sabato 16 febbraio 2019

Superman - Le storie di Alan Moore: Che cosa è successo all’Uomo del Domani?


Questa rubrica dedicata a Superman mi ha fatto venire voglia di recuperare qualche fumetto del personaggio, nella mia collezione non ne ho molti, ma questo volume contiene un paio di storie di una certa importanza.

Con il successo globale di “Watchmen” nel 1986, è scattata la caccia a tutte le storie scritte da Alan Moore, anche le più sconosciute, dai suoi primi lavori giovanili, fino a titoli un po’ più famosi, come il suo “Capitan Bretagna” pubblicato per Marvel UK. L’ultimo capitolo di “V for Vendetta” pubblicato a puntate, stava per uscire proprio nel 1985, e lo stesso possiamo dire per un’altra pietra miliare come Miracleman, la cui pubblicazione è stata ben più che travagliata, quindi nel 1985 Moore non era ancora considerato il Mago di Northampton che tutti quanti conosciamo ancora oggi.

Proprio nel 1985, malgrado l’impegno a rivoluzionare il mondo del fumetto per sempre, con il suo ciclo di storie di “Swamp Thing”, Moore ha trovato il tempo di scrivere per la Distinta Concorrenza il numero 11 di “Superman Annual”, la prima delle tre storie ristampate in un elegante volume dalla Planeta, due delle quali ancora oggi, sono considerate tra le migliori mai scritte sul personaggio se non addirittura, la storia definitiva dell’uomo d’acciaio.

Per l'uomo che aveva tutto
Non bisogna aspettarsi i contenuti caustici e eversivi di lavori come “V for Vendetta” anche se alle matite troviamo lo stesso Dave Gibbons di “Watchmen”, che oltre al solito talento di riempire le vignette di un’infinità di dettagli fondamentali per impreziosire la storia, qui sfoggia già una perfetta sintonia con Moore.

“For the man who has everything” è un omaggio alla Silver Age del fumetto di super eroi, Batman, Robin e Wonder Woman (che anche qui Moore riesce a maltrattare… Le parole dell’innamorato non ricambiato Grant Morrison, riguardi ai lavori di Moore, hanno fatto presa su di me) sono rappresentati nel modo più classico possibile, al pari di Superman, che nella storia compie gli anni. Cosa regali ad un uomo che ha tutto come Superman? Gli porti il gelato? Considerando che vive nella Fortezza della solitudine al polo, non mi sembra il caso.

Anche una pianta in vaso, direi che non è troppo indicata vista la situazione.
Mongul, uno degli storici avversari di Big Blue, che alle elementari veniva preso per i fondelli anche dal bidello per via del nome, pensa di regalare al suo nemico una pianta allucinogena, che come un alieno parassita si attacca ad un organismo ospite, facendolo cadere in coma e regalandogli dolci sogni. Il malcapitato si ritrova all’interno di un’immaginazione indotta, in cui il suo più grande desiderio si è esaudito ed è possibile essere davvero felici. Un espediente semplicissimo, perché è prerogativa di quelli bravi davvero far sembrare facile qualcosa che non lo è, come azzeccare in pieno la psicologia di Kal-El, mossa che a Moore riesce alla perfezione.

Cosa sogna l’uomo più potente del mondo? In fondo Superman può volare, è super forte ed indistruttibile, cosa può desiderare più di così? La storia che si legge velocissima, grazie anche ad un ottimo modo di gestire il passaggio tra la realtà e la parte onirica sognata da “Azzurrone”, ci svela che il sogno di Superman è di essere normale, anzi, proprio ordinario, verrebbe da dire “Man” più che “Superman”.

Superman in realtà sogna di essere “Medioman”.
Nel sogno Krypton non è esplosa, Jor-El un vecchio testone creduto pazzo da tutti, come quelli che blaterano di scie chimiche o che dicono che la terra è piatta, mentre Kal-El è uno qualunque, padre di famiglia si, ma con un lavoro normalissimo da Geologo. Leo Ortolani ne sarebbe orgoglioso.

“Per l'uomo che aveva tutto” sarebbe già molto riuscita di suo così, ma è con il resto delle storie del volume che trova un senso anche maggiore.

Che cosa è successo all’Uomo del Domani?
Nel settembre del 1986, il mega evento fumettistico “Crisi sulle Terre Infinite” sta per piallare l’universo della DC Comics per sempre, una pulizia di primavera della “Continuity” di trame e personaggi, che avrebbe lasciato il passo alla nuova serie “Man of Steel” di John Byrne, restava giusto il tempo per un ultimo saluto, una storia conclusiva per salutare per sempre le due vecchie testate dedicate a Big Blue.

Il capo della Distinta Concorrenza, Julius Schwartz per questa ultima storia di Superman, voleva Jerry Siegel, uno dei due creatori del personaggio, lo stesso che aveva ceduto i diritti in cambio di 130 dollarazzi e una stretta di mano (storia vera). Ma per via degli stessi problemi di sfruttamento la collaborazione con Siegel salta, a contribuire anche il fatto che Alan Moore, pare si sia arrampicato sulla scrivania di Schwartz sbraitando qualcosa tipo: «Falla scrivere a me! Falla scrivere a meeeeee!». Storia vera. O almeno credo, con Moore di mezzo le storie tendono a ricordarci la loro natura immaginaria.

Ci si accorda sul disegnatore con ben pochi dubbi, deve essere per forza Curt Swan (con le chine di un’altra leggenda come George Pérez), colui che è da sempre considerato IL disegnatore di Superman, tanto da disegnare varie guide per disegnatori su come ritrarre il personaggio, salvo poi venire ostracizzato per decenni dalla Distinta Concorrenza, ma questa è un’altra (brutta) storia.

La storia divisa in due parti, esce sulle testate gemelle “Superman n. 423” e “Action Comics no. 583” e riesce ad essere allo stesso tempo un omaggio alla Silver Age del fumetto americano, ma anche il suo canto del cigno, per molti ancora oggi viene considerata la storia definitiva di Superman.

La copertina originale, dell’ultima storia di Big Blue.
“Whatever happened to the man of tomorrow?” come ci ricorda la prima didascalia, è una storia immaginaria pensata per dire la parola fine al personaggio. Vi ho già detto che quelli davvero bravi fanno sembrare tutto facile vero? Ecco, proprio per questo “Che cosa è successo all’Uomo del Domani?” è una trama semplicissima ed efficace ad una prima occhiata, che però al suo interno contiene svariate chiavi di lettura notevoli che però non appesantiscono di un solo grammo la lettura.

Un giornalista del Daily Planet intervista Lois Lane, no scusate! Lois Elliot, perché ormai la signora si è sposata con il brizzolato meccanico di nome Jordan Elliot. Le intenzioni del giornalista sono quelle di raccogliere la testimonianza diretta di Lois, riguardo agli ultimi giorni della vita dell’uomo d’acciaio, scomparso ormai da diversi anni.

Un vecchio espediente per iniziare una storia: L’intervista del giornalista.
In pochissime pagine, ovvero rispettando esattamente lo stile dei fumetti della Golden e della Silver Age, il numero di eventi è altissimo e drammatico, persino gli avversari di Superman, da sempre considerati più dei piantagrane che devi veri nemici, riescono a fare più danni della grandine. Bizzarro diventa un assassino e poi muore malamente, mentre Il Burlone e il Giocattolaio, riescono involontariamente a far rivelare l’identità segreta di Superman in mondo visione, e tutto questo accede nel giro di due pagine!

Per una storia che si intitola “Che cosa è successo all’Uomo del Domani?”, bisogna prima di tutto capire cosa è successo ai suoi avversari, lo stesso Superman preoccupato nel racconto si chiede, se i piantagrane hanno combinato tutto questo, cosa succederà quando torneranno anche gli assassini?

Gli assassini sono rappresentati dalla letale alleanza tra Brainiac e Lex Luthor, mai più uniti di così (letteralmente!) un piano criminale orchestrato anche da un altro storico avversario del personaggio, che si traduce nell’ultima battaglia di Superman, un assedio alla Fortezza della Solitudine, in cui “Azzurrone”, raduna amici e parenti nella speranza di poterli salvare tutti.

I super criminali si uniscono, anche troppo!
Il bello di una storia d’assedio sta anche nella tensione prima dello scontro finale, il tempo che scivola via prima della fine. Sottilmente Alan Moore introduce il tema del tempo, suggerito fin dal titolo della storia, quando Superman riceve la visita di alcuni suoi alleati dal XXX secolo, giunti a portargli l’ultimo saluto nel giorno che la storia ricorderà per sempre come l’ultimo della vita di Big Blue.

Ed è qui che Curt Swan può esibirsi in una splash page (una vignetta che occupa tutta la pagina) che è entrata nella storia dei fumetti, un momento così iconico da aver avuto la sua bella influenza sulla cultura popolare: Assediato dai nemici, Superman ha un momento di super sconforto.

Curt Swan, arte su vignetta, 1986.
Non vorrei sembrare (troppo) l’Elijah Price di Unbreakable, ma questa tavola è fondamentale perché è il momento esatto in cui l’eroe impeccabile, imbattibile e perfetto della Golden e Silver Age incontra il revisionismo dei super eroi degli anni ’80. Superman ritratto dal suo artista simbolo Curt Swan, fa qualcosa di totalmente umano, qualcosa che ti aspetteresti vedere fare ai personaggi di “Watchmen”, piangere, essere sconfortato, fragile. Il colpo di genio è utilizzare Krypto il super cane, il simbolo delle idee un po’ bislacche e naif dei vecchi fumetti, reagire davanti al suo padrone che piange, come farebbe qualunque altro normalissimo cane.

Il passato dei super eroi e il presente revisionista che si scontrano, in una sola opera Moore anticipa lo scontro tra realtà e trovate fumettistiche che ha ispirato molto del lavoro del suo “amante respinto” Grant Morrison, ma anche gettando qua e là spunti che sarebbero tornati buoni per tutti gli autori che si sono cimentati successivamente con il personaggio. Anche perché dopo questa storia, non è più stato concesso a Moore di avvicinarsi a Superman nemmeno a distanza di sicurezza, infatti negli anni ’90 i suoi piani a lungo termine per il personaggio, ha dovuto sfogarli sulle pagine di “Supreme”, un personaggio fotocopia di Big Blue, creato apposta per la Image Comics.

Il super eroe classico, non tiene più il passo con il realismo che sta per invadere, se necessario con la forza, le storie di super eroi. Trovate come il giuramento di Superman di aiutare sempre senza mai uccidere, risulta subito naif, impraticabile fuori dalla finzione di un fumetto, ed ecco perché dopo aver ucciso Mxyzptlk, anche se costretto, Superman sceglie idealmente di suicidarsi con la Kryptonite oro, per aver infranto il suo stesso giuramento. A ben pensarci Moore concede al suo protagonista, quello che ai personaggi di fumetti (specialmente di successo) non verrà concesso mai, ovvero morire.

Alan Moore infrange l’ultimo tabù di un personaggio dei fumetti di successo.
Ma il bello della storia è come Alan Moore riesce a prenderci sottilmente per il naso, nel finale mette in dubbio anche il ruolo di narratore di Lois La… Elliot, per altro ricongiungendosi idealmente a “Per l'uomo che aveva tutto”, e a ben pensarci, anche la scena del carbone trasformato in diamante di Superman III. Niente male per una storiella che ad una prima occhiata si legge facile facile!

A concludere il volume, troviamo anche un incontra tra Superman e Swamp Thing ben fatto ma non fondamentale per nessuno dei due personaggi, e sicuramente non del peso specifico delle due storie precedenti. Più che di quest’ultimo racconto, preferisco cercare di arrivare alla mia frase preferita di Alan Moore di sempre.

In risposta ad alcuni fan, delusi dal fatto che “Che cosa è successo all’Uomo del Domani?” sia da considerarsi una storia immaginaria di Superman, non parte del canone perché cancellata dall’evento “Crisi sulle Terre Infinite”, Moore con il pragmatismo di chi conosce la materia alla perfezione e con quella didascalia iniziale che parlava proprio di “storia immaginaria”, ci ha insegnato che non ha senso lamentarsi se questa o quella storia è immaginaria, non lo sono tutte?


Vi ricordo al rubrica della Bara Volante dedicata al nostro amico "Azzurrone".

28 commenti:

  1. Bwllissimo post! Davvero una storia stupenda, ben disegnata e scritta da un Dio dei fumetti.
    Che poi la roba di Byrne fu niente di che... tanto rumore per nulla, o quasi. Una per tutte, la storia cretina dove Luthor scopre l'identità di Supes... bah.

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    1. Mille grazie davvero ;-) Byrne mi piaceva tanto sulla pagine degli FQ, anche con Spidey doveva spaccare tutto ma anche lì, tanto rumore per nulla. Cheers!

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  2. Ho cominciato a leggere Superman con "La Morte", vivendo tutta la prima lunghissima avventura italiana della Play Press e smettendo solo con la saga del doppio Superman di energia (non ho digerito non tanto le trame, ma quanto la svolta "artistica").

    Ho recuperato in seguito questi due capolavori, anche se m'è piaciuto principalmente "Per l'uomo che ha tutto" (reso magistralmente anche in animazione da Bruce Timm all'interno di Justice League Unlimited"). L'altra in verità non mi ha fatto impazzire (Jor-dan El-liot? Davvero? Gioco di parole più telefonato di sempre, anche di Melody Pond / River Song).

    Scusami se spoilero (tanto ormai), ma poi che senso ha avere le crisi per aver infranto il proprio giuramento e fingere il proprio suicidio? Signor Thompson, devo battere anche il piede?

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    1. La morte di Superman è stata una lunga saga, voglio bene a Dan Jurgens, uno che sapeva come gestire run lunghe. Il superman di energia era una porcheria, non aveva nulla a che vedere con il personaggio, una di quelle trovate anni '90 molto dimenticabili.

      Vero, siamo in zona Melody Pond, però non mi dispiace come finale, proprio perché si ricollega direttamente a "Per l'uomo che ha tutto", inoltre credo che la Distinta Concorrenza non volesse un finale estremo. trovo che il senso sia, ho infranto il giuramento, quindi finisce qui, ora di appendere il mantello al chiodo. Cheers!

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  3. Cass-kun, hai fatto una analisi precisa di questo capolavoro: poche tavole, ma fondamentali per tante cose.
    Innanzitutto proprio perché racchiudiono il revisionismo spartiacque dei supereroi.
    Grande fumetto, forse davvero una delle poche cose di Supes che davvero amo, de core.

    Moz-

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    1. Mille mila grazie ;-) Ti dico solo che è uno dei pochissimi fumetti di Supes che ho nella mia collezione, ma non potevo non averlo, sono due storie piuttosto fondamentali. Cheers!

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  4. Ti capisco benissimo, sei nella fase "Faccio solo i film principali... ma caso mai anche i fumetti" :-D Vediamo la tua passione completista dove ti porterà: per me, ti sparerai anche i mitici cartoni animati anni '40 di Superman ^_^
    Non avendo mai seguito la DC, sono fra quelli che hanno conosciuto Alan Moore con il film di Watchmen. (Stranamente all'epoca del film sugli Uomini Straordinari nessuno parlava di Moore, forse perché l'immorale bruttezza del film bruciava tutto!!!)
    Sai che sono geneticamente impossibilitato ad apprezzare i fumetti superomistici, ma apprezzo molto il tuo stile di fare per bene i cicli e non lasciare fuori niente ;-)

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    1. Si vede che mi conosci, mi ero riproposto di festeggiare il compleanno del film di Donner, poi mi sono lasciato prendere, ma devo dire che mi sto divertendo ;-) Sono tentato di recuperare anche i mitici cartoni animati, quanto mi piacevano! Moore viene citato per il film di "Watchmen" anche se è il primo ad odiarlo, si è fatto togliere dai crediti di tutti gli adattamenti, si quello orrendo della "Lega" (ucciso su pellicola) sia da "V for Vendetta" (ridotto ad un bignamino). Ti ringrazio moltissimo, mi sono messo nei guai da solo ma è bello avere qualcuno che mi comprende ;-) Cheers!

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    2. non so se ne avevo già parlato, ma 8 anni fa (porca paletta! Mi sembrava ieri!) avevo recensito tutti i corti per il papersera, quando ho comprato i dvd coi corti alla rinfusa.
      Avevo inserito anche più informazioni e curiosità raccattate qua e là, ma certo che oggi quei brevi paragrafini andrebbero riscritti! ci sono certi strafalcioni stilistici che mi vergogno a rileggerli, ma per una breve infarinatura credo sia sufficiente!

      http://www.papersera.net/forum/index.php?topic=863.0

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    3. Fantastico! ;-) Se ti venisse di voglia di farlo, le pagine della Bara Volante sono a disposizione, se ti va volentieri. Cheers!

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  5. No, vabbé, prima vado sul balcone ad accendere i mortaretti per festeggiare lo sfondo bianco (...finalmente, FINALMENTE!!! GRAZIE! So che l'hai fatto per me!...), poi torno qui e leggo l'articolo, che mi piacerà a prescindere, perché potrò leggerlo senza perdere due decimi di vista :)))
    GRAZIE!!!

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    1. Ahahah felicissimo che ti piaccia, da ex miope ci tengo alla vista dei miei lettori ;-) Cheers!

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  6. Bellissimo articolo, chiaro e diretto, l'ha apprezzato tanto.
    Sono un fan di Alan Moore, quindi tendo ad essere piuttosto "completista" su di lui (non dico di avere tutto quello che ha pubblicato, ma diciamo che mi mancano non troppe cose...) e queste specifiche storie di Supes - Per l'Uomo Che Ha Tutto e Che Cosa E' Successo All'Uomo Del Domani - le rileggo periodicamente, sempre con gran piacere e con un po' di commozione. Nonostante non sia mai stato un grande appassionato di Superman: anch'io ho più o meno cominciato con la sua morte per poi seguire la prima sessantina/settantina di numeri italiani della Play Press (dio l'abbia in gloria... era la mia Casa Editrice preferita all'epoca), stoppati non tanto per quell'orrore dei "due Supes energetici" quanto per l'insopportabile taglio di capelli dell'Azzurrone. Ho poi tentato vari inizi - The New 52, Rebirth - ma niente, non mi "prende".
    A differenza di Marco Pacifici io ho apprezzato il ciclo di Byrne, magari non quel capolavoro che volevano spacciarci, ma per me godibilissimo.
    Volevo poi anche dire a Andrea87 che ricordo bene le sue recensioni sui corti sul Papersera, che apprezzai davvero moltissimo!

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    1. Ti ringrazio moltissimo! Sono un ragazzo della Marvel con la passione per la Vertigo, quindi nemmeno io sono mai stato un appassionato di Big Blue, ma amo moltissimo questa storia e Moore, di cui anche io ho parecchio, non tutto tutti ma molto. Cheers!

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  7. Bè, a dire il vero Non è la DC a impedire a Moore di avvicinarsi a Supes, ma il contrario.
    Da quando la DC gli rubò i diritti di Watchmen , il Bardo odia la Distinta Concorrenza quanto un Berlusconi la Magistratura .
    Storie entrambe bellissime, dove Moore, introduce molti elementi "eversivi" tipici del suo stile : da Robin allupato per le forme di WW, a un Mongul cattivissimo che ci mostra cosa avrebbe fatto se il suo piano fosse andato in porto :è un particolare non da trascurare, perché i cattivi dei fumetti , sembrano spesso dei simpatici cazzoni che abbaiono tanto e mordono poco.
    Con la trovata del sogno onirico, Moore ci mostra invece quanto Mongul sia perverso e quanto siamo fortunati che Supes lo abbia sconfitto ancora.
    Anche l'altra storia è fatastica, anche perché ci mostra il finale della serie , cosa rara per i comics USA .
    Sapete che vi dico ?
    Che tutte le storie realizzate da Crisis in poi sono le storie immaginarie ,magari scritte dal figlio, tiè.

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    1. Moore é spesso criticato per i suoi modi, ma io il suo modo di tagliar corto lo ammiro, ha messo una pietra tombale sulla Distinta Concorrenza dopo Watch en e sulla Marvel dopo il casino di Marvelman/Miracleman, è con i film ha fatto lo stesso, dissocia dosi totalmente, a me piace il suo modo di fare ;-) Robin che fa commenti sui vestiti di Wonder Woman troppo succinti per il polo, ma il meglio per me è la faccia che fa Batman quando lo riprendo e poi se la ghigna ;-) Anche il finale dedicato a Mongul secondo me funziona alla grande, una beffa per il cattivo perché pensa di aver vinto e forse lo penserà per sempre, gran chiusura. Cheers!

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  8. Ottima analisi! Mi hai fatto quasi rivalutare queste storie che reputo sì tra le più belle ma ce ne sono tante più emozionati.
    Il mio metro di giudizio parte dal presupposto che realizzare una storia immaginaria, dove sei liberissimo, è molto più facile di farne una in continuy (infatti ne Le Più Grandi Storie di Superman Mai Raccontate, la maggior parte sono fuori continuity, oltre a quelle di Moore ci sono La Morte di Superman - quella anni 60 - Superman Rosso/Superman Blu, tra le mie preferite). Idem per All Star di Morrison che hai velatamente citato. Fammi un capolavoro con mille paletti che ti impone l'editore e allora ne riparliamo.
    Spero che l'edizione Planeta ti abbia graziato dai suoi famosi strafalcioni 😝
    Unico appunto, anche se sicuramente ho capito male io, che la kryptonite oro togliesse permanentemente i poteri ad un kryptoniano, era una cosa risaputa. Ma probabilmente tu intendevi graziato dall'autore.
    Ecco, hai citato Swan, per me è lui IL disegnatore di Superman, seguito da Jose Luis Garcia Lopez, senza nulla togliere a Perez.


    p.s. sono morto immaginando un Moore nano, magari tipo i cattivi di Salto Nel Buio nel finale, che si arrampica sulla scrivania 😂

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    1. Mille grazie, essere promosso dal massimo esperto di Supes è motivo di orgoglio per me! ;-) Concordo, fare una storia in continuità che sia un capolavoro è molto ma molto più complesso, alzo la posta, alcuni dei più grandi fumetti di super eroi di sempre, non sono in continuity, non solo Big bLue. Intendevo graziato dall'autore, si proprio quello. Ehehe "Salto nel Moore" ;-) Cheers

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  9. Puoi spiegarmi meglio questa storia di Moore, Morrison e Wonder Woman?

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    1. Volentieri, perché è una roba che ho buttato nel mucchio, ma mi rendo conto essere chiara solo per chi conosce i trascorsi.

      Moore è un po’ il padre burbero a cui tutti i fanatici di fumetti guardano, senza ricevere indietro mai un gesto d’affetto (anzi), più di tutti Grant Morrison, che è un grande ma ha un rapporto di amore/odio con Moore che levati, ma levati proprio. Si è sempre lanciato in odi sperticate per Moore, senza mai ricevere indietro niente, quindi ad un certo punto, forse un po’ stizzito, ha tirato fuori un argomentazione notevole:

      Secondo lui, in quasi tutte le storie di Moore, ci sono scene di stupro, il più delle volte ne sono vittime personaggi femminili, ma in generale secondo Gran, Moore non è mai morbido con i le ragazze nelle sue storie. Moore ha sempre giustificato queste scene, per un fine narrativo, ma resta il fatto che quello che sostiene Grant Morrison è piuttosto innegabile, ‘ste scene ci sono sempre. “La lega degli straordinari gentlemen”, “Watchmen”, “The Killing Joke” (non esplicito ma tra le righe e mai davvero negato da Moore), “Miracleman” (due volte!), dopo che Morrison lo ha fatto notare, è quasi impossibile non farci più caso.

      Qui Robin fa notare che Wonder Woman è poco vestita nel suo costumino, per stare al polo, e Batman lo rimette subito in riga, salvo poi fare un sorrisetto beffardo. Per fortuna non ci sono scene di stupro, ma quando Mongul attacca, Batman e Robin (umani), vanno a studiare un piano per fermarlo, lasciando il lavoro sporco a Diana, che combattendo con il mostrone, prende anche un fracco di botte, in un paio di scene malamente. Poi tutto si risolve, ma l’argomentazione di Morrison è tutto tranne che campata in aria ecco. Cheers!

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    2. Grazie Cass, in effetti Morrison non ha torto.
      Ma non penso che per questo Moore possa essere considerato misogino.

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    3. De nada figurati. Non mi sono fatto un’idea precisa, un autore tende a ripetersi, trovo abbastanza inquietante il fatto che Moore torni sempre sullo stesso tema, ma solo perché non lo trovo affatto gradevole. Se facciamo il confronto con altre storie dove la violenza sessuale viene usata, il più delle volte senza conseguenze, Moore ne esce comunque come un gigante, perché ogni volta Moore ne fa un impiego narrativo, non è mai fine a se stessa. Anzi trovo la sua analisi (critica) del suo stesso lavoro fatta per “The Killing Joke” interessante, perché non si è mai concesso dell’indulgenza, ma ha sempre argomentato le sue scelte.

      Inoltre misogino proprio no, in “Swamp Thing” ha scritto storie che sarebbe impossibile non definire femministe, per non parlare di “Promethea” che è quello che Moore avrebbe voluto per Wonder Woman, se mai avesse potuto scrivere le storie di Diana a suo piacimento. Cheers!

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  10. Le uniche storie di Superman che abbia mai letto, in un periodo (2014-15) in cui ero andato in fissa per Moore. Le apprezzai molto... per storia e disegni.

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    1. Infatti proprio da qui sono partito, anche perché come dicevo, non ho molte storie di Big Blue nella mia collezione, ma queste le rileggo sempre con piacere. Cheers!

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  11. La prima storia di cui parli l'hanno adattata in un bellissimo episodio della serie animata Justice League, quella di Paul Dini e Bruce Timm.

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    1. Credo di ricordarlo, mi piaceva quella serie, anche se non la seguivo assiduamente come “Batman the animated series”, anche perché è stata trasmessa per molto meno tempo se non ricordo male. Cheers!

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  12. Non sono un esperto di fumetti americani ma sono storie veramente molto belle. I momenti più interessanti da leggere sugli eroi sono dall'alba dei tempi quelli il prescelto è costretto a fare i conti con i propri limiti e debolezze, ridiventare umani e riavvicinarsi al lettore insomma.

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    1. Pensa quando il personaggio che fa i conti con le sue debolezze è uno storicamente considetato invincibile come Superman, diventa il bello della storia. Cheers!

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