier” abbraccia tematiche care agli “Heist movie”, anzi, se proprio devo dirla tutta, questa mescolanza di generi cinematografici, applicata a militari che si reinventano rapinatori, mi ha fatto pensare al maestro Walter Hill, non proprio “Ricercati: ufficialmente morti” (1987), non dico vicino a quei gloriosi livelli di sparatoria, però con un occhio di riguardo per il cinema di genere, quello sì.

Aiuta essere prodotti da Netflix anche per il reparto musicale, nel film si sentono le belle, ma inflazionate “The Chain” dei Fleetwood Mac e “Run Through The Jungle” (poteva mancare in un film così?) dei Creedence, a cui non si dice mai di no. Una menzione speciale la merita la bellissima “Masters of wars” di Bob Dylan che si sente anche troppo poco, per l’effettiva bellezza del pezzo. Ma la colonna sonora di Richard Vreeland (in arte Disasterpeace, incredibile che lo facciano lavorare con un nome così) il compositore di It Follows fa il suo dovere, accompagnato da alcune parti di batteria curate da Lars Ulrich dei Metallica che ha anche dato in prestito un paio di pezzi del gruppo… Dato in prestito col cavolo! Parliamo di Lars Ulrich quello che ha fatto chiudere Napster, col cavolicchio che da via delle sue canzoni gratis, si sarà fatto pagare a peso d’oro!

“Vuoi venire a casa mia a vedere la mia collezione di dischi di Metallica scaricati da Napster? Non dirlo a Lars però”.
In ogni caso, J. C. Chandor utilizza “For Whom The Bell Tolls” e “Orion” in maniera molto azzeccata: la prima viene ascoltata in cuffia dal personaggio di Oscar Isaac all’inizio del film e con il suo titolo hemingwayano fa un po’ da coro greco all’entrata in scena di un personaggio, il cui destino sarà in bilico fino alla fine. Il secondo pezzo, invece, è perfetto per la “coda strumentale” del film.

Insomma, non m'illudo che “Triple Frontier” sia il film che porta il vento del cambiamento su Netflix, però se ancora non avete disdetto l’abbonamento troppo delusi da [INSERIRE-QUI-TITOLO-CHE-VI-HA-DELUSI] un’occhiata la merita. Fossero tutti così i film che escono in pochissime copie in sala e che Netflix decide di mettere nel suo catalogo.



Se volete qualche altro parere, non perdetevi le recensioni di questo film dalle pagine di In central perk e il cumbrugliume!

22 commenti:

  1. Grazie per la citazione! A me è piaciuta anche la recitazione di affleck, ho trovato che il suo atteggiamento bolso fosse perfettamente coerente con la parte che interpretava... forse sono troppo buono io?

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    1. Figurati di nulla, grazie a te! Anche secondo me è molto azzeccato, ha il fisico sfatto del personaggio che interpreta, e anche le svolte attorno a lui aiutano il coinvolgimento. Cheers

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    2. ah ecco, non avevo letto questa tua risposta sul "bolso" Ben Affleck :D

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    3. Bolso = Attore lanciatissimo dopo un oscar per la regia e la sua solidissima Bat-prova in un film per cui è stato spernacchiato in rete da tutti prima di vederlo recitare (Batman vs Superman), che pensa bene di dare un calcio al secchio del latte, nominando la bottiglia come sua migliore amica.

      A grandi linee “bolso” in questo senso ;-) Cheers

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  2. Una versione più sporca dei 'mercenari', quindi?
    Ma in che senso Ben Affleck "bolso"?

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    1. Meno gigionesca dei Mercenari dai ;-) Cheers

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  3. Per quanto ottimo tecnicamente, non mi ha preso per niente: in fondo aveva già detto tutto Sam Raimi con "Soldi sporchi" (1998), con attori molto più calzanti. Lo so, non si può vivere di solo Raimi e tocca dare spazio pure agli altri... :-D
    Alleck è l'unico che riesce a sembrare più grasso con la barba, che invece di solito sfina... Qui è davvero dura pensare a lui come ex soldato scelto!

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    1. Battere "Soldi sporchi" è impossibile, anche perché quello era molto più assoluto, qui sono soldati che vanno a cercare il denaro, li erano persone normali che se lo ritrovavano, e pur di tenerlo tiravano fuori il peggio della razza umana, Sam vince 40 a zero ;-) Si diciamo che sembra un ex ex soldato, anzi un soldato XXL ;-) Cheers

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  4. Non disdico l'abbonamento Netflix per le serie Tv che ha in catalogo e perchè una volta al mese butta un film degno del mio tempo. Questo mese siamo già a due con The Dirt, che come questa Tripla Frontiera non è un capolavorone indimenticabile, ma si lascia guardare e godere. Poi, se mi metti protagonisti bellocci, mi fai anche un favore ;)

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    1. Sono alle prese con l’ottima “Love, Death & Robots” e cinque minuti fa, ho finito il post dedicato a “The Dirt”, anche questo mese i soldini per la grande “N” sono ben spesi ;-) Ti aggiungo solo le cronache da Casa Cassidy, per confermare la tua argomentazione:
      Cassidy: «Hanno messo questo film su Netflix con il biondo di Sons of Anarchy»
      Wing-Woman: «E perché non lo stiamo già guardando?»

      Storia vera ;-) Cheers

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  5. Visto anche questo mentre ero in convalescenza. Posso azzardare? Per me, è la miglior pellicola prodotta da Netflix finora. Non parlo delle serie, parlo proprio di film.

    Buon ritmo, buoni protagonisti, bella storia che mescola vari generi. Nulla che faccia strappare i capelli e gridare al miracolo, ma ad avercene in 'sti periodi di magra di film così! Oh, parliamoci chiaro: non c'è nulla che rivoluzioni il cinema ma ci metterei la firma per averne altri del genere. Anche un paio all'anno andrebbero bene! E se poi parti con i Metallica e chiudi con i Metallica mi compri facile.

    Ah, chiudo con "All is lost" che ho rivisto giusto poche settimane fa. Per me è un filmone! Non se l'è filato quasi nessuno ma per me è una bomba totale capace di tenerti incollato allo schermo per per quasi due ore senza un dialogo, senza una sparatoria, senza twist o altri colpi di genio di sceneggiatura. Sullo schermo solo un 80enne che lotta come un pazzo contro madre natura guidato dalla testardaggine e dalla voglia di non soccombere. Capolavoro.

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    1. “All is lost” a me piace moltissimo, io sono per questi film che fanno una scelta (anche estrema) e poi la portano fino in fondo, inoltre ho un debole per i film con mono protagonista in lotta per la vita, Roberto Ford Rossa fa il resto ;-) Se questo film lo avesse diretto Katrina, sarebbe stato mooooolto più intimista e politico, così è solido, non inventa ma fa il suo dovere, e le due ore mi sono scivolate via, e non lo avrei mai detto a giudicare dalla locandina che sembra uno di quei DTV scarsi ;-) Cheers

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    2. Capo, ma uno specialone sulla Katrina, no? Avresti un bel po' di titoloni su cui sbizzarrirti... E sono sicuro che più di qualcuno lo rivedresti molto molto volentieri.

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    3. A dire il vero non mi dispiacerebbe, anzi, io da poco mi sono rivisto “Near Dark” (già commentato) e a ruota un altro titolo di Katrina su cui mi piacerebbe tanto tanto scrivere. Per lei finirò a fare come sto facendo per il suo ex marito Jimmy Cameron, post a distanza per coprire se non tutto il più possibile. In questo periodo ho parecchia carne sul fuoco, nel breve però voglio buttarmi sull’altro film di Katrina che ho rivisto da poco, quello sicuro. Cheers!

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  6. Hunman dopo la fine di "SOA" ha passato (parole sue) davvero un periodaccio, pare ci sia rimasto malissimo per la chiusura della seriee si era talmente integrato nel ruolo che ha conservato il giubbotto di scena con relativa "toppa". Ti faccio io un'altra proposta: nel caso tu non lo abbia già fatto perché non parlare di "Sons of Anarchy" e del suo nascente universo ? Mi riferisco a Mayans e all'ipotizzato prequel "First 9".

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    1. Avevo sentito anche io qualcosa del genere, ma non così dettagliatamente, grazie ;-) Ho una lista di cose di cui vorrei scrivere, e da molto, tanto tempo, in quella lista ho anche "Sons of Anarchy" (storia vera). Cheers!

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  7. Quindi in pratica il nuovo action POTREBBE passare da Netflix?
    Perché no... ma secondo me un futuro passaggio televisivo -per parlare in generale- farebbe bene.
    Questo può interessarmi solo per un motivo: sembra appunto po' di genere, ha trama senza pretese e via.

    Moz-

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    1. Si spera, ma Netflix pesca ovunque tra tutti i generi. Questo si potrebbe piacere proprio perché è bello dritto, si lascia guardare ;-) Cheers

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  8. Me lo sono segnato da un po' di tempo e penso che lo guarderò a breve e le tue parole mi confortano abbastanza! Speriamo in bene!

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    1. Mi sbilancio: ti piacerà. Però aspetto il tuo post per la conferma ;-) Cheers

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  9. visto ieri, finalmente, e promosso senza debiti :D
    niente di rivoluzionario, ma tutto funziona proprio bene (specialmente l'aver dimenticato la trita dicotomia "buono vs. cattivo": evviva la complessità!)
    avanti così per il futuro del nostro caro action
    - Andrea

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    1. J. C. Chandor è un dritto, insieme a S. Craig Zahler e Taylor Sheridan, sono i nomi su cui puntare ;-) Cheers

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