sabato 9 marzo 2019

Batman - The Killing Joke di Alan Moore: Ci sono questi due tizi in un manicomio...

Cosa serve avere una rubrica su Batman, se non posso ripassarmi alcune delle sue storie migliori?
Credo ci siano davvero pochi dubbi su “The Killing Joke”, ogni volta che si parla dei migliori fumetti dell’Uomo Pipistrello viene citata, di solito subito dopo Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Anno Uno.

L’anno dopo la sua uscita nel 1988, questo fumetto fece incetta di Eisner Awards, vincendo il premio come miglior volume, miglior scrittore per Alan Moore e miglior disegnatore per Brian Bolland. Sono passati trent’anni dalla sua prima uscita con i colori originali, mentre “solo” dieci da quella ricolorata dallo stesso Bolland, che voleva per i flashback tocchi di rosso, su una colorazione tipo vecchia fotografia sbiadita (storia vera). Ancora oggi “The Killing Joke” è uno dei fumetti più venduti, ma a memoria mia, proprio in ambito fumettistico, fatico a ricordare un’altra opera di così tanto comprovato successo, che sia stata così poco considerata dal suo autore.

D’altra parte, come si può resistere ad una faccetta così sorridente? (Gulp!).
Nel 1988 Alan Moore era già in rottura prolungata con la Distinta Concorrenza, per via dei trascorsi del mago di Northampton e la casa editrice, riguardo alla sua opera più famosa “Watchmen”. Se “The Killing Joke” esiste lo dobbiamo a Brian Bolland, che godendo di carta bianca da parte della DC, poté scegliere il personaggio da disegnare e lo sceneggiatore che preferiva, la leggenda vuole che Moore abbia accettato, solo per la stima e l’amicizia che aveva per Bolland, fin dai tempi della mitica “2000 AD”, la rivista antologica che ha fatto da palestra per tutti i maggiori talenti della cosiddetta “British Invasion” del fumetto americano.

In tutti questi anni Alan Moore ha colto tutte le occasioni utili per parlare male di “The Killing Joke” secondo lui fin troppo semplicistica nel mostrare le similitudini – in termini di psicosi – di Batman e della sua nemesi storica, il Joker. Qualcosa che secondo Moore può interessare giusto ai lettori già appassionati ma ben poco avvincente per tutti gli altri. Ma inutile fare finta che in mezzo alla stanza non ci sia un grosso elefante truccato da Clown (…Dumbo sei tu?), la violenza su Barbara Gordon è quello che ha reso questo fumetto uno dei più controversi, sicuramente tra quelli dell’Uomo Pipistrello, ma forse dell’intero genere con tizi in super calzamaglia.

Tra le mille critiche mosse da Moore a se stesso, il modo spiccio e gratuito di raggiungere il risultato, con un utilizzo realistico della violenza che dopo “Watchmen” e Il ritorno del Cavaliere Oscuro poteva sembrare un modo per alzare l’asticella, avete voluto i super eroi “adulti”? Ecco il risultato. Pare che gli allora capi redattori della Distinta Concorrenza Len Wein e Dick Giordano, alla richiesta di permesso di Alan Moore di storpiare per sempre Barbara Gordon, abbiano risposto qualcosa tipo: «Dacci dentro capo!», tutto pur di cercare di appianare i rapporti con il mago di Northampton, in quella che forse poteva essere l’unica volta nella sua carriera in cui Moore, un minimo di interferenza nel suo lavoro l’avrebbe anche gradita.

La rigida griglia a nove vignette, è la stessa di “Watchmen”.
Eppure è risaputo anche che il “Bardo” William Shakespeare andava in giro a dire che quella robetta lì, quell’Amleto di cui tutti parlano, era solo una roba che aveva scritto per soldi, si sa che un autore della sua opera può dire quello che vuole, perché quella dovrebbe comunicare da sola, e “The Killing Joke” parla e fa parlare da trent’anni.

L’ennesima fuga del Joker da Arkham Asylum, questa volta ha un esito differente, perché il sorridente pazzoide che Brian Bolland qui disegna con dei sorrisi da far male agli zigomi anche ai lettori, ispirati al personaggio di Gwynplaine del film “L'uomo che ride” (1928), punta dritto verso casa Gordon.

Lui ride sempre, le sue vittime un pochino meno.
Il suo intento non è solo quello di portare il caos, cioè anche, ma il caos è un catalizzatore, quasi un elemento di contorno rispetto al suo vero obbiettivo, Joker è essenzialmente un uomo di spettacolo, un grande regista che organizzando baracconate teatrali, mettendo in scena tutta la gamma delle emozioni umane, particolarmente attratto dalla più misteriosa e temuta di tutte, la morte.

Fosse stato un semplice “agente del Caos” il Joker avrebbe solo sparato a Barbara Gordon, lasciando che la morte della ragazza portasse lo scompiglio nella vita di suo padre, il Commissario James Gordon. Invece il Joker fa qualcosa di più, attentando anche all’ordine certo, perché cosa c’è di più anarchico di prendersela con una che di mestiere fa la bibliotecaria? Una che archivia, tiene in ordine, una che fino ad un minuto prima era intenta a offrirsi volontaria per organizzare il sistema di archiviazione utilizzato da quel pasticcione di papà, ed un attimo dopo BANG! Si becca una revolverata nel bacino che le impedirà di camminare per sempre?

Un’entrata a sorpresa con finale tremendamente drammatico.
Quando la ragazza cade riversa sul tavolino di vetro mandando in frantumi, il Joker si fa gioco di lei, paragonandola proprio ad una edizione rilegata di lusso, quindi il suo è un attacco frontale all’ordine rappresentato da libri, e se in questo riuscite a vederci una metafora, una specie di “vendetta” dei fumetti sui loro cugini più blasonati bravi voi, io mi limito a buttare lì l’idea, ma non ci provo nemmeno ad inseguirla. I fumetti di Alan Moore hanno sempre così tante possibili chiavi di lettura che già elencare solo quelle principali è una faticata.

No, il Joker di “The Killing Joke”, mosso da tutta la contorta teatralità di cui è capace spara a Barbara, la spoglia nuda, forse la violenta anche, di sicuro le fa delle foto, e poi le trasmette a reti unificate su degli schermi installati nel tunnel degli orrori di un luna park abbandonato, il cui unico e assolutamente non volontario spettatore è James Gordon, rapito, legato nudo ad uno dei vagoni e costretto a godersi lo spettacolo, perché per il Joker la convinzione è una sola: Basta una brutta giornata, per far impazzire anche la persona più sana di mente.

It's been a bad day (Please don't take a picture) (Cit.)
Il sospetto serpeggia tra le pagine di questo fumetto, vale la teoria dell’amante non corrisposto Grant Morrison, per cui anche in “The Killing Joke” ci sia la solita scena di stupro a cui pare Moore non possa fare a meno nei suoi racconti? Questo non è mai stato chiarito, però aggredire fisicamente una donna, spogliarla e farle delle foto da esporre, mi sembra una violenza con connotazioni sessuali chiarissime, serve davvero la prova che l’ignobile atto sia stato consumato davvero per dover etichettare tutto questo come violenza sessuale? Davvero!? No perché è il tipo di mentalità che mi fa pensare che il passo successivo sia derubricare tutto a “ragazzata”, perché la gonna di Barbara era troppo corta e provocante, dai su! Fate i bravi.

Forse la vera colpa di Alan Moore in “The Killing Joke” è stata quella di rendere Barbara prima una damigella in pericolo e poi solo un elemento scatenante per gli uomini della storia, e anche se il fumetto termina con una barzelletta, nel fondo della testa, da lettore viene da pensare che Barbara abbia ben poco da ridere, a differenza di come fanno Batman e Joker nell’ultima pagina.

Purtroppo il destino di Barbara Gordon è parte del caos portato dal Joker, danni collaterali nel suo mettere in scena la morte, e se non altro Moore attraverso i flashback sul personaggio, ci regala un'origine mai narrata prima per il Joker, per cui da lettori si può provare empatia per lui e le sue sfortune, ma mai vera pietà. Per farlo Moore ci riporta indietro, con il suo solito efficacissimo sfumare tra passato e presente della storia, affiancato due vignette gemelle – un marchio di fabbrica del suo stile – alla brutta giornata di un comico triste che non faceva ridere nessuno, invischiato in una storia criminale più grande di lui, per la precisione nella storia raccontata in “Detective Comics” numero 168, offrendo un nuovo punto di vista sulla vicenda del personaggio, di Cappuccio Rosso e del bagnetto sbiancante degno di Michael Jackson del Joker.

Le origini del personaggio, prima che Moore ci mettesse la mani, direttamente da Detective Comics no. 168.
Ai tempi questa celebre scena, così potente da ispirare anche Tim Burton per il suo Joker, venne accolta come le origini ufficiale del Joker, prima di essere rimescolata nel tempo, tanto che ancora oggi la vera identità del Joker nei fumetti non è ancora stata svelata. forse Moore aveva già capito tutto, quello che vediamo è il punto di vista di un pazzo, uno la cui vita è cambiata dopo una brutta giornata (sicuramente un lunedì), ma che potrebbe essere l’ennesima presa in giro di un pagliaccio manipolatore anche nei confronti di noi lettori, voi vi fidereste di uno così? Per restare in tema con la barzelletta che conclude l’albo, camminereste sul fascio di luce della torcia accesa da uno così? Bisognerebbe essere pazzi. Però bisogna aggiungere che Brian Bolland con le sue matite curatissime, per essere uno che ha disegnato la peggior giornata del personaggio, ha trovato il modo di entrare nella storia, le sue tavole sono fantastiche e la risata folle del Joker è a mio avviso una delle singole vignette più memorabili della storia del fumetto.

Potreste averla vista ovunque, anche perché è famosissima.
In tutto questo il Batman di Moore è pieno di dubbi, un personaggio quasi in balia degli eventi, che sa che tra lui e il Joker le cose non possono che finire in un solo modo (quello che Miller ci ha mostrato in Il ritorno del Cavaliere Oscuro), dimostrando di conoscere bene i personaggi Alan Moore ci regala un momento incredibilmente riuscito, quando anche Batman è talmente furioso da essere quasi pronto ad infrangere la sua promessa di non uccidere, James Gordon lo riporta sulla retta via.

Malgrado sia nel bel mezzo della sua brutta giornata, Gordon è una barra di titanio, è l’unico in tutta Gotham City, e forse sul pianeta Terra, che può dare un ordine a Batman, perché come abbiamo visto in Anno Uno, i due personaggi sono speculari ma entrambi guidati dalla loro fede nella giustizia, e Gordon dimostra nel suo momento peggiore, che a quella fede non vuole rinunciare: «I want him brought in, and i want him brought in by the book» una “Frase maschia” a cui persino Batman richiamato all’ordine può solo rispondere con un «Farò del mio meglio».

Quando anche Batman risponde ai tuoi ordini, vuol dire che sei qualcuno.
In “The Killing Joke” fa capolino anche qualcosa di “Watchmen”, se il Comico nel capolavoro di Moore del 1986 diventava un cinico perché aveva capito la lezione dei Monty Python, che il senso della vita è che la vita non ha nessun senso, qui per il Joker fa quasi la stessa cosa. Il modo in cui si può morire con irrisoria facilità, tutta l’ansia e le paura per le super potenze in guerra, è tutto una barzelletta perversa, per usare le parole del Joker, davanti a cui si può solo impazzire o cercare di restare sani di mente.

Infatti a Moore basta uno scambio di battute tra i due personaggi per unire Joker e Batman per sempre, caratterizzandoli come due facce della stessa medaglia, quando il clown chiede all’Uomo Pipistrello perché davanti a tutti questa barzelletta folle che è la vita lui non ride, la sua risposta è lapidaria: «Perché l'ho già sentita, e neanche la prima volta era divertente».

In fondo Batman è sopravvissuto anche lui alla più brutta delle giornate possibile, quando i suoi genitori sono stati uccisi la sua mente non è crollata, non è diventato come il Joker no, lui va in giro ogni notte vestito da pipistr… Diavolo di un Moore!

Ma io non l’ho capita la barzelletta, qualcuno dei due me la spiega?
Insomma “The Killing Joke” è da trent’anni giustamente una delle storie più importanti dell’Uomo Pipistrello, e per essere così breve come numero di pagine, così controversa e soprattutto così schifata dal suo autore, resta comunque un capolavoro, bisogna essere pazzi per affermare il contrario.

20 commenti:

  1. Ennesimo caso di violenza sulle donne, ricordando che ieri si celebrava l'8 mar... ah no.
    In questo caso, il fatto che Barbara sia una donna è incidentale, la mira del Joker non è far del male a una donna, ma provocare la follia nel padre della vittima. La tesi è che la sanità mentale degli esseri umani sia in realtà appesa a un filo. Moore utilizza questa tesi per fotografare perfettamente le similitudini tra Bats e Joker, e il fatto che non sia soddisfatto del suo lavoro conta poco: per citare Eco, "dopo aver terminato, l'autore dovrebbe venire ucciso per non disturbare il cammino del testo". La prosa di Moore è fantastica, come sempre, e regge magnificamente anche nella traduzione italiana (ho il volume in entrambe le lingue, in un'edizione praticamente identica). I giochi di parole sulla schiena di Barbara, l'elogio della follia (di Joker, non di Erasmo) e la tragica risposta all'ultimo tentativo di Bats di mediare (il primo all'inizio della storia) "it's too late.. far too late" sono un pezzo di storia del fumetto, e i disegni di Bolland sono il motivo per cui è sacrosanto chiamare questi lavori "romanzi grafici".

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    1. Forse l’8 marzo del 1988 al massimo ;-) Scherzi a parte, davvero se Barbare fosse stata un Barbaro sarebbe stata la stessa cosa, la poveretta ha la sfortuna di diventare un ingranaggio nel gioco perverso messo su dal Joker, ma per dovere di cronaca ho dovuto ricordare il dettaglio, l’ombra lunga delle parole dell’amante non corrisposto Grant Morrison hanno il loro peso. Verissimo una storia dovrebbe sempre parlare per sé stessa e “The killing joke” lo fa, Batman prima cerca di mediare, poi capisce che sono andati davvero troppo oltre, infatti amo moltissimo quella scena di Gordon che lo riporta nei ranghi. Bolland è fenomenale, ho passato parecchie ore a provare ad imparare a disegnare come lui (storia vera). Cheers!

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  2. E' così famoso che l'ho letto anche io...
    Disturbante è l'aggettivo giusto per descrivere ciò che ho provato.
    Nella mia ignoranza da fumetto, sarebbe stato un capolavoro SE Batman avesse ucciso il Joker alla fine...(peraltro c'è chi ha interpretato così il finale).
    Comunque notevole: dopo averlo fermato, Batman si offre di aiutare il Joker, lui non può farsi aiutare da chi in fondo ha avuto un destino infausto che lo ha portato a una vita "irregolare" (benché da supereroe)

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    1. Secondo me il finale è ancora più beffardo così, quasi sospeso, i due nemici mortali si riconoscono in quella barzelletta, due matti che interpretano il mondo attorno a loro come farebbero beh, due matti in fuga dal manicomio ;-) Ha pochissime pagine questa storia, ma più la si legge più si riconosce il suo valore e tante chiavi di lettura. Cheers!

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  3. Pensa, anche un allergico alle supertutine come me ha visto un sacco di volte quelle vignette del Joker che ride da pazzo!
    Non conoscevo la storia e presentata così mi sembra un capolavoro: se poi il geniale autore la disprezza, è ancora meglio! Da Michelangelo che martellava il suo Mosè in poi, i geni disprezzano sempre il proprio lavoro, quando è buono :-P

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    1. Mi dai una gran conferma, è ultra famosa, e poi i disegni di Brian Bolland sono stupendi. È geniale davvero, ed in effetti Moore ha i tratti del genio, eccentrico quando vuoi ma il suo lavoro parla per lui, più di quanto lui non vorrebbe. Cheers!

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  4. Una storia bellissima, tutt'ora pilastro della mitologia del Joker.

    Si sa, Alan Moore è un tipo modesto... XD

    Per quanto riguarda la versione animata, ho visto molti fan andare di matto e ridere a crepapelle. La loro brutta giornata è stata recuperare quella trasposizione XD

    Saluti!

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    1. Ne ho sentito parlare e so che è stata molto contestata per la presenza di Bat girl, forse l'ho anche vista ma ora proprio non ricordo, per dirti quanto mi ha impressionato ;-) Cheers

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  5. Un capolavoro assoluto del fumetto supereroistico, ottima analisi!

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  6. Non sono un fumettaro, ma quando sento Alan Moore mi si drizzano le antenne. Questo e "Il ritorno del Cavaliere Oscuro" di Miller sono le uniche storie di Batman che ho letto, ma può anche bastarmi così. Di Killing Joke ho visto anche la versione animata, che sminuisce la carica drammatica di certe scene e aggiunge una sottotrama iniziale superflua, ma va be…
    I disegni Bolland sono stellari, Joker è magnifico, e i testi di Moore sono come sempre fantastici.
    Tra l'altro, quelle ultime 3 vignette sono un tocco di classe, quel fascio di luce su cui i due matti Batman e Joker si trovano insieme proprio come nella barzelletta finale, poi la luce si spegne...

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    1. Moore non avrò voluto scriverlo, ma era così caldo dopo "Watchmen" che anche in ciabatta ha scritto un capolavoro, pochissime pagine e tante chiavi di lettura, non è roba per pochi. Bolland è fantastico, inoltre si vede sempre il modo di "imporsi" sui disegnatori, anche uno molto precisissimo e curatissimo nei dettagli come Bolland, basta dire che il Joker riflesso nella pozzanghera, è una classica "inquadratura" di Alan Moore. Cheers!

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  7. Io la lessi che avevo 14 anni credo ( la versione di Corto Maltese ) , e mi disturbavano i nani sadomaso che spogliano Gordon .
    Secondo me ci si dovrebbe più preoccupare se non sia stato offeso Gordon invece della povera Barbara ( di cui nessuno menziona un possibile stupro, in ospedale )!
    Anche io come Morrison, nel finale pensavo che Bats strozzasse Joker.
    Il fumetto fu censurato : qui la tavola originale di Gordon che vede le foto della figlia
    https://3.bp.blogspot.com/-m4VGP0F6PVg/UpzVDvfKDWI/AAAAAAAANWE/P1u3zwyC1dQ/s1600/KillingJokeOriginalArt.jpg
    Perché ehi!, ok sparare a una donna, denudare e torturare un vecchio, ammazzare donne incinte e tizi vari , ma il seno di una donna no, sarebbe immorale da mostrare ai bimbi, eh

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    1. Ecco questo è un bellissimo esempio di pensiero comune, per cui la violenza sessuale può essere solo sulle donne, alla fine anche Gordon avrebbe potuto subirla, e il suo reagire comunque volendo rispettare la legge sarebbe sensato allo stesso modo (se non di più), bravo ottimo esempio! Si sapevo che la tavola era stata pubblicata tempo fa, tutto è concesso, ma le tette... MAI! Cheers

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  8. Beh, Moore può dire quel che vuole, ma secondo me ha scritto un'opera così d'impatto da colpire anche chi come me non è certo un lettore di vecchia data dell'uomo pipistrello.
    Una trama avvincente ricca di scene meravigliose trasposte alla grande dal disegnatore, un capolavoro indiscusso per celebrare una fra le più grandi rivalità del fumetto.
    La versione animata non mi dispiacque anche se per forza di cose allungò il brodo con scene discutibili come Batman e Batgirl che se la spassavano sul tetto.

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    1. Anche secondo me, alla fine il fumetto che ha scritto fa ancora discutere e affascina lettore, e lo farò ancora a lungo. Ho letto di Batman e Batgirl che fanno "I pipistrelli sul tetto che scotta", non so se ho voglia di vedere la versione animata per questa rubrica, ma potrei anche, ora ci studio su ;-) Cheers

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  9. Francesco (M)11 marzo 2019 21:49

    Ti leggo da tempo e questa volta non riesco a resistere al commentare sul migliore sito di recensione di film (e fumetti) che conosco. E sempre sia lode a John Carpenter.
    Hai perfettamente ragione, le parole di un'autore sulla sua opera, anche un grande come Alan Moore, vanno prese con molta diffidenza, specie dopo molto tempo. La costruzione della trama, l'atmosfera, la relazione tra Batman e il Joker, tutto è così ben amalgamato che, nonostante tutte le polemiche, ogni autore che tocca questa relazione deve farne i conti, anche per distaccarsene. Se non sono le caratteristiche di un capolavoro queste...
    Per quanto riguarda Morrison... la mia opinione, personale eh, è che tutto quello che esce dalla sua bocca e dalla sua matita sta benissimo nell'indifferenziata e vale anche per questo; se Batman uccidesse il Joker alla fine di questa, proprio questa, storia ne verrebbero indeboliti Batman, il Joker, Gordon e la storia stessa; almeno così mi pare. Riguardo Barbara Gordon (e anche riguardo al povero commissario) hai ragione, ciò che si vede nel fumetto costituisce una violenza sessuale senza se e senza ma. Ma le critiche riguardo il suo ruolo nella storia sono infondate; o meglio sono giuste riguardo a un certo tipo di rappresentazione in genere di personaggi femminili, ma poi bisogna considerare nel contesto le singole opere e questa storia riguarda Batman e il Joker e non tutte le storie devono parlare di tutto e di tutti allo stesso modo. Altrimenti sarebbero pappa illeggibile. Comunque, continua così, che vai alla grande.

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    1. Sempre sia lodato il Maestro! ;-) Ti ringrazio moltissimo, davvero lusingato e ne approfitto per darti il benvenuto ufficiale sulla Bara Volante!
      Lo penso anche io, Frank Miller ha delineato l’alfa e l’omega del personaggio, Moore invece la storia definitiva sul rapporto tra Batman e la sua nemesi, il mago di Northampton può dire quello che vuole, ma è davvero una storia di cui tutti gli autori dell’Uomo Pipistrello devono tenere conto.

      Morrison mi piace, non tutto quello che ha scritto, ma molte sue cose si, la sua riflessione sull’uso della violenze sessuali nelle storie di Moore è una piccola “ripicca” vero, però fa riflettere, anche io non sono d’accordo con la sua affermazione, Batman non uccide Joker nel finale qui, e dici benissimo, non avrebbe alcun senso. In ogni caso quando Moore si gioca la carta della violenza sessuale, non lo fa sempre per dare una svolta alla trama, non è mai qualcosa di leggero e senza conseguenze. Ti ringrazio ancora, torna a commentare quando vuoi! ;-) Cheers

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  10. Hai già detto tutto, bro ;) dannazione... ora ho voglia di rileggerla! 😂

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    1. Il mio scopo è proprio questo alla fine, quindi ti ringrazio molto Bro! ;-) Cheers

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