mercoledì 6 marzo 2019

The man who killed Hitler and then the Bigfoot (2019): Quando il titolo dice tutto


No dico, secondo voi se io dovessi mai imbattermi in un film che si intitola “The man who killed Hitler and then the Bigfoot”, non avrei voglia di vederlo? Che poi è quello che ho fatto, mi sono visto un film che si intitola “The man who killed Hitler and then the Bigfoot”, e vi giuro esiste davvero, non me lo sono inventato.

Lo so che cosa state pensando, è il classico titolo un po’ furbetto, applicato ad una film che vorrebbe essere una roba alla Tarantino oppure alla Robert Rodriguez, cosa che è vera in parte, anzi la dico tutta, per metà film - dura 90 minuti spaccati, per la nuda cronaca - viene da pensare che il titolo sia davvero la parte più interessante del film, poi qualcosa accade, ma andiamo per gradi.

Facciamo l’analisi logica della frase, “L’uomo che ha ucciso Hitler e poi il Bigfoot” lascia pochi dubbi sul destino di baffetto e di piedone, ma ti fa subito pensare: Chi è quest’uomo? Cosa ha fatto nella sua vita? Perché proprio lui ha dovuto svolgere questi due compiti?

L’uomo che ha ucciso Hitler e poi il Bigfoot ma forse anche un alce!
Proprio su questo si concentra il film scritto, prodotto e diretto da Robert D. Krzykowski (uno che ogni tanto dovrebbe girare le ruota e comprare una vocale), e quell’uomo è interpretato da Sam Elliott, una vita da caratterista, anzi, una vita da cowboy nei film, quei baffi li avete visti ovunque e non passano certo inosservati. Sam Elliott era già un pistolero in un mio cult personale “Tombstone” (1993) di George Pan Cosmatos, e ha sempre trovato il modo di fare il cowboy, tipo in “Ghost Rider” (2007) finché i Coen non hanno messa in chiaro per sempre il suo ruolo, facendogli interpretare il narratore, ma con cappello da cowboy in “Il grande Lebowski” (1998). Da poco il buon Sam si è beccato una nomination all’Oscar per il suo ruolo in “A star is born” e la sua stella sulla Hollywood Boulevard, sembrerebbe la degna coronazione di una carriera per uno che è stato il degno rappresentante di una categoria che ad Hollywood ormai è più rara del Bigfoot, ovvero i caratteristi riconoscibili di talento.

Questi baffi li avete visti in tutti i film.
“The man who killed Hitler and then the Bigfoot” che picchiò il cane, che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò, si tiene in piedi quasi esclusivamente sulla prova di Sam Elliott, la capacità di riempire lo schermo dell’attore, e di risultare credibile nei panni del tipo tosto, anche di momenti intimisti, da sola riesce a non far mai scadere di tono la pellicola, che ammettiamolo ha ambizioni che vanno oltre il suo titolo bizzarro.

Si perché la prima metà del film, fa un uso, per non dire proprio un abuso dei flashback, rimbalzando continuamente tra il vecchio Calvin Barr interpretato da Sam Elliott e quello giovane, che ha il volto (senza rughe) di un convincente Aidan Turner. Il problema è che i primi quarantacinque minuti di film, potrebbero durare tranquillamente la metà, e tocca assistere a due flashback quasi identici, prima di vedere la prima delle due morti annunciate dal titolo.

Non siamo qui a far ballare i Bigfoot, ma il protagonista (e anche un po' la trama) si.
Per farvi capire a cosa potreste andare incontro se decideste di vedere (inspiro forte) “ThemanwhokilledHitlerandthentheBigfoot” (espiro forte) la scena flashback con Calvin e il suo pastore tedesco che vanno sul camion, sulla barca, sul carretto, sul treno, prima di raggiungere Hitler, sembra una scena pensata per fare la gioia dei padroni di Pastori Tedeschi, ma a tutti gli altri fa venire voglia di urlare contro lo schermo: «Abbiamo capito! Possiamo andare avanti con la storia!?».

Ma quando il The man who kil film cala la maschera, si rivela per quello che è, una storia intima su un uomo che un po’ per resistenza fisica, e un po’ per caso è diventato una leggenda di guerra, ma ha perso tutto, compresa la donna della sua vita, infatti la maggior parte dei flashback sono dedicati alla bionda Maxine (Caitlin FitzGerald), ma qui arrivano i problemi.

Se fosse un western, sarebbe di sicuro un “Weird west”, ma essendo ambientato tra la seconda guerra mondiale e i giorni nostri, diventa difficile etichettarlo, la morte di Hitler e del Bigfoot rappresentano gli elementi “Weird”, quelli strani e fantastici, di una storia che avrebbe avuto bisogno di un narratore più scafato di Robert D. Krzykowski o per lo meno con molta più esperienza, su questo sono completamente d’accordo con la recensione del Cumbrugliume, che in quanto scimmiologo con specializzazione in Bigfoot e mostri vari, è stato anche lui magneticamente attratto da questo film.

Come dite? Si vede poco e male? Come tutte le foto dei Bigfoot esistenti insomma.
Mentre guardavo “The man who killed Hitler and then the Bigfoot” pensavo che sarebbe stato bellissimo leggere il romanzo di Joe R. Lansdale da cui il film è stato tratto, con il piccolissimo (quasi irrisorio) dettaglio che questo film NON è stato tratto da un romanzo di Champion Joe, anche se Krzykowski vorrebbe un po’ giocarsela in quella zona li, con un protagonista tosto e malinconico dal passato sofferto, e momenti fantastici, a cavallo tra i generi, tra complotti storici e creature leggendarie presentate in salsa Horror. Insomma intenti ottimi, ma forse troppo ambiziosi per il nostro amico con troppe consonanti nel cognome.

E il Bigfoot direte voi? Non somiglia per niente al mitico Harry ve lo dico subito, anzi le ragioni che spingono Calvin a dare la caccia alla leggendaria creatura, sono quasi un pretesto per opporre due che alla fine sono gli ultimi della loro specie, che poi è quello che interessa veramente raccontare a Krzykowski… Ogni volta che lo scrivo, deve sembrare che io sia svenuto, cadendo con la faccia sopra la tastiera ora che ci penso.

L’uomo che ha ucciso Hitler e poi il Bigfoot e poi si è dedicato all'arrampicata.
La creatura è realizzata con effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola, e ci regala anche qualche momento di sangue, vomito e budella che di sicuro fa bene al divertimento, e che probabilmente ha valso al film, la sua aurea da film spassosissimo che lo ha preceduto nel giro dei film festival da cui proviene. Ma come dico sempre, i film festival sono un ecosistema tutto loro, dove un film appena simpatico, viene accolto come se fosse il ritorno di Zucker-Abrahams-Zucker, se arrivi da una settimana di film cileni (con i sottotitoli in ucraino), quindi occhio alle recensioni dai film festival, qualche volta fanno storia a parte.

Con un po’ più di esperienza, “The man who killed Hitler and then the Bigfoot” poteva essere un gioiellino a cavallo tra i generi, capace di stupire e farsi piacere da tutti, così per ora, è qualcosa che invece potrebbe scontentare tutti, l’unica costante è davvero il talento di Sam Elliott, lui sì un essere leggendario, quasi quanto il Bigfoot, un caratterista di talento, capace di diventare riconoscibile, senza mai ambizioni da divo, roba ormai rarissima nel cinema odierno.

14 commenti:

  1. Carabara, ti ringrazio dai precordi per vedere al posto mio film che il mio neurone solitario e senescente e perennemente in stato ipnagogico non tollererebbe. Ricordo ancora la proiezione semiclandestina, quasi carbonara, del demo del progetto che Darren Aronofsky voleva trarre dal graphic novel mai pubblicato scritto da J. M. Straczynski , disegnato da Szymon Kudranski e con le cover di Bill Sienkiewicz. Per quello che può valere il mio sindacabilissimo parere, la storia di un Bigfoot che va dallo psicanalista perchè si sente fuori posto nei gg di WWII ed è mesmerizzato perchè creda di essere il Golem e parte per Berlino per cancellare Adolf e la sua cricca non era così male, ma il produttore non riusciva a ricordare i nomi dei creativi coinvolti ed è finita in un nulla di fatto. So goes life. Ciao ciao

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    1. Già l’idea del Golem che parte per decapitare la testa del Reich è una gran idea, se poi il Golem fosse un Bigfoot ancora meglio ;-) Nella mia run immaginaria di storia dei Fantastici Quattro che la Marvel non vuole farmi scrivere, avrei sicuramente inserito una storia in cui una banda di giovinastri fin troppo simpatizzanti di Adolfo, terrorizzano Yancy Street prendendo di mira - tra gli altri - un anziano che in vita era già stato bullizzato da troppi simpatizzanti di Adolfo. Ovviamente la sempre adorabile Cosa dagli occhi blu avrebbe avuto delle cose da dire in merito, l’avrei intitolata “Il Golem”, ma prima avrei fatto una seduta Spirit(ica) per farmi possedere dal talento di Will Eisner e perché no magari anche da quello di Jack Kirby già che ci sono. Diciamo che è più probabile vedere tutti insieme Aronofsky, Straczynski, Szymon Kudranski e le copertine di Bill Sienkiewicz. Cheers!

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  2. No, basta, non ci posso assolutamente credere che esista davvero un film con quel titolo: confessa, è una tua invenzione! Hai preso immagini di Sam Elliott e ti sei inventato il film con il titolo più geniale della storia :-D
    Scherzi a parte, mi sembra di capire che la genialità del titolo poi non corrisponde ad eguale qualità del film, ma già solo quello merita un applauso ^_^

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    1. Ho pubblicato il post oggi perché farlo il primo di Aprile avrebbe fatto mangiare la foglia a tutti ;-) D’altra parte nel post non ci sono nemmeno immagini del bigfoot, questo alimenta la sua leggenda, sul film e su Piedone :-P Gli intenti sono nobili, sembra davvero l’adattamento cinematografico di una storia mai scritta da Champion Joe, ma ci sarebbe voluta la sua sensibilità ed esperienza nel mescolare tutti gli elementi, resta la prova magnifica di Sam Elliott, uno degli ultimi della sua specie, i caratteristi di talento ;-) Cheers

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  3. Concordo come sai su tutta la linea... Un'occasione perduta, più che altro una curiosità da guardare per la splendida interpretazione del protagonista

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    1. Sam Elliott uno degli ultimi caratteristi del mondo, ormai più raro del Bigfoot ;-) Cheers

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  4. Che dici? Potrei io mai vederlo un film con questo titolo? :D

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    1. Certo che potresti, poi non so se ti potrebbe piacere però ;-) Cheers

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  5. Mazza! Ma come vengono in mente certe bizzarrie! °_O Anche se mi da l' idea di un film un pò noioso.

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    1. Purtroppo è più bizzarro nel titolo e negli intenti, di come poi risulta il film terminato. Un’ottima idea matta, nella mani di uno che non ha ancora il giusto livello di esperienza per gestirla. Cheers!

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  6. Un film con un titolo così e con Sam Elliott fa pizzicare il mio quinto senso e mezzo. Vedrò di recuperarlo.

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    1. Una visione la merita perché è strano nel senso migliore del termine, purtroppo non è riuscito in pieno, e questo è un peccato. Cheers

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  7. Ovviamente non è doppiato in Italiano..peccato.
    Per me è geniale come idea di storia e pazienza se il flashback dedicato alla "caccia" di Hitler sia un po' noiosetta.
    Non sarà un gioellino, ma neppure la solita minestra...

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    1. No per ora non si trova, quel flashback viene ripetuto e tirato troppo a lungo, vero non funziona tutto, anzi, ma è almeno qualcosa di originale, bisogna dargli atto almeno di questo. Cheers!

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